FERIE 2012: LE STRANE IDEE DI UN GOVERNO TECNICO

Posted on 24 giugno 2012. Filed under: economia, politica | Tag:, , , , , , , , , , , |

Eccola qua, l’ennesima trovata geniale sparata, questa volta, dal sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Gianfranco Polillo: ridurre le ferie (naturalmente, dei lavoratori dipendenti) di ben 7 (sette) giorni. Il vantaggio, secondo questo augusto pensatore nonché sopraffino economista, sarebbe quello di aumentare di ben un punto percentuale il PIL di questo sciagurato Paese.

Diciamolo subito, l’idea è semplicemente vomitevole, e non solo perché le ferie sono sacrosante, meritate e sudate e comunque dal mio punto di vista sempre troppo poche, ma anche per altri motivi che vado a illustrare.

Come riportato dalla stampa, il nostro genio di turno avrebbe spiegato che “per aumentare la produttività del Paese lo shock può avvenire dall’aumento dell’input di lavoro, senza variazioni di costo”. Un attimo, fermi tutti… Questa storia del senza variazioni di costo me la devono spiegare proprio bene. Ogni cosa ha un costo. Se io (e sottolineo io) lavoro di più a parità di stipendio, sono io (e sottolineo nuovamente io) a sostenere il costo di questa ipotetica sciagurata operazione di puro maquillage economico-finanziario. A pagare il trucco, sono io, ovvero sarebbero tutti i lavoratori dipendenti che già sostengono il 90% delle entrate grazie al saccheggio mensile delle loro buste paga, saccheggio che consente agli evasori fiscali di mantenere un tenore di vita più alto a nostre spese. Detto in altri termini, a pagare sarebbero sempre i soliti, a tutto vantaggio degli altri. Questa ipotetica riduzione di ferie senza aumento della retribuzione non sarebbe altro che l’ennesima tassa fatta pagare al popolo dei lavoratori dipendenti.

Inoltre: perché l’eccellentissimo economista geniale sopraffino pensatore non fa la stessa proposta ai lavoratori autonomi, ai professionisti, insomma a tutti quelli che non godono (si fa per dire) delle gioie e dei dolori della busta paga? Ma perché questi signori, qualora decidessero di fare una settimana di ferie in meno, lo farebbero per il proprio tornaconto, fosse quello di risparmiare oppure semplicemente di guadagnare di più. Non lo farebbero mica per il Paese, per aumentare il PIL dell’uno per cento. Che gli frega a loro del PIL? Tanto le tasse le pagano in misura fortemente ridotta. L’aumento del PIL non ci sarebbe, ci sarebbe solo l’aumento di qualche conto corrente. Invece no, bisogna far lavorare di più i lavoratori dipendenti, perché quei somari lo farebbero gratis a parità di costo, con vantaggio per tutti.

Eh no caro sottosegretario dei miei stivali, così non va! Non ci siamo! La proposta (che non saprei come altrimenti definire, vorrei evitare il turpiloquio) raggiunge vette elevatissime di ridicolo quando leggo la seguente frase virgolettata: “Se noi rinunciassimo ad una settimana di vacanza avremmo un impatto sul PIL immediato di circa un punto.”

Quel noi ricorda tanto un’infinita serie di barzellette e battute, la più famosa delle quali viene attribuita a Mussolini (ma forse è un falso storico): armiamoci e partite.

E’ come se Paolillo avesse detto: rimbocchiamoci le maniche e lavorate.

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SOGNO UN PARTITO DEI LAVORATORI DIPENDENTI

Posted on 19 gennaio 2012. Filed under: politica, società | Tag:, , , , , , , , , , , |

