POLITICA, ELEZIONI PROSSIME VENTURE: DOPO LA CADUTA DEL MURO, LE CADUTE DI STILE

Posted on 17 febbraio 2013. Filed under: politica | Tag:, , , , , , , |

Insieme al muro di Berlino sono crollate le grandi ideologie, quelle che distinguevano i partiti l’uno dall’altro. C’erano i comunisti, c’erano i liberali, c’erano i socialisti, i socialdemocratici, c’erano anche i fascisti o post fascisti. Tutto era abbastanza chiaro, perché questi movimenti politici erano nati da qualcosa ed erano portatori della loro visione dello stato, dell’economia, delle classi sociali, della democrazia o della dittatura. Quando si parlava di politica, al bar come dal barbiere, si parlava di massimi sistemi e di come il mondo potesse essere, o sarebbe potuto essere.

Crollato il muro, le ideologie sono sparite, ma non sono state sostituite da niente. I comunisti cinesi hanno inventato una sorta di capitalismo di stato, la Russia (che non c’è più) ha creato un divario enorme tra la popolazione ricca e quella povera. In entrambi i due Paesi, sembrerebbe che il concetto di democrazia sia alquanto vago, se non del tutto inesistente.

In occidente, anche, non c’è niente di nuovo. E’ evaporato anche lo spauracchio del comunismo, così i leader occidentali possono finalmente concentrare la propria attenzione su ciò che più sta loro a cuore: l’economia, il vero collante/scollante attuale dei popoli.

E in Italia? Caduto il muro, è caduto anche lo stile. Nessuno vuole fare più la rivoluzione (ammesso e non concesso che volessero farla anche prima), così di cosa si può mai parlare? Ci sarebbe da occuparsi di un migliaio di problemi concreti, ma è molto più facile fare altro: al primo posto, il dileggiamento dell’avversario. Al secondo posto, comportarsi in modo che il dileggiamento avversario trovi terreno fertile. Badate bene, potrebbe essere un piano davvero diabolico per rifuggire dalla realtà.

Così abbiamo il comico demagogo e il riccone sporcaccione, i cattocomunisti a metà strada tra la casa del popolo e la chiesa, i comunisti cattolici che sono nella medesima metà della strada ma provenienti dalla direzione opposta, i tesorieri che hanno rubato tanti di quei soldi da pagarci lo stipendio ai cassintegrati per chissà quanti anni, eccetera. C’è il gay (lo dico con il massimo rispetto) che vorrebbe sposarsi, quelli che non vogliono che si sposi, quelli che vorrebbero farlo sposare prima di subito. Ci sono quelli che hanno aumentato le tasse ma la colpa è di quelli che c’erano prima, che avevano già deciso gli aumenti, mentre quelli che c’erano prima dicono che non è vero, sono quelli che sono venuti dopo ad aver messo le mani nelle tasche degli italiani. La cosa ridicola è che quelli che sono venuti dopo sono stati appoggiati da quelli che c’erano prima: basterebbe questo a svelare la pochezza e la finzione del dibattito, la speranza è che nessuno tra gli elettori se ne ricordi. Ci sono quelli che vorrebbero fare il territorio a pezzetti, quelli che vorrebbero uscire dall’Euro, quelli che pur di non uscire dall’Euro è meglio morire di fame perché l’Euro non si tocca. Quelli che gridavano alle ruberie altrui, salvo accorgersi che chi rubava ce l’avevano in casa.

Purtroppo, tra tutti quanti, non ce n’è neanche uno che meriti la mia fiducia e quindi il mio voto. Non vedo lo statista di polso, il leader carismatico, il politico serio. Non vedo lo straccio di un progetto. Vedo una massa di imbonitori senza arte né parte, che gridano slogan vuoti, così generici da non significare niente. Mi spiegate che significa fare le riforme senza precisare il contenuto, i tempi ed i modi di queste riforme e senza neanche dire cosa si vorrebbe riformare? Ma una riforma fatta male sarebbe comunque migliore rispetto a lasciare le cose così come stanno?

Non so cosa farò al momento del voto. Il voto è un diritto/dovere, esprimerò comunque una preferenza.

Ma non sarà facile individuare non dico il migliore, ma il meno peggiore.

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ALTRO ATTACCO ALLA COSTITUZIONE

Posted on 21 aprile 2011. Filed under: politica | Tag:, , , , , , |

Ci risiamo, la Costituzione continua a (pre)occupare i pensieri di alcuni uomini politici, soprattutto di quelli delle forze di governo. Questa è la volta del pidiellino Remigio Cerioni, rappresentante per le Marche del PDL, che vorrebbe modificare l’art. 1 per dare più potere al parlamento e meno al Capo dello Stato, e meno ancora alla magistratura. Insomma, vorrebbe mettere mano pesantemente al principio della separazione dei poteri (almeno per quanto riguarda due componenti, l’esecutivo bontà sua lo ha lasciato fuori) e modificare il saggio equilibrio tra funzioni che hanno voluto i padri fondatori.

