RECENSIONE CHIAVETTA USB KINGSTON DATA TRAVELER HYPER X 128 GB

Posted on 23 giugno 2013. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , |

Ero alla ricerca di una pendrive performante ed alla fine ho acquistato su Amazon, store che non mi stancherò mai di raccomandare, questa “pennetta” Kingston Hyper X da ben 128 GB71IyJ76COsL__SL1500_. Innanzitutto, anche se per alcuni potrà sembrare ovvio, vorrei illustrare la differenza di fondo tra una “penna” ed un hard disk esterno, per esempio uno di quelli autoalimentati che, quando costano la metà, sono capienti circa quattro volte tanto (128 GB la Kingston a 100 Euro circa, circa 60 Euro un disco esterno da 500 GB, se si cerca bene e si sfruttano le numerose offerte on line). Vediamo le differenze: la pennetta è molto più leggera, molto meno ingombrante, molto più robusta perché niente è in movimento. Un disco rigido esterno è più pesante, più ingombrante, più soggetto a guasti; in cambio è molto più capiente. A mio modo di vedere non sono due prodotti in alternativa tra loro, ma destinati ad usi differenti. Il disco rigido è una forma, ancorché portabile, di stoccaggio dei dati; la “pennetta” è un sistema veloce per portare sempre con sé i file più importanti, anche di utilizzo temporaneo, e di avere in ogni momento a portata di mano uno spazio in cui archiviare i dati al volo. Se poi questo spazio è, come nel caso della Kingston Hyper X, abbondante, tanto meglio!

Le caratteristiche essenziali della Kingston Hyper X sono:

  • 128 GB di memoria
  • USB 3 (naturalmente compatibile con USB 2)

Direi che ora come ora 128 GB sono tanti per un dispositivo di questo tipo, comunque esiste anche la versione da 256 GB (ma anche quella da 64), però i costi salgono parecchio (poco meno di 300 Euro), per cui 128 GB possono rappresentare, attualmente, un ottimo compromesso tra costo e capacità. In futuro i prezzi dovrebbero scendere.

La presenza di un connettore USB 3, riconoscibile dalla colorazione blu, è a mio modo di vedere essenziale: non ha senso comprare una pendrive high end se non è dotata dell’interfaccia più recente,  che grazie alla compatibilità con USB 2 permette di coniugare prestazioni e fruibilità. Ma anche senza la connessione ad una interfaccia USB 3, la Hyper X stupisce per la velocità: segno che la memoria interna è di ottima fattura. Collegata ad un pc desktop dotato di presa USB 2, il riconoscimento da parte del sistema è stato istantaneo; la stessa cosa si può dire per un paio di netbook e persino per un “poverissimo” thin client aziendale. Anche la velocità di trasferimento dei file è eccellente, niente a che vedere con le “normali” pennette che si possono acquistare ormai ovunque: la differenza è chiaramente percepibile. I dati di targa parlano di una velocità di lettura fino a 225 MB/sec, ed una di scrittura fino a 135 MB/sec. Purtroppo non ho ancora avuto modo di testarla con USB 3… In USB 2 ci fermiamo a 30 MB/sec. La compatibilità è totale con Windows, Linux o Mac senza necessità di installare driver aggiuntivi (a meno che non si stiano usando sistemi operativi particolarmente vecchi).

Le dimensioni sono maggiori rispetto alla media di una pennetta da 16 o 32 GB, senza comunque comprometterne la portabilità. Poiché ormai la miniaturizzazione ha raggiunto livelli quasi incredibili, appare chiaro che il guscio esterno è stato leggermente sovradimensionato rispetto allo stretto necessario per garantire robustezza e solidità. La Hyper X infatti è antiurto grazie all’involucro esterno in gomma ed un cuore interno di metallo (così dicono le specifiche). Il peso è leggerissimo e l’estetica è più aggressiva che non elegante, ma bisogna considerare che stiamo parlando di una “penna” da corsa!

Il dispositivo al momento dell’acquisto è confezionato in un blister esattamente come tanti altri. In dotazione non c’è niente, a parte un ridicolo e sottile filo che dovrebbe servire da “laccetto” e che ho prontamente accantonato.

Il cappuccio che protegge il connettore USB, per l’uso, va tolto del tutto; non siamo quindi in presenza di alcun sistema più o meno intelligente per evitare di dimenticarlo da qualche parte e perderlo. Si può inserire nel retro della pennetta, però se abbiamo messo un laccio di qualche tipo nel robusto aggancio posteriore, l’inserimento diventa impossibile. Questo è l’unico difetto di questo prodotto, altrimenti eccellente.

Al tatto, maneggiare questo dispositivo risulta piacevole: trasmette una notevole sensazione di solidità e non si sentono scricchiolii né cedimenti di sorta.

Cento Euro circa per una “pennetta” sono troppi? Forse, ma se si considerano tutti gli aspetti, è il prezzo da pagare per un oggetto “top di gamma”.

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WINDOWS 8 RELEASE PREVIEW: ULTIME CONSIDERAZIONI

Posted on 3 giugno 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

Non è trascorso molto tempo dal mio post Windows 8 Consumer preview: prime impressioni ed ecco già giunto il momento di scrivere un nuovo articolo basato sulla release preview di questo ormai prossimo sistema operativo che dovrebbe uscire verso fine anno, a detta di tutti in tempo utile per le festività natalizie. Lo troveremo, si augurano alla Microsoft, non solo sui desktop e notebook, ma anche e soprattutto sui tablet a fare concorrenza agli iPad ed ai tablet android (questi ultimi, in realtà, non sembra che vendano così bene). Sulle perplessità derivanti dalla scelta Microsoft di impostare l’interfaccia, in tutta evidenza, per un utilizzo touch ho già detto in altri precedenti articoli, e non è necessario che mi ripeta. 

