LA MERAVIGLIOSA INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL TG5: LA GAFFE DEL SECOLO

Posted on 26 aprile 2011. Filed under: spettacoli | Tag:, , , , , , |

Ne avevo bisogno. Dietro le TV, i giornali, le professioni apparentemente più serie, spesso si cela una insostenibile vacuità, una ineffabile leggerezza, e poco importa se ci si espone al pubblico ludibrio, se milioni di persone ci ascoltano, prendono per buono ciò che diciamo, ma poi vengono a sapere che invece ci siamo comportati da racconta balle.  A darmi questa sadica soddisfazione è, questa volta, il TG5, che prende un abbaglio clamoroso, frutto di una notevole superficialità. Il famoso telegiornale prende per buona una cartolina mandata in onda da Chi l’ha visto ed espone persino i risultati di una perizia calligrafica. Grandi commenti, grandi parolone, per indagare sui fatti delle due gemelline svizzere scomparse. Anche grandi ascolti, probabilmente.

Peccato che la cartolina non sia quella vera, ma una ricostruzione effettuata da Chi l’ha visto per presentare e tradurre al pubblico italiano il contenuto in tedesco. Insomma, una illustrazione, una semplice trovata scenica, il cui testo non è stato tracciato da un essere umano, ma da un font (un set di caratteri) di un computer. L’esperto, o gli esperti, neanche se ne sono accorti (!) ed hanno pontificato sulle caratteristiche psichiche del padre delle gemelline.

Sì, ne avevo bisogno. E’ la prova che tutti possiamo commettere delle cazzate, anche se qualcuno sembra esserci più portato di altri.

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

DOPO SPITTY CASH, TRUCE BALDAZZI: IL RAP FAI DA TE E’ TRASH

Posted on 7 febbraio 2011. Filed under: musica | Tag:, , , , , , , |

Il rap è facile: una musichetta ripetitiva a fare da sfondo ad una filastrocca con più o meno senso. Facile??? Provate un po’ voi a vomitare un fiume di parole senza intrecciarvi mai! E’ tutt’altro che facile, e l’esperienza estetica di Truce Baldazzi (o Trucebaldazzi tutto attaccato, da qualche parte è scritto così) lo dimostra. Il nostro odia la scuola, odia gli insegnanti, odia tutti quelli che pensano positivo perché tanto è inutile: la vita è una merda. Nutre del rancore feroce verso i suoi compagni che lo prendevano in giro perché nessuno, ma proprio nessuno, ha capito che lui aveva difficoltà a comprendere… Ah sì, ce l’ha anche con la sua ex ragazza, indovinate un po’ perché?

Vendetta vera (odio la scuola)–Il “credo” di truce Baldazzi.

Sotto il profilo musicale, ovviamente, Truce Baldazzi non dice nulla di nuovo; sotto il profilo filosofico, è talmente impastato di negativismo e pessimismo da fare invidia ai Grandi Maestri del genere (lascia un po’ a desiderare quanto ad approfondimento). Ciò che a mio parere rende differente Truce Baldazzi da tutti gli altri, è la assoluta personalizzazione del suo pensiero. Lui non ce l’ha con la scuola come istituzione, no: lui ce l’ha proprio con il suo istituto, che nomina in modo esplicito mentre ci canta davanti in un video. Non ce l’ha con le donne: no, solo con la sua. Raramente va dal particolare all’universale: quando lo fa, è per prendersela con tutti coloro che vorrebbero pensare positivo, perché pensare positivo non solo è inutile, ma anche impossibile, e chi insiste nel volerlo fare lo dice ma non lo fa, e se lo dice è perché sta macchinando qualcosa nei vostri confronti, magari vuole solo rendervi ingenui.

Il “troppo odio” di Truce Baldazzi.

In precedenza un fenomeno analogo era stato quello di Spitty Cash, rapper italo-rumeno che aveva spopolato con la canzone Difficoltà nel ghetto.

Spitty Cash–“Difficoltà nel ghetto”

Nonostante le buone intenzioni, un po’ approssimative (“i bambini poveri”), Difficoltà nel ghetto è un video esilarante ed in quanto tale è stato un successone. Ecco cosa accomuna Truce Baldazzi e Spitty Cash: i loro fan sono i loro stessi detrattori. E’ tutto un fiorire di parodie, di prese in giro; naturalmente, tutto questo successo (perché di successo si tratta, in ogni caso) non sarebbe mai stato possibile senza internet e senza le piattaforme di condivisione video (in primis, You Tube).  Ci sarebbe da disquisire su come mai la rete sia in grado di portare fama  anche a chi non avrebbe mai sfondato sui media tradizionali, ma sarebbe un discorso troppo lungo e difficile da affrontare, almeno ora (dopo aver sentito Truce & Spitty).

I due comunque sono ormai delle celebrità, famosi sul versante trash, ma neanche tanto. I loro dischi, probabilmente autoprodotti, stanno per invadere il mercato. In modo particolare Spitty Cash sembra essersi affrancato dal suo esordio involontariamente comico ed ora è in grado di presentare canzoni nettamente migliori (anche la pronuncia è migliorata parecchio).

Il “nuovo” Spitty Cash.

Ed ora, se vogliamo, possiamo goderci delle interviste ai due artisti di cui abbiamo parlato. Cominciamo con quella a Spitty Cash, in due parti:

Intervista a Spitty Cash–parte 1.

