WINDOWS 8.1 (e i PROBLEMI CON LA SCHEDA DI RETE ETHERNET)

Posted on 20 ottobre 2013. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , |

Windows 8.1 è arrivato. Anticipato dalla versione di prova liberamente scaricabile alcuni mesi fa, sarebbe inutile dilungarsi sulle novità introdotte, che comunque riassumo in breve. Innanzitutto è stato ripristinato il pulsante Start, che però si comporta esattamente come il precedente “pulsante che non c’era” ma che in realtà era richiamabile spostando il mouse nell’angolo inferiore sinistro. Si tratta quindi di una modifica solamente estetica, che comunque migliora l’interfaccia, a mio modo di vedere. Inoltre la schermata Start, quella con le piastrelle colorate per intenderci, può essere personalizzata in modo molto più ampio: si può inserire lo stesso sfondo del desktop, per esempio, così si attenua la transizione verso il diverso ambiente di lavoro, ma l’illusione funziona solo se il desktop non è coperto da finestre. Le tile (sì insomma le piastrelle) possono essere ridimensionate in forme anche più piccole.

Altra novità molto gradita, almeno per me, è che al login si può entrare nel sistema direttamente in ambiente desktop. La schermata Start a sua volta può essere meno “traumatica” perché può essere impostata mostrando, di default, la vista ora raggiungibile premendo una freccetta rivolta il verso il basso. Questa vista mostra tutti i programmi, proprio come avrebbe fatto il vecchio pulsante start, raggruppati in categorie; per primi possono essere elencati quelli che il sistema individua come utilizzati più di frequente.

L’aggiornamento, gratuito per chi ha Windows 8 già installato, è molto semplice e si effettua direttamente dallo Store. Ciò significa che in mano non ci rimane un supporto fisico. Tuttavia il funzionamento è piuttosto semplice e non presenta problematiche particolari.

Una cosa di cui è bene tenere conto, è che alla fine la procedura di upgrade creerà una cartella denominata Windows.old che conterrà praticamente copia di tutta la vecchia installazione. Questa cartella potrà contenere svariati giga di materiale e potrà essere cancellata senza problemi, ma sarà possibile farlo solo attraverso l’utility pulitura disco. Prima di cancellarla, però, è bene controllare che sia andato tutto berne e non serva nulla di ciò che contiene.

Un’altra cosa di cui si deve fare cenno è il nuovo modo di funzionare di Skydrive, ma lo farò in un articolo a parte.

L’unico problema che ho riscontrato, e che sembrerebbe abbastanza diffuso almeno a giudicare dai post che sono apparsi in internet a sole 24 ore di distanza dal rilascio della versione 8.1, anche su forum in lingua inglese, è un malfunzionamento con la scheda di rete (ethernet). Nel mio caso la scheda in questione è una Gigabit Ethernet Broadcom Netlink. Ad un certo punto la scheda smette di funzionare, un quadratino giallo appare nell’area di notifica sull’icona che rappresenta la connessione cablata ed un messaggio avverte che la connettività è limitata. In realtà, almeno nel mio caso, la connettività era proprio assente del tutto, poiché non risultava raggiungibile né la stampante di rete né lo stesso router, che però stava funzionando regolarmente. Infatti il wifi stava andando alla grande così come anche un altro computer collegato via cavo (un Mac). In precedenza non avevo mai avuto problemi del genere, per cui è evidente che ad avere qualche problema con la mia scheda di rete doveva essere proprio il nuovo sistema operativo appena installato.

In effetti sembrerebbe trattarsi di un problema di driver che affliggerebbe non soltanto i prodotti Broadcom, ma anche altri. Per quanto riguarda Broadcom, la società dovrebbe essere a conoscenza del problema e dovrebbero essere in arrivo i nuovi driver.

Nel frattempo io sono forse riuscito a risolvere il problema disinstallando (non disattivando) la scheda di rete da Gestione dispositivi e poi riavviando il pc. Ciò costringe il sistema operativo a riconfigurare il dispositivo ex novo e ricaricare i driver. Questa semplice operazione ha finora risolto il problema che non si è più verificato mentre in precedenza al massimo un paio d’ore dopo il riavvio si ripresentava regolarmente. Una semplice disinstallazione e reinstallazione senza riavvio non aveva dato, invece, i frutti sperati.

Come fare passo per passo: clic col tasto destro sul pulsante start, dal menù contestuale scegliere Gestione dispositivi. Nella finestra che appare, selezionare la scheda di rete e disinstallarla. Riavviare il PC…

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BOOM DEL CLOUD: CON LA TESTA TRA LE NUVOLE

Posted on 26 aprile 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , |

Un tempo con la testa tra le nuvole significava essere sbadati, poco concreti, portati a fantasticare, distratti. Adesso invece, in informatica, avere i dati sulle nuvole significa esattamente l’opposto: avere a disposizione i propri file sempre,  in qualunque momento, indipendentemente dal dispositivo con cui ci si connette in internet.
Aumentano quindi di giorno in giorno i fornitori di servizi cloud (che in inglese significa appunto nuvola) e se si pensa che ognuno di essi offre gratis alcuni giga di spazio, ecco che usandone più di uno contemporaneamente potremo usufruire della nostra nuvola personale senza spendere un euro (certo, andremo incontro ad una frammentazione dei nostri file, alcuni da una parte ed altri dall’altra, ma basterà un po’ di organizzazione: per esempio tutti i file di testo in una nuvola, i fogli Excel in un’altra, le immagini in un’altra ancora, e così via).
L’ultimo arrivato è Google Drive di cui si vociferava da tempo e che ora è diventato realtà. Offre 5 GB gratuiti, la sincronizzazione dei file tra tutti i nostri dispositivi e la possibilità nativa di aprire alcuni tipi di documenti senza doverli scaricare. Al momento in cui scrivo non ho ancora potuto testare la proposta di Google perché non mi è ancora consentito l’accesso. Infatti il mio dispositivo Android ha scaricato automaticamente l’app da Google Market, ma non è stato possibile fare la stessa cosa dal PC o dal Mac. Un aspetto positivo consiste nel fatto che, a quanto pare, Google Drive (che sostituisce di sana pianta Google Documents) avrà un’app dedicata per Mac, per Windows, per Linux e per iPhone (di Android vi ho già detto). E Windows Phone? Non so.

