BUTTI, SPORCHI E CATTIVI

Posted on 27 febbraio 2012. Filed under: internet | Tag:, , , |

Cito il celebre film di Ettore Scola per il titolo di questo post. Il Butti al posto di Brutti si riferisce all’omonimo senatore PDL che ha presentato un disegno di legge secondo il quale ogni link o riferimento a testate di News on Line dovrebbe essere soggetto ad una sorta di diritto d’autore. Nessuna libertà di citare notizie riportate da altri, quindi, se non a seguito di accordi con gli editori (a pagamento, si suppone). Siamo di fronte all’ultima fesseria in materia di proposte di legge che riguardano internet, ed ultimamente ce n’è davvero una al giorno. Vediamo perché.
Prendiamo esempio da questo mio articolo: è evidente che io la notizia devo averla letta da qualche parte, altrimenti come potrei conoscerla? Ed allora, secondo Butti, non avrei dovuto commentata? Ma da che mondo è mondo, dico io, le notizie vengono lette e poi discusse, tanto in internet quanto al bar. Inoltre non capisco proprio questo divieto di link: chi avvantaggia? Non si rende conto, il Butti, che un link può costituire un moltiplicatore di visite? Piuttosto avrei visto di buon occhio un obbligo di citare la fonte e di mettere il link, questo sì.
Questa fesseria, diciamolo subito, ê stata presentata per compiacere qualche lobbista stile Murdoch che vuole imporre il modello delle News a pagamento e poco sopporta i motori di ricerca e gli aggregatori di notizie tipo Google News.
Una norma come quella propugnata da Butti favorirebbe forse (ma ne dubito) il business di qualcuno, a discapito però della libertà in rete di tutti gli utenti e della libertà di informazione. Infatti, per non pagare i diritti, potrebbe verificarsi la sistematica sparizione dei link: chi potrebbe dire da dove ê stata presa una notizia? Come potrebbe mai funzionare il modello previsto da Butti se le News non fossero a pagamento? Ci troveremmo di fronte, quindi, ad una rete dove a fare informazione sono i pochi soliti noti, ossia gli imprenditori della carta stampata e delle TV,
Per tutti gli altri… Proibito, censura!

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IL QUOTIDIANO DI MURDOCH PIRATATO: SMACCO O FURBATA?

Posted on 4 febbraio 2011. Filed under: internet | Tag:, , , , , , , , , , |

La notizia l’ho appresa dal sito del Corsera: The Daily, il quotidiano del magnate australiano Murdoch realizzato appositamente per i tablet tipo iPad della Apple, è già stato piratato ed è liberamente fruibile on line. Il sito è questo: The Daily Indexed. L’operazione, a detta degli autori, sarebbe stata piuttosto facile: infatti gli articoli erano presenti sul server, e liberamente accessibili; semplicemente, non erano linkati nella home page.

Per chi non avesse seguito le puntate precedenti, ricordo che Murdoch (proprietario tra l’altro della onnipresente tv satellitare SkyTags: , , , , , , , ) è un accanito sostenitore della tesi per cui le notizie, in internet, si debbano pagare esattamente come avviene nella real life. Ha lanciato quindi i suoi strali contro la pagina news di Google, che aggrega in tempo reale le notizie provenienti dai siti delle principali testate giornalistiche, ma anche contro quei sitarelli tipo blog (ce ne sono, ce ne sono…) che fanno a costo zero banali operazioni di copia-incolla senza conferire valore aggiunto alla pura e semplice notizia. Tempo fa il nostro amico ci ha provato con il Times, di sua proprietà, così come con il più popolare The Sunday Times, sembrerebbe con risultati piuttosto deludenti. Ed il perché è facile comprenderlo. Ci sono infatti un sacco di siti di notizie gratuiti, alcuni anche molto ben fatti, per cui ci si chiede: perché un utente, diciamo l’utente medio, dovrebbe pagare per avere ciò che si trova  gratis?

A mio modo di vedere internet non è strutturato per le notizie a pagamento e l’utenza si è abituata a considerare la rete come un enorme contenitore anarchico dove si trova di tutto a costi pressoché nulli. Con The Daily Murdoch sembra aver capito almeno parzialmente questa realtà, ed il costo di abbonamento appare minimo (99 cents a settimana). Se a fronte di questo modesto obolo ci saranno contenuti di grande qualità, ma soprattutto se tale qualità sarà percepita dal pubblico, chissà… forse l’iniziativa potrà decollare. Voglio sottolineare comunque come The Daily sia piuttosto differente dal Times e dal Sunday Times. Gli ultimi due infatti sono siti, mentre The Daily è (sarà) un’applicazione software scaricabile solo da coloro che avranno sottoscritto l’abbonamento e sarà formattata in modo da adattarsi perfettamente sugli schermi dei tablet pc. Per l’occasione Murdoch si è alleato con un partner particolarmente abile a livello mediatico e commerciale, la Apple, che infatti ha introdotto nel proprio AppStore (il negozio on line da cui si possono acquistare, e scaricare, i programmi per iPhone, iPad e recentemente anche iMac) una nuova modalità di pagamento, la sottoscrizione (leggasi abbonamento).

