SISTEMI OPERATIVI GRATIS…

Posted on 23 ottobre 2013. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

No, non sto parlando di Linux che salvo rare eccezioni è sempre gratuito, ma di OSX e Windows. L’ultima versione del sistema operativo dei Mac, nome in codice Mavericks, Apple la dà
gratis, così come gratis è l’upgrade offerto da Microsoft per passare da Windows 8 a Windows 8.1. (Daccordo, per chi non ha già una versione precedente di Windows la 8.1 si paga, ma qui sto parlando di una tendenza). I nuovi e giovani utenti di soli tablet e smartphone penseranno sconcertati: e allora? Che novità è? Quando mai si è pagato iOS oppure Android o persino Windows Phone?
Insieme a Mavericks Apple regala persino un’intera suite di applicazioni per fare un po’ di tutto; Microsoft ancora non regala Office, anzi sì: lo regala con Windows RT e con Windows Phone per dare slancio alle vendite scarse di questi due prodotti, che finiranno col diventare un prodotto solo (del resto iOS non è unico per telefoni e tablet?), ma si vocifera che in futuro Office sarà già incluso in Windows e quindi non dovrà essere più pagato a parte.
Cosa si nasconde dietro questa apparente messe di regalìe?
Facile: la vendita dell’hardware. Il pubblico paga malvolentieri un software, mentre è meglio disposto nei confronti dell’hardware. Oggi i soldi si fanno vendendo computer, tablet, smartphone eccetera.
E poi si fanno creando attorno all’hardware un ecosistema di store per la vendita di app e contenuti, nonché di servizi creati ad hoc (cloud… ).
È il modello di business di Apple, in parte di Google ed ora anche Microsoft si sta trasformando da software house pura in un venditore di hardware, contenuti e servizi.

Annunci
Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

MAC OSX: COSA FARE QUANDO APPARE IMPOSSIBILE CAMBIARE LO SFONDO DELLE CARTELLE

Posted on 5 ottobre 2013. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , |

Quanto segue fa riferimento a Mac OSX Mountain Lion (versione 10.8.5) ma credo sia applicabile anche a versioni precedenti.

Premessa

Il Finder del Mac, ovvero l’interfaccia per l’esplorazione dei file, è altamente personalizzabile. Tra le caratteristiche ce n’è una oggetto di questo breve articolo: la possibilità di cambiare sfondo alle cartelle. Ecco come.

E’ sufficiente aprire in una finestra la cartella desiderata ed azionare il comando [Mostra opzioni Vista] raggiungibile dal menù [Vista] del Finder (ultima voce) oppure, se avete abilitato il tasto destro del mouse come vi consiglio di fare, dall’interno della cartella stessa: un clic con il tasto destro farà apparire un menù contestuale tra le cui voci scegliere appunto [Mostra opzioni Vista].  Si aprirà una finestra di dialogo che consentirà, tra le altre cose, di scegliere tra il normale sfondo bianco, oppure di cambiare colore, ed infine di scegliere un’immagine a nostro piacimento.

Il problema

Può accadere che in alcune cartelle l’opzione per cambiare lo sfondo sia disabilitata: si presenta infatti con il classico colore grigio e non è cliccabile. Nel mio caso oltretutto l’informazione riportata era incongruente: io volevo semplicemente rimuovere un’immagine di sfondo che avevo inserito tempo addietro e risultava selezionato (ma, ripeto, non cliccabile) lo sfondo bianco pur essendo presente lo sfondo immagine. Trascinando una nuova immagine nell’apposito quadratino, il nuovo sfondo veniva regolarmente visualizzato, ma non sembrava in alcun modo possibile azionare una delle due altre opzioni, ovvero lo sfondo bianco oppure quello colorato. L’unica cosa possibile era sostituire l’immagine di sfondo con una nuova.

Ciò non accadeva con tutte le cartelle, ma solo con alcune.

Ho cercato a lungo su internet ma, pur avendo trovato cenni del problema da parte di alcuni utenti, anche su forum in lingua inglese, non ho trovato alcuna soluzione funzionante.

La soluzione: bug del sistema operativo oppure…?