 

Parte 2.

Dopodiché, possiamo goderci l’intervista alla star del momento, Truce Baldazzi:

Intervista a Truce Baldazzi.

A riprova del fatto che, come genere musicale, il rap sia davvero inflazionato, possiamo gustarci la fatica di Metal Carter, Pagliaccio di ghiaccio. Non si capisce se questo autore, vestito con una maglietta da giocatore di basket, voglia essere preso sul serio o no: a dispetto di un testo potenzialmente scandaloso, il risultato finale è trash come non mai e la risata è sicura. Attenzione alla prima strofa: vuole essere sul serio tremenda , oppure è solo una goliardata? L’effetto shock, comunque, non è raggiunto; musicalmente invece siamo un pochino superiori a Truce Baldazzi e Spitty Cash. Però temo che Metal Carter, nonostante le parole accuratamente scelte per fare colpo, sia troppo normale per avere successo in rete: non è così scarso come gli altri due, ma non è neanche così bravo da poter gareggiare con i rapper affermati.

“Pagliaccio di ghiaccio, lo so non ti piaccio…”
Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

ORRIBILI PASSATEMPI

Posted on 29 gennaio 2011. Filed under: spettacoli | Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , |

Il titolo ORRIBILI PASSATEMPI può essere liberamente interpretato. Può quindi riferirsi all’attività preferita dai protagonisti dei film di cui sto per parlare, ma può anche essere riferita al fatto stesso di guardare questo tipo di film. Questo articolo, per via degli argomenti trattati e dei temi proposti, è riservato ad un pubblico adulto (se sei minorenne, sei pregato di non leggere oltre) e consenziente, oltre che non particolarmente sensibile al macabro, all’erotico ed allo “splatter” in generale.Scheda

Tocchiamo un argomento non proprio leggero, la necrofilia. Lo tocchiamo perché questa perversione è il tema di alcuni film che io ho visto solo recentemente, pur non trattandosi propriamente di novità (Nekromantik è del 1987, il sequel Nekromantik 2 è del 1991, mentre Kissed è del 1996). A mia scusante posso citare il fatto che Nekromantik non è mai stato diffuso attraverso i canali ufficiali di distribuzione, e se ha raggiunto una certa fama ciò è dovuto principalmente, se non esclusivamente, alla diffusione clandestina tramite internet. Nekromantik 2, il seguito, dovrebbe invece esistere anche in versione DVD. Infine Kissed, che non è l’oggetto principale di questa piccola rassegna, lo cito solo come termine di paragone.

Apro una parentesi: la necrofilia viene percepita come la peggiore tra tutte le perversioni. Cosa può spingere un essere umano (vivente) a provare attrazione per un cadavere? Sembra impossibile trovare una spiegazione e forse è per questo che il necrofilo viene visto come il peggiore tra tutti i pervertiti: perché le cose inspiegabili fanno sempre paura. In realtà, se dovessimo mettere sul piatto di una bilancia immaginaria la pericolosità di alcune perversioni, ne troveremmo facilmente di peggiori: il sadismo e la pedofilia, per esempio. Forse il necrofilo non è altro che un materialista estremo che cerca semplicemente un corpo inerte per soddisfare le proprie voglie, senza tante complicazioni. O forse è un filosofo decadente che cerca di cogliere ciò che di buono può dare una carcassa prima che il tempo (e la putrefazione) la rendano inutilizzabile. Di sicuro esiste anche in forma leggera, senza il reale utilizzo di cadaveri, e consiste nell’avere fantasie erotiche (che si trovano eccitanti) in ambito più o meno funebre.

Seconda parentesi: amore e morte da sempre costituiscono un binomio inscindibile in campo artistico e letterario. Il necrofilo porta questa tendenza alle estreme conseguenze…

Un breve cenno su Kissed. La trama in estrema sintesi: una ragazza, che prova una attrazione irresistibile verso i cadaveri (li trova “luminosi”), si fa assumere presso una agenzia di pompe funebri in modo da poter soddisfare i propri desideri. Conosce anche un ragazzo con cui instaura una relazione normale, ma la passione per i cadaveri è troppo forte e porterà il ragazzo ad uccidersi per essere desiderato dalla ragazza. Kissed, a dispetto della trama tragica e dell’argomento trattato, è una commedia leggera che viene ben digerita dallo spettatore. Il suo pregio principale è proprio questa capacità di raccontare una  storia come questa senza scandalizzare eccessivamente, quasi si trattasse di una cosa normale. Ben fatto, è un film tutto sommato gradevole, che però non trasmette emozioni fortissime.

