RECENSIONE CHIAVETTA USB KINGSTON DATA TRAVELER HYPER X 128 GB

Posted on 23 giugno 2013. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , |

Ero alla ricerca di una pendrive performante ed alla fine ho acquistato su Amazon, store che non mi stancherò mai di raccomandare, questa “pennetta” Kingston Hyper X da ben 128 GB71IyJ76COsL__SL1500_. Innanzitutto, anche se per alcuni potrà sembrare ovvio, vorrei illustrare la differenza di fondo tra una “penna” ed un hard disk esterno, per esempio uno di quelli autoalimentati che, quando costano la metà, sono capienti circa quattro volte tanto (128 GB la Kingston a 100 Euro circa, circa 60 Euro un disco esterno da 500 GB, se si cerca bene e si sfruttano le numerose offerte on line). Vediamo le differenze: la pennetta è molto più leggera, molto meno ingombrante, molto più robusta perché niente è in movimento. Un disco rigido esterno è più pesante, più ingombrante, più soggetto a guasti; in cambio è molto più capiente. A mio modo di vedere non sono due prodotti in alternativa tra loro, ma destinati ad usi differenti. Il disco rigido è una forma, ancorché portabile, di stoccaggio dei dati; la “pennetta” è un sistema veloce per portare sempre con sé i file più importanti, anche di utilizzo temporaneo, e di avere in ogni momento a portata di mano uno spazio in cui archiviare i dati al volo. Se poi questo spazio è, come nel caso della Kingston Hyper X, abbondante, tanto meglio!

Le caratteristiche essenziali della Kingston Hyper X sono:

  • 128 GB di memoria
  • USB 3 (naturalmente compatibile con USB 2)

Direi che ora come ora 128 GB sono tanti per un dispositivo di questo tipo, comunque esiste anche la versione da 256 GB (ma anche quella da 64), però i costi salgono parecchio (poco meno di 300 Euro), per cui 128 GB possono rappresentare, attualmente, un ottimo compromesso tra costo e capacità. In futuro i prezzi dovrebbero scendere.

La presenza di un connettore USB 3, riconoscibile dalla colorazione blu, è a mio modo di vedere essenziale: non ha senso comprare una pendrive high end se non è dotata dell’interfaccia più recente,  che grazie alla compatibilità con USB 2 permette di coniugare prestazioni e fruibilità. Ma anche senza la connessione ad una interfaccia USB 3, la Hyper X stupisce per la velocità: segno che la memoria interna è di ottima fattura. Collegata ad un pc desktop dotato di presa USB 2, il riconoscimento da parte del sistema è stato istantaneo; la stessa cosa si può dire per un paio di netbook e persino per un “poverissimo” thin client aziendale. Anche la velocità di trasferimento dei file è eccellente, niente a che vedere con le “normali” pennette che si possono acquistare ormai ovunque: la differenza è chiaramente percepibile. I dati di targa parlano di una velocità di lettura fino a 225 MB/sec, ed una di scrittura fino a 135 MB/sec. Purtroppo non ho ancora avuto modo di testarla con USB 3… In USB 2 ci fermiamo a 30 MB/sec. La compatibilità è totale con Windows, Linux o Mac senza necessità di installare driver aggiuntivi (a meno che non si stiano usando sistemi operativi particolarmente vecchi).

Le dimensioni sono maggiori rispetto alla media di una pennetta da 16 o 32 GB, senza comunque comprometterne la portabilità. Poiché ormai la miniaturizzazione ha raggiunto livelli quasi incredibili, appare chiaro che il guscio esterno è stato leggermente sovradimensionato rispetto allo stretto necessario per garantire robustezza e solidità. La Hyper X infatti è antiurto grazie all’involucro esterno in gomma ed un cuore interno di metallo (così dicono le specifiche). Il peso è leggerissimo e l’estetica è più aggressiva che non elegante, ma bisogna considerare che stiamo parlando di una “penna” da corsa!

Il dispositivo al momento dell’acquisto è confezionato in un blister esattamente come tanti altri. In dotazione non c’è niente, a parte un ridicolo e sottile filo che dovrebbe servire da “laccetto” e che ho prontamente accantonato.

Il cappuccio che protegge il connettore USB, per l’uso, va tolto del tutto; non siamo quindi in presenza di alcun sistema più o meno intelligente per evitare di dimenticarlo da qualche parte e perderlo. Si può inserire nel retro della pennetta, però se abbiamo messo un laccio di qualche tipo nel robusto aggancio posteriore, l’inserimento diventa impossibile. Questo è l’unico difetto di questo prodotto, altrimenti eccellente.

Al tatto, maneggiare questo dispositivo risulta piacevole: trasmette una notevole sensazione di solidità e non si sentono scricchiolii né cedimenti di sorta.

Cento Euro circa per una “pennetta” sono troppi? Forse, ma se si considerano tutti gli aspetti, è il prezzo da pagare per un oggetto “top di gamma”.

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WINDOWS 8 RELEASE PREVIEW: ULTIME CONSIDERAZIONI

Posted on 3 giugno 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

Non è trascorso molto tempo dal mio post Windows 8 Consumer preview: prime impressioni ed ecco già giunto il momento di scrivere un nuovo articolo basato sulla release preview di questo ormai prossimo sistema operativo che dovrebbe uscire verso fine anno, a detta di tutti in tempo utile per le festività natalizie. Lo troveremo, si augurano alla Microsoft, non solo sui desktop e notebook, ma anche e soprattutto sui tablet a fare concorrenza agli iPad ed ai tablet android (questi ultimi, in realtà, non sembra che vendano così bene). Sulle perplessità derivanti dalla scelta Microsoft di impostare l’interfaccia, in tutta evidenza, per un utilizzo touch ho già detto in altri precedenti articoli, e non è necessario che mi ripeta. 

Innanzitutto, cos’è cambiato nella release preview rispetto alla consumer preview? Non molto. La prima cosa è che il sistema, nel suo complesso, appare molto più rifinito e questo è normale, poiché la consumer era ad uno stato piuttosto grezzo di sviluppo. I movimenti necessari per attivare alcune funzionalità (angolo in basso a sinistra al posto del menù Start, lato a destra per le opzioni ed i settaggi, lato a sinistra per ritornare alle applicazioni usate in precedenza) ora appaiono più fluidi e sembrano funzionare senza incertezze (io ho testato entrambe le versioni su un desktop e quindi sto parlando di gesture eseguite con il mouse). Alcune app funzionano in modo più completo ed anche questo è il minimo che potevamo aspettarci. Il Market è meglio strutturato ed il meccanismo di installazione dei programmi funziona senza problemi e fornisce informazioni più accurate all’utente, tranne se un programma è già stato installato oppure no. Penso e mi auguro che nella versione definitiva questo aspetto verrà migliorato.

Il sistema si installa senza problemi. La consumer l’avevo installata in dual boot con Seven in una partizione, mentre la release l’ho installata su disco (non macchina) virtuale seguendo le istruzioni contenute in questo eccellente articolo.

Tra le cose positive, mi piacciono i menù stile ribbon delle finestre e Internet Explorer 10, che a prima vista mi sembra davvero velocissimo. 

A farla da padrone è l’interfaccia metro per la quale bisogna obbligatoriamente transitare; la si può parzialmente evitare lanciando i programmi che si usano di più dalla barra delle applicazioni del desktop. Quest’ultimo, a sua volta, non è più l’ambiente centrale di ogni operazione, ma è piuttosto un programma come tutti gli altri che serve per le applicazioni di tipo più tradizionale e per le operazioni più complesse sul file system. Si vocifera, al riguardo, che proprio per questo motivo le icone verranno ridisegnate per essere più simili alla grafica di metro e che le sofisticatezze grafiche tipo aero verranno abbandonate. Niente più effetti trasparenza quindi, almeno così parrebbe: non posso fare a meno di pensare che ci troveremo di fronte ad un abbrutimento grafico. Certo Microsoft sta scommettendo tutto sulle piastrelle di metro: o la va o la spacca, sembrerebbe dire (e pensare). Con il rischio, neanche tanto remoto, di fallire, visto che in ambito mobile Windows Phone stenta a sfondare ed il nuovo Windows 8, che ne ricalcherà lo stile, rischia di scontentare gli utenti desktop che rappresentano lo zoccolo duro di Windows.

Ho provato ad installare Microsoft Security Essentials ma il sistema, con un messaggio, mi ha avvertito che non era necessario perché c’era già Windows Defender che ha le medesime funzionalità. Ne deduco che Windows 8 avrà MSE già incorporato, anche se si chiamerà Defender come nelle precedenti versioni di Windows

Il menú con le piastrelle (non posso fare a meno di chiamarlo così) ora è maggiormente personalizzabile e nel complesso è tollerabile.

Il sistema operativo gira veloce e fluido (il mio PC ha 8 GB di RAM e un processore Intel i7).

Nessun problema con la installazione di Office 2010 e per la configurazione di una stampante di rete.

Aspetto in comune con tutti i SO moderni, i programmi (scusate: le app) non si chiudono più, almeno quando siamo con metro: si congelano e rimangono aperte finché in memoria c’è spazio. Poi, verrà chiusa quella non utilizzata da più tempo se ci sarà bisogno di liberare memoria. Se proprio vogliamo chiuderne una (anche se non è necessario) possiamo agganciarla sul bordo superiore e trascinarla in basso, sino a farla sparire.