In realtà la soluzione, cui sono pervenuto dopo svariati tentativi, è piuttosto semplice. Tra le varie modalità di visualizzazione dei file all’interno di una cartella, ce ne sono alcune settabili tramite il menù [Organizza per] raggiungibile con il tasto destro del mouse oppure dal menù [Vista] del Finder. Ebbene, se la modalità selezionata è diversa da [Nessuno], l’opzione per cambiare lo sfondo risulterà disabilitata. Quindi è sufficiente selezionare la voce [Nessuno] per rendere di nuovo cliccabile l’opzione e poter cambiare lo sfondo a nostro piacimento. Ricordo che lo sfondo modificato sarà visibile solo nella vista a icone e che il bottone [Usa come default] non trasformerà tutte le nostre cartelle, ma solo per le nuove cartelle che andremo a creare. Potremo vedere in “diretta” il cambiamento di stato se terremo aperta la finestra di dialogo Opzioni vista mentre modifichiamo il settaggio di Organizza per.

Non sono riuscito a capire se questo strano comportamento della funzione di modifica dello sfondo sia un bug del sistema operativo oppure se si tratti di una caratteristica voluta, di cui comunque non capisco il senso. 

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( 1 so far )

IL MAC E’ SICURO? MAC…CHE’!

Posted on 7 aprile 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , |

Macché, il Mac non è più sicuro di Windows. Preciso meglio: lo è, perché per MacOS non sono stati sviluppati così tanti malware come invece è accaduto e sta accadendo per Windows, però la maggior sicurezza deriva appunto da questa scarsità di attenzioni e non da una superiorità del codice. Infatti i recenti successi di Apple, come era prevedibile, stanno cambiando un pochino le carte in tavola e recentemente un malware denominato Flashback ha infettato circa 600.000 Mac nel mondo (si parla di 16.000 in Italia, più o meno). Cosa combina Flashback? Approfitta di una vulnerabilità Java per installarsi nel sistema. E’ in grado di inviare informazioni riservate, come per esempio le password, a server remoti, cui può trasmettere anche immagini del desktop. Il trojan è’ furbo: se nel sistema è presente uin antivirus si autocancella, nella speranza di rimanere globalmente invisibile il più a lungo possibile.

La java machine presente nei Mac è fornita dalla stessa Apple, quindi fa parte del sistema operativo a tutti gli effetti e non si tratta di una vulnerabilità che sfrutta un programma di terze parti. Infatti la Apple è intervenuta (non proprio celermente…) aggiornando per ben due volte il codice java presente nei propri sistemi.

Il vero problema non è criticare Apple (secondo la mia modestissima opinione, nessun sistema può vantarsi di essere intrinsecamente sicuro); il vero problema è che nel 99% dei casi i Mac collegati ad internet sono privi di un antivirus perché gli utenti Mac, come abbiamo visto in modo del tutto erroneo, sono convinti che il loro sistema sia immune da infezioni. Ecco perché Flashback se c’è un antivirus nel sistema, si autocancella: perché gli conviene farlo, trattandosi di un’evenienza piuttosto remota. Questa scarsa attenzione degli utenti Mac alla sicurezza è un vero e proprio tallone di Achille dei sistemi Mac.

Quindi è bene fare subito l’aggiornamento proposto da Apple ed installare un buon antivirus per Mac. Sophos ne fa uno gratuito che funziona bene.

Se volete smanettare per essere sicuri di non essere stati infettati e/o per tentare una rimozione manuale, consigliata però solo ai più esperti, potete seguire le istruzioni contenute QUI.

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

CINNAMON: UN DESKTOP ALLA CANNELLA

Posted on 6 aprile 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , |

Odiate le nuove interfacce stile Windows 8 e Gnome 3, studiate per i tablet? State osservando con disgusto la transizione di Apple OSX verso iOS che trasformerà il vostro desktop o laptop in un gigantesco iPhone? Avete un bellissimo monitor ad altissima definizione e non capite perché sprecare tutto quello spazio con icone grosse quanto un uovo sodo? Ebbene, installate Linux Mint.

Ho già avuto modo di tessere le lodi di questa distribuzione, la cui popolarità cresce di giorno in giorno. Linux Mint non è solo un’ottima distribuzione, forse la migliore: è in assoluto un ottimo sistema operativo. Scordatevi le difficoltà che potreste incontrare con Linux. Alcune distribuzioni fanno a gara per essere ostiche: Linux Mint no. Funziona tutto, subito, basta veramente un minimo di conoscenza per usarlo. Nel mio sistema gestisco tranquillamente un vecchio scanner per cui non esistono driver nemmeno sotto Windows, una stampante di rete Dell per la quale non ci sono driver Linux, una seconda stampante di rete multifunzione con scanner della Canon: funziona tutto.