Comunque le alternative non mancano: i sistemi più famosi sono Dropbox (2 GB gratis), Fiabee, Box… e come dimenticare Windows Skydrive di Microsoft che offre gratis ben 25 GB di spazio (ultimamente ridotti a 7 per i nuovi utenti)? Skydrive però è solo un servizio basato sul web che non sincronizza automaticamente i contenuti. Per fare ciò Microsoft ha Live Mesh, 5GB, disponibile sia per Windows sia per Mac (niente Linux e dispositivi mobili!). La versione Mac però, debbo dire, dopo gli ultimi aggiornamenti del sistema operativo non funziona più. (AGGIORNAMENTO: adesso anche Skydrive ha un’app per Windows, Mac, iPhone/iPad, Windows Phone. Sembrerebbe niente Android e, ovviamente, niente Linux).

Leggermente differente è Evernote, che come dice il nome consente di salvare appunti per ritrovarseli belli e pronti sullo smartphone, sul Mac, sui PC, sull’iPhone, e persino su Linux grazie ad un programma open source compatibile.

Infine, senza avere la pretesa di essere esaustivo, vorrei citare Live Drive, un servizio sulla carta molto interessante che però ho abbandonato perché ha un bug nel salvataggio delle immagini in formato jpg, che non è mai stato risolto.

Salvare i propri documenti nelle nuvole ha indubbi vantaggi, ma anche svantaggi: senza connessione internet la nuvola è irraggiungibile ed anche la privacy potrebbe risentirne. In altre parole, bisogna avere fiducia nel gestore della nuvola.

Per concludere, ecco alcuni link:

Google Drive

Fiabee

Dropbox

Box

Livedrive

Skydrive

Live Mesh  (fa parte della suite gratuita Live Essential di Microsoft)

Evernote

NixNote (Evernote per Linux)

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STANNO PER CENSURARE INTERNET

Posted on 4 luglio 2011. Filed under: internet, politica | Tag:, , , , , , , , |

Tutti sappiamo di cosa stiamo parlando: grazie ai poteri conferiti tramite decreto dal sottosegretario alle comunicazioni Paolo Romani (proveniente dalle TV commerciali di Berlusconi), l’AGCOM, che dovrebbe essere una autorità indipendente, è stata dotata di poteri enormi sul controllo del traffico di rete (internet). Ora l’AGCOM, sotto l’evidente influsso lobbistico della industria discografica e cinematografica, sta per fare approvare un regolamento per cui potrà, con un atto di imperio che viola non solo qualsiasi legge democratica ma anche il normale buon senso, imporre agli ISP (coloro che ci forniscono l’accesso) di filtrare, ovvero rendere irraggiungibile un sito.

CENSURA BELLA E BUONA. VERGOGNA!

Se un utente qualsiasi va su un sito e commette un reato, sottolineo reato, vuol dire che esiste già una legge ed una pena che puniscono quel comportamento, altrimenti non staremmo qui a parlare di reato. Non servono altre leggi! Con la scusa che potrebbero essere commessi reati (la condivisione di film e canzonette protetti da diritto d’autore) si vuole introdurre una censura preventiva che non ha eguali nel mondo, se non nei Paesi con dittature feroci come la Cina e l’Iran. Non esiste una censura buona, la censura è sempre cattiva! Nulla la può giustificare, figuriamoci i turbamenti psichici di questi signori che producono dischi e film. Senza considerare che una authority, che si è già dimostrata così sensibile alle ingerenze lobbiste, potrebbe un domani essere incline a far censurare siti scomodi al potere o a qualsiasi altro potentato: basterà uploadare, a insaputa dei possessori del sito, una canzone qualsiasi tra i contenuti, e far partire una segnalazione per renderlo irraggiungibile e quindi censurarlo.

Ecco alcuni link:

http://www.facebook.com/event.php?eid=186527864733678

www.agoradigitale.org/nocensura

www.agoradigitale.org/lanottedellarete

www.sitononraggiungibile.it

www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio

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IPV6: INTERNET A SEI CILINDRI

Posted on 21 maggio 2011. Filed under: informatica, internet | Tag:, , , , , , , |

Nel campo dei motori il V6 indica in genere i 6 cilindri a V, mentre in internet indica l’adozione, ormai prossima, del nuovo protocollo IP, necessaria perché gli indirizzi stanno finendo. Mi sono sbattuto un po’ a leggere, ed ecco quello che ho capito.

L’ente che assegna gli indirizzi IP, vattelapesca come si chiama, ha assegnato gli ultimi; vale a dire che si sono esauriti tutti gli indirizzi pubblici che vanno da 0.0.0.0 a 255.255.255.255. Non ci sono più indirizzi IPV4, chi arriva dopo che è stato assegnato il 255.255.255.255 si sentirà rispondere che non c’è più niente. Stop. Finito. Le combinazioni numeriche possibili sono terminate e nessuna ulteriore potrà essere associata alla mia richiesta di registrare un nuovo dominio di secondo livello.

