SISTEMI OPERATIVI GRATIS…

Posted on 23 ottobre 2013. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

No, non sto parlando di Linux che salvo rare eccezioni è sempre gratuito, ma di OSX e Windows. L’ultima versione del sistema operativo dei Mac, nome in codice Mavericks, Apple la dà
gratis, così come gratis è l’upgrade offerto da Microsoft per passare da Windows 8 a Windows 8.1. (Daccordo, per chi non ha già una versione precedente di Windows la 8.1 si paga, ma qui sto parlando di una tendenza). I nuovi e giovani utenti di soli tablet e smartphone penseranno sconcertati: e allora? Che novità è? Quando mai si è pagato iOS oppure Android o persino Windows Phone?
Insieme a Mavericks Apple regala persino un’intera suite di applicazioni per fare un po’ di tutto; Microsoft ancora non regala Office, anzi sì: lo regala con Windows RT e con Windows Phone per dare slancio alle vendite scarse di questi due prodotti, che finiranno col diventare un prodotto solo (del resto iOS non è unico per telefoni e tablet?), ma si vocifera che in futuro Office sarà già incluso in Windows e quindi non dovrà essere più pagato a parte.
Cosa si nasconde dietro questa apparente messe di regalìe?
Facile: la vendita dell’hardware. Il pubblico paga malvolentieri un software, mentre è meglio disposto nei confronti dell’hardware. Oggi i soldi si fanno vendendo computer, tablet, smartphone eccetera.
E poi si fanno creando attorno all’hardware un ecosistema di store per la vendita di app e contenuti, nonché di servizi creati ad hoc (cloud… ).
È il modello di business di Apple, in parte di Google ed ora anche Microsoft si sta trasformando da software house pura in un venditore di hardware, contenuti e servizi.

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PRESENTAZIONE LITURGICA DEL NUOVO IPHONE

Posted on 13 settembre 2012. Filed under: smartphone | Tag:, , , , , , , |

E siamo alla versione 5, mentre il sistema operativo è alla versione 6. Un pasticcio a livello di comunicazione che il maestro Jobs avrebbe probabilmente evitato (del resto l’ipad 3 non è stato chiamato, semplicemente, il nuovo ipad?). Ecco, potevano creare il nuovo iphone con iOS versione 6 e si sarebbe evitata questa confusione e cacofonia numerica. Ma veniamo al sodo.
Come sempre è stata posta grande enfasi su aspetti risibili e poco importanti: abbiamo più lunghezza in cambio di meno spessore, qualche grammo di meno di peso, una risoluzione strana dello schermo che ha la medesima larghezza del precedente però, udite udite!, grazie alla maggiore lunghezza si potranno leggere due righe in più di un’email e ci sarà più spazio per le iconcine in home screen. La fotocamera sembra identica alla precedente però ora le lenti sarebbero perfettamente allineate (prima non lo erano?) e ricoperte da un vetro migliore e più robusto. Meraviglia delle meraviglie, si possono fare foto panoramiche senza ricorrere ad app di terze parti. La fotocamera anteriore adesso è HD… E le cuffiette? Ora si chiamano earpod, il loro studio sarebbe durato tre anni per veicolare il suono direttamente nelle orecchie dei consumatori e questa straordinaria innovazione tecnologica costerà meno di tenta dollari: conoscendo la politica Apple dei prezzi, queste cuffie esoteriche (si fa per dire) avranno un valore di circa 9 euro.
Il nuovo iphone 5 sarà dotato di connessione dati veloce LTE, ma non è chiaro se tra le frequenze supportate ci saranno quelle italiane. C’è chi dice sì e chi dice no. Non si tratta in ogni caso di una caratteristica rivoluzionaria, tutti i prossimi terminali ne saranno dotati non appena gli operatori telefonici  saranno pronti.
Ma il processore A6 è a 2 o 4 core? E la RAM, quant’è la RAM? Apple non lo dice, però si dilunga a illustrare i canoni estetici che hanno ispirato il look. E a presentare il nuovo connettore, che si può infilare senza dover indovinare il verso giusto (questo è comodo). Ma non dovevano adottare tutti la mini/micro USB?
Comunque sia, aspetto di vedere e toccare con mano il nuovo oggetto. Probabilmente sarà piacevole al tatto e alla vista, perché Apple certe cose le cura in modo maniacale e le sa fare bene. Rimane però la sensazione negativa che l’iphone abbia intrapreso una strada conservativa piuttosto che innovativa e ciò suona come una resa di fronte all’esuberanza tecnologica del mondo Android.
Probabilmente i dati di vendita saranno entusiasmanti per quello che viene definito, in modo liturgico, il miglior iphone di sempre, ma la sensazione mia è che una parte di magia sia svanita  e che Apple in questa occasione  sia stata meno abile di altre volte a circondare di un’aura di sofisticatezza (e sofisticazione) il suo prodotto di punta.

