LINUX ALLA MENTA

Posted on 28 marzo 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , |

Non voglio passare per quello che non sono, ovverossia per un guru dell’informatica. Sono semplicemente uno curioso, e da assoluto autodidatta mi sono sorbito, negli anni, il Commodore 64, poi l’Amiga sempre della Commodore, il primo PC con Windows 95 e tutti i Windows successivi fino a Seven. Adesso a casa ho anche un Mac, ma ultimamente mi è presa la mania di provare le distribuzioni Linux. Il sistema operativo del pinguino non è una vera e propria novità per me: già molti anni fa avevo installato, ed usato per un po’ di tempo, una Red Hat (la 6 o giù di lì), che adesso si chiama Fedora. Successivamente ricordo una Mandrake (oggi Mandriva) e via via, negli anni, le ho provate un po’ tutte, anche se non a fondo. Il mondo di Linux all’inizio può apparire ostico, un po’ difficile, per fare alcune cose bisogna ricorrere ancora alla odiosa linea di comando, ma con il passare del tempo gli ambienti desktop si sono perfezionati, ed attualmente alcune distribuzioni rivaleggiano, per facilità di installazione e di uso, con i costosi sistemi operativi proprietari: basti pensare ad Ubuntu, che in effetti parecchia gente comincia ad utilizzare, ma anche Fedora, Open Suse, ed altri sono ormai in grado di offrire una confortevole esperienza d’uso. Vantaggi: costo zero, non esistono virus (almeno sinora), dopo l’installazione abbiamo già pronti i programmi di uso più comune, ed infine usare Linux in certi ambienti fa figo, il che non guasta.
Svantaggi: spesso ci troviamo di fronte ad una interfaccia grafica non così coerente come con Windows o Mac. Con certe distribuzioni, installare i programmi è un quiz: ogni distribuzione ha il sistema suo. In effetti, si parla di Linux come fosse una cosa sola, ed in parte è così, ma dobbiamo considerarlo piuttosto come una galassia popolata di realtà differenti. Per fortuna ultimamente sta prendendo piede una sorta di installazione automatica: si scarica il file e all’installazione provvede il computer. Bello, vero? Un po’ come avviene con Mac dall’AppStore, solo che in questo caso è tutto gratis. Non solo l’interfaccia grafica può cambiare molto da distribuzione a distribuzione, ma anche all’interno di una stessa distribuzione si può scegliere se adottare un  desktop oppure un altro, perché in Linux l’ambiente grafico è separato dal sistema operativo vero e proprio.
Tutto questo preambolo per tessere le lodi di… rullo di tamburi… una distribuzione che mi sta veramente deliziando: Linux alla menta, ovvero Linux Mint! Alla menta ma non solo: mint in inglese non significa solo menta, ma anche nuovo di zecca.

Non si tratta di una novità, se ne parla da tempo ed io stesso anni fa ne avevo installato una copia, senza però approfondirne troppo l’uso. Attualmente Linux Mint è fisso su uno dei miei PC, in dual boot con Seven, ed ha preso il posto di Ubuntu e Kubuntu messi insieme. Perché, secondo me, Linux Mint è meglio.

Ora qualche estremista linuxiano puro e duro dirà che queste sono distribuzioni per “utonti”, troppo facili, un po’ bastarde. Ma non me ne frega niente, Linux Mint è una bellissima distribuzione, ed è l’ideale per chi non ha mai osato avvicinarsi a Linux. Io la raccomando proprio a chi abbia voglia di cimentarsi con questo sistema operativo senza averlo mai fatto in precedenza.
Come sempre con Linux bisogna scaricare un file immagine dal sito e poi masterizzare un CD o DVD di installazione. Con molte distro (come in gergo vengono chiamate le distribuzioni) il CD così creato è un LiveCD: è sufficiente fare il boot del nostro PC dal lettore di CD per trovarci in ambiente Linux senza aver dovuto installare niente su disco. Anche Linux Mint ha questa caratteristica, per cui si può provare il sistema operativo senza modificare nulla nel proprio disco rigido. Se non vi piacerà, dopo averlo provato basta togliere il CD dal lettore, e tutto torna uguale a prima. Altrimenti, c’è la possibilità di installarlo, “piallando” tutto il disco oppure, cosa un po’ più complicata, affiancandolo ad un eventuale sistema operativo già presente. Ma le note tecniche esulano dallo scopo di questo articolo, per cui passo a dirvi perché mi piace così tanto Linux Mint: in primo luogo, è estremamente curato ed elegante, pulito, essenziale, come piace a me.

