SISTEMI OPERATIVI GRATIS…

Posted on 23 ottobre 2013. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

No, non sto parlando di Linux che salvo rare eccezioni è sempre gratuito, ma di OSX e Windows. L’ultima versione del sistema operativo dei Mac, nome in codice Mavericks, Apple la dà
gratis, così come gratis è l’upgrade offerto da Microsoft per passare da Windows 8 a Windows 8.1. (Daccordo, per chi non ha già una versione precedente di Windows la 8.1 si paga, ma qui sto parlando di una tendenza). I nuovi e giovani utenti di soli tablet e smartphone penseranno sconcertati: e allora? Che novità è? Quando mai si è pagato iOS oppure Android o persino Windows Phone?
Insieme a Mavericks Apple regala persino un’intera suite di applicazioni per fare un po’ di tutto; Microsoft ancora non regala Office, anzi sì: lo regala con Windows RT e con Windows Phone per dare slancio alle vendite scarse di questi due prodotti, che finiranno col diventare un prodotto solo (del resto iOS non è unico per telefoni e tablet?), ma si vocifera che in futuro Office sarà già incluso in Windows e quindi non dovrà essere più pagato a parte.
Cosa si nasconde dietro questa apparente messe di regalìe?
Facile: la vendita dell’hardware. Il pubblico paga malvolentieri un software, mentre è meglio disposto nei confronti dell’hardware. Oggi i soldi si fanno vendendo computer, tablet, smartphone eccetera.
E poi si fanno creando attorno all’hardware un ecosistema di store per la vendita di app e contenuti, nonché di servizi creati ad hoc (cloud… ).
È il modello di business di Apple, in parte di Google ed ora anche Microsoft si sta trasformando da software house pura in un venditore di hardware, contenuti e servizi.

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PERCHE’ MICROSOFT SI COMPRA NOKIA?

Posted on 3 settembre 2013. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , , , , , , , , |

Dunque, la notizia “bomba” di oggi è che Microsoft si comprerà Nokia, non tutta la società ma solo la parte relativa ai telefoni cellulari. Subito si sono scatenati i sospetti sul ruolo che può aver avuto il CEO di Nokia Stephen Elop, ex dirigente Microsoft e (si dice) futuro successore di Ballmer alla Microsoft. Detto in altri termini: avrà fatto apposta a mettere in crisi Nokia per consentire a Microsoft di farne un boccone solo alla “modica” cifra di 5,44 miliardi di dollari? Da commenti letti in rete sembrerebbe infatti un affarone per Microsoft, basti penare che l’acquisizione di Skype era stata più onerosa. La verità secondo me è che gli azionisti Nokia non ne potevano più della divisione smartphone in perdita, né erano convinti della partnership strategica con Microsoft e il sistema operativo Windows Phone. Allora la casa di Redmond ha detto: va bene, smettetela di frignare, compro tutto io e faccio tutto da me!

A ben vedere Microsoft sta cercando di fare ciò che ha fatto Apple e ciò che sta facendo Google (che ha acquisito Motorola): vendere l’hardware, cioè i telefoni, con installato il proprio sistema operativo (che nel caso di Android-Google però è gratuito senza licenza) e creare così un ecosistema per vendere non più solo software ma anche hardware, musica, libri, film… tutto in formato digitale e possibilmente proprietario così da imprigionare l’utente il più possibile e costringerlo a spendere i propri soldi nel proprio ecosistema.