Innanzitutto, cos’è cambiato nella release preview rispetto alla consumer preview? Non molto. La prima cosa è che il sistema, nel suo complesso, appare molto più rifinito e questo è normale, poiché la consumer era ad uno stato piuttosto grezzo di sviluppo. I movimenti necessari per attivare alcune funzionalità (angolo in basso a sinistra al posto del menù Start, lato a destra per le opzioni ed i settaggi, lato a sinistra per ritornare alle applicazioni usate in precedenza) ora appaiono più fluidi e sembrano funzionare senza incertezze (io ho testato entrambe le versioni su un desktop e quindi sto parlando di gesture eseguite con il mouse). Alcune app funzionano in modo più completo ed anche questo è il minimo che potevamo aspettarci. Il Market è meglio strutturato ed il meccanismo di installazione dei programmi funziona senza problemi e fornisce informazioni più accurate all’utente, tranne se un programma è già stato installato oppure no. Penso e mi auguro che nella versione definitiva questo aspetto verrà migliorato.

Il sistema si installa senza problemi. La consumer l’avevo installata in dual boot con Seven in una partizione, mentre la release l’ho installata su disco (non macchina) virtuale seguendo le istruzioni contenute in questo eccellente articolo.

Tra le cose positive, mi piacciono i menù stile ribbon delle finestre e Internet Explorer 10, che a prima vista mi sembra davvero velocissimo. 

A farla da padrone è l’interfaccia metro per la quale bisogna obbligatoriamente transitare; la si può parzialmente evitare lanciando i programmi che si usano di più dalla barra delle applicazioni del desktop. Quest’ultimo, a sua volta, non è più l’ambiente centrale di ogni operazione, ma è piuttosto un programma come tutti gli altri che serve per le applicazioni di tipo più tradizionale e per le operazioni più complesse sul file system. Si vocifera, al riguardo, che proprio per questo motivo le icone verranno ridisegnate per essere più simili alla grafica di metro e che le sofisticatezze grafiche tipo aero verranno abbandonate. Niente più effetti trasparenza quindi, almeno così parrebbe: non posso fare a meno di pensare che ci troveremo di fronte ad un abbrutimento grafico. Certo Microsoft sta scommettendo tutto sulle piastrelle di metro: o la va o la spacca, sembrerebbe dire (e pensare). Con il rischio, neanche tanto remoto, di fallire, visto che in ambito mobile Windows Phone stenta a sfondare ed il nuovo Windows 8, che ne ricalcherà lo stile, rischia di scontentare gli utenti desktop che rappresentano lo zoccolo duro di Windows.

Ho provato ad installare Microsoft Security Essentials ma il sistema, con un messaggio, mi ha avvertito che non era necessario perché c’era già Windows Defender che ha le medesime funzionalità. Ne deduco che Windows 8 avrà MSE già incorporato, anche se si chiamerà Defender come nelle precedenti versioni di Windows

Il menú con le piastrelle (non posso fare a meno di chiamarlo così) ora è maggiormente personalizzabile e nel complesso è tollerabile.

Il sistema operativo gira veloce e fluido (il mio PC ha 8 GB di RAM e un processore Intel i7).

Nessun problema con la installazione di Office 2010 e per la configurazione di una stampante di rete.

Aspetto in comune con tutti i SO moderni, i programmi (scusate: le app) non si chiudono più, almeno quando siamo con metro: si congelano e rimangono aperte finché in memoria c’è spazio. Poi, verrà chiusa quella non utilizzata da più tempo se ci sarà bisogno di liberare memoria. Se proprio vogliamo chiuderne una (anche se non è necessario) possiamo agganciarla sul bordo superiore e trascinarla in basso, sino a farla sparire.

Che dire, in conclusione? Questo nuovo Windows sarà, da quando Windows esiste, quello più innovativo, e per certi versi quello più sconvolgente. Difficile prevedere, sono molto sincero nel dirlo, se incontrerà il favore degli utenti oppure no. Io stesso sono molto combattuto nel dover dare un giudizio. Non amo l’interfaccia metro e non gradisco l’eliminazione del pulsante start, men che meno mi piace la grafica grossolana che ha la maggior parte delle app studiate appositamente per il nuovo ambiente di lavoro, anche se usandolo ogni tanto qualche piacevolezza affiora. Probabilmente Windows 8 sarà un ottimo sistema per tablet, ricco di funzionalità desktop che gli altri tablet non hanno (e soprattutto che non ha iOS con tutti i suoi limiti, tanto per intenderci), ma su un sistema desktop, con mouse e tastiera, dubito fortemente che sarà il sistema operativo definitivo. Non posso fare a meno di pensare che con Windows 8 Microsoft perderà alcune quote di mercato.

Ultima cosa: la release preview per ora non supporta l’italiano.

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RECENSIONE FLASH NISSIN Di866 MARK II

Posted on 3 dicembre 2011. Filed under: fotografia | Tag:, , , , , , , , |

Ebbene sì, dopo aver a lungo tentennato, ho alla fine acquistato il flash in oggetto. Dopo un po’ di scatti di prova (pochi, perché purtroppo ho poco tempo a disposizione) mi accingo a scrivere questa recensione.

Sistema di riferimento

Corpo Canon 5D Mark II, obiettivo 24-105 f. 4 IS USM.

Perché un flash?