Che dire, in conclusione? Questo nuovo Windows sarà, da quando Windows esiste, quello più innovativo, e per certi versi quello più sconvolgente. Difficile prevedere, sono molto sincero nel dirlo, se incontrerà il favore degli utenti oppure no. Io stesso sono molto combattuto nel dover dare un giudizio. Non amo l’interfaccia metro e non gradisco l’eliminazione del pulsante start, men che meno mi piace la grafica grossolana che ha la maggior parte delle app studiate appositamente per il nuovo ambiente di lavoro, anche se usandolo ogni tanto qualche piacevolezza affiora. Probabilmente Windows 8 sarà un ottimo sistema per tablet, ricco di funzionalità desktop che gli altri tablet non hanno (e soprattutto che non ha iOS con tutti i suoi limiti, tanto per intenderci), ma su un sistema desktop, con mouse e tastiera, dubito fortemente che sarà il sistema operativo definitivo. Non posso fare a meno di pensare che con Windows 8 Microsoft perderà alcune quote di mercato.

Ultima cosa: la release preview per ora non supporta l’italiano.

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Samsung Galaxy Note: iOS contro Android

Posted on 2 gennaio 2012. Filed under: smartphone | Tag:, , , , , , , |

Questa è la recensione dello smartphone con lo schermo più largo tra quelli in commercio, il Samsung Galaxy Note, ma è anche una breve comparativa tra i due sistemi operativi per sistemi mobili più diffusi: iOS e Android. Come sempre, vorrei evitare le tabelle che elencano le caratteristiche tecniche, per le quali è sufficiente andare presso i siti dei produttori oppure leggere centinaia di articoli sui siti tecnologici specializzati. In questo mio blog amatoriale preferisco fare due chiacchiere tra amici con la certezza, però, che ciò che dico deriva dalla reale esperienza SamGalNotedi utilizzatore: infatti io recensisco esclusivamente oggetti che possiedo ed uso veramente.

Sono giunto al Galaxy Note provenendo da una gratificante esperienza con un iPhone 3GS, che possiedo tuttora aggiornato alla ultima release del sistema operativo e che penso di utilizzare come secondo telefono. C’è poco da dire: l’accoppiata hardware/software dell’iPhone è quanto di meglio si possa desiderare. La grafica è coerente, l’utilizzo è facile ed intuitivo, la stabilità eccellente, la qualità delle app installabili è (tranne rari casi) elevata, a costi quasi sempre ridicoli, se si esclude l’iPhone stesso. Le app, inoltre, sono rigorosamente controllate da Apple per cui non c’è rischio di malware o software scritti male. Il prezzo da pagare per tutto questo è un ambiente asettico, dove tutto è perfetto ma dove non è consentito fare nulla che non sia rigorosamente previsto, e ciò che è consentito fare lo si fa in un modo solo, come stabilito. Naturalmente c’è sempre la soluzione jailbreack, che però costringe ad una operazione radicale: trapiantare il SO con un altro, che non presenta le stesse garanzie di sicurezza. Vale la pena? Secondo me, no.

Android (la versione del Note è quella denominata Gingerbread; non è chiaro se l’ultima, Ice Cream, verrà adottata da Samsung) non fornisce le stesse certezze, ma lascia molta più libertà e consente anche di memorizzare i propri documenti in svariate cartelle, liberamente navigabili e direttamente riconducibili, perlopiù, ai programmi installati. Insomma, Android è molto più “informatico” di iOS mentre quest’ultimo è più “consumer”, sia pure nel senso buono del termine. Il market di Android è un po’ più incasinato rispetto all’App Store ed il rischio di incappare in applicazioni di scarsa qualità è molto più elevato, perché non c’è praticamente alcun controllo sul software pubblicato. Anche il market non è detto che debba essere per forza quello di Google: per esempio sul Note c’è anche il link per quello di Samsung.

Per il resto, l’utilizzo dei due sistemi è analogo ed è evidente che si fanno la guerra e si copiano. Non saprei dire quale sia meglio: dipende dai gusti. iPhone è una gabbia dorata  e dotata di ogni comfort, Android un puledro selvaggio che corre in una prateria. Il resto sono chiacchiere tra fanboy.

Sono più di uno i motivi per cui sono passato da iOS ad Android, nessuno importante per cui non credo di essere un esempio da seguire. Come prima cosa, il semplice fatto di cambiare è, per me, elemento decisivo di scelta. Inoltre il nuovo iPhone, il 4S, non mi è sembrato un passo in avanti particolarmente significativo. Infine, sentivo il desiderio di uno schermo più grande: sotto questo profilo è indubbio che l’iPhone sia rimasto un po’ indietro. Ed allora, alla ricerca di uno schermo grande, perché non prendere in esame lo smartphone con lo schermo più largo? Una cosa è certa: dopo poche ore di utilizzo del Galaxy Note, l’iPhone vi sembrerà incredibilmente piccolo.

A parte le dimensioni, a metà strada tra smartphone e tablet, c’è da dire che la qualità dello schermo del Samsung è elevatissima. Questa tecnologia Super Amoled è davvero meravigliosa: i colori sono brillanti, vivaci, piacevoli, il contrasto ottimo. Attenzione, non sto parlando di fedeltà cromatica e compagnia bella: dopotutto, chi se ne frega più di tanto in uno smartphone? Dico solo che all’occhio il display del Note fa proprio un gran bell’effetto, e ciò è sufficiente per renderne piacevole l’uso. Ciò non significa che i colori non siano riprodotti fedelmente: anzi, mi sembrano ok, ma non ho eseguito alcun controllo perché non la ritengo, in questa categoria di prodotti, una caratteristica importante.

Ma insomma, quanto è grande questo Samsung Note? Diciamolo subito, la prima volta che lo si vede e lo si prende in mano, appare veramente grosso. Dopo un po’ che lo si utilizza, il cervello comincia a pensare che non è il Note ad essere grande, sono gli altri ad essere piccoli. Questo perché le sue dimensioni, che secondo me sono state attentamente studiate a tavolino, consentono comunque di impugnarlo comodamente tra le dita di una mano e di tenerlo in tasca. Le donne ovviamente possono tenerlo senza alcuna difficoltà in una borsetta. Quindi è grande, sì, ma non eccessivamente, almeno secondo me.

La fluidità, trattandosi di un dispositivo touch, è importantissima e sotto questo aspetto il Note non delude, grazie anche al potente processore dual core da ben 1,4 Ghz di clock. La memoria poteva essere più abbondante: in dotazione ci sono “solo” 16 Giga, ma se possono aggiungere facilmente sino ad altri 32 su scheda microSD. Io ne ho aggiunti altri 16. Per inserire la memoria bisogna aprire l’apparecchio, togliere la batteria e finalmente accedere allo slot. E’ chiaro che si tratta di una espansione di memoria a tutti gli effetti, studiata per diventare parte integrante dello smartphone e restarci, non di un supporto removibile di memorizzazione. Per aprire il Note bisogna asportare il guscio posteriore facendo leva, con un’unghia, su una fessura che si trova in alto a destra. Una volta asportata, la copertura posteriore stupisce per la sua leggerezza e sottigliezza, ma una volta rimessa al suo posto torna a dare la stessa sensazione di solidità iniziale. Attenzione, bisogna controllare lungo tutto il bordo che ogni punto della copertura si sia perfettamente incastrato; se così non fosse, è sufficiente esercitare una leggera pressione. Sulla memoria si possono spostare le applicazioni installate, per liberare spazio in quella interna.

Il Samsung Galaxy Note è poco pesante (e questa è una sorpresa) ed è costruito molto bene: non ci sono scricchiolii, flessioni e/o deformazioni della scocca, neanche se lo si utilizza in modo poco attento.

Una cosa che l’iPhone non ha, ed invece il Note sì, è la radio FM incorporata. Si possono memorizzare fino a dodici stazioni preferite, ma le altre eventualmente sintonizzabili sono comunque facilmente raggiungibili: basta fare una scansione e le troveremo tutte elencate per frequenza (purtroppo non per nome, ed è strano poiché la radio è dotata di RDS). Per inciso, la scansione può salvaguardare le stazioni memorizzate come preferite, così grazie alla funzione RDS ce le possiamo ritrovare anche dopo esserci spostati. Insomma, non so se si è capito, ma la radio del Note mi è piaciuta (non so se è uguale in tutti i dispositivi Android oppure Samsung). Per poterla ascoltare è necessario inserire il cavo delle cuffie, che fa da antenna, ma anche con le cuffie inserite si può dirottare il suono verso l’altoparlantino incorporato, grazie ad una apposita voce di menù.

La fotocamera incorporata è da 8 MP e possiamo considerarla praticamente al top, parlando di smartphone (dovrebbe esserci un Nokia da 12 MP). Le immagini sono nitide, bilanciate e perfettamente esposte, il che non è poco considerato il target di riferimento, quello dello shooter occasionale e non evoluto. In dotazione c’è un programma di elaborazione delle immagini, oltre alla pletora di app scaricabili dallo store. Lo zoom è ovviamente solo digitale, con tutte le controindicazioni del caso che lo rendono di fatto inutilizzabile (almeno, a mio modo di vedere. Il discorso vale per tutti gli zoom digitali). Sulle foto scattate si possono inserire annotazioni con la penna, anzi la S-pen come viene chiamata da Samsung, il che è una cosa carina.