Il governo Monti sta tentando, faticosamente, di liberalizzare questo o quel settore. Puntualmente assistiamo allo sdegno di coloro che dovrebbero essere liberalizzati, che si tratti di tassisti, notai, farmacisti o tabaccai poco importa. Nessuno vuole rinunciare ai privilegi acquisiti in decenni di Democrazia Cristiana e partitini alleati (o complici). Nessuno è disposto a fare a meno delle accoglienti sacche di socialismo reale che sono state create a colpi di voto di scambio. Si verifica, anzi, lo strano fenomeno per cui le liberalizzazioni altrui vanno bene, anzi sono essenziali per il progresso del Paese, mentre quelle che riguardano la propria categoria non solo sono sbagliate, ma sono addirittura deleterie. Le lobby sono scatenate e la loro azione è estremamente efficace, perché sono ricche e piene di risorse ed in più, è bene ricordarlo, il parlamento è colmo di loro rappresentanti. Ecco quindi le lotte, gli scioperi, le serrate contro i provvedimenti temuti.
Ed ecco che a pagare finiscono per essere, come sempre, i lavoratori dipendenti che passano, ogni mese, sotto la forca caudina della trattenuta alla fonte. In silenzio ed a testa bassa, perché la lobby del lavoratori dipendenti non c’è.
Il lavoratore dipendente guarda sgomento allo stipendio che non cresce, al potere d’acquisto che diminuisce, alla enormi delle tasse che paga in rapporto a ciò che guadagna, ed al superiore tenore di vita di gente che, a giudicare dalla dichiarazione dei redditi, guadagnerebbe di meno. E non può fare a meno di pensare che è lui a pagare i servizi agli altri, a quelli col Suv da 90.000 euro che non pagano i ticket sanitari, i cui figli godono del presalario e di ogni agevolazione pensabile ed immaginabile, perché risultano con le pezze al culo.
Tutto questo non può andare avanti.
I lavoratori dipendenti, questi benefattori (loro malgrado) di persone più ricche, hanno bisogno di far sentire la propria voce: hanno bisogno di parlamentari, di lobbisti,  di veri sindacati (quelli attuali sono servi di questo o quel partito).
Questi sono i motivi per cui io sto sognando la formazione di un partito, che potrebbe chiamarsi Partito del Lavoro Dipendente: PLD.
Cosa? come? Dite che suona male?

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CRISI ECONOMICA: COSE CHE NON CAPISCO

Posted on 6 gennaio 2012. Filed under: economia, politica | Tag:, , , , , , , , , , , |

Non c’è peggior ignoranza che credere di sapere tutto. Lo diceva Socrate, mica uno qualunque. Quindi è con sollievo che posso confidare di non aver capito alcune cose, anzi molte cose che riguardano l’attuale crisi economica mondiale. Il bello è che le risposte non si trovano da nessuna parte, almeno così sembra.

