LINUX: PARTED MAGIC E SUPERGRUB2 DISK

Posted on 8 dicembre 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , , , |

Può capitare che, per qualche motivo, non si riesca più a far partire il sistema operativo presente nel disco rigido. Spesso ciò accade quando si tenta di fare un dualboot, cioè di installare più di un sistema operativo l’uno a fianco dell’altro. Purtroppo accade spesso che l’ultimo sistema installato modifichi il bootloader senza tenere conto dell’altro OS già esistente, rendendone impossibile il boot. Naturalmente, a patto di saperci fare, è quasi sempre possibile rimettere le cose a posto, ma non è sempre facile. Comunque quasi tutte le distribuzioni Linux sono in grado di rilevare un sistema Windows già presente e di autoconfigurare GRUB 2, l’ultima versione del noto bootloader di Linux, in modo da permettere tramite un semplice menù di scegliere quale sistema operativo si vuole caricare. Bisogna tenere presente che non è vero il contrario: se si installa Windows dopo Linux, il sistema di Microsoft installerà un proprio bootloader e Linux non sarà più avviabile. Purtroppo ciò può accadere anche installando due sistemi Linux: non è detto che il secondo riconosca l’esistenza del primo e configuri automaticamente GRUB. Di solito Ubuntu e derivate lo fanno, altri no. Al sottoscritto è capitato di installare Mandriva accanto a Linux Mint Debian e ritrovarsi con questa ultima distribuzione che non si avviava più correttamente. Posso essere stato io a sbagliare qualcosa, ma se ho sbagliato è perché è purtroppo facile sbagliare…

Comunque, una volta in ambiente Mandriva, avrebbe dovuto essere facile montare la partizione con Mint e con pochi comandi testuali aggiornare Grub in modo da fargli riconoscere anche Mint. In realtà, non è stato così. I sistemi Linux non sono così uguali tra loro e trovarsi in un ambiente parzialmente sconosciuto non aiuta.

E’ in questa circostanza che ho potuto apprezzare SUPERGRUB2 DISK.

E’ un live CD: basta scaricare l’immagine ISO, masterizzare un CD e poi fare il boot da questo supporto. Ci troveremo di fronte ad un menù testuale (uniche lingue supportate l’inglese o lo spagnolo) che ci permetterà di fare numerose cose, tutte finalizzate a risolvere problemi di boot. Le voci più importanti sono le prime: il software sarà in grado di riconoscere in modo automatico i sistemi operativi presenti (anche Mac OS!) e di creare per così dire al volo un grub che ci consentirà di fare il boot ed entrare in uno qualsiasi dei sistemi operativi rilevati. In questo modo, per esempio, sono entrato facilmente in Linux Mint Debian. Mi è bastato poi digitare da terminale:

sudo grub-install /dev/sda

per ricreare fisicamente sul disco sda del mio sistema il menù grub che era andato corrotto dopo l’improvvida ed inutile installazione di Mandriva (che non mi è piaciuta ed ho poi eliminato).

Per fare posto a Mandriva avevo dovuto partizionare il disco e creare spazio per la nuova installazione. Il programma GParted su Mint non poteva funzionare perché per poter operare sul disco, lo stesso doveva essere smontato, operazione impossibile perché sul medesimo disco c’era Mint stesso, ovvero il sistema operativo in uso. Impossibile usare Windows (che ho su un altro disco) perché il programma nativo Gestione Disco non supporta il file system Linux.

Mi è allora venuto in aiuto un altro live CD, PARTED MAGIC.

Anche questa volta si tratterà di scaricare l’immagine ISO, masterizzare un CD e poi fare il boot del sistema dal CD appena creato. Ci troveremo in un ambiente desktop molto gradevole da vedere ed uitilizzare, pieno zeppo di strumenti che ci consentiranno di partizionare qualsiasi disco rigido senza alcun problema, ma non solo. C’è infatti, a disposizione, anche un browser per la navigazione internet ed altri utili strumenti. Un vero e proprio coltellino svizzero sempre pronto per gestire il nostro sistema. Parted Magic è leggero e può essere caricato interamente in RAM, con innegabili vantaggi in termini di velocità di esecuzione.

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LINUX SU DISCO E-SATA ESTERNO E WINDOWS 7 SU SISTEMA FAKE RAID

Posted on 7 novembre 2010. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , |

Che titolone! Niente di così complicato e così approfondito. Voglio solo raccontare come ho installato Linux (nella fattispecie, Ubuntu) sul mio sistema dotato di fake raid con Windows 7, utilizzando un disco esterno. Niente di straordinario, ripeto, ma penso che questo articolo possa risultare utile a chi, come me, ha cercato notizie sul web senza particolare successo. Oddio, se ne trovano, ma sono piuttosto frammentate, dispersive, poco esaustive. Io non pretendo certo di risolvere ogni problema (non ne sarei in grado), ma solo di illustrare la mia soluzione.