La S-pen è la caratteristica principale del Note, insieme all’ampiezza dello schermo. Sgombriamo subito il campo da un equivoco: lo smartphone è perfettamente utilizzabile con le sole dita, ed il pennino (che poi non è un semplice pennino) è un qualcosa di più, una feature aggiuntiva che entra in ballo quando occorre una precisione di tocco superiore, oppure per attivare funzioni particolari. Per esempio, tenendo premuta la S-pen per qualche istante sullo schermo con il tastino premuto (sì, a lato del pennino c’è un tasto), si cattura lo schermo. Operazione che sull’iPhone si effettua facilmente premendo contemporaneamente il tasto home ed il tasto on/off, ma che sui sistemi operativi Android non è altrettanto semplice. Ecco, con la S-pen si ovvia a questo problema, ma è solo un esempio. La penna si può usare anche come una penna vera e propria grazie ad un software che tramuta il Note in un blocnotes, un taccuino sempre pronto che si attiva facendo doppio tap con il pennino ed il tasto premuto. Si può scegliere il tipo di foglio, lo sfondo, il colore e lo spessore del tratto. Inoltre dall’appstore della Samsung si possono scaricare alcune app gratuite che si integrano perfettamente con la S-pen per disegnare.

Come telefono non c’è niente da dire, la sensibilità mi sembra ottima e la qualità del parlato è eccellente. All’inizio sembra strano portarsi all’orecchio una “tavoletta” così ampia, ma poi ci si accorge che è molto comoda e non ci si fa più caso.

La connessione wi-fi è buona, ma con il problema (comune del resto a Windows) che se si setta la connessione con gli IP fissi, c’è poi qualche problema di troppo nel connettersi ad una rete pubblica, oppure ad un’’altra rete privata, perché gli IP fissi rimangono tali anche se si cambia la connessione. Ciò non accade, invece, nell’iPhone. Nel mio caso me ne sono subito accorto perché a casa ho una rete con tutti gli IP fissi, mentre quando vai in giro è comodo avere l’impostazione settata su “automatico” in modo da consentire al nostro Note di dialogare con il router e farsi assegnare un IP dinamico. La soluzione è installare un piccolo programma gratuito che in base al nome della rete regola l’IP senza alcun intervento manuale da parte nostra: WiFi Statico, questo il suo nome, e passa la paura.

Come sempre nel caso di questi aggeggi, la durata della batteria dipende da quanto si giochicchia con il nostro amato dispositivo. Android presenta una schermata da cui si apprende che è lo schermo a consumare la maggior quantità di energia, e viste le sue dimensioni non era difficile immaginarlo. Posso dire, però, che la batteria dura abbastanza con un utilizzo medio (circa 8 ore, forse anche di più). A mio modo di vedere, l’autonomia è superiore nel Samsung rispetto all’iPhone. Anche il tempo di ricarica è notevolmente più lungo.

Il collegamento con il PC avviene tramite cavo oppure tramite wifi grazie all’applicativo Kies Air. Funziona così: si lancia l’applicativo sullo smartphone, poi si apre un browser e ci si collega all’indirizzo IP che viene mostrato sullo schermo del Note. Potremo scaricare i nostri documenti (foto, video e qualsiasi altra cosa) oppure uploadare ciò che vogliamo. Molto meglio del cervellotico, pesante ed elefantiaco iTunes.

Per concludere: il Samsung Galaxy Note è un bellissimo oggetto tecnologico, perfetto da tenere in mano. Un super-smartphone, un quasi tablet divertente da utilizzare. Non si sa ancora se Samsung fornirà, nel corso di quest’anno (2012), una versione aggiornata di Android per portare Ice Cream sul Note. Ma anche così, resta un gran bel “telefonino”, consigliato a chi non teme di andare un po’ oltre gli schemi.

UPDATE: Sembra proprio che il Samsung Galaxy Note riceverà molto presto un aggiornamento ufficiale ad Ice Cream Sandwich. Stando a quanto comunicato ufficialmente, l’aggiornamento dovrebbe essere disponibile nel primo trimestre di quest’anno (2012).

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RECENSIONE FLASH NISSIN Di866 MARK II

Posted on 3 dicembre 2011. Filed under: fotografia | Tag:, , , , , , , , |

Ebbene sì, dopo aver a lungo tentennato, ho alla fine acquistato il flash in oggetto. Dopo un po’ di scatti di prova (pochi, perché purtroppo ho poco tempo a disposizione) mi accingo a scrivere questa recensione.

Sistema di riferimento

Corpo Canon 5D Mark II, obiettivo 24-105 f. 4 IS USM.

Perché un flash?

La domanda è meno banale di quello che potrebbe sembrare a prima vista. Innanzitutto, è ovvio, avere a disposizione un flash è come avere una risorsa di luce sempre a disposizione, per poter fotografare anche con luce scarsa oppure assente del tutto; per giunta la 5D Mark II, come tutte le reflex Canon di fascia alta, non ha flash incorporato. Però finora avevo sempre rimandato l’acquisto per i seguenti motivi: per prima cosa, è più bello fotografare a luce ambiente e con i moderni apparecchi è facile farlo, grazie alla resa più che sufficiente anche con valori ISO molto alti; in più al naturale la foto rispecchia l’atmosfera del momento, mentre la luce del flash è diretta, fredda, violenta e piatta. Inoltre, potevo pur sempre contare su un vecchio flash che, pur non avendo la circuitazione necessaria per interfacciarsi con il corpo macchina, funzionava bene in semi automatismo (quindi non in TTL, ma misurando la luce riflessa con la cellula sul flash). Sentivo invece molto la mancanza di un flash con funzioni evolute in pieno giorno, per bilanciare l’esposizione dei primi piani rispetto a sfondi molto luminosi. Per esempio, vediamo il Gabibbo sul davanzale di una finestra in un controluce non molto spinto, ma comunque marcato:

Comparazione

Perché il Nissin Di866 Mark II

Il Nissin è un’alternativa all’attuale top di gamma della Canon, il 580 EX Mark II. Si integra perfettamente con il corpo macchina mantenendo tutte le funzioni più evolute, con il vantaggio di un costo sensibilmente inferiore (poco sopra i 200 Euro il Nissin a fronte dei 400 Euro circa del Canon nella migliore delle ipotesi). In più è leggermente più potente, almeno sulla carta, ed ha il doppio flash.

Caratteristiche fondamentali 

Il numero guida è 60 (quello del Canon è 58). Attenzione che, in entrambi i casi, la potenza si riferisce alla parabola in posizione 105 mm a ISO 100. Senza diffusore la parabola regola l’ampiezza del lampo in modo da coprire il range di focali da 24 mm a 105 mm (su full frame). Con il diffusore grandangolare si arriva sino a 18 mm (il Canon qui è meglio, arriva sino a 14 mm). Il diffusore è incorporato e si estrae dalla parabola, come anche un pannello riflettente bianco (esattamente come il Canon). Il flash secondario, che ha funzioni di schiarita e si attiva solo quando si usa il lampo riflesso, ha numero guida 12. Il flash funziona con le modalità E-TTL oppure E-TTL II (dipende dal corpo macchina). Può anche funzionare in modalità automatica non TTL ed anche in modo completamente manuale. Insieme ad un flash Canon oppure un altro Nissin può essere impostato come master o slave (funzionalità che non ho provato). Può scattare una serie di lampi in sequenza strobo, così come permettere la sincronizzazione sino ad 1/8000 secondo grazie alla funzionalità Hi-Speed, ma in quest’ultimo caso viene disattivato il flash secondario (non è un problema. Probabilmente il flash secondario, di schiarita, non è in grado di sopportare lo stress derivante dalla funzionalità Hi-Speed).  Sulla 5D Mark II il flash può essere impostato anche dal corpo macchina tramite l’apposita funzione del menù; non funziona invece la voce di menù Impostaz. C.Fn flash che, stando al manuale del 580 EX II originale, riguarda solamente l’attivazione o meno dello spegnimento automatico, per cui direi che non è certamente un problema visto che si possono regolare le funzioni più avanzate ed importanti, quali il modo flash (E-TTL o no), la sincronizzazione sulla prima o seconda tendina, il bracketing fino a ± 3 diaframmi,la compensazione dell’esposizione, la lettura esposimetrica (valutativa o media), lo zoom della parabola (auto o manuale), le impostazioni wireless. Le stesse funzionalità come è naturale si possono impostare direttamente dal pannello del flash. Il firmware del flash si può facilmente aggiornare tramite una presa USB in modo da renderlo compatibile con futuri modelli di macchine fotografiche.