E veniamo al punto: sapete come vanno le cose, tutto si evolve e niente è immutabile. Il team di Gnome ha pensato bene di abbandonare l’amatissimo Gnome 2 per passare all’odiato Gnome 3; Ubuntu è invece passato all’odiatissimo Unity. In entrambi i casi abbiamo le consuete icone cicciotte da tablet, che si possono usare con le dita. Ma su un desktop fanno veramente schifo. Io sul desktop voglio lo spazio ben organizzato e non disegni enormi che sembrano fatti per i bambini.

Per fortuna c’è Linux Mint: male che vada, useremo lui. E funziona piuttosto bene. Ed è gratis. Non ci costa una lira.

Il bravissimo team di Linux Mint cura varie versioni: alcune sono derivate da Ubuntu, e vanno reinstallate ad ogni upgrade (ma sono molto meglio di Ubuntu). Una versione che invece non deve essere reinstallata ogni volta è la Mint Debian, che è una distribuzione rolling, ovvero per la quale vengono distribuiti gli upgrade via internet esattamente come accade per gli aggiornamenti di Windows. Ed è di questa (che uso regolarmente, anche ora che sto scrivendo) che voglio parlare.

Il team di Mint si è trovato di fronte all’adozione di Unity da parte di Ubuntu ed all’abbandono di Gnome 2, destinato in breve tempo a diventare un ambiente desktop obsoleto. Non convinti della bontà, almeno su un sistema desktop, delle nuove interfacce grafiche, ha adottato nell’ultimo upgrade distribuito via internet Mate, che è una specie di Gnome 2 redivivo, ma soprattutto Cinnamon (in italiano cannella). Cinnamon è un nuovo ambiente desktop realizzato dallo stesso team di Mint e… cosa dire, è bello. E quando dico bello, dico bello. Ci troviamo di fronte ad una sottile e minimale barra delle applicazioni posta in basso, là dove secondo me deve stare. Ma, se vogliamo, possiamo spostarla facilmente in alto (stile Mac) oppure averne due, una in alto ed una in basso.

Quella che vedete sopra è la mia installazione di Linux Mint Debian con Cinnamon. Naturalmente l’immagine di sfondo è l’elaborazione di una mia fotografia, ma vorrei attirare la vostra attenzione sul sontuoso menù.

Qui sotto, invece, ecco un dettaglio del pulsante in basso a sinistra, proprio quello che Microsoft vuole far sparire in Windows 8…

Cinnamon mi sembtra già completo e piuttosto stabile; inutile dire che in futuro migliorerà ancora. Spostando il cursore nell’angolo in alto a sinistra, apparirà una schermata stile compiz per scegliere lo spazio di lavoro (ma questa funzionalità può essere ampiamente personalizzata).

Questa sera, con qualche difficoltà perché i server erano sovraccarichi, sono passato da Gnome 2 (sempre nella perfetta interpretazione di Mint) a Cinnamon, senza dover reinstallare tutto e senza perdere nemmeno un programma. E con un bellissimo ambiente desktop nuovo di zecca, Cinnamon, che vi consiglio di provare.

Date una chance a Linux Mint, non ve ne pentirete…

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

MAC OSX LION SE NE FREGA DEL FILE HOSTS? ECCO LA SOLUZIONE

Posted on 11 gennaio 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , |

Un bel po’ di gente, dopo l’aggiornamento a Lion effettuato on line, almeno così sembrerebbe leggendo i post nei forum e nei blog informatici, si è trovata a far fronte ad un problema misterioso: il sistema operativo prima di connettersi ad un indirizzo IP non consulta il file hosts, che nei sistemi Mac si trova nella cartella nascosta

 /private/etc/

Come è noto, il file hosts è (anche nei sistemi Windows) un semplice file di testo che, opportunamente compilato, può indirizzare il nostro computer verso un indirizzo IP senza necessità di transitare per un server DNS, oppure può impedire che venga risolto un determinato indirizzo assegnando alla URL l’indirizzo 127.0.0.1. A complicare le cose, c’è il fatto che sotto Lion editare il file Hosts è un po’ più complicato. Lo possiamo fare digitando su terminale

sudo nano /private/etc/hosts

ma l’editor nano non è così comodo da usare ed amichevole come il buon vecchio Text Editor. Dopo aver a lungo cercato su internet una soluzione, ecco come ho risolto il problema del file Hosts non funzionante usando nel contempo il Text Editor.