In previsione di questo momento, già da parecchi anni è stato protocollato l’IPV6 che consente di avere un numero enorme di indirizzi. Tanti, ma tanti davvero. Un indirizzo IP per ogni oggetto esistente. Tutto connesso, o quasi. L’indirizzo IPV6 sarà formato da otto gruppi di cifre esadecimali; ogni gruppo sarà di 4 cifre. Per esempio, dico a caso, 2001:0db8:85a3:0000:1319:8a2e:0370:7344  è un valido indirizzo IPV6. I gruppi di cifre sono separati da due punti. Un gruppo di quattro zeri può essere ridotto ad un solo 0; una sequenza di zeri consecutiva può essere rappresentata con un doppio due punti (::). In sostanza, in presenza di :: dobbiamo inserire tanti gruppi di 0000, quanti ne servono per completare la lunghezza dell’indirizzo.

Il problema per noi utenti (oppure utonti che dir si voglia) finali, è che molto probabilmente alcuni apparecchi che abbiamo nella nostra rete domestica non sono compatibili con IPV6.

Ci sarà un periodo di transizione piuttosto lungo prima che IPV6 rimanga l’unico protocollo in gioco. Per un bel lasso di tempo, IPV4 e IPV6 convivranno grazie ad alcuni artifici. Innanzitutto, sarà possibile creare un tunnel IPV4 all’interno del quale far transitare i dati in formato IPV6. Windows 7 e credo anche l’ultimo MacOS creano questo tunnel automaticamente; in Linux bisognerà farlo a mano (non so come). In questo modo potremo continuare ad usare il nostro buon caro vecchio router, ma alcune funzionalità esclusivamente IPV6 offerte da alcuni siti e servizi probabilmente non funzioneranno: ecco perché il router è l’oggetto (per fortuna abbastanza economico) più a rischio di obsolescenza, in questo momento. Stando a quanto si dice, potrebbe essere sufficiente un aggiornamento del firmware per implementare la compatibilità con il nuovo protocollo, ma siccome scrivere un nuovo firmware costa e non rende niente, è facile immaginare che i produttori spingeranno verso l’acquisto di una macchina nuova (il che significa niente firmware).

Gli apparecchi, in primis i nuovi router, saranno praticamente “doppi”: laddove l’IPV6 non dovesse funzionare, useranno l’IPV4. Questo ci consentirà, probabilmente, di non dover cambiare subito altri dispositivi domestici nella nostra rete domestica, quali stampanti di rete, NAS, eccetera. Almeno così mi sembra di aver compreso.

Non cercate di trovare un elenco dei router già compatibili con IPV6: non c’è! Io almeno non l’ho trovato.

Niente panico, dunque, però è bene tenere presente che la transizione verso IPV6 sarà, anche se lenta, inesorabile.

La grande abbondanza di indirizzi IP dovrebbe consentire di eliminare i NAT, ovvero i “traduttori” tra l’indirizzo interno di un router e quello esterno, poiché non dovrebbe esserci più necessità di usare privatamente lo stesso indirizzo IP.

Poiché si va nella direzione di avere sempre più client in rete, penso che IPV6 sia una bella cosa, anche se nell’immediato rischia di crearci qualche grattacapo.

Link: IPV6 su Wikipedia.

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APPLE AD ADOBE: SPEGNETE QUEL FLASH!

Posted on 4 maggio 2010. Filed under: informatica, internet | Tag:, , , , , , , |

E’ ufficialmente guerra (non proprio fredda) tra la Apple e la Adobe. Per chi fosse vissuto sulla luna negli ultimi venti-trenta anni tracciamo un brevissimo quadro dei protagonisti di questo scontro.

Apple è la casa che ha inventato il concetto stesso di personal computer. Viene spesso contrapposta alla Microsoft, per via dei sistemi operativi concorrenti, ma le due realtà non potrebbero essere più differenti: Microsoft ha basato la propria fortuna sulla vendita del software (in modo molto marginale vende accessori hardware), mentre Apple guadagna con la vendita di hardware (su cui gira, però, software proprietario).  In questi ultimi anni la Apple sta facendo soldi a palate con gli iPhone, forse i migliori smartphone esistenti, e con i servizi di vendita di canzoni (iTunes) e software (App Store). Il successo di Apple si basa su sistemi chiusi in cui tutto viene controllato, anche a discapito della libertà dell’utente… incredibili, a tale riguardo, le limitazioni presenti sull’iPhone e che hanno condotto allo sviluppo illegale di un sistema operativo “sbloccato”, realizzato da  alcuni sviluppatori indipendenti. In sostanza il business attuale di Apple sembra basarsi (e sempre più si baserà in futuro) su sistemi completi hardware/software ed una serie di servizi esclusivi abbinati, il prossimo dei quali sarà la vendita di contenuti editoriali, libri e riviste.

Adobe è una grande software house americana. Mentre Microsoft detiene il monopolio o quasi nell’ambito delle applicazioni per ufficio con la suite Office, Adobe detiene il monopolio o quasi nell’ambito della grafica professionale con i suoi software tra cui spicca il celeberrimo Photoshop. Altri grandi successi Adobe sono il formato pdf per i documenti ed il formato flash per le animazioni e la interattività di siti web. In entrambi questi due casi, la strategia commerciale di Adobe è quella di rendere gratuiti il player flash (si chiama proprio così) ed il lettore pdf (Acrobat reader) per consentire a tutti la fruizione dei contenuti prodotti con i software a pagamento (Acrobat per i pdf, Flash per… le animazioni flash).