Com’è fatto

Il Nissin arriva in una scatola di cartone colorata che ne riassume le caratteristiche. All’interno si trova, oltre al flash vero e proprio, un piedistallo per l’utilizzo separato dal corpo macchina, una custodia di plastica tutto sommato sottile ma foderata all’interno con materiale morbido antigraffio, un mini CD con il manuale di istruzioni (scaricabile anche dal sito), un foglio con una guida molto sintetica, giusto per iniziare ad usarlo. La qualità costruttiva a me sembra più che buona. Al tatto è piacevole, i bottoni hanno un funzionamento sicuro e privo di incertezze, il display è veloce e reattivo. La sua luminosità non può essere regolata, ma si può disattivare se per qualche motivo dovesse infastidire. Questo display merita due parole: di piccole dimensioni, ma a colori, ruota se viene ruotato il flash. Questo significa che, se la macchina viene impugnata in verticale per scatti verticali, il display rimane dritto ed anche i tasti che lo circondano si adeguano di conseguenza, rendendone l’utilizzo molto intuitivo e senza costringere l’operatore a ragionamenti cervellotici. Io trovo questo display particolarmente gradevole e ben fatto. Visto di fronte, il flash mostra la parabola principale, il flash secondario immediatamente sotto, l’illuminatore per la messa a fuoco al buio e la minuscola cellula sulla destra, in basso, per il funzionamento automatico non TTL. Sul retro c’è il display a colori, un pulsante SET circondato da 4 pulsanti freccia per muoversi all’interno di menù e sottomenù, la spia che indica lo stato di carica e che funziona anche come pulsante per un lampo di prova, il bottone di accensione e spegnimento che svolge anche la funzione di blocco delle impostazioni contro l’azionamento involontario degli altri pulsanti. Visto da dietro, a destra c’è lo scomparto per le batterie, 4 stilo AA, mentre a sinistra troviamo, dietro uno sportellino che si apre più facilmente sollevando la parabola, la presa sincro, una mini USB ed una presa per un cavetto proprietario che consente di mantenere tutte le funzionalità senza dover montare il flash sulla slitta.  Questo cavetto non ce l’ho, non è in dotazione e va eventualmente acquistato a parte. La parabola ruota e si solleva a scatti senza necessità di premere pulsanti di blocco o di sblocco, ma dà l’impressione di essere robusta e rimane senza difficoltà in posizione. Il sistema di aggancio alla slitta è tradizionale, avviene cioè ruotando una ghiera. Il fissaggio è sicuro e il Di866 Mark II, a differenza del Mark I, ha il piedino in metallo. Lo zoom motorizzato della parabola è abbastanza silenzioso, ed anche questa dovrebbe essere una differenza in meglio con il Mark I, che si trova ancora in commercio con la denominazione professional. Se siete intenzionati all’acquisto, vi consiglio di fare attenzione a comprare il nuovo Mark II rispetto al modello più vecchio, considerando anche che il costo è praticamente identico, almeno sino al momento in cui scrivo.

Utilizzo

Non ho certo intenzione di ricalcare il libretto di istruzioni, tuttavia ecco un breve cenno sul funzionamento di questo flash. Inserito un set di batterie cariche e montata l’unità sulla slitta della fotocamera (attenzione che entrambi gli apparecchi siano spenti), una breve pressione sul pulsante On/Off accenderà il Nissin ed il display visualizzerà la schermata principale in stile iPhone (dimensioni a parte). Infatti vedremo sei icone quadrate corrispondenti ad altrettante impostazioni: nell’ordine, funzionamento completamente automatico TTL (icona A bianca su sfondo verde), come la precedente ma con possibilità di correzione manuale (scritta TTL su sfondo blu), funzionamento manuale oppure automatico non TTL, MULTI (per lampi strobo), wireless, impostazioni generali. Ogni icona si seleziona premendo il bottone Set; tenendolo premuto per qualche secondo si accede al relativo sottomenù, se presente. Premendo On/Off si bloccano le impostazioni, tenendolo premuto per qualche istante si spegne il flash. Le impostazioni generali (Setting) consentono di personalizzare l’esposizione, di settare acceso o spento il display e la sua rotazione (mi chiedo perché qualcuno dovrebbe disattivarla), di scegliere tra metri e feet come unità di misura, e di attivare o disattivare il modeling consistente in una serie di flash ravvicinati in modo da permettere il controllo visivo e preventivo dell’effetto del lampo. Sempre in questo menù è possibile impostare il tempo di autospegnimento ed effettuare l’eventuale aggiornamento del firmware. La modalità completamente automatica non ha un sottomenù: il suo funzionamento è analogo a quello di un flash incorporato nel corpo macchina. L’icona TTL invece ci consente di apportare delle correzioni manuali ed ha un sottomenù che permette di regolare varie impostazioni tra cui l’abilitazione o meno del flash secondario nonché la sua potenza che può essere ridotta sino ad 1/128, lo scatto sincronizzato sulla seconda tendina per l’effetto scia con tempi lenti di scatto, lo zoom manuale della parabola, la modalità hi-speed ed il bracketing per una serie di scatti con l’esposizione a forcella. Non mi dilungo sulle altre funzionalità: concludo dicendo che ogni menù e sottomenù è caratterizzato da un colore differente, per cui diventa facile orientarsi. Una caratteristica in comune con il Canon è la presenza di un diffusore grandangolare e di uno schermo riflettente che possono essere estratti da sopra la parabola. Il diffusore grandangolare si ripiega sulla parabola stessa ampliando la larghezza del fascio luminoso, fino a 18 mm (quindi niente 17 mm del mio 17-40). Lo schermo riflettente invece rimane teso e, secondo le istruzioni, dovrebbe essere utilizzato con la parabola dritta (per un soggetto sino a due metri di distanza) per una illuminazione più morbida e priva di ombre marcate. I due elementi condividono una medesima fessura e vengono estratti insieme. Si tratta, secondo necessità, di reinserire ciò che non serve, anche se nulla vieta di usarli entrambi. Il diffusore può essere usato anche con focali non grandangolari, poiché rende la luce più delicata.

Come funziona

Non ho testato le funzioni wireless master/slave perché non ho un secondo flash da abbinare. Premesso ciò, debbo dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso dal Nissin Di866 Mark II. Temevo di trovarmi di fronte ad un prodotto con caratteristiche buone sulla carta ma di scarsa qualità costruttiva, invece non ho nessuna critica da fare. Il flash è solido, non scricchiola, le plastiche sono piacevoli al tatto, ed il funzionamento è privo di incertezze. Si accoppia perfettamente alla 5D Mark II estendendo le capacità del corpo macchina esattamente come farebbe l’originale Canon, ad un prezzo sensibilmente inferiore. In modalità TTL la quantità di luce è perfettamente dosata. Ricordo che, nelle Canon, la priorità dei diaframmi con il flash inserito permette al sistema esposimetrico di esporre per lo sfondo e di illuminare il primo piano in modo bilanciato, regolando l’intensità del lampo; attenzione che in ambienti molto bui vengono impostati tempi piuttosto lunghi. Il display sul dorso è bello a vedersi e rende molto intuitivo effettuare le varie regolazioni. In full auto ed in TTL si possono usare tutte le priorità (Av e Tv) oltre al Program ed ovviamente il Manuale. La qualità della luce mi sembra buona, né troppo fredda né al contrario troppo calda. Le foto appaiono con il bilanciamento del bianco perfetto ed anche la regolazione automatica di Photoshop lo conferma, poiché non vengono apportate correzioni.

Conclusione

Penso di aver fatto un buon acquisto e sono contento di aver risparmiato rispetto a quello che avrei speso per il 580 EX II originale. Sottolineo che non sono molto a favore di prodotti di terze parti: per esempio, i miei obiettivi sono tutti originali. Nel caso del flash, però, il Nissin è stato una forte tentazione e, almeno per ora, sono contento di avervi ceduto.

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RECENSIONE CANON PIXMA MG6150

Posted on 12 dicembre 2010. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , |

StampMG6150Nonostante le mie attrezzature informatiche comprendano già una stampante di rete di cui sono molto soddisfatto (una laser a colori Dell 3000cn), una stampante a getto d’inchiostro di qualità fotografica sino al formato A3+ (una Epson Stylus Photo R2400) ed un eccellente scanner (Epson Perfection 3200 Photo), ho deciso di regalarmi una stampante multifunzione wireless. Potrebbe sembrare un acquisto inutile, e forse è giustificabile solo con la mia passione per la tecnologia, eppure ci sono stati validi motivi: innanzitutto, in casa era sentita l’esigenza di una fotocopiatrice veloce da usare, anche senza PC; inoltre può essere utile avere a disposizione uno scanner condiviso tra tutte le postazioni di lavoro (ho due desktop e 4 netbook, più un vecchio notebook); infine, una multifunzione consente anche la stampa diretta da memory card (funzione che per quanto mi riguarda è di nessuna utilità, mentre altri membri della famiglia hanno mostrato di apprezzare questa caratteristica) oltre a poter gestire i CD-DVD stampabili.

Gli ingredienti per una giusta scelta erano, quindi: connettività wireless, display a colori (altrimenti come stampare le foto senza computer?), ed aggiungo bell’aspetto (l’apparecchio era da inserire in uno scaffale da salotto, accanto all’impianto hifi ed altri ammennicoli vari).

Circa la marca da prendere in considerazione, secondo me quando si parla di stampanti a getto d’inchiostro con qualità di stampa fotografica non si può uscire dalla triade (in ordine alfabetico) Canon – Epson – HP. Ho sempre considerato, fino a qualche anno fa, la Epson una spanna superiore alle altre due, ma poi HP ma soprattutto Canon sono riusciti a colmare il gap e tutte e tre attualmente offrono un’ottima qualità. Di Epson, come detto prima, ne avevo già una (ed in passato ne ho avute altre), per cui volendo cambiare ho ristretto la scelta tra Canon e HP.

