WINDOWS 8: COME RENDERE DISPONIBILI LE APP AGLI ALTRI UTENTI DI UN PC CONDIVISO

Posted on 11 novembre 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , |

Chi utilizza un PC condiviso tra più utenti, come nel mio caso, con sistema operativo Windows 8, potrebbe essersi trovato di fronte al problema che le app scaricate dal Windows Store tramite un determinato profilo utente, non sono disponibili agli altri utenti. Faccio un esempio: l’utente 1 scarica sul PC il programma 1 e lo installa. L’utente 2, l’utente 3 ecc…. NON vedono elencato quel programma tra le applicazioni disponibili (sto parlando ovviamente delle applicazioni per l’interfaccia ex metro che adesso dovrebbe chiamarsi Windows 8 Style, ovvero quella “piastrellosa”). Sembrerebbe quindi che l’utente 2, per esempio, se volesse utilizzare il medesimo Programma 1, dovrebbe scaricarlo di nuovo e procedere all’installazione. Nessun problema quando si tratta di programmi gratuiti: ma quando sono a pagamento? Il medesimo programma dovrà essere pagato due volte nonostante sia stato già scaricato, pagato, e sia già presente sul PC che si sta utilizzando?

La licenza Microsoft dice che chi acquista un’app la può installare su 5 PC, e che per ogni PC non c’è limite al numero degli utenti che lo condividono. Quindi, un sistema deve esserci! Ecco come fare.

Bisogna loggarsi, tanto per proseguire con l’esempio iniziato, come utente 2. L’utente 2, ricordiamolo, è l’utente che pur condividendo il PC con utente 1 non vede il programma 1 che il medesimo utente 1 ha acquistato ed installato.

Successivamente utente 2 dovrà aprire l’applicazione Windows Store:

storewin

Presupponiamo che utente 2 si sia già registrato presso il Windows Store ed abbia quindi un proprio username ed una propria password. Per poter condividere l’applicazione acquistata e installata da utente 1, occorrerà l’intervento (o vogliamo chiamarla autorizzazione?) di quest’ultimo che, pertanto, dall’ambiente di lavoro di utente 2 si dovrà identificare come utente 1!

In pratica, bisognerà far apparire il menù laterale di destra, denominato Charms Bar, e selezionare la voce Impostazioni e poi Il tuo account. Nella schermata che appare, l’utente deve cliccare (o fare tap) sul pulsante sotto la scritta Accedi con un altro account [Cambia utente].

Appena connesso come utente 1 allo Store, si potrà installare il programma 1 anche per utente 2. L’operazione è velocissima in quanto non si tratta di un’installazione vera e propria, ma solo di rendere disponibile il programma 1 anche all’utente 2. Al termine l’utente 1 farà bene a disconnettersi (sarà sufficiente fare clic o tap sulla scritta Ritorna a utente 2).

Questo è il meccanismo previsto da Windows 8 e, anche se può apparire macchinoso perché non rende immediatamente disponibili agli utenti di un PC condiviso i programmi acquistati da uno di essi, tutela maggiormente la privacy e mantiene più differenziati i diversi ambienti desktop. Inoltre lascia al proprietario di un’app la scelta se renderla o no disponibile agli altri.

Da questa impostazione ne consegue, per coerenza, che quando un utente disinstalla un’app essa non viene automaticamente disinstallata dal sistema, nel senso che rimarrà disponibile per gli altri utenti, a meno che non procedano anch’essi alla disinstallazione.

accwinstore

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BOOM DEL CLOUD: CON LA TESTA TRA LE NUVOLE

