RECENSIONE CHIAVETTA USB KINGSTON DATA TRAVELER HYPER X 128 GB

Posted on 23 giugno 2013. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , |

Ero alla ricerca di una pendrive performante ed alla fine ho acquistato su Amazon, store che non mi stancherò mai di raccomandare, questa “pennetta” Kingston Hyper X da ben 128 GB71IyJ76COsL__SL1500_. Innanzitutto, anche se per alcuni potrà sembrare ovvio, vorrei illustrare la differenza di fondo tra una “penna” ed un hard disk esterno, per esempio uno di quelli autoalimentati che, quando costano la metà, sono capienti circa quattro volte tanto (128 GB la Kingston a 100 Euro circa, circa 60 Euro un disco esterno da 500 GB, se si cerca bene e si sfruttano le numerose offerte on line). Vediamo le differenze: la pennetta è molto più leggera, molto meno ingombrante, molto più robusta perché niente è in movimento. Un disco rigido esterno è più pesante, più ingombrante, più soggetto a guasti; in cambio è molto più capiente. A mio modo di vedere non sono due prodotti in alternativa tra loro, ma destinati ad usi differenti. Il disco rigido è una forma, ancorché portabile, di stoccaggio dei dati; la “pennetta” è un sistema veloce per portare sempre con sé i file più importanti, anche di utilizzo temporaneo, e di avere in ogni momento a portata di mano uno spazio in cui archiviare i dati al volo. Se poi questo spazio è, come nel caso della Kingston Hyper X, abbondante, tanto meglio!

Le caratteristiche essenziali della Kingston Hyper X sono:

  • 128 GB di memoria
  • USB 3 (naturalmente compatibile con USB 2)

Direi che ora come ora 128 GB sono tanti per un dispositivo di questo tipo, comunque esiste anche la versione da 256 GB (ma anche quella da 64), però i costi salgono parecchio (poco meno di 300 Euro), per cui 128 GB possono rappresentare, attualmente, un ottimo compromesso tra costo e capacità. In futuro i prezzi dovrebbero scendere.

La presenza di un connettore USB 3, riconoscibile dalla colorazione blu, è a mio modo di vedere essenziale: non ha senso comprare una pendrive high end se non è dotata dell’interfaccia più recente,  che grazie alla compatibilità con USB 2 permette di coniugare prestazioni e fruibilità. Ma anche senza la connessione ad una interfaccia USB 3, la Hyper X stupisce per la velocità: segno che la memoria interna è di ottima fattura. Collegata ad un pc desktop dotato di presa USB 2, il riconoscimento da parte del sistema è stato istantaneo; la stessa cosa si può dire per un paio di netbook e persino per un “poverissimo” thin client aziendale. Anche la velocità di trasferimento dei file è eccellente, niente a che vedere con le “normali” pennette che si possono acquistare ormai ovunque: la differenza è chiaramente percepibile. I dati di targa parlano di una velocità di lettura fino a 225 MB/sec, ed una di scrittura fino a 135 MB/sec. Purtroppo non ho ancora avuto modo di testarla con USB 3… In USB 2 ci fermiamo a 30 MB/sec. La compatibilità è totale con Windows, Linux o Mac senza necessità di installare driver aggiuntivi (a meno che non si stiano usando sistemi operativi particolarmente vecchi).

Le dimensioni sono maggiori rispetto alla media di una pennetta da 16 o 32 GB, senza comunque comprometterne la portabilità. Poiché ormai la miniaturizzazione ha raggiunto livelli quasi incredibili, appare chiaro che il guscio esterno è stato leggermente sovradimensionato rispetto allo stretto necessario per garantire robustezza e solidità. La Hyper X infatti è antiurto grazie all’involucro esterno in gomma ed un cuore interno di metallo (così dicono le specifiche). Il peso è leggerissimo e l’estetica è più aggressiva che non elegante, ma bisogna considerare che stiamo parlando di una “penna” da corsa!

