SISTEMI OPERATIVI GRATIS…

Posted on 23 ottobre 2013. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

No, non sto parlando di Linux che salvo rare eccezioni è sempre gratuito, ma di OSX e Windows. L’ultima versione del sistema operativo dei Mac, nome in codice Mavericks, Apple la dà
gratis, così come gratis è l’upgrade offerto da Microsoft per passare da Windows 8 a Windows 8.1. (Daccordo, per chi non ha già una versione precedente di Windows la 8.1 si paga, ma qui sto parlando di una tendenza). I nuovi e giovani utenti di soli tablet e smartphone penseranno sconcertati: e allora? Che novità è? Quando mai si è pagato iOS oppure Android o persino Windows Phone?
Insieme a Mavericks Apple regala persino un’intera suite di applicazioni per fare un po’ di tutto; Microsoft ancora non regala Office, anzi sì: lo regala con Windows RT e con Windows Phone per dare slancio alle vendite scarse di questi due prodotti, che finiranno col diventare un prodotto solo (del resto iOS non è unico per telefoni e tablet?), ma si vocifera che in futuro Office sarà già incluso in Windows e quindi non dovrà essere più pagato a parte.
Cosa si nasconde dietro questa apparente messe di regalìe?
Facile: la vendita dell’hardware. Il pubblico paga malvolentieri un software, mentre è meglio disposto nei confronti dell’hardware. Oggi i soldi si fanno vendendo computer, tablet, smartphone eccetera.
E poi si fanno creando attorno all’hardware un ecosistema di store per la vendita di app e contenuti, nonché di servizi creati ad hoc (cloud… ).
È il modello di business di Apple, in parte di Google ed ora anche Microsoft si sta trasformando da software house pura in un venditore di hardware, contenuti e servizi.

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PERCHE’ MICROSOFT SI COMPRA NOKIA?

Posted on 3 settembre 2013. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , , , , , , , , |

Dunque, la notizia “bomba” di oggi è che Microsoft si comprerà Nokia, non tutta la società ma solo la parte relativa ai telefoni cellulari. Subito si sono scatenati i sospetti sul ruolo che può aver avuto il CEO di Nokia Stephen Elop, ex dirigente Microsoft e (si dice) futuro successore di Ballmer alla Microsoft. Detto in altri termini: avrà fatto apposta a mettere in crisi Nokia per consentire a Microsoft di farne un boccone solo alla “modica” cifra di 5,44 miliardi di dollari? Da commenti letti in rete sembrerebbe infatti un affarone per Microsoft, basti penare che l’acquisizione di Skype era stata più onerosa. La verità secondo me è che gli azionisti Nokia non ne potevano più della divisione smartphone in perdita, né erano convinti della partnership strategica con Microsoft e il sistema operativo Windows Phone. Allora la casa di Redmond ha detto: va bene, smettetela di frignare, compro tutto io e faccio tutto da me!

A ben vedere Microsoft sta cercando di fare ciò che ha fatto Apple e ciò che sta facendo Google (che ha acquisito Motorola): vendere l’hardware, cioè i telefoni, con installato il proprio sistema operativo (che nel caso di Android-Google però è gratuito senza licenza) e creare così un ecosistema per vendere non più solo software ma anche hardware, musica, libri, film… tutto in formato digitale e possibilmente proprietario così da imprigionare l’utente il più possibile e costringerlo a spendere i propri soldi nel proprio ecosistema.

Nel caso di Apple (vedasi l’iPhone e le sue insopportabili limitazioni) il giochetto ha funzionato piuttosto bene, però si sa che per alcuni la mela morsicata non è un marchio, ma una fede cui credere ciecamente: il Mac è il miglior pc, l’iPad il miglior tablet, l’iPhone il miglior telefono, eccetera. Ma la Microsoft non è Apple. Le due aziende non potrebbero essere più diverse: Microsoft ha fatto i soldi vendendo software, Apple ha in realtà sempre venduto hardware. Microsoft non è una sorta di religione, non ha fanatici al seguito. A rompere un pochino le uova nel paniere ad Apple è Google, non Microsoft. Google ha un’idea chiarissima di cos’è e di dove vuole arrivare, Android gli serve per poterci installare le sue applicazioni chiave (GMail, GDrive, le mappe, il link al motore di ricerca, eccetera…) ed è per questo che viene concesso in licenza gratuita a chiunque ne faccia richiesta: più è ampia la base di installato, più Google ed il suo ecosistema net-centrico diventa importante ed efficace.

E Microsoft? Non mi sembra che abbia le idee altrettanto chiare quanto i suoi competitors. Cosa vuole fare (e diventare) la regina del desktop? E’ evidente che Microsoft teme la crisi del PC tradizionale e che sta cercando di espandersi in tutte le direzioni indicate dal mercato: la gente usa gli smartphone? E noi gliene diamo uno. Vuole i tablet? E noi gli diamo il tablet. E via discorrendo… Il tutto sa un po’ di rincorsa affannosa. Surface è stato un fallimento, Windows RT pure. Ma chi lo vuole un tablet con la versione monca e fin qui inutile di Windows 8? E perché tutta questa spasmodica attenzione all’interfaccia touch con Windows 8 che è e rimane un OS prevalentemente desktop mentre tutti sanno che allungare un braccio verso lo schermo di un desktop non è propriamente il modo migliore di interagire?

Secondo me Microsoft dovrebbe abbandonare Windows Phone e Windows RT e fare semplicemente… Windows. Un solo nome, un solo marchio, un sistema operativo unico che si installa intelligentemente su tutto l’hardware. Windows è stato sempre così, tradizionalmente è il suo punto di forza. Su un PC desktop non servono le “mattonelle”, su un tablet e uno smartphone potrebbero rivelarsi utili. La routine di installazione dovrebbe ottimizzarsi automaticamente secondo l’hardware.

Microsoft è sinonimo di software ma le ultime scelte progettuali e concettuali denotano una crisi di identità notevole. Siamo sicuri che mettersi a fabbricare telefoni sia la scelta giusta?

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PHOTOSHOP e OFFICE SULLA NUVOLA

Posted on 12 maggio 2013. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , |

Diciamo la verità, nessuno se l’aspettava. L’annuncio ha gettato lo scompiglio nei forum fotografici e non. Si discute molto, spesso con toni anche molto critici, della scelta di Adobe di rilasciare la prossima, e quindi tutte le future versioni del celebre software Photoshop, solo on the cloud. Di che si tratta? In pratica è una forma di abbonamento: si paga un tot al mese e finché si paga si può utilizzare il programma. Si può interrompere e riprendere quando si vuole, a meno che non si stipuli un contratto annuale che prevede, a fronte di uno sconto, l’impegno a pagare per un anno intero.

