WINDOWS 8 CONSUMER PREVIEW: PRIME IMPRESSIONI

Posted on 3 marzo 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , |

Start

Microsoft, come preannunciato, ha reso disponibile la beta di Windows 8, che per l’occasione non si chiama più beta ma consumer preview. Chi volesse scaricarla, può cliccare QUI. Si discute, in rete, per quale motivo Microsoft abbia abbandonato il termine beta per adottare il nuovo, come se la nuova nomenclatura dovesse sottintendere chissà quali cambiamenti. In effetti, se la versione finale non si discosterà molto da quella mostrata nella consumer preview, di cambiamenti ce ne saranno tanti, e sconvolgenti…

L’installazione di Windows 8 Consumer Preview non ha presentato, almeno nel mio caso, alcun problema. La lingua italiana non è ancora supportata per cui, almeno di non conoscere il tedesco, il giapponese o lo spagnolo, è opportuno scegliere l’inglese. Microsoft avverte, trattandosi di una beta, che alcune funzionalità possono non essere complete e che è probabile ci siano alcuni malfunzionamenti. L’installazione può anche avvenire in dual boot  insieme ad un’altra versione del sistema operativo. E’ una buona idea, poiché non sarebbe saggio sostituire la nostra installazione con Windows 8, ancora in fase di sviluppo. Io ho fatto il dual boot con Windows 7, installando Windows 8 su una partizione di 100 GB. Windows 8 ha riconosciuto senza problemi il sistema raid software del mio pc (fake raid) ed ha creato un menù di boot nuovo di zecca, in cui è possibile usare il mouse. Se al posto di Windows 8 si sceglie l’icona di Windows 7, il sistema si riavvia e parte (ovviamente) Windows 7. Ciò che voglio dire è che i boot di 7 e di 8 non mi sembrano identici, quanto piuttosto alternativi. La prima cosa che appare, all’inizio, è un pesce stilizzato, non propriamente bello a vedersi.

Per procedere con l’installazione, si può usufruire di un aiutino da parte di Microsoft che ha predisposto un apposito tool che in automatico sceglierà la versione giusta da scaricare (32 o 64 bit), masterizzerà l’immagine su un DVD avviabile e faciliterà l’installazione. Altrimenti, come ho fatto io, se si ha un minimo di dimestichezza con l’installazione di sistemi operativi, si può scaricare direttamente l’immagine ISO, masterizzarla oppure metterla su una chiavetta USB, e procedere con il setup. I requisiti di sistema sono piuttosto modesti rispetto a quelle che sono le attuali caratteristiche standard di un pc. Se l’installazione viene fatta partire da una sezione Windows aperta, Windows 8 dovrebbe fare l’upgrade, ovvero alla fine dovreste trovarvi con Windows 8 che ha preso il posto del sistema precedente (opzione sconsigliata). Se invece il boot del pc viene fatto dal disco o dalla chiavetta di installazione, sarà possibile creare il dual boot e preservare tutto ciò che è già presente sul computer (opzione consigliata).

Windows 8 si avvia velocemente ed appare una schermata con l’ora e la data che può essere sollevata come un sipario, quindi verso l’alto, per accedere alla selezione dell’utente. Possiamo creare un utente locale con username e password, come fatto sempre finora, ma possiamo anche indicare un account Windows Live in modo da sfruttare, per esempio, le opportunità di sincronizzazione offerte da Windows Live Mesh e Sky Drive (consigliato). Facciamo quindi conoscenza con la caratteristica principale di Windows 8: è vero, possiamo usare brillantemente il mouse, come sostiene Microsoft, ma Windows 8 è studiato per usare le dita al posto del mouse, quindi avremo a che fare con gesture (movimenti) che se sono molto naturali se eseguiti con le dita, al punto di aver fatto la fortuna dei sistemi operativi touch come IOS e Android,  non lo sono altrettanto con il mouse.  Le dita hanno bisogno di icone e pulsanti grossi, per cui incontreremo, durante la nostra esplorazione, una grafica essenziale e grossolana, molto diversa da quella cui siamo abituati.

Ed ecco la prima sconvolgente novità: il bottone start, quel pulsante in basso a sinistra che sin qui ha contraddistinto tutte le versioni di Windows dal 95 in poi, è scomparso. Non c’è più! Eliminato del tutto. Spostando il mouse (oppure, nei futuri tablet, il dito) nell’angolo in basso a sinistra, facciamo apparire un’icona rettangolare che, in modo schematico, illustra la nuova schermata start, cui possiamo accedere con clic. Da qui possiamo lanciare i programmi e sistemare un po’ il tutto (purtroppo, NON con elevate opzioni di personalizzazione) totalmente immersi nella grafica stile Metro, inaugurata con Windows Phone. Sotto il profilo pratico, ci troveremo di fronte ad un mosaico di piastrelle colorate, alcune delle quali attive (per esempio il meteo, le email, la borsa, la messaggistica istantanea…) con il contenuto che si aggiorna automaticamente. Una di queste icone attive è quella denominata Desktop, che mostra l’immagine di sfondo ma non, per esempio, eventuali finestre aperte. Da lì posiamo accedere ad un ambiente di lavoro molto più familiare, molto simile a quello di Windows 7. Anzi, a parte la mancanza del bottone start, tutto il resto è quasi uguale.

