WINDOWS 8.1 (e i PROBLEMI CON LA SCHEDA DI RETE ETHERNET)

Posted on 20 ottobre 2013. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , |

Windows 8.1 è arrivato. Anticipato dalla versione di prova liberamente scaricabile alcuni mesi fa, sarebbe inutile dilungarsi sulle novità introdotte, che comunque riassumo in breve. Innanzitutto è stato ripristinato il pulsante Start, che però si comporta esattamente come il precedente “pulsante che non c’era” ma che in realtà era richiamabile spostando il mouse nell’angolo inferiore sinistro. Si tratta quindi di una modifica solamente estetica, che comunque migliora l’interfaccia, a mio modo di vedere. Inoltre la schermata Start, quella con le piastrelle colorate per intenderci, può essere personalizzata in modo molto più ampio: si può inserire lo stesso sfondo del desktop, per esempio, così si attenua la transizione verso il diverso ambiente di lavoro, ma l’illusione funziona solo se il desktop non è coperto da finestre. Le tile (sì insomma le piastrelle) possono essere ridimensionate in forme anche più piccole.

Altra novità molto gradita, almeno per me, è che al login si può entrare nel sistema direttamente in ambiente desktop. La schermata Start a sua volta può essere meno “traumatica” perché può essere impostata mostrando, di default, la vista ora raggiungibile premendo una freccetta rivolta il verso il basso. Questa vista mostra tutti i programmi, proprio come avrebbe fatto il vecchio pulsante start, raggruppati in categorie; per primi possono essere elencati quelli che il sistema individua come utilizzati più di frequente.

L’aggiornamento, gratuito per chi ha Windows 8 già installato, è molto semplice e si effettua direttamente dallo Store. Ciò significa che in mano non ci rimane un supporto fisico. Tuttavia il funzionamento è piuttosto semplice e non presenta problematiche particolari.

Una cosa di cui è bene tenere conto, è che alla fine la procedura di upgrade creerà una cartella denominata Windows.old che conterrà praticamente copia di tutta la vecchia installazione. Questa cartella potrà contenere svariati giga di materiale e potrà essere cancellata senza problemi, ma sarà possibile farlo solo attraverso l’utility pulitura disco. Prima di cancellarla, però, è bene controllare che sia andato tutto berne e non serva nulla di ciò che contiene.

Un’altra cosa di cui si deve fare cenno è il nuovo modo di funzionare di Skydrive, ma lo farò in un articolo a parte.

L’unico problema che ho riscontrato, e che sembrerebbe abbastanza diffuso almeno a giudicare dai post che sono apparsi in internet a sole 24 ore di distanza dal rilascio della versione 8.1, anche su forum in lingua inglese, è un malfunzionamento con la scheda di rete (ethernet). Nel mio caso la scheda in questione è una Gigabit Ethernet Broadcom Netlink. Ad un certo punto la scheda smette di funzionare, un quadratino giallo appare nell’area di notifica sull’icona che rappresenta la connessione cablata ed un messaggio avverte che la connettività è limitata. In realtà, almeno nel mio caso, la connettività era proprio assente del tutto, poiché non risultava raggiungibile né la stampante di rete né lo stesso router, che però stava funzionando regolarmente. Infatti il wifi stava andando alla grande così come anche un altro computer collegato via cavo (un Mac). In precedenza non avevo mai avuto problemi del genere, per cui è evidente che ad avere qualche problema con la mia scheda di rete doveva essere proprio il nuovo sistema operativo appena installato.

In effetti sembrerebbe trattarsi di un problema di driver che affliggerebbe non soltanto i prodotti Broadcom, ma anche altri. Per quanto riguarda Broadcom, la società dovrebbe essere a conoscenza del problema e dovrebbero essere in arrivo i nuovi driver.

Nel frattempo io sono forse riuscito a risolvere il problema disinstallando (non disattivando) la scheda di rete da Gestione dispositivi e poi riavviando il pc. Ciò costringe il sistema operativo a riconfigurare il dispositivo ex novo e ricaricare i driver. Questa semplice operazione ha finora risolto il problema che non si è più verificato mentre in precedenza al massimo un paio d’ore dopo il riavvio si ripresentava regolarmente. Una semplice disinstallazione e reinstallazione senza riavvio non aveva dato, invece, i frutti sperati.

