NOKIA BUTTA A MARE SYMBIAN E PASSA A WINDOWS PHONE

Posted on 11 febbraio 2011. Filed under: smartphone | Tag:, , , , , , , , , , |

Un tempo i telefonini Nokia erano il massimo: io stesso ne ho avuti più di uno e per diverso tempo sono stato fedele a questo marchio che, negli ultimi tempi, ha perso notevolmente smalto. Sembra che in Europa le vendite vadano ancora bene, ma in prospettiva futura… diciamo la verità: chi ha assaporato un iPhone, o uno dei tanti smartphone con Android, tornerebbe ad acquistare un Nokia? La risposta è un grosso no nel novanta per cento dei casi.

Forte di una tecnologia a quel tempo superiore (l’hardware dei Nokia è tutt’ora ottimo, così come ottima è la qualità costruttiva), l’azienda finlandese decise qualche anno fa di acquisire la proprietà di Symbian, società sviluppatrice dell’omonimo sistema operativo, le cui quote sino a quel momento erano possedute da più compagnie, telefoniche e non. Il motivo di questa acquisizione era semplice (e condivisibile): Nokia pensò che non era possibile continuare a primeggiare nel settore senza avere un controllo assoluto sul software ed in particolare su quel particolare software che governa i terminali mobili, cioè il sistema operativo. Purtroppo le cose sono andate in modo molto diverso: l’enorme successo di Android, sviluppato da Google ma liberamente utilizzabile da qualsiasi produttore senza royalties, l’avanzata inarrestabile di iOS di Apple grazie ad iPhone ed iPad, il tentativo di resurrezione di Microsoft con il nuovissimo Windows Phone, hanno ristretto il campo a possibili alternative e Symbian, che non era nato per una interfaccia touch (che contraddistingue i sistemi ora di maggior successo), nel tentare di stare al passo coi tempi ha mostrato il fiato corto. La stessa Nokia si è intestardita a cercare altri sistemi operativi (MeeGo) prima di ammettere il fallimento di questa sua strategia. Di pochi giorni fa l’annuncio di una partnership con Microsoft per l’adozione di Windows Phone sui propri dispositivi.

L’accordo farà comodo ad entrambe le società, perché entrambe sono rimaste indietro nello sviluppo di prodotti per dispositivi mobili, settore che sta avendo sempre più successo e quindi estremamente importante anche in chiave futura.

Certo rimane l’incognita di vedere se questo sposalizio  avrà successo: nel campo degli smartphone, ora come ora nessuno dei due cavalli è vincente.

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VODAFONE NEGA LA NEUTRALITA’ DELLA RETE

Posted on 9 febbraio 2011. Filed under: internet, smartphone | Tag:, , , , , , , |

Gli utenti Vodafone sono incazzati neri. L’operatore di telefonia mobile, infatti, ha scisso il traffico dati in due tronconi: uno che comprende il VOIP, l’altro tutto il resto. E’ comprensibile che il VOIP sia visto come fumo negli occhi da chi fornisce un servizio di telefonia tradizionale. L’operatore telefonico mobile che fornisce anche accesso ad internet (e non potrebbe fare altrimenti, perché il mercato lo richiede) , consente all’utente che abbia uno smartphone ed un software adatto (ce ne sono tanti) di effettuare chiamate vocali a costo quasi zero. Infatti, sotto un profilo tecnico, la chiamata VOIP non è altro che un normale traffico dati: la voce viene scomposta in pacchetti IP e transita per la rete esattamente come transiterebbe qualsiasi altro pacchetto,  uno streaming video piuttosto che una immagine, il contenuto di un sito web, un mp3, una email. Il cliente Vodafone che ha una tariffa flat, oppure semi-flat sino ad una certa soglia, ha il diritto (sarebbe meglio dire aveva) di far transitare i dati che più gli aggradano e gli servono: è questo il principio della neutralità della rete. Il fornitore di accesso apre la porta senza privilegiare un tipo di utilizzo rispetto ad un altro o, sarebbe peggio, senza impedire un certo utilizzo.