E’ abbastanza buffa questa insofferenza nei confronti delle leggi, delle prerogative, delle funzioni, eccetera, manifestata ad intervalli regolari. La magistratura rompe? Modifichiamo le leggi ed i regolamenti. Il Capo dello Stato rompe? Modifichiamo la Costituzione. Berlusconi potrebbe essere condannato per aver avuto rapporti sessuali a pagamento con una minorenne? Riduciamo la maggiore età a 17 anni! E via discorrendo.

Naturalmente questo modo di ragionare è buffo, e ci sarebbe da ridere, se non fosse anche pericoloso. Sono proprio questi equilibri, che si vorrebbe (cor)rompere, a garantire il funzionamento democratico delle istituzioni. Il fastidio nei confronti del Presidente della Repubblica, che ha di fatto poteri limitatissimi ed esclusivamente di rappresentanza e/o formali, ha dell’incredibile. Probabilmente gli si vorrebbe impedire di commentare le leggi approvate dal parlamento e di usufruire della facoltà di rimandarle indietro per un approfondimento senza promulgarle; facoltà che può essere esercitata una tantum, per cui se il testo di legge viene presentato una seconda volta tale e quale, il Presidente è obbligato alla firma. Pensate un po’ quale grave problema!

Eventuali modifiche al testo costituzionale dovranno essere ben ponderate e tese a migliorare il funzionamento delle istituzioni senza stravolgerne i principi, e dovranno essere valutate alla luce dell’interesse generale, non di una sola categoria di persone o, peggio, di una singola persona.

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UN CICLONE DI NOME WIKILEAKS

Posted on 29 novembre 2010. Filed under: internet, politica | Tag:, , , , , , , , , , , , |

La notizia è stata, è e sarà sulle prime pagine di tutti i giornali e su tutte le principali homepage di news, in tutte le lingue ed in tutte le salse. Già si possono leggere le prime indiscrezioni, chissà cosa altro salterà fuori nei prossimi giorni. Wikileaks, il celebre sito di notizie "ex segrete", sta pubblicando una valanga di documenti "ex segreti" in grado di svelare ampi retroscena della diplomazia mondiale. Attualmente il sito è raggiungibile poco o niente, per cui non metto alcun link. Julian Assange, il direttore, a sua volta personaggio discusso, ha fatto sapere che il sito è sotto attacco (forse di tipo DOS, Denial Of Service: si bombarda il server con una enorme quantità di pacchetti di dati che hanno l’unico scopo di renderlo incapace di rispondere), ma ha anche detto che qualora il sito dovesse rimanere inoperativo, la pubblicazione dei documenti continuerà attraverso la stampa tradizionale. Insomma, comunque vada, le oltre 2,7 milioni di email che il Dipartimento di Stato Usa ha scambiato con varie rappresentanze diplomatiche diverranno di dominio pubblico. Sarà veramente l’11 settembre della diplomazia mondiale, come avrebbe detto Frattini? Ma quanti numeri di la Repubblica (un giornale a caso) ci vorranno, per pubblicarle tutte? Magari allegheranno un CD al quotidiano in edicola.

A ben vedere, Wikileaks è solo un sito di pettegolezzi, solo che questi pettegolezzi, quando riguardano i governi, si chiamano segreti di Stato ed ora sono moltissimi i potenti che ne temono la rivelazione. Un’altra differenza non da poco è che il pettegolezzo si basa sulle chiacchiere, mentre il sito in questione pubblica documenti, dopo averne verificato l’autenticità. La sua forza è la tenacia con cui tiene nascosti i nomi degli spioni che lo riforniscono di notizie riservate.

E’ questo che fa paura di internet, la velocità con cui possono diffondersi le notizie, la facilità di accesso, di divulgazione, di duplicazione di qualsiasi contenuto digitale per cui è praticamente impossibile cancellare del tutto un file, una volta che sia stato immesso in rete. Ecco perché i regimi totalitari ne impediscono o rendono difficoltoso l’accesso libero, ed ecco perché i regimi che totalitari non sono, in certi momenti vorrebbero esserlo. Ed ecco perché, per contro, la libertà di accesso alla rete e la sua neutralità sono diritti sacrosanti di ogni essere umano ed in quanto tali dovrebbero essere accuratamente preservati.