La domanda è meno banale di quello che potrebbe sembrare a prima vista. Innanzitutto, è ovvio, avere a disposizione un flash è come avere una risorsa di luce sempre a disposizione, per poter fotografare anche con luce scarsa oppure assente del tutto; per giunta la 5D Mark II, come tutte le reflex Canon di fascia alta, non ha flash incorporato. Però finora avevo sempre rimandato l’acquisto per i seguenti motivi: per prima cosa, è più bello fotografare a luce ambiente e con i moderni apparecchi è facile farlo, grazie alla resa più che sufficiente anche con valori ISO molto alti; in più al naturale la foto rispecchia l’atmosfera del momento, mentre la luce del flash è diretta, fredda, violenta e piatta. Inoltre, potevo pur sempre contare su un vecchio flash che, pur non avendo la circuitazione necessaria per interfacciarsi con il corpo macchina, funzionava bene in semi automatismo (quindi non in TTL, ma misurando la luce riflessa con la cellula sul flash). Sentivo invece molto la mancanza di un flash con funzioni evolute in pieno giorno, per bilanciare l’esposizione dei primi piani rispetto a sfondi molto luminosi. Per esempio, vediamo il Gabibbo sul davanzale di una finestra in un controluce non molto spinto, ma comunque marcato:

Comparazione

Perché il Nissin Di866 Mark II

Il Nissin è un’alternativa all’attuale top di gamma della Canon, il 580 EX Mark II. Si integra perfettamente con il corpo macchina mantenendo tutte le funzioni più evolute, con il vantaggio di un costo sensibilmente inferiore (poco sopra i 200 Euro il Nissin a fronte dei 400 Euro circa del Canon nella migliore delle ipotesi). In più è leggermente più potente, almeno sulla carta, ed ha il doppio flash.

Caratteristiche fondamentali 

Il numero guida è 60 (quello del Canon è 58). Attenzione che, in entrambi i casi, la potenza si riferisce alla parabola in posizione 105 mm a ISO 100. Senza diffusore la parabola regola l’ampiezza del lampo in modo da coprire il range di focali da 24 mm a 105 mm (su full frame). Con il diffusore grandangolare si arriva sino a 18 mm (il Canon qui è meglio, arriva sino a 14 mm). Il diffusore è incorporato e si estrae dalla parabola, come anche un pannello riflettente bianco (esattamente come il Canon). Il flash secondario, che ha funzioni di schiarita e si attiva solo quando si usa il lampo riflesso, ha numero guida 12. Il flash funziona con le modalità E-TTL oppure E-TTL II (dipende dal corpo macchina). Può anche funzionare in modalità automatica non TTL ed anche in modo completamente manuale. Insieme ad un flash Canon oppure un altro Nissin può essere impostato come master o slave (funzionalità che non ho provato). Può scattare una serie di lampi in sequenza strobo, così come permettere la sincronizzazione sino ad 1/8000 secondo grazie alla funzionalità Hi-Speed, ma in quest’ultimo caso viene disattivato il flash secondario (non è un problema. Probabilmente il flash secondario, di schiarita, non è in grado di sopportare lo stress derivante dalla funzionalità Hi-Speed).  Sulla 5D Mark II il flash può essere impostato anche dal corpo macchina tramite l’apposita funzione del menù; non funziona invece la voce di menù Impostaz. C.Fn flash che, stando al manuale del 580 EX II originale, riguarda solamente l’attivazione o meno dello spegnimento automatico, per cui direi che non è certamente un problema visto che si possono regolare le funzioni più avanzate ed importanti, quali il modo flash (E-TTL o no), la sincronizzazione sulla prima o seconda tendina, il bracketing fino a ± 3 diaframmi,la compensazione dell’esposizione, la lettura esposimetrica (valutativa o media), lo zoom della parabola (auto o manuale), le impostazioni wireless. Le stesse funzionalità come è naturale si possono impostare direttamente dal pannello del flash. Il firmware del flash si può facilmente aggiornare tramite una presa USB in modo da renderlo compatibile con futuri modelli di macchine fotografiche.

Com’è fatto

Il Nissin arriva in una scatola di cartone colorata che ne riassume le caratteristiche. All’interno si trova, oltre al flash vero e proprio, un piedistallo per l’utilizzo separato dal corpo macchina, una custodia di plastica tutto sommato sottile ma foderata all’interno con materiale morbido antigraffio, un mini CD con il manuale di istruzioni (scaricabile anche dal sito), un foglio con una guida molto sintetica, giusto per iniziare ad usarlo. La qualità costruttiva a me sembra più che buona. Al tatto è piacevole, i bottoni hanno un funzionamento sicuro e privo di incertezze, il display è veloce e reattivo. La sua luminosità non può essere regolata, ma si può disattivare se per qualche motivo dovesse infastidire. Questo display merita due parole: di piccole dimensioni, ma a colori, ruota se viene ruotato il flash. Questo significa che, se la macchina viene impugnata in verticale per scatti verticali, il display rimane dritto ed anche i tasti che lo circondano si adeguano di conseguenza, rendendone l’utilizzo molto intuitivo e senza costringere l’operatore a ragionamenti cervellotici. Io trovo questo display particolarmente gradevole e ben fatto. Visto di fronte, il flash mostra la parabola principale, il flash secondario immediatamente sotto, l’illuminatore per la messa a fuoco al buio e la minuscola cellula sulla destra, in basso, per il funzionamento automatico non TTL. Sul retro c’è il display a colori, un pulsante SET circondato da 4 pulsanti freccia per muoversi all’interno di menù e sottomenù, la spia che indica lo stato di carica e che funziona anche come pulsante per un lampo di prova, il bottone di accensione e spegnimento che svolge anche la funzione di blocco delle impostazioni contro l’azionamento involontario degli altri pulsanti. Visto da dietro, a destra c’è lo scomparto per le batterie, 4 stilo AA, mentre a sinistra troviamo, dietro uno sportellino che si apre più facilmente sollevando la parabola, la presa sincro, una mini USB ed una presa per un cavetto proprietario che consente di mantenere tutte le funzionalità senza dover montare il flash sulla slitta.  Questo cavetto non ce l’ho, non è in dotazione e va eventualmente acquistato a parte. La parabola ruota e si solleva a scatti senza necessità di premere pulsanti di blocco o di sblocco, ma dà l’impressione di essere robusta e rimane senza difficoltà in posizione. Il sistema di aggancio alla slitta è tradizionale, avviene cioè ruotando una ghiera. Il fissaggio è sicuro e il Di866 Mark II, a differenza del Mark I, ha il piedino in metallo. Lo zoom motorizzato della parabola è abbastanza silenzioso, ed anche questa dovrebbe essere una differenza in meglio con il Mark I, che si trova ancora in commercio con la denominazione professional. Se siete intenzionati all’acquisto, vi consiglio di fare attenzione a comprare il nuovo Mark II rispetto al modello più vecchio, considerando anche che il costo è praticamente identico, almeno sino al momento in cui scrivo.

