LA SENTENZA DI L’AQUILA È UN RAPACE CHE VOLA BASSO

Posted on 24 ottobre 2012. Filed under: scienza, società | Tag:, , , , , , , |

Condannati per non aver allertato in modo adeguato la popolazione e quindi, in ultima analisi, per non aver previsto il terremoto. La sentenza del tribunale penale di L’Aquila ha conquistato le prime pagine in tutto il mondo, ed è facile capire perché: o siamo sicuri che ė possibile prevedere un terremoto, ed allora ci sarebbe un senso in tutto ciò, oppure (come da sempre affermato dalla comunità scientifica con pochissime eccezioni che però hanno il sapore della cura Di Bella contro il cancro, per intenderci) non è possibile, ed allora la sentenza di condanna appare ingiusta, mediatica, populista, vendicativa e succube dell’opinione pubblica. Si tratta di suggestioni che impediscono, di norma, un’equilibrata e ponderata applicazione della giustizia.
D’ora in avanti qualsiasi scienziato o studioso che presti la propria opera presso qualsiasi struttura, in caso di pericolo anche minimo non potrà fare altro, alla luce di questo precedente, se non scatenare il panico, salvo rischiare, nel caso la catastrofe non si verifichi, un’incriminazione per procurato allarme.
Insomma, la vedo dura per gli scienziati nel nostro sempre più sciagurato Paese. Piuttosto che il rigore e l’applicazione del metodo scientifico, si chiede loro il dono della preveggenza affiancandoli così di fatto ai maghi e ai fattucchieri.
Sono considerazioni a caldo, senza aver letto la sentenza né aver esaminato gli atti del processo.
Naturalmente, le critiche a tale sentenza nulla hanno a che vedere con la solidarietà verso le vittime del sisma, cui va tutta la mia massima considerazione.

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APPLE VS. SAMSUNG: L’AUTO CON LE RUOTE QUADRATE

Posted on 27 agosto 2012. Filed under: economia, informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , |

La sentenza della causa Apple vs Samsung, che ha condannato la casa coreana a pagare un miliardo di dollari di risarcimento per violazione di brevetti detenuti dalla “mela”, si presta ad alcune considerazioni.
La prima: com’è veloce la giustizia americana. Una causa di simile complessità, in Italia, sarebbe durata almeno una decina di anni. Il giudice USA è arrivato a minacciare pesanti sanzioni ai due contendenti se non avessero ridotto la documentazione da esaminare (ritenuta ridondante) ed il numero di testimoni (ritenuti eccessivi). Per noi italiani, roba da fantascienza.
La seconda: ormai in USA si brevetta di tutto e di più. Si accettano, secondo me, brevetti con troppa facilità su aspetti marginali e secondari, tipo una “gesture” (ovvero un movimento con una o più dita sullo schermo sensibile al tocco) oppure il meccanismo software di sblocco dello schermo.
La terza: che succede ora? Quali saranno le conseguenze per i consumatori ed il mercato? Premesso che Samsung ricorrerà in appello, per cui l’attuale sentenza potrebbe essere riformata in un senso o nell’altro, anche in peggio (o in meglio, dipende dai punti di vista), sicuramente non vedo vantaggi tali da promuovere o favorire l’innovazione. Anzi, tutto il contrario. Lo scopo più o meno dichiarato di Apple è quello di avere una sorta di monopolio nel settore degli smartphone ed una simile sentenza, che ha ritenuto validi i brevetti, la incoraggerà a promuovere altre cause nei confronti di altri soggetti. Credo, insomma, che Samsung sia solo l’inizio e che il vero obiettivo sia Android, inteso come sistema. Obiettivo difficile, perché Android, sviluppato da un colosso come Google, è praticamente gratuito.
Mi chiedo, per esempio, cosa sarebbe successo se il primo fabbricante di autovetture (forse Ford?) avesse potuto brevettare la forma rotonda delle ruote, quella cilindrica dei cilindri, la “gesture” di ruotare il volante per sterzare, eccetera eccetera. Penso che l’Industria automobilistica non si sarebbe sviluppata come invece è avvenuto. Nessuno è stato costretto a realizzare una (improbabile) auto con le ruote quadrate e pulsanti o leve al posto del volante.
Cosa succederà ora? Staremo a vedere. Certo Samsung, che non è un’aziendina da quattro soldi ma un colosso, poteva anche prestare un po’ più di attenzione. Insomma, se vuoi operare in un paese devi rispettarne le leggi e se gli USA permettono di brevettare anche il modo di scaccolarsi il naso, ne devi tenere conto, ti piaccia o non ti piaccia.

UPDATE: interessanti considerazioni possono essere lette in questo articolo.

Update del 3/09/2012: una analoga causa in Giappone è stata invece vinta da Samsung contro Apple. A dimostrazione di come sia incerta la questione brevetti.