IMG_0955Di HP ne ho avuta una in passato, di fascia economica, di cui avevo apprezzato la robustezza più che la qualità. Di Canon sono un grande estimatore: la mia attrezzatura fotografica è tutta Canon, sin dai tempi della pellicola… ma paradossalmente, di stampanti Canon non ne ho mai possedute sino a questa estate, quando ho comprato una economicissima Pixma multifunzione per un PC “da vacanza”: ebbene, la qualità di questa stampantina da poche decine di euro insieme al mio debole per Canon mi hanno orientato nella scelta, ed alla fine ho comprato una Canon MG6150.

Nella attuale produzione di multifunzione a getto d’inchiostro, questo modello appartiene alla fascia alta (è secondo solo alla MG8150). Comincio subito con una nota frivola sottolineando la bellezza di questa multifunzione: linee scure, il coperchio dello scanner evidenziato da una striscia color argento, display a colori ampio, ed un sistema touch di tasti “intelligente”, nel senso che di volta in volta si illuminano (e diventano visibili) solo quelli che sono utilizzabili in quel particolare momento. Il tutto è davvero facile da utilizzare poiché questo sistema ti guida passo per passo, rendendo ogni operazione estremamente intuitiva.

Spacchettando l’imballo, non si può fare a meno di notare la cura maniacale con cui è stata protetta con nastro adesivo, facilmente rimovibile, ogni minima parte potenzialmente soggetta a strisciarsi: persino il fondo della vaschetta che accoglie lo schermo LCD (quando non è sollevato)! Con pazienza bisogna toglierne ogni traccia altrimenti si rischia di bloccare il funzionamento di una parte mobile, con probabilità di creare guasti.

Le istruzioni sono su supporto ottico; nonostante ciò, c’è un corposo manuale cartaceo multilingue, di poca utilità in quanto contiene pochissime informazioni. C’è poi un manuale che dovrebbe essere di aiuto in caso di problemi con il collegamento wireless: anche questo inutile, perché problemi non ce ne sono, come vedremo.

Una volta eseguito lo spacchettamento, dallo scatolone avremo estratto i CD con il software, le 6 cartucce di inchiostro, la testina di stampa (sulle Canon è rimovibile e sostituibile), uno strano pezzo di plastica piatto che è il vassoio per la stampa su CD printable ed infine il cavo elettrico puro e semplice, in quanto l’alimentatore è inglobato nel corpo della stampante.

La prima cosa da fare, una volta liberato l’apparecchio da tutti i “legacci”, è quello di alzare lo schermo LCD, cosa che si ottiene spingendo un tasto sul retro per lo sblocco, e di inserire la spina in una presa elettrica. Lo schermo LCD a questo punto ci guiderà facendoci installare prima la testina di stampa e poi le cartucce di inchiostro. L’operazione è semplice e scorre via senza intoppi. Bisogna fare attenzione a maneggiare correttamente la testina di stampa evitando di toccare gli ugelli. Una volta fatto questo, una scritta sul display ci avvertirà che è in corso il caricamento dell’inchiostro e la preparazione della stampante per il primo utilizzo: ci vorranno circa 5 minuti di tempo, al termine dei quali verrà richiesto l’inserimento di uno speciale foglio di carta (in dotazione ce ne sono due) per l’allineamento automatico della testina. In pratica viene stampata una serie di linee che consentiranno alla stampante di auto tararsi. Non so esattamente come ciò sia possibile, e perché serva un foglio apposito, inserito oltretutto per il verso giusto (un angolo è smussato per individuare il corretto orientamento), ma credo che ci sia una sorta di rilevamento ottico della stampa.

Alla fine la multifunzione è operativa, ma ovviamente non è inserita nel “sistema”. Prima di proseguire, sarà bene inserire la carta comune nel cassetto inferiore: non sarà in vista, a tutto vantaggio dell’estetica, e non sarà soggetta alla polvere. Esiste anche un cassetto superiore (e posteriore) normalmente coperto, che serve unicamente per la stampa da supporto fotografico. Entrambi i cassetti tengono circa 150 fogli.

A questo punto, se l’utilizzo della multifunzione è tramite USB, bisogna installare il software ed i driver prima di collegare la stampante al PC; se invece, come nel mio caso, l’utilizzo è di rete, si può tranquillamente connettere l’apparecchio e poi installare il software sui singoli PC che saranno interessati al suo utilizzo condiviso.

L’ampio display ci viene in aiuto: è semplice attivare il wifi, inserire la password di protezione ed anche personalizzare la connessione con qualsiasi parametro necessario. Per esempio, la mia rete domestica è basata su indirizzi IP fissi e quindi ho dovuto impostare manualmente l’indirizzo IP della stampante: facile come bere un bicchiere d’acqua. Alla fine un avviso ci confermerà dell’avvenuta connessione e la spia con la scritta wifi si accenderà. Ripeto, tutto funziona bene e nel modo dovuto.

Il software in dotazione comprende parecchi applicativi, oltre ai driver. Naturalmente c’è tutto quello che serve per gestire la stampante ed anche lo scanner, da remoto. Ancora non li ho provati tutti, per cui non posso entrare nel dettaglio. Il processo di installazione ad un certo punto chiede di precisare se la stampante è utilizzata wireless: in caso affermativo, dopo aver installato tutti i software ed i driver, il programma di installazione cercherà di individuare la multifunzione nella rete, cosa che avviene velocemente e senza difficoltà. Questa operazione, come ho detto, va ripetuta su ogni PC connesso in rete che vorrà usufruire delle prestazioni della Pixma MG6150.

Adesso, finalmente, siamo pronti! Un paio di caratteristiche iniziali, tanto per gradire: c’è la possibilità di effettuare stampe fronte-retro, e se ci dimentichiamo di aprire lo sportello da cui fuoriesce la stampa… niente paura, si aprirà da solo! Una comodità non da poco in un apparecchio nato per essere usato a distanza. Occorre invece prestare attenzione quando si vuole stampare sulla superficie di un CD. Infatti il CD stampabile va incastrato su un “vassoio” (praticamente una tavoletta di plastica) che a sua volta va inserito all’interno di un cassetto, normalmente chiuso, sito nel vano da cui normalmente fuoriesce la stampa. E’ importante tenere presente che questo cassetto va aperto a mano e che non è possibile farlo se non quando la stampante lo consente, tramite una scritta sul display. Bisogna evitare quindi di forzarne l’apertura, pena il rischio di rotture e malfunzionamenti. In pratica si deve lavorare così: si lancia il software, si elabora l’immagine da stampare sulla facciata del supporto, si lancia la stampa. Poi si va alla stampante che, dopo pochi istanti, chiederà l’inserimento del supporto. Quindi possiamo prendere il vassoio su cui in precedenza abbiamo inserito il CD, aprire il cassetto sito all’interno, inserire il vassoio allineando due frecce (una sul vassoio l’altra nel corpo della stampante) e premere Ok sul display. A questo punto la stampa vera e propria avrà inizio. Una volta terminata, potremo ritirare il vassoio con il nostro CD bello e stampato e richiudere il cassetto. Il tutto si fa prima a farlo che a parlarne, ed il risultato è davvero sorprendente, almeno per me che non avevo mai usufruito in precedenza di questa possibilità.

La Pixma MG6150 usa 6 cartucce di inchiostro: oltre alle tradizionali giallo, magenta e cyan c’è una cartuccia di grigio e altre due di nero, uno per le foto e l’altro per la stampa di testo. Il funzionamento meccanico è preciso, silenzioso e senza incertezze. L’output, sia su carta normale che fotografica, è veramente ottimo, con caratteri nitidi e neri per il testo, con colori brillanti e precisi per le foto (purché, ovviamente, si usi carta fotografica di qualità). Di fronte, sulla destra, protetto da uno sportellino, ci sono gli slot per l’inserimento di tutti i formati più diffusi di schede di memoria in modo da poter stampare le fotografie senza l’uso di un computer (funzione che non ho provato). Non ho usato il cronometro ma la velocità mi sembra soddisfacente, pur in presenza di un segnale wifi non al top (la multifunzione è nella stanza di casa più lontana dall’ access point).

Ero particolarmente curioso di provare la scansione da PC. Può avvenire in due modi: si può effettuare la scansione presso il terminale, per poi dirottare il file verso un PC collegato in rete (opzione non testata); oppure, si può andare allo scanner, inserire l’originale, tornare al PC e pilotare da remoto la scansione, che nel primo caso può avvenire solo in modalità totalmente automatica. Il software è comunque piuttosto intelligente, ed anche in automatico si ottengono con facilità risultati davvero sorprendenti per qualità complessiva, fedeltà dei colori, nitidezza. La stessa affermazione si può fare per l’uso come fotocopiatrice a se stante.

L’utilizzo dell’apparecchio, grazie al display ed alla superficie tattile che di volta in volta mostra solo i tasti usabili, è veramente semplice, così come ben fatto ed intuitivo mi sembra il software fornito in dotazione. Insomma, la mia impressione è quella di trovarmi di fronte ad un prodotto di elevata fattura, bello da vedere e funzionale. Il costo? Di poco inferiore ai 200 euro presso Mediaworld, ma non è escluso che in rete si possano trovare prezzi migliori, cui però spesso sono da aggiungere le spese di spedizione.

Francamente non trovo nessun difetto per questo apparecchio, tranne forse che la finitura lucida nera evidenzia anche il minimo granello di polvere e che non si possono scansionare trasparenti (pellicole, negativi, eccetera). A quest’ultima lacuna dovrebbe sopperire il modello superiore, l’ MG8150.