Come fare passo per passo: clic col tasto destro sul pulsante start, dal menù contestuale scegliere Gestione dispositivi. Nella finestra che appare, selezionare la scheda di rete e disinstallarla. Riavviare il PC…

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STANNO PER CENSURARE INTERNET

Posted on 4 luglio 2011. Filed under: internet, politica | Tag:, , , , , , , , |

Tutti sappiamo di cosa stiamo parlando: grazie ai poteri conferiti tramite decreto dal sottosegretario alle comunicazioni Paolo Romani (proveniente dalle TV commerciali di Berlusconi), l’AGCOM, che dovrebbe essere una autorità indipendente, è stata dotata di poteri enormi sul controllo del traffico di rete (internet). Ora l’AGCOM, sotto l’evidente influsso lobbistico della industria discografica e cinematografica, sta per fare approvare un regolamento per cui potrà, con un atto di imperio che viola non solo qualsiasi legge democratica ma anche il normale buon senso, imporre agli ISP (coloro che ci forniscono l’accesso) di filtrare, ovvero rendere irraggiungibile un sito.

CENSURA BELLA E BUONA. VERGOGNA!

Se un utente qualsiasi va su un sito e commette un reato, sottolineo reato, vuol dire che esiste già una legge ed una pena che puniscono quel comportamento, altrimenti non staremmo qui a parlare di reato. Non servono altre leggi! Con la scusa che potrebbero essere commessi reati (la condivisione di film e canzonette protetti da diritto d’autore) si vuole introdurre una censura preventiva che non ha eguali nel mondo, se non nei Paesi con dittature feroci come la Cina e l’Iran. Non esiste una censura buona, la censura è sempre cattiva! Nulla la può giustificare, figuriamoci i turbamenti psichici di questi signori che producono dischi e film. Senza considerare che una authority, che si è già dimostrata così sensibile alle ingerenze lobbiste, potrebbe un domani essere incline a far censurare siti scomodi al potere o a qualsiasi altro potentato: basterà uploadare, a insaputa dei possessori del sito, una canzone qualsiasi tra i contenuti, e far partire una segnalazione per renderlo irraggiungibile e quindi censurarlo.

Ecco alcuni link:

http://www.facebook.com/event.php?eid=186527864733678

www.agoradigitale.org/nocensura

www.agoradigitale.org/lanottedellarete

www.sitononraggiungibile.it

www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio

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ANCHE ALICE CONTRO LA NEUTRALITA’ DI INTERNET

Posted on 11 marzo 2011. Filed under: internet | Tag:, , , , , , , , , , |

Dopo Vodafone, di cui ho già parlato tempo fa, ecco anche Telecom che, per non essere da meno, antepone il proprio business agli interessi degli utenti. Nel caso di Vodafone era stato stigmatizzato il blocco (evitabile tramite pagamento supplementare) dei servizi VOIP; nel caso di Alice la questione, pur essendo simile, è un po’ più complessa. QUI potete leggere un articolo veramente ben fatto sull’argomento. In sintesi, cosa è successo? Telecom si accinge ad inserire una clausola in tutti i contratti di fornitura ADSL, vecchi e nuovi, grazie alla quale si riserva di modificare a suo piacimento la banda utilizzata da alcuni servizi ritenuti particolarmente voraci: facile pensare, innanzitutto, allo scambio e condivisione di file (peer to peer) ed al download pesante tramite bit-torrent. Telecom spiega che la limitazione avverrà solo in caso di congestione della rete, solo laddove serva, ed in modo mirato, senza pregiudicare alcun utilizzo: niente limitazione di banda sul VOIP, per esempio.

Sono cliente Telecom (prima TIN, poi Alice) da un sacco di tempo ed ho sempre trovato il servizio eccellente. Forse sarò stato fortunato, ma non ho mai avuto una interruzione del collegamento ed i pochi problemi (non più di tre quattro in parecchi anni) sono sempre stati risolti velocemente e con efficienza. Tutto bene allora? Finora sì, ma da adesso in poi starò con gli occhi aperti per valutare se la qualità del servizio rimarrà la stessa.

Telecom sta cercando di far passare il cambiamento delle condizioni contrattuali come necessario per garantire a tutti i clienti la funzionalità ottimale della propria infrastruttura. Secondo il provider una parte dei propri clienti usa talmente tanta parte della banda disponibile da penalizzare gli altri. Insomma, si tratterebbe (solo nei nodi in cui vi sia congestione del traffico dati) di ridurre la banda a disposizione di questi utenti (che potremmo definire power user) a vantaggio degli altri.