Utilizzo

Non ho certo intenzione di ricalcare il libretto di istruzioni, tuttavia ecco un breve cenno sul funzionamento di questo flash. Inserito un set di batterie cariche e montata l’unità sulla slitta della fotocamera (attenzione che entrambi gli apparecchi siano spenti), una breve pressione sul pulsante On/Off accenderà il Nissin ed il display visualizzerà la schermata principale in stile iPhone (dimensioni a parte). Infatti vedremo sei icone quadrate corrispondenti ad altrettante impostazioni: nell’ordine, funzionamento completamente automatico TTL (icona A bianca su sfondo verde), come la precedente ma con possibilità di correzione manuale (scritta TTL su sfondo blu), funzionamento manuale oppure automatico non TTL, MULTI (per lampi strobo), wireless, impostazioni generali. Ogni icona si seleziona premendo il bottone Set; tenendolo premuto per qualche secondo si accede al relativo sottomenù, se presente. Premendo On/Off si bloccano le impostazioni, tenendolo premuto per qualche istante si spegne il flash. Le impostazioni generali (Setting) consentono di personalizzare l’esposizione, di settare acceso o spento il display e la sua rotazione (mi chiedo perché qualcuno dovrebbe disattivarla), di scegliere tra metri e feet come unità di misura, e di attivare o disattivare il modeling consistente in una serie di flash ravvicinati in modo da permettere il controllo visivo e preventivo dell’effetto del lampo. Sempre in questo menù è possibile impostare il tempo di autospegnimento ed effettuare l’eventuale aggiornamento del firmware. La modalità completamente automatica non ha un sottomenù: il suo funzionamento è analogo a quello di un flash incorporato nel corpo macchina. L’icona TTL invece ci consente di apportare delle correzioni manuali ed ha un sottomenù che permette di regolare varie impostazioni tra cui l’abilitazione o meno del flash secondario nonché la sua potenza che può essere ridotta sino ad 1/128, lo scatto sincronizzato sulla seconda tendina per l’effetto scia con tempi lenti di scatto, lo zoom manuale della parabola, la modalità hi-speed ed il bracketing per una serie di scatti con l’esposizione a forcella. Non mi dilungo sulle altre funzionalità: concludo dicendo che ogni menù e sottomenù è caratterizzato da un colore differente, per cui diventa facile orientarsi. Una caratteristica in comune con il Canon è la presenza di un diffusore grandangolare e di uno schermo riflettente che possono essere estratti da sopra la parabola. Il diffusore grandangolare si ripiega sulla parabola stessa ampliando la larghezza del fascio luminoso, fino a 18 mm (quindi niente 17 mm del mio 17-40). Lo schermo riflettente invece rimane teso e, secondo le istruzioni, dovrebbe essere utilizzato con la parabola dritta (per un soggetto sino a due metri di distanza) per una illuminazione più morbida e priva di ombre marcate. I due elementi condividono una medesima fessura e vengono estratti insieme. Si tratta, secondo necessità, di reinserire ciò che non serve, anche se nulla vieta di usarli entrambi. Il diffusore può essere usato anche con focali non grandangolari, poiché rende la luce più delicata.

Come funziona

Non ho testato le funzioni wireless master/slave perché non ho un secondo flash da abbinare. Premesso ciò, debbo dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso dal Nissin Di866 Mark II. Temevo di trovarmi di fronte ad un prodotto con caratteristiche buone sulla carta ma di scarsa qualità costruttiva, invece non ho nessuna critica da fare. Il flash è solido, non scricchiola, le plastiche sono piacevoli al tatto, ed il funzionamento è privo di incertezze. Si accoppia perfettamente alla 5D Mark II estendendo le capacità del corpo macchina esattamente come farebbe l’originale Canon, ad un prezzo sensibilmente inferiore. In modalità TTL la quantità di luce è perfettamente dosata. Ricordo che, nelle Canon, la priorità dei diaframmi con il flash inserito permette al sistema esposimetrico di esporre per lo sfondo e di illuminare il primo piano in modo bilanciato, regolando l’intensità del lampo; attenzione che in ambienti molto bui vengono impostati tempi piuttosto lunghi. Il display sul dorso è bello a vedersi e rende molto intuitivo effettuare le varie regolazioni. In full auto ed in TTL si possono usare tutte le priorità (Av e Tv) oltre al Program ed ovviamente il Manuale. La qualità della luce mi sembra buona, né troppo fredda né al contrario troppo calda. Le foto appaiono con il bilanciamento del bianco perfetto ed anche la regolazione automatica di Photoshop lo conferma, poiché non vengono apportate correzioni.

Conclusione

Penso di aver fatto un buon acquisto e sono contento di aver risparmiato rispetto a quello che avrei speso per il 580 EX II originale. Sottolineo che non sono molto a favore di prodotti di terze parti: per esempio, i miei obiettivi sono tutti originali. Nel caso del flash, però, il Nissin è stato una forte tentazione e, almeno per ora, sono contento di avervi ceduto.