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APPLE VS. SAMSUNG: L’AUTO CON LE RUOTE QUADRATE

Posted on 27 agosto 2012. Filed under: economia, informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , |

La sentenza della causa Apple vs Samsung, che ha condannato la casa coreana a pagare un miliardo di dollari di risarcimento per violazione di brevetti detenuti dalla “mela”, si presta ad alcune considerazioni.
La prima: com’è veloce la giustizia americana. Una causa di simile complessità, in Italia, sarebbe durata almeno una decina di anni. Il giudice USA è arrivato a minacciare pesanti sanzioni ai due contendenti se non avessero ridotto la documentazione da esaminare (ritenuta ridondante) ed il numero di testimoni (ritenuti eccessivi). Per noi italiani, roba da fantascienza.
La seconda: ormai in USA si brevetta di tutto e di più. Si accettano, secondo me, brevetti con troppa facilità su aspetti marginali e secondari, tipo una “gesture” (ovvero un movimento con una o più dita sullo schermo sensibile al tocco) oppure il meccanismo software di sblocco dello schermo.
La terza: che succede ora? Quali saranno le conseguenze per i consumatori ed il mercato? Premesso che Samsung ricorrerà in appello, per cui l’attuale sentenza potrebbe essere riformata in un senso o nell’altro, anche in peggio (o in meglio, dipende dai punti di vista), sicuramente non vedo vantaggi tali da promuovere o favorire l’innovazione. Anzi, tutto il contrario. Lo scopo più o meno dichiarato di Apple è quello di avere una sorta di monopolio nel settore degli smartphone ed una simile sentenza, che ha ritenuto validi i brevetti, la incoraggerà a promuovere altre cause nei confronti di altri soggetti. Credo, insomma, che Samsung sia solo l’inizio e che il vero obiettivo sia Android, inteso come sistema. Obiettivo difficile, perché Android, sviluppato da un colosso come Google, è praticamente gratuito.
Mi chiedo, per esempio, cosa sarebbe successo se il primo fabbricante di autovetture (forse Ford?) avesse potuto brevettare la forma rotonda delle ruote, quella cilindrica dei cilindri, la “gesture” di ruotare il volante per sterzare, eccetera eccetera. Penso che l’Industria automobilistica non si sarebbe sviluppata come invece è avvenuto. Nessuno è stato costretto a realizzare una (improbabile) auto con le ruote quadrate e pulsanti o leve al posto del volante.
Cosa succederà ora? Staremo a vedere. Certo Samsung, che non è un’aziendina da quattro soldi ma un colosso, poteva anche prestare un po’ più di attenzione. Insomma, se vuoi operare in un paese devi rispettarne le leggi e se gli USA permettono di brevettare anche il modo di scaccolarsi il naso, ne devi tenere conto, ti piaccia o non ti piaccia.

UPDATE: interessanti considerazioni possono essere lette in questo articolo.

Update del 3/09/2012: una analoga causa in Giappone è stata invece vinta da Samsung contro Apple. A dimostrazione di come sia incerta la questione brevetti.