Posted on 26 aprile 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , |

Un tempo con la testa tra le nuvole significava essere sbadati, poco concreti, portati a fantasticare, distratti. Adesso invece, in informatica, avere i dati sulle nuvole significa esattamente l’opposto: avere a disposizione i propri file sempre,  in qualunque momento, indipendentemente dal dispositivo con cui ci si connette in internet.
Aumentano quindi di giorno in giorno i fornitori di servizi cloud (che in inglese significa appunto nuvola) e se si pensa che ognuno di essi offre gratis alcuni giga di spazio, ecco che usandone più di uno contemporaneamente potremo usufruire della nostra nuvola personale senza spendere un euro (certo, andremo incontro ad una frammentazione dei nostri file, alcuni da una parte ed altri dall’altra, ma basterà un po’ di organizzazione: per esempio tutti i file di testo in una nuvola, i fogli Excel in un’altra, le immagini in un’altra ancora, e così via).
L’ultimo arrivato è Google Drive di cui si vociferava da tempo e che ora è diventato realtà. Offre 5 GB gratuiti, la sincronizzazione dei file tra tutti i nostri dispositivi e la possibilità nativa di aprire alcuni tipi di documenti senza doverli scaricare. Al momento in cui scrivo non ho ancora potuto testare la proposta di Google perché non mi è ancora consentito l’accesso. Infatti il mio dispositivo Android ha scaricato automaticamente l’app da Google Market, ma non è stato possibile fare la stessa cosa dal PC o dal Mac. Un aspetto positivo consiste nel fatto che, a quanto pare, Google Drive (che sostituisce di sana pianta Google Documents) avrà un’app dedicata per Mac, per Windows, per Linux e per iPhone (di Android vi ho già detto). E Windows Phone? Non so.

Comunque le alternative non mancano: i sistemi più famosi sono Dropbox (2 GB gratis), Fiabee, Box… e come dimenticare Windows Skydrive di Microsoft che offre gratis ben 25 GB di spazio (ultimamente ridotti a 7 per i nuovi utenti)? Skydrive però è solo un servizio basato sul web che non sincronizza automaticamente i contenuti. Per fare ciò Microsoft ha Live Mesh, 5GB, disponibile sia per Windows sia per Mac (niente Linux e dispositivi mobili!). La versione Mac però, debbo dire, dopo gli ultimi aggiornamenti del sistema operativo non funziona più. (AGGIORNAMENTO: adesso anche Skydrive ha un’app per Windows, Mac, iPhone/iPad, Windows Phone. Sembrerebbe niente Android e, ovviamente, niente Linux).

Leggermente differente è Evernote, che come dice il nome consente di salvare appunti per ritrovarseli belli e pronti sullo smartphone, sul Mac, sui PC, sull’iPhone, e persino su Linux grazie ad un programma open source compatibile.

Infine, senza avere la pretesa di essere esaustivo, vorrei citare Live Drive, un servizio sulla carta molto interessante che però ho abbandonato perché ha un bug nel salvataggio delle immagini in formato jpg, che non è mai stato risolto.

Salvare i propri documenti nelle nuvole ha indubbi vantaggi, ma anche svantaggi: senza connessione internet la nuvola è irraggiungibile ed anche la privacy potrebbe risentirne. In altre parole, bisogna avere fiducia nel gestore della nuvola.

Per concludere, ecco alcuni link:

Google Drive

Fiabee

Dropbox

Box

Livedrive

Skydrive

Live Mesh  (fa parte della suite gratuita Live Essential di Microsoft)

Evernote

NixNote (Evernote per Linux)

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WINDOWS 8, iOS 5, apple & Microsoft… la convergenza tra PC e dispositivi mobili

Posted on 17 settembre 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

Windows ha presentato l’anteprima del nuovo Windows 8, che vedremo probabilmente nel 2013 (al massimo, credo, a fine 2012). La novità più eclatante consiste nella nuova interfaccia denominata Metro che porterà sui PC desktop e sui notebook la grafica a piastrelle già vista su Windows Phone 7, il sistema operativo per smartphone di Microsoft. Questa interfaccia è studiata espressamente per i dispositivi touch, per cui Windows 8 potrà passare istantaneamente al “solito” desktop cui siamo abituati e che, a quanto sembra, sarà identico a quello di Seven.

Nel frattempo Apple, con l’ultimo aggiornamento del proprio sistema operativo per i propri computer, ha introdotto sul desktop, anche lei, alcune schermate identiche a ciò che possiamo trovare sugli iPhone e gli iPad, insieme ad alcune gesture che permettono di sfogliare le schermate come fossero pagine. Tra poco uscirà iOS5 per iPhone e iPad, e la sensazione è che la convergenza tra i due sistemi operativi di casa Apple sia destinata a continuare.

Apparentemente, dunque, Microsoft e Apple stanno andando nella stessa direzione: portare la grafica ed il modo di usare i dispositivi mobili, che sono sempre più usati, anche sul desktop. Eppure, secondo me, ci sono grosse differenze.