  • Non capisco perché le Borse mondiali siano affette da una forma di nevrosi così profonda che Freud non avrebbe esitato a definire “isteria uterina”. Secondo lui, l’utero femminile sarebbe la causa più importante di isteria. Non sapevo che le borse avessero l’utero. E’ sufficiente che da qualche politico esca una frase di troppo, che qualche agenzia di rating alzi un sopracciglio per esprimere perplessità, per far sì che tutti si mettano a vendere, facendo crollare i listini.
  • Non capisco perché le agenzie di rating abbiano acquisito un potere così forte da sostituirsi a… a tutti. Nessuno guarda a come vadano le cose in realtà, invece tutti guardano alle triple A, ai segni più e meno dispensati da questi signori che passano il tempo a rifare i conti altrui. Bello, tu rompi il cazzo a tutti e fai le pulci a tutti, mentre nessuno di preoccupa di giudicare quello che fai tu. Vorrei vedere un rating delle agenzie di rating. Secondo me, le agenzie di rating sono piene di gente che specula in borsa. Ho in portafoglio troppe azioni di X, e me ne voglio sbarazzare? Basta fare un bel report positivo, e quelle azioni saliranno come per magia. Un qualcosa di simile al Verbo biblico: parole che diventano fatti.
  • Non capisco perché, in questo clima di Verbo biblico, di parole che diventano fatti, di Borse affette da isteria uterina, molti primi attori non ci pensino almeno due volte prima di esternare con toni apocalittici e catastrofici. Assistiamo ormai quotidianamente a politici, economisti, direttori e/o presidenti di banche centrali che non esitano a rilasciare alla stampa frasi tipo: “euro sull’orlo della catastrofe”, “il peggio della crisi deve ancora arrivare”, “zona euro a rischio fallimento”, eccetera. Poi ci meravigliamo che la gente si precipiti a ritirare i soldi dalle banche ed a vendere i titoli.
  • Non capisco perché dobbiamo essere tutti succubi della Germania (la Francia di Sarkozy mi sembra faccia fatica a stare sulla punta delle dita per mostrarsi alla stessa altezza della Germania di Merkel). Quando siamo passati all’Euro, la Germania che aveva una moneta “forte”, il Marco, è quella che ne ha tratto i benefici maggiori (non a caso la Confindustria tedesca era un grosso sponsor dell’Euro). La nostra povera italietta, invece, che era solita procedere a svalutazioni della lira per sostenere le esportazioni, con l’Euro comune non ha più potuto fare questo giochetto, ed i risultati si vedono.
  • Non capisco perché i sacrifici che dobbiamo fare, che siamo chiamati a fare, li dobbiamo fare “per salvare l’Euro”. Chissenefrega dell’Euro, se per salvarlo ci dobbiamo dare martellate sui coglioni.
  • Non capisco perché i politici europei abbiano voluto fare l’Europa dei commercianti, anziché l’Europa dei popoli. Hanno pensato, illusi, di poter unire con ciò che maggiormente divide, i soldi. Poi non meravigliamoci se chi ha di più vuole avere sempre di più, a discapito di chi ha meno e dovrebbe avere sempre meno per consentire ai più ricchi (parlo di stati) di arricchire ancora di più od almeno mantenere il proprio livello di benessere. L’Europa dei mercati, o dei mercaNti, è alla base dell’atteggiamento per cui se uno stato è in crisi, nessuno degli altri è disposto ad aiutarlo.
  • Non capisco perché l’Europa della moneta unica si sia dotata di una Banca Centrale che non batte moneta e quindi incapace di realizzare una minima politica economica degna di questo nome.
  • Non capisco perché in Italia ci sia voluto un governo “tecnico” per fare una manovra tipica dei governi politici precedenti: bastonate a pensionati e lavoratori dipendenti.
  • Non capisco perché lo Stato non adotti il criterio del buon padre di famiglia: se i soldi non bastano, si tagliano le spese.
  • Non capisco come ci si possa meravigliare del crollo del mercato dell’auto: ma vi rendete conto di quanto costa un litro di carburante? E il bollo? E l’assicurazione? Parliamoci chiaro: sono quasi tutte tasse. Tasse sui carburanti (le famigerate “accise”, di recente aumentate), tassa è il bollo, tassa è buona parte del costo dell’assicurazione.
  • Non capisco come ci si possa meravigliare del crollo dei consumi. Ma se la gente ha sempre meno soldi in tasca, chi la tira su l’economia?
  • Non capisco perché in questo Paese non ci sia un movimento trasversale che curi gli interessi dei lavoratori dipendenti: gli unici che non evadono, gli unici che pagano, e pagano anche i servizi degli altri.
  • Non capisco perché non si aboliscono tutti i privilegi di categoria che non sono utili alla collettività.
  • Non capisco perché il PDL, partito che si dichiara di destra liberale, non abbia fatto nulla di liberale. Non capisco perché il PD, partito di origine comunista, reclami a gran voce la necessità di riforme di stampo liberale.
  • Non capisco (ma questo in realtà lo capisco) perché i nostri partiti politici non abbiano avuto la forza e il coraggio di aumentare le tasse, così come hanno fatto gli “scienziati” bocconiani del governo Monti.

Ci sono un sacco di altre cose che non capisco, ma l’elenco è già lungo e mi fermo qui.