Nel caso di Apple (vedasi l’iPhone e le sue insopportabili limitazioni) il giochetto ha funzionato piuttosto bene, però si sa che per alcuni la mela morsicata non è un marchio, ma una fede cui credere ciecamente: il Mac è il miglior pc, l’iPad il miglior tablet, l’iPhone il miglior telefono, eccetera. Ma la Microsoft non è Apple. Le due aziende non potrebbero essere più diverse: Microsoft ha fatto i soldi vendendo software, Apple ha in realtà sempre venduto hardware. Microsoft non è una sorta di religione, non ha fanatici al seguito. A rompere un pochino le uova nel paniere ad Apple è Google, non Microsoft. Google ha un’idea chiarissima di cos’è e di dove vuole arrivare, Android gli serve per poterci installare le sue applicazioni chiave (GMail, GDrive, le mappe, il link al motore di ricerca, eccetera…) ed è per questo che viene concesso in licenza gratuita a chiunque ne faccia richiesta: più è ampia la base di installato, più Google ed il suo ecosistema net-centrico diventa importante ed efficace.

E Microsoft? Non mi sembra che abbia le idee altrettanto chiare quanto i suoi competitors. Cosa vuole fare (e diventare) la regina del desktop? E’ evidente che Microsoft teme la crisi del PC tradizionale e che sta cercando di espandersi in tutte le direzioni indicate dal mercato: la gente usa gli smartphone? E noi gliene diamo uno. Vuole i tablet? E noi gli diamo il tablet. E via discorrendo… Il tutto sa un po’ di rincorsa affannosa. Surface è stato un fallimento, Windows RT pure. Ma chi lo vuole un tablet con la versione monca e fin qui inutile di Windows 8? E perché tutta questa spasmodica attenzione all’interfaccia touch con Windows 8 che è e rimane un OS prevalentemente desktop mentre tutti sanno che allungare un braccio verso lo schermo di un desktop non è propriamente il modo migliore di interagire?

Secondo me Microsoft dovrebbe abbandonare Windows Phone e Windows RT e fare semplicemente… Windows. Un solo nome, un solo marchio, un sistema operativo unico che si installa intelligentemente su tutto l’hardware. Windows è stato sempre così, tradizionalmente è il suo punto di forza. Su un PC desktop non servono le “mattonelle”, su un tablet e uno smartphone potrebbero rivelarsi utili. La routine di installazione dovrebbe ottimizzarsi automaticamente secondo l’hardware.

Microsoft è sinonimo di software ma le ultime scelte progettuali e concettuali denotano una crisi di identità notevole. Siamo sicuri che mettersi a fabbricare telefoni sia la scelta giusta?

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BOOM DEL CLOUD: CON LA TESTA TRA LE NUVOLE

Posted on 26 aprile 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , |

Un tempo con la testa tra le nuvole significava essere sbadati, poco concreti, portati a fantasticare, distratti. Adesso invece, in informatica, avere i dati sulle nuvole significa esattamente l’opposto: avere a disposizione i propri file sempre,  in qualunque momento, indipendentemente dal dispositivo con cui ci si connette in internet.
Aumentano quindi di giorno in giorno i fornitori di servizi cloud (che in inglese significa appunto nuvola) e se si pensa che ognuno di essi offre gratis alcuni giga di spazio, ecco che usandone più di uno contemporaneamente potremo usufruire della nostra nuvola personale senza spendere un euro (certo, andremo incontro ad una frammentazione dei nostri file, alcuni da una parte ed altri dall’altra, ma basterà un po’ di organizzazione: per esempio tutti i file di testo in una nuvola, i fogli Excel in un’altra, le immagini in un’altra ancora, e così via).
L’ultimo arrivato è Google Drive di cui si vociferava da tempo e che ora è diventato realtà. Offre 5 GB gratuiti, la sincronizzazione dei file tra tutti i nostri dispositivi e la possibilità nativa di aprire alcuni tipi di documenti senza doverli scaricare. Al momento in cui scrivo non ho ancora potuto testare la proposta di Google perché non mi è ancora consentito l’accesso. Infatti il mio dispositivo Android ha scaricato automaticamente l’app da Google Market, ma non è stato possibile fare la stessa cosa dal PC o dal Mac. Un aspetto positivo consiste nel fatto che, a quanto pare, Google Drive (che sostituisce di sana pianta Google Documents) avrà un’app dedicata per Mac, per Windows, per Linux e per iPhone (di Android vi ho già detto). E Windows Phone? Non so.