Questa sopra è la scrivania del mio PC con Linux Mint. Pulita, senza fronzoli, con il piano di lavoro sgombro che di default presenta solo due cartelle, ma si possono togliere. Basta però cliccare su menù, e si attiva uno dei migliori menù tipo start che si siano mai visti. Linux Mint esiste in numerose versioni, ma quella di cui sto parlando è la main (la principale) derivata da Ubuntu (la versione più recente al momento in cui scrivo è la 10).

Il gruppo di sviluppo che lavora su Linux Mint ha come obiettivo principale la soddisfazione dell’utente, e si vede. Non ci sono quindi prese di posizione come, per esempio, il rifiuto di utilizzare driver proprietari, ancorché gratuiti: subito dopo l’installazione, Linux Mint vi avvertirà se ci sono, per esempio, driver proprietari per la vostra scheda video, e vi consiglierà di installarli.

Insomma, la finisco qua. Sottolineo che funziona tutto, e bene. Il sistema è piuttosto veloce. Una chicca: Linux Mint ha riconosciuto senza battere ciglio, e senza la necessità di intervento da parte mia, il mio sistema fake-raid di dischi, operazione nella quale hanno fallito tutte le altre distro che ho provato. Questo significa che quando sono al lavoro con Linux Mint, come in questo momento mentre scrivo, posso navigare tra le cartelle di Windows e condividere con grande facilità documenti tra i due sistemi operativi.

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UN MAC IN CASA (RECENSIONE iMAC 27)

Posted on 8 gennaio 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , |

Be’, prima o poi doveva accadere… Da una settimana circa la mia rete domestica ha un nuovo componente, un iMac con schermo da 27 pollici (quasi una tv!). In precedenza non avevo mai seriamente preso in considerazione l’acquisto di un Mac, per i seguenti motivi: costo eccessivo dell’hardware, prodotti basati esclusivamente sul design (in sostanza, roba da fighetti), utilizzatori perlopiù fanatici, Steve Jobs che quando presenta un prodotto sembra un messia, sistema operativo poco flessibile (che funziona solo come vuole lui), politica commerciale basata sul marchio (in realtà Apple non produce niente). Insomma, confesso di aver nutrito antipatia nei confronti di Apple. Poi c’è stato l’incontro fortunato con l’iPhone, che mi ha fatto capire come i prodotti Apple siano costosi, è vero, ma anche molto ben costruiti. Poi, si è rotto un PC in sala, a casa, ed ho buttato là l’idea: perché non ci compriamo un Mac che è bello esteticamente ed in sala ci sta bene? Inoltre ci si può installare anche Windows…

Il bello del Mac è che è… bello da vedersi, elegante, ed anche comodo perché per farlo funzionare basta inserire il cavo dell’alimentazione elettrica. Monitor e PC sono in un blocco solo, di spessore compatto; sul retro ci sono 4 prese USB, l’uscita per le cuffie, la porta ethernet (per la rete cablata) ed anche una presa firewire. La tastiera (minimale, piccolina, senza tastierino numerico e senza tasto canc, che si simula con fn+backspace) è bluetooth, così come il mouse ed anche il trackpad. Quindi da dietro il Mac escono due soli fili, quello elettrico e il cavo di rete: un grosso passo avanti rispetto ad un tradizionale pc dove i componenti sono di più e tutti collegati tra loro tramite cavi. Una controindicazione consiste nel fatto che il Mac non è aggiornabile: l’utente non può cambiare i componenti interni, per esempio inserire un altro disco rigido, e se si guasta qualcosa bisogna mandare in assistenza tutto l’apparecchio, anche per un banale guasto al masterizzatore! Comunque nella mia sala il Mac fa la sua porca figura e la scrivania su cui è posato dona una sensazione di ordine, con l’imponente schermo che domina il tutto, la tastiera piccola ma stilosa, il mouse ed il trackpad di cui parlerò.