Il dispositivo al momento dell’acquisto è confezionato in un blister esattamente come tanti altri. In dotazione non c’è niente, a parte un ridicolo e sottile filo che dovrebbe servire da “laccetto” e che ho prontamente accantonato.

Il cappuccio che protegge il connettore USB, per l’uso, va tolto del tutto; non siamo quindi in presenza di alcun sistema più o meno intelligente per evitare di dimenticarlo da qualche parte e perderlo. Si può inserire nel retro della pennetta, però se abbiamo messo un laccio di qualche tipo nel robusto aggancio posteriore, l’inserimento diventa impossibile. Questo è l’unico difetto di questo prodotto, altrimenti eccellente.

Al tatto, maneggiare questo dispositivo risulta piacevole: trasmette una notevole sensazione di solidità e non si sentono scricchiolii né cedimenti di sorta.

Cento Euro circa per una “pennetta” sono troppi? Forse, ma se si considerano tutti gli aspetti, è il prezzo da pagare per un oggetto “top di gamma”.

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COME COSTRUIRE UNA CHIAVETTA USB TUTTOFARE

Posted on 16 aprile 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , |

Ultimamente mi sto divertendo molto con Linux: è tutto gratis e si possono provare senza costi un sacco di programmi e distribuzioni. Molte di queste ultime (quasi tutte) sono inoltre live CD, ovvero facendo il boot da CD si possono far girare senza nessuna installazione, lasciando inalterato il file system sul disco rigido del PC. Naturalmente, se dopo aver provato si vuole installare definitivamente il sistema operativo, c’è l’opzione per farlo, e qui debbo subito dire che i programmi di installazione delle distribuzioni Linux sono enormemente migliorati rispetto ad alcuni anni fa: le distribuzioni più “facili” e famose hanno ormai un sistema di installazione grafico che rende facile l’operazione, anche a chi è meno esperto.

Questa enorme versatilità del pinguino rende possibili soluzioni software portatili che in certi casi possono essere veramente utili. Pensiamo per esempio alla possibilità di accedere al disco rigido e quindi ai file di una macchina il cui sistema operativo non si avvia più a causa di un problema software; pensiamo alla possibilità di cancellare un file altrimenti bloccato mentre il sistema operativo originario è in funzione; pensiamo ad un PC incasinato da un virus talmente rognoso da poterlo eliminare solo se non ha ancora preso possesso del PC in cui si è installato. Pensiamo anche, perché no, di dover fare indagini di polizia sul contenuto di un PC senza assolutamente intaccare il suo file system per non mandare a puttane le eventuali prove presenti. Infine possiamo anche immaginare di usare temporaneamente un PC che non è nostro ed in cui non vogliamolasciare traccia della nostra attività, per motivi di privacy o semplicemente perché non vogliamo creare fastidi a chi ce lo ha prestato.  Tutto questo, quindi, si può fare con una distribuzione “live” ed i software adatti, il che comporterebbe il fatto di usare una pluralità di CD. Invece, si può ottenere agevolmente tutto questo con una chiavetta USB appositamente attrezzata, col solo svantaggio che i PC più vecchi spesso non consentono il boot da USB. Ma pazienza, volete mettere la comodità di avere in tasca un vero e proprio coltellino svizzero per le emergenze?

Una delle prime cose da fare è andare sul sito Pendrivelinux.com, specializzato proprio in questo, e seguire le istruzioni… Io ho usato il programma gratuito YUMI che permette di creare una penna USB dotata di multiboot, con l’unico limite dello spazio disponibile. Io ho usato una chiavetta da 16 giga e, dopo averci stipato di tutto e di più, ho ancora circa 6 giga di spazio libero per lo storage dei dati.

