IL GIRO DI CAMPO DI DEL PIERO

Posted on 14 maggio 2012. Filed under: calcio, sport | Tag:, , , , , , , , , |

È facile celebrare Alessandro Del Piero. Meno facile è spiegare ai non juventini cosa rappresenti questo calciatore, ne sono testimonianza i commenti stupiti dei telecronisti alle immagini di tifosi in lacrime allo Juventus Stadium in occasione della partita contro l’Atalanta, ultima di campionato.
Del Piero è una bandiera, questo lo sanno tutti. Ed oggi come oggi le bandiere sono merce rara. Basterebbe questo a spiegare tante cose.
Del Piero ha seguito (insieme ad altri campioni del suo calibro) la Juventus in serie B a causa del pasticcio calciopoli: non ha tradito la maglia, i tifosi. E quando, l’anno scorso, era in trattativa con la società per il rinnovo del contratto, rinnovo che tardava ad arrivare, proprio quando sulla stampa cominciavano a dipingerlo come uno che non firmava perché, a 37 anni, pretendeva troppi soldi, annunciò pubblicamente che avrebbe firmato in bianco qualsiasi contratto gli sarebbe stato sottoposto. Ditemi voi come può, un tifoso, non amare uno così.
Ma anche a non essere tifosi, Del Piero è sinonimo di classe, eleganza, intelligenza, professionalità, lealtà, educazione e compostezza. Quelli come lui nascono ogni tanto ma poi buttano via lo stampo, come si suol dire.
Alex Del Piero tanto ha dato alla Juventus ma tanto ha ricevuto, anche. In ciò non c’è niente di male e non è certo il caso di abbandonarsi a facili moralismi. Piuttosto, sono convinto che Alex sia uno di quelli che ha sempre pagato le tasse fino in fondo, perché è una persona seria.
Tutto questo pensavo mentre ieri sera, in tv, l’ho visto fare il giro di campo durante la partita, evento che ha oscurato ciò che stava accadendo sul terreno di gioco: gli occhi dei presenti, e gli obiettivi delle telecamere, erano tutti per lui. In quel giro di campo, nel giro di campo di Del Piero, nel giorno della festa scudetto, c’è stata una perfetta sintesi di gioia e tristezza, felicità e malinconia, un’atmosfera magica a volte raggiunta solo dai grandi del nostro cinema. Ma ieri sera non eravamo di fronte a un film.
Probabilmente in futuro lo vedremo all’estero, con un’altra maglia, ma lui resterà comunque, ora e sempre, il nostro capitano.
Grazie Alex.

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QUANDO LA PALLA ERA ROTONDA

Posted on 13 giugno 2010. Filed under: sport | Tag:, , , , , |

Jabulani

Un tempo si affermava la palla è rotonda per giustificare ciò che nel calcio è sempre accaduto, vale a dire che una squadra debole può anche vincere contro una sulla carta più forte, proprio perché il pallone essendo sferico gira un po’ come gli pare, e per quanto si cerchi di controllarlo, può sempre finire nella porta che meno ti aspetti, rimbalzare stranamente su una zolla fuori posto, schizzare maldestramente da un piede poco raffinato, sgusciare come insaponato dalle braccia di un portiere. Questo motto si associa a quell’altro, gemello: il calcio vive di episodi. Secondo questo concetto filosofico, nell’ambito dei novanta minuti di una partita, ad essere decisivi sono, in barba a tattiche e bravura dei giocatori, solamente gli episodi: un tiro che schizza un palo, un fallo da rigore, una espulsione comminata dall’arbitro. Può darsi che le cose stiano così. Io personalmente penso che si tratti di una esemplificazione eccessiva, ma non la voglio confutare. Semplicemente, vorrei associare questi concetti popolari, soprattutto il primo, quello inerente la sfericità della palla, a Jabulani, il pallone dei mondiali di calcio. Eh sì, perché da un po’ di tempo a questa parte l’evento calcistico più importante si gioca ogni volta con un pallone nuovo, diverso, per via degli sponsor e la pubblicità. Stando a quanto si è potuto leggere, ben prima che iniziassero le partite ufficiali alcuni giocatori, all’inizio i portieri ma poi anche alcuni attaccanti, si sono lamentati delle strane traiettorie adottate dal pallone quando viene scagliato con violenza.

Jabulani, che dovrebbe significare festeggiare in lingua zulu, è stato progettato dall’Adidas (è l’undicesimo pallone progettato da questa azienda).
L’Adidas è una delle aziende caratterizzate, secondo quanto scrive  Naomi Klein, l’autrice canadese del saggio No Logo, da una politica commerciale aggressiva basata sulla pubblicizzazione del marchio, cui si unisce l’assoluta mancanza di fabbriche, dipendenti, operai, stabilimenti, eccetera. Ora leggo che Jabulani sarebbe stato progettato dagli ingegneri dell’Adidas e testato in laboratorio; successivamente è stato dato in pasto ad alcuni calciatori, tra cui quelli del Milan e della bundesliga (il campionato tedesco). Secondo chi l’avrebbe progettato, Jabulani dovrebbe essere il più stabile pallone mai costruito, frutto dell’assemblaggio, dei materiali, delle scanalature e delle micro sfaccettature presenti sulla superificie. Anche la sfericità, asseriscono, è assolutamente perfetta. Come mai, allora, tutte queste lamentele da parte dei giocatori?
Forse Jabulani è troppo perfetto. Oppure, come spesso accade, la perfezione che può essere raggiunta con i test di laboratorio non è poi altrettanto perfetta nel mondo reale, dove i prati non sono perfettamente lisci, l’aria non è perfettamente immobile, le scarpette dei calciatori non sono tutte uguali e magari sono anche un po’  deformate.
Forse Jabulani è troppo rotondo.
Fatto sta che le prime partite del campionato mondiale hanno già mostrato due “papere” di portieri ed anche alcuni controlli, apparentemente facili, sbagliati da giocatori che per talento e classe non dovrebbero commettere simili errori, oltretutto su un palcoscenico così importante.
Probabilmente bisognerà aggiungere un nuovo motto: la palla è troppo rotonda oppure Jabulani va dove gli pare.
Oppure, gli sfortunati operai che assemblano il pallone (a proposito, dove e da chi è costruito realmente?) e che, magari, ambiscono a poter andare al Mc Donald una volta al mese (lo si legge su No Logo) si stanno vendicando di questi nababbi miliardari che giocano a pallone ed hanno realizzato alcuni Jabulani leggermente ovalizzati ed ora stanno sghignazzando di fronte ai portieri che vanno a farfalle.
Per carità, io non sono un moralista né un no global, capisco le necessità economiche e commerciali del mondo del calcio, un po’ meno (molto meno) quelle dell’Adidas e aziende consimili. Mi rimane il sospetto che era meglio quando la palla era fatta semplicemente di cuoio e noi ragazzini invidiavamo quelli più grandi che riuscivano a calciare forte quel pallone pesante e grosso.
Un’ultima considerazione: per dire che una cosa è fatta male, si è soliti dire che è fatta con le scarpe (o con i piedi). Quale è il prodotto più famoso commercializzato dall’Adidas?…
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