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Samsung Galaxy Note: iOS contro Android

Posted on 2 gennaio 2012. Filed under: smartphone | Tag:, , , , , , , |

Questa è la recensione dello smartphone con lo schermo più largo tra quelli in commercio, il Samsung Galaxy Note, ma è anche una breve comparativa tra i due sistemi operativi per sistemi mobili più diffusi: iOS e Android. Come sempre, vorrei evitare le tabelle che elencano le caratteristiche tecniche, per le quali è sufficiente andare presso i siti dei produttori oppure leggere centinaia di articoli sui siti tecnologici specializzati. In questo mio blog amatoriale preferisco fare due chiacchiere tra amici con la certezza, però, che ciò che dico deriva dalla reale esperienza SamGalNotedi utilizzatore: infatti io recensisco esclusivamente oggetti che possiedo ed uso veramente.

Sono giunto al Galaxy Note provenendo da una gratificante esperienza con un iPhone 3GS, che possiedo tuttora aggiornato alla ultima release del sistema operativo e che penso di utilizzare come secondo telefono. C’è poco da dire: l’accoppiata hardware/software dell’iPhone è quanto di meglio si possa desiderare. La grafica è coerente, l’utilizzo è facile ed intuitivo, la stabilità eccellente, la qualità delle app installabili è (tranne rari casi) elevata, a costi quasi sempre ridicoli, se si esclude l’iPhone stesso. Le app, inoltre, sono rigorosamente controllate da Apple per cui non c’è rischio di malware o software scritti male. Il prezzo da pagare per tutto questo è un ambiente asettico, dove tutto è perfetto ma dove non è consentito fare nulla che non sia rigorosamente previsto, e ciò che è consentito fare lo si fa in un modo solo, come stabilito. Naturalmente c’è sempre la soluzione jailbreack, che però costringe ad una operazione radicale: trapiantare il SO con un altro, che non presenta le stesse garanzie di sicurezza. Vale la pena? Secondo me, no.

Android (la versione del Note è quella denominata Gingerbread; non è chiaro se l’ultima, Ice Cream, verrà adottata da Samsung) non fornisce le stesse certezze, ma lascia molta più libertà e consente anche di memorizzare i propri documenti in svariate cartelle, liberamente navigabili e direttamente riconducibili, perlopiù, ai programmi installati. Insomma, Android è molto più “informatico” di iOS mentre quest’ultimo è più “consumer”, sia pure nel senso buono del termine. Il market di Android è un po’ più incasinato rispetto all’App Store ed il rischio di incappare in applicazioni di scarsa qualità è molto più elevato, perché non c’è praticamente alcun controllo sul software pubblicato. Anche il market non è detto che debba essere per forza quello di Google: per esempio sul Note c’è anche il link per quello di Samsung.

Per il resto, l’utilizzo dei due sistemi è analogo ed è evidente che si fanno la guerra e si copiano. Non saprei dire quale sia meglio: dipende dai gusti. iPhone è una gabbia dorata  e dotata di ogni comfort, Android un puledro selvaggio che corre in una prateria. Il resto sono chiacchiere tra fanboy.

Sono più di uno i motivi per cui sono passato da iOS ad Android, nessuno importante per cui non credo di essere un esempio da seguire. Come prima cosa, il semplice fatto di cambiare è, per me, elemento decisivo di scelta. Inoltre il nuovo iPhone, il 4S, non mi è sembrato un passo in avanti particolarmente significativo. Infine, sentivo il desiderio di uno schermo più grande: sotto questo profilo è indubbio che l’iPhone sia rimasto un po’ indietro. Ed allora, alla ricerca di uno schermo grande, perché non prendere in esame lo smartphone con lo schermo più largo? Una cosa è certa: dopo poche ore di utilizzo del Galaxy Note, l’iPhone vi sembrerà incredibilmente piccolo.