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FANTASIA AL POTERE: AUMENTANO LE TASSE SULLA BENZINA

Posted on 24 marzo 2011. Filed under: economia, politica | Tag:, , , , , , , , , |

…detto in senso ironico, ovviamente. Per finanziare alcuni settori, poi vedremo quali, il governo aumenta la tassa sui carburanti di 1-2 centesimi. Provvedimento assurdo che equivale proprio a gettare benzina sul fuoco, vista la naturale propensione dei propellenti a salire di prezzo ad ogni pretesto. Manovra che le organizzazioni dei consumatori hanno già bollato come irresponsabile, ed io sono d’accordo con loro. Ma come cazzo si fa, mi viene da esclamare, ad aumentare ancora di più la tassa sui carburanti? Quegli “1-2 centesimi”, quanti diventeranno alla pompa? Ma Gianni Letta è proprio rincoglionito a dichiarare che gli italiani “saranno ben felici di pagarli”?

La felicità dovrebbe trovare fondamento nella destinazione dei fondi. Ebbene, la maggior parte andrà a finanziare il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo). Originariamente i soldi destinati al FUS dovevano provenire dall’aumento di 1 euro dei biglietti per l’ingresso ai cinema, ma questo balzello ha sollevato le ire degli stessi beneficiari (le case cinematografiche) ed allora si è pensato bene, per tutelare questi signori tra cui il premier, che detiene la proprietà di alcune di esse ed ha le “mani in pasta” nel settore, di penalizzare tutta l’economia nazionale: perché è noto che l’aumento dei carburanti ha un effetto volano in senso negativo su tutto. Aumentano i trasporti, aumentano quindi i prezzi al consumo di praticamente ogni cosa, compresa l’energia, i pannoloni per il bambino o per il nonno incontinente, i profilattici per gli amanti, i costi sostenuti dai pendolari per andare al lavoro e per chi trasloca… Una vera vergogna, per finanziare poi capolavori stile cinepanettone (i famigerati film parolaccia-rutto-scoreggia) oppure lungometraggi lassativi alla Moccia-Muccino per adolescenti sdolcinati. Volenti o nolenti, andremo tutti a finanziare  quella industria dei contenuti che negli ultimi anni si è contraddistinta per il suo astio nei confronti del proprio pubblico e per la propria arroganza; industria cui già vanno un sacco di soldi non dovuti, per esempio l’iniqua tassa sui supporti di memorizzazione digitale (hard disk, CD e DVD scrivibili, memorie allo stato solido, persino quelle all’interno dei telefonini).

Ciò dimostra quanto l’attuale governo sia prono agli interessi lobbistici e quanto sia distante dai problemi veri della gente.

Il resto dei soldi, ma gli spiccioli residui, andranno a finanziare la cultura vera ed a tutelare il patrimonio artistico. Troppo poco per essere felici, abbastanza per essere incazzati.

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MUNIFICENZA DI STATO

Posted on 12 ottobre 2010. Filed under: economia, politica | Tag:, , , , , , , , , , , |