Non quadrano due cose: l’impossibilità per il cliente di verificare l’effettiva necessità di riduzione della banda a sua disposizione, possibilità che se presente avrebbe eliminato il dubbio di una limitazione a capriccio esclusivo di Telecom, e cubomusica. Quest’ultimo è il servizio di streaming musicale e di download online (a pagamento) di file musicali che Telecom si appresta a varare e che per ora è in fase sperimentale, con streaming gratuito fino a giugno 2011 per gli utenti Alice.

Il sospetto è che Telecom si voglia riservare la possibilità di avvantaggiare, riducendo la banda disponibile per altre attività, i propri servizi. Per scaricare l’ultima distribuzione linux ci metti una vita? Colpa del tuo vicino di casa che ascolta, su cubomusica, l’ultimo disco di Lady Gaga. Oppure: vorresti goderti lo streaming da un altro sito? Sentirai la musica a tratti, perché la fluidità sarà appannaggio esclusivo di chi usufruirà del servizio Telecom.

Così, è evidente, le cose non vanno bene. Pensate se tutti i provider facessero la stessa cosa: favorire il proprio business a discapito degli altri, manipolare a piacimento la connettività venduta ai clienti per dirottarli dove più conviene, penalizzando servizi concorrenti.

Più passa il tempo, più mi convinco che bisognerebbe proibire per legge, ai provider, di vendere servizi diversi dal puro e semplice accesso ad internet. Questa disposizione legislativa dovrebbe essere mondiale, così come dovrebbe essere mondiale qualsiasi norma di diritto che riguardi la rete.

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VODAFONE NEGA LA NEUTRALITA’ DELLA RETE

Posted on 9 febbraio 2011. Filed under: internet, smartphone | Tag:, , , , , , , |

Gli utenti Vodafone sono incazzati neri. L’operatore di telefonia mobile, infatti, ha scisso il traffico dati in due tronconi: uno che comprende il VOIP, l’altro tutto il resto. E’ comprensibile che il VOIP sia visto come fumo negli occhi da chi fornisce un servizio di telefonia tradizionale. L’operatore telefonico mobile che fornisce anche accesso ad internet (e non potrebbe fare altrimenti, perché il mercato lo richiede) , consente all’utente che abbia uno smartphone ed un software adatto (ce ne sono tanti) di effettuare chiamate vocali a costo quasi zero. Infatti, sotto un profilo tecnico, la chiamata VOIP non è altro che un normale traffico dati: la voce viene scomposta in pacchetti IP e transita per la rete esattamente come transiterebbe qualsiasi altro pacchetto,  uno streaming video piuttosto che una immagine, il contenuto di un sito web, un mp3, una email. Il cliente Vodafone che ha una tariffa flat, oppure semi-flat sino ad una certa soglia, ha il diritto (sarebbe meglio dire aveva) di far transitare i dati che più gli aggradano e gli servono: è questo il principio della neutralità della rete. Il fornitore di accesso apre la porta senza privilegiare un tipo di utilizzo rispetto ad un altro o, sarebbe peggio, senza impedire un certo utilizzo.

Preoccupati di veder diminuire il proprio business per colpa della tecnologia VOIP, cosa hanno studiato i cervelloni di Vodafone? Semplice: hanno messo in atto un sistema di filtraggio (ci sono apparecchi che annusano i pacchetti riconoscendone il tipo) per cui ogni connessione di tipo VOIP verrà rifiutata dal server. Questa misura colpisce, tanto per essere chiari, programmi come il celeberrimo Skype. I clienti Vodafone avranno un accesso zoppo alla rete, a meno che non siano disposti a farsi taglieggiare pagando 8 euro (in più) a settimana: solo così riacquisteranno il diritto ad effettuare chiamate VOIP. Insomma, il messaggio di Vodafone è chiaro: avevate pensato di poter risparmiare con questo tipo di tecnologia? Allora pagate per poterla usare, vediamo se vi conviene.

Appena possibile, sicuramente un cospicuo numero di clienti cambierà operatore…

Quello che invece preoccupa, è proprio la negazione del principio di neutralità della rete, un principio di libertà che, purtroppo, sempre più spesso viene messo in discussione. Dal VOIP ad altri tipi di traffico, il passo è breve: cosa dovremmo pensare se, per esempio, un domani il nostro fornitore di accesso stipulasse un contratto con Google, per esempio, in modo da riservare più banda a YouTube piuttosto che non ad altre piattaforme concorrenti di streaming video? Oppure se decidesse di diventare un protagonista del web e privilegiasse a livello tariffario (e di banda) i propri servizi, rispetto a quelli dei concorrenti?