A parte le dimensioni, a metà strada tra smartphone e tablet, c’è da dire che la qualità dello schermo del Samsung è elevatissima. Questa tecnologia Super Amoled è davvero meravigliosa: i colori sono brillanti, vivaci, piacevoli, il contrasto ottimo. Attenzione, non sto parlando di fedeltà cromatica e compagnia bella: dopotutto, chi se ne frega più di tanto in uno smartphone? Dico solo che all’occhio il display del Note fa proprio un gran bell’effetto, e ciò è sufficiente per renderne piacevole l’uso. Ciò non significa che i colori non siano riprodotti fedelmente: anzi, mi sembrano ok, ma non ho eseguito alcun controllo perché non la ritengo, in questa categoria di prodotti, una caratteristica importante.

Ma insomma, quanto è grande questo Samsung Note? Diciamolo subito, la prima volta che lo si vede e lo si prende in mano, appare veramente grosso. Dopo un po’ che lo si utilizza, il cervello comincia a pensare che non è il Note ad essere grande, sono gli altri ad essere piccoli. Questo perché le sue dimensioni, che secondo me sono state attentamente studiate a tavolino, consentono comunque di impugnarlo comodamente tra le dita di una mano e di tenerlo in tasca. Le donne ovviamente possono tenerlo senza alcuna difficoltà in una borsetta. Quindi è grande, sì, ma non eccessivamente, almeno secondo me.

La fluidità, trattandosi di un dispositivo touch, è importantissima e sotto questo aspetto il Note non delude, grazie anche al potente processore dual core da ben 1,4 Ghz di clock. La memoria poteva essere più abbondante: in dotazione ci sono “solo” 16 Giga, ma se possono aggiungere facilmente sino ad altri 32 su scheda microSD. Io ne ho aggiunti altri 16. Per inserire la memoria bisogna aprire l’apparecchio, togliere la batteria e finalmente accedere allo slot. E’ chiaro che si tratta di una espansione di memoria a tutti gli effetti, studiata per diventare parte integrante dello smartphone e restarci, non di un supporto removibile di memorizzazione. Per aprire il Note bisogna asportare il guscio posteriore facendo leva, con un’unghia, su una fessura che si trova in alto a destra. Una volta asportata, la copertura posteriore stupisce per la sua leggerezza e sottigliezza, ma una volta rimessa al suo posto torna a dare la stessa sensazione di solidità iniziale. Attenzione, bisogna controllare lungo tutto il bordo che ogni punto della copertura si sia perfettamente incastrato; se così non fosse, è sufficiente esercitare una leggera pressione. Sulla memoria si possono spostare le applicazioni installate, per liberare spazio in quella interna.

Il Samsung Galaxy Note è poco pesante (e questa è una sorpresa) ed è costruito molto bene: non ci sono scricchiolii, flessioni e/o deformazioni della scocca, neanche se lo si utilizza in modo poco attento.

Una cosa che l’iPhone non ha, ed invece il Note sì, è la radio FM incorporata. Si possono memorizzare fino a dodici stazioni preferite, ma le altre eventualmente sintonizzabili sono comunque facilmente raggiungibili: basta fare una scansione e le troveremo tutte elencate per frequenza (purtroppo non per nome, ed è strano poiché la radio è dotata di RDS). Per inciso, la scansione può salvaguardare le stazioni memorizzate come preferite, così grazie alla funzione RDS ce le possiamo ritrovare anche dopo esserci spostati. Insomma, non so se si è capito, ma la radio del Note mi è piaciuta (non so se è uguale in tutti i dispositivi Android oppure Samsung). Per poterla ascoltare è necessario inserire il cavo delle cuffie, che fa da antenna, ma anche con le cuffie inserite si può dirottare il suono verso l’altoparlantino incorporato, grazie ad una apposita voce di menù.

La fotocamera incorporata è da 8 MP e possiamo considerarla praticamente al top, parlando di smartphone (dovrebbe esserci un Nokia da 12 MP). Le immagini sono nitide, bilanciate e perfettamente esposte, il che non è poco considerato il target di riferimento, quello dello shooter occasionale e non evoluto. In dotazione c’è un programma di elaborazione delle immagini, oltre alla pletora di app scaricabili dallo store. Lo zoom è ovviamente solo digitale, con tutte le controindicazioni del caso che lo rendono di fatto inutilizzabile (almeno, a mio modo di vedere. Il discorso vale per tutti gli zoom digitali). Sulle foto scattate si possono inserire annotazioni con la penna, anzi la S-pen come viene chiamata da Samsung, il che è una cosa carina.