Nekromantik (il primo) è tutt’altra bestia. Girato con a disposizione pochissime risorse finanziarie dal regista tedesco Jörg Buttgereit, è un film quasi amatoriale. Non si tratta di un horror in senso tradizionale: non c’è suspance, non ci sono momenti mozzafiato, né clamorosi colpi di scena. Ecco la storia: Robert lavora presso una ditta che si occupa di ripulire le strade dai cadaveri, dopo che le autorità hanno concluso i rilievi. Ogni tanto, per passione, si porta a casa qualche pezzo di carne che mette sotto spirito nei vasetti. Condivide questa passione con la ragazza che convive con lui. Un giorno, approfittando di una circostanza favorevole, si porta a casa un intero cadavere, che mostra orgogliosamente alla ragazza, che rimane molto intrigata. Si instaura quindi una sorta di relazione a tre, felice, tra lei, lui ed il corpo morto. Tutto va bene finché non viene licenziato: allora la ragazza dice che non può sprecare i migliori anni della sua vita con un buono a nulla come lui, e scappa… indovinate con chi? Ma sì, con il cadavere! Il povero Robert si ritrova quindi solo. Dopo alcune vicissitudini da single che tralascio, decide di praticare un estremo gesto di autoerotismo: si stende sul letto, si slaccia la patta dei pantaloni, prende un coltello e si uccide con una sorta di karakiri. Mentre la lama affonda nel suo ventre ed il sangue schizza da tutte le parti, dal suo pene eretto esce prima una quantità enorme di sperma, e subito dopo esce sangue, mentre il pover’uomo si contorce in preda a spasmi misti di dolore ed ebbrezza. Facile associare questa scena a quella (che sia una citazione?) presente nel finale del film Antichrist di Lars Von Trier (2009). Ma mentre Antichrist è il frutto sì di una mente visionaria, ma anche di una produzione ricca e costosa, con il risultato di apparire un po’ patinato e forzato nella sua esplicita finalità di voler scandalizzare a tutti i costi, Nekromantik stupisce proprio per il ritmo lento, i colori sbiaditi, la normale sbadigliosa quotidianità. Mentre Kissed trasforma tutto in una commedia quasi brillante, Nekromantik presenta dialoghi rarefatti, ambienti angusti, gente sola, isolati squallidi di una città qualunque che potrebbe essere in ogni parte del mondo. Nekromantik disturba proprio perché racconta una storia disturbante con una certa noncuranza. Nekromantik è bello, è malsano, ti fa respirare un’aria morbosa; ha una estetica malata che affascina come tutte le cose decadenti. Il corpo morto è viscido, gocciola, ribolle, quando viene accarezzato dai protagonisti sulle mani rimane come uno strato di gelatina appiccicosa che poi i due amanti si spalmano sul corpo, sulle labbra, mentre una romantica musica di sottofondo sottolinea non l’orrore, ma la passione che si cela sotto quei gesti. Le scene sono forti e sconsigliate a chi non ha uno stomaco sufficientemente forte, ma non c’è autocompiacimento, o perlomeno non è così evidente: in primo piano c’è la storia e piaccia o non piaccia è una storia d’amore, romantica. Nekromantik va subìto per rimanerne affascinati. Ha tutte le caratteristiche dell’opera maledetta, questo è il suo pregio più grande. Il film termina con la visione della tomba del povero Robert: il cumulo di terra è ancora fresco, quando all’improvviso una pala vi affonda, spinta da un piede di donna. Fine.

Come accennavo, Nekromantik è stato osteggiato dalle case distributrici di film e praticamente nei cinema non è mai stato proiettato, se non in ambiti per così dire “specialistici”. Alcuni paesi del mondo ne hanno proibito la visione ai propri cittadini. Ciò nonostante, è diventato un film di culto, cosicché Buttgereit ha potuto girare il sequel Nekromantik 2, con un po’ più di soldi a disposizione, ma con esiti non altrettanto positivi. Il film, che riparte esattamente da dove era terminato il primo, racconta la storia di una ragazza che, affascinata dai cadaveri e dalla morte, disseppellisce Robert (di cui aveva letto la storia sui giornali) e se lo porta a casa per farci sesso, con grande appagamento. Parallelamente conosce un ragazzo, che per mestiere fa il doppiatore di film porno (divertenti le scene di doppiaggio), con cui instaura una relazione, per portare avanti la quale decide di disfarsi del cadavere. Lo mette quindi nella vasca da bagno e lo fa a pezzi, ma è una sofferenza, piange e teme quasi di fargli del male. Alla fine decide di tenersi il pene (che congela nel frigo) e la testa. Però, quando fa all’amore con il ragazzo che ha conosciuto, per eccitarsi deve pensare al cadavere di Robert, altrimenti non prova piacere. Il ragazzo se ne accorge. Trova il pene nel frigo. Capisce che c’è qualcosa che non va… Alla fine, durante un amplesso (in cui lei cavalca lui, esattamente come era solita fare con il cadavere), mentre il maschio raggiunge l’orgasmo, lei lo decapita con un coltello che teneva nascosto sotto il letto. Mentre il corpo sputa sangue da tutte le parti e trema in preda alle convulsioni, lei sostituisce la testa dell’uomo con quella del cadavere, che aveva conservato, e finalmente gode. Per evitare l’afflosciamento del pene dell’uomo, lo aveva opportunamente stretto alla base con un laccetto, subito dopo averlo decapitato.

Nekromantik 2 non aggiunge nulla di nuovo a Nekromantik 1 e, pur rimanendo imperdibile per chi ha visto il primo, non raggiunge le stesse vette di malata poesia. Amplifica alcune tematiche già presenti nel primo film: l’associazione cadavere/cibo, per esempio; l’analogia con lo squartamento da macello degli animali  (nel primo film un coniglio, nel secondo una foca).