A livello mondiale i Paesi democratici dovrebbero sancire per legge il principio di neutralità della rete, e dovrebbero impedire, sempre a livello legislativo, che il fornitore di accesso (l’ISP, Internet Service Provider) sia anche contemporaneamente fornitore di servizi. Purtroppo mi sembra che si stia andando nella direzione contraria, come vogliono i grandi gruppi economici (e forse, sotto sotto, anche i governi).

Una rete con pochi attori protagonisti, anziché anarchica e fuori controllo come quella attuale, può piacere a chi detiene già la sua fetta di potere nel mondo reale e vuole avere il controllo anche di quello virtuale, ma non piace a tutto il resto degli utenti.

Infatti, come dicevo all’inizio, gli utenti Vodafone sono incazzati neri…

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LA RETE E’ CUCCIOLA

Posted on 5 settembre 2010. Filed under: internet, società | Tag:, , , , , , , |

Sì, la rete (internet) è cucciola. Non nel senso di essere piccola e giovane: è in realtà grande e navigata. Ma è cucciola perché sensibile. Parliamo del video che ha messo in agitazione molti internauti:

(NON METTO IL LINK PERCHE’ E’ VERAMENTE DISGUSTOSO. SE PROPRIO VOLETE VEDERLO, CERCATELO. PER ESEMPIO, SUL SITO DEL CORRIERE DELLA SERA,  AL MOMENTO IN CUI SCRIVO C’E’ ANCORA).

Una ragazzina bionda, con un giubetto rosso ed un cappuccio di uguale colore sulla testa, è in riva ad un fiume. Il paesaggio intorno è bucolico: alberi e prati. Attenzione: non si tratta di cappuccetto rosso, non dobbiamo temere che incontri il lupo. Anzi, è lei ad essere lupo. La ripresa, effettuata probabilmente con un cellulare, mostra un secchio in cui sono ammucchiati cuccioli di cane. Guaiscono, sono fermi, probabilmente sono nati da poco. Sono graziosi batuffoli neri, mollicci come i cuccioli, caldi e morbidi. La ragazzina prende il primo, il corpicino le si acciambella, quasi, attorno alla mano. Ma ecco il gesto: la ragazzina, visibilmente divertita, gioiosamente lo lancia in acqua, nel fiume. Poi prende gli altri, uno alla volta, e li lancia, accompagnando il gesto con gridolini di giubilo.

La rete è cucciola, ma può anche essere assassina, proprio come la vita reale. Cosa può spingere un essere umano a filmarsi mentre compie un gesto così orrendo, e per quale motivo può decidere di voler mettere il video in rete, così da condividerlo con il resto del mondo? Eccesso di protagonismo? Una errata valutazione morale del proprio comportamento? Il pubblico della rete si indigna. Qualcuno timidamente osserva che nel mondo accade ben di peggio e nessuno protesta così tanto come nel caso di questi cuccioli, ma internet non è il regno della giustizia assoluta: è una piazza mediatica e si commenta e si vive quello che accade, quello che si vede. Vengono create pagine su Facebook per cercare di rintracciare la cattiva bambina; ci si dà da fare sui forum degli animalisti; la notizia ed il video compiono il giro del mondo più e più volte. Se la ragazzina aveva sperato di rimanere anonima, se aveva sperato di scombussolare gli animi degli internauti senza conseguenze, se ha sottovalutato le potenzialità della rete, ora rimarrà delusa e, mi auguro, spaventata.  L’hanno scovata, sanno chi è. Il passaparola infernale internettiano, che tanto angoscia gli animi meno nobili, che tanto spaventa chi teme la critica attiva e priva di censure, ha consentito di risalire alla identità della aguzzina: è bosniaca, il filmato l’ha fatto il fratello con un cellulare, non è stato riferito il nome dalla polizia perché è minorenne. Sembra che la famiglia rischi una multa di 5.000 euro, in base alle leggi locali. Sono tentato di dire che è troppo poco, ma andrebbe parametrata al tenore di vita bosniaco, che ignoro. In Italia il codice penale prevede il reato di maltrattamento agli animali all’art. 544 ter, multa da 3.000 a 15.000 euro o reclusione da tre mesi ad un anno, ma anche il reato di uccisione per crudeltà o senza necessità (art. 544 bis) e la pena prevista è la reclusione da tre a diciotto mesi.