La S-pen è la caratteristica principale del Note, insieme all’ampiezza dello schermo. Sgombriamo subito il campo da un equivoco: lo smartphone è perfettamente utilizzabile con le sole dita, ed il pennino (che poi non è un semplice pennino) è un qualcosa di più, una feature aggiuntiva che entra in ballo quando occorre una precisione di tocco superiore, oppure per attivare funzioni particolari. Per esempio, tenendo premuta la S-pen per qualche istante sullo schermo con il tastino premuto (sì, a lato del pennino c’è un tasto), si cattura lo schermo. Operazione che sull’iPhone si effettua facilmente premendo contemporaneamente il tasto home ed il tasto on/off, ma che sui sistemi operativi Android non è altrettanto semplice. Ecco, con la S-pen si ovvia a questo problema, ma è solo un esempio. La penna si può usare anche come una penna vera e propria grazie ad un software che tramuta il Note in un blocnotes, un taccuino sempre pronto che si attiva facendo doppio tap con il pennino ed il tasto premuto. Si può scegliere il tipo di foglio, lo sfondo, il colore e lo spessore del tratto. Inoltre dall’appstore della Samsung si possono scaricare alcune app gratuite che si integrano perfettamente con la S-pen per disegnare.

Come telefono non c’è niente da dire, la sensibilità mi sembra ottima e la qualità del parlato è eccellente. All’inizio sembra strano portarsi all’orecchio una “tavoletta” così ampia, ma poi ci si accorge che è molto comoda e non ci si fa più caso.

La connessione wi-fi è buona, ma con il problema (comune del resto a Windows) che se si setta la connessione con gli IP fissi, c’è poi qualche problema di troppo nel connettersi ad una rete pubblica, oppure ad un’’altra rete privata, perché gli IP fissi rimangono tali anche se si cambia la connessione. Ciò non accade, invece, nell’iPhone. Nel mio caso me ne sono subito accorto perché a casa ho una rete con tutti gli IP fissi, mentre quando vai in giro è comodo avere l’impostazione settata su “automatico” in modo da consentire al nostro Note di dialogare con il router e farsi assegnare un IP dinamico. La soluzione è installare un piccolo programma gratuito che in base al nome della rete regola l’IP senza alcun intervento manuale da parte nostra: WiFi Statico, questo il suo nome, e passa la paura.

Come sempre nel caso di questi aggeggi, la durata della batteria dipende da quanto si giochicchia con il nostro amato dispositivo. Android presenta una schermata da cui si apprende che è lo schermo a consumare la maggior quantità di energia, e viste le sue dimensioni non era difficile immaginarlo. Posso dire, però, che la batteria dura abbastanza con un utilizzo medio (circa 8 ore, forse anche di più). A mio modo di vedere, l’autonomia è superiore nel Samsung rispetto all’iPhone. Anche il tempo di ricarica è notevolmente più lungo.

Il collegamento con il PC avviene tramite cavo oppure tramite wifi grazie all’applicativo Kies Air. Funziona così: si lancia l’applicativo sullo smartphone, poi si apre un browser e ci si collega all’indirizzo IP che viene mostrato sullo schermo del Note. Potremo scaricare i nostri documenti (foto, video e qualsiasi altra cosa) oppure uploadare ciò che vogliamo. Molto meglio del cervellotico, pesante ed elefantiaco iTunes.

Per concludere: il Samsung Galaxy Note è un bellissimo oggetto tecnologico, perfetto da tenere in mano. Un super-smartphone, un quasi tablet divertente da utilizzare. Non si sa ancora se Samsung fornirà, nel corso di quest’anno (2012), una versione aggiornata di Android per portare Ice Cream sul Note. Ma anche così, resta un gran bel “telefonino”, consigliato a chi non teme di andare un po’ oltre gli schemi.