Alcuni link su Wikipedia:

NecromantikNecromantik 2Antichrist

Altri link:

Elenco di film che parlano di necrofilia (discussione)

Kissed

Parafilia e morte (tesina)

Mad Dame (artista)

Sito porno con fantasie necrofile  (se sei contro, non cliccare! Se clicchi, poi non prendertela con me!)

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( 1 so far )

LA RETE E’ CUCCIOLA

Posted on 5 settembre 2010. Filed under: internet, società | Tag:, , , , , , , |

Sì, la rete (internet) è cucciola. Non nel senso di essere piccola e giovane: è in realtà grande e navigata. Ma è cucciola perché sensibile. Parliamo del video che ha messo in agitazione molti internauti:

(NON METTO IL LINK PERCHE’ E’ VERAMENTE DISGUSTOSO. SE PROPRIO VOLETE VEDERLO, CERCATELO. PER ESEMPIO, SUL SITO DEL CORRIERE DELLA SERA,  AL MOMENTO IN CUI SCRIVO C’E’ ANCORA).

Una ragazzina bionda, con un giubetto rosso ed un cappuccio di uguale colore sulla testa, è in riva ad un fiume. Il paesaggio intorno è bucolico: alberi e prati. Attenzione: non si tratta di cappuccetto rosso, non dobbiamo temere che incontri il lupo. Anzi, è lei ad essere lupo. La ripresa, effettuata probabilmente con un cellulare, mostra un secchio in cui sono ammucchiati cuccioli di cane. Guaiscono, sono fermi, probabilmente sono nati da poco. Sono graziosi batuffoli neri, mollicci come i cuccioli, caldi e morbidi. La ragazzina prende il primo, il corpicino le si acciambella, quasi, attorno alla mano. Ma ecco il gesto: la ragazzina, visibilmente divertita, gioiosamente lo lancia in acqua, nel fiume. Poi prende gli altri, uno alla volta, e li lancia, accompagnando il gesto con gridolini di giubilo.

La rete è cucciola, ma può anche essere assassina, proprio come la vita reale. Cosa può spingere un essere umano a filmarsi mentre compie un gesto così orrendo, e per quale motivo può decidere di voler mettere il video in rete, così da condividerlo con il resto del mondo? Eccesso di protagonismo? Una errata valutazione morale del proprio comportamento? Il pubblico della rete si indigna. Qualcuno timidamente osserva che nel mondo accade ben di peggio e nessuno protesta così tanto come nel caso di questi cuccioli, ma internet non è il regno della giustizia assoluta: è una piazza mediatica e si commenta e si vive quello che accade, quello che si vede. Vengono create pagine su Facebook per cercare di rintracciare la cattiva bambina; ci si dà da fare sui forum degli animalisti; la notizia ed il video compiono il giro del mondo più e più volte. Se la ragazzina aveva sperato di rimanere anonima, se aveva sperato di scombussolare gli animi degli internauti senza conseguenze, se ha sottovalutato le potenzialità della rete, ora rimarrà delusa e, mi auguro, spaventata.  L’hanno scovata, sanno chi è. Il passaparola infernale internettiano, che tanto angoscia gli animi meno nobili, che tanto spaventa chi teme la critica attiva e priva di censure, ha consentito di risalire alla identità della aguzzina: è bosniaca, il filmato l’ha fatto il fratello con un cellulare, non è stato riferito il nome dalla polizia perché è minorenne. Sembra che la famiglia rischi una multa di 5.000 euro, in base alle leggi locali. Sono tentato di dire che è troppo poco, ma andrebbe parametrata al tenore di vita bosniaco, che ignoro. In Italia il codice penale prevede il reato di maltrattamento agli animali all’art. 544 ter, multa da 3.000 a 15.000 euro o reclusione da tre mesi ad un anno, ma anche il reato di uccisione per crudeltà o senza necessità (art. 544 bis) e la pena prevista è la reclusione da tre a diciotto mesi.

Ora qualcuno penserà di poter cogliere la palla al balzo per sostenere che internet è il male, e che simili video non andrebbero mostrati e che si dovrebbe porre un controllo a ciò che viene immesso, per esempio, su YouTube. Non diciamo cazzate. Se la rete non fosse esistita, i cuccioli sarebbero lo stesso finiti nel fiume, solo che non lo avremmo mai saputo e la caccia alla ragazzina dagli istinti criminali non sarebbe mai iniziata. Lo stesso dicasi agli schiaffoni che alcuni studenti imbecilli hanno dato ad un loro compagno down: se non si fossero filmati e non avessero messo il video in rete, gli schiaffoni ci sarebbero stati lo stesso, anche in numero maggiore, e gli imbecilli responsabili l’avrebbero fatta franca. Dobbiamo colpevolizzare internet, in questi casi? No, dobbiamo ringraziarla, è proprio per questo che mi piace.

Quando ero bambino, qualcuno mi aveva raccontato che nelle nostre campagne, quando nascevano cucciolate di gattini, si usava eliminare i cuccioli ritenuti in eccesso chiudendoli in un sacco che poi veniva tenuto sott’acqua con un bastone. Il mondo non è perfetto, la vita (la morte) è crudele, esistono gli omicidi, gli stupri, la pedofilia, ma quello che indigna nel filmato della ragazzina bosniaca è proprio il divertimento che traspare dal gesto criminale, la leggerezza con cui viene compiuto, la complicità che viene implicitamente richiesta allo spettatore come quando si condivide un momento di gioia, di divertimento o felicità. E’ questo a disturbare, oltre ogni mmaginazione, al di là della stupida violenza.