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RECENSIONE CANON PIXMA MG6150

Posted on 12 dicembre 2010. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , |

StampMG6150Nonostante le mie attrezzature informatiche comprendano già una stampante di rete di cui sono molto soddisfatto (una laser a colori Dell 3000cn), una stampante a getto d’inchiostro di qualità fotografica sino al formato A3+ (una Epson Stylus Photo R2400) ed un eccellente scanner (Epson Perfection 3200 Photo), ho deciso di regalarmi una stampante multifunzione wireless. Potrebbe sembrare un acquisto inutile, e forse è giustificabile solo con la mia passione per la tecnologia, eppure ci sono stati validi motivi: innanzitutto, in casa era sentita l’esigenza di una fotocopiatrice veloce da usare, anche senza PC; inoltre può essere utile avere a disposizione uno scanner condiviso tra tutte le postazioni di lavoro (ho due desktop e 4 netbook, più un vecchio notebook); infine, una multifunzione consente anche la stampa diretta da memory card (funzione che per quanto mi riguarda è di nessuna utilità, mentre altri membri della famiglia hanno mostrato di apprezzare questa caratteristica) oltre a poter gestire i CD-DVD stampabili.

Gli ingredienti per una giusta scelta erano, quindi: connettività wireless, display a colori (altrimenti come stampare le foto senza computer?), ed aggiungo bell’aspetto (l’apparecchio era da inserire in uno scaffale da salotto, accanto all’impianto hifi ed altri ammennicoli vari).

Circa la marca da prendere in considerazione, secondo me quando si parla di stampanti a getto d’inchiostro con qualità di stampa fotografica non si può uscire dalla triade (in ordine alfabetico) Canon – Epson – HP. Ho sempre considerato, fino a qualche anno fa, la Epson una spanna superiore alle altre due, ma poi HP ma soprattutto Canon sono riusciti a colmare il gap e tutte e tre attualmente offrono un’ottima qualità. Di Epson, come detto prima, ne avevo già una (ed in passato ne ho avute altre), per cui volendo cambiare ho ristretto la scelta tra Canon e HP.

IMG_0955Di HP ne ho avuta una in passato, di fascia economica, di cui avevo apprezzato la robustezza più che la qualità. Di Canon sono un grande estimatore: la mia attrezzatura fotografica è tutta Canon, sin dai tempi della pellicola… ma paradossalmente, di stampanti Canon non ne ho mai possedute sino a questa estate, quando ho comprato una economicissima Pixma multifunzione per un PC “da vacanza”: ebbene, la qualità di questa stampantina da poche decine di euro insieme al mio debole per Canon mi hanno orientato nella scelta, ed alla fine ho comprato una Canon MG6150.

Nella attuale produzione di multifunzione a getto d’inchiostro, questo modello appartiene alla fascia alta (è secondo solo alla MG8150). Comincio subito con una nota frivola sottolineando la bellezza di questa multifunzione: linee scure, il coperchio dello scanner evidenziato da una striscia color argento, display a colori ampio, ed un sistema touch di tasti “intelligente”, nel senso che di volta in volta si illuminano (e diventano visibili) solo quelli che sono utilizzabili in quel particolare momento. Il tutto è davvero facile da utilizzare poiché questo sistema ti guida passo per passo, rendendo ogni operazione estremamente intuitiva.

Spacchettando l’imballo, non si può fare a meno di notare la cura maniacale con cui è stata protetta con nastro adesivo, facilmente rimovibile, ogni minima parte potenzialmente soggetta a strisciarsi: persino il fondo della vaschetta che accoglie lo schermo LCD (quando non è sollevato)! Con pazienza bisogna toglierne ogni traccia altrimenti si rischia di bloccare il funzionamento di una parte mobile, con probabilità di creare guasti.

Le istruzioni sono su supporto ottico; nonostante ciò, c’è un corposo manuale cartaceo multilingue, di poca utilità in quanto contiene pochissime informazioni. C’è poi un manuale che dovrebbe essere di aiuto in caso di problemi con il collegamento wireless: anche questo inutile, perché problemi non ce ne sono, come vedremo.

Una volta eseguito lo spacchettamento, dallo scatolone avremo estratto i CD con il software, le 6 cartucce di inchiostro, la testina di stampa (sulle Canon è rimovibile e sostituibile), uno strano pezzo di plastica piatto che è il vassoio per la stampa su CD printable ed infine il cavo elettrico puro e semplice, in quanto l’alimentatore è inglobato nel corpo della stampante.

La prima cosa da fare, una volta liberato l’apparecchio da tutti i “legacci”, è quello di alzare lo schermo LCD, cosa che si ottiene spingendo un tasto sul retro per lo sblocco, e di inserire la spina in una presa elettrica. Lo schermo LCD a questo punto ci guiderà facendoci installare prima la testina di stampa e poi le cartucce di inchiostro. L’operazione è semplice e scorre via senza intoppi. Bisogna fare attenzione a maneggiare correttamente la testina di stampa evitando di toccare gli ugelli. Una volta fatto questo, una scritta sul display ci avvertirà che è in corso il caricamento dell’inchiostro e la preparazione della stampante per il primo utilizzo: ci vorranno circa 5 minuti di tempo, al termine dei quali verrà richiesto l’inserimento di uno speciale foglio di carta (in dotazione ce ne sono due) per l’allineamento automatico della testina. In pratica viene stampata una serie di linee che consentiranno alla stampante di auto tararsi. Non so esattamente come ciò sia possibile, e perché serva un foglio apposito, inserito oltretutto per il verso giusto (un angolo è smussato per individuare il corretto orientamento), ma credo che ci sia una sorta di rilevamento ottico della stampa.