UPDATE: Sembra proprio che il Samsung Galaxy Note riceverà molto presto un aggiornamento ufficiale ad Ice Cream Sandwich. Stando a quanto comunicato ufficialmente, l’aggiornamento dovrebbe essere disponibile nel primo trimestre di quest’anno (2012).

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WINDOWS 8: MICROSOFT CHIUDE LE FINESTRE

Posted on 9 ottobre 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , |

Sembra proprio che la futura versione di Windows segnerà un cambiamento epocale nelle abitudini degli utenti desktop. Come ho avuto modo di dire in precedenti post, la tendenza attuale è quella di unificare le versioni del medesimo sistema operativo per tutti i dispositivi su cui dovrà girare. Un tempo il discorso era semplice: c’erano solo i desktop ed i portatili. Poi sono arrivati i pocket pc ed i palmari, e le cose hanno cominciato a complicarsi: per fare fronte alle nuove necessità, alla Microsoft pensarono bene di creare una versione ad hoc di Windows. Adesso la situazione complessiva è ancora più complessa: abbiamo gli smartphone, i tablet, i minitablet (si veda il recentissimo Samsung Note, metà smartphone e metà tablet), gli ultraportatili tipo i MacBook Air della Apple, ma che a brevissimo invaderanno il mercato come pc Windows, i netbook, i notebook, ed infine i desktop, nelle varianti tradizionale oppure all-in-one, con schermo touch. Ma al di là di questo elenco, la tendenza del momento è il collegamento internet in mobilità: quindi largo ai tablet ed agli smartphone e, di conseguenza, largo alle interfacce touch, azionabili in punta di dito (o di più dita, grazie alle gesture). A farla da padrona nei dispositivi mobili sono Apple, con iOS che gira solo su iPhone ed iPad, ed Android di Google. Insomma, un vero smacco per Microsoft, che almeno sino al momento attuale non vede decollare la propria piattaforma mobile, Windows Phone, che rimane relegata a minime quote di mercato.

Sviluppare tanti sistemi operativi diversi può essere controproducente, faticoso, costoso e può anche disorientare l’utente medio, che gradisce ritrovare l’interfaccia grafica cui è abituato in più dispositivi (almeno, questo è ciò che pensano i produttori). Così il futuro Windows avrà il medesimo look sia sul mobile che sui desktop; la stessa cosa sta facendo Apple. Non proprio sistemi operativi uguali, ma con molto in comune tra le versioni mobili e fisse, sempre più convergenti.

Ciò comporta che tutto (icone, pulsanti, menù, link…) debba potersi azionare comodamente anche in punta di dito, oltre che con il mouse. Ecco perché, nonostante la potenza grafica delle moderne schede video e l’elevata risoluzione degli schermi desktop, la grafica dei futuri sistemi operativi si preannuncia più grossolana (almeno ai miei occhi).

Microsoft la pensa esattamente come tutti gli altri: la padrona incontrastata dei desktop è talmente preoccupata di perdere quote di mercato a causa dell’esplosione dei dispositivi mobili, che sembra aver avuto in mente solo questi ultimi nel progettare la prossima versione del celebre sistema operativo. Ed ecco la novità più grossa: a meno di ripensamenti, verrà abbandonato il menù start (il pulsante ci sarà ancora, ma solo per tornare all’interfaccia metro) ed addio alla metafora della scrivania con le finestre. Le applicazioni gireranno a schermo intero, senza i bordi delle finestre, e la nuova interfaccia metro ne sarà totalmente priva. Rimarranno, forse solo per spostare o copiare i file da una cartella all’altra, non è ben chiaro. Ho scaricato la pre-beta che è ancora piuttosto primitiva, come dice il nome stesso, ma non ho ancora avuto tempo di esaminarla a fondo. Se sarà necessario, tornerò sull’argomento.