Lo scopo di Apple è facile intuirlo: attrarre ai propri computer anche la clientela di iPhone, iPad eccetera (in quell’eccetera metto ciò che ancora non c’è, ma che potrebbe arrivare). Infatti ad usare OS X, il sistema operativo dei Mac, è una minoranza di utenti, mentre iOS (il sistema operativo di iPhone) ha una diffusione di gran lunga maggiore rispetto a Windows Phone, e se la batte con Android che, però, ha il vantaggio di essere adottato su un gran numero di dispositivi. Quindi, Apple vuole portare i clienti di iOS a sentirsi a casa propria anche sui Mac, sperando di incrementare le vendite di questi ultimi.

Invece Microsoft, che spadroneggia sui desktop ma arranca sul mobile, inserendo l’interfaccia di Windows Phone in Windows 8 spera che gli utenti desktop, imparando a conoscere e, si spera, apprezzare la nuova interfaccia metro, si convincano ad acquistare gli smartphone che adotteranno Windows Phone. In pratica, il contrario di Apple: portare i clienti desktop sul mobile.

Due operazioni di marketing uguali ma diverse, quindi, da parte di questi due colossi dell’informatica.

In mezzo ci stanno gli utenti che, probabilmente, non sapranno che farsene di interfacce touch su un desktop.

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(ARM)IAMOCI E PARTITE

Posted on 8 maggio 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

Il settore dei processori per PC ha sinora visto due soli concorrenti: Intel e AMD. Attualmente le loro piattaforme sono assolutamente potenti, con un vantaggio di performance a favore di Intel.

In questi ultimi anni c’è stato il boom dell’internet e del computing mobile, trainato dagli smartphone e dai dispositivi ultraportatili quali netbook (che sembrano in discesa) e tablet. Detto in altre parole, la gente usa il computer sempre più fuori da casa, mentre si sposta, e si connette da internet non più (o non più solamente) da un desktop casalingo o fisso sopra una scrivania.

Ciò sta comportando cambiamenti epocali: Microsoft sta vedendo svanire lentamente il proprio predominio nei sistemi operativi (è praticamente assente nel settore degli smartphone, ove dominano Android, iOS di Apple e persino il preistorico Symbian ha una quota di mercato enormemente superiore al tardivo Windows Phone 7).

Anche il duopolio Intel / AMD sta soffrendo l’ingresso di un nuovo agguerrito concorrente: vediamo chi e perché.

Un processore per un dispositivo ultraportatile ha bisogno di meno potenza rispetto a quella necessaria per un PC desktop ed ha una priorità assoluta: consumare poca energia in modo da consentire alle batterie di durare più a lungo. E’ inutile avere uno smartphone fantastico se poi a metà giornata le batterie sono già scariche.

ARM è il produttore per eccellenza di questi chip ed il mercato, con il boom del mobile, sta facendo la sua fortuna. ARM ha una esperienza notevole nella progettazione di processori che consumano poca energia e sta già pensando ad invadere i settori che finora sono stati appannaggio pressoché esclusivo di Intel / AMD. Questi ultimi già da tempo stanno progettando di entrare nel settore dell’ultramobile.

Ecco quindi che avremo a tutti gli effetti un mercato con tre protagonisti, non più due. Due invece sono le incognite: quale sarà l’efficienza dei futuri processori ARM destinati al computing più pesante (PC desktop e notebok?). Riusciranno INTEL e AMD a scalfire la quota di mercato di ARM nei dispositivi a basso consumo? Intel ha già la serie dei processori Atom usata nei netbook ed AMD sembra si stia attrezzando.

Intanto, gira voce che Apple sia pronta a salire sul cavallo ARM per tutti i suoi prodotti, non solo l’iPhone e l’iPAD, ma anche i desktop ed i MacBook, spinta dalla opportunità di avere la stessa famiglia di processori in tutta la linea di prodotti. Vedremo… forse in futuro potrà anche accadere, ma nell’immediato non penso.

Stime di mercato dicono che nei prossimi due anni ARM conquisterà il 13% del mercato mondiale dei processori. La prossima versione di Windows girerà anche sui processori ARM, ed è tutto dire.

Questa feroce concorrenza andrà a totale vantaggio dei consumatori: vedremo processori sempre più potenti a costi sempre più bassi!

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SISTEMI INOPERATIVI

Posted on 27 ottobre 2010. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

maverick2E’ solo una battuta, un gioco di parole. Che valenza può aver un sistema inoperativo? In ambito informatico il sistema è operativo per eccellenza: gestisce un ambiente per i programmi, per gli input dell’utente, per la ricerca e la organizzazione dei file, quando è grafico (ormai la norma) gestisce le onnipresenti finestre, il drag & drop, eccetera eccetera… Un sistema inoperativo è un controsenso per eccellenza, una inutility (non utilità) all’ennesima potenza, un aborto, un non-vivo non-morto come i vampiri e gli zombie.