Anche Microsoft ha seguito la stessa strada con Office 365, però in forma attenuata: la versione standard di office è regolarmente in vendita sugli scaffali. Optare per la versione on the cloud, quindi, è una semplice scelta e non un obbligo, se si vuole utilizzare l’ultima versione di Office. Chi scrive per esempio ha sottoscritto Office 365: al costo di circa 10 Euro mensili ho la suite Office completa di Outlook, Word, Publisher, PowerPoint, Excel e Access (più qualche altro ammennicolo che non vale la pena di menzionare) su ben 5 PC diversi, con la possibilità, grazie al cloud, di iniziare un lavoro su un PC e ritrovarlo tale e quale su tutti gli altri PC grazie a SkyDrive (il servizio cloud di storage Microsoft). In più, come sottoscrittore di Office 365, ho ottenuto compresi nel prezzo altri 20 GB di spazio di archiviazione che, uniti ai 25 gratuiti di cui già disponevo, fanno un totale di 45 GB di stoccaggio. Non male! Per la cronaca è prevista anche una versione Mac; in attesa che venga ultimata, Microsoft ti fa scaricare la versione attuale di Office per Mac che però, per ovvi motivi, non è così ben integrata con SkyDrive e la tecnologia cloud. In famiglia siamo in cinque a utilizzare la suite Microsoft, chi per lavoro chi per motivi scolastici, per cui mi è sembrata tutto sommato un’opportunità conveniente.

Attenzione: non è necessario essere perennemente connessi ad internet per utilizzare la suite. La suite è regolarmente installata nei nostri PC, e viene installata tramite una procedura on line abbastanza sorprendente: con una buona connessione, dopo pochissimo tempo saremo già in grado di cominciare a lavorare, mentre i componenti utilizzati più di rado verranno installati in background senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Naturalmente, senza connessione internet, non saremo in grado di salvare i documenti in SkyDrive. Tramite Web si può accedere ad una sorta di centro di controllo da cui poter disattivare o attivare un qualsiasi PC in modo da gestire comodamente il nostro diritto ad avere installato Office su 5 PC in totale. Per esempio, se abbiamo già 5 PC con Office, e vogliamo cambiare uno di questi PC, con pochi clic saremo in grado di eliminarne uno ed inserire l’altro (l’operazione va fatta “in sella” al nuovo PC).

Vantaggi? Il software si aggiorna continuamente, per cui si ha sempre la versione più aggiornata. L’integrazione con il cloud apporta innegabili benefici. Costo dilazionato nel tempo.

Svantaggi? Soprattutto uno: dopo svariati mesi, qualora decidessimo di non sottoscrivere più l’abbonamento, a fronte dei soldi spesi non ci resterà in mano niente, mentre nel caso di software tradizionale rimane almeno il software a fronte della spesa sostenuta.

E veniamo ad Adobe. Nel titolo di questo post ho citato solo il celeberrimo Photoshop, ma in realtà a finire nel cloud è tutta la Creative Suite che per l’occasione verrà rinominata Creative Cloud (CC). Per chi non lo sapesse, oltre a Photoshop la suite comprende numerosi altri programmi di grafica, impaginazione, creazione di siti Web eccetera, considerati fra i migliori nel loro genere e altamente professionali. Lightroom, invece, il programma specifico per i fotografi, pur facendo parte della Creative Cloud rimarrà disponibile anche come programma acquistabile in modo tradizionale, ma alcune caratteristiche aggiuntive disponibili nella versione cloud non saranno usufruibili. In modo tradizionale sarà possibile acquistare anche Photoshop Elements, una versione ridotta di Photoshop per fotografi dilettanti, priva di alcune funzionalità avanzate. E’ evidente la virata decisa di Adobe verso il cloud, con tutto ciò che ne consegue.

Purtroppo i programmi Adobe sono stati sempre piuttosto costosi e la migrazione verso il cloud non ha mutato questa triste tendenza. Il piano di acquisto è piuttosto articolato, anche troppo a essere sinceri, però anche a volerlo contenere al minimo si parla di 24,59 € al mese per il solo Photoshop, con licenza per due soli computer. Questa è la critica principale che mi sento di muovere ad Adobe: non aver ridotto i prezzi per far digerire meglio il passaggio alla tecnologia cloud. Sono previsti sconti, solo per il primo anno, per chi è in possesso di una copia ovviamente legale di una versione precedente, a partire da CS3. Ci sono anche sconti per studenti, insegnanti e altre categorie.

La mia sensazione è che queste forme di licenziamento del software saranno, in futuro, sempre più numerose. Speriamo che i prezzi calino…

Link:

Lettera aperta di Adobe ai clienti (in inglese)

Piani di sottoscrizione (in italiano)

Programmi inclusi nella Suite completa

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WINDOWS 8 PRO, IN VERSIONE DEFINITIVA!

Posted on 1 novembre 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , |

Io per definizione voglio sempre installata l’ultima versione del sistema operativo e ciò a prescindere se sia migliore o peggiore della precedente. Mi comporto così perché, al contrario di altri, amo le novità e non ho paura a misurarmi con esse che, anzi, mi galvanizzano. Quindi, non appena disponibile al pubblico Windows 8, ne ho acquistata una licenza approfittando della sensazionale offerta on line, valida dal 26 ottobre 2012 al 31 gennaio 2013, che ne consente il download (parliamo di Windows 8 Pro) al convenientissimo prezzo di Euro 29,99. In precedenza ho avuto modo di familiarizzare con le due versioni gratuite di prova che sono state rilasciate da Microsoft: la consumer preview e la release preview. Dico subito una cosa: quando ho installato la prima preview, ancora piuttosto grezza, Windows 8 mi ha disgustato. Sono sincero. Con la release preview, molto più rifinita, un pochettino ho cambiato idea, forse perché mi ero nel frattempo abituato al cambiamento più grosso, il menù start a piastrelle. Ora che sto usando la release definitiva, debbo dire che Windows 8 non mi dispiace affatto, anzi mi piace, al punto che ho abbandonato del tutto l’intenzione di dotarlo del famoso menù start tradizionale (che non è mai stato così famoso come da quando non c’è più!) ripristinabile grazie a software di terze parti.