Se vogliamo crescere, abbiamo bisogno di simili lezioni, dobbiamo conoscere il peggio per essere migliori. Colpa di internet? Al contrario, io dico grazie.

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

SAMSUNG U20 – LACIE LACINEMA MINI HD CONNECT (recensione)

Posted on 4 settembre 2010. Filed under: fotografia, informatica | Tag:, , , , , , , , , , |

La mini-camera oggetto della recensione

  

Non sono un vero e proprio appassionato di riprese video per cui questa estate, volendo comunque effettuare qualche ripresa per ricordo e disponendo a casa di un televisore full HD, ho deciso di acquistare una mini videocamera e dopo aver preso in rassegna cosa offriva il mercato mi sono orientato sulla Samsung U20, “top di gamma” di una triade di modelli simili composti anche dalla U10 e dalla U15. Come vedete dalla foto, quella da me acquistata è nera, ma esistono anche di colori più sgargianti, come potete vedere sul sito ufficiale cui vi rimando per una panoramica più completa delle caratteristiche tecniche. In questo articoletto voglio solamente condividere le mie impressioni d’uso.  

A farmi propendere per questa Samsung anziché per apparecchi concorrenti di altri produttori, è stata la capacità di riprendere ad una risoluzione di 1080 progressivo, l’audio stereo e, soprattutto da buon appassionato di fotografia, la presenza di uno zoom ottico 3x. Il tutto in un corpo molto compatto della grandezza di un cellulare molto piccolo, che mi accingo a descrivere. Di fronte abbiamo, poco sporgente, solamente il reparto ottico circondato, ai lati, dai due microfoni per l’audio stereo. Nienete altro, a parte i soliti adesivi colorati e le solite scritte. Il retro invece è dominato dal display, di qualità media ed al tatto piuttosto plasticoso, di dimensioni piccole, ma sarebbe stato impossibile fare di più visto che occupa in larghezza tutto lo spazio disponibile. Subito sotto il display troviamo tre pulsanti che, da sinistra a destra, servono per: iniziare o terminare una ripresa video; azionare lo zoom; scattare una fotografia. Dico subito che l’aspetto fotografico non mi interessa perniente, in un apparecchio simile, che tuttavia dovrebbe essere in grado di scattare foto di circa 10 megapixel (ritengo però interpolati, perché il sensore è un CMOS da 7,8 megapixel). Per scattare fotografie uso ben altro e non ne ho scattata, con la Samsung, neanche una, per cui sull’argomento glisso elegantemente.  

Sotto troviamo altri bottoni su cui il nostro pollice si troverà a meraviglia: uno serve a commutare tra ripresa e riproduzione dei nostri capolavori; un altro attiva il menù; praticamente in mezzo a questi due ci sono cinque pulsanti a croce che servono, in modo piuttosto intuitivo, a spostarsi tra le voci del menù ed effettuare la selezione della voce prescelta (il tasto OK centrale). Le voci non sono molte e nessuna rappresenta particolare interesse: si può naturalmente scegliere la risoluzione del video e delle eventuali foto, se il software incorporato deve attivarsi o no, se lo zoom durante il funzionamento deve o meno azzerare l’audio (suggerisco di no, perché l’audio che si interrompe improvvisamente durante una zoomata non è una bella cosa e per contro il rumore dello zoom è ridottissimo, normalmente non si sente proprio), ed altre piccolezze. Ah sì, esiste anche una funzione di scatto ad intervalli per riprendere, ad esempio, lo sbocciare di un fiore, oppure il movimento delle nuvole. Interessante, ma non ho ancora provato questa funzione, che richiede ovviamente l’uso di un cavalletto, il cui attacco si trova sul fondo della minicamera, accanto allo sportellino che chiude il comparto della batteria (naturalmente al litio) e della memoria Secure Digital. La batteria è quindi facilmente intercambiabile mentre, per quanto riguarda la memoria, se si vuole riprendere ad alta definizione è bene acquistarne una veloce. Io ho optato per una SanDisk Extreme III, 30 MB/s da 8 GB, che permette una registrazione di quasi un’ora al massimo della definizione, corrispondente all’autonomia media della batteria al pieno della carica.  

Nel lato sinistro trovano posto due scomparti, uno contenente una presa USB estraibile per l’immediato collegamento ad un PC, l’altro invece le uscite video HDMI, AV e l’attacco per il caricabatterie (per la cronaca, la ricarica viene effettuata anche quando l’apparecchio è collegato tramite USB ad un PC).  

Nel lato destro c’è il pulsantino per l’accensione/spegnimento e, subito sotto, un bottone dalla duplice funzione: se azionato in fase di ripresa attiva la funzione SMART per cui l’apparecchietto tenta di riconoscere la scena ripresa e di autoregolarsi di conseguenza (riconoscimento facciale, panorami, macro, eccetera: una piccola icona sul display illustrerà la scelta fatta). Se invece azionato in fase di riproduzione, semplifica l’invio sul web dei filmati (per esempio, se vogliamo che il nostro capolavoro finisca su YouTube).  