Alla fine la multifunzione è operativa, ma ovviamente non è inserita nel “sistema”. Prima di proseguire, sarà bene inserire la carta comune nel cassetto inferiore: non sarà in vista, a tutto vantaggio dell’estetica, e non sarà soggetta alla polvere. Esiste anche un cassetto superiore (e posteriore) normalmente coperto, che serve unicamente per la stampa da supporto fotografico. Entrambi i cassetti tengono circa 150 fogli.

A questo punto, se l’utilizzo della multifunzione è tramite USB, bisogna installare il software ed i driver prima di collegare la stampante al PC; se invece, come nel mio caso, l’utilizzo è di rete, si può tranquillamente connettere l’apparecchio e poi installare il software sui singoli PC che saranno interessati al suo utilizzo condiviso.

L’ampio display ci viene in aiuto: è semplice attivare il wifi, inserire la password di protezione ed anche personalizzare la connessione con qualsiasi parametro necessario. Per esempio, la mia rete domestica è basata su indirizzi IP fissi e quindi ho dovuto impostare manualmente l’indirizzo IP della stampante: facile come bere un bicchiere d’acqua. Alla fine un avviso ci confermerà dell’avvenuta connessione e la spia con la scritta wifi si accenderà. Ripeto, tutto funziona bene e nel modo dovuto.

Il software in dotazione comprende parecchi applicativi, oltre ai driver. Naturalmente c’è tutto quello che serve per gestire la stampante ed anche lo scanner, da remoto. Ancora non li ho provati tutti, per cui non posso entrare nel dettaglio. Il processo di installazione ad un certo punto chiede di precisare se la stampante è utilizzata wireless: in caso affermativo, dopo aver installato tutti i software ed i driver, il programma di installazione cercherà di individuare la multifunzione nella rete, cosa che avviene velocemente e senza difficoltà. Questa operazione, come ho detto, va ripetuta su ogni PC connesso in rete che vorrà usufruire delle prestazioni della Pixma MG6150.

Adesso, finalmente, siamo pronti! Un paio di caratteristiche iniziali, tanto per gradire: c’è la possibilità di effettuare stampe fronte-retro, e se ci dimentichiamo di aprire lo sportello da cui fuoriesce la stampa… niente paura, si aprirà da solo! Una comodità non da poco in un apparecchio nato per essere usato a distanza. Occorre invece prestare attenzione quando si vuole stampare sulla superficie di un CD. Infatti il CD stampabile va incastrato su un “vassoio” (praticamente una tavoletta di plastica) che a sua volta va inserito all’interno di un cassetto, normalmente chiuso, sito nel vano da cui normalmente fuoriesce la stampa. E’ importante tenere presente che questo cassetto va aperto a mano e che non è possibile farlo se non quando la stampante lo consente, tramite una scritta sul display. Bisogna evitare quindi di forzarne l’apertura, pena il rischio di rotture e malfunzionamenti. In pratica si deve lavorare così: si lancia il software, si elabora l’immagine da stampare sulla facciata del supporto, si lancia la stampa. Poi si va alla stampante che, dopo pochi istanti, chiederà l’inserimento del supporto. Quindi possiamo prendere il vassoio su cui in precedenza abbiamo inserito il CD, aprire il cassetto sito all’interno, inserire il vassoio allineando due frecce (una sul vassoio l’altra nel corpo della stampante) e premere Ok sul display. A questo punto la stampa vera e propria avrà inizio. Una volta terminata, potremo ritirare il vassoio con il nostro CD bello e stampato e richiudere il cassetto. Il tutto si fa prima a farlo che a parlarne, ed il risultato è davvero sorprendente, almeno per me che non avevo mai usufruito in precedenza di questa possibilità.

La Pixma MG6150 usa 6 cartucce di inchiostro: oltre alle tradizionali giallo, magenta e cyan c’è una cartuccia di grigio e altre due di nero, uno per le foto e l’altro per la stampa di testo. Il funzionamento meccanico è preciso, silenzioso e senza incertezze. L’output, sia su carta normale che fotografica, è veramente ottimo, con caratteri nitidi e neri per il testo, con colori brillanti e precisi per le foto (purché, ovviamente, si usi carta fotografica di qualità). Di fronte, sulla destra, protetto da uno sportellino, ci sono gli slot per l’inserimento di tutti i formati più diffusi di schede di memoria in modo da poter stampare le fotografie senza l’uso di un computer (funzione che non ho provato). Non ho usato il cronometro ma la velocità mi sembra soddisfacente, pur in presenza di un segnale wifi non al top (la multifunzione è nella stanza di casa più lontana dall’ access point).

Ero particolarmente curioso di provare la scansione da PC. Può avvenire in due modi: si può effettuare la scansione presso il terminale, per poi dirottare il file verso un PC collegato in rete (opzione non testata); oppure, si può andare allo scanner, inserire l’originale, tornare al PC e pilotare da remoto la scansione, che nel primo caso può avvenire solo in modalità totalmente automatica. Il software è comunque piuttosto intelligente, ed anche in automatico si ottengono con facilità risultati davvero sorprendenti per qualità complessiva, fedeltà dei colori, nitidezza. La stessa affermazione si può fare per l’uso come fotocopiatrice a se stante.

L’utilizzo dell’apparecchio, grazie al display ed alla superficie tattile che di volta in volta mostra solo i tasti usabili, è veramente semplice, così come ben fatto ed intuitivo mi sembra il software fornito in dotazione. Insomma, la mia impressione è quella di trovarmi di fronte ad un prodotto di elevata fattura, bello da vedere e funzionale. Il costo? Di poco inferiore ai 200 euro presso Mediaworld, ma non è escluso che in rete si possano trovare prezzi migliori, cui però spesso sono da aggiungere le spese di spedizione.