Tirando le somme di quello detto sin qui, capiamo di trovarci di fronte ad un sistema operativo doubleface, dotato di un’interfaccia nuova, la Metro, ed una più tradizionale, quella di Seven. Microsoft farebbe felici molti utenti, me compreso, se ripristinasse il menù Start e creasse una vera possibilità di scelta alternativa, cosicché gli utenti desktop probabilmente opterebbero per l’interfaccia più tradizionale, mentre quelli tablet per l’interfaccia Metro. La sensazione però è che Microsoft non farà questo semplice passo se non costretta: infatti le intenzioni della società di Redmond sono di imporre ai programmatori (e quindi agli utenti) l’interfaccia Metro, che dovrebbe rappresentare il tratto d’unione tra desktop, notebook, tablet e samrtphone. Per cui, anche se solo per lanciare Word, l’utente desktop si vedrà costretto a transitare per la schermata start a piastrelle. Giusto, sbagliato? Solo il futuro potrà dirlo.

A questo punto, però, chi credesse di trovarsi di fronte ad un sistema operativo pensato solo per i tablet, o comunque per l’utilizzo touch, sbaglierebbe. In realtà, la scommessa di Microsoft è proprio quella di far felici tutti con lo stesso sistema operativo a prescindere dall’hardware. Basta vedere, per esempio, la nuova barra superiore delle finestre (in ambiente desktop: metro non ha finestre e le applicazioni girano a tutto schermo): mi piace tantissimo, è in stile ribbon come quelle di Office e molto pratica da utilizzare. Con un clic sparisce, con un clic riappare. I comandi più importanti si possono spostare sul bordo superiore, in modo da averli sempre a portata di mano, e l’utente può scegliere quali inserire. La stessa barra, denominata quick access, la possiamo spostare in un’altra posizione, sotto il ribbon.

vView

Le gesture fondamentali sono quattro: quella relativa all’angolo in basso a destra, l’ho già descritta. Gli angoli a destra, sia in alto che in basso, fanno invece apparire un’altra barra degli strumenti contenente alcuni pulsanti, alcuni sempre uguali, altri la cui funzione varia in base al programma in uso. Attenzione che l’angolo in basso a destra, nella schermata start, riduce invece le “piastrelle” in modo da vederle tutte in un solo colpo d’occhio. L’angolo in alto a sinistra ci fa vedere l’applicazione precedente; scorrendo verso il basso possiamo vedere le (al plurale) applicazioni precedenti, che non sono chiuse: con un clic possiamo ritornarci. Ed ecco un’altra grossa novità: di regola, in Windows 8 le applicazioni non si chiudono. Vengono congelate nella memoria, e quando serve spazio è il sistema operativo a chiuderle a sua discrezione, secondo l’utilizzo che ne abbiamo fatto. Se proprio ne vogliamo chiudere una, in ambiente desktop il modo è il consueto: clic sul bottone rosso con la X, mentre in ambiente Metro dobbiamo afferrare il bordo superiore dell’app e tirare giù verso il basso, sino a farla scomparire!

conflictsIl menù (ops! Scusate, la schermata) start scorre in orizzontale anche usando la rotella del mouse (comodo). Possiamo però vedere anche tutte le applicazioni installate sul computer, divise per categorie, oppure possiamo cominciare a digitare sulla tastiera, ed automaticamente verranno mostrate le applicazioni filtrate secondo ciò che stiamo scrivendo. Per esempio, cominciando a digitare w ci apparirà Word ma potrebbe apparirci anche ogni altro programma che inizia con la medesima lettera. Digitandone più di una, la ricerca sarà sempre più precisa. Alcune tessere possono essere visualizzate a grandezza doppia. Si possono spostare e raggruppare a piacimento, però entro i limiti grafici imposti da Microsoft e non sempre si ottiene subito ciò che si vorrebbe.