Come accennato, la minicamera ha un software incorporato, IntelliStudio, compatibile con Windows anche a 64 bit (chi ha un Mac deve ricorrere a programmi di terze parti) che si attiva automaticamente non appena la colleghiamo ad un PC tramite USB, sempre che l’apposita opzione sia stata attivata nei menù. Ancora non l’ho provato a fondo ma, pur senza essere nulla di speciale, è abbastanza versatile consentendo alcune elaborazioni (sempre che non si abbiano pretese superiori, fuori luogo visto il tipo di hardware di cui stiamo parlando) e permette un facile scaricamento delle singole riprese. Può anche essere copiato su PC, in modo da avere una maggiore velocità di elaborazione; in tal caso si aggiornerà automaticamente alla versione più recente, per cui consiglio di effettuare questa operazione. Il fatto che una copia rimanga sempre pronta nella videocamera è comunque utilissimo, qualora dovessimo trovarci ad usare un PC non nostro, per esempio in vacanza.  

La minicamera è leggerissima ed il corpo è leggermente convesso in avanti, il che facilità una corretta impugnatura. Tanta leggerezza è un piacere, ma rende difficile effettuare riprese stabilissime, per le quali sarebbe stata utile una forma di stabilizzazione, assente. Lo zoom in modalità video ha una modalità definita “intelligente” per cui mischia l’ingrandimento ottico a quello digitale: il risultato è ottimo (i tanti pixel aiutano in questo) a livello di dettaglio, mentre il tremolio come è ovvio aumenta in posizione tele ed anche la luminosità dell’obiettivo, già non eccezionale in partenza (f. 3,5) diminuisce sensibilmente, per cui tranne i casi in cui è assolutamente necessario io ne sconsiglierei l’utilizzo alla focale più lunga.  

La qualità di immagine è eccellente se la luce è sufficiente. Ho fatto riprese in spiaggia veramente spettacolari per nitidezza, colori e dettaglio. Lo stesso dicasi anche all’imbrunire, nel centro storico della mia città di vacanza. Quando invece la luce è scarsa, si riesce a riprendere ugualmente, ma il rumore emerge come una specie di pattern in filigrana all’immagine, ma credo sia inevitabile in presenza di un sensore così piccolo, analogamente a quanto avviene in fotografia digitale. Naturalmente questi difetti sono pienamente avvertibili su un televisore full HD, soprattutto se si guarda lo schermo abbastanza da vicino, mentre lo sono molto meno se vediamo i video su uno schermo più piccolo. Anche la messa a fuoco automatica presenta, in caso di luce molto scarsa, qualche incertezza, nel senso che il fuoco corretto non è sempre istantaneo (anche se viene quasi sempre raggiunto).  

Per concludere, la Samsung U20 è un ottimo blocnotes ad alta definizione, purché non si abbiano pretese superiori per le quali sarà opportuno dirottarsi verso telecamere di classe più elevata, e notevolmente più costose. Quando la luce è alomeno discreta, le riprese sono belle e sembra quasi incredibile che un oggettino così piccolo possa partorire fotogrammi così grossi.  

I file hanno estensione MP4 ed il formato video è l’ H.264, mentre quello audio è l’AAC stereo. A proposito, la registrazione del sonoro è veramente di ottima qualità. Ho cercato quindi un apparecchio compatibile che mi permettesse di vedere questi “filmini” sul televisore, nel modo più comodo possibile. Alla fine la mia scelta è caduta sul LACIE LaCinema Mini HD Connect, perché le specifiche tecniche sembravano combaciare perfettamente con quelle della U20.  

Il LaCie è un piccolo parallelepipedo che può interfacciarsi, oltre che ad un televisore tramite il cavo HDMI, anche alla rete domestica ma soprattutto a qualsiasi supporto di memoria, tramite alcune prese USB (di cui una è comodamente posta davanti). Quando lo accendiamo tramite il telecomando in dotazione, un gradevole lucina blu si riflette sulla superificie su cui è appoggiato. Il LaCie non ha quindi una sua memoria interna, ma funziona egregiamente  con le chiavette USB ed anche con i dischi rigidi esterni come, per esempio, quello che sto usando io (un Passport Western Digital da 500 GB che non ha bisogno di alimentazione esterna). Bene, possiamo farcire i 500 GB con le nostre riprese e, quando il disco sarà pieno, non dovremo fare altro che comprarne un altro, oppure liberare spazio archiviando su PC qualche file (facciamo sempre una copia di sicurezza dei ricordi più cari!).  

Il LaCie riproduce perfettamente le sequenze riprese con la Samsung, e sono veramente soddisfatto dell’accoppiata. I menù ed il sistema di navigazione tra le cartelle non hanno nulla di spettacolare, ma sono funzionali e funzionano senza incertezze. Selezionato un file, ne vediamo velocemente una anteprima. Oltre che i video, possiamo anche visualizzare fotografie in formato JPEG e sentire gli MP3.  

Il settaggio relativo all’uscita video di default è su AUTO ed in questa configurazione potevo vedere, sul lato sinistro del televisore, una riga verde. Modificata l’impostazione in 1080P, il difetto è sparito ed ora la visione è, con mia grande soddisfazione, perfetta.  

Sono molti i formati ed i codec video supportati; vi consiglio però di fare molta attenzione perché è una vera babele ed è necessario leggere attentamente le specifiche, prima di procedere all’acquisto. Tanto per fare un esempio, alcuni video 640×480 ripresi con una compattina Canon vengono riprodotti ma l’audio non si sente; nessun problema con i video fatti con l’iPhone 3GS. Per me non è un problema perché un televisore full HD non è certo l’ideale per video a così bassa definizione, ma comunque testimonia di come sia necessario fare attenzione.  