La Unione Europea ha messo l’Italia sotto inchiesta. Come si sa gli aiuti di Stato potenzialmente in grado di distorcere la concorrenza sono vietati dai regolamenti europei: questa volta sotto la lente di ingrandimento c’è l’esenzione dal pagamento dell’ICI a favore della Chiesa cattolica ed altri enti ecclesiastici. Infatti, osserva la UE, molte organizzazioni finanziate dalla Chiesa operano in concorrenza con altri operatori commerciali, ed è forte il sospetto che l’esenzione dal pagamento della tassa possa costituire un vantaggio sulla concorrenza in grado di distorcere, appunto, il normale funzionamento del mercato.
Più che aiuti di Stato, quella del nostro Paese è una vera e propria MUNIFICENZA di Stato. Infatti, a parte l’esenzione ICI, ci sarebbe da riflettere anche sulla legittimità dei Patti Lateranensi, voluti da Mussolini prima e prorogati da Bettino Craxi poi, in virtù dei quali ogni anno lo Stato italiano dà un sacco di soldi al Vaticano. Ironia della sorte, proprio due socialisti (anche Mussolini lo era all’inizio), che avrebbero dovuto essere profondamente laici per estrazione culturale, si sono rivelati in realtà i massimi benefattori della Chiesa cattolica. E lo sono stati a danno dei soldi del contribuente, quello stesso contribuente salassato dalle tasse, preso di mira dalle manovre correttive, che ha visto erodere anno dopo anno il potere d’acquisto del proprio stipendio. Nonostante ciò, la mano ecclesiastica si infila nelle sue tasche per prelevarne soldi, e se il cittadino non si incazza è solo perché siamo un Paese arretrato pieno di persone culturalmente sodomizzate da decenni di catechismo obbligatorio frequentato nelle sagrestie e nelle aule delle istituzioni scolastiche, dove gli insegnanti di religione, per chi non lo sapesse nominati dal vescovo, sono dei veri e propri infiltrati in quello che dovrebbe essere un tempio della laicità: l’istruzione pubblica.
Ma vediamo di quanti soldi stiamo parlando… In internet ho trovato dati affidabili che si riferiscono al bilancio statale 2004. Ebbene, al Vaticano sono andati 472.594.000 euro di diritto, ovvero non dipendenti dalle scelte dei contribuenti; questi ultimi hanno volontariamente donato oltre 310 milioni di euro, portando il totale a più di 780 milioni di euro: una bella sommetta sottratta ai fabbisogni dello Stato, non trovate? Anche se per onestà non dovrei considerare i 310 milioni frutto di donazioni volontarie, in quanto frutto di libera scelta, rimane pur sempre il quasi mezzo miliardo di euro “automatico”; per fare un confronto, i finanziamenti per la banda larga, purtroppo stornati dall’ultima finanziaria per mancanza di fondi, sarebbero costati una piccola frazione della montagna di danaro versata nelle casse papali. E non basta: come abbiamo visto c’è, in aggiunta, l’esenzione dalle tasse; inoltre, sempre nel 2004, circa 9,5 milioni di euro sono stati destinati alla ristrutturazione di chiese, conventi, eccetera. Un altro mezzo miliardo circa di euro è invece il costo sostenuto per l’insegnamento della religione nelle scuole… Siamo sicuri che questi soldi non potrebbero essere impiegati meglio? Altri 250 milioni di euro costituiscono il sostegno (proporrei il termine “finanziamento”) alle scuole cattoliche…
Basta, la lista non sarebbe finita ma è più che sufficiente per capire che stiamo parlando di un problemuccio non proprio secondario, per risolvere il quale bisognerebbe ricorrere alla procedura prevista per la modifica della Costituzione. Infatti, poiché i patti hanno rilevanza costituzionale, è opinione largamente condivisa che una loro modifica unilaterale da parte dello Stato (che io vedrei con favore, per quanto concerne almeno la parte economica) debba seguire lo stesso meccanismo previsto per le leggi di revisione costituzionale.
Eccomi al finale: la UE si è soffermata solo all’esenzione dall’ICI, ma la MUNIFICENZA di stato a favore della Chiesa cattolica va ben oltre questo pur importante aspetto. Infatti gli scellerati patti con cui il dittatore fascista Mussolini comprò la benevolenza del Vaticano, prorogati e rivalutati dal transfuga Craxi morto latitante ad Hammamet, costituiscono un grosso problema interno e sono un elemento di disparità tra culti religiosi che sulla carta dovrebbero avere pari diritti e dignità.

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STIPENDI BASSI? COLPA DI SUPERCIUK!

Posted on 29 gennaio 2010. Filed under: economia, politica, società | Tag:, , , , , , |

Superciuk ruba ai poveri per dare ai ricchi, proprio come il nostro sistema di tassazione!

Così come l’anno scorso, anche quest’anno il rapporto Eurispes conferma che in Italia gli stipendi netti (e sottolineo netti, perché è importante) non sono certo tra i più alti, anzi sono tra i più bassi. C’è il solito spazio di critica, presente in tutte le statistiche, circa i parametri presi a base della classifica, ma il dato è significativo. Dunque: lo stipendio medio netto italiano è di 21.374 dollari, grazie al quale siamo in 23° posizione. Avanti a noi una sacco di Paesi Europei, tra cui persino la Grecia, nota per aver falsificato i propri bilanci di fronte all’Unione Europea… il che è tutto dire. A questo punto mi è venuta una domanda spontanea: ma, mi sono detto, se il costo della manodopera in Italia è così basso, quindi così competitivo rispetto a così tanti paesi industrializzati, perché allora nessuno, e sottolineo nessuno, apre fabbriche da noi? perché nessuno, e sottolineo ancora nessuno, apre servizi da noi? Possibili risposte: lavoratori troppo sindacalizzati? non abbiamo (noi italiani) voglia di fare un cazzo? sistema-paese inefficiente? mancanza di sufficienti infrastrutture? mancanza di incentivi e facilitazioni fiscali?