Bene, questa cazzatina mi serve per introdurre la notizia, ampiamente presente sul web, che Ubuntu (la nota distribuzione Linux) nelle future versioni abbandonerà Gnome per utilizzare, al suo posto, Unity. Di che sto parlando? Linux ha la possibilità di cambiare a piacimento il gestore grafico del sistema e quindi potremo avere un Linux con Gnome, un altro con KDE, eccetera (solo per citare i due principali). Ma allora, mi si dirà, è solo un fatto grafico, un aspetto, una roba del tipo l’abito non fa il monaco, e allora chi se ne fotte? Non è proprio così semplice. Premesso, per fare contenti i più pignoli e facinorosi, che Unity deriva da Gnome, e che il mio preferito sarebbe KDE (forse perché ricorda Windows), tenterò di spiegare perché la scelta di Ubuntu è importante e cosa si cela dietro questo cambiamento.

Ok, premessa numero due. Io non sono un guru di Linux. Uso principalmente Windows, un po’ perché mi piace ed un altro po’ perché mi ci trovo bene. Windows 7 poi è una vera bomba e ci girano tutti i programmi che mi servono. Ma non ho il paraocchi e sono curioso: ho installato varie volte quasi tutte le distribuzioni Linux possibili immaginabili (Red Hat… chi se la ricorda? Ora si chiama Fedora, poi Mandrake che ora è Mandriva, naturalmente Ubuntu in tutte le sue varianti, Suse, Linux Mint, Debian, eccetera eccetera…). Attualmente in un vecchio portatile ho installato per sfizio Ubuntu, Kubuntu e Xubuntu. Insomma, non sono un esperto Linux, ma lo uso, lo installo, e un po’ lo conosco, anche se non intimamente.

Di Windows ammiro la coerenza dell’interfaccia, che non può dare Linux. Apprezzo la compatibilità che deriva dalla enorme diffusione, e viceversa. Ma (di nuovo) non ho il paraocchi e sono consapevole che c’è un intero mondo oltre quella finestra.

Kubuntu-10.10-desktopAllora, voglio raccontare le mie perplessità su Linux. La precedente versione di Ubuntu, la 10.04 se non vado errato, sul mio portatile non si installa. Sembra andare tutto bene ma alla fine il pc si pianta, lo schermo rimane nero, nessun comando è attivo. Poi scopro, leggendo sui vari forum, che forse alcune macchine con scheda grafica integrata potrebbero aver bisogno di inserire un parametro all’avvio, altrimenti va tutto a puttane. Ma porcaccia la miseria, penso, chi ha creato la routine di installazione, non poteva prevedere questa situazione del cazzo? E se uno (come in effetti tanti) avesse un solo pc, da chi si fa suggerire la soluzione, dalla buonanima di Maria Teresa di Calcutta, magari in sogno? E’ come se andate in garage a prendere la macchina e, se non parte, è colpa vostra perché non avete recitato a voce alta l’Eterno Riposo. Insomma, inserito il parametro giusto il sistema si avvia, poi bisogna modificare a mano (così suggeriscono gli esperti) un file inserendo in modo permanente il parametro mancante. Peccato che il file in questione non c’è, non esiste, anche se ci vuole poco per capire che in realtà il file da modificare è un altro. Per modificarlo bisogna dare il comando da superutente, altrimenti è immodificabile. Bisogna quindi lanciare l’editor di testo (ogni distribuzione ne ha uno diverso) tramite l’editor dei comandi (ogni distribuzione ne ha uno diverso) loggandosi come superutente (ogni distribuzione lo fa in modo diverso, su, sudo, e compagnia bella). Fatto. Finalmente tutto funziona, o quasi. Infatti voglio inserire un indirizzo di rete fisso al pc, ed è una operazione che durerebbe si e no venti secondi… ci metto poco a scoprire come si fa… peccato che quando vado a mettere l’indirizzo del router, le altre caselle (indirizzo del pc, maschera di rete e bla bla) si cancellano. Sì, avete capito bene, si annullano e non c’è verso, ma chi cazzo ha progettato ‘sta benedetta cosa? Alla fine, dopo innumerevoli tentativi e dopo aver scoperto sui forum che latri utenti hanno avuto lo stesso problema, finalmente riesco a farcela: inserisco prima l’ultimo dato poi tutti gli altri, spingo save all’inizio e non alla fine, insomma faccio qualcosa di autenticamente non intuitivo e finalmente, dopo un’oretta buona, ho personalizzato la connessione di rete. Con Windows avrei impiegato si e no dieci secondi, sul mio iPhone anche meno.