Nessun problema, con nessun formato, per la visione su PC (Windows 7 – 64 bit, ultima versione di Windows Media Player, oppure tramite il player del software fornito con la videocamera).

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( 4 so far )

I JEFFERSON LO SAPEVANO GIA’

Posted on 5 aprile 2010. Filed under: spettacoli | Tag:, , , , , |

I Jefferson sono una sit comedy di una trentina di anni fa che ricordo con enorme piacere. Personalmente l’ho sempre considerata la più divertente tra quelle con le risate registrate in sottofondo, a sottolineare le battute più esilaranti. La vicenda di base è semplice: famiglia negra benestante grazie alla proprietà di un pugno di lavanderie a gettone, va a vivere in un quartiere di bianchi; nello stesso palazzo ci sono altre persone più o meno strampalate tra cui una coppia mista: l’attrice che impersona la “lei” nera è la madre di Lenny Kravitz. Divertentissimo, attualmente gli episodi vanno in onda sul canale SKY Fox Retrò.

Nel primo episodio, con mia grande sorpresa, proprio sul finale, la battuta che riporto nello spezzone qua sotto. Davvero, ragazzi, I Jefferson non erano solo divertenti, ma anche preveggenti…

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

LA LIBERTA’ CORRE SUL FILO DEL PORNO

Posted on 21 gennaio 2010. Filed under: economia, internet, politica | Tag:, , , , , , , |

I più autorevoli e disinibiti commentatori di cose che riguardano la rete, sono d’accordo nel sostenere che il vero motore di internet è stato il porno, così come lo è stato a suo tempo per la diffusione dell’home video. Più precisamente, per quanto concerne internet, il porno non sarebbe stato solo il promotore principale della diffusione presso gli utenti (insieme alla applicazione killer per eccellenza, l’email), ma anche il fulcro dello sviluppo tecnologico: sono stati porno i primi siti interattivi, sono stati porno i principali siti orientati alla multimedialità, sono stati porno i primi social network. Ancora: sono stati porno i primi siti che hanno messo in pratica i pagamenti on line; sono stati porno i primi servizi di messaggistica istantanea con tanto di immagini tramite videocamera.
Mi è venuta in mente questa esaltante importanza del porno leggendo la notizia che il vice ministro per lo sviluppo economico Paolo Romani ha emanato un decreto che, anche sulle pay tv, impedisce la messa in onda di film vietati ai minori dalle ore 7 alle ore 23. Per dovere di cronaca preciso che il divieto ai minori ricomprende anche contenuti che contengano scene violente di particolare efferatezza, ma è ovvio che il 99% dei contenuti proibiti riguardano film pornografici. Il mio ragionamento è questo: se il porno è stato così trainante per internet, così come lo è stato a suo tempo per l’home video, possiamo ragionevolmente ritenere che sia un importante veicolo di business per la pay tv? Altra domanda: sarà del tutto casuale che da pochi giorni SKY, la principale antagonista delle reti Mediaset del presidente del Consiglio, ha lanciato una programmazione hard 24 ore su 24, sia pure protetta da una doppia password? La faccenda puzza, sta a vedere che anche questa volta sarà il porno ad erigersi a paladino delle libertà. Questo provvedimento sembra incanalarsi nel thread che ha visto prima l’innalzamento dell’IVA sulle fatture delle pay tv dal 10 al 20%, poi il tetto alla pubblicità che è stato ridotto sensibilmente, mettiamoci pure il canale digitale terrestre Cielo che non aveva ottenuto il visto nei tempi previsti, ed ora questo taglio imposto alla programmazione, sia pure relativo al solo pornazzo… insomma, il sospetto che il tanto reclamato, a torto o a ragione, conflitto di interessi stia giocando il suo ruolo appare più che legittimo. Per inteso, questo decreto, che contiene anche altre norme su cui è possibile discutere, colpisce non solo SKY ma anche altre pay tv che puntavano soprattutto sul porno. Poterlo trasmettere tutto il giorno oppure solo dalle 23 alle 7 del mattino non è proprio la stessa cosa.

INOLTRE… che senso hanno queste disposizioni che, a prima vista, sembrano residui di una antica pruderie? Le webtv sono ormai una realtà così come i siti che trasmettono streaming video anche porno, e lo fanno gratis ventiquattr’ore su ventiquattro. Sta a vedere che, per uniformità di trattamento, una parte della rete andrà oscurata dalle 7 del mattino alle 23 della notte… Inoltre se una tv la si vede solo a pagamento, ed il contenuto è protetto da un codice, non vedo perché una legge debba porre limitazioni al contenuto delle trasmissioni. Inoltre, cari signori, da un bel po’ di tempo esistono sistemi di registrazione dei segnali tv, per cui l’utente che il giorno dopo deve andare a lavorare si può registrare il filmato che più gli piace e vederselo tranquillamente, il giorno dopo, all’ora della tv dei ragazzi. Più ci penso e più sento odore di penalizzazione di concorrenti scomodi, non vedo altre motivazioni razionali. Spesso, a pensare male, ci si azzecca.