Comunque le alternative non mancano: i sistemi più famosi sono Dropbox (2 GB gratis), Fiabee, Box… e come dimenticare Windows Skydrive di Microsoft che offre gratis ben 25 GB di spazio (ultimamente ridotti a 7 per i nuovi utenti)? Skydrive però è solo un servizio basato sul web che non sincronizza automaticamente i contenuti. Per fare ciò Microsoft ha Live Mesh, 5GB, disponibile sia per Windows sia per Mac (niente Linux e dispositivi mobili!). La versione Mac però, debbo dire, dopo gli ultimi aggiornamenti del sistema operativo non funziona più. (AGGIORNAMENTO: adesso anche Skydrive ha un’app per Windows, Mac, iPhone/iPad, Windows Phone. Sembrerebbe niente Android e, ovviamente, niente Linux).

Leggermente differente è Evernote, che come dice il nome consente di salvare appunti per ritrovarseli belli e pronti sullo smartphone, sul Mac, sui PC, sull’iPhone, e persino su Linux grazie ad un programma open source compatibile.

Infine, senza avere la pretesa di essere esaustivo, vorrei citare Live Drive, un servizio sulla carta molto interessante che però ho abbandonato perché ha un bug nel salvataggio delle immagini in formato jpg, che non è mai stato risolto.

Salvare i propri documenti nelle nuvole ha indubbi vantaggi, ma anche svantaggi: senza connessione internet la nuvola è irraggiungibile ed anche la privacy potrebbe risentirne. In altre parole, bisogna avere fiducia nel gestore della nuvola.

Per concludere, ecco alcuni link:

Google Drive

Fiabee

Dropbox

Box

Livedrive

Skydrive

Live Mesh  (fa parte della suite gratuita Live Essential di Microsoft)

Evernote

NixNote (Evernote per Linux)

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INTERNET E PIRATERIA: NON CAPIRE UNA FAVA

Posted on 23 gennaio 2012. Filed under: informatica, internet, politica | Tag:, , , , , , , , |

Negli USA la famigerata SOPA, il disegno di legge censorio che ha scatenato le proteste di Google e Wikipedia, solo per citare due colossi, sembra moribonda. Per fortuna, aggiungo io. Ma non si fa in tempo a rallegrarsi, che compare un nuovo pericolo all’orizzonte, questa volta veicolato dall’On. Gianni Fava della Lega Nord. Il nostro simpaticone rispolvera due concetti vecchi quanto il cucco e che più sbagliati di così non possono erssere: la responsabilità degli hosting provider, ovvero dei gestori di piattaforme per la condivisione dei contenuti, tipo YouTube, ed il diritto da parte di chiunque di chiedere ed ottenere la rimozione di qualsiasi contenuto che si ritenga lesivo.

Una miscela esplosiva, liberticida, censoria. Vediamo perché.

Innanzitutto, se io hosting provider vengo ritenuto responsabile di ciò che fanno gli utenti, faccio prima e meglio a chiudere baracca e burattini piuttosto che rischiare di essere chiamato a pagare per colpe altrui. Secondo, se io sono (tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente) un politico, e penso che sia per me nocivo un qualsiasi contenuto uploadato su qualche sito, subito mi adopererò per farlo sparire, e tale attività censoria sarà molto più facile se avrò la legge dalla mia parte.

Il risultato sarà una internet dove tutti avranno paura di tutti e dove molti servizi di hosting chiuderanno, oppure eserciteranno uno strettissimo controllo sui contenuti ospitati, sino a praticare una censura preventiva pur di evitare noie.

Giusto per non capire una fava, mi chiedo come sarà possibile proibire ad un hosting provider straniero di pubblicare un contenuto in base alla legge italiana. Ah già, che sbadato, basterà filtrare gli IP… senza sapere cosa sono i proxy… eccetera eccetera…

Come al solito, proposte di legge da parte di chi non ne capisce una fava, letteralmente.