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CONDANNATA GOOGLE: UNA SENTENZA PERICOLOSA

Posted on 24 febbraio 2010. Filed under: internet, società | Tag:, , , , , |

Tre dirigenti di Google sono stati condannati per la pubblicazione di un esecrabile video su YouTube in cui un paio di vigliacchi bulletti prendevano a ceffoni un ragazzo down. La motivazione della sentenza ancora non è stata depositata, per cui non si sa ancora fino a che punto questa sentenza costituisca un pericoloso precedente in grado di mettere a soqquadro la rete ed impedire di fatto tutto il cosiddetto Web 2.0, ovvero il Web i cui contenuti sono uploadati dagli utenti (YouTube, Facebook, i blog, Flickr per le fotografie, e centinaia se non migliaia di servizi analoghi). C’è da precisare subito che i dirigenti sono stati condannati per “violazione della privacy” ma sono stati assolti dall’accusa di “diffamazione”: questo distinguo renderà estremamente interessante la lettura integrale della sentenza. Ma approfondiamo un paio di punti: 1. perché pericolosa; 2. perché tutta la vicenda è sostanzialmente stupida (a mio modo di vedere, e non mi riferisco certo all’ignobile trattamento riservato al ragazzo down, come vedremo).

1. La sentenza è pericolosa perché, come è noto, Google non fa altro che mettere a disposizione degli utenti una piattaforma tecnologica, senza avere alcun controllo su ciò che viene pubblicato. Del resto ogni ora vengono inviati talmente tanti video che un controllo preventivo sarebbe, anche a volerlo effettuare, impossibile. In sostanza Google è solo un fornitore di servizio, un intermediario, e se passasse il concetto che l’intermediario è responsabile di ciò che fanno gli utenti, ne vedremmo veramente delle belle: chiusura di quasi tutti i servizi basati sul cosiddetto web 2.0 e sostanzialmente la fine di internet così come la conosciamo. Inizierebbe un’era non di libertà, come finora, ma di censura preventiva su tutto o quasi. E’ paradossale che sotto processo siano finiti i dirigenti di Google e non i giovani vessatori (a dire il vero, non so se costoro siano stati perseguiti a suo tempo. Mi auguro di sì). Se vogliamo un’internet libera che ci consenta di esprimerci liberamente, non possiamo fare a meno di sostenere che l’intermediario non può essere ritenuto responsabile del comportamento dei propri utenti -tanto più che si tratta di un servizio gratuito! – e che sono gli utenti stessi a doversi assumere le proprie responsabilità, come avviene nella vita reale.

2. Seconda considerazione: ma di che stiamo cianciando? Il povero ragazzo down avrebbe avuto una vita migliore senza il video su YouTube? Non credo proprio. Avrebbe continuato a prendere botte e probabilmente nessuno lo sarebbe venuto a sapere e nessuno sarebbe corso in sua difesa. Gli ignobili persecutori sarebbero rimasti tali ed in assenza della piattaforma tecnologica si sarebbero limitati a sghignazzare con i loro compagni di merende, passandosi il cellulare con il filmato di mano in mano. Il problema in sé, secondo me, non esiste. Davvero, non c’è. Vedo solo risvolti ampiamenti positivi derivanti dalla pubblicazione di questo video. Come se picchiare un down indifeso potesse essere legittimo, purché non si dia pubblico scandalo… ecco perché questa sentenza è pericolosa e tutti i concetti che ci girano intorno sono sostanzialmente privi di intelligenza.

Inutile dire che la sentenza ha avuto grande risonanza su tutti gli organi di stampa, anche internazionali, a riprova che la sua importanza è reale e non solo immaginaria. Ecco in conclusione, a titolo esemplificativo e non esaustivo, alcuni link:

http://www.pcworld.it/notizia/119853/2010-02-24/Google-condannata-per-il-video-con-pestaggio-di-ragazzo-down.html

http://punto-informatico.it/2819031/PI/News/caso-vividown-intermediario-responsabile.aspx

http://www.ilgiornale.it/interni/video_disabile_vessato_tre_condanne_google_usa_web_libero_e_diritto/internet-web_20-giudice_magi-disabile-down-motore_ricerca-condanna-google/24-02-2010/articolo-id=424691-page=0-comments=1

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=92544&sez=HOME_INITALIA

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=7294&ID_sezione=38&sezione=News

http://quotidianonet.ilsole24ore.com/cronaca/2010/02/24/296654-video_disabile.shtml

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/02/24/visualizza_new.html_1707219530.html

http://www.libero-news.it/news/356273/Video_del_ragazzino_disabile__condannato_Google.html

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/24/news/condanna-video-2409480/

http://www.nytimes.com/2010/02/25/technology/companies/25google.html?hp

http://business.timesonline.co.uk/tol/business/industry_sectors/technology/article7039110.ece

http://www.lemonde.fr/technologies/article/2010/02/24/trois-dirigeants-de-google-condamnes-pour-atteinte-a-la-vie-privee-en-italie_1310564_651865.html

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Condannati Knox e Sollecito

Posted on 5 dicembre 2009. Filed under: società | Tag:, , , , , |

Un primo verdetto è stato emesso: Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio e condannati rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere. Il battage mediatico è subito iniziato sia qui in Italia, sia in America dove hanno sempre sostenuto l’innocenza della loro cittadina e sostenuto, parimenti, che il nostro sistema giudiziario fa cagare (qualcosa di vero, su questo punto, c’è). In realtà le chiacchiere stanno a zero: la motivazione della sentenza ancora non è stata depositata, quindi nessuno può dire, con cognizione di causa, se ed in che misura la pena comminata sia coerente con le indagini e l’istruttoria penale. Sicuramente assisteremo ad secondo grado del giudizio. Comunque vadano le cose, voglio esprimere la mia ammirazione per il contegno e la dignità espressi dai familiari della vittima, davvero civili ed esemplari pur nella dolorosissima situazione.

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