Ora qualcuno penserà di poter cogliere la palla al balzo per sostenere che internet è il male, e che simili video non andrebbero mostrati e che si dovrebbe porre un controllo a ciò che viene immesso, per esempio, su YouTube. Non diciamo cazzate. Se la rete non fosse esistita, i cuccioli sarebbero lo stesso finiti nel fiume, solo che non lo avremmo mai saputo e la caccia alla ragazzina dagli istinti criminali non sarebbe mai iniziata. Lo stesso dicasi agli schiaffoni che alcuni studenti imbecilli hanno dato ad un loro compagno down: se non si fossero filmati e non avessero messo il video in rete, gli schiaffoni ci sarebbero stati lo stesso, anche in numero maggiore, e gli imbecilli responsabili l’avrebbero fatta franca. Dobbiamo colpevolizzare internet, in questi casi? No, dobbiamo ringraziarla, è proprio per questo che mi piace.

Quando ero bambino, qualcuno mi aveva raccontato che nelle nostre campagne, quando nascevano cucciolate di gattini, si usava eliminare i cuccioli ritenuti in eccesso chiudendoli in un sacco che poi veniva tenuto sott’acqua con un bastone. Il mondo non è perfetto, la vita (la morte) è crudele, esistono gli omicidi, gli stupri, la pedofilia, ma quello che indigna nel filmato della ragazzina bosniaca è proprio il divertimento che traspare dal gesto criminale, la leggerezza con cui viene compiuto, la complicità che viene implicitamente richiesta allo spettatore come quando si condivide un momento di gioia, di divertimento o felicità. E’ questo a disturbare, oltre ogni mmaginazione, al di là della stupida violenza.

Se vogliamo crescere, abbiamo bisogno di simili lezioni, dobbiamo conoscere il peggio per essere migliori. Colpa di internet? Al contrario, io dico grazie.

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RAPELAY: STUPRO PER GIOCO

Posted on 10 febbraio 2010. Filed under: informatica, internet, politica, società | Tag:, , , |

Impazza sulla rete a livello di download e popolarità, impazza sulla carta stampata, sui media e sulla bocca dei politici l’ultimo gioco di cattivo gusto partorito da una software house per il mercato giapponese: Rapelay, ovvero Rape Play. Scopo del gioco, come il titolo lascia chiaramente intuire, è quello di stuprare tre donne all’interno della metropolitana (della location non sono sicuro, il gioco non l’ho visto). Non oso mettere in discussione che si tratti di una pessima idea;  però come sempre ad attirare il mio interesse sono le voci censorie che si stanno alzando dai paladini della pubblica moralità che, indignati, reclamano azioni (da parte di chi?) per eliminare dalla rete il pericolosissimo gioco.

Due le considerazioni secondo me importanti. Ecco la prima: da sempre esistono giochi in cui si uccide, si fa saltare per aria, si spaccia droga, si ruba, si distrugge il mondo intero… ben peggio che non stuprare, per quanto lo stupro possa essere (e lo è) ripugnante ed umiliante per chi lo subisce. Quindi dobbiamo metterci tutti d’accordo: o queste cose esecrabili nella realtà sono accettabili in ambito ludico e fantasioso, comunque simulato, oppure bisogna procedere ad un repulisti senza  precedenti per eliminare tutto ciò che non ci piace e che troviamo riprovevole, anche se finto, possibilmente senza correre dietro al politically correct a tutti i costi, a seconda della moda del momento.

Qualora dovesse prevalere la seconda ipotesi, che secondo me finirebbe con l’essere un rimedio peggiore del male, ecco che ci scontriamo con la solita gente che della rete non capisce niente e pensa che eliminare un file dalla rete sia una cosa fattibile. Questa gente in realtà non ha idea di come parlare di un file, pur se con toni da dramma, attiri la curiosità dei netizen che inevitabilmente lo scaricheranno in massa, ed ogni scaricamento sarà una copia in più, e più gente lo vorrà scaricare tanto più lo si troverà in rete. Eliminare un file dalla rete non è cosa né semplice né realisticamente fattibile e tanto più un file è “famoso” tanto più aumenterà la sua presenza nei server. Molti sicuramente non avevano mai sentito parlare di questo game (io sono uno di questi, per esempio), ma tutte le polemiche che stanno apparendo sugli organi di informazione faranno sì che molti andranno alla ricerca del file, se non altro per verificare coi propri occhi che cos’è e cosa rappresenti; e ciò provocherà l’aumento esponenziale della sua reperibilità. Una prova? Cinque decimi di secondo di ricerca su Google mi hanno permesso di trovare questa tabella che si riferisce proprio al file in questione: vediamo come si stia moltiplicando in barba a tutti quelli che vorrebbero censurarlo.