Come sempre, non riporto alcun dato ufficiale perché secondo me  sono più utili le impressioni da vero utente, quale io sono. Per le caratteristiche tecniche di targa, c’è sempre il sito ufficiale della Canon!

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iPHONE: LE MIGLIORI APPLICAZIONI FOTOGRAFICHE

Posted on 3 ottobre 2010. Filed under: fotografia, informatica | Tag:, , , , , , |

Le applicazioni per iPhone sono centinaia di migliaia, se non milioni, per cui è impossibile conoscerle tutte. Perciò intitolare questo post Le migliori applicazioni fotografiche è probabilmente presuntuoso da parte mia, ma un titolo bisogna pur metterlo… E potete stare sicuri che questi programmi li ho provati tutti sul serio e risiedono stabilmente sul mio iPhone 3GS. Se qualcuno conosce qualche programma migliore (a suo parere) di quelli qui recensiti, può sempre inserire un commento, che pubblicherò più che volentieri

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Photogene – € 1,59 – La migliore applicazione di fotoritocco. Ci sono tutte le regolazioni classiche (colore, esposizione, contrasto, luminosità, ritaglio, rotazione, e chi più ne ha più ne metta) oltre ad una nutrita collezione di cornici e persino di fumetti da inserire all’interno delle immagini. Assolutamente da avere, un vero e proprio Photoshop in miniatura dentro il tuo iPhone!

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Fotokasten – Photofunia (entrambe gratuite) – Due applicazioni simili che consentono, con pochissima fatica, di effettuare simpatici fotomontaggi. D’effetto, anche se alla lunga possono stancare, ma i template sono tanti e vengono aggiornati spesso, e poi sono gratuite. Occhio che per funzionare hanno bisogno di una connessione internet attiva: in pratica le immagini vengono inviate ad un server, dove vengono elaborate e poi scaricate di nuovo. Il tutto funziona velocemente e senza intoppi.

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FX Photo Studio – € 0,79 – Molte meno regolazioni rispetto a Photogene, ma costa la metà ed ha un sacco di effetti preimpostati. Dopo aver selezionato o scattato la foto da elaborare, basta davvero il tocco di un dito per applicare l’effetto desiderato. Spesso i risultati sono sorprendenti! Va bene a chi vuole elaborare con facilità una foto senza perdersi tra tante regolazioni e infiniti comandi.

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Adobe Photoshop Express – gratis – E’ l’applicazione ufficiale di Adobe per l’iPhone e porta un nome veramente importante, quello di Photoshop! Naturalmente il paragone con il fratellone che gira sui PC e sui Mac è impietoso, però abbiamo tutte le regolazioni più importanti ed una serie (modesta) di effetti speciali. Questa applicazione è inferiore, sia pure di poco, a Photogene, però teniamo presente che non costa niente! Per cui è assolutamente da avere, inoltre sono sicuro che Adobe non cesserà di migliorarla sino a farla diventare la migliore.

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Hipstamatic – € 1,59 – Con questo programmino avete a disposizione una serie di macchine fotografiche economiche del passato, e di pellicole, per simularne il risultato tramite l’iPhone. Non solo: potete mischiare i singoli elementi per ottenere risultati in realtà impossibili, per esempio utilizzando l’ottica di una tal macchina, il flash di un’altra, e via discorrendo… Attenzione che per sbloccare alcune opzioni bisogna pagarle, quindi se volete Hipstamatic pienamente funzionale il costo d’acquisto è destinato a crescere. Tuttavia è un programma estremamente creativo che, a differenza degli altri, non serve a modificare fotografie già scattate, ma a scattarne di nuove.

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Polarize – gratis – Nostalgia della Polaroid e del look delle sue immagini a sviluppo istantaneo? Ecco la soluzione. Un programma semplice semplice, dal costo zero, che fa quel che dice. C’è anche un gruppo su Flickr per gli appassionati di questa applicazione.

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Color Splash – € 0,79 – Con questo programma potete ridurre una immagine in bianco e nero lasciando colorata solo una parte (per esempio un oggetto). E’ ben studiata e si riesce a fare il lavoretto con una certa facilità.

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Color Magic Deluxe – € 0,79 – Bella applicazione che trasforma ogni immagine in bianco e nero, sulla quale poi poter dipingere scegliendo colore, pennello, trasparenza, con infinite possibilità di regolazione. Molto creativa, è anche divertente. Per provarla si può scaricare una versione lite che ha funzionalità ridotte, ma non costa niente.

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Tiltshift generator – € 0,79 – Sapete cosa sono le ottiche decentrabili che si possono montare sulle reflex? Servono a correggere le distorsioni prospettiche nelle foto di architettura, per esempio; ma ad un livello puramente creativo si possono usare per ottenere immagini con i piani di fuoco totalmente falsati ed “impossibili”. Altro utilizzo è quello di far sembrare la ripresa di un panorama come se fosse la ripresa di un modellino in miniatura. Questo programma simula la presenza sul vostro iPhone di un’ottica decentrabile, oltre ad introdurre volutamente altri difetti tipo la vignettatura, ovvero l’oscuramento degli angoli. E’ uno dei programmi più creativi e le sue possibilità sono tutte da esplorare. Si trova anche in versione gratuita, privo di alcune feature.

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Picture Show – € 1,59 – Altro programma ben fatto, mix di template predefiniti e di regolazioni totalmente manuali. Offre molte possibilità creative ed inaspettate, da scoprire man mano che lo si usa.

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Symmetry – € 1,59 – Forse un po’ cara (anche se parliamo sempre di spicciolame!), questa applicazione assai semplice rende simmetriche le due metà di ogni immagine, facendo scorrere in verticale od in orizzontale il dito sullo schermo dell’iPhone. I risultati sono sorprendenti, soprattutto con i volti delle persone, provare per credere!

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Romantic Photo – € 1,59 – Una grande varietà di effetti “romantici” per trasformare una foto qualunque in un capolavoro pieno di suggestione! Non esageriamo… Ci sono un sacco di effetti predefiniti, all’occorrenza cumulabili tra loro, per dare un tocco di mistero e di fascino alle vostre immagini!

Per oggi basta così. Appena avrò tempo scriverò la recensione di altri tipi di programmi, per esempio quelli che io ho definito “grafici” ma che, spesso, sconfinano con quelli “fotografici”.

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SAMSUNG U20 – LACIE LACINEMA MINI HD CONNECT (recensione)

Posted on 4 settembre 2010. Filed under: fotografia, informatica | Tag:, , , , , , , , , , |

La mini-camera oggetto della recensione

  

Non sono un vero e proprio appassionato di riprese video per cui questa estate, volendo comunque effettuare qualche ripresa per ricordo e disponendo a casa di un televisore full HD, ho deciso di acquistare una mini videocamera e dopo aver preso in rassegna cosa offriva il mercato mi sono orientato sulla Samsung U20, “top di gamma” di una triade di modelli simili composti anche dalla U10 e dalla U15. Come vedete dalla foto, quella da me acquistata è nera, ma esistono anche di colori più sgargianti, come potete vedere sul sito ufficiale cui vi rimando per una panoramica più completa delle caratteristiche tecniche. In questo articoletto voglio solamente condividere le mie impressioni d’uso.  

A farmi propendere per questa Samsung anziché per apparecchi concorrenti di altri produttori, è stata la capacità di riprendere ad una risoluzione di 1080 progressivo, l’audio stereo e, soprattutto da buon appassionato di fotografia, la presenza di uno zoom ottico 3x. Il tutto in un corpo molto compatto della grandezza di un cellulare molto piccolo, che mi accingo a descrivere. Di fronte abbiamo, poco sporgente, solamente il reparto ottico circondato, ai lati, dai due microfoni per l’audio stereo. Nienete altro, a parte i soliti adesivi colorati e le solite scritte. Il retro invece è dominato dal display, di qualità media ed al tatto piuttosto plasticoso, di dimensioni piccole, ma sarebbe stato impossibile fare di più visto che occupa in larghezza tutto lo spazio disponibile. Subito sotto il display troviamo tre pulsanti che, da sinistra a destra, servono per: iniziare o terminare una ripresa video; azionare lo zoom; scattare una fotografia. Dico subito che l’aspetto fotografico non mi interessa perniente, in un apparecchio simile, che tuttavia dovrebbe essere in grado di scattare foto di circa 10 megapixel (ritengo però interpolati, perché il sensore è un CMOS da 7,8 megapixel). Per scattare fotografie uso ben altro e non ne ho scattata, con la Samsung, neanche una, per cui sull’argomento glisso elegantemente.  