Il motivo per cui Hosts ad un certo punto venga ignorato dal sistema e regolarmente bypassato, non è stato scoperto con certezza. In base alla mia esperienza, è come se il file fosse corrotto e ritenuto non valido, per qualche oscuro motivo, da Lion. La cosa più conveniente è eliminare il vecchio file e ricrearne uno nuovo, rispettando qualche piccolo accorgimento. Il nuovo file funzionerà. Ecco come procedere.

Innanzitutto, è necessario lavorare con un account da amministratore, altrimenti certe operazioni saranno impossibili anche immettendo la password.

Digitiamo poi su terminale il seguente comando per rendere visibili i file nascosti:

defaults write com.apple.finder AppleShowAllFiles -boolean true;killall Finder

(potete fare copia-incolla). Il tutto potrebbe funzionare anche senza questo passaggio, ma io consiglio di farlo comunque, perché la buona riuscita è più sicura. Apriamo poi la cartella /etc per visualizzare il file Hosts. Il modo migliore per farlo è, tramite Finder, azionare il menù Vai e selezionare la voce Cartella… All’interno della finestra tipo input che compare, digitiamo il percorso /private/etc/. Individuato il file Hosts, clicchiamoci sopra col tasto destro (avete attivato il tasto destro del mouse, vero?) ed apriamolo con Text Editor. Vi accorgerete subito che il file Hosts non è modificabile, per cui il sistema ci chiederà se vogliamo lavorare su una copia. Diamo l’OK che viene richiesto e lavoriamo sulla copia che istantaneamente verrà creata. Cancelliamo senza pietà tutto il contenuto e riscriviamo da capo, con la santa pazienza, senza effettuare operazioni di copia-incolla, le righe standard che devono obbligatoriamente essere presenti:

##
# Host Database
#
# localhost is used to configure the loopback interface
# when the system is booting. Do not change this entry.
##
127.0.0.1 localhost
255.255.255.255 broadcasthost
::1 localhost
fe80::1%lo0 localhost

Ad essere sinceri le righe che iniziano con il cancelletto # si dovrebbero poter omettere, perché ignorate, però Lion è talmente schizzinoso e ci mette talmente poco a considerare corrotto un file Hosts, che io suggerisco di inserirle esattamente così come mamma Apple le ha fatte.

Dopo l’ultima riga possiamo inserire ciò che ci necessita per personalizzare il nostro Hosts. Giusto per fare un esempio, se vogliamo rendere irraggiungibile il sito http://www.nonvoglioquestosito.com aggiungeremo la riga

127.0.0.1   http://www.nonvoglioquestosito.com

avendo l’accortezza, al termine di ogni riga, di inserire un “a capo” (tasto invio). Dopo l’ultima riga, premiamo invio due volte in modo che l’ultima riga sia una riga bianca. Non è sicuro, ma sembra che Lion gradisca queste attenzioni. Da evitare invece le entrate multiple sulla stessa riga: non scrivere

33.120.56.78 eccoqui.com eccoqua.it

ma scrivere invece

33.120.56.78 eccoqui.com
33.120.56.78 eccoqua.it

A questo punto salviamo, per esempio, la nostra copia di Hosts sulla scrivania chiamandola proprio Hosts, deselezionando l’opzione per l’inserimento automatico dell’estensione txt: in altri termini, la nostra copia sulla scrivania dovrà chiamarsi semplicemente Hosts e non Hosts.txt.

Andiamo poi sulla copia originale presente nella cartella /etc, clicchiamoci sopra con il tasto destro e cambiamogli nome (per esempio, old hosts in modo da poterla facilmente riconoscere qualora dovesse servirci). Fatto ciò, trasciniamo nella cartella il file Hosts che abbiamo salvato in precedenza sulla scrivania. Sia per rinominare, sia per spostare, vi verrà richiesta la password di amministratore.

Fatto! A questo punto abbiamo inserito al suo posto il nostro file Hosts e, ciò che più conta, dovrebbe funzionare! Possiamo fare una prova con un ping ad una url indirizzata a 127.0.0.1. Per esempio, digitando a terminale il comando

ping http://www.nonvoglioquestosito.com

dovrebbero esserci restituiti i risultati all’indirizzo IP 127.0.0.1 con i ping regolarmente andati a buon fine, come se il sito fosse esistente sul serio. Altrimenti, vuol dire che qualcosa è andato storto.

Alla fine, rimettiamo ogni cosa al suo posto rendendo nuovamente invisibili i file, digitando a terminale il comando

defaults delete com.apple.finder AppleShowAllFiles;killall Finder

E’ tutto. Nel mio caso ha funzionato, dopo innumerevoli (e purtroppo inutili) tentativi di tutti i tipi e dopo aver letto moltissimi articoli sull’argomento.