Diffusione negli ultimi giorni del gioco “Rapelay”

Cosa voglio dire con questo? Che i censori ed i catoni mi fanno sempre paura perché le loro grida di allarme sono il male peggiore di tutti i mali possibili ed immaginabili, anche di fronte ad un gioco indubbiamente di pessimo gusto come questo di cui sto parlando. I novelli catoni, che hanno la rete come principale bersaglio, proporranno rimedi che, se posti in atto, non solo non daranno nessun risultato, ma metteranno in pericolo le libertà digitali cui io tengo tanto (penso / spero che siamo in molti).

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LA LIBERTA’ CORRE SUL FILO DEL PORNO

Posted on 21 gennaio 2010. Filed under: economia, internet, politica | Tag:, , , , , , , |

I più autorevoli e disinibiti commentatori di cose che riguardano la rete, sono d’accordo nel sostenere che il vero motore di internet è stato il porno, così come lo è stato a suo tempo per la diffusione dell’home video. Più precisamente, per quanto concerne internet, il porno non sarebbe stato solo il promotore principale della diffusione presso gli utenti (insieme alla applicazione killer per eccellenza, l’email), ma anche il fulcro dello sviluppo tecnologico: sono stati porno i primi siti interattivi, sono stati porno i principali siti orientati alla multimedialità, sono stati porno i primi social network. Ancora: sono stati porno i primi siti che hanno messo in pratica i pagamenti on line; sono stati porno i primi servizi di messaggistica istantanea con tanto di immagini tramite videocamera.
Mi è venuta in mente questa esaltante importanza del porno leggendo la notizia che il vice ministro per lo sviluppo economico Paolo Romani ha emanato un decreto che, anche sulle pay tv, impedisce la messa in onda di film vietati ai minori dalle ore 7 alle ore 23. Per dovere di cronaca preciso che il divieto ai minori ricomprende anche contenuti che contengano scene violente di particolare efferatezza, ma è ovvio che il 99% dei contenuti proibiti riguardano film pornografici. Il mio ragionamento è questo: se il porno è stato così trainante per internet, così come lo è stato a suo tempo per l’home video, possiamo ragionevolmente ritenere che sia un importante veicolo di business per la pay tv? Altra domanda: sarà del tutto casuale che da pochi giorni SKY, la principale antagonista delle reti Mediaset del presidente del Consiglio, ha lanciato una programmazione hard 24 ore su 24, sia pure protetta da una doppia password? La faccenda puzza, sta a vedere che anche questa volta sarà il porno ad erigersi a paladino delle libertà. Questo provvedimento sembra incanalarsi nel thread che ha visto prima l’innalzamento dell’IVA sulle fatture delle pay tv dal 10 al 20%, poi il tetto alla pubblicità che è stato ridotto sensibilmente, mettiamoci pure il canale digitale terrestre Cielo che non aveva ottenuto il visto nei tempi previsti, ed ora questo taglio imposto alla programmazione, sia pure relativo al solo pornazzo… insomma, il sospetto che il tanto reclamato, a torto o a ragione, conflitto di interessi stia giocando il suo ruolo appare più che legittimo. Per inteso, questo decreto, che contiene anche altre norme su cui è possibile discutere, colpisce non solo SKY ma anche altre pay tv che puntavano soprattutto sul porno. Poterlo trasmettere tutto il giorno oppure solo dalle 23 alle 7 del mattino non è proprio la stessa cosa.

INOLTRE… che senso hanno queste disposizioni che, a prima vista, sembrano residui di una antica pruderie? Le webtv sono ormai una realtà così come i siti che trasmettono streaming video anche porno, e lo fanno gratis ventiquattr’ore su ventiquattro. Sta a vedere che, per uniformità di trattamento, una parte della rete andrà oscurata dalle 7 del mattino alle 23 della notte… Inoltre se una tv la si vede solo a pagamento, ed il contenuto è protetto da un codice, non vedo perché una legge debba porre limitazioni al contenuto delle trasmissioni. Inoltre, cari signori, da un bel po’ di tempo esistono sistemi di registrazione dei segnali tv, per cui l’utente che il giorno dopo deve andare a lavorare si può registrare il filmato che più gli piace e vederselo tranquillamente, il giorno dopo, all’ora della tv dei ragazzi. Più ci penso e più sento odore di penalizzazione di concorrenti scomodi, non vedo altre motivazioni razionali. Spesso, a pensare male, ci si azzecca.

Ennesimo pessimo decreto.