Innanzitutto, il pc su cui ho “lavorato” (si far per dire, per me è un divertimento) è un performante sistema dotato di un sistema dischi raid tipo 0 (striping). In questo modo i due dischi da 1 TB l’uno vengono visti come un unico disco da 2TB; le operazioni di scrittura e lettura sono molto veloci perché i dati sono suddivisi alla pari tra i due dischi fisici, quindi per esempio un file viene scritto e/o letto in parallelo metà su/da un disco e metà dall’altro, dimezzando il tempo necessario (ho semplificato molto, ma la sostanza è questa). A fronte di cotanta velocità, abbiamo però un sistema intrinsecamente più fragile: basta un guasto ad uno dei due dischi per perdere tutto il contenuto. Ecco perché un sistema raid 0 va bene per chi vuole privilegiare la velocità e la capienza, mentre non è adatto a chi preferisce salvaguardare l’integrità dei dati.

I modi per implementare questo meccanismo su un pc sono due, uno hardware ed uno software, sfruttando alcune caratteristiche dei controller del disco presenti sulla scheda madre. Questo secondo sistema viene denominato fake raid e per poter funzionare necessita di appositi driver che vengono caricati all’avvio prima del sistema operativo: ed è logico, perché se il boot del sistema operativo non vedesse i due dischi come una unica unità, vedrebbe due dischi singoli illeggibili, e Windows non potrebbe andare in esecuzione.

Pur piuttosto soddisfatto della stabilità e delle prestazioni di Windows 7 a 64 bit, che rimane il mio ambiente di lavoro principale, mi è venuta subito la voglia di vedere all’opera anche una qualche distribuzione Linux, magari anche più di una (perché no?). Infatti, pur non essendo un fan sfegatato del pinguino, averlo installato mi piace, ed in passato sul altri pc sono arrivato ad avere sino a 6-7 distribuzioni contemporaneamente.

La prima volta che mi sono cimentato nell’impresa su questo pc, ho fatto un boot con il CD live di Ubuntu (versione 10.04) giusto per verificare che tutto funzionasse correttamente. Mi sono subito accorto che Linux non vedeva i dischi di sistema; tentando l’installazione, al momento di partizionare il disco il programma gparted mi mostrava i due dischi come entità separate. Se avessi proceduto nella installazione avrei distrutto la partizione Windows in fake raid con perdita, ritengo irrimediabile, di tutto il contenuto. Orrore! Tempo dopo ho rifatto la prova con la versione 10.10 ed ho notato che l’installazione live vedeva senza problemi i dischi in raid… Speranzoso ho fatto partire la procedura di installazione ma, al momento di partizionare il disco, ancora una volta gparted vedeva i due dischi fisicamente distinti!

Mi sono messo alla ricerca di una soluzione sui forum internettiani per capire che Linux aveva i suoi driver per far funzionare un sistema fake raid come il mio; ma i dubbi operativi non sono riusciti a togliermeli, anche perché io volevo sì Linux ma a fianco di Windows. Inoltre, sembra che grub (il loader di Linux) abbia problemi a riconoscere la partizione di Windows, dopo istallato Linux (sempre per via del fake raid), e mi sono trovato a leggere un sacco di suggerimenti per come salvare capra e cavoli, ma anche i post di un sacco di gente che aveva incontrato problemi quasi insormontabili. Insomma, su un sistema “pulito” mi sarei anche cimentato, ma la mia priorità era di non perdere l’installazione Windows con tutti i documenti salvati dentro. Avrei potuto fare un backup di tutto, e ce l’ho, ma anche il tempo scarseggia ed ho pensato quale potesse essere una soluzione alternativa.

Una soluzione sarebbe potuta essere quella di aggiungere un terzo disco interno, ma mi sembra che nel case lo spazio necessario non ci sia. Mi sono allora ricordato che il mio PC ha una porta e-sata esterna. Ad una porta di questo tipo si può connettere un hard disk esterno, dotato ovviamente di interfaccia compatibile, che verrà visto in tutto e per tutto come un disco di sistema ed avrà più o meno le stesse prestazioni di quelli interni (raid a parte): infatti il collegamento è SATA, proprio come i dischi interni, e la E di E-SATA sta proprio per External. L’unica differenza è che il disco esterno non prende l’alimentazione dal PC poiché è alimentato a parte come molti dischi USB.