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IPHONE 4S, SAMSUNG NOTE, NEXUS PRIME: DUBBI ESISTENZIALI

Posted on 16 ottobre 2011. Filed under: smartphone | Tag:, , , , , , , , |

Naturalmente la frase dubbi esistenziali è scherzosa! Per quanto si possa essere appassionati di tecnologia e per quanto si possa vivere in simbiosi con il proprio smartphone, non è il caso di arrivare sino a questo punto. Per tutti coloro che sono in procinto (o stanno pensando a) cambiare il proprio smartphone, ecco una breve riflessione senza pretese sui modelli più chiacchierati del momento.

Il Nexus Prime di Google, prodotto da Samsung, non è stato ancora presentato per cui la forma ed anche il contenuto tecnologico sono sconosciuti. E’ comunque uno degli smartphone più attesi, per vari motivi. Innanzitutto come sistema operativo ci sarà la versione 4.0 di Android, nome in codice Ice Cream Sandwich, che dovrebbe consistere in un anello di congiunzione tra l’Android per i cellulari e l’Android per i tablet. Sembra infatti che dalle parti di Google si siano resi conto dell’assoluta necessità di far convergere i due mondi. Inoltre si dice che avrà una forma leggermente curva, così come curvo dovrebbe essere il display Super Amoled di 4,65". Il processore sarà molto potente, si parla di un dual core da 1,5 GHz (altrove si dice 1,2). La RAM sarà di 1 GB, la fotocamera posteriore avrà 8 megapixel, anche se altri fonti dicono che ne avrà 5 (2 quella anteriore). La presentazione di questo dispositivo è stata rimandata all’ultimo momento, ufficialmente per rispetto verso la scomparsa di Steve Jobs, ma si vocifera perché alcuni aspetti del sistema operativo erano ancora da mettere a punto. Anche se l’ufficialità manca, sarà comunque uno smartphone top class e non è saggio comprarne uno prima della sua presentazione, che dovrebbe avvenire tra pochissimo.

Che dire dell’ iPhone 4S? Moltissima gente è rimasta delusa: tutti si aspettavano il 5 ed un cambiamento di design che è rimasto, invece, praticamente lo stesso (solo il bottone del tasto mute è stato leggermente spostato. Quindi le custodie per il 4 non vanno bene per il 4S). Da una parte capisco le critiche, io stesso mi aspettavo qualcosa di più innovativo, però sarebbe riduttivo pensare che il 4S non rappresenti niente di nuovo. Intanto, sembra proprio che il processore A5 di Apple, un dual core (sembra da 1 GHz di clock), stando ai primi benchmark in rete, sia in grado di polverizzare la concorrenza (ma altri processori stanno per salire a bordo degli altri smartphone). Poi c’è il sensore da 8MP per le foto, in grado di riprendere video in full HD. Delude la RAM, che è di 512 mega. Buono iOS 5, che però gira tranquillamente anche su "vecchio" 3GS come il mio. Interessante l’assistente vocale SIRI, la novità più grossa, che però almeno all’inizio non funziona in italiano. Eccessiva l’enfasi posta su iCloud (le stesse funzioni possono essere svolte, da tempo, da molti altri software di terze parti: niente di così innovativo, quindi, anche se è comodo ritrovarsi automaticamente le foto scattate e gli appuntamenti sul Mac o sul PC, ed anche su tutti e due contemporaneamente!). Ma il punto forte di iPhone, secondo me, rimane il suo sistema operativo, ancora migliorato nella versione 5, perfettamente ottimizzato, facile da usare, potente e bello da vedersi.