Cominciamo proprio da qui: il menù start che non c’è più. Per quanto a prima vista possa sembrare traumatico Smile with tongue out … in realtà è più esatto dire che ha cambiato forma. Il nuovo menù start ora è un mondo a parte, a schermo pieno, coloratissimo ed animato, piastrellato, che può piacere o non piacere ma presenta comunque dei vantaggi. La prima cosa che ho apprezzato, è la facilità con cui i programmi (o dovrebbero ormai chiamarsi app?) possono essere raggruppati e tenuti in ordine. Col vecchio menù start, se spostavi il collegamento ad un programma dopo che era stato installato, e poi disinstallavi il programma stesso, ti ritrovavi con un link “orfano” perché il software di disinstallazione non trovava più il collegamento lì dove ricordava di averlo messo. Ora ciò non succede più: puoi spostare una piastrella, o persino eliminarla dal menù start se dà fastidio, ma non perderà mai il legame con il software che rappresenta. Il vecchio menù start con il tempo si riempiva di un sacco di roba che era faticoso e dispendioso eliminare a mano: ora è facilissimo. Basta fare clic col tasto destro (oppure, se si ha un’interfaccia touch, lo stesso risultato credo si possa ottenere con un tap prolungato… non lo so perché non ho un’interfaccia touch) e si può rendere invisibile l’elemento indesiderato, che sarà in caso di ripensamenti sempre rintracciabile nella schermata tutti i programmi. Con lo stesso meccanismo possiamo renderlo nuovamente visibile oppure posizionarlo sulla barra delle applicazioni del desktop.

Scaricamento ed installazione: non presentano alcuna difficoltà. Prima di consentire lo scaricamento vero e proprio, la procedura lancia automaticamente un applicativo che verifica, in modo che mi è sembrato piuttosto accurato, l’hardware ed il software presenti sul pc per valutarne la compatibilità con il nuovo sistema operativo. Io avevo intenzione di fare un’installazione “pulita”, come ho sempre fatto, ma non è stato possibile evitare questo controllo nel mio caso abbastanza inutile. Al termine, comunque, è stata riscontrata una compatibilità quasi assoluta dei miei numerosissimi programmi, tranne che per Perfect Disk, l’utility di deframmentazione, e altre due-tre  cose di poco conto che neanche ricordo. Alla fine, lo preciso perché ho visto che in rete parecchi si pongono questa domanda, l’installazione non parte automaticamente ma si può scegliere di creare un’immagine ISO e masterizzarla su un DVD (ciò che ho fatto io) oppure si può creare una chiavetta USB avviabile. Infine, preciso anche ciò, nonostante la versione Windows Pro scaricabile sia un aggiornamento (presuppone che sul sistema sia installato Wiondows 7, Vista oppure XP SP 3) è possibile fare un’installazione pulita su un’altra partizione. Quest’ultima è stata la mia scelta finale ed ho installato Windows 8 Pro in un SSD Samsung da 128 GB acquistato per l’occasione.

L’installazione vera e propria è veloce. Non ho cronometrato, ma mi è sembrata rapidissima. Il mio sistema è un non più nuovissimo PC con 8 GB di RAM, processore i7 860, due dischi fake raid in stripe per un totale di due TB di supporto magnetico tradizionale, ed il nuovo Samsung SSD da 128 GB (SATA 2). Al termine dell’installazione, compresi i software più importanti (il nuovo Office 2013 in prova gratuita, Photoshop, Canon DPP, Writer per aggiornare il blog, Live Mail, VueScan per lo scanner, Calibre per gli ebook e poca altra roba) risultano liberi 78,8 GB. Dimenticavo: giusto per completezza, ad una presa SATA esterna ho un disco da 1 TB con Linux Mint Debian.

Avvio: Windows 8 si avvia molto velocemente, merito del SSD ma anche del fatto che di default è attivata l’opzione avvio rapido che in realtà, a quanto pare, è una sorta di ibernazione ottimizzata. Praticamente al momento dello spegnimento Windows memorizza tutto il contenuto della memoria (o buona parte) in un file che all’accensione ricarica in memoria. Se l’operatore dispone un riavvio, lo spegnimento e la successiva ripartenza (lo so, non stiamo parlando di calcio Smile) vengono effettuati con la modalità tradizionale, e sarà possibile apprezzare il sensibile risparmio di tempo consentito dalla nuova modalità.

Ottimizzazione del sistema: questo discorso è legato all’utilizzo, nel mio caso, di un’unità a stato solido (SSD). Si tratta di un Samsung 830. Ho letto un sacco di informazioni in rete sulla necessità di adottare settaggi particolari, ma la buona novella è che Windows 8 rileva automaticamente la presenza di un SSD e si adegua, nel senso che, tanto per fare un esempio, il software di deframmentazione integrato adotterà gli accorgimenti necessari senza bisogno di fare niente. Nel caso di un SSD la deframmentazione è inutile, anzi dannosa, ed infatti Windows 8 si limiterà ad ottimizzare il disco SSD tramite i comandi TRIM, per cui non è necessario (anzi è controproducente) disabilitare questa funzione. Ugualmente, non è da disabilitare l’opzione Superfetch (che ottimizza l’avvio), perché Windows 8 ci penserà da sé a non utilizzarla. Ugualmente, sembra non sia utile disabilitare l’indicizzazione automatica del contenuto.

Un discorso a parte merita la memoria virtuale, ovvero il file di paging. Molti consigliano di disabilitarlo sull’unità SSD. Con molta RAM si può anche disabilitare, perché inutile. Io ho notato che Windows 8 ne utilizza uno da 4 GB sul SSD ed ho deciso, almeno per ora, di lasciare l’impostazione automatica.

Invece è importante non riempire l’SSD perché il disco, per motivi che non sto qui a spiegare, diventa meno efficiente man mano che lo spazio libero diminuisce. E’ importante quindi disabilitare o ridurre al massimo l’utility di ripristino di sistema (tanto più che Windows 8 ha una funzionalità di refresh che con un clic riporta tutto allo stato iniziale) e spostare le cartelle che conterranno i documenti personali di ogni utente, in primis le cartelle che fanno parte delle raccolte. Cosa che si può fare facilmente scorrendo il file system: Disco di sistema –> utenti –> nome utente e da qui fare clic col tasto destro sulle cartelle di sistema che si vogliono spostare, tipicamente le quattro immagini – musica – documenti – video ma anche downloads ed anche la cache di Internet Explorer. Nella finestra che si aprirà selezionare la tab percorso ed indicare la nuova posizione della cartella. La vecchia verrà spostata con tutto il suo contenuto. Naturalmente il consiglio è di spostare queste cartelle su un hard disk a tecnologia tradizionale. Il medesimo ragionamento andrà fatto per eventuali altri software che potrebbero ingigantirsi all’interno del SSD.