Cosa possiamo metterci dentro? Una o più distribuzioni live di Linux, anche nelle versioni per netbook, e si può creare persino una versione portable di Windows Severn, se pensiamo di averne bisogno. Poi si possono mettere altre utilità come, per esempio, programmo antivirus, oppure capaci di partizionare il disco rigido, di testare la memoria, e via discorrendo. Naturalmente la prima cosa da fare è procurarsi le immagini ISO dei live CD che vogliamo utilizzare; paradossalmente il programma YUMI funziona (perfettamente) sotto Windows, anche Seven a 64 bit. Alcune distribuzioni supportate da YUMI sono indicate espressamente (l’elenco è lungo), ma c’è una funzione che permette di importare alcune “ISO” diverse (rimane da vedere con quale risultato; nel mio caso tutto è andato bene con qualche versione più recente di quelle indicate nel software).

L’operazione è semplice perché YUMI fa praticamente tutto da solo!

Io ci ho messo Linux Mint, Ubuntu, SLAX, Puppy Linux, i live CD di alcuni antivirus, Memtest, insomma tanta di quella roba da non ricordarmela tutta. Facendo il boot dalla chiavetta realizzata in questo modo, un semplice ma funzionale menù ci permetterà di scegliere cosa vogliamo fare. E funziona tutto! Qualche distribuzione litiga un po’ con qualche periferica (soprattutto con le schede di rete, wifi e cablate) per cui è importante avere più di una distribuzione se si vuole essere sicuri di operare sempre e comunque.

E se proprio vogliamo metterci nei panni degli investigatori, possiamo inserire tra le distro anche DEFT Linux, cosa che io per ora non ho fatto: una distribuzione live appositamente realizzata per le indagini forensi!

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IL FLOPPY E’ UFFICIALMENTE MORTO

Posted on 26 aprile 2010. Filed under: informatica | Tag:, , |

I floppy, cronaca di una morte annunciata

La notiziona di oggi è, in realtà, una notizina, piccola piccola: Sony, che era rimasto l’ultimo produttore, ha annunciato che nel Marzo 2011 cesserà la fabbricazione dei floppy. Un minuto di silenzio, prego. I floppy erano già, per così dire, malati terminali: oggi come oggi nel loro angusto spazio non entrerebbe neanche una foto digitale scattata con la più scarsa delle macchinette. Erano lenti, facili a guastarsi, rumorosi, poco efficienti. Eppure hanno segnato un’epoca. Io, che giovanissimo purtroppo non sono più, ricordo ancora i floppy, quelli sì veramente flessibili, del Commodore 64: dei quadratoni sottili e grossi, che andavano infilati in un lettore grande più o meno come un intero PC di oggi, anzi di più se lo compariamo a certe soluzioni compatte che si trovano in commercio. Potevano essere a doppia faccia o singola faccia; questi ultimi erano in realtà uguali a quelli a doppia, per cui bastava tagliare un pezzo della custodia per ingannare il PC ed usare un più economico “singola faccia” come se fosse stato un “doppia”. C’era in commercio persino un apposito strumento per fare l’operazione senza rischio di rovinare il supporto magnetico. Poi arrivarono i floppy di cui parliamo ora, 800 kb nella versione standard e ben 1,2 MB nella versione più evoluta. Singola faccia o doppia faccia. Floppy per modo di dire, perché in realtà rigidi, ma molto più piccoli, un po’ più veloci, colorati, divertenti, alcuni fantasiosi. In un cassetto ne ho ancora un sacco, ormai fanno parte del passato. Già da un pezzo i nuovi PC sono privi del lettore. A che servirebbe? Oggi in una caccoletta, tipo quelle per i cellulari, ci stanno fino a 8 giga di memoria. Adesso vengono utilizzate le chiavette USB, gli HD portatili, le schedine di memoria… Ma provate voi a mettere un bel disegno, per esempio di un personaggio dei fumetti, su una MicroSD…

Confesso di essere stato un assiduo acquirente di floppy, a suo tempo. Come ne vedevo una confezione originale per colore, foggia, contenitore… non resistevo all’acquisto e sborsavo i (pochi) quattrini occorrenti. Ecco perché, tuttora, ho un cassetto pieno di questi cadaveri, alcuni dei quali forse ancora conservano dentro di sé dati dimenticati ed ormai inutili.

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