Preoccupati di veder diminuire il proprio business per colpa della tecnologia VOIP, cosa hanno studiato i cervelloni di Vodafone? Semplice: hanno messo in atto un sistema di filtraggio (ci sono apparecchi che annusano i pacchetti riconoscendone il tipo) per cui ogni connessione di tipo VOIP verrà rifiutata dal server. Questa misura colpisce, tanto per essere chiari, programmi come il celeberrimo Skype. I clienti Vodafone avranno un accesso zoppo alla rete, a meno che non siano disposti a farsi taglieggiare pagando 8 euro (in più) a settimana: solo così riacquisteranno il diritto ad effettuare chiamate VOIP. Insomma, il messaggio di Vodafone è chiaro: avevate pensato di poter risparmiare con questo tipo di tecnologia? Allora pagate per poterla usare, vediamo se vi conviene.

Appena possibile, sicuramente un cospicuo numero di clienti cambierà operatore…

Quello che invece preoccupa, è proprio la negazione del principio di neutralità della rete, un principio di libertà che, purtroppo, sempre più spesso viene messo in discussione. Dal VOIP ad altri tipi di traffico, il passo è breve: cosa dovremmo pensare se, per esempio, un domani il nostro fornitore di accesso stipulasse un contratto con Google, per esempio, in modo da riservare più banda a YouTube piuttosto che non ad altre piattaforme concorrenti di streaming video? Oppure se decidesse di diventare un protagonista del web e privilegiasse a livello tariffario (e di banda) i propri servizi, rispetto a quelli dei concorrenti?

A livello mondiale i Paesi democratici dovrebbero sancire per legge il principio di neutralità della rete, e dovrebbero impedire, sempre a livello legislativo, che il fornitore di accesso (l’ISP, Internet Service Provider) sia anche contemporaneamente fornitore di servizi. Purtroppo mi sembra che si stia andando nella direzione contraria, come vogliono i grandi gruppi economici (e forse, sotto sotto, anche i governi).

Una rete con pochi attori protagonisti, anziché anarchica e fuori controllo come quella attuale, può piacere a chi detiene già la sua fetta di potere nel mondo reale e vuole avere il controllo anche di quello virtuale, ma non piace a tutto il resto degli utenti.

Infatti, come dicevo all’inizio, gli utenti Vodafone sono incazzati neri…

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ADSL: ALICE PAESE DELLE MERAVIGLIE?

Posted on 7 dicembre 2010. Filed under: internet | Tag:, , , , , , , |

Se vi state chiedendo quale sia l’ADLS migliore (rectius: quale sia il miglior provider di connettività internet) io posso darvi la mia modestissima risposta: TELECOM, con la linea ALICE. Metto le mani avanti e dico subito: è vero, non conosco tutti i provider; TELECOM è l’ex monopolista e possiede tuttora il famoso ultimo miglio, per cui tutti gli altri dipendono, di fatto, da TELECOM che gode quindi di una posizione di privilegio; eccetera eccetera eccetera… Tutto giusto, per carità, ma comunque la qualità del servizio TELECOM, se parliamo di internet, resta una spanna superiore a tutte le altre, tranne forse qualche costosissima opzione destinata all’utenza professionale. Posso anche ammettere (non ho alcuna difficoltà a farlo) che forse il livello del servizio non è uguale su tutto il territorio nazionale, ma in base alla mia esperienza ALICE resta la migliore ADSL ottenibile in Italia a costi accettabili. Da anni sono cliente TELECOM (prima con TIN.IT, ora con ALICE 20 MEGA) e non ho mai avuto motivi di lagnanza. Un paio di volte ho chiesto un controllo sulla velocità (parliamo di un paio di volte in una decina di anni!) trovando validissimo supporto nell’assistenza. In tutto questo tempo mai una disconnessione, mai un disservizio, mai niente di niente. Per cui immaginatevi il mio stato d’animo quando, circa una settimana fa, per un minuto circa è caduta la linea.