Il prodotto più innovativo tuttavia, a mio parere, è il Galaxy Note di Samsung. Con il suo schermo Super Amoled HD da 5,3" è una via di mezzo tra un tablet ed uno smartphone. Grosso o piccolo, dipende da ciò con cui lo si mette a raffronto. Oltre ad essere, ovviamente, touch, ha anche una penna con cui si possono prendere appunti come su un bloc notes. Processore potente dual core da 1,4, GHz, fotocamera da 8 MP, monta Android 2.3. le caratteristiche hardware sono da urlo (1 giga di ram, 16 giga on board, espandibile con altri 32 giga tramite microSD), l’ergonomia da verificare. Chi l’ha provato in anteprima, però, dice che calza perfettamente nel palmo della mano. Certo, è un po’ grosso, ma il prodotto tenta molto, eccome se tenta.

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GOOGLE: INTERNET SONO IO

Posted on 9 dicembre 2010. Filed under: informatica, internet | Tag:, , , , |

Google ha presentato alla stampa un netbook dotato del googlesqualoproprio sistema operativo Chrome, basato su Linux ed orientato al web. Chrome OS va quindi ad aggiungersi ad Android, affermato OS per smartphone, e come Android sarà libero: ogni produttore interessato potrà istallarlo sui propri PC senza spendere una lira. Se aggiungiamo che anche gli altri servizi di Google sono gratuiti, tipo l’enorme sistema di posta elettronica Gmail, Maps, gli strumenti per le lingue, le applicazioni per gestire i documenti, e chi più ne ha più ne metta (senza dimenticare che Google è proprietaria di YouTube), potremmo essere portati a ritenere Google un benefattore. Invece no, non lo è, anzi secondo me rappresenta un potenziale pericolo: prima di spiegare perché, voglio precisare che l’attuale posizione dominante di Google è frutto esclusivamente della capacità di questa azienda di cogliere, come nessun altro ha fatto, le opportunità di business e di crescita offerte da internet. insomma, se è diventata così potente da fare paura non è colpa sua.

Torniamo al netbook presentato da Google. Orientato al web, stavo dicendo, ma di più: senza il web è praticamente inutile perché non ha nemmeno un sistema di storage interno. Insomma, è senza disco fisso. Vi collegate al web per redigere il vostro documento, lo salvate sui server di Google, e rimane là a vostra disposizione. Google sta anche sperimentando un sistema di stampa da web (naturalmente). Stiamo assistendo al tripudio del cloud computing, purché tutto passi attraverso Google, ovvio. Penserà a tutto lui, rendendo remota (in senso tecnico) la vostra vita digitale. Che vogliamo di più? Sistema operativo gratis, mappe gratis, email gratis, suite di programmi per la produttività gratis, storage gratis, hardware a basso costo, album digitale per le immagini gratis, strumenti di traduzione gratis… aggiungo che tra breve Google lancerà un sistema di ebook innovativo perché i libri acquistati non saranno scaricati sul dispositivo di lettura, ma verranno letti stando perennemente on-line… già immagino la scena: sul più bello, uno gira la pagina e… zac!, porcaccia miseria manca la connessione, non si può più leggere!

L’insieme è estremamente coerente e comporta indubbi vantaggi. La visione internet-centrica di Google è veramente ad ampio respiro e rimarchevole, sotto ogni punto di vista. Ma… Un ma c’è sempre: siamo sicuri di voler affidare tutto, ma proprio tutto, a Google?  Se continua così, il motore di ricerca più usato finirà con diventare il padrone di internet, il depositario di tutta la nostra vita digitale, colui che gestisce la nostra posta, conserva i nostri documenti, classifica i termini che digitiamo sul proprio motore di ricerca, prende nota dei libri che leggiamo, dei siti che ci piace frequentare, delle relazioni che intratteniamo, eccetera eccetera… Siamo proprio sicuri di poter/voler rinunciare ad ogni forma di salvataggio locale dei nostri file ed ad ogni forma di intelligenza nei nostri dispositivi? Io penso di no. Già in passato ci hanno provato con i netPC senza alcun successo, ma ora molte tecnologie nuove sono venute alla luce ed i tempi parrebbero essere più propizi.