Sotto troviamo altri bottoni su cui il nostro pollice si troverà a meraviglia: uno serve a commutare tra ripresa e riproduzione dei nostri capolavori; un altro attiva il menù; praticamente in mezzo a questi due ci sono cinque pulsanti a croce che servono, in modo piuttosto intuitivo, a spostarsi tra le voci del menù ed effettuare la selezione della voce prescelta (il tasto OK centrale). Le voci non sono molte e nessuna rappresenta particolare interesse: si può naturalmente scegliere la risoluzione del video e delle eventuali foto, se il software incorporato deve attivarsi o no, se lo zoom durante il funzionamento deve o meno azzerare l’audio (suggerisco di no, perché l’audio che si interrompe improvvisamente durante una zoomata non è una bella cosa e per contro il rumore dello zoom è ridottissimo, normalmente non si sente proprio), ed altre piccolezze. Ah sì, esiste anche una funzione di scatto ad intervalli per riprendere, ad esempio, lo sbocciare di un fiore, oppure il movimento delle nuvole. Interessante, ma non ho ancora provato questa funzione, che richiede ovviamente l’uso di un cavalletto, il cui attacco si trova sul fondo della minicamera, accanto allo sportellino che chiude il comparto della batteria (naturalmente al litio) e della memoria Secure Digital. La batteria è quindi facilmente intercambiabile mentre, per quanto riguarda la memoria, se si vuole riprendere ad alta definizione è bene acquistarne una veloce. Io ho optato per una SanDisk Extreme III, 30 MB/s da 8 GB, che permette una registrazione di quasi un’ora al massimo della definizione, corrispondente all’autonomia media della batteria al pieno della carica.  

Nel lato sinistro trovano posto due scomparti, uno contenente una presa USB estraibile per l’immediato collegamento ad un PC, l’altro invece le uscite video HDMI, AV e l’attacco per il caricabatterie (per la cronaca, la ricarica viene effettuata anche quando l’apparecchio è collegato tramite USB ad un PC).  

Nel lato destro c’è il pulsantino per l’accensione/spegnimento e, subito sotto, un bottone dalla duplice funzione: se azionato in fase di ripresa attiva la funzione SMART per cui l’apparecchietto tenta di riconoscere la scena ripresa e di autoregolarsi di conseguenza (riconoscimento facciale, panorami, macro, eccetera: una piccola icona sul display illustrerà la scelta fatta). Se invece azionato in fase di riproduzione, semplifica l’invio sul web dei filmati (per esempio, se vogliamo che il nostro capolavoro finisca su YouTube).  

Come accennato, la minicamera ha un software incorporato, IntelliStudio, compatibile con Windows anche a 64 bit (chi ha un Mac deve ricorrere a programmi di terze parti) che si attiva automaticamente non appena la colleghiamo ad un PC tramite USB, sempre che l’apposita opzione sia stata attivata nei menù. Ancora non l’ho provato a fondo ma, pur senza essere nulla di speciale, è abbastanza versatile consentendo alcune elaborazioni (sempre che non si abbiano pretese superiori, fuori luogo visto il tipo di hardware di cui stiamo parlando) e permette un facile scaricamento delle singole riprese. Può anche essere copiato su PC, in modo da avere una maggiore velocità di elaborazione; in tal caso si aggiornerà automaticamente alla versione più recente, per cui consiglio di effettuare questa operazione. Il fatto che una copia rimanga sempre pronta nella videocamera è comunque utilissimo, qualora dovessimo trovarci ad usare un PC non nostro, per esempio in vacanza.  

La minicamera è leggerissima ed il corpo è leggermente convesso in avanti, il che facilità una corretta impugnatura. Tanta leggerezza è un piacere, ma rende difficile effettuare riprese stabilissime, per le quali sarebbe stata utile una forma di stabilizzazione, assente. Lo zoom in modalità video ha una modalità definita “intelligente” per cui mischia l’ingrandimento ottico a quello digitale: il risultato è ottimo (i tanti pixel aiutano in questo) a livello di dettaglio, mentre il tremolio come è ovvio aumenta in posizione tele ed anche la luminosità dell’obiettivo, già non eccezionale in partenza (f. 3,5) diminuisce sensibilmente, per cui tranne i casi in cui è assolutamente necessario io ne sconsiglierei l’utilizzo alla focale più lunga.  

La qualità di immagine è eccellente se la luce è sufficiente. Ho fatto riprese in spiaggia veramente spettacolari per nitidezza, colori e dettaglio. Lo stesso dicasi anche all’imbrunire, nel centro storico della mia città di vacanza. Quando invece la luce è scarsa, si riesce a riprendere ugualmente, ma il rumore emerge come una specie di pattern in filigrana all’immagine, ma credo sia inevitabile in presenza di un sensore così piccolo, analogamente a quanto avviene in fotografia digitale. Naturalmente questi difetti sono pienamente avvertibili su un televisore full HD, soprattutto se si guarda lo schermo abbastanza da vicino, mentre lo sono molto meno se vediamo i video su uno schermo più piccolo. Anche la messa a fuoco automatica presenta, in caso di luce molto scarsa, qualche incertezza, nel senso che il fuoco corretto non è sempre istantaneo (anche se viene quasi sempre raggiunto).  

Per concludere, la Samsung U20 è un ottimo blocnotes ad alta definizione, purché non si abbiano pretese superiori per le quali sarà opportuno dirottarsi verso telecamere di classe più elevata, e notevolmente più costose. Quando la luce è alomeno discreta, le riprese sono belle e sembra quasi incredibile che un oggettino così piccolo possa partorire fotogrammi così grossi.  

I file hanno estensione MP4 ed il formato video è l’ H.264, mentre quello audio è l’AAC stereo. A proposito, la registrazione del sonoro è veramente di ottima qualità. Ho cercato quindi un apparecchio compatibile che mi permettesse di vedere questi “filmini” sul televisore, nel modo più comodo possibile. Alla fine la mia scelta è caduta sul LACIE LaCinema Mini HD Connect, perché le specifiche tecniche sembravano combaciare perfettamente con quelle della U20.  

Il LaCie è un piccolo parallelepipedo che può interfacciarsi, oltre che ad un televisore tramite il cavo HDMI, anche alla rete domestica ma soprattutto a qualsiasi supporto di memoria, tramite alcune prese USB (di cui una è comodamente posta davanti). Quando lo accendiamo tramite il telecomando in dotazione, un gradevole lucina blu si riflette sulla superificie su cui è appoggiato. Il LaCie non ha quindi una sua memoria interna, ma funziona egregiamente  con le chiavette USB ed anche con i dischi rigidi esterni come, per esempio, quello che sto usando io (un Passport Western Digital da 500 GB che non ha bisogno di alimentazione esterna). Bene, possiamo farcire i 500 GB con le nostre riprese e, quando il disco sarà pieno, non dovremo fare altro che comprarne un altro, oppure liberare spazio archiviando su PC qualche file (facciamo sempre una copia di sicurezza dei ricordi più cari!).  

Il LaCie riproduce perfettamente le sequenze riprese con la Samsung, e sono veramente soddisfatto dell’accoppiata. I menù ed il sistema di navigazione tra le cartelle non hanno nulla di spettacolare, ma sono funzionali e funzionano senza incertezze. Selezionato un file, ne vediamo velocemente una anteprima. Oltre che i video, possiamo anche visualizzare fotografie in formato JPEG e sentire gli MP3.  

Il settaggio relativo all’uscita video di default è su AUTO ed in questa configurazione potevo vedere, sul lato sinistro del televisore, una riga verde. Modificata l’impostazione in 1080P, il difetto è sparito ed ora la visione è, con mia grande soddisfazione, perfetta.  

Sono molti i formati ed i codec video supportati; vi consiglio però di fare molta attenzione perché è una vera babele ed è necessario leggere attentamente le specifiche, prima di procedere all’acquisto. Tanto per fare un esempio, alcuni video 640×480 ripresi con una compattina Canon vengono riprodotti ma l’audio non si sente; nessun problema con i video fatti con l’iPhone 3GS. Per me non è un problema perché un televisore full HD non è certo l’ideale per video a così bassa definizione, ma comunque testimonia di come sia necessario fare attenzione.  

Nessun problema, con nessun formato, per la visione su PC (Windows 7 – 64 bit, ultima versione di Windows Media Player, oppure tramite il player del software fornito con la videocamera).

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DELL Studio XPS 8100 & MONITOR DELL 2209WA (recensione…)

Posted on 7 febbraio 2010. Filed under: informatica | Tag:, , , , , |

Ok, non sarà una recensione tecnica al 100 %, per la quale esistono siti specializzati molto validi, ma ecco qua la MIA recensione di quest’accoppiata tutta DELL. Perché faccio questa recensione e non altre? Perché questa roba l’ho comprata, ovvio, per cui tutto ciò che dirò è frutto della diretta esperienza. Intanto vi dico perché ho scelto questi componenti: il monitor perché avevo l’esigenza di passare ad un pannello non TN per via della qualità dei colori (sono appassionato di fotografia) e perché i monitor TN, come quello che avevo prima, hanno un grave difetto per chi si occupa di grafica, anche se a livello amatoriale come me, poiché come cambia l’angolo di visuale cambiano anche i colori e la luminosità dell’immagine. Così io, che amo certe volte stare stravaccato sulla mia poltroncina mentre elaboro una fotografia RAW, col TN ero costretto a raddrizzarmi e mettermi composto, mentre ora posso spostarmi a destra e sinistra, in alto e in basso senza variazioni. Sembra una stupidaggine, detta così, ma la realtà è che i pannelli TN (che sono anche i più economici) vanno bene per i giocatori di videogame in virtù della loro elevata velocità, mentre non vanno bene per i fotografi ed i grafici in generale proprio per la scarsa accuratezza nella riproduzione dei colori e la variabilità di questi ultimi in base all’angolo di visuale. Ecco perché sono passato ad un monitor che, senza svenarmi (quelli professionali possono costare migliaia di euro) mi consente tuttavia una buona qualità. La scelta è caduta su un 22 pollici dopo aver a lungo ragionato sui 24 pollici disponibili (e dal costo ragionevole). Poi il mio sito di fiducia per quanto riguarda i monitor mi ha convinto ad acquistare questo DELL che ha un’ottima calibrazione dei colori: il modello è il 2209WA. Se andate sul sito DELL lo potete trovare sia con il telaio nero sia con il telaio silver: io l’ho preso silver. Dicevo del mio sito di fiducia: PRAD. Se volete leggere la recensione in inglese del mio monitor, cliccate QUI.  Il sito è quanto di meglio si possa chiedere per il test dei monitor.