Tornando a descrivere il Mac, sempre sul retro (ma a sinistra) si trova il pulsante di accensione, perfettamente in linea con il retro dell’apparecchio, ma si trova facilmente anche senza guardare. Sul lato destro ci sono due fessure: una grande per il masterizzatore CD+DVD (niente bluray sui Mac, nemmeno come opzione, almeno finora) ed una piccola per le schede SD (Secure Digital), le più diffuse in ambito fotografico. Chi, come me, utilizza apparecchi semiprofessionali con schede Compact Flash, dovrà arrangiarsi con un lettore USB. Sempre sul retro dell’apparecchio spicca una grossa mela morsicata che nasconde l’antenna wifi.

Visto di fronte, il mio nuovo amico si presenta con il grande monitor padrone assoluto del look. E’ di tipo lucido, ricoperto da una lastra di vetro, che stando a quanto ho letto su internet è trattenuta solo da un sistema di calamite per cui bastano un paio di ventose per sollevarlo, per esempio per togliere eventuale polvere infiltratasi. In alto c’è la webcam integrata, un occhio piccolissimo in tasto spazio. Lo schermo lucido va di moda e fa figo, ma è più soggetto a riflessi fastidiosi. Premesso ciò, non ho notato particolari fastidi. Le casse acustiche, dal suono sufficiente (i bassi sono un po’ sacrificati) sono situate sul fondo dell’iMac, dirette verso il basso. Sempre sul fondo ci sono gli slot per ampliare la memoria di sistema, unica operazione concessa all’utente.

Il mio Mac l’ho ordinato direttamente dal sito della Apple ed è arrivato a casa in pochissimi giorni, considerando che c’erano le festività di mezzo. Perfettamente imballato, si estrae dalla scatola e si mette in funzione in un attimo. La configurazione da me prescelta è quella base con processore i3 a 3,2 GHz, 4 GB di ram, scheda video ATI Radeon HD 5670 con 512MB, disco rigido da 1 TB. Lo scopo era quello di ottenere il più vantaggioso rapporto prezzo/prestazioni, nei limiti di un budget prefissato. La prima cosa che il nuovo arrivato fa, non appena alimentato, è quella di emettere un suono non particolarmente accattivante, seguito da alcuni raggi di luce sgargiante, musica ritmata ed una serie di benvenuto in tutte le lingue. Poi chiede alcune cose (dove utilizzerai il tuo Mac, e per che cosa?) con conseguente tentazione di fornire risposte assurde (per es., sul treno). Chiede poi di scattare una foto per l’account di amministratore, ma si ostina a far lampeggiare lo schermo come un flash e la foto viene di merda, clamorosamente sovraesposta. Alla fine, si è finalmente operativi!

Avevo un po’ giochicchiato su un Mac in qualche centro commerciale, e basta. Nonostante la mia ignoranza in materia, in pochi istanti ho configurato la connessione di rete con un indirizzo IP fisso, ho disabilitato il wifi che non mi serve, ho creato gli account per tutta la famiglia, installato open office e videolan che hanno versioni anche per il Mac, e fatto qualche altra cosina senza alcuna difficoltà. Persino il NAS viene visto sotto la voce di menù Network, anche se compare con la sigla assurda del prodotto; non ho ancora provato a vedere se si può rinominare semplicemente come NAS, così come avviene con Windows grazie alla funzione Connetti unità di rete.

Circa la tastiera, ho già accennato che è bianca, elegante, ma molto piccola, praticamente come quella di un notebook, senza tastierino numerico separato. Ha un tasto dedicato per l’espulsione dei CD-DVD dallo slot laterale e per egolare la luminosità dello schermo. Ha comunque un certo peso, che la rende piuttosto stabile, ed è alimentata a pile. L’utlizzo è gradevole, ma forse per lunghe digitazioni una tastiera più tradizionale potrebbe essere meglio. Il mouse, pomposamente chiamato Magic Mouse, anch’esso bianco traslucido, ha il clic sinistro ed anche quello destro (che deve però essere abilitato tramite driver) senza l’apparente presenza di bottoni; al posto della rotella basta carezzare la superificie con un dito. Altri tipi di gesture servono a sfogliare pagine, eccetera… Io ho comprato anche il Magic Trackpad: in sostanza, un touchpad identico a quello presente sui portatili, solo molto più grande e cliccabile in modalità hardware. Inoltre è multitouch, consentendo per esempio l’ingrandimento di un’immagina allargando due dita. L’altezza è identica a quella della tastiera, per cui i due oggetti stanno bene affiancati e la tastiera, con il trackpad a fianco, sembra quasi di dimensioni standard.

Il sistema operativo MacOS X è facile da usare. Alcune cose mi lasciano un po’ perplesso (l’applicazione iPhoto ha un cestino suo e non usa quello di sistema; l’opzione taglia non c’è, ma in qualche applicazione sì; il finder non mi sembra il massimo, meglio esplora risorse di Windows; mi mancano alcune funzionalità di Windows, tipo i menù contestuali, che in Mac praticamente non esistono; la possibilità di ingrandire una finestra a metà schermo semplicemente trascinandola sino al bordo del desktop, le jumplist) ma potrò dare un giudizio più competente solo dopo averlo utilizzato un po’ più a lungo. Posso solo dire che chi viene da Windows non dovrebbe trovare particolari difficoltà, e nemmeno chi viene da Linux. Questi ultimi troveranno anzi familiare la cartella Home, che in MacOS si chiama Inizio, ma è la stessa cosa. Comunque nessuno in casa ha trovato difficoltà nel cominciare da subito ad utilizzare MacOS, anzi siamo partiti tutti con grande facilità!

Sembrerebbe inevitabile, a questo punto, un confronto con Windows. I forum sono pieni di fanboy della mela che attaccano i PC Microsoft. Sono discussioni abbastanza assurde, vi dimostrerò il perché. Innanzitutto, Apple vende computer, che adesso sono uguali in tutto e per tutto ai PC, mentre Microsoft vende software (a parte hardware di poco conto fabbricato da terzi). Vi suggerisce niente, questo? Pensate sul serio che Apple (che vende computer) e Microsoft (che vende software) possano essere aziende in concorrenza tra loro? Se così fosse, Microsoft scriverebbe software per MacOS (vedi Office) e Apple incoraggerebbe l’installazione di Windows sui propri pc (vedi bootcamp)? Il vero business di Apple è concentrato nell’hardware, e nella vendita di canzoni. Di Microsoft non gliene può fregare di meno, almeno sino a quando Microsoft rimarrà principalmente una software house, e viceversa a Microsoft non può che fare piacere se Apple vende parecchi pc su cui si possano installare anche i suoi software. Ora non voglio dire che non ci sia un minimo di concorrenza tra le due aziende, ma secondo me non è così accanita come credono alcuni appassionati. Comunque, tornando al confronto tra i due sistemi operativi, premesso che con MacOS sono agli inizi e non posso dare un giudizio definitivo, premesso anche che sono un utente smaliziato che usa abbastanza regolarmente pure Linux (per esempio ora sto scrivendo questo articolo usando il programma Blogilo su Kubuntu), il mio parere è che Windows Seven sia un gran bel sistema operativo, e rimane il mio preferito, soprattutto nella versione a 64 bit; MacOS è piacevole da usare ed è come se ti prendesse per mano nel fare ogni cosa, atteggiamento che può essere più o meno gradito a seconda dell’utilizzatore. E’ molto bello graficamente ed accompagna le operazioni con suoni accattivanti… Appare sin da subito stabile ed affidabile, ma la stessa cosa posso dirla per Windows 7, se correttamente installato, ed anche per Linux, che nella distribuzione Ubuntu/Kubuntu è anche facile da usare ed installare. Tirando le somme, secondo me non è il sistema operativo a fare la differenza tra un pc con Windows o con MacOS, ma sono altri aspetti: la sensibilità dell’acquirente al design, la disponbilità economica, l’attenzione più o meno marcata alla compatibilità e reperibilità dei programmi, sono tutti elementi che possono condurre ad una scelta oppure ad un’altra. A favore dei Mac, c’è la possibilità di installare anche Windows, mentre il contrario è molto difficile da farsi se non ricorrendo a copie appositamente modificate di MacOS che in alcuni casi richiedono addirittura la modifica del bios della scheda madre, con il rischio di cimpromettere la funzionalità di tutto il pc!

E veniamo alla installazione di Windows 7 sul Mac. Come anticipato, Apple fornisce una apposita utility, Assistente Bootcamp, che facilita enormemente l’operazione. Da qualche parte avevo letto che per installare Windows sarebbero stati necessari una tastiera ed un mouse USB, perché quelli bluetooth non avrebbero funzionato, ma non è vero. Lanciato il programma, questo prima di tutto procederà al partizionamento del disco nella misura da voi indicata (io ho fatto metà e metà), poi chiederà l’inserimento del disco di Windows. A questo punto il sistema si riavvia e parte l’installazione, proprio come se stessimo operando su qualsiasi PC. Un minimo di attenzione nel momento in cui dobbiamo indicare la partizione su cui installare (è quella di nome Bootcamp) altrimenti rischiamo di azzerare MacOS, ed attenzione anche a formattare in NTFS la medesima partizione. Alla fine, il sistema si riavvia di nuovo: espelliamo il disco di Windows ed inseriamo il disco di MacOS. Da questo strano connubio otterremo l’installazione dei driver necessari per il corretto funzionamento dell’hardware presente nel nostro iMac! Un ultimo riavvio e vedremo Windows Seven in tutto il suo splendore, perfettamente funzionante, inclusi tastiera, magic mouse, magic trachpad, videocamera, eccetera eccetera! Il tutto ha funzionato alla perfezione, senza intoppi. Da ora in avanti, premendo alt sulla tastiera subito dopo l’accensione dell’iMac, potremo scegliere tra Windows e MacOS; potremo scegliere anche con quale sistema operare di default senza effettuare alcuna scelta. Ultima chicca: avevo letto che le due partizioni non si sarebbero viste, ma non è vero. Non ho ancora provato ad effettuare operazioni di trafserimento file, ma da Windows si vede e si naviga tranquillamente nella partizione MacOS, così come da MacOS si vede e si naviga nella parizione NTFS di Windows.

Pochi giorni dopo il mio acquisto, Apple ha ufficialmente lanciato il Mac App Store, l’equivalente Mac dell’App Store per l’iPhone. Pressi stracciati per Aperture 3, il programma di ritocco fotografico sceso da 199 a 62,99 euro, che ho subito acquistato insieme a Pages (word processor), Keynote (l’equivalente di Powerpoint per le presentazioni) e Number (Excel). Questi software li ho appena visti, per cui non sono in grado di dare un giudizio degno di nota; si aggiungono a quelli già in dotazione che comprendono sostanzialmente il pacchetto iLife (che palle ‘sta i all’inizio di ogni parola!), ovvero iPhoto, simile a Windows Photo, Garage Band per la creazione di musica, che mi sembra un ottimo programma, ed iMovie per la creazione di filmati. Quest’ultimo è l’unico che ho veramente usato, sicuramente senza sfruttarne tutte le possibilità, per assemblare degli spezzoni video ed aggiungere titoli transizioni. Facendo un confronto con Movie Maker di Windows, quest’ultimo ha più transizioni, ma iMovie è un programma di caratura superiore, più professionale anche se più complesso da utilizzare.

Per concludere, ora ho messo piede sui tutti i tre mondi dell’informatica consumer (Windows, Linux e Mac)!…

 

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I MIEI SOFTWARE ESSENZIALI PREFERITI

Posted on 7 marzo 2010. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , |

Io non sono un informatico di professione, non sono un hacker: sono semplicemente un appassionato di informatica sin dai tempi del mitico Commodore 64. Al massimo, posso essere definito uno smanettone esperto. Nella mia vita mi occupo di tutt’altro, per cui questo articolo non vuole essere la bibbia del software, ma più semplicemente un resoconto delle mie esperienze e gusti in materia. Non credo ce ne sia bisogno, ma preciso che nessuno mi paga per suggerire un software al posto di un altro…