Non c’è alcun dubbio che il cloud computing rappresenti una soluzione vantaggiosa per molte attività, ma allo stesso tempo no ho alcun dubbio sui pericoli (e scomodità) rappresentati da un computing totalmente dipendente da internet e per giunta gestito da un solo grosso potente operatore. Pensiamo inoltre alle nubi che si stanno addensando sulla rete, alle violazioni della privacy perpetrate dai governi in nome della sicurezza, ai controlli che forse verranno imposti ai provider, ed i motivi per non dipendere totalmente da internet appariranno immediatamente più chiari.

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ARRIVA LA TURBOGOOGLE

Posted on 11 ottobre 2010. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

È apparsa sulla stampa la notizia che Google ha testato in grande segretezza una vettura che non ha bisogno di guidatore. Per essere precisi questa automobile, basata su una Toyota Prius, ha i posti come una normale macchina ed anche il conducente siede al proprio posto con la possibilità di passare in qualsiasi momento, in caso di necessità, ad un controllo di tipo tradizionale. La Googlecar avrebbe già percorso 140.000 km per le strade della California senza il minimo incidente né inconveniente ed avrebbe ottenuto il permesso, dalle autorità locali, di girare liberamente. Anzi, un incidente ci sarebbe pure stato: l’auto sarebbe stata tamponata ad un semaforo, ma Google sottolinea che nessun software è in grado di evitare l’altrui incapacità alla guida.
Non appena ho letto questa notizia, mi è venuto subito in mente di non averne lette di analoghe da parte delle case automobilistiche tradizionali, quanto meno non di così circostanziate. Tutto ciò ha un significato.
Le case automobilistiche si stanno concentrando soprattutto sui motori perché è chiaro che il motore a scoppio sta terminando il suo ciclo vitale. È una tecnologia ormai vecchia, non ulteriormente migliorabile se non in modo del tutto marginale, rumorosa ed inquinante, e che dulcis in fundo utilizza carburanti derivati dal petrolio, con tutto ciò che ne deriva. Si tratta di una impostazione, questa delle case automobilistiche, conservativa: il loro sogno sembrerebbe essere quello di continuare a costruire tanto la Panda quanto la Ferrari o la Rolls Royce così come hanno sempre fatto, semplicemente sostituendo un motore con un altro, elettrico o ad idrogeno.
Ben più visionario, e proiettato in avanti, il progetto di Google: dotare un’auto del software (e dell’hardware) necessari per trasformarla in una sorta di robot dell’asfalto. Imposti l’indirizzo di arrivo e via, la macchina si guida da sola. Questa è vera innovazione, tipica di un settore in perenne ebollizione come quello informatico: non è un caso che sia una azienda come Google ad aver sperimentato a fondo questa possibilità.
Cosa dobbiamo aspettarsi dal futuro? Google si metterà a produrre automobili? Tutto è possibile, ma io non credo.
L’auto del futuro sarà probabilmente elettrica e sarà una sorta di robot-pc il cui sistema operativo potrà essere scritto da Google, Microsoft, Apple (che venderà la sua propria vettura); potrà essere open source stile Linux, e gli utenti più evoluti nell’arco di una nottata, forse meno, potranno formattare tutto e cambiare OS (problemi di omologazione a parte). I costruttori tradizionali assembleranno l’hardware, studieranno l’estetica ed il marketing; l’utente finale ci installerà il sistema operativo che preferisce.
Non oso pensare cosa potrebbe accadere ad una automobile infettata da un virus, per cui è probabile (anzi auspicabile) che questi sistemi operativi siano blindati e più sicuri di quelli attuali, a discapito delle possibilità di personalizzazione.
Fantascienza? Futuro lontano? Non molto. Google pensa di poter commercializzare la propria creatura tra otto anni, non di più, e già si interroga su questioni pratiche. Per esempio, in caso di incidente, chi sarà ritenuto responsabile? Il proprietario della macchina o chi ha scritto il software?