Dunque, il monitor DELL 2209WA ha una risoluzione di 1680 x 1050 pixel e monta una pannello e-IPS, dove la e sta per economico; caratteristica che farà piacere al nostro portafogli senza dispiacere al nostro sgusto estetico, perché è un bel monitor in grado di visualizzare immagini di elevata qualità e con i colori calibrati anche senza regolazioni, purché si lasci selezionata la modalità standard. Io comunque ho una sonda Spyder Pro della Datacolor che uso per la calibrazione del colore raggiungendo risultati eccellenti. La costruzione è ottima, il menù OSD (On Screen Display) è facile ed intuitivo. I bottoni per il funzionamento sono incastonati nell’angolo destro della cornice, in verticale. Quello di accensione presenta un bel led blu quando il monitor è acceso, che diventa giallo quando entra nella modalità di risparmio energia. Questo monitor, pur essendo amatoriale, visualizza immagini di qualità spettacolare per contrasto, colori e nitidezza. Al di sotto dei 500 euro è veramente difficile trovare di meglio e devo dire di essere piuttosto soddisfatto dell’acquisto. Un’ultima cosa: il monitor fa anche da hub USB alimentato, il che non guasta. Ha due prese sul retro e due sul lato sinistro del telaio. Niente webcam incorporata e niente altoparlanti, come è giusto che sia per un apparecchio specializzato in una cosa sola: visualizzare nel modo migliore possibile. A dir la verità sul sito DELL è possibile acquistare un aggeggio multimediale che si aggancia al monitor;  ve lo sconsiglio, gli altoparlanti sono di qualità modesta ed il design dell’attrezzo ne risente, molto. Quanto ai settaggi, è necessario ridurre la luminosità perché, come in tutti i monitor LCD, l’impostazione di fabbrica è eccessiva e rischia di “bruciarvi” gli occhi dopo poche ore di lavoro: come suggerito da PRAD io l’ho ridotta a 10, il contrasto l’ho lasciato su 75, la modalità colore su standard, che garantisce già un buon bilanciamento anche senza calibrazione. Più o meno, tutto qua.

Il desktop invece è un DELL Studio XPS 8100. Se siete interessati è meglio che andate sul sito DELL perché i modelli cambiano spesso col cambiare del mercato ed in ogni caso sono sempre possibili le personalizzazioni come il cambio della scheda video, l’aumento della RAM o della capacità dei dischi rigidi. Il mio vecchio PC era un assemblato dotato di un Pentium IV e 2GB di RAM: ancora funziona ma cominciava a soffrire la pesantezza delle immagini RAW della mia Canon 5D Mark II, tanto per dirne una. Ecco la necessità, quindi, di un aggiornamento.

La mia configurazione:

Base
Studio XPS 8100: processore Intel Core i7 860 (2,80 GHz, 8 MB)
Memoria
Memoria DDR3 a doppio canale da 8.192 MB (4×2 GB), 1.333 MHz
Tastiera
Tastiera USB Dell™ Entry, italiano (QWERTY)
Scheda video
Scheda grafica singola NVIDIA® GeForce™ GTX 260 da 1,8 GB
Unità disco rigido
Doppio disco rigido RAID 0 “Stripe” da 2 TB (2×1 TB, 7.200 rpm)
Sistema operativo Microsoft
Windows® 7 Home Premium autentico 64 Bit – Italiano
Mouse
Dell 2 Button USB Optical Mouse
Dispositivi ottici
Unità ottica DVD+/- RW 16x (lettura e scrittura DVD e CD) (solo Windows 7)
Schede audio
Integrated HDA 7.1 Dolby Digital Audio

Il case è abbastanza robusto, diciamo nella media, è piacevole al tatto ed è color bianco panna tranne che sul frontale, nero lucido. Il frontale si elettrizza facilmente ed è una calamita per la polvere; io l’ho pulito passandoci sopra un fazzolettino di carta inumidito con Vetril, che ha una funzione antistatica, ed ora è pulito… Sulla parte superiore c’è una comoda vaschetta che può contenere, per esempio, un lettore mp3 oppure uno smartphone, con due prese USB, una presa per le cuffie ed una per il microfono. Sotto, frontalmente, c’è un insieme di fessure in grado di leggere tutte le memorie digitali conosciute, più in basso il masterizzatore CD-DVD, scendendo ancora più giù troviamo uno sportellino che nasconde altre due prese USB. Altre quattro sono sul retro, insieme ad una presa eSATA, la presa video DVI (anzi sono due), i connettori per l’impianto audio che può essere anche del tipo 7+1.

Il SO è a 64 bit, indispensabili per poter indirizzare gli 8 GB di RAM. Non ho avuto alcun problema di driver con la maggior parte delle periferiche (Stampante EPSON R2400, Stampante di rete DELL 3000cn, sonda per la calibrazione del colore Datacolor Spyder  Pro, Webcam Logitech PRO 9000) tranne che per lo scanner Epson Perfection 3200 Photo. Un bello scanner, peccato che Epson non fornisce driver a 64 bit! Viene in aiuto in questi casi il software a pagamento Vue Scan, suggerito dalla stessa Epson sul proprio sito americano, che ha incorporati i propri driver e quindi risolve il problema. Io l’ho acquistato perché lo scanner in questione mi piace proprio, è perfettamente funzionante e non me ne voglio privare. Il software, che ancora non ho avuto modo di provare a fondo, costa $39.95 compresi gli aggiornamenti per un anno, e $79.95 la versione professional con upgrade gratuti per sempre. Sono prezzi accettabili per noi europei che paghiamo in euro, visto il cambio favorevole di questi ultimi tempi.

La macchina è ovviamente molto veloce. A me non interessa la velocità assoluta ed il top in tutto, in quanto non sono un giocatore di videogame, ma mi serve una macchina che maneggi velocemente e senza farsi venire il fiatone i file fotografici che la mia Canon produce: tale obiettivo è pienamente raggiunto. Il PC è una scheggia, si avvia velocemente e si spegne rapidissimo. E’ piuttosto stabile, è molto silenzioso (quasi non si sente), e quando lancio Photoshop mi dice che per il programma sono liberi oltre 6 GB di memoria! Ovviamente con tutta questa RAM il ricorso al file di swap è minimo, il multitasking è una gioia ed il sistema operativo risponde sempre prontamente ai comandi anche quando è impegnato in attività pesanti, come il trafserimento di grossi file da un disco esterno a quello interno. L’audio integrato è di ottima qualità e non vedo cambiamenti rispetto alla mia precedente scheda Creative specializzata. Lo spazio su disco è immenso (due TB!) ed ho eliminato dalla scrivania un sacco di fili, grazie alla maggiore capacità di connessione di questo DELL.

Insomma, non chiedetemi benchmark o roba simile, per quelli ci sono i siti specializzati. Le mie sono solo impressioni “a pelle” che non hanno bisogno di test scientifici. Posso solo dire che nella classificazione Windows il mio PC ha superato la valutazione di 7 in tutte le prove, tranne che quella sulla velocità del sistema disco. Strano perché la configurazione RAID zero (stripe) con due Hard Disk a 7.200 giri/min dovrebbe garantire una elevata velocità… eppure proprio il sistema disco sembrerebbe essere il collo di bottiglia… ripeterò la prova, quando avrò tempo, senza l’antivirus attivato. In ogni caso, le prestazioni della mia bestiolina sono piuttosto elevate!

Giusto per completezza dirò due parole sugli accessori minori: discreta la tastiera che permette di digitare senza falsi contatti dei tasti e restituisce un buon feedback al tocco, molto economico e bruttarello il mouse che però, devo dirlo, funziona perfettamente sulla superficie interamente bianca della mia scrivania mentre quello che avevo prima, esteticamente molto più bello, aveva bisogno del tappetino!

UPDATE del 07/03/2010 – Per dovere di cronaca, mi sembra giusto menzionare che il sistema raid implementato in questo PC non è hardware, ma sarebbe (stando a quanto si legge in giro) software, ovvero “fake raid“, come dicono gli esperti.  A me il sistema apparirebbe piuttosto misto, poiché ci sono appositi chipset nella scheda madre che vengono gestiti da driver, ma probabilmente sono vittima della mia scarsa esperienza in sistemi simili. Sotto il profilo delle pure prestazioni non c’è alcun problema; anzi, sembrerebbe che in alcuni casi la velocità dei raid software sia un pelino superiore a quella degli omologhi hardware. Io posso solo confermare che la velocità c’è tutta e che rispetto ad un sistema non raid la maggior velocità si perpecepisce, eccome. Uno svantaggio di questi fake raid consiste invece nel fatto che se volete installare un sistema operativo diverso, dovrete preoccuparvi prima che ci siano i driver per vedere il raid: insomma, bisogna sbattersi un po’ di più per installare, per esempio, linux.

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