Concludendo, debbo dire che la primissima impressione, utilizzando l’interfaccia Metro, è fortemente negativa. Dopo un po’ di apprendimento, qualcosa si comincia ad apprezzare. Una cosa è sicura: chi pensa di poter liquidare Windows 8 come un Windows 7 cui è stato tolto il menù start, sbaglierebbe. Dietro Windows 8 c’è un lavoro enorme, lo si capisce da mille particolari, così come è enorme la scommessa di Microsoft. Anche i miglioramenti sono innumerevoli, come per esempio il taskmanager oppure la gestione dei file in conflitto quando si spostano da una cartella all’altra. Il sistema gira veloce e dà l’impressione di essere leggero. L’attivazione e lo spegnimento sono rapidissimi.

Forse Microsoft farà meglio, nella versione definitiva, a separare in modo più marcato le due interfacce, lasciando maggiore libertà all’utente finale taskmanagerche comunque, potendo lanciare le applicazioni preferite anche dalla barra degli strumenti dell’interfaccia desktop, con un minimo di organizzazione potrebbe anche non sentire poi così tanto la mancanza del pulsante start. 

La versione finale è attesa per la fine dell’anno: staremo a vedere se verranno apportate modifiche sostanziali. Per ora accontentiamoci di questa consumer preview che è già piuttosto stabile e perfettamente utilizzabile. Io ho installato Office 2010, la suite Windows Live, i driver per due stampanti di rete ed una locale, e tutto ha funzionato alla perfezione. Un problema ce l’ho con un vecchio scanner perché il sistema operativo mi dice che il driver non è certificato… debbo ancora studiare come bypassare questo ostacolo. Infine, ho installato anche l’antivirus gratuito Avast, ed anche lui funziona alla perfezione: durante l’installazione il sistema operativo ha automaticamente disattivato l’antivirus di default, Defender, che in Windows 8 unisce le funzionalità del vecchio Defender con quelle dell’antivirus Microsoft Security Essential. Anche questo articolo l’ho scritto in ambiente Windows 8.

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WINDOWS 8, iOS 5, apple & Microsoft… la convergenza tra PC e dispositivi mobili

Posted on 17 settembre 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

Windows ha presentato l’anteprima del nuovo Windows 8, che vedremo probabilmente nel 2013 (al massimo, credo, a fine 2012). La novità più eclatante consiste nella nuova interfaccia denominata Metro che porterà sui PC desktop e sui notebook la grafica a piastrelle già vista su Windows Phone 7, il sistema operativo per smartphone di Microsoft. Questa interfaccia è studiata espressamente per i dispositivi touch, per cui Windows 8 potrà passare istantaneamente al “solito” desktop cui siamo abituati e che, a quanto sembra, sarà identico a quello di Seven.

Nel frattempo Apple, con l’ultimo aggiornamento del proprio sistema operativo per i propri computer, ha introdotto sul desktop, anche lei, alcune schermate identiche a ciò che possiamo trovare sugli iPhone e gli iPad, insieme ad alcune gesture che permettono di sfogliare le schermate come fossero pagine. Tra poco uscirà iOS5 per iPhone e iPad, e la sensazione è che la convergenza tra i due sistemi operativi di casa Apple sia destinata a continuare.

Apparentemente, dunque, Microsoft e Apple stanno andando nella stessa direzione: portare la grafica ed il modo di usare i dispositivi mobili, che sono sempre più usati, anche sul desktop. Eppure, secondo me, ci sono grosse differenze.

Lo scopo di Apple è facile intuirlo: attrarre ai propri computer anche la clientela di iPhone, iPad eccetera (in quell’eccetera metto ciò che ancora non c’è, ma che potrebbe arrivare). Infatti ad usare OS X, il sistema operativo dei Mac, è una minoranza di utenti, mentre iOS (il sistema operativo di iPhone) ha una diffusione di gran lunga maggiore rispetto a Windows Phone, e se la batte con Android che, però, ha il vantaggio di essere adottato su un gran numero di dispositivi. Quindi, Apple vuole portare i clienti di iOS a sentirsi a casa propria anche sui Mac, sperando di incrementare le vendite di questi ultimi.

Invece Microsoft, che spadroneggia sui desktop ma arranca sul mobile, inserendo l’interfaccia di Windows Phone in Windows 8 spera che gli utenti desktop, imparando a conoscere e, si spera, apprezzare la nuova interfaccia metro, si convincano ad acquistare gli smartphone che adotteranno Windows Phone. In pratica, il contrario di Apple: portare i clienti desktop sul mobile.

Due operazioni di marketing uguali ma diverse, quindi, da parte di questi due colossi dell’informatica.

In mezzo ci stanno gli utenti che, probabilmente, non sapranno che farsene di interfacce touch su un desktop.