Il nuovo ambiente di lavoro. Per chiarirsi un po’ le idee e per orientarsi, bisogna ragionare in un certo modo. In Windows 8 sono evidenti le due interfacce: quella tradizionale di Seven e quella nuova (che non si chiama più metro credo per motivi di copyright). Sono a tutti gli effetti due ambienti distinti, uniti dalla schermata start. Sembrano quasi due sistemi operativi differenti. Oppure, se preferiamo, possiamo considerare il desktop un’applicazione come le altre che può essere lanciata da start. E’ importante capire la differenza tra i due ambienti, sostanziale oltre che estetica. Prendiamo per esempio l’applicazione SkyDrive che consente di usufruire dello spazio cloud gratuito di 7 GB (io ne ho 25 in qualità di vecchio utente… Winking smile). Potremmo trovarci con due app distinte: quella desktop e quella ex metro. Perché? Perché quella ex metro sarà studiata per la nuova interfaccia, e poiché la nuova interfaccia è destinata soprattutto ai dispositivi mobili, soffrirà di limiti precisi: non farà riferimento ad una cartella nel PC per la sincronizzazione automatica, per esempio, ma consentirà solamente la visualizzazione e la gestione del contenuto on line. Installando la versione desktop invece avremo la funzionalità completa.

Sostanzialmente le app che girano sotto la nuova veste grafica (e che sono state notevolmente migliorate rispetto alle prime versioni che si erano viste) richiedono in ambiente desktop un clic con il tasto destro del mouse per far apparire una o due barre, di generose dimensioni, contenenti i comandi e le opzioni.

Nella schermata start, basta iniziare a digitare qualcosa per vedere subito un elenco di applicazioni filtrate in base al testo che abbiamo digitato. Oppure possiamo fare clic col tasto destro in un punto vuoto per far apparire un pulsante tutte le applicazioni (autoesplicativo).

I quattro angoli. Le due interfacce hanno una cosa in comune: i quattro angoli dello schermo, che possiamo considerare alla stregua di quattro pulsanti invisibili.

Se spostiamo il mouse in quello in basso a sinistra, vedremo visualizzata una miniatura dello schermo start oppure, se già siamo nella schermata start, se in precedenza è stato aperto vedremo il desktop, per passare rapidamente dall’uno all’altro. Il passaggio è velocissimo. Se scorriamo lungo il lato sinistro dello schermo, e ciò vale anche partendo dall’angolo sinistro in alto, troviamo in fila tutte le applicazioni aperte tranne quelle aperte sul desktop. Al loro posto, troveremo il desktop stesso. In Windows 8 non è necessario chiudere manualmente i programmi aperti, ci penserà il sistema a chiudere quelli aperti da più lungo tempo qualora sia necessario farlo. Tuttavia possiamo sempre agganciare un’app dal bordo superiore e trascinarla verso il basso sino a farla scomparire (compreso il desktop: per farlo è necessario tuttavia ridurre eventuali finestre a tutto schermo).

L’angolo in basso a sinistra, se clicchiamo con il tasto destro, fa apparire un menù rapido di impostazioni avanzate, tra cui il pannello di controllo, la gestione dispositivi, la gestione attività e la gestione disco.

Gli angoli a destra, sia quello alto sia quello basso, fanno apparire una barra che è sempre uguale (contestualmente appare anche un riquadro con ora, data e stato della connessione di rete) con cinque pulsanti: impostazioni, dispositivi, l’onnipresente start, condivisione e ricerca.

Il desktop. A questo punto si potrebbe pensare che il desktop tradizionale, fondamentale per utilizzare i software migliori e più complessi, sia stato trascurato: degradato al ruolo di semplice app, sparito il pulsante start… Sbagliato, l’ambiente desktop a mio modo di vedere presenta dei notevoli miglioramenti.

La prima cosa che mi viene in mente sono le… finestre. Mi piace tantissimo il nuovo ribbon, per altro riducibile con un clic se non serve, ed altamente personalizzabile, che consente con facilità di selezionare o deselezionare tutte quelle opzioni che prima erano celate da qualche altra parte. Così come mi piace la possibilità di vedere in tempo reale la velocità di transito dei dati quando si copiano file. E vogliamo mettere il nuovo task manager (gestione attività) con quello vecchio? Provare per credere. Tutto il resto funziona esattamente come siamo abituati con Windows 7, a parte le trasparenze di colore che sono state abolite. Rimane traslucida solo la barra delle applicazioni.

Cronologia file. Il vecchio backup funziona sempre, tranquilli. Tuttavia la nuova modalità di Windows 8 è racchiusa nei termini cronologia file e dovrebbe consistere nella sistematica copia delle cartelle selezionate dall’utente in un’altra unità (preferibilmente esterna). Non ho ancora utilizzato questa funzionalità. Sono in attesa di un hd esterno da 2 TB (la stessa dimensione del sistema raid che ho nel pc) per indicarlo come unità di backup e quindi attivare questa funzionalità che dovrebbe essere simile alla analoga feature sui sistemi MacOS.

Antivirus. E’ incorporato nel sistema ed in sostanza è il famoso (o famigerato, dipende dai punti di vista) Microsoft Security Essential che ora ha preso il nome di Windows Defender (ed ha preso il posto dell’omonimo programma di Windows 7). Naturalmente è possibile installare un antivirus a piacere, nel qual caso credo che Defender si disattivi da solo ed in modo automatico. Non sono sicuro perché per ora ho lasciato l’antivirus di default. In Windows 7 era necessario disattivare il vecchio Defender manualmente (come è noto, è meglio non avere due antivirus/antispyware in esecuzione contemporanea).

Conclusioni. Windows 8, pur con tutte le cautele del caso poiché lo sto veramente utilizzando in versione definitiva solo da pochi giorni, è veloce, leggero, reattivo, stabile come Seven. Devo ammettere, nonostante la cattiva impressione iniziale che ebbi con la consumer preview, che lo sto usando con soddisfazione. Le app “piastrellose” sono notevolmente migliorate ed ora le trovo gradevoli (quelle poche che ho). Tra i difetti trovo un’eccessiva commistione tra le due realtà, il desktop e quella a piastrelle: stai sul desktop, fai partire un video e quello si visualizza con l’app piastrellosa, con i pulsanti grossi come una casa adatti al mio pollice a non al puntatore del mouse! Ovviamente si tratta di settare tutto nel modo giusto, farlo è facilissimo, però la scelta di default mi sembra discutibile. Se l’utente preferisce passare la maggior parte del tempo sul desktop Eye rolling smile è meglio lasciarlo fare e non rompergli le scatole proiettandolo suo malgrado nel nuovo ambiente colorato e con le icone ed i pulsanti “cicciotti”.

Mi fermo qua, spero di poter essere stato utile a qualcuno.

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IL PORTATILE PROSSIMO VENTURO: L’IBRIDO

Posted on 18 settembre 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , |

Smartphone a parte, che fanno categoria a sé avendo occupato lo spazio che un tempo era proprio delle agendine elettroniche e dei cellulari, il mobile computing vede attualmente presenti, sulla scena, una pluralità di protagonisti: tablet, netbook, laptop, ultrabook.
TABLET: sono la moda del momento. Leggeri, potenti a sufficienza per la multimedialità, sono il massimo della comodità per navigare su internet. L’autonomia tra una ricarica e l’altra è generalmente notevole. Vanno bene anche per scrivere piccoli appunti di testo. Non vanno bene per scrivere testi lunghi: in questo caso si avverte la mancanza di una tastiera. Questa categoria è attualmente dominata dall’iPad di Apple, ma stanno per irrompere sul mercato molti concorrenti con a bordo Windows 8. Tra di essi il Surface di Microsoft, con un interessante copri schermo che incorpora anche una tastiera. Esistono anche alternative economiche con Android, ma hanno una penetrazione di mercato assai inferiore, fatta eccezione per il Kindle di Amazon. Un difetto dei tablet è la scarsa quantità di memoria a bordo, cui si dovrebbe supplire grazie ai numerosi servizi cloud esistenti. Per esempio, un tablet dotato di un bello schermo sarebbe l’ideale per vedere foto… Ma quante foto in alta risoluzione entrano in 16 giga? Anche con 32 o 64, se togliamo lo spazio occupato dalle app e dai file personali, dai video dagli mp3 eccetera, non è che le cose migliorino molto, almeno per chi (e siamo sempre di più) digitalizza buona parte della propria vita. Ok il cloud, ma se siamo senza connessione o in presenza di una connessione lenta…
NETBOOK: piccoli, poco potenti, lenti. Hanno avuto il loro momento di gloria ma sono a rischio di estinzione.
LAPTOP (detti anche NOTEBOOK): belli, potenti, capaci, efficienti. Il loro grosso difetto è l’autonomia, ben lontana da una giornata lavorativa e di solito ridotta ad un paio d’ore.
ULTRABOOK: il primo è stato il MacBook Air di Apple. Leggerissimi, potenti, con disco Ssd, hanno autonomia migliore rispetto ai laptop. Il difetto principale è il costo, che sale in modo vertiginoso non appena cresce la capienza del disco Ssd.
E il futuro? Tutto lascia prevedere che ci troveremo di fronte a dispositivi dotati delle seguenti caratteristiche: processori potenti, chassis sottili e leggeri, almeno 4 GB di RAM, disco Ssd o misto Ssd/magnetico, tastiera ed in più schermo touch. Sistema operativo avviabile in un batter d’occhi dall’accensione e la possibilità di essere usato sia come laptop sia come tablet. Autonomia operativa lontano dalla presa della corrente almeno 8 ore. Connettività internet estesa tramite wifi e scheda SIM.
Tra qualche mese sugli scaffali dei negozi!

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START8: RIMETTIAMO IL PULSANTE START A WINDOWS 8

Posted on 16 giugno 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

Che in giro ci siano delle utility di terze parti (quindi non Microsoft) per restituire il pulsante start all’attuale versione di Windows 8 è ormai noto, per cui non pretendo di dire niente di nuovo. La novità, per quanto mi riguarda, è che mentre finora ho voluto usare il sistema operativo esattamente come Microsoft l’ha concepito, senza voler cedere alla tentazione di apportare quelle modifiche tra cui questa di cui stiamo parlando è la più ovvia e passionale, dopo un po’ di utilizzo neanche troppo intenso, pur non essendo un talebano contrario per principio ad ogni novità, ho rotto gli indugi ed ho agito in modo da rimettere almeno questa cosa al suo posto. Vediamo perché.

Alla fine, mi sono detto, abbiamo due Windows in uno. Microsoft farà di tutto per farci ricredere: secondo loro il futuro sarà metro; invece io penso che gli utenti desktop preferiranno il vecchio ambiente di lavoro, dotato di tutti i comfort cui siamo abituati e più adatto ad un utilizzo in punta di mouse. L’utente tablet probabilmente troverà comode le app a tutto schermo ed i bottoni grossi adatti ad essere azionati con le dita e le gesture per far apparire i menù laterali, mentre l’utente desktop scuoterà sconsolato il capo nel vedere ingoiato il generoso spazio a disposizione da un’interfaccia metro tanto avida di pixel quanto spartana. Inoltre l’utente desktop userà molti programmi studiati proprio per il desktop: è facile immaginare quindi che chi ha un desktop transiterà per lo start di metro, quello piastrellato, solo per lanciare quei programmi che non sono stati stabilmente inseriti nella barra delle applicazioni. Anche se la transizione desktop-metro è piuttosto veloce, non di meno può essere fonte di stress… Winking smile

Unica cosa buona del nuovo start è la sua capacità di raggruppare facilmente i programmi secondo un criterio personale. Per esempio i programmi di grafica tutti insieme, quelli per ufficio riuniti da un’altra parte, i giochi tutti di qua… Per carità, lo si poteva fare anche con il vecchio start, ma con qualche complicazione in più, specie se spostavi il collegamento ad un programma dopo che lo stesso era stato installato. Poteva accadere, per esempio, che  disinstallando il programma la relativa voce non venisse automaticamente cancellata dal menù, perché il percorso di installazione aveva memorizzato un path differente. Ora con il metro-start al momento dell’installazione viene creata la… mattonella, che uno poi mette dove vuole. Cancellato il programma, sparirà anche la mattonella, ovunque sia stata messa dall’utente.

A questo punto entra in scena Start8.

Start8desktopridotta

A Start8 ci sono delle alternative, che però sembra abbiano delle controindicazioni. Non uso Start8 da molto, ma mi sembra che le controindicazioni non ci siano. Come possiamo vedere nella immagine a corredo dell’articolo, Start8 non si limita a ricreare un menù start, ma trasporta letteralmente il menù stile metro  sul desktop. Debbo dire che, visto così, lo stile metro fa il suo effetto. Unico difetto che ho notato subito, è che mentre il verò menù scorre orizzontalmente ruotando la rotella del mouse, cosa molto comoda, lo stesso non avviene con il menù di Start8. Inoltre, purtroppo, i programmi non sono raggruppati così come noi potremmo aver fatto, bensì seguono lo schema previsto per la funzione “mostra tutte le apps” (tasto destro nella schermata start “grande”, all apps). Ma sono difetti non gravi; tra parentesi la versione installata è quella per la consumer preview, non la release preview, per cui potrebbero esserci in seguito dei miglioramenti. Noterete, se l’immagine non è troppo piccola (forse lo è), che l’aspetto grafico del pulsante non è quello cui siamo abituati ma è la finestrella stile Windows8. Niente paura: tra le opzioni potremo scegliere diversi bottoni, tra cui quello di Seven. Altre opzioni riguardano le dimensioni del menù e, soprattutto, la possibilità o meno di permettere al tasto Windows della tastiera di mostrare il menù start a schermo pieno. Consiglio di abilitare questa funzione altrimenti, in certi casi, potrebbe risultare difficile poter tornare allo start “grande”. La parte a dx di Start8 scorre invece in verticale (e qui la rotella del mouse funziona).

In conclusione, penso di poter dire che Start8 meriti una chance, soprattutto ora che siamo in fase di preview del nuovo sistema operativo. Basterebbero un paio di miglioramenti e potremmo davvero trovarci di fronte ad una killer application di Windows 8. Persino Microsoft potrebbe farci un pensierino, perché non è un semplice ripristino del vecchio menù, ma è quello nuovo replicato sul desktop. In questo modo gli utenti non tablet, non touch potrebbero stazionare nell’ambiente di lavoro preferito ed andare su metro se e quando serve: il contrario di ciò che avviene finora.

Microsoft, pensaci!

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MICROSOFT, PANDA ED AVAST: CONFRONTO TRA TRE ANTIVIRUS GRATUITI

Posted on 23 ottobre 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , |

Un buon antivirus è sempre più fondamentale nel proprio PC Windows. Ma attenzione, il mio antivirus per Mac (ebbene sì, ne ho installato uno gratuito: Sophos)  pochi giorni fa mi ha trovato e neutralizzato una minaccia. Linux invece sembra, almeno per ora, al riparo (uso Ubuntu e Linux Mint Debian senza nessuna protezione). Chi scrive e diffonde virus vuole colpire quanti più computer possibile, quindi è ovvio che gli “sforzi” siano indirizzati in massima parte verso la piattaforma Windows.

In rete e sulla stampa specializzata possiamo trovare tantissimi test sulla efficacia dei vari antivirus in commercio. Io ne ho usati, nel corso degli anni, svariati, e mi sono convinto che la differenza tra gli antivirus a pagamento e quelli gratuiti non giustifichi il costo dei primi, per cui da parecchio tempo uso esclusivamente antivirus free. Inoltre nutro un’antipatia profonda per le cosiddette suite di sicurezza, molto invasive e che pretendono di controllare tutto: installano un firewall proprietario al posto di quello di sistema (o, peggio, fanno convivere entrambi), bloccano siti, fanno comparire pop-up da tutte le parti… Il primo antivirus è sempre, e sottolineo sempre, la prudenza comportamentale dell’utente e la sua perizia tecnica. Ho sempre evitato, quindi, le odiose suite!

Negli ultimi tempi sul mio PC Windows ho alternato, più che altro perché spinto dalla voglia di cambiare e dalla curiosità, 4 antivirus: un GData a pagamento, Microsoft Security Essential, Panda Cloud, Avast. Gli ultimi tre sono gratuiti e formano l’oggetto di questo articolo. Il primo, GData, che in base ai test specializzati è fenomenale, è sicuramente un antivirus eccezionalmente potente, ma è anche piuttosto pesante. Combina, infatti, ben due motori antivirus in un unico software. Il mio PC è veloce (Intel i7, 8GB di ram, sistema dischi in raid), eppure quando l’ho disinstallato ha tirato un sospiro di sollievo. Il problema dei test specializzati consiste proprio nel fatto che si basano su test e non sull’utilizzo effettivo dell’antivirus, lacuna che voglio colmare ora… Occhiolino

Secondo me le caratteristiche che deve avere un buon antivirus sono le seguenti: leggerezza (la sua presenza non si deve notare se non quando è necessario), velocità, efficacia.

Microsoft Security Essential, che uso tuttora in un netbook, è un discreto antivirus. E’ accurato, nel senso che ben difficilmente incappa in falsi allarmi, e rimuove con efficacia i virus. E’ molto leggero e se ne sta buono nella system tray senza dare fastidio. Però è molto lento, in tutto tranne nella scansione, dove mi sembra che sia alla pari con gli altri. Le definizioni vengono aggiornate con lentezza, non nel senso che le nuove definizioni tardino ad arrivare, ma proprio perché la routine di aggiornamento si svolge molto lentamente dal momento del download fino alla installazione, e non di rado l’operazione è stata ripetuta due volte perché nella prima non è andata a buon fine. Anche l’eliminazione di un virus è un’operazione abbastanza lenta, rispetto ai concorrenti. L’interfaccia è molto spartana, ma le funzionalità sono sufficienti. Una particolarità fastidiosa di questo antivirus è che consiglia di cancellare ogni file dal nome keygen eccetera… e lo cancella istantaneamente mettendolo in quarantena. Naturalmente lo si può settare i modo da non agire in modo automatico e gli si può anche ordinare di non considerare un file di cui siamo sicuri.