Tornando alla notizia apparsa sul Corsera, giustamente alcuni lettori nei loro commenti fanno notare che, più che uno smacco ai danni di Murdoch, la notizia potrebbe celare una mossa pubblicitaria studiata a tavolino. Alcuni fatti depongono nettamente a favore di questa tesi. Innanzitutto l’enorme costo dell’operazione The Daily, 30 milioni di dollari: un po’ troppo per trascurare anche i più piccoli aspetti relativi alla sicurezza, ma la storia dell’informatica ci ha abituato a clamorosi flop in tal senso… Inoltre, il terribile hacker che ha realizzato The Daily Indexed è un giornalista… mumble mumble, potrei dire se fossi un fumetto. Infine, per i primi tempi il giornale sarà gratis per dare modo ai lettori di testarlo, per cui il nostro caro Murdoch non ci rimette proprio niente, almeno per ora.

In Italia abbiamo eccellenti siti di notizie assolutamente gratuiti. Trascurando di proposito quelli facenti capo a quotidiani cartacei oppure ad agenzie giornalistiche, segnalo questi:

 

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IO SPERO NEL FALLIMENTO DELLE NEWS A PAGAMENTO

Posted on 28 marzo 2010. Filed under: internet | Tag:, , , , , |

Cominceranno i giornali di Murdoch, l’australiano padrone anche di SKY, poi un po’ alla volta ci proveranno tutti. A fare cosa? A far pagare le proprie notizie on line: se non paghi non leggi, non senti, non vedi. Uno come Murdoch si sarà detto: se vuoi leggere il giornale di carta, lo compri in edicola e paghi; se vuoi vedere i canali SKY, ti abboni e paghi; perché invece vuoi leggere gratis le notizie su internet? Produrre le notizie costa, questo è sicuro. Però…

A mio modo di vedere, internet è strutturato in modo da essere una enorme fonte di notizie, fornite fianco a fianco sia da coloro che operano “istituzionalmente” nel mondo dell’informazione, sia da milioni di operatori improvvisati. Se io vado ad un concerto della mia rock band preferita, riprendo lo show col telefonino e lo pubblico su YouTube, non faccio informazione? Certo che sì, e molti utenti troveranno migliore la mia informazione rispetto, giusto per fare un esempio, a quella che si potrebbe trovare su “Repubblica” che riporta solo la notizia del concerto, senza fornire immagini. Altro esempio: se io vado allo stadio e dopo la partita pubblico su un forum specializzato i miei commenti, faccio “informazione” al pari dell’articolo presente su “la Gazzetta Dello Sport” (professionalità a parte), su questo non c’è dubbio. Il problema di internet, dal punto di vista dell’utente, non è la ricerca e la presenza delle informazioni, ma la loro affidabilità, proprio perché tra l’articolo di un blogger qualsiasi (come il sottoscritto) e l’articolo di fondo di qualche celebre opinionista, non c’è apparente differenza. Così il pubblico internettiano, abituato ad avere una enorme quantità di fonti, è allenato a reperire tante informazioni ma è anche abituato a valutarne l’affidabilità: questo è il bello e la forza di internet, la caratteristica che maggiormente ne ha decretato il successo.

I siti professionali, sino ad ora, hanno puntato sostanzialmente sui contenuti fruibili in modo gratuito, ed hanno cercato di finanziarsi con la pubblicità. Tra breve (diciamo nel corso del prossimo anno, al massimo due) tenteranno di passare tutti, e sottolineo tutti, ad un modello di fruizione a pagamento, secondo due alternative che si contendono i favori degli operatori: lasciare una parte del sito gratuito, salvo richiedere un pagamento se si vogliono approfondire le notizie, oppure impedire del tutto l’accesso se non si è abbonati. Io spero che questo tentativo fallisca (sono quasi certo che fallirà), e spiego perché. Di certo non c’è solo la speranza di poter leggere gratuitamente le news a confortarmi.