Oddio, non so neanche se il termine “caduta la linea” sia tecnicamente giusto. Non ho guardato il router per vedere lo stato della spia della connessione. Incredulo, sono rimasto per un po’ con il mouse a mezz’aria (si fa per dire), poi è tornato tutto normale e non ci ho pensato più.

Fino a due-tre giorni fa, quando la linea ha cominciato a funzionare a singhiozzo. Siamo nel cuore della notte, l’ADSL va e viene. Alcuni giorni prima la corrente elettrica aveva dato segni di instabilità, prima ancora c’erano state piogge torrenziali. Mi chiedo se le cose siano tra loro collegate.

Domenica chiamo la TELECOM tramite il 187. Abituato come sono ad attese estenuanti presso i callcenter, non sono molto ottimista. Per giunta è domenica, mi dico. Forse non rispondono neanche. Invece, una voce automatica mi avverte che la chiamata è gratuita e che un operatore mi risponderà entro 4 (quattro) minuti. Ne occorrono molti meno ed una persona gentilissima mi ascolta e mi dice che entro 48 ore il problema sarà risolto.

Lunedì mattina mi chiamano sul cellulare: una voce robotizzata mi chiede se il problema persiste ancora. Premere 1 se , premere 2 se no. Chiudo senza rispondere, perché sono fuori casa (al lavoro) ed al robot manicheo/binario non posso rispondere. Dopo un paio d’ore mi chiama un tecnico, incaricato di fare le verifiche. Lunedì sera torno a casa e le mie figlie, fissate con internet più di me, mi dicono che non solo l’ADSL è sparita del tutto, ma anche che il telefono di casa non squilla. Mi metto a fare un paio di prove… ma prima un piccolo passo indietro. Una settimana prima avevo fatto fare una piccola modifica all’impianto, spostando un cavo del telefono da una stanza ad un’altra, ed ora ho il dubbio che l’elettricista possa aver fatto qualche casino. Oltre all’ADSL, il telefono fisso emetteva continue scariche elettriche.

Dunque, tornato a casa mi metto a fare qualche verifica. Una rapida occhiata al router per verificare che la spia dell’ADSL è tragicamente spenta, quindi mi dedico al telefono fisso che chiamo con il cellulare: muto, non squilla. Alzo la cornetta e sento che le scariche elettriche sono sparite. Dal fisso provo a chiamare il cellulare, che squilla. Quindi il telefono di casa chiama, ma non riceve! Com’è possibile? Mentre rimugino, l’occhio mi cade sull’elenco delle chiamate perse sul mio iPhone, dove vedo un numero sconosciuto… chiamo quel numero, ed il mio fisso squilla! Quindi deve essere successo qualcosa per cui il mio numero di casa (e la mia ADSL) sono finite chissà dove, mentre il mio telefono ha ora il numero di qualcun altro! La mattina dopo chiamo nuovamente la TELECOM per spiegare il problema. Nel pomeriggio mi chiamano un sacco di volte: si verificano curiose situazioni in cui un tecnico TELECOM mi chiama sul cellulare ed un altro sul fisso contemporaneamente, ed anche una buffa telefonata a tre tra me, TELECOM ed un terzo signore che condivide la linea telefonica con me (ed il suo numero), per cui se qualcuno telefona a lui squilla anche il telefono mio, mentre dove squilli il mio rimane un mistero (non risponde mai nessuno). TELECOM conferma che c’è un guasto sulla linea, un cavo da sostituire. In serata mi chiamano ancora: il telefono è ok, questa volta risponde al numero giusto, poco dopo arriva anche l’ADSL.

Non so se i problemi siano stati tutti risolti, ma anche questa volta la risposta dell’assistenza TELECOM è stata veloce ed efficiente, a dispetto di un guasto che, stando a quanto ho sentito dire in giro, dovrebbe essere stato piuttosto grave, con molti utenti coinvolti.