Panda Cloud Antivirus l’ho installato perché attratto dalla modalità di funzionamento. Praticamente sul proprio PC si installa un client, molto leggero, che contiene solo alcuni strumenti, quelli adatti a debellare le minacce più frequenti, mentre il resto del lavoro, quello pesante, viene svolto in collegamento con il server di Panda, continuamente aggiornato grazie ai milioni di file inviati dagli utenti. Il vantaggio è che non si debbono installare continuamente nuove definizioni (ogni tanto sì, comunque). Lo svantaggio è che un sistema simile funziona al meglio solo su un computer perennemente connesso alla rete, come un PC desktop con linea ADSL. L’interfaccia è graficamente piacevole, con poche opzioni. All’inizio ho usato con soddisfazione questo antivirus, ma poi mi sono accorto di spiacevoli effetti secondari che fanno di questo antivirus il peggiore dei tre. Abbastanza spesso, al boot del PC, ho cominciato a ricevere strani messaggi che mi avvisavano che un driver (quasi sempre uno della scheda video Nvidia) non aveva potuto essere caricato perché interessato da un altro processo. Altre volte, al momento di lanciare un programma, un avviso simile mi diceva che il programma non poteva essere avviato perché (idem) interessato da un altro processo. Poiché in precedenza non avevo mai avuto simili problemi, è stato facile individuare il colpevole in Panda Antivirus. Secondo la mia opinione, certe volte la trasmissione dei file al server è troppo lenta: Panda pertanto tiene sotto controllo i file per un periodo di tempo troppo lungo, causando questi messaggi di errore che, infatti, disinstallato Panda, sono spariti. Mi dispiace ma debbo bocciare, almeno per ora, questo antivirus.

L’aggiornamento delle definizioni di Avast è, invece, fulmineo. Al boot del PC, non appena appare il desktop, una voce sintetizzata mi avverte che l’aggiornamento è avvenuto, ed una piccola finestra spunta dalla system tray con la stessa indicazione. L’interfaccia non è quella spartana di altri antivirus gratuiti: al contrario, è esteticamente gradevole e ricca di opzioni. Sembra quella di un antivirus a pagamento, non quella di un software gratuito. La velocità di scansione è buona e non noto rallentamenti nel funzionamento del PC. Al momento di esaminare un file, Avast fa girare una pallina colorata nella system tray, al punto che ho preferito tenere l’icona sempre visibile proprio per poter monitorare l’attività del programma (è anche graziosa a vedersi). Una caratteristica che mi piace molto di Avast, è che è in grado di effettuare una scansione del sistema mentre è in funzione il salvaschermo: basta selezionare Avast tra gli screen saver e poi scegliere, tra le opzioni, il nostro salvaschermo preferito, che partirà come sempre. In background, Avast effettuerà la scansione. Non si deve rinunciare, quindi, al proprio screensaver preferito. In certi casi viene mostrata una finestra, in sovraimpressione, che illustra l’avanzamento della scansione, mentre in altri casi non si vede ma la scansione c’è ugualmente. A mio avviso, Avast è senza dubbio il migliore. Se fate una ricerca su Google, vi segnala subito l’affidabilità di un sito ed è possibile anche, con un clic, inviare la propria valutazione su un sito che si sta visitando.

In ogni caso, se installate uno di questi antivirus su Windows Seven, ricordatevi di disabilitare Windows Defender, attivo di default, ed il funzionamento in tempo reale di ogni altro antivirus o antispyware eventualmente installato, perché i due programmi, oltre a rallentare in modo indicibile il computer, entrerebbero in contrasto tra loro con effetti deleteri. Microsoft Security Essential lo fa automaticamente, gli altri no.

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WINDOWS LIVE MESH, GRATUITO E POTENTE

Posted on 24 settembre 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

Ultimamente è tutto un parlare di cloud computing. Tutto sembra doversi spostare su internet, senza più necessità di avere i dati in locale, sul proprio computer. Sono piuttosto contrario a questa radicalizzazione: a parte i problemi di privacy e sicurezza, diverremmo internet-dipendenti (già lo siamo molto), ed i nostri sofisticati apparecchi che tanto amiamo, senza una connessione disponibile, diventerebbero costosi soprammobili. Inoltre c’è il problema dell’upload, lento nelle ADSL asimmetriche.

Tuttavia è indubbio che il cloud computing, in particolare lo stoccaggio dei files in remoto, presenti vantaggi enormi. Apple sta per presentare il suo servizio, che con poca originalità si chiamerà iCloud; altri sono già disponibili: Evernote, Livedrive, Dropbox solo per citare i più famosi e senza alcuna pretesa di essere esaustivi. Cosa fanno tutti questi servizi? Con qualche differenza, più o meno tutti  la stessa cosa: permettono il salvataggio dei file in internet, così che i medesimi siano sempre disponibili anche se usiamo un computer diverso, ed anche la sincronizzazione dei dati. Vale a dire, se modifichiamo un file di word, per esempio, usando il PC 1, quando usiamo il PC 2 il medesimo file si aggiornerà automaticamente e troveremo le modifiche apportate con il PC 1.

Premesso ciò, voglio parlarvi di Live Mesh della Microsoft, di cui non si parla tantissimo ma che, in base alle mie prove, funziona piuttosto bene, è gratuito, ed offre parecchio spazio (5 Giga) per i nostri dati ed è compatibile anche con i Mac.

Tramite un’interfaccia piuttosto semplice ed intuitiva, Live Mesh ci permette di tenere sincronizzate più cartelle tra i nostri PC, anche Mac, oltre che un eventuale spazio SkyDrive, il servizio di storage on line della Microsoft che offre gratis ben 25 giga. Inoltre permette di sincronizzare i preferiti di Internet Explorer e le impostazioni di Office.

Come funziona? La prima cosa da fare è scaricare il software ed installarlo su ognuno dei pc, o dei Mac, che dovranno rimanere sincronizzati. Ognuna di queste macchine, ovviamente, affinché la sincronizzazione possa funzionare, dovrà avere un accesso ad internet. Non è necessario che siano sempre connessi, ma è indispensabile che possano connettersi.

Dopodiché, accedendo al servizio tramite la propria password ed il proprio id-utente, tramite una interfaccia piuttosto semplice ed intuitiva potremo indicare la cartella da tenere sincronizzata, ed indicare i PC che dovranno sincronizzarsi. Ogni volta che uno di questi PC si connetterà ad internet, Live Mesh entrerà automaticamente in funzione (se l’apposita opzione sarà settata, altrimenti si potrà avviare il software manualmente) e verificherà se esiste in internet una versione aggiornata di qualche file. In caso affermativo, provvederà a scaricarla.

Come dicevo, la comodità è enorme. Pensiamo per esempio ad un file presente nel PC dell’ufficio, cui potremo accedere tranquillamente con il PC di casa, apportare qualche modifica alla relazione su cui stiamo lavorando, e trovarla modificata il giorno dopo in ufficio, senza doversi portare dietro chiavette, dischi portatili, oppure usare l’email.

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WINDOWS 8, iOS 5, apple & Microsoft… la convergenza tra PC e dispositivi mobili

Posted on 17 settembre 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

Windows ha presentato l’anteprima del nuovo Windows 8, che vedremo probabilmente nel 2013 (al massimo, credo, a fine 2012). La novità più eclatante consiste nella nuova interfaccia denominata Metro che porterà sui PC desktop e sui notebook la grafica a piastrelle già vista su Windows Phone 7, il sistema operativo per smartphone di Microsoft. Questa interfaccia è studiata espressamente per i dispositivi touch, per cui Windows 8 potrà passare istantaneamente al “solito” desktop cui siamo abituati e che, a quanto sembra, sarà identico a quello di Seven.

Nel frattempo Apple, con l’ultimo aggiornamento del proprio sistema operativo per i propri computer, ha introdotto sul desktop, anche lei, alcune schermate identiche a ciò che possiamo trovare sugli iPhone e gli iPad, insieme ad alcune gesture che permettono di sfogliare le schermate come fossero pagine. Tra poco uscirà iOS5 per iPhone e iPad, e la sensazione è che la convergenza tra i due sistemi operativi di casa Apple sia destinata a continuare.

Apparentemente, dunque, Microsoft e Apple stanno andando nella stessa direzione: portare la grafica ed il modo di usare i dispositivi mobili, che sono sempre più usati, anche sul desktop. Eppure, secondo me, ci sono grosse differenze.

Lo scopo di Apple è facile intuirlo: attrarre ai propri computer anche la clientela di iPhone, iPad eccetera (in quell’eccetera metto ciò che ancora non c’è, ma che potrebbe arrivare). Infatti ad usare OS X, il sistema operativo dei Mac, è una minoranza di utenti, mentre iOS (il sistema operativo di iPhone) ha una diffusione di gran lunga maggiore rispetto a Windows Phone, e se la batte con Android che, però, ha il vantaggio di essere adottato su un gran numero di dispositivi. Quindi, Apple vuole portare i clienti di iOS a sentirsi a casa propria anche sui Mac, sperando di incrementare le vendite di questi ultimi.

Invece Microsoft, che spadroneggia sui desktop ma arranca sul mobile, inserendo l’interfaccia di Windows Phone in Windows 8 spera che gli utenti desktop, imparando a conoscere e, si spera, apprezzare la nuova interfaccia metro, si convincano ad acquistare gli smartphone che adotteranno Windows Phone. In pratica, il contrario di Apple: portare i clienti desktop sul mobile.

Due operazioni di marketing uguali ma diverse, quindi, da parte di questi due colossi dell’informatica.

In mezzo ci stanno gli utenti che, probabilmente, non sapranno che farsene di interfacce touch su un desktop.

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IL BOOM DEL SOFTWARE ON LINE

Posted on 16 febbraio 2011. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , , , , , |

La prima è stata la Apple. Insieme all’iPhone, la casa statunitense ha messo a disposizione degli sviluppatori non solo un kit per la produzione di programmi compatibili con iOS, ma anche una piattaforma di vendita: l’AppStore. Come credo sia ormai universalmente noto, dall’AppStore si possono scaricare facilmente, in modo sicuro ed a prezzo conveniente, una miriade di applicazioni che rendono l’iPhone il miglior smartphone in commercio. Non solo: altri vantaggi consistono nel fatto che il sistema segnala in modo autonomo ed automatico eventuali aggiornamenti ed in più, se vi capita di perdere i programmi installati… nessuna paura! L’AppStore ricorda il vostro acquisto e li reinstalla senza farli pagare una seconda volta. Aggiungo che l’installazione è totalmente automatica e che ogni software disponibile ha superato l’esame di Apple per cui dovrebbe non solo essere sicuro, ma anche non creare casi di incompatibilità con altri programmi installati. Questa politica da parte di Apple a dire il vero ogni tanto suscita qualche polemica poiché c’è il sospetto che non vengano ammesse applicazioni che, pur tecnicamente perfette, “disturbino” il business della stessa Apple o di qualcuno dei suoi partner forti. Ma, al di là di questa pur non trascurabile obiezione, è chiaro come per l’utente comune i vantaggi siano di gran lunga superiori agli svantaggi. Per coloro che proprio vogliono svincolarsi, ci sono le famose/famigerate procedure di jailbreack e lo store alternativo di Cydia.

Questo modello è talmente buono che ora lo stanno copiando tutti. Android ha il suo store, anche se i programmi scaricabili non sono così accuratamente selezionati e testati come nel caso di Apple. Per restare in ambito smartphone, Nokia ha tentato la stessa strada con OVI, il suo negozio on line, ed altrettanto hanno fatto altri sistemi operativi meno diffusi e la stessa cosa sta facendo il nuovo sistema operativo Windows Phone di Microsoft.

Insomma, l’idea è buona e se è buona per i telefonini, perché non può essere valida anche per i computer?

Detto fatto: Apple, ancora una volta prima, ha aperto da un mesetto circa il MacStore per la vendita e la installazione automatica dei programmi sui propri iMac e MacBook. In questo modo io ho acquistato ed installato il programma di ritocco fotografico Aperture ad un prezzo scontatissimo.

Il futuro Windows 8 avrà il suo store on line e se avete avuto la ventura di installare una delle ultime distribuzioni Linux, Ubuntu in testa, vi sarete accorti che la installazione di nuovo software avviene più o meno alla stesso modo, anche se gratis ed attraverso una interfaccia molto più spartana.

Insomma, la strada è segnata. Ed è giusto che lo sia, perché questo sistema, che prevede un punto vendita virtuale ed una procedura automatica di installazione, è vincente sotto tutti i punti di vista e soprattutto non impedisce di continuare ad usare i canali e le procedure tradizionali. Per la cronaca, sembra che le varie distribuzioni Linux vogliano unire gli sforzi per presentare uno store on line unico per tutti… sarebbe, a mio modo di vedere, una gran bella cosa!

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