Ennesimo pessimo decreto.

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

ALLA RAGAZZA DEL VIDEO PORNO VORREI DIRE…

Posted on 10 gennaio 2010. Filed under: internet, politica, società | Tag:, , , , , , , , , |

Sì, a lei, alla giovane donna  (maggiorenne) di Feltre, protagonista di un filmino porno amatoriale finito, immagino suo malgrado, nei vorticosi canali del file sharing e scaricato da mezzo mondo tramite il mulo: non è il caso di preoccuparsi troppo. A tutti gli altri che magari sperano di trovare informazioni per poter scaricare il filmato, dico subito che in questo articolo non troveranno proprio nulla, nessun aiuto, né il nome della ragazza né altre indicazioni. Tutto è reperibile in rete abbastanza facilmente, non voglio unirmi allo sciacallaggio.

Internet è formidabile ma sa anche essere molto crudele. E’ abbastanza facile, grazie alla rete, avere il proprio quarto d’ora di celebrità; molto più difficile gestire il dopo. Perché la rete è anche superficiale, dimentica subito. Un anno nella vita reale è equivalente ad un giorno in rete. Dopo la fatua celebrità mediatica, soppraggiunge la banalità della quotidianetà, con tutti i suoi probelemi. Da eroi, ci si trasforma in un attimo in pària, additati al pubblico ludibrio.

Alla ragazza in questione vorrei chiedere, innanzitutto, se ha subìto tutto questo oppure se tutto è stato architettato per lanciarsi, per esempio, nel settore del porno o comunque  trarre profitto dalla diffusione di questo filmato, che la ritrae alle prese con due uomini. Un po’ come accadde a Jessica Rizzo che approfittò della proiezione di un film porno nella sua città per diventare famosa (ora è una stimata imprenditrice del settore). Se le cose stessero così, allora farei alla ragazza i miei complimenti e rimarrei in attesa di gustare le prossime mosse.

Se invece le cose fossero andate diversamente, come in effetti riportato dalla stampa che si è occupata della vicenda (sembra che l’attuale ragazza di uno dei protagonisti abbia scovato il filmato nel PC di quest’ultimo e, per gelosia ripicca o non so bene cosa, l’abbia messo in circolo su internet, con tanto di nome e cognome della protagonista nel nome del file ed evidenti errori di ortografia inglese), penso che questa ragazza dovrà affrontare i pettegolezzi e le malignità di una piccola cittadina, eccitata dall’avvenimento ed esaltata dal gossip: basti vedere la risonanza avuta dall’edizione on line del Gazzettino Veneto ed il tenore dei messaggi dei lettori…

Ebbene, direi a questa ragazza di non provare vergogna. Se non ne ha avuta durante la prestazione sessuale, se ha accettato che la sua performance venisse ripresa dall’occhio indiscreto di una telecamera (su questo non ci sono dubbi), non vedo perché dovrebbe ora vergognarsi. Solo perché il filmino è finito in rete? Ma in rete ci sono tonnellate di filmini dello stesso tipo, e le riprese di quel tipo riguardano azioni che mezzo mondo compie. Marrazzo è stato ripreso tramite un telefonino mentre si trastullava con dei trans e sniffava coca. Il nostro Presidente del Consiglio sappiamo che si è “rilassato” spesso e volentieri in compagnia di escort procurategli da qualche compagno… pardòn, amico di merende. Direi a questa ragazza di non vergognarsi, ciò che le è capitato è in perfetta sintonia con le più alte cariche del paese, figuriamoci. Lo dico senza troppa ironia, ricordando a tutti che la ragazza in questione ha subito una violazione della privacy e che non è un personaggio pubblico e non ha cariche pubbliche, contrariamente agli altri due casi citati, e che non era tenuta ad una moralità particolarmente stringente cui invece dovrebbe essere tenuto chi svolge una funzione rappresentativa. Ma non voglio fare il moralista, io non sono un moralista, non mi scandalizzano né Marrazzo né Berlusconi. Nel tuo caso, cara ragazza di Feltre, c’è solo il fatto che sei una donna (nessuno parla o si preoccupa dei due uomini) e che esiste il filmato. Punto.

Consapevole di ciò, io ti inviterei a trarre profitto da questa situazione. Se non vuoi buttarti sul porno e telefonare a Riccardo Schicchi, presentati alle prossime elezioni e tieni calda la notizia, nopn lasciarla freddare. Tutti dimenticano in fretta ma, se riesci a rimanere sui giornali, finirà che tutti si inchineranno a te, all’onorevole, alla parlamentare, al consigliere provinciale e/o regionale eccetera. Siamo un paese di sudditi, compiacenti con i potenti e cattivi con i deboli. Da ciò che ti è capitato devi trarre forza e coraggio. Datti da fare, vai in tv, fatti pagare, fatti vedere, racconta, non negare nulla, dai scandalo.

Questo vorrei dirle, ma non so se mi leggerà mai. La rete è così dispersiva…

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( 1 so far )

MARCHISIO: GRAN GOL!

Posted on 6 dicembre 2009. Filed under: sport | Tag:, , , , , , |

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

INNERES AUGE – il nuovo BATTIATO

Posted on 2 dicembre 2009. Filed under: musica | Tag:, , |

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

« Articoli precedenti

Liked it here?
Why not try sites on the blogroll...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: