IL MONDIALE DI CALCIO 2014 E’ TAROCCATO?

Posted on 7 dicembre 2013. Filed under: calcio | Tag:, , , , , , , , |

Ho sempre odiato la “dietrologia”, cioè quella specie di sospetto di default che crede di vedere un meccanismo nascosto nelle cose, nelle combinazioni, nella casualità del fato e nell’ineluttabilità del destino. Però è anche vero che a pensar male qualche volta ci si azzecca, come dice un noto detto popolare. E allora, per una volta, facciamo un po’ di dietrologia, con la differenza che nel caso di cui stiamo per occuparci non c’è solo il sospetto, ma anche qualche inquietante certezza. 

Suggerisco, per chi fosse all’oscuro dei fatti, di leggere innanzitutto questo articolo di Xavier Jacobelli.

Ed anche questo articolo qui

Dunque, atteniamoci alle certezze. Il regolamento del sorteggio è stato modificato in corsa per evitare la possibilità di un cattivo sorteggio alla Francia, che per la seconda volta consecutiva si è qualificata grazie a un arbitraggio alquanto amichevole (a dir poco). Per aiutare la Francia (ma sembrerebbe anche la Russia), una delle squadre europee doveva essere tolta dal mucchio delle squadre europee con un sorteggio a parte. Se, come si dice, il marchingegno è stato ideato per aiutare la Francia, questa squadra non poteva essere la Francia (né la Russia, se l’altra squadra da aiutare doveva essere proprio la Russia). E’ stata estratta l’Italia.

Il profilo twitter  @FraudeMundial14 ha riferito, prima del sorteggio, l’esatta composizione del girone dell’Argentina e anche che la squadra estratta tra le europee sarebbe stata l’Italia. Il medesimo profilo sostiene anche che è già stata decisa la squadra vincitrice del mondiale e che, se l’attuale vergognoso sistema taroccato non dovesse cessare, saranno costretti a rivelarne il nome.

E’ da un po’ di tempo che Blatter non convince sotto il profilo della trasparenza. Già in passato si è macchiato di episodi quantomeno discutibili. Ricordate, per esempio, in un sorteggio importante di qualche anno fa, la pallina presa dall’urna e poi rimessa dentro?

Hashtag twitter: #FifaFraude

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CASO BATTISTI: CHE NE SAI TU DI UN CAMPO DI GRANO?

Posted on 9 giugno 2011. Filed under: politica | Tag:, , , , |

Non voglio prendere sottogamba l’affaire Battisti e neppure scherzarci sopra, offenderei i parenti delle vittime uccise negli anni di piombo. Ma da perfetto ignorante ingenuo quale sono, vorrei capire alcune cose.

La prima: ma in Brasile, hanno letto gli atti dei processi svolti in Italia? Sono stati mandati? Perché se Battisti è stato condannato per quattro omicidi, diconsi quattro, immagino che le prove contro di lui siano state schiaccianti. Come può un altro Paese giudicare quelle stesse prove insufficienti e ritenere la medesima persona vittima di soprusi giudiziari?

Che da noi la giustizia faccia pena per lentezza è cosa nota, ma non credo di vivere in un Paese dove si faccia giustizia sommaria: anzi, credo che spesso ci sia un garantismo forse eccessivo. Possibile che il Brasile (sottolineo il Brasile) possa considerare l’Italia un paese dove vengono violati i diritti umani, al punto di ritenere meritevole di tutela una persona che da noi è stata giudicata pluriomicida?

Qualcosa mi sfugge.

In passato, abbiamo avuto qualche problemino anche con la Francia, ma non così grave. Poi è arrivato Sarkozy a rimettere le cose a posto…

A livello diplomatico, ritengo inevitabile una qualche forma di ritorsione.

Fossimo una superpotenza (non lo siamo) manderemmo uno 007 a fare fuori Battisti lì in Brasile oppure in qualsiasi altro posto del mondo. Non siamo una superpotenza e nel nostro DNA (ed anche nella nostra costituzione) non c’è il concetto della punizione come pena, ma semplicemente come “rieducazione”.

Sono curioso di vedere cosa farà il nostro governo. Temo niente.

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IL CINEMA ITALIANO SBANCA IL BOTTEGHINO (ITALIANO)

Posted on 5 febbraio 2011. Filed under: spettacoli | Tag:, , , , , , , , , |

Il fenomeno è cresciuto nel tempo, ma negli ultimi due anni (2010 e quello in corso) ha assunto e sta assumendo proporzioni veramente macroscopiche, e tutti ne parlano. E’ vero, i film di produzione italiana stanno tornando ad incassare moltissimo, ma è tutto oro quello che luccica? In base a quello che ho letto qua e là, vediamo di fare un po’ di analisi.

Innanzitutto possiamo osservare che il tipo di film che ha successo è quello comico. Non c’è un giallo, un horror o un poliziesco italiano che possa vantare un qualche successo (al punto che dubito che siano prodotti). Unica eccezione potrebbe essere il film su Vallanzasca di Michele Placido, che però è lontanissimo dai primi della classifica: Qualunquemente, Immaturi, e soprattutto Che bella giornata. Pur non trattandosi di capolavori, neanche lontanamente paragonabili al grande cinema italiano di una volta, sono comunque oltre una spanna superiori ai parti della famigerata cricca Vanzina: gli amanti dell’estetica "scoregge-rutti-volgarità varie" si troveranno spaesati. Siamo insomma sulla scia (più o meno) di Pieraccioni: si fa ridere, ma si rifugge dalla banalità vanziniana. E questa è la notizia buona.

La notizia cattiva è che non siamo di fronte, purtroppo, ad un cinema di qualità, ma all’ennesima variante della commedia all’italiana: ci prendiamo amabilmente in giro, e ridiamo di noi stessi. Ciò comporta che questi film non abbiano alcun respiro internazionale e nessun mercato all’infuori degli angusti confini nazionali. L’umorismo in queste pellicole è dato dalla sfumatura dialettale, dalla contrapposizione socioeconomica nord/sud, e via discorrendo: nulla che possa interessare lo spettatore europeo e/o internazionale. E’, insomma, un cinema provinciale così come provinciale è il nostro paese, destinato ad un pubblico provinciale (e dai gusti non particolarmente raffinati).

Fatti i doverosi distinguo, rimane una realtà: la fetta degli incassi dei film italiani, nelle nostre sale, è ben superiore al 50% del totale (siamo oltre il 60%) e la sua crescita è superiore al trend del mercato. Chissà che tra tanti prodotti appena sufficienti, non fiorisca qualche nuovo talento (ci sono rimasti solo Tornatore, Bertolucci e, parecchio più indietro, Salvatores).

Il resto se lo pappano i film americani. Quella americana è in effetti l’unica produzione (anche se spesso di basso profilo artistico) pensata sin dall’inizio per essere internazionale, distribuita e venduta in tutti i mercati possibili immaginabili. E ciò non accade solo in Italia: dappertutto c’è una produziona nazionale che non varca la soglia di casa. Di nuovo, in Italia, c’è il fatto incontestabile che la produzione italiana piace al pubblico, e incassa una montagna di soldi.

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SERBI DELLA GLEBA

Posted on 14 ottobre 2010. Filed under: sport | Tag:, , , , |

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Il protagonista assoluto di Italia – Serbia, la non-partita di Genova, si chiama Ivan Bogdanov, ed è tutto fuorché un eroe. Tutti abbiamo ancora in mente questo tizio corpulento che, con un passamontagna in testa per non farsi riconoscere, si è messo a cavalcioni su una struttura dello stadio tagliando reti di protezione e gesticolando in modo inconsulto. Spesse volte persone differenti osservando la stessa scena hanno una percezione diversa di ciò che accade: io ho avuto l’impressione che questo tizio fosse come un bambino su un cavallo a dondolo, altro che rappresentante di una minoranza politica. Sembrava fare il rodeo sopra una sbarra, una sorta di lapdance grossolanamente mascolina. Che poi gli altri serbi, perlomeno alcuni di loro, si siano divertiti a rompere paratie in vetro, lanciare fumogeni e divellere seggiolini, è un altro discorso. Lui, il bambinone bamboccione, dopo aver fatto il gradasso ha cercato di fuggire nascondendosi nel bagagliaio di un autobus, tra le valigie. Naturalmente la polizia lo ha trovato subito, anche perché il nostro intelligentone si è coperto il volto, ma ha mostrato in mondovisione tutto il proprio repertorio di tatuaggi, per cui identificarlo è stato facilissimo. Oggi leggo sulla stampa che il leone serbo si è trasformato in agnellino: macché messaggi politici, era solo ubriaco. Troppe birre, burp. L’Italia? L’Italia gli piace un casino, è un paese bellissimo, lui ama l’Italia… chissà se sarà dello stesso parere dopo aver provato il nostro carcere, se mai lo proverà. Insomma, un bamboccione vero, altro che quelli di Tommaso Padoa-Schioppa e Brunetta.

I media possono rendere personaggio anche un salsiccione di tal fatta, magari possono anche renderlo celebre. Non credo che finirà in galera, noi in Italia non teniamo dentro neanche gli assassini di bambini, figuriamoci se ospiteremo questo citrullo ubriacone. Penso però che, tornato in Serbia, risolta qualche piccola grana, il nostro possa diventare una star dei talkshow e persino fare pubblicità ai produttori di passamontagna, di tronchesi, ed aprire un negozio di fuochi artificiali che in prossimità del capodanno farà faville, in tutti i sensi.

Il nostro antieroe è un Fantozzi che fa l’operaio edile in un piccolo centro, senza contratto. Vive con la madre, è single (forse ora troverà moglie), ha perso il padre sei mesi fa. Difficile trovare altrettanta umile banalità.

QUI un articolo interessante sul quotidiano on line Blitz.

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IL RATTO DEI FRONTALIERI

Posted on 3 ottobre 2010. Filed under: politica, società | Tag:, , , , , , , , |

Parliamo allora di questa campagna della Svizzera italiana contro i lavoratori stranieri che ogni giorno valicano il confine rubando lavoro, almeno così sostengono gli ideatori del sito e dei manifesti, ai lavoratori locali. Paragonati ai ratti, la stampa italiana sta definendo con il termine choc questa serie di iniziative di cui, a dire il vero, si ignorano i mandanti. Che però, secondo me, non è difficile individuare in qualche testa di leghista oltre confine. Per la serie: c’è sempre qualcuno più a nord. Da un po’ di anni a questa parte non posso fare a meno di notare, con raccapriccio, come gli egoismi locali stiano prendendo il sopravvento, in tutto il mondo, sull’interesse comune. Spesso poi la convinzione di stare bene, e di avere tutto da temere da ciò che è estraneo, è una pura illusione frutto di incultura ed ignoranza.

Ma torniamo alla Svizzera. Definita la fogna del mondo nel best-seller italiano Io speriamo che me la cavo, deve la sua ricchezza alle entrate in danaro attirate dall’efficienza del sistema bancario ma soprattutto dal ferreo segreto sui titolari dei conti. Incazzati con Tremonti perché grazie allo scudo fiscale ha portato via un bel po’ di soldi dalle loro banche, evidentemente agli svizzeri vanno bene i nostri soldi ma non i nostri lavoratori.

Detto in altri termini: va bene che il ratt italiano guadagni, ma deve guadagnare in Italia e portare i soldi in Svizzera. Guai se succede il contrario, come ora sembra accadere: lavoratori che guadagnano in Svizzera (lavorando, è bene sottolinearlo) ed ogni giorno portano i soldi a casa, in Italia. E’ qui che gli Svizzeri, che hanno una faccia come il culo, trasecolano. Da quando il mondo è mondo, sono loro a ciucciarsi i soldi degli altri: che razza di sortilegio nefasto è mai questo?

Bene, concludo dicendo che queste sono lotte tra poveri e che non potranno avere altro risultato se non renderci tutti ancora un po’ più poveri. Il mondo non va avanti a furia di egoismi. Dover stringere la cinghia è dura, un pochettino dovranno farlo anche gli svizzeri.

Il ritorno di questi razzismi striscianti, di cui l’Europa è ormai piena, denota l’esistenza di una situazione di malessere che non si può ignorare, ma purtroppo denota anche mancanza di cultura e civiltà, assenza di soluzioni propositive e mancanza di una leadership in grado di affrontare i tempi moderni, non solo in Italia ma anche nel resto dei Paesi europei.

Dobbiamo a questo il successo dei movimenti politici legati non alle grandi idee ma alla meschinità del territorio, alla grettezza del particolarismo, sia pure camuffato sotto forma di federalismo. E non è un buon segno, vuol dire che stiamo vivendo un’epoca di regresso della civiltà.

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MANCA IL MANDOLINO, POI SIAMO COMPLETI

Posted on 2 ottobre 2010. Filed under: società | Tag:, , , , , , , , |

brambilla_capezzolo_ Avete un iPhone, il famoso smartphone della Apple? Allora potete provare l’ebbrezza di scaricare dall’AppStore, il sito ufficiale da cui si scaricano i programmi, What Country della sotware house Apalon, un programma che avrebbe la pretesa di sintetizzare in due parole e con poche immagini il “succo” di un intero Paese. Diciamo subito che l’applicazione in questione è una vera cazzata, del tutto inutile, per cui ne sconsiglio subito il pur ultra-economico acquisto (0,79 €).  Non si capisce bene se l’intento sia umoristico, oppure sia quello di rappresentare ogni Paese tramite gli stereotipi che ne contraddistinguono la percezione spesso distorta degli stranieri: fatto sta che non deve essere preso troppo sul serio, come avvertono gli stessi sviluppatori. Tuttavia, poiché l’Italia è identificata con le parole pizza, scooter, mafia e pasta, molti italiani si sono indignati e tra tutti anche il ministro Brambilla, che vediamo ritratta in uno dei suoi momenti migliori. Tra le foto c’è anche quella di una segnaletica stradale che avverte che un parcheggio è riservato alla mafia: poiché il cartello è scritto interamente in inglese, ci vuole poco per capire che non è autentico, ma forse gli sviluppatori della Apalon non sono così acuti. Un programma come questo, che non vale niente, che uno come lo acquista si pente di averlo fatto, non merita davvero tutta la pubblicità gratuita che i media italiani gli stanno facendo con risonanza anche sulla stampa estera. Chi se ne avvantaggia è la stessa Apalon che gode di una improvvisa quanto immeritata notorietà. Basta andare sul sito dell’azienda per trovare copia orgogliosa degli articoli apparsi sull’argomento, anche in italiano! Allora, mi chiedo, non era meglio non commentare in alcun modo? Ma davvero pensiamo che un programmino da quattro soldi, che fa cagare, possa nuocere al nome dell’Italia e danneggiarne l’immagine? Io penso proprio di no. Spesso un disinteresse superiore è la migliore risposta allo stereotipo: altrimenti si finisce col fare la figura di chi si indigna perché gli altri hanno colto nel segno, ma non vogliamo che se ne parli apertamente.

Invece la ministro Brambilla, sollecitata a farlo anche da altri parlamentari tra cui alcuni dell’opposizione, ha dato mandato all’Avvocatura di Stato di studiare la opportunità di sporgere querele internazionali contro la stupida software house Apalon. Opponendo alla stupidità altrettanta stupidità, se non di più.

UPGRADE DEL 17/10/2010: Mai titolo fu più profetico. La parola mafia è stata tolta ed al suo posto è stato inserito il mandolino.

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BERLUSCONI SUL PASSAPORTO LIBICO (della serie: il caldo dà alla testa)

Posted on 28 agosto 2010. Filed under: politica | Tag:, , , , |

Attaccato da più parti in casa, Berlusconi trova la sua rinvicita in Libia dove apparirà, in filigrana sui passaporti, mentre stringe la mano al dittatore Gheddafi. Il governo libico ha ufficialmente chiesto il permesso, che sembra sia stato graziosamente concesso.  Questo testimonia l’importanza interna che Gheddafi attribuisce alla comparsata che ha fatto in Italia: si sa che i dittatori fanno tutto ad uso e consumo del consenso interno al loro paese, anche correndo il rischio di pagliacciate internazionali. Immagino invece che Berlusconi non sia stato del tutto entusiasta dell’idea, ma come compromettere i buoni rapporti finalmente instaurati con un rifiuto iconografico? Così i cittadini libici potranno orgogliosamente esibire il trofeo (perché di questo si tratta) alle frontiere degli altri paesi.

Non so perché, ma questa notizia – che non so bene commentare – l’ho trovata irresistibilmente comica, degna di Gheddafi, direi, e forse anche di Berlusconi. Pur con le sacrosante differenze, si tratta di due personaggi che amano essere al centro dell’attenzione sempre, nel bene e nel male; entrambi cavalcano una tigre e sanno che quando il feroce animale si fermerà, rischieranno di esserne fagocitati. Entrambi sono sempre sotto i riflettori, entrambi non conoscono le mezze misure: amati / odiati, con o contro. Ad un livello puramente ideale sono due statuette che avrebbero potuto condividere una stessa nicchia nel santuario delle personalità esuberanti. Ed ora il passaporto libico farà da suggello a questa comunione.

Spero solo che Gheddafi, non nuovo a simili iniziative, non metta sotto l’immagine una qualche scritta che trasformi il gesto di pace e fraterna amicizia in qualcosa d’altro, irritante per i nostri colori. Non me ne meraviglierei. Spero che l’entourage di Berlusconi o chi per lui abbia messo i dovuti paletti, nel dare l’ok.

Ma, soprattutto, che non ci sia reciprocità: chi di noi italiani vorrebbe vedere l’effige di Gheddafi sul proprio passaporto?

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LIPPI, IL GRUPPO E LA LEADERSHIP STANCA

Posted on 25 giugno 2010. Filed under: sport | Tag:, , , , , |

L’eliminazione della nazionale di calcio dai mondiali si presta, al di là degli aspetti sportivi, ad un’analisi più profonda, perché secondo me è esemplificativa degli errori che si possono commettere quando si esercita la leadership su un gruppo (pensiamo a quante volte la parola “gruppo” è apparsa nelle interviste rilasciate da Lippi e dai giocatori e con quanta enfasi è stata condita).
Una premessa: Lippi è sicuramente un grande allenatore, ha vinto molto e di tutto. Io non voglio tanto muovere una critica alle scelte tecniche, anche se inevitabilmente dovrò farlo, sia pure da lontano, quanto illustrare come anche un leader bravo e capace possa cadere in trappole ben conosciute e facilmente individuabili. Certo è facile parlare con il senno di poi…
L’allenatore di una squadra, soprattutto un allenatore alla Lippi che punta tutto sulla forza intrinseca del gruppo e che quindi dovrebbe essere particolarmente attento alle dinamiche del cosiddetto “spogliatoio”, può essere inquadrato come il leader di un team cui è riconosciuta autorevolezza e competenza. Il leader deve essere rispettato ma non temuto e deve essere capace di organizzare le forze di cui dispone in modo da raggiungere gli obiettivi prefissati, consentendo ad ognuno dei suoi uomini di dare il meglio di sé. Per ottenere questo risultato ottimale, il leader deve essere un po’ psicologo, un po’ manager, un po’ figura paterna ed un po’ anche stronzo. Secondo voi, l’operato di Lippi può riconoscersi in questi tratti? Purtroppo no. Abbiamo visto giocatori impiegati fuori ruolo, scelte cervellotiche tipo inserire in squadra giocatori di copertura quando si doveva per forza vincere e quindi attaccare (Gattuso contro la Slovacchia), tenere ostinatamente fuori giocatori che invece erano più in forma degli altri (Quagliarella), sostituire un terzino quando il problema era in attacco (Criscito per Maggio). Più in generale, abbiamo visto un uomo incapace di rendersi conto del vero stato di salute fisico-psichico dei propri uomini. Perché un tecnico esperto e capace come Lippi non è stato sufficientemente lucido in modo da rilevare i limiti dei giocatori preferiti e quindi la inadeguatezza delle proprie scelte? Facile: a tradirlo è stata proprio la fiducia incondizionata nel gruppo. Con quegli uomini Lippi ha vinto ed era convinto di vincere ancora: con Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Iaquinta, Gattuso… Insomma i senatori della squadra, nella mente di Lippi le colonne portanti della sua nazionale, la spina dorsale della sua creatura. Peccato che questi vecchi gladiatori erano ormai logori e spompati, reduci da un campionato non all’altezza. Eppure, loro erano il gruppo o, meglio, ciò che rimaneva del gruppo originario: nella testa di Lippi, solida base su cui innestare forze nuove che avessero avuto le caratteristiche morali, umane e sportive per formare un gruppo nuovo.
Lippi non ha avuto la lucidità, la forza ed il coraggio di cambiare: penso a Montolivo, alla fine uno dei migliori, che non avrebbe mai giocato se non ci fosse stato l’infortunio di Pirlo; penso a Quagliarella, forse il più in forma ed il più efficace tra gli attaccanti, ostinatamente tenuto in panchina tranne i 15 minuti finali contro la Slovacchia, quando era ormai tutto perso. Penso a Pazzini, che non ha mai giocato.
Nella vita di tutti noi, prima o poi, soffia il vento (a volte tempestoso) del cambiamento, e spesso è un vento che ci fa paura; pensiamo di stare bene così come stiamo, pensiamo che cambiare costi fatica senza garanzia di risultati. Finamo così per convincerci che quello che abbiamo va bene, anzi benissimo, che 4 anni dopo i giocatori siano ancora gli stessi, abbano conservato intatte le proprie capacità fisiche e psichiche. Abbiamo disputato (male) un mondiale con atleti a fine carriera, reduci da un campionato in cui non sono stati protagonisti, senza mettere in campo quasi nessuno dei giovani che avrebbero potuto fare la differenza (un esempio su tutti: Balotelli, escluso insieme a Cassano perché non conforme allo spirito del gruppo e forse esplicitamente non voluto dal gruppo stesso).

Il cambiamento ogni tanto diventa necessario, nella vita privata come in quella pubblica, nello sport come in azienda, e bisogna saperlo cogliere quando si è leader, e viverlo come una nuova opportunità quando si è parte di un gruppo di lavoro. Non rendersi conto di ciò è tipico dei vecchi leader di successo, e Lippi si è comportato proprio come un vecchio leader, salvo poi stupirsi perché quegli stessi uomini che credeva di conoscere perfettamente e sui quali pensava di poter contare ciecamente, una volta sul campo di gioco apparivano pallide controfigure di quello che erano stati una volta.

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SORTEGGI MONDIALI DI CALCIO 2010

Posted on 4 dicembre 2009. Filed under: sport | Tag:, , , , |

Ecco il nostro girone: Italia, N. Zelanda, Paraguay e Slovacchia. Non mi sembra impossibile, ed è per questo che c’è da preoccuparsi: non siamo mai andati bene contro le squadre cosiddette “facili”. Sarà bene andare là con la mentalità di doversi conquistare tutto e non con la prosopopea di essere “campioni del mondo”. Spero che Lippi saprà tenere il gruppo motivato, teso e coeso. L’avversaria più tosta dovrebbe essere il Paraguay, contro cui esordiremo.

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