Francamente non trovo nessun difetto per questo apparecchio, tranne forse che la finitura lucida nera evidenzia anche il minimo granello di polvere e che non si possono scansionare trasparenti (pellicole, negativi, eccetera). A quest’ultima lacuna dovrebbe sopperire il modello superiore, l’ MG8150.

Come sempre, non riporto alcun dato ufficiale perché secondo me  sono più utili le impressioni da vero utente, quale io sono. Per le caratteristiche tecniche di targa, c’è sempre il sito ufficiale della Canon!

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DELL Studio XPS 8100 & MONITOR DELL 2209WA (recensione…)

Posted on 7 febbraio 2010. Filed under: informatica | Tag:, , , , , |

Ok, non sarà una recensione tecnica al 100 %, per la quale esistono siti specializzati molto validi, ma ecco qua la MIA recensione di quest’accoppiata tutta DELL. Perché faccio questa recensione e non altre? Perché questa roba l’ho comprata, ovvio, per cui tutto ciò che dirò è frutto della diretta esperienza. Intanto vi dico perché ho scelto questi componenti: il monitor perché avevo l’esigenza di passare ad un pannello non TN per via della qualità dei colori (sono appassionato di fotografia) e perché i monitor TN, come quello che avevo prima, hanno un grave difetto per chi si occupa di grafica, anche se a livello amatoriale come me, poiché come cambia l’angolo di visuale cambiano anche i colori e la luminosità dell’immagine. Così io, che amo certe volte stare stravaccato sulla mia poltroncina mentre elaboro una fotografia RAW, col TN ero costretto a raddrizzarmi e mettermi composto, mentre ora posso spostarmi a destra e sinistra, in alto e in basso senza variazioni. Sembra una stupidaggine, detta così, ma la realtà è che i pannelli TN (che sono anche i più economici) vanno bene per i giocatori di videogame in virtù della loro elevata velocità, mentre non vanno bene per i fotografi ed i grafici in generale proprio per la scarsa accuratezza nella riproduzione dei colori e la variabilità di questi ultimi in base all’angolo di visuale. Ecco perché sono passato ad un monitor che, senza svenarmi (quelli professionali possono costare migliaia di euro) mi consente tuttavia una buona qualità. La scelta è caduta su un 22 pollici dopo aver a lungo ragionato sui 24 pollici disponibili (e dal costo ragionevole). Poi il mio sito di fiducia per quanto riguarda i monitor mi ha convinto ad acquistare questo DELL che ha un’ottima calibrazione dei colori: il modello è il 2209WA. Se andate sul sito DELL lo potete trovare sia con il telaio nero sia con il telaio silver: io l’ho preso silver. Dicevo del mio sito di fiducia: PRAD. Se volete leggere la recensione in inglese del mio monitor, cliccate QUI.  Il sito è quanto di meglio si possa chiedere per il test dei monitor.

Dunque, il monitor DELL 2209WA ha una risoluzione di 1680 x 1050 pixel e monta una pannello e-IPS, dove la e sta per economico; caratteristica che farà piacere al nostro portafogli senza dispiacere al nostro sgusto estetico, perché è un bel monitor in grado di visualizzare immagini di elevata qualità e con i colori calibrati anche senza regolazioni, purché si lasci selezionata la modalità standard. Io comunque ho una sonda Spyder Pro della Datacolor che uso per la calibrazione del colore raggiungendo risultati eccellenti. La costruzione è ottima, il menù OSD (On Screen Display) è facile ed intuitivo. I bottoni per il funzionamento sono incastonati nell’angolo destro della cornice, in verticale. Quello di accensione presenta un bel led blu quando il monitor è acceso, che diventa giallo quando entra nella modalità di risparmio energia. Questo monitor, pur essendo amatoriale, visualizza immagini di qualità spettacolare per contrasto, colori e nitidezza. Al di sotto dei 500 euro è veramente difficile trovare di meglio e devo dire di essere piuttosto soddisfatto dell’acquisto. Un’ultima cosa: il monitor fa anche da hub USB alimentato, il che non guasta. Ha due prese sul retro e due sul lato sinistro del telaio. Niente webcam incorporata e niente altoparlanti, come è giusto che sia per un apparecchio specializzato in una cosa sola: visualizzare nel modo migliore possibile. A dir la verità sul sito DELL è possibile acquistare un aggeggio multimediale che si aggancia al monitor;  ve lo sconsiglio, gli altoparlanti sono di qualità modesta ed il design dell’attrezzo ne risente, molto. Quanto ai settaggi, è necessario ridurre la luminosità perché, come in tutti i monitor LCD, l’impostazione di fabbrica è eccessiva e rischia di “bruciarvi” gli occhi dopo poche ore di lavoro: come suggerito da PRAD io l’ho ridotta a 10, il contrasto l’ho lasciato su 75, la modalità colore su standard, che garantisce già un buon bilanciamento anche senza calibrazione. Più o meno, tutto qua.

Il desktop invece è un DELL Studio XPS 8100. Se siete interessati è meglio che andate sul sito DELL perché i modelli cambiano spesso col cambiare del mercato ed in ogni caso sono sempre possibili le personalizzazioni come il cambio della scheda video, l’aumento della RAM o della capacità dei dischi rigidi. Il mio vecchio PC era un assemblato dotato di un Pentium IV e 2GB di RAM: ancora funziona ma cominciava a soffrire la pesantezza delle immagini RAW della mia Canon 5D Mark II, tanto per dirne una. Ecco la necessità, quindi, di un aggiornamento.