A suo tempo Adobe e Apple sono stati grandi amici. Inizialmente Photoshop girava solo sui sistemi Apple, tanto per fare un esempio, ed in conseguenza di ciò si era soliti dire che in ambito di grafica professionale, i computer Apple erano quelli maggiormente usati. Poi le cose con il tempo sono radicalmente cambiate… tanto per dirne una, le nuove versioni di Photoshop escono prima per Windows e solo successivamente per i Mac. Ma questi sono solo piccoli screzi:  cosa sta facendo scoppiare la guerra vera e propria?

E’ presto detto: Apple rifiuta di far “girare” flash sui propri dispositivi “chiusi” (quelli su cui ha un controllo assoluto). Già sembra che sui Mac la resa di flash non sia buona (lo sento dire in giro ma non so, non possiedo Mac), mentre su iPhone non è possibile installarlo (ricordo, per chi si fosse distratto, che sull’iPhone si possono installare solo i software venduti da Apple tramite App Store e quindi solo ciò che Apple vuole, desidera ed approva). Sotto il profilo pratico, l’assenza di un player flash su iPhone ed in futuro sull’iPad significa, per l’utente finale, di non poter usufruire di tutti i siti realizzati con questa tecnica e di non poter vedere molti video che sono proprio in formato flash. Il mancato supporto a flash è un atto di guerra contro Adobe, che vede minata una parte del proprio business.

Ma perché questo atteggiamento?

Steve Job, il leader crismatico di Apple, con una lettera aperta ha spiegato i motivi per cui flash non farà più parte del mondo Apple. Sono tutti tecnici: in sintesi secondo Job flash è ormai di fatto inutile, perché in futuro si potranno ottenere gli stessi risultati con HTLM 5 (ovvero la versione 5 del linguaggio con cui sono scritti i siti web); flash impegnerebbe eccessivamente le risorse hardware dei dispositivi mobili, riducendo la durata della batteria e quindi riducendone l’autonomia; flash è uno strato software tra il sistema operativo e il software vero e proprio e ciò comprometterebbe la sicurezza e l’affidabilità. Altre motivazioni potete leggerle da soli seguendo questo link.

I maligni (ecco la cosa più interessante) sostengono che Apple voglia in realtà tenere fuori dai propri sistemi le miriadi di giochini in formato flash presenti sul web, perché sarebbero una concorrenza per i giochi in vendita sul proprio App Store.

Tuttavia, ad onor del vero, bisogna ricordare che anche Microsoft di recente si è pronunciata, indirettamente, a sfavore di flash, annunciando che la prossima futura versione di Internet Explorer fonirà pieno supporto ad HTML 5.

Assiteremo quindi alla morte di flash, ovvero al graduale abbandono di una tecnologia che attualmente va per la maggiore? Forse sì…

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NON DIMENTICHIAMO LA LEGGE SULLE OPERE DEGRADATE!

Posted on 28 febbraio 2010. Filed under: internet, politica | Tag:, , , , , |

Vi sarebbe mai piaciuta la Gioconda, se l'aveste vista sempre così?

Lo stupidario, come lo chiamo io, delle leggi e leggine che riguardano internet è veramente ampio e dimostra chiaramente come le pressioni lobbistiche di certa industria, soprattutto quella dei contenuti legati all’intrattenimento (musica e video), spingano i politici ed il parlamento a varare leggi assurde che finiscono nell’oblio, pur essendo in vigore. E’ questo il ridicolo caso delle opere degradate in internet che mi appresto a portare alla memoria. E chi pensasse che questa legge sia stata varata da un governo istituzionalmente compiacente alla grande industria come potrebbe esserlo quello di centrodestra, dovrà ricredersi subito: questa legge è targata Pietro Folena, all’epoca membro del Partito di Rifondazione Comunista. Il fatto è che l’ignoranza dei politici su internet, il web ed il suo funzionamento, come detto più volte, origina risultati raccapriccianti che vengono spacciati per “isole di libertà”. Se il popolo della rete vuole difendersi dai continui attacchi ad internet che in Europa si stanno susseguendo senza posa, non ha alcuna speranza di farlo con le rappresentanze politiche attuali, di quaisiasi schieramento: sono totalmente inadeguate perché culturalmente indietro, più vicine mentalmente alle dittature militari e/o islamiche che non agli USA, per esempio, dove nessuno oserebbe parlare di bavagli per il web e dove le pur potentissime lobby dell’industria musicale e del cinevideo perseguono i propri interessi attraverso la magistratura (come dovrebbe essere sempre nella vita civile).

La legge in questione (diventata tale nel febbraio 2008) modifica precedenti leggi consentendo la pubblicazione in internet di opere protette da diritto d’autore, purché vengano rispettate le seguenti condizioni: il sito abbia finalità didattiche o culturali, non ci sia scopo di lucro, e le immagini siano degradate, oppure a bassa risoluzione. E qui sono cominciati i problemi interpretativi che non credo siano mai stati risolti: cosa si intende per finalità didattiche e/o culturali? E la mancanza dello scopo di lucro, come si individua? Se il sito è gratuito ma ci sono i banner pubblicitari di google, tanto per dirne una, rientrerà o no nella casistica? Ed infine, genialata dopo genialata: cosa si intende per “opera degradata secondo gli standard di internet“? Un file mp3 è degradato o no rispetto all’originale? (Tecnicamente lo è, ma è degradato sufficientemente?).