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( 8 so far )

UNITY STA DISTRUGGENDO UBUNTU? LINUX MINT SCATTA IN TESTA!

Posted on 26 novembre 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , |

Un breve articolo su Punto Informatico mette in risalto la veloce discesa in classifica di Ubuntu, per popolarità, tra le distribuzioni Linux. La classifica è quella pubblicata dal sito Distrowatch.

Tale debacle non deve stupire più di tanto. La scelta di adottare Unity come desktop ha infastidito la maggior parte degli utenti, me compreso, anche se io sono un utente solo occasionale di Ubuntu. Il guaio, come ho avuto già modo di scrivere in precedenza, riguarda la (secondo me errata) convinzione che un sistema operativo nato per il desktop, o al massimo per i notebook, debba adattarsi anche ai tablet: quindi icone e pulsanti enormi che possano essere agevolmente azionati con le dita, oltre che con il tradizionale mouse. Una grafica grossolana e gigantesca che appare tanto più stupida quando visualizzata sugli attuali monitor superiosi ai 20 pollici. Unity a tutto ciò unisce una odiosa (per me) barra laterale e verticale sul lato sinistro che non può essere spostata (altrimenti io l’avrei posizionata sul fondo). Il problema, in prospettiva, non è solo di Ubuntu ma anche di Windows, che sembra seguire anche se solo in parte la medesima strada con le ormai famose piastrelle di Windows 8 ed anche di Mac OSX che sta provando a commettere gli stessi errori (od orrori): vedasi l’inutile e ridicolo Launchpad che, tanto per fare un esempio, visualizza su un iMac da 27" le icone dei programmi esattamente come avviene sul minuscolo schermo di un iPhone. Follia!

Ubuntu quindi scende in classifica dietro a Open Suse e Fedora. Al primo posto c’è quella che io considero, ormai, la migliore distribuzione Linux: Mint.

Ne ho già parlato in passato, ma Linux Mint merita ancora due parole, ed anche di più. Affidabile, con una grafica elegante, un bel menù, una barra delle applicazioni in basso come piace a me. Affidabile, molto ben scritta, completa. Mint si può scaricare, grats, in più di una versione: c’è quella derivata da Ubuntu (ma senza gli errori-orrori di Ubuntu), e quella derivata da Debian. La versione Ubuntu segue i rilasci della versione ufficiale, quindi ogni circa sei mesi c’è una nuova release stabile, mentre quella basata su Debian è una distribuzione rolling che riceve costanti aggiornamenti e non deve essere reinstallata da capo.

L’ultima versione derivata da Ubuntu non riprende l’odioso Unity, per fortuna, ma si basa su Gnome 3. Non è che Gnome 3 sia, secondo me, il massimo, ma è sempre meglio di Unity. Anche qui però abbiamo una interfaccia che non soddisfa pienamente. Cosa ti combina, allora, il team che sviluppa Linux Mint? Hanno integrato Gnome 3 con MGSE (Mint Gnome Shell Extensions), che consiste in una barra delle applicazioni a metà strada tra quella di Windows Seven e il dock di Mac OSX. Inoltre, grazie ad un fork di Gnome 2 chiamato Mate, si può agevolmente passare al tradizionale desktop di Linux Mint in qualsiasi momento. Il risultato è che Linux Mint ha staccato Ubuntu, nella classifica di Distrowatch, di parecchie lunghezze, e ciò testimonia meglio di ogni altra cosa che gli utenti desktop non vogliono assurde interfacce grafiche da tablet.

Linux Mint è la migliore distribuzione Linux attualmente esistente perché è capace di capire ed interpretare bene i desiderata degli utenti. Punto.

Attualmente io uso la versione Debian di Mint (la sto usando anche ora mentre scrivo), un po’ meno amichevole di quella derivata da Ubuntu ma che non deve essere reinstallata ogni sei mesi per avere la versione nuova.

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( 3 so far )

  • I’m thinking, please do not disturb!

  • Il mio spazio su Smugmug

  • Immetti il tuo indirizzo di posta elettronica per essere tenuto aggiornato sui nuovi post.

    Segui assieme ad altri 18 follower

  • NO ALLA CENSURA ED ALLE LEGGI SPECIALI PER INTERNET

  • Meta

Liked it here?
Why not try sites on the blogroll...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: