iPHONE 5C: QUANDO LA NOVITÀ È SEMPLICE FORMA

Posted on 26 settembre 2013. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , |

Apple ha presentato in pompa magna e con grande enfasi, come di consueto, oltre a iOS 7, due iPhone anziché uno. La novità però è tale solo a metà poiché l’iPhone 5C in realtà non è altro che il vecchio iPhone 5, uguale in tutto e per tutto tranne che nell’aspetto esteriore. Apple, che a livello di marketing non è seconda a nessuno, piuttosto che lasciare in vendita a un prezzo più basso il vecchio modello come ha sempre fatto in passato, ha pensato bene di dargli una veste diversa, colorata e giovanile in modo da differrenziarlo dal vero nuovo modello ma soprattutto, io credo, in modo da avere un costo di produzione inferiore in virtù dei materiali meno pregiati per la scocca esterna. Pur mantenendo un prezzo abbastanza elevato, aggiungo. Ora la questione è vedere se l’iPhone 5C venderà bene oppure no, perché è evidente a tutti che il nuovo iPhone è il 5S con l’hardware più potente, la genialata del lettore di impronte digitali incorporato nel tasto home e il lusso esteriore in tre colorazioni di cui una, quella champagne, forse volutamente introvabile.
Per quanto riguarda il lettore di impronte digitali, gli organi d’informazione hanno dato molta enfasi alla tecnica di bypass del sistema di sicurezza elaborata da alcuni hacker. Piuttosto che sminuirne la validità, a mio modo di vedere questa notizia ha confemato che quello implementato nell’iPhone 5S è un vero lettore e non un giocattolino. La tecnica utilizzata dagli hacker, infatti, è la medesima per ingannare i lettori di impronte digitali utilizzati in ambiti dove la sicurezza è ben più importante ed oltre al vostro iPhone il presunto spione dovrebbe avere a disposizione anche una foto ad alta risoluzione della vostra impronta, cosa abbastanza improbabile.

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PERCHE’ MICROSOFT SI COMPRA NOKIA?

Posted on 3 settembre 2013. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , , , , , , , , |

Dunque, la notizia “bomba” di oggi è che Microsoft si comprerà Nokia, non tutta la società ma solo la parte relativa ai telefoni cellulari. Subito si sono scatenati i sospetti sul ruolo che può aver avuto il CEO di Nokia Stephen Elop, ex dirigente Microsoft e (si dice) futuro successore di Ballmer alla Microsoft. Detto in altri termini: avrà fatto apposta a mettere in crisi Nokia per consentire a Microsoft di farne un boccone solo alla “modica” cifra di 5,44 miliardi di dollari? Da commenti letti in rete sembrerebbe infatti un affarone per Microsoft, basti penare che l’acquisizione di Skype era stata più onerosa. La verità secondo me è che gli azionisti Nokia non ne potevano più della divisione smartphone in perdita, né erano convinti della partnership strategica con Microsoft e il sistema operativo Windows Phone. Allora la casa di Redmond ha detto: va bene, smettetela di frignare, compro tutto io e faccio tutto da me!

A ben vedere Microsoft sta cercando di fare ciò che ha fatto Apple e ciò che sta facendo Google (che ha acquisito Motorola): vendere l’hardware, cioè i telefoni, con installato il proprio sistema operativo (che nel caso di Android-Google però è gratuito senza licenza) e creare così un ecosistema per vendere non più solo software ma anche hardware, musica, libri, film… tutto in formato digitale e possibilmente proprietario così da imprigionare l’utente il più possibile e costringerlo a spendere i propri soldi nel proprio ecosistema.

Nel caso di Apple (vedasi l’iPhone e le sue insopportabili limitazioni) il giochetto ha funzionato piuttosto bene, però si sa che per alcuni la mela morsicata non è un marchio, ma una fede cui credere ciecamente: il Mac è il miglior pc, l’iPad il miglior tablet, l’iPhone il miglior telefono, eccetera. Ma la Microsoft non è Apple. Le due aziende non potrebbero essere più diverse: Microsoft ha fatto i soldi vendendo software, Apple ha in realtà sempre venduto hardware. Microsoft non è una sorta di religione, non ha fanatici al seguito. A rompere un pochino le uova nel paniere ad Apple è Google, non Microsoft. Google ha un’idea chiarissima di cos’è e di dove vuole arrivare, Android gli serve per poterci installare le sue applicazioni chiave (GMail, GDrive, le mappe, il link al motore di ricerca, eccetera…) ed è per questo che viene concesso in licenza gratuita a chiunque ne faccia richiesta: più è ampia la base di installato, più Google ed il suo ecosistema net-centrico diventa importante ed efficace.

E Microsoft? Non mi sembra che abbia le idee altrettanto chiare quanto i suoi competitors. Cosa vuole fare (e diventare) la regina del desktop? E’ evidente che Microsoft teme la crisi del PC tradizionale e che sta cercando di espandersi in tutte le direzioni indicate dal mercato: la gente usa gli smartphone? E noi gliene diamo uno. Vuole i tablet? E noi gli diamo il tablet. E via discorrendo… Il tutto sa un po’ di rincorsa affannosa. Surface è stato un fallimento, Windows RT pure. Ma chi lo vuole un tablet con la versione monca e fin qui inutile di Windows 8? E perché tutta questa spasmodica attenzione all’interfaccia touch con Windows 8 che è e rimane un OS prevalentemente desktop mentre tutti sanno che allungare un braccio verso lo schermo di un desktop non è propriamente il modo migliore di interagire?

Secondo me Microsoft dovrebbe abbandonare Windows Phone e Windows RT e fare semplicemente… Windows. Un solo nome, un solo marchio, un sistema operativo unico che si installa intelligentemente su tutto l’hardware. Windows è stato sempre così, tradizionalmente è il suo punto di forza. Su un PC desktop non servono le “mattonelle”, su un tablet e uno smartphone potrebbero rivelarsi utili. La routine di installazione dovrebbe ottimizzarsi automaticamente secondo l’hardware.

Microsoft è sinonimo di software ma le ultime scelte progettuali e concettuali denotano una crisi di identità notevole. Siamo sicuri che mettersi a fabbricare telefoni sia la scelta giusta?

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PRESENTAZIONE LITURGICA DEL NUOVO IPHONE

Posted on 13 settembre 2012. Filed under: smartphone | Tag:, , , , , , , |

E siamo alla versione 5, mentre il sistema operativo è alla versione 6. Un pasticcio a livello di comunicazione che il maestro Jobs avrebbe probabilmente evitato (del resto l’ipad 3 non è stato chiamato, semplicemente, il nuovo ipad?). Ecco, potevano creare il nuovo iphone con iOS versione 6 e si sarebbe evitata questa confusione e cacofonia numerica. Ma veniamo al sodo.
Come sempre è stata posta grande enfasi su aspetti risibili e poco importanti: abbiamo più lunghezza in cambio di meno spessore, qualche grammo di meno di peso, una risoluzione strana dello schermo che ha la medesima larghezza del precedente però, udite udite!, grazie alla maggiore lunghezza si potranno leggere due righe in più di un’email e ci sarà più spazio per le iconcine in home screen. La fotocamera sembra identica alla precedente però ora le lenti sarebbero perfettamente allineate (prima non lo erano?) e ricoperte da un vetro migliore e più robusto. Meraviglia delle meraviglie, si possono fare foto panoramiche senza ricorrere ad app di terze parti. La fotocamera anteriore adesso è HD… E le cuffiette? Ora si chiamano earpod, il loro studio sarebbe durato tre anni per veicolare il suono direttamente nelle orecchie dei consumatori e questa straordinaria innovazione tecnologica costerà meno di tenta dollari: conoscendo la politica Apple dei prezzi, queste cuffie esoteriche (si fa per dire) avranno un valore di circa 9 euro.
Il nuovo iphone 5 sarà dotato di connessione dati veloce LTE, ma non è chiaro se tra le frequenze supportate ci saranno quelle italiane. C’è chi dice sì e chi dice no. Non si tratta in ogni caso di una caratteristica rivoluzionaria, tutti i prossimi terminali ne saranno dotati non appena gli operatori telefonici  saranno pronti.
Ma il processore A6 è a 2 o 4 core? E la RAM, quant’è la RAM? Apple non lo dice, però si dilunga a illustrare i canoni estetici che hanno ispirato il look. E a presentare il nuovo connettore, che si può infilare senza dover indovinare il verso giusto (questo è comodo). Ma non dovevano adottare tutti la mini/micro USB?
Comunque sia, aspetto di vedere e toccare con mano il nuovo oggetto. Probabilmente sarà piacevole al tatto e alla vista, perché Apple certe cose le cura in modo maniacale e le sa fare bene. Rimane però la sensazione negativa che l’iphone abbia intrapreso una strada conservativa piuttosto che innovativa e ciò suona come una resa di fronte all’esuberanza tecnologica del mondo Android.
Probabilmente i dati di vendita saranno entusiasmanti per quello che viene definito, in modo liturgico, il miglior iphone di sempre, ma la sensazione mia è che una parte di magia sia svanita  e che Apple in questa occasione  sia stata meno abile di altre volte a circondare di un’aura di sofisticatezza (e sofisticazione) il suo prodotto di punta.

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BOOM DEL CLOUD: CON LA TESTA TRA LE NUVOLE

Posted on 26 aprile 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , |

Un tempo con la testa tra le nuvole significava essere sbadati, poco concreti, portati a fantasticare, distratti. Adesso invece, in informatica, avere i dati sulle nuvole significa esattamente l’opposto: avere a disposizione i propri file sempre,  in qualunque momento, indipendentemente dal dispositivo con cui ci si connette in internet.
Aumentano quindi di giorno in giorno i fornitori di servizi cloud (che in inglese significa appunto nuvola) e se si pensa che ognuno di essi offre gratis alcuni giga di spazio, ecco che usandone più di uno contemporaneamente potremo usufruire della nostra nuvola personale senza spendere un euro (certo, andremo incontro ad una frammentazione dei nostri file, alcuni da una parte ed altri dall’altra, ma basterà un po’ di organizzazione: per esempio tutti i file di testo in una nuvola, i fogli Excel in un’altra, le immagini in un’altra ancora, e così via).
L’ultimo arrivato è Google Drive di cui si vociferava da tempo e che ora è diventato realtà. Offre 5 GB gratuiti, la sincronizzazione dei file tra tutti i nostri dispositivi e la possibilità nativa di aprire alcuni tipi di documenti senza doverli scaricare. Al momento in cui scrivo non ho ancora potuto testare la proposta di Google perché non mi è ancora consentito l’accesso. Infatti il mio dispositivo Android ha scaricato automaticamente l’app da Google Market, ma non è stato possibile fare la stessa cosa dal PC o dal Mac. Un aspetto positivo consiste nel fatto che, a quanto pare, Google Drive (che sostituisce di sana pianta Google Documents) avrà un’app dedicata per Mac, per Windows, per Linux e per iPhone (di Android vi ho già detto). E Windows Phone? Non so.

Comunque le alternative non mancano: i sistemi più famosi sono Dropbox (2 GB gratis), Fiabee, Box… e come dimenticare Windows Skydrive di Microsoft che offre gratis ben 25 GB di spazio (ultimamente ridotti a 7 per i nuovi utenti)? Skydrive però è solo un servizio basato sul web che non sincronizza automaticamente i contenuti. Per fare ciò Microsoft ha Live Mesh, 5GB, disponibile sia per Windows sia per Mac (niente Linux e dispositivi mobili!). La versione Mac però, debbo dire, dopo gli ultimi aggiornamenti del sistema operativo non funziona più. (AGGIORNAMENTO: adesso anche Skydrive ha un’app per Windows, Mac, iPhone/iPad, Windows Phone. Sembrerebbe niente Android e, ovviamente, niente Linux).

Leggermente differente è Evernote, che come dice il nome consente di salvare appunti per ritrovarseli belli e pronti sullo smartphone, sul Mac, sui PC, sull’iPhone, e persino su Linux grazie ad un programma open source compatibile.

Infine, senza avere la pretesa di essere esaustivo, vorrei citare Live Drive, un servizio sulla carta molto interessante che però ho abbandonato perché ha un bug nel salvataggio delle immagini in formato jpg, che non è mai stato risolto.

Salvare i propri documenti nelle nuvole ha indubbi vantaggi, ma anche svantaggi: senza connessione internet la nuvola è irraggiungibile ed anche la privacy potrebbe risentirne. In altre parole, bisogna avere fiducia nel gestore della nuvola.

Per concludere, ecco alcuni link:

Google Drive

Fiabee

Dropbox

Box

Livedrive

Skydrive

Live Mesh  (fa parte della suite gratuita Live Essential di Microsoft)

Evernote

NixNote (Evernote per Linux)

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CINNAMON: UN DESKTOP ALLA CANNELLA

Posted on 6 aprile 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , |

Odiate le nuove interfacce stile Windows 8 e Gnome 3, studiate per i tablet? State osservando con disgusto la transizione di Apple OSX verso iOS che trasformerà il vostro desktop o laptop in un gigantesco iPhone? Avete un bellissimo monitor ad altissima definizione e non capite perché sprecare tutto quello spazio con icone grosse quanto un uovo sodo? Ebbene, installate Linux Mint.

Ho già avuto modo di tessere le lodi di questa distribuzione, la cui popolarità cresce di giorno in giorno. Linux Mint non è solo un’ottima distribuzione, forse la migliore: è in assoluto un ottimo sistema operativo. Scordatevi le difficoltà che potreste incontrare con Linux. Alcune distribuzioni fanno a gara per essere ostiche: Linux Mint no. Funziona tutto, subito, basta veramente un minimo di conoscenza per usarlo. Nel mio sistema gestisco tranquillamente un vecchio scanner per cui non esistono driver nemmeno sotto Windows, una stampante di rete Dell per la quale non ci sono driver Linux, una seconda stampante di rete multifunzione con scanner della Canon: funziona tutto.

E veniamo al punto: sapete come vanno le cose, tutto si evolve e niente è immutabile. Il team di Gnome ha pensato bene di abbandonare l’amatissimo Gnome 2 per passare all’odiato Gnome 3; Ubuntu è invece passato all’odiatissimo Unity. In entrambi i casi abbiamo le consuete icone cicciotte da tablet, che si possono usare con le dita. Ma su un desktop fanno veramente schifo. Io sul desktop voglio lo spazio ben organizzato e non disegni enormi che sembrano fatti per i bambini.

Per fortuna c’è Linux Mint: male che vada, useremo lui. E funziona piuttosto bene. Ed è gratis. Non ci costa una lira.

Il bravissimo team di Linux Mint cura varie versioni: alcune sono derivate da Ubuntu, e vanno reinstallate ad ogni upgrade (ma sono molto meglio di Ubuntu). Una versione che invece non deve essere reinstallata ogni volta è la Mint Debian, che è una distribuzione rolling, ovvero per la quale vengono distribuiti gli upgrade via internet esattamente come accade per gli aggiornamenti di Windows. Ed è di questa (che uso regolarmente, anche ora che sto scrivendo) che voglio parlare.

Il team di Mint si è trovato di fronte all’adozione di Unity da parte di Ubuntu ed all’abbandono di Gnome 2, destinato in breve tempo a diventare un ambiente desktop obsoleto. Non convinti della bontà, almeno su un sistema desktop, delle nuove interfacce grafiche, ha adottato nell’ultimo upgrade distribuito via internet Mate, che è una specie di Gnome 2 redivivo, ma soprattutto Cinnamon (in italiano cannella). Cinnamon è un nuovo ambiente desktop realizzato dallo stesso team di Mint e… cosa dire, è bello. E quando dico bello, dico bello. Ci troviamo di fronte ad una sottile e minimale barra delle applicazioni posta in basso, là dove secondo me deve stare. Ma, se vogliamo, possiamo spostarla facilmente in alto (stile Mac) oppure averne due, una in alto ed una in basso.

Quella che vedete sopra è la mia installazione di Linux Mint Debian con Cinnamon. Naturalmente l’immagine di sfondo è l’elaborazione di una mia fotografia, ma vorrei attirare la vostra attenzione sul sontuoso menù.

Qui sotto, invece, ecco un dettaglio del pulsante in basso a sinistra, proprio quello che Microsoft vuole far sparire in Windows 8…

Cinnamon mi sembtra già completo e piuttosto stabile; inutile dire che in futuro migliorerà ancora. Spostando il cursore nell’angolo in alto a sinistra, apparirà una schermata stile compiz per scegliere lo spazio di lavoro (ma questa funzionalità può essere ampiamente personalizzata).

Questa sera, con qualche difficoltà perché i server erano sovraccarichi, sono passato da Gnome 2 (sempre nella perfetta interpretazione di Mint) a Cinnamon, senza dover reinstallare tutto e senza perdere nemmeno un programma. E con un bellissimo ambiente desktop nuovo di zecca, Cinnamon, che vi consiglio di provare.

Date una chance a Linux Mint, non ve ne pentirete…

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Samsung Galaxy Note: iOS contro Android

Posted on 2 gennaio 2012. Filed under: smartphone | Tag:, , , , , , , |

Questa è la recensione dello smartphone con lo schermo più largo tra quelli in commercio, il Samsung Galaxy Note, ma è anche una breve comparativa tra i due sistemi operativi per sistemi mobili più diffusi: iOS e Android. Come sempre, vorrei evitare le tabelle che elencano le caratteristiche tecniche, per le quali è sufficiente andare presso i siti dei produttori oppure leggere centinaia di articoli sui siti tecnologici specializzati. In questo mio blog amatoriale preferisco fare due chiacchiere tra amici con la certezza, però, che ciò che dico deriva dalla reale esperienza SamGalNotedi utilizzatore: infatti io recensisco esclusivamente oggetti che possiedo ed uso veramente.

Sono giunto al Galaxy Note provenendo da una gratificante esperienza con un iPhone 3GS, che possiedo tuttora aggiornato alla ultima release del sistema operativo e che penso di utilizzare come secondo telefono. C’è poco da dire: l’accoppiata hardware/software dell’iPhone è quanto di meglio si possa desiderare. La grafica è coerente, l’utilizzo è facile ed intuitivo, la stabilità eccellente, la qualità delle app installabili è (tranne rari casi) elevata, a costi quasi sempre ridicoli, se si esclude l’iPhone stesso. Le app, inoltre, sono rigorosamente controllate da Apple per cui non c’è rischio di malware o software scritti male. Il prezzo da pagare per tutto questo è un ambiente asettico, dove tutto è perfetto ma dove non è consentito fare nulla che non sia rigorosamente previsto, e ciò che è consentito fare lo si fa in un modo solo, come stabilito. Naturalmente c’è sempre la soluzione jailbreack, che però costringe ad una operazione radicale: trapiantare il SO con un altro, che non presenta le stesse garanzie di sicurezza. Vale la pena? Secondo me, no.

Android (la versione del Note è quella denominata Gingerbread; non è chiaro se l’ultima, Ice Cream, verrà adottata da Samsung) non fornisce le stesse certezze, ma lascia molta più libertà e consente anche di memorizzare i propri documenti in svariate cartelle, liberamente navigabili e direttamente riconducibili, perlopiù, ai programmi installati. Insomma, Android è molto più “informatico” di iOS mentre quest’ultimo è più “consumer”, sia pure nel senso buono del termine. Il market di Android è un po’ più incasinato rispetto all’App Store ed il rischio di incappare in applicazioni di scarsa qualità è molto più elevato, perché non c’è praticamente alcun controllo sul software pubblicato. Anche il market non è detto che debba essere per forza quello di Google: per esempio sul Note c’è anche il link per quello di Samsung.

Per il resto, l’utilizzo dei due sistemi è analogo ed è evidente che si fanno la guerra e si copiano. Non saprei dire quale sia meglio: dipende dai gusti. iPhone è una gabbia dorata  e dotata di ogni comfort, Android un puledro selvaggio che corre in una prateria. Il resto sono chiacchiere tra fanboy.

Sono più di uno i motivi per cui sono passato da iOS ad Android, nessuno importante per cui non credo di essere un esempio da seguire. Come prima cosa, il semplice fatto di cambiare è, per me, elemento decisivo di scelta. Inoltre il nuovo iPhone, il 4S, non mi è sembrato un passo in avanti particolarmente significativo. Infine, sentivo il desiderio di uno schermo più grande: sotto questo profilo è indubbio che l’iPhone sia rimasto un po’ indietro. Ed allora, alla ricerca di uno schermo grande, perché non prendere in esame lo smartphone con lo schermo più largo? Una cosa è certa: dopo poche ore di utilizzo del Galaxy Note, l’iPhone vi sembrerà incredibilmente piccolo.

A parte le dimensioni, a metà strada tra smartphone e tablet, c’è da dire che la qualità dello schermo del Samsung è elevatissima. Questa tecnologia Super Amoled è davvero meravigliosa: i colori sono brillanti, vivaci, piacevoli, il contrasto ottimo. Attenzione, non sto parlando di fedeltà cromatica e compagnia bella: dopotutto, chi se ne frega più di tanto in uno smartphone? Dico solo che all’occhio il display del Note fa proprio un gran bell’effetto, e ciò è sufficiente per renderne piacevole l’uso. Ciò non significa che i colori non siano riprodotti fedelmente: anzi, mi sembrano ok, ma non ho eseguito alcun controllo perché non la ritengo, in questa categoria di prodotti, una caratteristica importante.

Ma insomma, quanto è grande questo Samsung Note? Diciamolo subito, la prima volta che lo si vede e lo si prende in mano, appare veramente grosso. Dopo un po’ che lo si utilizza, il cervello comincia a pensare che non è il Note ad essere grande, sono gli altri ad essere piccoli. Questo perché le sue dimensioni, che secondo me sono state attentamente studiate a tavolino, consentono comunque di impugnarlo comodamente tra le dita di una mano e di tenerlo in tasca. Le donne ovviamente possono tenerlo senza alcuna difficoltà in una borsetta. Quindi è grande, sì, ma non eccessivamente, almeno secondo me.

La fluidità, trattandosi di un dispositivo touch, è importantissima e sotto questo aspetto il Note non delude, grazie anche al potente processore dual core da ben 1,4 Ghz di clock. La memoria poteva essere più abbondante: in dotazione ci sono “solo” 16 Giga, ma se possono aggiungere facilmente sino ad altri 32 su scheda microSD. Io ne ho aggiunti altri 16. Per inserire la memoria bisogna aprire l’apparecchio, togliere la batteria e finalmente accedere allo slot. E’ chiaro che si tratta di una espansione di memoria a tutti gli effetti, studiata per diventare parte integrante dello smartphone e restarci, non di un supporto removibile di memorizzazione. Per aprire il Note bisogna asportare il guscio posteriore facendo leva, con un’unghia, su una fessura che si trova in alto a destra. Una volta asportata, la copertura posteriore stupisce per la sua leggerezza e sottigliezza, ma una volta rimessa al suo posto torna a dare la stessa sensazione di solidità iniziale. Attenzione, bisogna controllare lungo tutto il bordo che ogni punto della copertura si sia perfettamente incastrato; se così non fosse, è sufficiente esercitare una leggera pressione. Sulla memoria si possono spostare le applicazioni installate, per liberare spazio in quella interna.

Il Samsung Galaxy Note è poco pesante (e questa è una sorpresa) ed è costruito molto bene: non ci sono scricchiolii, flessioni e/o deformazioni della scocca, neanche se lo si utilizza in modo poco attento.

Una cosa che l’iPhone non ha, ed invece il Note sì, è la radio FM incorporata. Si possono memorizzare fino a dodici stazioni preferite, ma le altre eventualmente sintonizzabili sono comunque facilmente raggiungibili: basta fare una scansione e le troveremo tutte elencate per frequenza (purtroppo non per nome, ed è strano poiché la radio è dotata di RDS). Per inciso, la scansione può salvaguardare le stazioni memorizzate come preferite, così grazie alla funzione RDS ce le possiamo ritrovare anche dopo esserci spostati. Insomma, non so se si è capito, ma la radio del Note mi è piaciuta (non so se è uguale in tutti i dispositivi Android oppure Samsung). Per poterla ascoltare è necessario inserire il cavo delle cuffie, che fa da antenna, ma anche con le cuffie inserite si può dirottare il suono verso l’altoparlantino incorporato, grazie ad una apposita voce di menù.

La fotocamera incorporata è da 8 MP e possiamo considerarla praticamente al top, parlando di smartphone (dovrebbe esserci un Nokia da 12 MP). Le immagini sono nitide, bilanciate e perfettamente esposte, il che non è poco considerato il target di riferimento, quello dello shooter occasionale e non evoluto. In dotazione c’è un programma di elaborazione delle immagini, oltre alla pletora di app scaricabili dallo store. Lo zoom è ovviamente solo digitale, con tutte le controindicazioni del caso che lo rendono di fatto inutilizzabile (almeno, a mio modo di vedere. Il discorso vale per tutti gli zoom digitali). Sulle foto scattate si possono inserire annotazioni con la penna, anzi la S-pen come viene chiamata da Samsung, il che è una cosa carina.

La S-pen è la caratteristica principale del Note, insieme all’ampiezza dello schermo. Sgombriamo subito il campo da un equivoco: lo smartphone è perfettamente utilizzabile con le sole dita, ed il pennino (che poi non è un semplice pennino) è un qualcosa di più, una feature aggiuntiva che entra in ballo quando occorre una precisione di tocco superiore, oppure per attivare funzioni particolari. Per esempio, tenendo premuta la S-pen per qualche istante sullo schermo con il tastino premuto (sì, a lato del pennino c’è un tasto), si cattura lo schermo. Operazione che sull’iPhone si effettua facilmente premendo contemporaneamente il tasto home ed il tasto on/off, ma che sui sistemi operativi Android non è altrettanto semplice. Ecco, con la S-pen si ovvia a questo problema, ma è solo un esempio. La penna si può usare anche come una penna vera e propria grazie ad un software che tramuta il Note in un blocnotes, un taccuino sempre pronto che si attiva facendo doppio tap con il pennino ed il tasto premuto. Si può scegliere il tipo di foglio, lo sfondo, il colore e lo spessore del tratto. Inoltre dall’appstore della Samsung si possono scaricare alcune app gratuite che si integrano perfettamente con la S-pen per disegnare.

Come telefono non c’è niente da dire, la sensibilità mi sembra ottima e la qualità del parlato è eccellente. All’inizio sembra strano portarsi all’orecchio una “tavoletta” così ampia, ma poi ci si accorge che è molto comoda e non ci si fa più caso.

La connessione wi-fi è buona, ma con il problema (comune del resto a Windows) che se si setta la connessione con gli IP fissi, c’è poi qualche problema di troppo nel connettersi ad una rete pubblica, oppure ad un’’altra rete privata, perché gli IP fissi rimangono tali anche se si cambia la connessione. Ciò non accade, invece, nell’iPhone. Nel mio caso me ne sono subito accorto perché a casa ho una rete con tutti gli IP fissi, mentre quando vai in giro è comodo avere l’impostazione settata su “automatico” in modo da consentire al nostro Note di dialogare con il router e farsi assegnare un IP dinamico. La soluzione è installare un piccolo programma gratuito che in base al nome della rete regola l’IP senza alcun intervento manuale da parte nostra: WiFi Statico, questo il suo nome, e passa la paura.

Come sempre nel caso di questi aggeggi, la durata della batteria dipende da quanto si giochicchia con il nostro amato dispositivo. Android presenta una schermata da cui si apprende che è lo schermo a consumare la maggior quantità di energia, e viste le sue dimensioni non era difficile immaginarlo. Posso dire, però, che la batteria dura abbastanza con un utilizzo medio (circa 8 ore, forse anche di più). A mio modo di vedere, l’autonomia è superiore nel Samsung rispetto all’iPhone. Anche il tempo di ricarica è notevolmente più lungo.

Il collegamento con il PC avviene tramite cavo oppure tramite wifi grazie all’applicativo Kies Air. Funziona così: si lancia l’applicativo sullo smartphone, poi si apre un browser e ci si collega all’indirizzo IP che viene mostrato sullo schermo del Note. Potremo scaricare i nostri documenti (foto, video e qualsiasi altra cosa) oppure uploadare ciò che vogliamo. Molto meglio del cervellotico, pesante ed elefantiaco iTunes.

Per concludere: il Samsung Galaxy Note è un bellissimo oggetto tecnologico, perfetto da tenere in mano. Un super-smartphone, un quasi tablet divertente da utilizzare. Non si sa ancora se Samsung fornirà, nel corso di quest’anno (2012), una versione aggiornata di Android per portare Ice Cream sul Note. Ma anche così, resta un gran bel “telefonino”, consigliato a chi non teme di andare un po’ oltre gli schemi.

UPDATE: Sembra proprio che il Samsung Galaxy Note riceverà molto presto un aggiornamento ufficiale ad Ice Cream Sandwich. Stando a quanto comunicato ufficialmente, l’aggiornamento dovrebbe essere disponibile nel primo trimestre di quest’anno (2012).

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IPHONE 4S, SAMSUNG NOTE, NEXUS PRIME: DUBBI ESISTENZIALI

Posted on 16 ottobre 2011. Filed under: smartphone | Tag:, , , , , , , , |

Naturalmente la frase dubbi esistenziali è scherzosa! Per quanto si possa essere appassionati di tecnologia e per quanto si possa vivere in simbiosi con il proprio smartphone, non è il caso di arrivare sino a questo punto. Per tutti coloro che sono in procinto (o stanno pensando a) cambiare il proprio smartphone, ecco una breve riflessione senza pretese sui modelli più chiacchierati del momento.

Il Nexus Prime di Google, prodotto da Samsung, non è stato ancora presentato per cui la forma ed anche il contenuto tecnologico sono sconosciuti. E’ comunque uno degli smartphone più attesi, per vari motivi. Innanzitutto come sistema operativo ci sarà la versione 4.0 di Android, nome in codice Ice Cream Sandwich, che dovrebbe consistere in un anello di congiunzione tra l’Android per i cellulari e l’Android per i tablet. Sembra infatti che dalle parti di Google si siano resi conto dell’assoluta necessità di far convergere i due mondi. Inoltre si dice che avrà una forma leggermente curva, così come curvo dovrebbe essere il display Super Amoled di 4,65". Il processore sarà molto potente, si parla di un dual core da 1,5 GHz (altrove si dice 1,2). La RAM sarà di 1 GB, la fotocamera posteriore avrà 8 megapixel, anche se altri fonti dicono che ne avrà 5 (2 quella anteriore). La presentazione di questo dispositivo è stata rimandata all’ultimo momento, ufficialmente per rispetto verso la scomparsa di Steve Jobs, ma si vocifera perché alcuni aspetti del sistema operativo erano ancora da mettere a punto. Anche se l’ufficialità manca, sarà comunque uno smartphone top class e non è saggio comprarne uno prima della sua presentazione, che dovrebbe avvenire tra pochissimo.

Che dire dell’ iPhone 4S? Moltissima gente è rimasta delusa: tutti si aspettavano il 5 ed un cambiamento di design che è rimasto, invece, praticamente lo stesso (solo il bottone del tasto mute è stato leggermente spostato. Quindi le custodie per il 4 non vanno bene per il 4S). Da una parte capisco le critiche, io stesso mi aspettavo qualcosa di più innovativo, però sarebbe riduttivo pensare che il 4S non rappresenti niente di nuovo. Intanto, sembra proprio che il processore A5 di Apple, un dual core (sembra da 1 GHz di clock), stando ai primi benchmark in rete, sia in grado di polverizzare la concorrenza (ma altri processori stanno per salire a bordo degli altri smartphone). Poi c’è il sensore da 8MP per le foto, in grado di riprendere video in full HD. Delude la RAM, che è di 512 mega. Buono iOS 5, che però gira tranquillamente anche su "vecchio" 3GS come il mio. Interessante l’assistente vocale SIRI, la novità più grossa, che però almeno all’inizio non funziona in italiano. Eccessiva l’enfasi posta su iCloud (le stesse funzioni possono essere svolte, da tempo, da molti altri software di terze parti: niente di così innovativo, quindi, anche se è comodo ritrovarsi automaticamente le foto scattate e gli appuntamenti sul Mac o sul PC, ed anche su tutti e due contemporaneamente!). Ma il punto forte di iPhone, secondo me, rimane il suo sistema operativo, ancora migliorato nella versione 5, perfettamente ottimizzato, facile da usare, potente e bello da vedersi.

Il prodotto più innovativo tuttavia, a mio parere, è il Galaxy Note di Samsung. Con il suo schermo Super Amoled HD da 5,3" è una via di mezzo tra un tablet ed uno smartphone. Grosso o piccolo, dipende da ciò con cui lo si mette a raffronto. Oltre ad essere, ovviamente, touch, ha anche una penna con cui si possono prendere appunti come su un bloc notes. Processore potente dual core da 1,4, GHz, fotocamera da 8 MP, monta Android 2.3. le caratteristiche hardware sono da urlo (1 giga di ram, 16 giga on board, espandibile con altri 32 giga tramite microSD), l’ergonomia da verificare. Chi l’ha provato in anteprima, però, dice che calza perfettamente nel palmo della mano. Certo, è un po’ grosso, ma il prodotto tenta molto, eccome se tenta.

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WINDOWS 8: MICROSOFT CHIUDE LE FINESTRE

Posted on 9 ottobre 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , |

Sembra proprio che la futura versione di Windows segnerà un cambiamento epocale nelle abitudini degli utenti desktop. Come ho avuto modo di dire in precedenti post, la tendenza attuale è quella di unificare le versioni del medesimo sistema operativo per tutti i dispositivi su cui dovrà girare. Un tempo il discorso era semplice: c’erano solo i desktop ed i portatili. Poi sono arrivati i pocket pc ed i palmari, e le cose hanno cominciato a complicarsi: per fare fronte alle nuove necessità, alla Microsoft pensarono bene di creare una versione ad hoc di Windows. Adesso la situazione complessiva è ancora più complessa: abbiamo gli smartphone, i tablet, i minitablet (si veda il recentissimo Samsung Note, metà smartphone e metà tablet), gli ultraportatili tipo i MacBook Air della Apple, ma che a brevissimo invaderanno il mercato come pc Windows, i netbook, i notebook, ed infine i desktop, nelle varianti tradizionale oppure all-in-one, con schermo touch. Ma al di là di questo elenco, la tendenza del momento è il collegamento internet in mobilità: quindi largo ai tablet ed agli smartphone e, di conseguenza, largo alle interfacce touch, azionabili in punta di dito (o di più dita, grazie alle gesture). A farla da padrona nei dispositivi mobili sono Apple, con iOS che gira solo su iPhone ed iPad, ed Android di Google. Insomma, un vero smacco per Microsoft, che almeno sino al momento attuale non vede decollare la propria piattaforma mobile, Windows Phone, che rimane relegata a minime quote di mercato.

Sviluppare tanti sistemi operativi diversi può essere controproducente, faticoso, costoso e può anche disorientare l’utente medio, che gradisce ritrovare l’interfaccia grafica cui è abituato in più dispositivi (almeno, questo è ciò che pensano i produttori). Così il futuro Windows avrà il medesimo look sia sul mobile che sui desktop; la stessa cosa sta facendo Apple. Non proprio sistemi operativi uguali, ma con molto in comune tra le versioni mobili e fisse, sempre più convergenti.

Ciò comporta che tutto (icone, pulsanti, menù, link…) debba potersi azionare comodamente anche in punta di dito, oltre che con il mouse. Ecco perché, nonostante la potenza grafica delle moderne schede video e l’elevata risoluzione degli schermi desktop, la grafica dei futuri sistemi operativi si preannuncia più grossolana (almeno ai miei occhi).

Microsoft la pensa esattamente come tutti gli altri: la padrona incontrastata dei desktop è talmente preoccupata di perdere quote di mercato a causa dell’esplosione dei dispositivi mobili, che sembra aver avuto in mente solo questi ultimi nel progettare la prossima versione del celebre sistema operativo. Ed ecco la novità più grossa: a meno di ripensamenti, verrà abbandonato il menù start (il pulsante ci sarà ancora, ma solo per tornare all’interfaccia metro) ed addio alla metafora della scrivania con le finestre. Le applicazioni gireranno a schermo intero, senza i bordi delle finestre, e la nuova interfaccia metro ne sarà totalmente priva. Rimarranno, forse solo per spostare o copiare i file da una cartella all’altra, non è ben chiaro. Ho scaricato la pre-beta che è ancora piuttosto primitiva, come dice il nome stesso, ma non ho ancora avuto tempo di esaminarla a fondo. Se sarà necessario, tornerò sull’argomento.

Così come è ora, la nuova interfaccia metro non scatena i miei entusiasmi, ma prima di dare un giudizio è saggio attendere la versione finale. Io non credo che i tablet siano il futuro del personal computing: si possono usare con una mano sola (l’altra è impegnata a sorreggere il dispositivo), non hanno una base su cui poggiare,  e dopo un po’ pesano; inoltre costano troppo per dare in cambio molto poco: poca memoria, soprattutto.

L’interfaccia a finestre nel nuovo Windows passerà talmente in secondo piano da far pensare a qualcuno che lo storico nome, Windows appunto, verrà abbandonato. Sarebbe un suicidio a livello di marketing, secondo me.

Staremo a vedere!

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WINDOWS 8, iOS 5, apple & Microsoft… la convergenza tra PC e dispositivi mobili

Posted on 17 settembre 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

Windows ha presentato l’anteprima del nuovo Windows 8, che vedremo probabilmente nel 2013 (al massimo, credo, a fine 2012). La novità più eclatante consiste nella nuova interfaccia denominata Metro che porterà sui PC desktop e sui notebook la grafica a piastrelle già vista su Windows Phone 7, il sistema operativo per smartphone di Microsoft. Questa interfaccia è studiata espressamente per i dispositivi touch, per cui Windows 8 potrà passare istantaneamente al “solito” desktop cui siamo abituati e che, a quanto sembra, sarà identico a quello di Seven.

Nel frattempo Apple, con l’ultimo aggiornamento del proprio sistema operativo per i propri computer, ha introdotto sul desktop, anche lei, alcune schermate identiche a ciò che possiamo trovare sugli iPhone e gli iPad, insieme ad alcune gesture che permettono di sfogliare le schermate come fossero pagine. Tra poco uscirà iOS5 per iPhone e iPad, e la sensazione è che la convergenza tra i due sistemi operativi di casa Apple sia destinata a continuare.

Apparentemente, dunque, Microsoft e Apple stanno andando nella stessa direzione: portare la grafica ed il modo di usare i dispositivi mobili, che sono sempre più usati, anche sul desktop. Eppure, secondo me, ci sono grosse differenze.

Lo scopo di Apple è facile intuirlo: attrarre ai propri computer anche la clientela di iPhone, iPad eccetera (in quell’eccetera metto ciò che ancora non c’è, ma che potrebbe arrivare). Infatti ad usare OS X, il sistema operativo dei Mac, è una minoranza di utenti, mentre iOS (il sistema operativo di iPhone) ha una diffusione di gran lunga maggiore rispetto a Windows Phone, e se la batte con Android che, però, ha il vantaggio di essere adottato su un gran numero di dispositivi. Quindi, Apple vuole portare i clienti di iOS a sentirsi a casa propria anche sui Mac, sperando di incrementare le vendite di questi ultimi.

Invece Microsoft, che spadroneggia sui desktop ma arranca sul mobile, inserendo l’interfaccia di Windows Phone in Windows 8 spera che gli utenti desktop, imparando a conoscere e, si spera, apprezzare la nuova interfaccia metro, si convincano ad acquistare gli smartphone che adotteranno Windows Phone. In pratica, il contrario di Apple: portare i clienti desktop sul mobile.

Due operazioni di marketing uguali ma diverse, quindi, da parte di questi due colossi dell’informatica.

In mezzo ci stanno gli utenti che, probabilmente, non sapranno che farsene di interfacce touch su un desktop.

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NOKIA BUTTA A MARE SYMBIAN E PASSA A WINDOWS PHONE

Posted on 11 febbraio 2011. Filed under: smartphone | Tag:, , , , , , , , , , |

Un tempo i telefonini Nokia erano il massimo: io stesso ne ho avuti più di uno e per diverso tempo sono stato fedele a questo marchio che, negli ultimi tempi, ha perso notevolmente smalto. Sembra che in Europa le vendite vadano ancora bene, ma in prospettiva futura… diciamo la verità: chi ha assaporato un iPhone, o uno dei tanti smartphone con Android, tornerebbe ad acquistare un Nokia? La risposta è un grosso no nel novanta per cento dei casi.

Forte di una tecnologia a quel tempo superiore (l’hardware dei Nokia è tutt’ora ottimo, così come ottima è la qualità costruttiva), l’azienda finlandese decise qualche anno fa di acquisire la proprietà di Symbian, società sviluppatrice dell’omonimo sistema operativo, le cui quote sino a quel momento erano possedute da più compagnie, telefoniche e non. Il motivo di questa acquisizione era semplice (e condivisibile): Nokia pensò che non era possibile continuare a primeggiare nel settore senza avere un controllo assoluto sul software ed in particolare su quel particolare software che governa i terminali mobili, cioè il sistema operativo. Purtroppo le cose sono andate in modo molto diverso: l’enorme successo di Android, sviluppato da Google ma liberamente utilizzabile da qualsiasi produttore senza royalties, l’avanzata inarrestabile di iOS di Apple grazie ad iPhone ed iPad, il tentativo di resurrezione di Microsoft con il nuovissimo Windows Phone, hanno ristretto il campo a possibili alternative e Symbian, che non era nato per una interfaccia touch (che contraddistingue i sistemi ora di maggior successo), nel tentare di stare al passo coi tempi ha mostrato il fiato corto. La stessa Nokia si è intestardita a cercare altri sistemi operativi (MeeGo) prima di ammettere il fallimento di questa sua strategia. Di pochi giorni fa l’annuncio di una partnership con Microsoft per l’adozione di Windows Phone sui propri dispositivi.

L’accordo farà comodo ad entrambe le società, perché entrambe sono rimaste indietro nello sviluppo di prodotti per dispositivi mobili, settore che sta avendo sempre più successo e quindi estremamente importante anche in chiave futura.

Certo rimane l’incognita di vedere se questo sposalizio  avrà successo: nel campo degli smartphone, ora come ora nessuno dei due cavalli è vincente.

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