Non voglio bastonare Linux: è fantastico, hai tutto gratis, quando lo installi ti ritrovi non solo il sistema operativo ma anche tutto quello che può servirti. Peccato che installare altri programmi non è così agevole, ogni distribuzione lo fa in modo diverso; le ultime versioni però hanno un sistema automatico che rende veramente tutto molto semplice, sempre che l’installazione funzioni. Più volte, infatti, mi è capitato di installare programmi che poi non partono.

ubuntu-unityQuanto sopra serve per tornare a bomba sull’argomento topico: Ubuntu abbandona Gnome e passa ad Unity. Sembra infatti che siano sorte insanabili divergenze su come debba essere l’ambiente desktop del futuro tra la community di Gnome e Canonical, la società che produce Ubuntu. Canonical, ci vuole poco a capirlo, vuole rendere le cose più semplici all’utente e per farlo non c’è altra scelta se non rendere Linux più somigliante a Windows oppure a Mac OS, se non nella grafica almeno nella filosofia: tutto deve funzionare senza intoppi, i pulsanti debbono stare là dove uno pensa di trovarli, se il drag & drop funziona in una finestra deve funzionare in tutte (su Linux non è sempre detto). Se per confermare le opzioni settate in una finestra debbo cliccare Ok, in tutte le finestre simili devo trovare OK e non Chiudi  oppure atre scritte ancora più fantasiose. Il problema secondo me è che Linux è ideato da appassionati di informatica che non tengono nel debito conto certe esigenze di interfaccia. Ecco perché Ubuntu abbandonerà Gnome  per passare ad una interfaccia (Unity) progettata in proprio e da migliorare nel tempo secondo le linee guida della società, che è famosa per aver creato una distribuzione Linux abbastanza user friendly (ma non perfetta, come ho detto) e che ha proprio la mission di diffondere una versione di Linux facile da usare, bella da vedere ed affidabile.

L’utente finale, sia pure utonto come i fan boy di Linux definiscono l’utilizzatore medio di Windows, ha tutto da guadagnare se il panorama dei sistemi operativi si arricchirà di un contendente reale e non solo teorico. La concorrenza fa bene… Avremmo così Windows a caro prezzo, Mac OS a prezzo carissimo e con in dotazione hardware sovrapprezzo nonostante i processori di penultima generazione, e Linux Ubuntu facile da usare e gratuito. Gratuito? Pensiamoci bene. Sì, il sistema operativo non lo pagheremo, ma Canonical vorrà venderci la musica ed altri servizi… La parola gratis ha la brutta tendenza ad estinguersi… Ci sarà persino l’icona del carrello sulla barra delle finestre!

Capisco perfettamente  i motivi per cui la distro Linux più famosa e diffusa abbia pianificato questo cambiamento epocale,  e capisco perfettamente perché alcuni affezionati linari disprezzino Ubuntu definendola la peggiore distribuzione Linux. E’ tutta questione di attese, aspettative, obiettivi e tendenze.

Ma se per caso Ubuntu con Unity dovesse avere successo, e se avrà successo il futuro sistema operativo di Google, e se Mac dovesse aumentare la propria quota di mercato a discapito di Windows (come in parte sta accadendo), allora ci troveremmo di fronte ad una concorrenza di sistemi operativi per desktop come non avremmo mai sperato. L’alternativa è stare arroccati sulle vecchie posizioni per accontentare lo zoccolo duro (per quanto sparuto) degli affezionati, oppure attaccare la concorrenza proprio sugli aspetti in cui è migliore. Windows lo sta facendo sul fronte della sicurezza e stabilità, Linux lo deve fare sul fronte della piacevolezza e facilità d’uso.

Guardiamo per esempio cosa sta succedendo nel settore dei sistemi operativi per smartphone, dove non c’è un dominatore del mercato e numerosi contendenti contribuiscono a rendere sempre migliori i prodotti e le loro funzionalità.

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