I guasti possono sempre verificarsi, è nella natura delle cose; l’importante è che vengano riparati in fretta.

Spesso a fare notizia sono gli aspetti negativi, questa volta mi sembra giusto lodare ALICE, TELECOM e i tecnici dell’assistenza. Dite che mi accontento di poco? Ma secondo voi, è veramente poco, di questi tempi?

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SIM… SIM SALA BIM!

Posted on 19 novembre 2010. Filed under: economia, informatica, smartphone | Tag:, , , , , , |

La celebre (si fa per dire) formula magica del mago Silvan la prendo a prestito per eseguire il gioco di prestigio odierno: ecco, tra le mani ho una SIM, uno di quei minuscoli pezzettini di plastica-quasi-cartone che albergano dentro i nostri cellulari, donando loro la vita. La vedete?Ed ora attenzione: recito la formula magica… sim sala bim! Magia, la SIM è sparita, dissolta nel nulla, non c’è più!

E’ quello che vorrebbero fare alcuni produttori di cellulari et similia: eliminare la SIM. Per essere più precisi, la vorrebbero integrare nell’hardware facendola diventare una periferica programmabile. Il loro ragionamento è questo: la SIM trasportabile da un cellulare ad un altro aveva senso per trasferire i dati utente, per esempio la rubrica. Ma adesso che i telefonini sono diventati oggetti molto sofisticati, e lo saranno ancora di più in futuro, dotati di giga di memoria interna, nessuno memorizza più i contatti nell’angusto spazio offerto dalla SIM, soluzione che non consente nessuna funzionalità avanzata e spesso non permette neanche l’inserimento per intero di nome e cognome! Allora, ecco il seguito del ragionamento, dotiamo i cellulari di una SIM fissa, non estraibile, ma programmabile: per cambiare operatore basterà farle leggere un file con i dati giusti. Sarà sufficiente, immagino, persino ricevere un SMS oppure un allegato email. Ci pensate? Siete, poniamo, con Vodafone; vi arriva una proposta da TIM che vi piace, perché vi consente di telefonare gratis 24 ore su 24 a vostra nonna; tramite SMS rispondete "ok" e subito vi arriva un SMS di risposta che automaticamente vi cambia l’operatore, vi mantiene lo stesso numero, vi cambia il piano tariffario con quello che avete scelto (per la felicità della nonna) e vi pulisce persino il display touch dalle impronte (vabbè, questo è impossibile!). Il tutto senza aprire il telefonino, sostituire la SIM con quella nuova, eccetera. Domanda: e se uno ha comprato un nuovo smartphone e vuole trasferire la SIM che ha in quello vecchio? Tranquilli, il trapianto d’organo si potrà fare lo stesso: si sposterà il file di configurazione da un dispositivo all’altro, tramite un PC oppure, per esempio, tramite bluethoot o collegando con un cavetto i due apparecchi (i produttori, è evidente, dovranno mettersi d’accordo su un protocollo standard di comunicazione). Tutto bene, allora? Non proprio, ci sono anche i contrari.

Per esempio, nel caso di guasto di un cellulare, potrebbe essere impossibile il trasferimento dei dati, mentre la cara vecchia SIM di cartone non avrebbe dato alcun problema. Inoltre: non tutti sono capaci di usare un PC, oppure non sempre ce ne è uno a disposizione, e gli eventuali metodi alternativi potrebbero essere troppo complicati per l’utente medio, che tipicamente non riesce neanche a configurare l’email. Infine i sostenitori della SIM tradizionale ricordano l’enorme successo del settore della telefonia mobile, ottenuto anche grazie a soluzioni semplici ma efficaci come, appunto, la SIM rimovibile.

Io mi chiedo: perché non farne una programmabile, ma anche rimovibile? Si avrebbe il meglio dei due mondi.