Ma dico io: si può far sentire un pezzetto di Beethoven “degradato”? Si può far vedere un quadro “degradato”? Le connessioni internet diventano sempre più veloci, l’industria vuole veicolare film e trasmissioni tv (a pagamento), mentre per contro l’utente finale che vuole anche essere un pelino protagonista deve stare attento ad immettere nel suo sito opere “degradate”? Ed una poesia, come la degradiamo? M’illumino d’immenso di Ungaretti la trasformiamo in M’illumino d’incenso? E’ ovvio che una legge simile non può provocare altro che risate, sghignazzi e sberleffi, se non fosse per gli effetti perversi del quadro normativo italiano che ha fatto sì che la Wikipedia nostrana, per esempio, sia molto meno ricca di immagini rispetto alla versione inglese… Ecco sintetizzati i motivi per cui la libertà su internet ha tra i suoi principali nemici le lobby della musica, del cinema e presto anche dell’editoria,non appena si diffonderanno i libri in formato elettronico. Ed ecco quindi perché la tutela dei diritti digitali dovrà passare obbligatoriamente attraverso una rivisitazione ed un ripensamento del diritto d’autore e dei diritti di sfruttamento commerciale delle opere d’ingegno che facciano convivere la libertà degli utenti / consumatori con le legittime esigenze di guadagno degli autori. A mio modo di vedere un grosso ostacolo è rappresentato da quell’autentico carro armato che è la SIAE e sono convinto che solo con la sua abolizione sipotrà ottenere il risultato che tutti auspichiamo.

A questo punto qualcuno vorrà obiettare che, almeno nel caso della Monna Lisa oppure di Beethoven, i diritti d’autore sono scaduti da un pezzo. Purtroppo le cose non sono così semplici: parecchi musei considerano le opere esposte una proprietà intellettuale e la tutelano di conseguenza (vi siete mai chiesti perché quasi tutti i musei proibiscono di fare foto, anche senza flash?), mentre per quanto riguarda le composizioni musicali, oggetto di tutela non è solo l’autore della musica, ma anche l’esecuzione, l’orchestra ed il direttore d’orchestra, e l’etichetta discografica che ha immesso sul mercato quella particolare esibizione, sì proprio quella che avreste voluto inserire in web per coronare un dotto articolo sul grande compositore tedesco…

Chi volesse approfondire le tematiche di questa legge, che definire buffa è poco anche se, probabilmente, i suoi sostenitori si sono illusi di sentirsi paladini della libertà, può seguire questi link:

IPB

Punto Informatico

http://archivio.tevac.com/article.php/20080108100641625

Zeus News

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LA LIBERTA’ CORRE SUL FILO DEL PORNO

Posted on 21 gennaio 2010. Filed under: economia, internet, politica | Tag:, , , , , , , |

I più autorevoli e disinibiti commentatori di cose che riguardano la rete, sono d’accordo nel sostenere che il vero motore di internet è stato il porno, così come lo è stato a suo tempo per la diffusione dell’home video. Più precisamente, per quanto concerne internet, il porno non sarebbe stato solo il promotore principale della diffusione presso gli utenti (insieme alla applicazione killer per eccellenza, l’email), ma anche il fulcro dello sviluppo tecnologico: sono stati porno i primi siti interattivi, sono stati porno i principali siti orientati alla multimedialità, sono stati porno i primi social network. Ancora: sono stati porno i primi siti che hanno messo in pratica i pagamenti on line; sono stati porno i primi servizi di messaggistica istantanea con tanto di immagini tramite videocamera.
Mi è venuta in mente questa esaltante importanza del porno leggendo la notizia che il vice ministro per lo sviluppo economico Paolo Romani ha emanato un decreto che, anche sulle pay tv, impedisce la messa in onda di film vietati ai minori dalle ore 7 alle ore 23. Per dovere di cronaca preciso che il divieto ai minori ricomprende anche contenuti che contengano scene violente di particolare efferatezza, ma è ovvio che il 99% dei contenuti proibiti riguardano film pornografici. Il mio ragionamento è questo: se il porno è stato così trainante per internet, così come lo è stato a suo tempo per l’home video, possiamo ragionevolmente ritenere che sia un importante veicolo di business per la pay tv? Altra domanda: sarà del tutto casuale che da pochi giorni SKY, la principale antagonista delle reti Mediaset del presidente del Consiglio, ha lanciato una programmazione hard 24 ore su 24, sia pure protetta da una doppia password? La faccenda puzza, sta a vedere che anche questa volta sarà il porno ad erigersi a paladino delle libertà. Questo provvedimento sembra incanalarsi nel thread che ha visto prima l’innalzamento dell’IVA sulle fatture delle pay tv dal 10 al 20%, poi il tetto alla pubblicità che è stato ridotto sensibilmente, mettiamoci pure il canale digitale terrestre Cielo che non aveva ottenuto il visto nei tempi previsti, ed ora questo taglio imposto alla programmazione, sia pure relativo al solo pornazzo… insomma, il sospetto che il tanto reclamato, a torto o a ragione, conflitto di interessi stia giocando il suo ruolo appare più che legittimo. Per inteso, questo decreto, che contiene anche altre norme su cui è possibile discutere, colpisce non solo SKY ma anche altre pay tv che puntavano soprattutto sul porno. Poterlo trasmettere tutto il giorno oppure solo dalle 23 alle 7 del mattino non è proprio la stessa cosa.

INOLTRE… che senso hanno queste disposizioni che, a prima vista, sembrano residui di una antica pruderie? Le webtv sono ormai una realtà così come i siti che trasmettono streaming video anche porno, e lo fanno gratis ventiquattr’ore su ventiquattro. Sta a vedere che, per uniformità di trattamento, una parte della rete andrà oscurata dalle 7 del mattino alle 23 della notte… Inoltre se una tv la si vede solo a pagamento, ed il contenuto è protetto da un codice, non vedo perché una legge debba porre limitazioni al contenuto delle trasmissioni. Inoltre, cari signori, da un bel po’ di tempo esistono sistemi di registrazione dei segnali tv, per cui l’utente che il giorno dopo deve andare a lavorare si può registrare il filmato che più gli piace e vederselo tranquillamente, il giorno dopo, all’ora della tv dei ragazzi. Più ci penso e più sento odore di penalizzazione di concorrenti scomodi, non vedo altre motivazioni razionali. Spesso, a pensare male, ci si azzecca.