La mia configurazione:

Base
Studio XPS 8100: processore Intel Core i7 860 (2,80 GHz, 8 MB)
Memoria
Memoria DDR3 a doppio canale da 8.192 MB (4×2 GB), 1.333 MHz
Tastiera
Tastiera USB Dell™ Entry, italiano (QWERTY)
Scheda video
Scheda grafica singola NVIDIA® GeForce™ GTX 260 da 1,8 GB
Unità disco rigido
Doppio disco rigido RAID 0 “Stripe” da 2 TB (2×1 TB, 7.200 rpm)
Sistema operativo Microsoft
Windows® 7 Home Premium autentico 64 Bit – Italiano
Mouse
Dell 2 Button USB Optical Mouse
Dispositivi ottici
Unità ottica DVD+/- RW 16x (lettura e scrittura DVD e CD) (solo Windows 7)
Schede audio
Integrated HDA 7.1 Dolby Digital Audio

Il case è abbastanza robusto, diciamo nella media, è piacevole al tatto ed è color bianco panna tranne che sul frontale, nero lucido. Il frontale si elettrizza facilmente ed è una calamita per la polvere; io l’ho pulito passandoci sopra un fazzolettino di carta inumidito con Vetril, che ha una funzione antistatica, ed ora è pulito… Sulla parte superiore c’è una comoda vaschetta che può contenere, per esempio, un lettore mp3 oppure uno smartphone, con due prese USB, una presa per le cuffie ed una per il microfono. Sotto, frontalmente, c’è un insieme di fessure in grado di leggere tutte le memorie digitali conosciute, più in basso il masterizzatore CD-DVD, scendendo ancora più giù troviamo uno sportellino che nasconde altre due prese USB. Altre quattro sono sul retro, insieme ad una presa eSATA, la presa video DVI (anzi sono due), i connettori per l’impianto audio che può essere anche del tipo 7+1.

Il SO è a 64 bit, indispensabili per poter indirizzare gli 8 GB di RAM. Non ho avuto alcun problema di driver con la maggior parte delle periferiche (Stampante EPSON R2400, Stampante di rete DELL 3000cn, sonda per la calibrazione del colore Datacolor Spyder  Pro, Webcam Logitech PRO 9000) tranne che per lo scanner Epson Perfection 3200 Photo. Un bello scanner, peccato che Epson non fornisce driver a 64 bit! Viene in aiuto in questi casi il software a pagamento Vue Scan, suggerito dalla stessa Epson sul proprio sito americano, che ha incorporati i propri driver e quindi risolve il problema. Io l’ho acquistato perché lo scanner in questione mi piace proprio, è perfettamente funzionante e non me ne voglio privare. Il software, che ancora non ho avuto modo di provare a fondo, costa $39.95 compresi gli aggiornamenti per un anno, e $79.95 la versione professional con upgrade gratuti per sempre. Sono prezzi accettabili per noi europei che paghiamo in euro, visto il cambio favorevole di questi ultimi tempi.

La macchina è ovviamente molto veloce. A me non interessa la velocità assoluta ed il top in tutto, in quanto non sono un giocatore di videogame, ma mi serve una macchina che maneggi velocemente e senza farsi venire il fiatone i file fotografici che la mia Canon produce: tale obiettivo è pienamente raggiunto. Il PC è una scheggia, si avvia velocemente e si spegne rapidissimo. E’ piuttosto stabile, è molto silenzioso (quasi non si sente), e quando lancio Photoshop mi dice che per il programma sono liberi oltre 6 GB di memoria! Ovviamente con tutta questa RAM il ricorso al file di swap è minimo, il multitasking è una gioia ed il sistema operativo risponde sempre prontamente ai comandi anche quando è impegnato in attività pesanti, come il trafserimento di grossi file da un disco esterno a quello interno. L’audio integrato è di ottima qualità e non vedo cambiamenti rispetto alla mia precedente scheda Creative specializzata. Lo spazio su disco è immenso (due TB!) ed ho eliminato dalla scrivania un sacco di fili, grazie alla maggiore capacità di connessione di questo DELL.

Insomma, non chiedetemi benchmark o roba simile, per quelli ci sono i siti specializzati. Le mie sono solo impressioni “a pelle” che non hanno bisogno di test scientifici. Posso solo dire che nella classificazione Windows il mio PC ha superato la valutazione di 7 in tutte le prove, tranne che quella sulla velocità del sistema disco. Strano perché la configurazione RAID zero (stripe) con due Hard Disk a 7.200 giri/min dovrebbe garantire una elevata velocità… eppure proprio il sistema disco sembrerebbe essere il collo di bottiglia… ripeterò la prova, quando avrò tempo, senza l’antivirus attivato. In ogni caso, le prestazioni della mia bestiolina sono piuttosto elevate!

Giusto per completezza dirò due parole sugli accessori minori: discreta la tastiera che permette di digitare senza falsi contatti dei tasti e restituisce un buon feedback al tocco, molto economico e bruttarello il mouse che però, devo dirlo, funziona perfettamente sulla superficie interamente bianca della mia scrivania mentre quello che avevo prima, esteticamente molto più bello, aveva bisogno del tappetino!

UPDATE del 07/03/2010 – Per dovere di cronaca, mi sembra giusto menzionare che il sistema raid implementato in questo PC non è hardware, ma sarebbe (stando a quanto si legge in giro) software, ovvero “fake raid“, come dicono gli esperti.  A me il sistema apparirebbe piuttosto misto, poiché ci sono appositi chipset nella scheda madre che vengono gestiti da driver, ma probabilmente sono vittima della mia scarsa esperienza in sistemi simili. Sotto il profilo delle pure prestazioni non c’è alcun problema; anzi, sembrerebbe che in alcuni casi la velocità dei raid software sia un pelino superiore a quella degli omologhi hardware. Io posso solo confermare che la velocità c’è tutta e che rispetto ad un sistema non raid la maggior velocità si perpecepisce, eccome. Uno svantaggio di questi fake raid consiste invece nel fatto che se volete installare un sistema operativo diverso, dovrete preoccuparvi prima che ci siano i driver per vedere il raid: insomma, bisogna sbattersi un po’ di più per installare, per esempio, linux.

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