Per adesso, la notizia più succosa che ci riguarda è il giudizio che l’incaricata americana di affari a Roma dà al nostro premier: Berlusconi è vanitoso, inefficace, organizza troppi festini, è debole e stanco, ed è vista con sospetto l’amicizia con Putin, di cui è il portavoce in Europa; altre email hanno toni poco lusinghieri nei confronti di Sarkozy, definito imperatore nudo, mentre Angela Merkel non è mai creativa. Putin, a sua volta, è visto come un maschio dominante, mentre Gheddafi è un ipocondriaco e si commenta in vario modo la presenza, al suo fianco, di un’infermiera sin troppo appariscente.

Insomma, tutto qui?, verrebbe da chiedersi. Spero che vengano fuori realmente notizie interessanti, quelle pubblicate finora sembrano chiacchiere fatte da donnette insignificanti sotto il casco del parrucchiere (gli uomini in situazione analoga avrebbero privilegiato il calcio e le donne).

I prossimi giorni ci diranno se le email di cui verrà svelato il contenuto saranno sul serio così dirompenti. Io qualche dubbio ce l’ho…

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SAREMO MAI UN PAESE LAICO?

Posted on 28 novembre 2009. Filed under: politica | Tag:, , , |

La nostra Costituzione, ottima per certi versi, presenta una visibile ossessione per la religione cattolica, che ha un trattamento privilegiato (costituzionalmente garantito, quindi) rispetto alle altre religioni, che pure hanno il loro diritto ad esistere e svolgere le proprie attività. Rilevanza costituzionale hanno i Patti Lateranensi, voluti da Mussolini, ex socialista e poi fascista, e rinnovati successivamente da Craxi, socialista e poi fuggito e morto all’estero per sottrarsi alle conseguenze di tangentopoli.

La corte europea parlando di crocifissi ha detto una cosa ovvia: che dove lo stato è presente in modo istituzionale, i crocifissi non dovrebbero essere esposti, perché sono un simbolo religioso ed i cittadini sono tutti uguali e con uguali diritti, indipendentemente dal credo religioso. Per cui è logico che i crocifissi non dovrebbero essere esposti nelle scuole pubbliche,  ma anche (aggiungo io) nei tribunali e persino negli ospedali pubblici ed in qualsiasi altro posto in cui lo stato eserciti le funzioni che gli sono proprie. Stupisce pertanto la levata di scudi quasi unanime dei nostri parlamentari e dei maggiori esponenti politici che hanno risposto in modo a dir poco inappropriato, come se le osservazioni sopra esposte non fossero ovvie, come se levare i crocifissi fosse diventata improvvisamente una questione di primaria importanza. Noi, il Paese dei Berlusconi e delle escort, dei Marrazzo e dei trans, e di chissà quante altre marachelle non ancora venute alla luce, inorridiamo di fronte all’ipotesi di togliere un crocifisso. E’ noto che il Premier ha un calo della libido se nella garçonnier non c’è un crocifisso appesa e che Marrazzo si rifiuta di giocare a chiapparella se il trans di turno non ha almeno una catenina con la madonnina al collo…

Ora con la pillola abortiva RU486 stiamo assistendo ad una nuova sceneggiata: nessuno lo dice apertamente, ma in realtà tutto il dibattito sta ruotando attorno a principi religiosi (ancora una volta!) e lo schieramento trasversale cattolico, che da quarantanni ci governa, sta cercando persino di farci credere che il farmaco in questione non sarebbe sicuro. E pensare che viene venduto da anni in tutto il mondo!…

Il vero problema è che manca, purtroppo, un senso laico dello Stato, in base al quale le decisioni vengano prese nell’interesse collettivo e non per compiacere la Chiesa. Purtroppo la nostra storia fa sì che la nostra destra, anziché liberale e progressista, abbia una matrice clerico-fascista, e la nostra sinistra, anziché laico-sociale, ne abbia un’altra di stampo catto-comunista, come efficacemente viene definita.

Eppure questi politici non ci rappresentano degnamente. Quando gli elettori hanno avuto la possibilità di esprimersi direttamente, tramite l’istituto del referendum, hanno dimostrato di ragionare con la propria testa e non di seguire passivamente gli input clerico-fascisti oppure cattocomunisti: ovvero di non seguire in modo acritico i dettami di quello che io chiamo PTC, il Partito Trasversale Cattolico.

Sarebbe veramente auspicabile una separazione più netta tra Stato e Chiesa per fare dell’Italia un Paese migliore in grado di sceglere e decidere per il bene collettivo e non ricevere la benedizione e baciare la mano nella penombra di qualche sagrestia.

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