La risposta è, immagino, in quell’aggettivo (netto) che ho evidenziato all’inizio. Tolte le tasse, i nostri stipendi sono da fame. Mi sarebbe piaciuta vedere una classifica che prendesse in esame i redditi lordi. Siamo in un paese dove le classi più elevate di reddito evadono oppure eludono le tasse e tutto il sistema si basa sul facile prelievo, per giunta mensile, dalle buste paga del lavoro dipendente. In altre parole, il ricco fa il ricco a discapito del poveraccio, dalle cui tasche ogni mese preleva quel che serve per mandare avanti la baracca ed usufruire gratis dei servizi. Un Robin Hood invisibile alla rovescia che ruba ai poveri per dare ai ricchi, come il mitico Superciuk di Alan Ford.

Questo spiega d’un colpo perché gli stipendi netti siano così bassi e perché, nel contempo, il costo del lavoro sia così alto al punto da non essere competitivo. E’ evidente che le cose così non possono andare nel migliore dei modi…

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SCUDO FISCALE: ENNESIMO PREMIO AI FURBI

Posted on 7 gennaio 2010. Filed under: economia, politica | Tag:, , , , , |

Lo Scudo Fiscale messo in atto dal governo ed in particolare dal ministro Tremonti è stato indubbiamente un successone: sono rientrati in Italia poco meno di 100 miliardi. Non descrivo con percentuali da sensazione quanti siano questi soldi: basta andare sui siti on line dei principali organi di stampa per verificarlo. Sono però due le considerazioni da fare, una volta messa da parte la realpolitik per cui tutto va bene se si raggiunge lo scopo prefissato: uno, questa operazione benedetta dal governo potrebbe essere in effetti la più mastodontica azione di riciclaggio di denaro sporco mai effettuata. Spero che non sia così, ma il sospetto che tutti questi soldi o buona parte di essi siano il frutto di attività illecite rimane.

Due: sono soldi evasi al fisco. Soldi che, se pure guadagnati lecitamente (vedi punto uno), sono stati sottratti in modo truffaldino all’equità sociale che il fisco dovrebbe garantire; comunque, senza voler apparire quello che non sono, sono stati sottratti allo sviluppo ed agli investimenti. Sono stati fatti sparire da chi già (di soldi) ne ha tanti, in barba a lavoratori in cassa integrazione, in barba a tutti i lavoratori dipendenti che pagano le tasse fino all’ultimo, ogni mese, e che in base alle statistiche sono dei ricconi con 40.000 euro lordi all’anno: già, perché chi imbosca i soldi all’estero dichiara guadagni inferiori a questo gruzzoletto.

E’ proprio questo a farmi girare le palle: si premiano sempre i furbi. Si dovrebbe modificare la costituzione dicendo, al primo articolo, che l’Italia è una repubblica fondata sulla furbizia. Non vengono premiati i meritevoli, i bravi, i migliori: vengono premiati sempre i furbi che spesso sono anche grezzi, incolti, ignoranti, poco intelligenti. I furbi non pensano mai al bene comune, pensano a pararsi le chiappe sempre ed in ogni situazione, tanto prima o poi arriva un condono oppure uno scudo fiscale o chissà cos’altro.

I furbi in parlamento sono trasversali e la loro lobby è padrona di quasi tutti gli schieramenti politici.

Di furbizia in furbizia, arriveremo al punto che essere furbi non basterà più (tutti cercheranno di esserlo), ed allora bisognerà passare a qualcosa di più pesante: la violenza, il ricatto, il furto, la dittatura. Questa “furbocrazia” va eliminata al più presto se non vogliamo fare una brutta fine.

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