Sistema operativo: attualmente sul mio sistema è installato Windows 7 a 64 bit. Un po’ di conoscenza ce l’ho anche del mondo Linux; sul mio precedente PC ero arrivato ad avere sino 4-5 diverse distribuzioni Linux installate contemporaneamente: Mandriva, Fedora, Suse, ed altre per così dire “minori”. Non la famosissima Ubuntu perché, per qualche strano motivo, avevo dei disturbi grafici sul monitor che si verficiavano solo con Ubuntu e derivati (Kubuntu, per esempio).  Ecco il mio parere su Linux: lasciando da parte i fanatismi vari che si trovano in giro, e mettendo anche da parte l’odio che alcuni nutrono per Microsoft, attualmente Linux è un valido sistema se non avete esigenze software particolari (alcuni programmi non esistono nel mondo Linux o non sono all’altezza di quelli commerciali) e se usate il PC principalmente per internet, la posta elettronica, creare e leggere documenti. In questi casi, con Linux vi troverete alla grande e – cosa interessante – non spenderete nemmeno una lira. Sotto il profilo della installazione Linux crea qualche problema in più, ma solo perché è diverso l’approccio di fondo e chi viene da Windows può trovarsi un attimo spaesato. Infatti al centro di Linux c’è una directory “radice” e bisogna indicare dove installarla. Le “risorse” del computer vanno montate (a volte accade automaticamente) in altre directory, o per essere più facili diciamo che vanno “montate” in cartelle. Aprendo la cartella, si apre in realtà – per esempio – il disco rigido. Alcune distribuzioni, oltre a dove installare la “radice”, chiedono dove installare la partizione di swap: perché Linux ha un file di swap come Windows ma lo vuole in una piccola partizione a parte. Sono a ben vedere piccole difficoltà, ma all’inizio possono sembrare insormontabili. Una volta installato e scelto un desktop grafico tra quelli disponibili, Linux sarà facile da usare proprio come Windows… insomma, un po’ meno perché l’ambiente nel complesso è meno coerente, ma le differenze saranno poche. I due desktop grafici più noti sono Gnome e KDE. Io preferisco il secondo. In cambio, potrete praticamente scordarvi ogni problema legato ai virus, perché Linux è poco diffuso e chi scrive software maligno lo fa pensando alla maggioranza degli utenti, che usa sistemi Microsoft. Nel seguito di questo articolo mi riferirò a software per Windows; confesso subito che non ho quasi mai usato sistemi Mac per cui seguo la buona regola di non parlare di ciò che non si conosce.
Passando a dire qualcosa di Windows 7, a mio modo di vedere questa volta Microsoft ha fatto centro. Se Vista aveva scontentato molti, che avevano preferito rimanere con Windows XP, “Seven” ha le doti per farsi perdonare. Praticamente è un Vista rifatto, ma rifatto bene. E’ più veloce di Vista, più bello graficamente, più leggero, più facile da usare. Io lo preferisco con i bordi delle finestre totalmente trasparenti, bianchi: sia la barra multifunzione che le finestre vengono influenzate dai colori dell’immagine di sfondo, che può cambiare automaticamente ad intervalli prefissati: è bello da vedere. Se la macchina che avete supporta la versione a 64 bit, vi suggerisco di passare senza dubbio a questa, che mi sembra persino più stabile della 32 bit. Unica cosa, fatevi un giro sul web per verificare che il vostro hardware (stampanti, scanner, webcam, eccetera) abbia i driver a 64 bit, che sono indispensabili anche per vedere tutta la ram se questa è superiore a 3,7 giga.

Una delle mie prime preoccupazioni è quella di deframmentare regolarmente il disco rigido. Lo si può fare usando il tool integrato nel sistema operativo, programmando la deframmentazione a scadenze precise, oppure ci si può rivolgere a software esterni, alcuni anche gratuiti. La mia preferenza, però, va a due software che deframmentano in tempo reale: sarò pigro, ma le cose che funzionano da sole ed in automatico (se lo fanno bene) sono di gran lunga le mie preferite. I due software sono Diskeeper e PerfectDisk. Li ho provati tutti e due ed entrambi sono ottimi. Io attualmente preferisco PerfectDisk: lo installate, lo settate in modo da operare in modo totalmente automatico, selezionate o deselezionate le opzioni che preferite, e poi potete dimenticarlo: lui opererà in silenzio, in background, senza infastidirvi e manterrà il disco rigido in ottima forma. Ha anche il vantaggio di costare poco.