Ennesimo pessimo decreto.

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SIAE, FAPAV: I MONDI PARALLELI ESISTONO (vera fantascemenza)

Posted on 16 gennaio 2010. Filed under: economia, informatica, internet, politica, società, spettacoli | Tag:, , , , , |

Nel nostro mondo, quando comprate per esempio un automobile, non vi viene fornita di un dispositivo che non vi consente di usarla; se prendete sotto una persona, venite incolpati voi e non il produttore dell’automobile e nemmeno il proprietario della strada; quando acquistate un prodotto, qualunque esso sia, avete la riconoscenza di chi lo ha venduto e vi aspettate assistenza, e garanzia, non il suo odio.

Eppure è stato recentemente scoperto un mondo parallelo in cui le regole sono piuttosto bizzarre, e per noi incomprensibili. Pensate, gli sfortunati abitanti di quell’universo parallelo, quando comprano una automobile rischiano di dover pagare i danni a chi la ha fabbricata se, per esempio, la prestano ad un amico; ancora, in alcune strade la macchina si rifiuta di transitare disobbedendo a chi la guida! E non è tutto: è persino capitato che alcuni, aprendo la mattina la porta del garage, non hanno trovato più la macchina, ma non perché rubata da estranei: perché il produttore se l’era ripresa sostenendo che l’automobile era stata usata in modo non conforme alla licenza d’uso! Incredibile! Infatti, in genere, in questo universo parallelo di cui stiamo parlando, chi vende la merce NON è amico dei clienti e NON fa di tutto per attirare la loro simpatia; al contrario, è il loro peggior nemico, non fa altro che spiare le loro mosse sperando, in base a leggi cavillose, di potergli spillare un sacco di quattrini. Altre cose estremamente curiose avvenute in quell’universo parallelo consistono, per esempio, nell’obbligo attribuito ad un fabbricante di pistole di controllare cosa fanno i suoi clienti con le armi: sì, avete letto bene, per ogni pistola venduta il costruttore dovrà spiare cosa ci fa, con la pistola da lui acquistata, ogni singolo cliente, in modo da prevenire possibili delitti, altrimenti in galera ci andrà lui e non l’autore materiale del fatto criminoso. Stranissimo, vero? Non sono regole che vanno contro il buonsenso e la comune logica? Pensate, altra stranezza: chi ha una libreria è responsabile del contenuto dei libri che vende. Se, in quel lontano e misterioso mondo parallelo, qualcuno si sente – per esempio – diffamato dal contenuto di un libro, la colpa sarà della libreria, colpevole per non aver fatto nulla contro la diffusione del libro. E’ anche capitato che un appassionato di moto sia salito su un mezzo di proprietà di un altro per provarlo, ed abbia dovuto rimborsare al costruttore della moto il costo intero del prodotto…  Stranezze davvero incredibili… per fortuna che riguardano un mondo parallelo, non il nostro mondo. Sicuri? Siete proprio sicuri che nel nostro mondo non succeda niente del genere? Ebbene, vi sbagliate. L’ignoranza di alcuni soggetti che hanno responsabilità di governo e la arroganza, la bramosia, la sete inarrestabile di guadagno di alcune industrie ed organizzazioni ci stanno pian piano trasformando in quel mondo parallelo. Ed il bello è che pochi se ne accorgono, così come accade alla rana bollita: notoriamente, se mettete una rana dentro una pentola e lentamente portate l’acqua ad ebollizione, la rana non se ne accorgerà e si lascerà bollire. Vogliamo fare la fine della rana?

Recentemente Amazon ha cancellato dagli ebook dei suoi clienti, a loro insaputa, le copie di alcuni libri di Orwell che erano state regolarmente acquistate. Capito? La mattina uno si alza, accende il suo ebook perché vuole riprendere a leggere da dove si era fermato la sera prima e… ed il libro non c’è più! Senza chiedere il vostro permesso, senza avvertirvi, chi ve lo ha venduto è entrato nel vostro dipositivo (quindi a casa vostra) e vi ha sottratto il libro. Per questioni ancora non chiare di diritti. Sembra che Amazon non avesse avuto i diritti di vendita; cioò nonostante, il libro l’aveva venduto lo stesso, i soldi li aveva presi, ma la colpa di chi è stata? Dei lettori, ovvio. Che si sono visti portare via il libro regolarmente acquistato. Roba fantascientifica da mondo parallelo? No, ragazzi: è  il nostro mondo ed è quello che il futuro ci riserva se non ci svegliamo e facciamo qualcosa.