Un quotidiano a pagamento su internet non ha senso, secondo me. Abbonarsi al “Corriere” piuttosto che a “Repubblica” è la replica di quello che accade ogni volta che ci presentiamo di fronte ad una edicola per comprare il giornale: ridurre internet, e le sue potenzialità, alla copia pedissequa e non innovativa di ciò che avviene nella vita reale, significa non averne capito l’essenza e castrare la rete togliendole ogni attrattiva. Non funzionerà mai, ed i signori dell’informazione che ora sperano di fare soldi alla vecchia maniera, dovranno fare i conti con il “mercato” di internet. Per prima cosa, i giornali che renderanno inaccessibili i propri siti (tranne che agli abbonati) si renderanno conto presto di essersi suicidati: su internet perdere visibilità significa non esistere. Come vorranno gestire la cosa? I link alle notizie a pagamento, compariranno sui motori di ricerca? L’utente abituale, dopo un po’ di tempo, si dimenticherà persino dell’esistenza del sito prestigioso quando questo sarà visibile solo agli abbonati; per contro sono sicuro che nasceranno altri siti gratuiti di notizie, proprio per sfruttare gli spazi vuoti lasciati dai primi. Col calare degli utenti, caleranno anche le entrate pubblicitarie. Gli abbonati saranno di numero sufficiente a compensare le minori entrate pubblicitarie? Io sono certo di no.

Le news a pagamento sono un modello vecchio di business che va contro le regole non scritte della rete. Se così non fosse, torneremmo ad una informazione prerogativa solo di chi sarà in grado di collezionare grandi numeri e soprattutto ad una povertà di fonti per cui il lettore che non vorrà svenarsi dovrà sposare a scatola chiusa la linea editoriale di un solo quotidiano. Assurdo! Non a caso Murdoch, che ha fatto fortuna con l’editoria cartacea tradizionale e poi con uno strumento “passivo” come la televisione, non appare in grado di percepire gli aspetti inovativi di internet, ed è per questo che è il protagonista che con più convinzione sta tentando di traghettare in rete gli stessi schemi con cui ha avuto successo fino ad ora. A fargli capire come funzionano le cose sarà, con tutta probabilità, il portafoglio, quando si accorgerà che l’ “innovazione” (tale è ai suoi occhi) non solo non avrà portato maggiori guadagni, ma anzi avrà tolto prestigio, consenso e visibilità alle testate di cui è proprietario (e sono tante).

Per cui, io auspico che questo esperimento collettivo di “restaurazione” fallisca e, dopo un po’ di tempo, tutti ci ripensino e ritornino sui propri passi. Personalmente sono certo che accadrà, l’unico dubbio è dopo quanto tempo dall’inizio. Nel frattempo, il compito di noi utenti sarà quello di guardarci bene dal sottoscrivere anche un solo abbonamento.

Qualora, invece, contrariamente alle mie previsioni e speranze, le news a pagamento dovessero avere successo e prosperare, vorrebbe dire che internet starà inesorabilmente trasformandosi nella tv del futuro, e questa prospettiva a me non piace proprio per niente. Ed a voi?

Ecco il link ad un interessante articolo di Repubblica sull’argomento. Leggetelo finché è gratis…

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News a pagamento: un vecchio modello di business

Posted on 3 dicembre 2009. Filed under: internet, società | Tag:, , , , , |

La diatriba tra il magnate australiano Murdoch, proprietario di molte testate giornalistiche ma soprattutto padrone della tv satellitare SKY, e Google, che invece è proprietario di You Tube, GMail ed un sacco di altra roba tutta orientata al web, è a ben vedere una diatriba tra il vecchio ed il nuovo. Infatti da un lato abbiamo forse la più innovativa tra le aziende che operano in rete: posta elettronica senza limiti di spazio, strumenti per la produttività personale on line, il miglior motore di ricerca, un sistema operativo per cellulari ed uno per netbook orientati al web, più qualcos’altro che certamente mi sfugge, ma tutto con un comune denominatore: la gratuità. Yes, all is free of charge, tutto gratis. Dall’altra parte invece abbiamo un mega-editore old style che vorrebbe plasmare internet a suo comodo per trasportarci l’unico modello di business che conosce: quello di far pagare i contenuti. Murdoch non ha capito che su Internet gli utenti producono ricchezza con la loro presenza, non con i loro soldi. Metta pure tutto a pagamento, si renderà conto che le sue piazze resteranno vuote e che nessuno frequenterà i suoi siti. Su Internet bisogna creare il servizio, attirare gli utenti e campare di pubblicità oppure creando sinergie tra le varie funzionalità, non basta replicare sul web un giornale di carta e consentire l’accesso solo a chi paga. È folle, non funzionerà, almeno finchè non si diffonderanno in modo capillare gli ebook: la mattina mi alzo e trovo il mio giornale preferito caricato tramite wi-fi sul mio lettore, e me lo porto in giro per leggermelo sul treno o sul metrò. Sì, questo funzionerà e sarà un successone, ma sul web no, i modelli vincenti sono altri.

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