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SISTEMI OPERATIVI: LA MODA DELLE ICONE CICCIOTTE

Posted on 31 maggio 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , |

Una moda sta dilagando tra i sistemi operativi: le icone grosse per il lancio dei programmi e più in generale per gestire il file system e le varie funzionalità. Un esempio? L’ultimo Ubuntu ha Unity come ambiente desktop di default (per fortuna può essere disattivato al login). Una barra a sinistra con icone enormi; una finestra altrettanto enorme con altre icone gigantesche che si apre per quei programmi che non entrano nella prima.
Ho poi provato l’ultima Fedora, mi sembra la 15, con Gnome 3. Uno shock. Gnome 3 è più simile a Unity che non a Gnome 2. Anche qui basta un clic per far comparire le solite icone gigantesche che galleggiano sul desktop, stile iPhone per intenderci, solo molto più grandi. Ed il nuovo MacOS che dovrebbe uscire a breve, avrà una funzionalità simile. E pensate che il futuro Windows 8 ne sarà esente? Temo di no.
Perché questa moda? È evidente: sono interfacce studiate per essere touch, per i dispositivi mobili come i tablet pc. Sono icone e pulsanti adatti ad essere usati con le dita.
Ma il loro aspetto su un desktop, adesso che i monitor tendono tutti ad avere dimensioni piuttosto ampie, è secondo me orrendo e poco funzionale, con un grande spreco di spazio.
Durerà questa mania? Spero di no. Spero che gli OS per desktop, da usarsi con mouse e con una tastiera tra me e il monitor, rimangano eleganti e lascino libera la scrivania da fronzoli inutili. Spero si capisca che una interfaccia grafica sola non va bene per tutto e per tutti.

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UBUNTU 11.04 – NEL NOME DI UNITY

Posted on 25 aprile 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , |

UnityCnnaIl cambiamento è una cosa che non sempre piace, mentre spesso fa paura. Saper cogliere (nel cambiamento) le opportunità è una dote che non tutti hanno, ma che tutti possono sviluppare. Ad innovare, spesso nell’immediato ci si rimette, ma alla lunga può pagare. Insomma, quando c’è qualcosa di nuovo che ci sottrae al nostro sonnacchioso tran tran, che ci obbliga a cambiare sia pure di poco abitudini, modus operandi eccetera, c’è sempre qualcuno che storce il naso, che pensa era meglio prima, che tenta disperatamente di ripristinare le vecchie cose esattamente come erano.
Tutto ciò sta accadendo nel mondo Ubuntu. La celebre distribuzione Linux infatti ha deciso di adottare, come desktop attivato di default, Unity, un sottosistema grafico che finora aveva adottato solo nella versione per netbook. Innanzitutto (sto provando la beta 2, la versione definitiva sarà scaricabile tra pochi giorni e precisamente il 28 Aprile) al momento di fare il login si potrà specificare se attivare la versione tradizionale di Gnome (Ubuntu Classic) oppure Unity (Ubuntu). Come vedete il nome puro e semplice della distro è associato ad Unity, a meno che le cose non cambino nella versione definitiva. E’ un segnale forte di cambiamento su cui la comunità Linux sta discutendo in modo appassionato, con valutazioni controverse.

In sostanza Unity è una barra laterale verticale, posta a sinistra del desktop, il cui funzionamento è un misto tra la barra delle applicazioni di Windows Seven e il dock di MacOS. Le icone dei programmi si possono lasciare lì per sempre, ma solo dopo essere stati lanciati (in pratica, non si può inserire l’icona a programma disattivato, così come è invece possibile in Windows). Il programma attivo si riconosce perché a sinistra dell’icona appare una freccetta bianca. Quando la barra entra in contatto con una finestra in cui gira un programma, scompare; per farla riapparire è sufficiente portare il cursore del mouse verso il bordo destro dello schermo. Analogamente a MacOS, c’è una icona dal nome Applicazioni che apre una finestra con tutti i programmi installati sul computer. Da notare che all’interno di questa finestra è possibile attivare un sottomenù con le applicazioni suddivise per categoria; infatti Unity non ci mostra tutti i programmi installati, ma divide la schermata in tre spazi, in cui campeggiano icone piuttosto grosse, che distinguono tra applicazioni lanciate di recente, lanciate più spesso, eccetera… Occorrono altri clic per visualizzarle tutte.

Mi piace Unity? Sì e no. Da una parte sono uno che apprezza le novità, poi trovo la barra colorata e soprattutto apprezzo che sparisca da sola quando non serva… Dall’altra, ho l’impressione che stiamo parlando di una interfaccia ancora acerba, poco personalizzabile ed ancora non del tutto funzionale. Per esempio, non sembra possibile spostarla a destra, mutarne le dimensioni ed il comportamento. (Uso il condizionale perché non posso dire di averla testata veramente a fondo). Inoltre ho la netta sensazione che certe volte, per cercare un programma x, questo se ne resti ben celato nel menù ed occorrano troppi clic per raggiungerlo, ma forse è solo questione di farci l’abitudine.

Un’altra cosa importante da dire è che non c’è più la barra inferiore, quella dove andavano a ridursi ad icona le finestre aperte, sostituita in tutto e per tutto dalla barra verticale, mentre quella superiore rimane ed ha un funzionamento del tutto analogo a quella di MacOS, con i menù che cambiano in modo dinamico secondo l’applicazione attiva in quel momento; anzi, l’integrazione con il programma in corso è ancora più forte: infatti se si allarga la finestra a tutto schermo, finiscono nella suddetta barra anche i tre classici bottoni di funzionamento della finestra. Bello, brutto? Dipende. Io per esempio non sono un fan sfegatato della barra superiore stile MacOS, tutt’altro.

Gira voce che la versione definitiva tornerà ad avere Gnome come ambiente di lavoro di default. Potrebbe anche essere. Sparisce infatti la versione netbook a favore di una versione unica che permetterà di scegliere tra i due ambienti grafici.

Solo il tempo potrà dirci se Canonical (la società che gestisce Ubuntu) avrà compiuto la scelta giusta.

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NOKIA BUTTA A MARE SYMBIAN E PASSA A WINDOWS PHONE

Posted on 11 febbraio 2011. Filed under: smartphone | Tag:, , , , , , , , , , |

Un tempo i telefonini Nokia erano il massimo: io stesso ne ho avuti più di uno e per diverso tempo sono stato fedele a questo marchio che, negli ultimi tempi, ha perso notevolmente smalto. Sembra che in Europa le vendite vadano ancora bene, ma in prospettiva futura… diciamo la verità: chi ha assaporato un iPhone, o uno dei tanti smartphone con Android, tornerebbe ad acquistare un Nokia? La risposta è un grosso no nel novanta per cento dei casi.

Forte di una tecnologia a quel tempo superiore (l’hardware dei Nokia è tutt’ora ottimo, così come ottima è la qualità costruttiva), l’azienda finlandese decise qualche anno fa di acquisire la proprietà di Symbian, società sviluppatrice dell’omonimo sistema operativo, le cui quote sino a quel momento erano possedute da più compagnie, telefoniche e non. Il motivo di questa acquisizione era semplice (e condivisibile): Nokia pensò che non era possibile continuare a primeggiare nel settore senza avere un controllo assoluto sul software ed in particolare su quel particolare software che governa i terminali mobili, cioè il sistema operativo. Purtroppo le cose sono andate in modo molto diverso: l’enorme successo di Android, sviluppato da Google ma liberamente utilizzabile da qualsiasi produttore senza royalties, l’avanzata inarrestabile di iOS di Apple grazie ad iPhone ed iPad, il tentativo di resurrezione di Microsoft con il nuovissimo Windows Phone, hanno ristretto il campo a possibili alternative e Symbian, che non era nato per una interfaccia touch (che contraddistingue i sistemi ora di maggior successo), nel tentare di stare al passo coi tempi ha mostrato il fiato corto. La stessa Nokia si è intestardita a cercare altri sistemi operativi (MeeGo) prima di ammettere il fallimento di questa sua strategia. Di pochi giorni fa l’annuncio di una partnership con Microsoft per l’adozione di Windows Phone sui propri dispositivi.

L’accordo farà comodo ad entrambe le società, perché entrambe sono rimaste indietro nello sviluppo di prodotti per dispositivi mobili, settore che sta avendo sempre più successo e quindi estremamente importante anche in chiave futura.

Certo rimane l’incognita di vedere se questo sposalizio  avrà successo: nel campo degli smartphone, ora come ora nessuno dei due cavalli è vincente.

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SISTEMI INOPERATIVI

Posted on 27 ottobre 2010. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

maverick2E’ solo una battuta, un gioco di parole. Che valenza può aver un sistema inoperativo? In ambito informatico il sistema è operativo per eccellenza: gestisce un ambiente per i programmi, per gli input dell’utente, per la ricerca e la organizzazione dei file, quando è grafico (ormai la norma) gestisce le onnipresenti finestre, il drag & drop, eccetera eccetera… Un sistema inoperativo è un controsenso per eccellenza, una inutility (non utilità) all’ennesima potenza, un aborto, un non-vivo non-morto come i vampiri e gli zombie.

Bene, questa cazzatina mi serve per introdurre la notizia, ampiamente presente sul web, che Ubuntu (la nota distribuzione Linux) nelle future versioni abbandonerà Gnome per utilizzare, al suo posto, Unity. Di che sto parlando? Linux ha la possibilità di cambiare a piacimento il gestore grafico del sistema e quindi potremo avere un Linux con Gnome, un altro con KDE, eccetera (solo per citare i due principali). Ma allora, mi si dirà, è solo un fatto grafico, un aspetto, una roba del tipo l’abito non fa il monaco, e allora chi se ne fotte? Non è proprio così semplice. Premesso, per fare contenti i più pignoli e facinorosi, che Unity deriva da Gnome, e che il mio preferito sarebbe KDE (forse perché ricorda Windows), tenterò di spiegare perché la scelta di Ubuntu è importante e cosa si cela dietro questo cambiamento.

Ok, premessa numero due. Io non sono un guru di Linux. Uso principalmente Windows, un po’ perché mi piace ed un altro po’ perché mi ci trovo bene. Windows 7 poi è una vera bomba e ci girano tutti i programmi che mi servono. Ma non ho il paraocchi e sono curioso: ho installato varie volte quasi tutte le distribuzioni Linux possibili immaginabili (Red Hat… chi se la ricorda? Ora si chiama Fedora, poi Mandrake che ora è Mandriva, naturalmente Ubuntu in tutte le sue varianti, Suse, Linux Mint, Debian, eccetera eccetera…). Attualmente in un vecchio portatile ho installato per sfizio Ubuntu, Kubuntu e Xubuntu. Insomma, non sono un esperto Linux, ma lo uso, lo installo, e un po’ lo conosco, anche se non intimamente.

Di Windows ammiro la coerenza dell’interfaccia, che non può dare Linux. Apprezzo la compatibilità che deriva dalla enorme diffusione, e viceversa. Ma (di nuovo) non ho il paraocchi e sono consapevole che c’è un intero mondo oltre quella finestra.

Kubuntu-10.10-desktopAllora, voglio raccontare le mie perplessità su Linux. La precedente versione di Ubuntu, la 10.04 se non vado errato, sul mio portatile non si installa. Sembra andare tutto bene ma alla fine il pc si pianta, lo schermo rimane nero, nessun comando è attivo. Poi scopro, leggendo sui vari forum, che forse alcune macchine con scheda grafica integrata potrebbero aver bisogno di inserire un parametro all’avvio, altrimenti va tutto a puttane. Ma porcaccia la miseria, penso, chi ha creato la routine di installazione, non poteva prevedere questa situazione del cazzo? E se uno (come in effetti tanti) avesse un solo pc, da chi si fa suggerire la soluzione, dalla buonanima di Maria Teresa di Calcutta, magari in sogno? E’ come se andate in garage a prendere la macchina e, se non parte, è colpa vostra perché non avete recitato a voce alta l’Eterno Riposo. Insomma, inserito il parametro giusto il sistema si avvia, poi bisogna modificare a mano (così suggeriscono gli esperti) un file inserendo in modo permanente il parametro mancante. Peccato che il file in questione non c’è, non esiste, anche se ci vuole poco per capire che in realtà il file da modificare è un altro. Per modificarlo bisogna dare il comando da superutente, altrimenti è immodificabile. Bisogna quindi lanciare l’editor di testo (ogni distribuzione ne ha uno diverso) tramite l’editor dei comandi (ogni distribuzione ne ha uno diverso) loggandosi come superutente (ogni distribuzione lo fa in modo diverso, su, sudo, e compagnia bella). Fatto. Finalmente tutto funziona, o quasi. Infatti voglio inserire un indirizzo di rete fisso al pc, ed è una operazione che durerebbe si e no venti secondi… ci metto poco a scoprire come si fa… peccato che quando vado a mettere l’indirizzo del router, le altre caselle (indirizzo del pc, maschera di rete e bla bla) si cancellano. Sì, avete capito bene, si annullano e non c’è verso, ma chi cazzo ha progettato ‘sta benedetta cosa? Alla fine, dopo innumerevoli tentativi e dopo aver scoperto sui forum che latri utenti hanno avuto lo stesso problema, finalmente riesco a farcela: inserisco prima l’ultimo dato poi tutti gli altri, spingo save all’inizio e non alla fine, insomma faccio qualcosa di autenticamente non intuitivo e finalmente, dopo un’oretta buona, ho personalizzato la connessione di rete. Con Windows avrei impiegato si e no dieci secondi, sul mio iPhone anche meno.

Non voglio bastonare Linux: è fantastico, hai tutto gratis, quando lo installi ti ritrovi non solo il sistema operativo ma anche tutto quello che può servirti. Peccato che installare altri programmi non è così agevole, ogni distribuzione lo fa in modo diverso; le ultime versioni però hanno un sistema automatico che rende veramente tutto molto semplice, sempre che l’installazione funzioni. Più volte, infatti, mi è capitato di installare programmi che poi non partono.

ubuntu-unityQuanto sopra serve per tornare a bomba sull’argomento topico: Ubuntu abbandona Gnome e passa ad Unity. Sembra infatti che siano sorte insanabili divergenze su come debba essere l’ambiente desktop del futuro tra la community di Gnome e Canonical, la società che produce Ubuntu. Canonical, ci vuole poco a capirlo, vuole rendere le cose più semplici all’utente e per farlo non c’è altra scelta se non rendere Linux più somigliante a Windows oppure a Mac OS, se non nella grafica almeno nella filosofia: tutto deve funzionare senza intoppi, i pulsanti debbono stare là dove uno pensa di trovarli, se il drag & drop funziona in una finestra deve funzionare in tutte (su Linux non è sempre detto). Se per confermare le opzioni settate in una finestra debbo cliccare Ok, in tutte le finestre simili devo trovare OK e non Chiudi  oppure atre scritte ancora più fantasiose. Il problema secondo me è che Linux è ideato da appassionati di informatica che non tengono nel debito conto certe esigenze di interfaccia. Ecco perché Ubuntu abbandonerà Gnome  per passare ad una interfaccia (Unity) progettata in proprio e da migliorare nel tempo secondo le linee guida della società, che è famosa per aver creato una distribuzione Linux abbastanza user friendly (ma non perfetta, come ho detto) e che ha proprio la mission di diffondere una versione di Linux facile da usare, bella da vedere ed affidabile.

L’utente finale, sia pure utonto come i fan boy di Linux definiscono l’utilizzatore medio di Windows, ha tutto da guadagnare se il panorama dei sistemi operativi si arricchirà di un contendente reale e non solo teorico. La concorrenza fa bene… Avremmo così Windows a caro prezzo, Mac OS a prezzo carissimo e con in dotazione hardware sovrapprezzo nonostante i processori di penultima generazione, e Linux Ubuntu facile da usare e gratuito. Gratuito? Pensiamoci bene. Sì, il sistema operativo non lo pagheremo, ma Canonical vorrà venderci la musica ed altri servizi… La parola gratis ha la brutta tendenza ad estinguersi… Ci sarà persino l’icona del carrello sulla barra delle finestre!

Capisco perfettamente  i motivi per cui la distro Linux più famosa e diffusa abbia pianificato questo cambiamento epocale,  e capisco perfettamente perché alcuni affezionati linari disprezzino Ubuntu definendola la peggiore distribuzione Linux. E’ tutta questione di attese, aspettative, obiettivi e tendenze.

Ma se per caso Ubuntu con Unity dovesse avere successo, e se avrà successo il futuro sistema operativo di Google, e se Mac dovesse aumentare la propria quota di mercato a discapito di Windows (come in parte sta accadendo), allora ci troveremmo di fronte ad una concorrenza di sistemi operativi per desktop come non avremmo mai sperato. L’alternativa è stare arroccati sulle vecchie posizioni per accontentare lo zoccolo duro (per quanto sparuto) degli affezionati, oppure attaccare la concorrenza proprio sugli aspetti in cui è migliore. Windows lo sta facendo sul fronte della sicurezza e stabilità, Linux lo deve fare sul fronte della piacevolezza e facilità d’uso.

Guardiamo per esempio cosa sta succedendo nel settore dei sistemi operativi per smartphone, dove non c’è un dominatore del mercato e numerosi contendenti contribuiscono a rendere sempre migliori i prodotti e le loro funzionalità.

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SISTEMI OPERATIVI: INEVITABILE IL DECLINO DI MICROSOFT?

Posted on 25 aprile 2010. Filed under: informatica, internet | Tag:, , , , , , , , , , |

Premessa: non sono un guru informatico, ma certe volte quando penso agli sviluppi futuri di un settore, ci indovino. Premessa numero due: non sono uno dei tanti fanatici anti-Microsoft, uso regolarmente Windows, attualmente Windows 7 64 bit, e ne sono molto soddisfatto. Non c’è due senza 3, e quindi ecco l’ultima premessa: non sono neanche un fanatico utente di Windows, su un vecchio portatile ho Ubuntu, ho provato quasi tutte le distribuzioni Linux esistenti, l’unica mia reale carenza è Mac OSX, che ho usato troppo poco per poterlo giudicare. Infine, come smartphone ho un iPhone della Apple, ma ho posseduto anche un palmare con Windows mobile 5.

Esaurite le premesse, passiamo alle considerazioni.

Prima considerazione: i dispositivi informatici sono sempre più net-centrici. Pensiamoci su: quando ci sediamo di fronte al nostro PC (nel caso di un desktop o comunque di una postazione fissa) quanto tempo lo passiamo collegati alla rete e quanto tempo, invece, scollegati? Magari la rete non ci serve se dobbiamo scrivere un testo, oppure (per esempio nel mio caso) se dobbiamo elaborare delle fotografie. Ma per il resto? Oltretutto ora come ora, grazie al cloud computing, ci sono risorse on line anche gratuite che per scrivere un testo e salvare il relativo file vanno benissimo: basti pensare agli strumenti messi a disposizione da Google ed anche da Microsoft, che ha capito l’antifona e tenta di non rimanere indietro. C’è anche una versione on line di Photoshop, ma qui le cose stanno messe un po’ diversamente: mentre nel caso delle applicazioni per ufficio le limitazioni delle versioni online sono minime per la maggior parte degli utenti, la complessità di un programma grafico come Photoshop e la pesantezza dei file (la mia Canon 5D Mark II registra RAW da quasi 30 mega cadauna) rendono l’esperienza on line frustrante. Ma per quanto tempo ancora? Già oggi pensare ad un PC non collegato alla rete sembra assurdo, figuriamoci domani. Quanto tempo è passato dall’epoca dei net-PC, che non ebbero alcun successo! Per la cronaca, i net-PC erano semplici terminali, a basso costo, dotati solo di tastiera e monitor; non avevano neanche un disco rigido, e non avevano un sistema operativo. Avevano solo un browser per il collegamento ad internet. Non ebbero alcun successo, perché i tempi non erano maturi, ma forse erano anche troppo radicali, privi di ogni risorsa interna. Oggi abbiamo, invece, i netbook, gli smartphone, e tra un po’ gli iPad. Passiamo alla seconda considerazione.

Seconda considerazione: i dispositivi informatici sono, oggi più che mai, multiformi. Fino a ieri conoscevamo sostanzialmente solo due tipi di computer: il desktop ed il portatile. Ciò era vero a prescindere dal sistema operativo installato: il concetto rimaneva il medesimo sia che ci fosse Windows, Linux o Mac (quando i Mac sono passati ai processori Intel, l’omologazione è stata più che mai assoluta). Anche il sistema di input era sempre lo stesso: tastiera e mouse, nel caso dei portatili anche il touchpad che simulava comunque il funzionamento di un mouse. Oggi invece le cose sono cambiate, e sono cambiate tanto velocemente da prendere in contropiede un colosso come Microsoft e lasciare spazio a nuovi importanti competitor. C’è stato il boom della connessione mobile: smartphone innanzitutto, ed ora anche dispositivi tipo iPad (ieri si sarebbero definiti tabletPC). Questi dipositivi non possono far girare sistemi operativi tradizionali, sia per l’hardware, che è diverso, sia per l’interfaccia utente, che sempre più spesso è tattile. Ecco nato così quello che oggi è probabilmente il miglior sistema operativo touch (l’iPhone OS, che troveremo replicato tale e quale sull’iPad prossimo venturo), ma anche il successo crescente di Android, elaborato da Google e messo a disposizione gratuita dei produttori. Ecco che su molti netbook windows fatica a girare, perché l’hardware è troppo poco potente, per cui si vedono proposte alternative e sempre più ne vedremo in futuro: il sistema operativo di Google che non ricordo come si chiama (G-OS?), tutto orientato al web, Android che vedremo su alcuni concorrenti dell’iPad, l’onnipresente Linux che per l’occasione dimostra tutta la sua versatilità acquisendo di volta in volta la struttura più consona alle funzionalità desiderate. Possono questi nuovi sistemi operativi insidiare il predominio di quelli tradizionali? La risposta è sicuramente NO. Persino l’iPhone ha limitazioni troppo grosse. Possono questi dipositivi mobili mettere a repentaglio il predominio dei PC tradizionali? La risposta è sicuramente SI, almeno per la maggior parte degli utenti che utlizzano i social network ed il web più la email, e niente altro.

Conclusione: tra la rete che acquisirà sempre più peso ed i nuovi modi di interfacciarsi all’hardware, non vedo messo bene il predominio di Microsoft, basato su un computing più tradizionale. E’ vero, è uscito Windows Mobile 7 che non ho ancora provato, ma mentre nel mondo PC Windows era (è) assolutamente predominante, quello dei dispositivi mobili, utilizzati da un numero sempre crescente di utenti, è una sorta di universo parallelo dove il sistema operativo di Microsoft dovrà sgomitare per farsi largo tra concorrenti molto agguerriti ed alcuni già “mitici”, entrati nel cuore degli utenti come iPhone OS, oppure gratuiti (per questo entrato nel cuore di molti produttori) come Android, la cui piattaforma aperta consentirà a tanti sviluppatori di apportare continui miglioramenti. E tutto questo senza considerare Symbian, PalmOS, e chi più ne ha più ne metta… Del resto basta vedere la frenesia Microsoft di questi ultimi tempi nello sfoderare sempre nuove versioni di Windows Mobile per far capire come il colosso del software abbia capito bene di dover recuperare terreno.

La concorrenza è sempre un bene, da questa situazione vedo solo vantaggi per il consumatore!

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