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Banda larga: Italia fanalino di coda

Posted on 30 dicembre 2009. Filed under: economia, informatica, internet, politica, società | Tag:, , , |

Mentre tutti gli altri paesi si stanno dando da fare per dotarsi di infrastrutture adeguate, il nostro governo si preoccupa della rete solo per la capacità di aggregazione e di critica e di conseguenza non fa nulla per incentivarne l’uso tra i cittadini. Per cui l’ultima finanziaria, che doveva riservare una piccola somma per lo sviluppo della banda larga, all’ultimo momento ha cancellato il finanziamento con la scusa che i soldi non ci sono più. Peccato, perché una politica lungimirante e moderna dovrebbe considerare l’uso delle tecnologie informatiche una priorità e non una stupidaggine o peggio ancora un pericolo. In realtà oggi come oggi l’industria, il lavoro, il commercio e la società civile hanno assoluta necessità di connessione veloce, sicura, affidabile ed a basso costo. Invece una classe politica vecchia ed incapace di stare al passo coi tempi ci sta relegando agli ultimi posti in Europa: peggio di noi solo Grecia ed un paio di paesi post-comunisti. La classifica riguarda la penetrazione di PC nelle famiglie e, appunto, l’utilizzo di Internet. Che il governo non faccia nulla ed anzi parli di internet con accento fortemente negativo deve farci riflettere e farci capire che è necessario un salto generazionale ed uno svecchiamento della classe politica, se vogliamo rimanere competitivi nello scenario internazionale.

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RETE! RETE! RETE! (INFORMATICA)

Posted on 26 dicembre 2009. Filed under: informatica | Tag:, , , , |

Prendo spunto dal caratteristico eloquio di uno dei commentatori di calcio Sky per raccontare, invece, una stranissima questione di “rete”. La rete in parola è una rete domestica, la mia. Ecco i protagonisti principali di questa storia:

1. Un router-wifi-access point (come ce ne sono tanti) della USRobotics, modello 9113: è il cuore della rete. Un lavoratore instancabile, che sta sempre su 24 ore su 24 senza mai mostrare il minimo cedimento. A lui sono collegati via cavo un piccolo NAS, una stampante di rete DELL, un PC desktop, un vecchissimo portatile ora adibito a jukebox digitale (bella questa, eh?); via etere un sacco di altri client.

2. Un range extender della Belkin, modello F5D7132. Questa inesplicabile sigla individua un apparecchio che sembra funzionare tutto sommato abbastanza bene, pur con qualche tentennamento di cui parlerò. Se decidete di acquistarlo sappiate che il server web incorporato, che serve per programmarlo, fa veramente schifo: si blocca di frequente e bisogna staccare la spina della alimentazione e riattacarla per far sì che torni a funzionare. La programmazione di questo “coso” è un vero strazio, ma per fortuna una volta portata a termine altri problemi gravi non ci sono.

3. Due iPhone 3GS della Apple, uno da 32 GB e l’altro da 16 GB (entrambi bianchi, cosa non importante ai nostri fini ma forse piacevole da sapere per tutti i non-geek che amano il melafonino per istinto modaiolo). Su questo smartphone è stato detto tutto di più; qui ci interessa solo l’aspetto relativo al wi-fi.

4. Un PC desktop (che d’ora in avanti chiameremo PC-SALA) collegato alla rete tramite wifi grazie ad una scheda PCI Realtek 8185. Sistema operativo Windows 7 Home Premium.