Ho pensato quindi di aggiungere un disco esterno di questo tipo, per installarci Linux. Diciamo subito che rispetto a quelli USB, i dischi E-SATA esterni sono molto meno numerosi. Alla fine la mia scelta è caduta sul modello Iomega Professional Hard Drive da 1 TB. Mini recensione: buona costruzione. La superficie è metallica, satinata, fredda al tatto. Utilissima, come vedremo, è la presenza di un interruttore posteriore. Il disco è silenzioso, si ode solo un rumore ovattato leggermente metallico durante le operazioni di scrittura e lettura. In dotazione, oltre all’alimentatore, ci sono il cavo USB e il cavo eSATA. Attenzione: come è scritto chiaramente nelle istruzioni, che di solito per prodotti così semplici non legge nessuno, l’interfaccia eSATA non è plug&play: non si può quindi collegare o scollegare il disco rigido a caldo, ma va fatto sempre a PC spento, e questo vale non solo per il collegamento fisico, ma credo sia una buona norma da seguire anche per l’accensione tramite interruttore. La cosa è logica se pensiamo alle caratteristiche dell’interfaccia eSATA e se riflettiamo sul fatto che il disco esterno avrà in realtà lo stesso funzionamento di quelli interni. Per cui, se si vuole usare il disco come unità di backup, oppure per spostarlo da un pc all’altro, è meglio optare per il collegamento USB; se invece sul disco si vuole installare un sistema operativo, come ho fatto io, allora è meglio l’interfaccia eSATA che garantisce la velocità necessaria. In ogni caso l’Iomega Professional Hard Drive ha entrambe le interfacce, che però non possono essere usate contemporaneamente (ed anche questo mi sembra logico).

Una volta collegato il disco e verificato che tutto funzioni (basta andare su “Computer” e controllare se Windows ha aggiunto un’altra unità di storage) mi sono apprestato mentalmente ad installare Linux. La scelta è caduta su Ubuntu perché un po’ più amichevole di altre distribuzioni, che comunque avrei anche potuto scegliere e che forse installerò in futuro. La mia intenzione era di installare grub sul disco esterno senza intaccare minimamente il sistema fake raid. Ho cercato (inutilmente) rassicurazioni sul fatto che grub, installato su un’unità diversa, non installi qualche file anche sul disco di sitema, ma ho trovato solo informazioni confuse e per certi versi contraddittorie. Io credo che grub non tocchi il boot di sitema se installato su un altro disco o su un’altra partizione, ma nel dubbio ho aperto il case e scollegato i due dischi rigidi! Ho quindi avviato il pc con solo il disco esterno eSATA ed il CD di Ubuntu nel lettore.

L’installazione non ha avuto nessun problema così come non ha avuto nessun problema il boot dal disco esterno. Ho quindi ricollegato i due dischi raid (naturalmente a pc spento). Riavviato il tutto, ho verificato che anche Windows parte regolarmente. All’accensione del pc, mi basta premere F12 per scegliere di fare il boot dal disco esterno, e far partire Ubuntu.

Unici lati negativi (per me non importanti): il tempo di boot di Windows mi sembra leggermente più lungo; i due sistemi sono completamente separati, nel senso che Ubuntu (sono abbastanza sorpreso di questo) non vede la partizione Windows, mentre Windows non vede il disco esterno con Linux (e questo è normale perché ho utilizzato il file system di Linux e non il Fat32).

Ne consegue che se voglio lavorare con Windows, posso lasciare il disco esterno spento, ed in ciò consiste l’utilità dell’interruttore di cui parlavo prima.

Probabilmente (ma devo ancora provare), cambiando la priorità di boot dal bios, si può ottenere che se il disco esterno è acceso parta Linux, altrimenti parta Windows.

Infine, poiché ho ben 1 TB di spazio sul disco eSATA, seguendo la stessa procedura (ovvero disconnettendo temporaneamente i dischi interni) sarà un gioco da ragazzi affiancare ad Ubuntu altre distribuzioni lasciando a grub l’onere di tenere traccia di tutte le installazioni successive.

Un’ultima annotazione: al primo avvio, Ubuntu mi ha chiesto se volevo installare i driver proprietari nVidia (“sì” opzione consigliata). Da non credere come sia cambiato  in meglio, dopo, l’aspetto del desktop, a riprova di come sia importante la piacevolezza visiva di un sistema operativo.

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