Intanto, mentre il dibattito infuria, può essere utile notare come i fautori della SIM incorporata coincidano con i fabbricanti di hardware, mentre contrari siano gli operatori telefonici. Per esempio, Apple spinge fortemente in direzione della SIM incorporata e si vocifera che il prossimo iPhone ne conterrà una. Gli operatori telefonici temono che la SIM hardware leghi troppo il cliente al produttore del telefono anziché all’operatore telefonico, cedendo di fatto al primo la gestione della clientela.

Come vedete, in ballo (come sempre) non c’è solo la praticità o la convenienza di una soluzione o l’altra per l’utente finale, essendovi invece gli interessi commerciali ed industriali.

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IL TELEFONO CHE NON TELEFONA

Posted on 16 luglio 2010. Filed under: informatica, internet | Tag:, , , , |

Osservando, da appassionato di tecnologia, l’evoluzione dei terminali mobili (i cosiddetti telefonini, i più ricchi di funzioni definiti smartphone), non ho potuto fare altro se non prendere nota della continua ed incessante aggiunta di caratteristiche che, con la telefonia vera e propria, non hanno nulla a che vedere. Ebbene?, si dirà. È vero, la telefonia pura e semplice è ormai agonizzante, ma non è qui che voglio arrivare.
Tutto è cominciato, secondo me, con gli SMS: quello che doveva essere solo un sistema tecnico di comunicazione interno al fornitore di servizi, si è trasformato presto in una funzionalità imprescindibile, e gli utenti hanno iniziato così ad usare il cellulare in un
modo alternativo rispetto alla comunicazione vocale. Nel frattempo il telefonino aveva già incorporato la funzione di orologio, sveglia, persino calendario. E che ci fai con un calendario se non puoi segnarti gli appuntamenti, i promemoria, eccetera? Ecco quindi la necessità di implementare una sorta di agenda personale.
Poi gli SMS si sono trasformati in MMS: non solo la possibilità di inviare poche righe di testo, quindi, ma anche foto, musiche, filmati… Ma dove la trovi tutta questa roba? Come la produci? Ed ecco che il nostro fido ex-semplice telefonino è diventato capace di scattare fotografie, girare video, riprodurre MP3, e poi di seguito: collegarsi ad internet, gestire le email, installare programmi (io sto scrivendo con un iPhone su cui è installata una applicazione per bloggare su WordPress, mentre sto viaggiando in treno).
Oggi, al momento di comprare un telefonino (ops! volevo dire smartphone) scorriamo avidamente tutte le caratteristiche tecniche senza accorgerci che quelle tipiche della comunicazione vocale sono passate in secondo piano: ci interessano le capacità di connessione, il Bluetooth ed il wifi, la memoria, la risoluzione della fotocamera integrata e del display, il sistema operativo, la disponibilità di software aggiuntivo, il browser web, il client email, la compatibilità con il nostro social network preferito, e chi più ne ha più ne metta. Scherzando fra me e me, ma poi neppure tanto per scherzo, mi sono detto che prima o poi qualche produttore altamente innovativo avrebbe introdotto la killer application, la funzionalità definitiva: il telefono che, in aggiunta a tutto il resto, consente di effettuare telefonate. Pensate, basterà digitare un numero per iniziare una chat vocale!
Un passo in avanti in questa direzione, sia pure involontario, lo ha fatto la Apple: in attesa del telefono che telefona, ha prodotto quello che non telefona, ma fa in modo eccellente un sacco di altre cose. Infatti il nuovo iPhone 4, come lo prendi in mano per telefonare, perde il segnale, e lo perde (se debole) del tutto. Pazienza, si potrà sempre sentire una canzone, scattare una foto, navigare in internet col wifi. Clamoroso errore di Apple? Certamente. Proprio oggi Apple dovrebbe tenere una conferenza stampa sull’argomento. Non c’era modo migliore di sputtanare un prodotto altrimenti eccellente. Purtroppo i progettisti, tra tutte le funzioni possibili immaginabili, hanno trascurato quella telefonica. Perfettamente in linea con la tendenza attuale.

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