La FAPAV (Federazione contro la pirateria audiovisiva) ha citato in giudizio la TELECOM, che è il più grande fornitore di accesso ad Internet in Italia, perché – dicono di avere le prove in mano – un certo numero di loro clienti avrebbe scaricato contenuti illegali, film e musica coperta da diritto d’autore, da alcuni celebri siti (più propriamente, penso io, tramite qualche software di file sharing). Secondo questi lugubri personaggi, la TELECOM dovrebbe controllare uno per uno tutti i propri clienti ed impedire l’accesso a quelli che si macchiano di delitti così orribili. Che ne pensate? E’ come se la Società Autostrade dovesse impedire l’accesso a tutte quelle automobili che verranno usate per compiere rapine. Ma come cazzo potrebbe fare? Ma ve lo immaginate se questa stramba idea della FAPAV dovesse passare per colpa di qualche magistrato o politico ignorante di cosa sia la rete e di come funzioni, ve lo immaginate che razza di accesso avremmo? Ogni sito anche vagamente “pericoloso” per il provider diventerebbe immediatamente inaccessibile: chi glielo fa fare di rischiare? Questo sito potrebbe causare rogne? Zac, lo filtriamo (che poi sia tecnicamente fattibile è un altro discorso, la storia ci insegna che questi filtri finora sono stati facilmente aggirabili. Già, perché alcuni ce ne sono già stati). Così come la libreria del mondo parallelo: questo libro parla male di Berlusconi? (Tanto per fare un esempio). E chi me lo fa fare di rischiare se poi la colpa è mia? Io non lo vendo. Parallelamente, nel nostro fottuto mondo: quel sito parla male di Berlusconi? E chi me lo fa fare se poi la colpa è mia? Zac, io lo filtro, così nessuno dei miei clienti lo potrà raggiungere ed io (provider) mi sarò parato il culo. E’ questo il mondo che vogliamo, un mondo soffocato dalla censura, dal controllo, da una fitta ragnatela di regole che di fatto rendono impossibile una libera fruizione dei contenuti? Io no, solo a pensartci odio un mondo cosiffatto, spero anche voi. La vicenda della FAPAV, le sue pretese assurde ed i rischi che si corrono, trovate tutto QUI, comprese alcune considerazioni circa la liceità del comportamento dell’associazione in questione: chi ha fornito loro i dati? Chi gli ha dato il permesso, a questi signori, di spiare il comportamento di liberi cittadini in rete?

In questo universo, e non in un ipotetico mondo parallelo, accade che l’industria audio-visiva sia la peggior nemica dei propri clienti. Questa industria, prepotente ed arrogante, bramosa come non mai dei nostri quattrini, non solo prende i nostri soldi quando pensiamo che ciò accada; no! Complice il potere politico ed una attività lobbistica insistente, grazie anche al lavoro di onorevoli deputati come la ex showgirl Gabriella Carlucci e l’attore Luca Barbareschi, li prende dappertutto: riscuotono il loro obolo quando compriamo un CD vergine, un disco rigido, una memoria digitale, persino un telefonino… il tutto con la scusa che questi supporti di memoria potrebbero servire a fare una copia privata di una canzone oppure un film. Quindi, se usate un DVD per memorizzare la cresima di vostro figlio, sappiate che una parte di quello che l’avete pagato va, per esempio, a Lucio Dalla, artista che odiate, che non ascoltate e non ascolterete mai. Questo spiega come mai questi supporti vergini in Italia costino molto più che altrove, per cui conviene molto comprarli all’estero tramite internet. Ieri o l’altro ieri il inistro Bondi ha firmato un decreto per cui questa orribile tassa sta praticamente dappertutto: leggete QUI. E poi non riesco a capire: se farsi una copia privata è lecito, al punto che paghiamo in anticipo una tassa su questi supporti anche se poi ci serviranno solo per i nostri dati personali, perché allora questi signori, i padroncini dell’industria audiovisiva, possono permettersi di mettere in vendita beni infarciti di sistemi anticopia? Guardate bene: da una parte vogliono i nostri soldi per la copia, dall’altra tramano affinché la copia sia impossibile. Sono un cancro di cui dobbiamo liberarci quanto prima. La nostra classe politica è vecchia, è succube di questi loschi figuri e non è capace di capire cosa sia la rete e quali siano le libertà digitali in gioco. Qui, infatti, non parliamo solo di consentire a Lucio Dalla di comprarsi la Cayenne.

Leggete anche QUA…  non è possibile che per garantire ai soliti noti i cospicui guadagni cui sono abituati, si affossino le libertà ai cittadini e si inibisca lo sviluppo dei nuovi formidabili e democratici mezzi di comunicazione.

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ALLA RAGAZZA DEL VIDEO PORNO VORREI DIRE…

Posted on 10 gennaio 2010. Filed under: internet, politica, società | Tag:, , , , , , , , , |

Sì, a lei, alla giovane donna  (maggiorenne) di Feltre, protagonista di un filmino porno amatoriale finito, immagino suo malgrado, nei vorticosi canali del file sharing e scaricato da mezzo mondo tramite il mulo: non è il caso di preoccuparsi troppo. A tutti gli altri che magari sperano di trovare informazioni per poter scaricare il filmato, dico subito che in questo articolo non troveranno proprio nulla, nessun aiuto, né il nome della ragazza né altre indicazioni. Tutto è reperibile in rete abbastanza facilmente, non voglio unirmi allo sciacallaggio.

Internet è formidabile ma sa anche essere molto crudele. E’ abbastanza facile, grazie alla rete, avere il proprio quarto d’ora di celebrità; molto più difficile gestire il dopo. Perché la rete è anche superficiale, dimentica subito. Un anno nella vita reale è equivalente ad un giorno in rete. Dopo la fatua celebrità mediatica, soppraggiunge la banalità della quotidianetà, con tutti i suoi probelemi. Da eroi, ci si trasforma in un attimo in pària, additati al pubblico ludibrio.

Alla ragazza in questione vorrei chiedere, innanzitutto, se ha subìto tutto questo oppure se tutto è stato architettato per lanciarsi, per esempio, nel settore del porno o comunque  trarre profitto dalla diffusione di questo filmato, che la ritrae alle prese con due uomini. Un po’ come accadde a Jessica Rizzo che approfittò della proiezione di un film porno nella sua città per diventare famosa (ora è una stimata imprenditrice del settore). Se le cose stessero così, allora farei alla ragazza i miei complimenti e rimarrei in attesa di gustare le prossime mosse.