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GOOGLE IN ITALIA: DALLA POLVERE AGLI ALTARI

Posted on 11 marzo 2010. Filed under: internet | Tag:, , , , , , |

Oppure, se preferite, dalla stalla alle stelle. I destini della grande G nel nostro paese sembrano destinati, in bene o in male, ad essere fuori dalla norma. Nei giorni scorsi ho avuto modo di considerare i pericoli derivanti dalla sentenza che ha condannato tre dirigenti di Google per la pubblicazione, su YouTube, di un video in cui alcuni giovani ed immaturi scagnozzi prendevano a ceffoni un compagno di scuola down.

Adesso invece ecco la notizia più importante di oggi, che avrebbe meritato maggiore visibilità nei siti di notizie se lo spazio disponibile non fosse stato tutto occupato dalla rissa politica e dal “caos liste”:  il governo italiano, nella persona del ministro per i beni e le attività culturali Sandro Bondi, ha stipulato uno storico accordo con Google per la digitalizzazione di opere letterarie, presenti nelle antiche e prestigiose biblioteche di Roma e Firenze. Un accordo veramente storico, il primo concluso con un governo, e per una volta tanto mi sento di plaudire a questa iniziativa. Da tempo Google ha messo gli occhi sul patrimonio letterario dell’umanità e l’accordo stipulato prevede che “G” si accolli tutti i costi per la digitalizzazione; in più donerà alle biblioteche una copia digitale di ogni volume, copia che potrà essere liberamente utilizzata per qualunque scopo, come si addice ad opere storiche ormai prive di diritti d’autore.

Questo accordo mi piace per un sacco di motivi: renderà disponibile all’umanità un patrimonio di cultura e di idee che rischiava di rimanere sepolto tra gli scaffali delle biblioteche, ad ammuffire. Consentirà la (ri)scoperta di molti autori minori che non hanno avuto la fortuna di essere replicati ad libitum sulle antologie scolastiche. E infine, vedo realizzato il mio sogno di una illimitata e libera circolazione dell’arte, dell’ingegno, del sapere e della cultura, che stride con la bieca politica commerciale dei giorni nostri tesa a colpevolizzare chi condivide una canzonetta demenziale di Britney Spears. Anche la nostra lingua ed il nostro prestigio ne trarranno grande vantaggio.

Qui un link alla notizia su Punto Informatico.

Qui invece su PC WORLD.

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CONDANNATA GOOGLE: UNA SENTENZA PERICOLOSA

Posted on 24 febbraio 2010. Filed under: internet, società | Tag:, , , , , |

Tre dirigenti di Google sono stati condannati per la pubblicazione di un esecrabile video su YouTube in cui un paio di vigliacchi bulletti prendevano a ceffoni un ragazzo down. La motivazione della sentenza ancora non è stata depositata, per cui non si sa ancora fino a che punto questa sentenza costituisca un pericoloso precedente in grado di mettere a soqquadro la rete ed impedire di fatto tutto il cosiddetto Web 2.0, ovvero il Web i cui contenuti sono uploadati dagli utenti (YouTube, Facebook, i blog, Flickr per le fotografie, e centinaia se non migliaia di servizi analoghi). C’è da precisare subito che i dirigenti sono stati condannati per “violazione della privacy” ma sono stati assolti dall’accusa di “diffamazione”: questo distinguo renderà estremamente interessante la lettura integrale della sentenza. Ma approfondiamo un paio di punti: 1. perché pericolosa; 2. perché tutta la vicenda è sostanzialmente stupida (a mio modo di vedere, e non mi riferisco certo all’ignobile trattamento riservato al ragazzo down, come vedremo).