5. Un portatile anzianotto a tecnologia “centrino” di Intel.

Ogni dispositivo ha un indirizzo IP fisso perché, in occasione dell’utilizzo di alcuni software, il router deve sapere a quale PC indirizzare il traffico in transito attraverso alcune porte (virtual server).
Questa storia inizia quando amplio la rete con il range extender della Belkin. La sua introduzione si è resa necessaria perché PC-SALA, e solo lui, riceve il segnale WI-FI piuttosto debolmente: 2 stanghette, spesso una. La cosa si può capire se si pensa che PC-SALA è posto ad una estremità dell’appartamento, mentre il router wi-fi è esattamente alla estremità opposta. Comunque configuro il nuovo apparecchietto in modo che funga da ripetitore (può funzionare anche come access point) e trasmetta lo stesso SSID (stesso nome di rete). Ok, si collega al router principale, ma la cosa buffa è che PC-SALA non si collega al ripetitore, ma sempre al router e la potenza del segnale mostra sempre le due desolate stanghette del “segnale scarso”… Questa cosa mi sembra piuttosto strana: eppure il segnale più potente viene visto, ma è come se PC-SALA considerasse il segnale proveniente dall’extender come diverso rispetto a quello del router, per cui si verifica lo strano fenomeno che, scollegandomi dalla rete, il segnale ha forza 4 o 5 stanghette; ricollegandomi, precipita a una-due. Dopo innumerevoli tentativi tutto inizia a funzionare perfettamente; almeno, così sembra. Infatti inizia ad accadere che PC-SALA, in modo del tutto imprevedibile, non riconosca più la rete (“rete non identificata”) oppure che, per identificandola, non condivida più l’accesso ad internet (“nessun accesso ad internet disponibile”). Le cose riprendono a funzionare talvolta resettando l’extender togliendo e ridando l’alimentazione (allora è colpa dell’extender!), altre volte scollegando e ricollegando PC-SALA (allora è colpa dei driver del PC!). Prima dell’extender non ho mai avuto problemi di sorta, quindi non credo c’entri nulla il canale wifi (il router principale è sul canale 11, l’extender su AUTO e, in posizione ripetitore, non consente di cambiarlo manualmente, quindi credo che funzioni anch’esso sul canale 11 dovendo ripetere il segnale del router). Inoltre non c’è affollamento di reti: PC-SALA ne vede solo un’altra, debolissima. Il mio forno a microonde, che può essere fonte di interferenze, è attualmente guasto. C’è un telefono cordless ma che viene usato molto poco e… ah sì, c’è una stazione meteorologica cinese che comunica via radio con due sensori posti all’esterno dell’abitazione, ma ripeto che prima dell’extender non ho mai avuto nessun problema ed anche ora, paradossalmente, togliendo l’extender tutto funziona a meraviglia. Quindi l’extender in qualche modo c’entra, ma non saprei come. Il fatto è che PC-SALA è usato sempre dai miei familiari, molto raramente da me, ed è sempre occupato, per cui non ho mai potuto notare in che casi si verificano i problemi e se si verificano in coincidenza di qualcosa.

Capitolo secondo: approfittando di un brevissimo (purtroppo) periodo di vacanza, mi piazzo di notte alla postazione PC-SALA per testare questa benedetta connessione wifi. Mi porto dietro l’iPhone perché voglio vedere se quando PC-SALA non funziona, l’iPhone invece sì, il che escluderebbe una qualche responsabilità dell’extender. Ebbene, scopro con mio grande stupore questo: quando mi connetto all’extender con iPhone, e PC-SALA è già connesso, tutto va alla grande. Non appena mi scollego con l’iPhone, PC-SALA non riconosce più la rete oppure mi dice che non c’è l’accesso ad internet; basta ricollegarsi con l’iPhone, e PC-SALA riprende istantaneamente a riconoscere la rete e funzionare! Detto in parole povere è come se PC-SALA vedesse la rete e l’extender attraverso l’iPhone, che tra l’altro è settato in modo da non poter funzionare in modalità tethering o comunque come modem, ammesso che c’entri qualcosa. Per me il fenomeno è stranissimo; tuttavia modifico la rete in modo che l’extender non ripeta lo stesso SSID ma un altro, dico a PC-SALA di collegarsi solo a questa rete con questo SSID ed elimino il problema nel senso che PC-SALA non fa più confusione e non si collega più direttamente al router lontano, che propaga ora un SSID diverso. Ma non basta: devo settare gli iPhone in modo che si colleghino esclusivamente al router e non all’extender, altrimenti siamo da capo. Non è un grosso problema perché gli iPhone captano bene il segnale in tutte le stanze.

Insomma, in questo modo ho risolto il problema, ma mi rimane il dubbio di capire bene quali siano i motivi di questo stranissimo (per me) fenomeno. Potrei fare la prova di cambiare il canale sul router, ma ripeto di non aver mai avuto problemi di interferenze in precedenza, per cui non credo di risolvere niente. Rimane la curiosità di vedere se collegando il portatile all’extender succede la stessa cosa che con gli iPhone, ma credo di no, perché per un bel periodo di tempo, quando il SSID era lo stesso, il portatile e PC-SALA hanno funzionato fianco a fianco senza problemi. Insomma, il triangolo PC-SALA – EXTENDER – iPHONE sembra proprio avere qualche incompatibilità al suo interno, e per ora questo è tutto.
Se qualcuno dovesse leggere e trovare interessante questo post, e magari fosse in grado di contribuire alla comprensione del fenomeno, è invitato a lasciare un messaggio.

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