Così come è ora, la nuova interfaccia metro non scatena i miei entusiasmi, ma prima di dare un giudizio è saggio attendere la versione finale. Io non credo che i tablet siano il futuro del personal computing: si possono usare con una mano sola (l’altra è impegnata a sorreggere il dispositivo), non hanno una base su cui poggiare,  e dopo un po’ pesano; inoltre costano troppo per dare in cambio molto poco: poca memoria, soprattutto.

L’interfaccia a finestre nel nuovo Windows passerà talmente in secondo piano da far pensare a qualcuno che lo storico nome, Windows appunto, verrà abbandonato. Sarebbe un suicidio a livello di marketing, secondo me.

Staremo a vedere!

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DALL’I-PADELLA ALL’I-BRACE

Posted on 21 novembre 2010. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , , , |

I tablet rappresentano, per gli analisti di mercato, una vera e propria mina vagante. Infatti, mentre tutti i più grandi produttori si sono già cimentati o si stanno per cimentare nell’immettere in commercio il proprio esemplare di “tavoletta”, si discute se veramente questi dispositivi abbiano un mercato importante. Finora l’unica a cantare vittoria è la Apple, che dichiara di aver venduto uno sfracello di iPad. Ma si sa che la casa della mela morsicata può contare su un consistente numero di “adepti” che comprerebbero per principio qualsiasi cosa, anche un pitale con videocamera, per cui il successo in questo caso può anche non essere rappresentativo di una tendenza generalizzata. Infatti Samsung, che aveva intenzione di vendere vagonate del Galaxy Tab, si sta leccando le ferite e sta contando il numero di esemplari invenduti che riempiono i magazzini. Scommettiamo che tra un po’ vedremo “incredibili offerte” su questo prodotto? Hewlett Packard, invece, che ha creato un tablet destinato al solo mercato business, fa sapere che la richiesta è stata talmente alta da svuotare rapidamente le scorte: chi ne ordina uno ora, dovrà rassegnarsi ad un lungo periodo di attesa. Parliamo, comunque, di una produzione partita in sordina, di poche unità, per cui anche in questo caso la notizia può non essere significativa di una tendenza di mercato.

Secondo me le cose stanno così: i tablet attualmente in commercio sono troppo cari rispetto a ciò che offrono. Ragazzi, un iPad costa quanto un PC portatile economico, ma se andiamo a vedere le specifiche tecniche il PC portatile offre molto di più: quantità di memoria (sia fisica sia di storage), potenza del processore, dimensione dello schermo, software disponibile, una vera tastiera, eccetera.  Io potrei prendere in esame un tablet qualora costasse, al massimo, come un netbook: diciamo tra i 200 ed i 350 euro per i top di gamma. Probabilmente l’industria ha creduto ad un successo travolgente di questi dispositivi (che non sono propriamente una novità: i tablet PC avevano già tentato di aggredire il mercato svariati anni fa, ma allora le interfacce touch non erano sofisticate e funzionali come le attuali: occorreva usare uno stilo) ed ha pensato bene, di conseguenza, di tenere alti i prezzi. Io credo che con il ridimensionarsi delle aspettative da parte delle case produttrici, assisteremo anche ad un assestamento dei prezzi verso il basso.

Intanto c’è chi ha pensato (anche questa non è un’idea nuovissima) di unire un netbook ad un tablet, grazie ad uno schermo ruotabile. Chissà, potrebbe essere la formula vincente.

Qualora i tablet dovessero realmente sfondare, altro discorso interessante da affrontare sarebbe quello sui sistemi operativi, rigorosamente touch: la grafica di Windows 7, che ha funzionalità tattili native, andrà bene o dovrà essere rivista? La faranno da padrone i sistemi operativi dei telefonini (iOS di Apple ma, soprattutto, Android di Google)? Insomma, i tablet saranno pc rimpiccioliti o telefonini incicciati? Linux riuscirà finalmente a rivestire un ruolo significativo?

Potremo rispondere solo quando ce ne saranno in giro in misura e varietà sufficienti.

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