Se invece le cose fossero andate diversamente, come in effetti riportato dalla stampa che si è occupata della vicenda (sembra che l’attuale ragazza di uno dei protagonisti abbia scovato il filmato nel PC di quest’ultimo e, per gelosia ripicca o non so bene cosa, l’abbia messo in circolo su internet, con tanto di nome e cognome della protagonista nel nome del file ed evidenti errori di ortografia inglese), penso che questa ragazza dovrà affrontare i pettegolezzi e le malignità di una piccola cittadina, eccitata dall’avvenimento ed esaltata dal gossip: basti vedere la risonanza avuta dall’edizione on line del Gazzettino Veneto ed il tenore dei messaggi dei lettori…

Ebbene, direi a questa ragazza di non provare vergogna. Se non ne ha avuta durante la prestazione sessuale, se ha accettato che la sua performance venisse ripresa dall’occhio indiscreto di una telecamera (su questo non ci sono dubbi), non vedo perché dovrebbe ora vergognarsi. Solo perché il filmino è finito in rete? Ma in rete ci sono tonnellate di filmini dello stesso tipo, e le riprese di quel tipo riguardano azioni che mezzo mondo compie. Marrazzo è stato ripreso tramite un telefonino mentre si trastullava con dei trans e sniffava coca. Il nostro Presidente del Consiglio sappiamo che si è “rilassato” spesso e volentieri in compagnia di escort procurategli da qualche compagno… pardòn, amico di merende. Direi a questa ragazza di non vergognarsi, ciò che le è capitato è in perfetta sintonia con le più alte cariche del paese, figuriamoci. Lo dico senza troppa ironia, ricordando a tutti che la ragazza in questione ha subito una violazione della privacy e che non è un personaggio pubblico e non ha cariche pubbliche, contrariamente agli altri due casi citati, e che non era tenuta ad una moralità particolarmente stringente cui invece dovrebbe essere tenuto chi svolge una funzione rappresentativa. Ma non voglio fare il moralista, io non sono un moralista, non mi scandalizzano né Marrazzo né Berlusconi. Nel tuo caso, cara ragazza di Feltre, c’è solo il fatto che sei una donna (nessuno parla o si preoccupa dei due uomini) e che esiste il filmato. Punto.

Consapevole di ciò, io ti inviterei a trarre profitto da questa situazione. Se non vuoi buttarti sul porno e telefonare a Riccardo Schicchi, presentati alle prossime elezioni e tieni calda la notizia, nopn lasciarla freddare. Tutti dimenticano in fretta ma, se riesci a rimanere sui giornali, finirà che tutti si inchineranno a te, all’onorevole, alla parlamentare, al consigliere provinciale e/o regionale eccetera. Siamo un paese di sudditi, compiacenti con i potenti e cattivi con i deboli. Da ciò che ti è capitato devi trarre forza e coraggio. Datti da fare, vai in tv, fatti pagare, fatti vedere, racconta, non negare nulla, dai scandalo.

Questo vorrei dirle, ma non so se mi leggerà mai. La rete è così dispersiva…

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Ma Schifani, Internet, l’ha mai usato?

Posted on 18 dicembre 2009. Filed under: internet, politica | Tag:, , , , |

E su Facebook, il sitone di cui tutti parlano e che gli ignoranti confondono con Internet, c’è mai stato? La domanda sorge spontanea dopo aver letto le farneticanti parole del Presidente del Senato, secondo cui Facebook (e quindi, per dirla con altre parole, tutto il cosiddetto “web 2”) sarebbe più percoloso delle organizzazioni terroristiche che operavano negli anni ’70. Considerazioni che non meriterebbero altro se non un “roftlone” ma che, purtroppo per noi, nascondono neanche tanto bene una tentazione autoritaria, repressiva, censoria, frutto di ragionamenti superficiali e della ignoranza. Cominciamo con l’osservare che siamo l’unico Paese dell’Unione europea a voler imporre “un giro di vite” sul web (come se Internet fosse solo web) e che, per quanto riguarda il resto del mondo, siamo in buona compagnia di dittature quali quella iraniana e quella cinese. Complimenti a Schifani, ci vuol far fare un passo indietro tra i più lunghi della storia! Ma ammettiamo che il nostro eroe negativo riesca ad oscurare Facebook: scoprirebbe – lui – che esistono altre decine, per non dire centinaia di “pericolosissimi” poli di aggregazione: e che cazzo, li censuriamo tutti? Uno posta una caricatura di Berlusconi su Flickr, tanto per fare un’ipotesi, e oscuriamo Flickr?Ma Schifani cosa pensa che sia Internet, lo sgabuzzino di casa sua? Ho letto anche che il disegno di legge (saggiamente si è deciso di non intraprendere la strada del decreto) potrebbe prevedere anche una sorta di autoregolamentazione condivisa con i provider. Cosa alla quale sono contrarissimo perché finirebbe con introdurre il principio che i fornitori di accesso sono in qualche modo responsabili dei contenuti e delle attività degli utenti, mentre invece se vogliamo mantenere intatte le nostre libertà digitali dobbiamo sostenere che il provider è neutrale così come neutrale deve rimanere la struttura della rete. Ma chi gliele spiega queste cose a Schifani che, è evidente, in tema di Internet è un niubbo? E poi, chi decide cosa è istigazione alla violenza o peggio all’odio? Sono termini generici che lasciano troppa libertà intepretativa a chi decide e ricordano molto le condanne per “comportamento antisovietico” che il governo comunista russo di una volta comminava ai dissidenti per mandarli in Siberia. Ma insomma, se un giornale insulta qualcuno, si chiude l’edicola invece di agire contro l’autore delle ingiurie?Ma
insomma, che gli dice il cervello a Schifani?l

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