La seconda preoccupazione è quella di una protezione antivirus. Gira e rigira io ho provato Norton, Kaspersky, Avast, Avira… Sono stato utente del Norton per tanti anni, con soddisfazione a dispetto di chi scrive che il vero virus è il Norton…, finché lo ho abbandonato perché troppo invasivo. Il mio convincimento è che gli antivirus gratuiti siano validi quanto quelli a pagamento per cui non convenga spendere soldi per questi ultimi, o perlomeno che le piccolissime differenze nel rilevamento dei virus e del malware non valgano i soldi spesi. Per cui suggerisco l’ottimo Avira, che però a me ha dato un problema non grave da comprometterne l’efficacia, ma fastidioso: su un PC multiutente non compariva l’icona nella system tray degli utenti senza privilegio di amministratore. Non un grave problema perché il modulo di protezione era regolarmente in funzione, però le prime volte mi veniva spontaneo chiedermi se l’antivirus fosse stato regolarmente attivo. Buono è anche Avast, che ho usato senza problemi e per il quale non ho da segnalare controindicazioni. Tra gli antivirus free una big entry è quella di Microsoft, con il suo Microsoft Security Essentials: poco pesante, poco invasivo, e funziona bene. In genere questi programmi sono anche anti-spyware, per cui una volta installati si può disattivare Windows Defender per risparmiare risorse di sistema. In ogni caso ci sono ottimi software gratuiti specializzati per rimuovere spyware: tra tutti il migliore è SpyBot Search & Destroy, che consiglio di installare disattivando tutti le funzionalità di protezione in tempo reale, ma di usare ogni tanto per dare una ripassatina di sicurezza a tutto il sistema. Stesso discorso vale per Ad-Aware della Lavasoft, che esiste anche a pagamento, ma io consiglio la versione gratuita. Attualmente sui miei PC di casa (un desktop ed un portatile) ho l’antivirus gratuito della Microsoft, mentre su quello più potente che di solito uso io ho il G-Data, classificato come il migliore tra quelli esistenti. Un po’ pesantuccio perché dotato di due motori di scansione (uno dei quali è Avast) è consigliato solo su sistemi potenti. Non è gratuito, ma costa poco; quest’anno è stato regalato dalla rivista PC World con tanto di aggiornamenti per un anno intero, ed è questo il motivo principale per cui l’ho installato sul mio sistema.

Un’altra tipologia di programmi essenziali è quella per il backup dei file e del sistema. Fare una copia di sicurezza delle cose più importanti è di fondamentale importanza, poiché la nostra vita gira sempre più attorno ai dispositivi digitali di memorizzazione. Un buon programma per il backup automatico dei file è File Hamster, che esiste anche nella versione gratuita. Questo programma controlla in tempo reale una o più cartelle (selezionate da voi) edogni volta che un file viene cambiato, ne salva una copia da un’altra parte, per esempio un disco rigido esterno. Utile non solo per ripristinare un file andato perduto, ma anche per rintracciare una versione precedente di un file. Già, perché ogni volta che un file modificato viene salvato, File Hamster oltre a copiare la nuova versione ne mantiene anche la precedente! Per un periodo ho usato questo programma con soddisfazione. Windows ha in dotazione una funzionalità per il backup che però, confesso, io non uso. Un tempo facevo copie delle cose importanti su CD, poi su DVD, ultimamente su dischi rigidi esterni. Le fotografie, per esempio, le salvo su due dischi rigidi esterni che sono conservati in due differenti posti: spero così di non perderne il contenuto. Ma per stare ragionevolemnte sicuro, ho sottoscritto un servizio tramite internet: LiveDrive. Purtroppo è a pagamento, ma ha parecchie frecce al suo arco. Innanzitutto, almeno nella sua versione professional, lo spazio di archiviazione è illimitato. Inoltre funziona in due modi: può controllare in tempo reale alcune cartelle, da voi scelte, di cui fa la copia sul server remoto ogni qualvolta un file viene modificato, aggiunto o cancellato; oppure si può scegliere di volta in volta cosa mandare. Si può installare un software client sul proprio PC per interagire facilmente con il server remoto, oppure si può andare direttamente tramite interfaccia web previa introduzione della propria password. Dulcis in fundo, c’è persino un applicativo per l’iPhone tramite cui poter raggiungere i propri file anche in mobilità! Se si perde qualcosa, basta un clic per ripristinare ciò che è andato perso. Un’altra forma di backup importante è quella che consente di fare la copia di intere partizioni in modo da poter ripristinare, in caso di problemi, il sistema operativo completo di programmi installati e quant’altro. Il mio software preferito in questo caso è Acronis True Image.

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