1. La sentenza è pericolosa perché, come è noto, Google non fa altro che mettere a disposizione degli utenti una piattaforma tecnologica, senza avere alcun controllo su ciò che viene pubblicato. Del resto ogni ora vengono inviati talmente tanti video che un controllo preventivo sarebbe, anche a volerlo effettuare, impossibile. In sostanza Google è solo un fornitore di servizio, un intermediario, e se passasse il concetto che l’intermediario è responsabile di ciò che fanno gli utenti, ne vedremmo veramente delle belle: chiusura di quasi tutti i servizi basati sul cosiddetto web 2.0 e sostanzialmente la fine di internet così come la conosciamo. Inizierebbe un’era non di libertà, come finora, ma di censura preventiva su tutto o quasi. E’ paradossale che sotto processo siano finiti i dirigenti di Google e non i giovani vessatori (a dire il vero, non so se costoro siano stati perseguiti a suo tempo. Mi auguro di sì). Se vogliamo un’internet libera che ci consenta di esprimerci liberamente, non possiamo fare a meno di sostenere che l’intermediario non può essere ritenuto responsabile del comportamento dei propri utenti -tanto più che si tratta di un servizio gratuito! – e che sono gli utenti stessi a doversi assumere le proprie responsabilità, come avviene nella vita reale.

2. Seconda considerazione: ma di che stiamo cianciando? Il povero ragazzo down avrebbe avuto una vita migliore senza il video su YouTube? Non credo proprio. Avrebbe continuato a prendere botte e probabilmente nessuno lo sarebbe venuto a sapere e nessuno sarebbe corso in sua difesa. Gli ignobili persecutori sarebbero rimasti tali ed in assenza della piattaforma tecnologica si sarebbero limitati a sghignazzare con i loro compagni di merende, passandosi il cellulare con il filmato di mano in mano. Il problema in sé, secondo me, non esiste. Davvero, non c’è. Vedo solo risvolti ampiamenti positivi derivanti dalla pubblicazione di questo video. Come se picchiare un down indifeso potesse essere legittimo, purché non si dia pubblico scandalo… ecco perché questa sentenza è pericolosa e tutti i concetti che ci girano intorno sono sostanzialmente privi di intelligenza.

Inutile dire che la sentenza ha avuto grande risonanza su tutti gli organi di stampa, anche internazionali, a riprova che la sua importanza è reale e non solo immaginaria. Ecco in conclusione, a titolo esemplificativo e non esaustivo, alcuni link:

http://www.pcworld.it/notizia/119853/2010-02-24/Google-condannata-per-il-video-con-pestaggio-di-ragazzo-down.html

http://punto-informatico.it/2819031/PI/News/caso-vividown-intermediario-responsabile.aspx

http://www.ilgiornale.it/interni/video_disabile_vessato_tre_condanne_google_usa_web_libero_e_diritto/internet-web_20-giudice_magi-disabile-down-motore_ricerca-condanna-google/24-02-2010/articolo-id=424691-page=0-comments=1

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=92544&sez=HOME_INITALIA

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=7294&ID_sezione=38&sezione=News

http://quotidianonet.ilsole24ore.com/cronaca/2010/02/24/296654-video_disabile.shtml

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/02/24/visualizza_new.html_1707219530.html

http://www.libero-news.it/news/356273/Video_del_ragazzino_disabile__condannato_Google.html

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/24/news/condanna-video-2409480/

http://www.nytimes.com/2010/02/25/technology/companies/25google.html?hp

http://business.timesonline.co.uk/tol/business/industry_sectors/technology/article7039110.ece

http://www.lemonde.fr/technologies/article/2010/02/24/trois-dirigeants-de-google-condamnes-pour-atteinte-a-la-vie-privee-en-italie_1310564_651865.html

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L’Iran filtra Gmail e prepara l’email di stato

Posted on 11 febbraio 2010. Filed under: internet, politica | Tag:, , |

La notizia secondo me più succosa di questa mattina è che il governo iraniano ha filtrato l’accesso ai servizi di Google, primo fra tutti la celeberrima Gmail. La spiegazione ufficiale afferma che presto i netizen di quel paese potranno usufruire di un analogo servizio statale. La prima cosa che mi viene in mente è anche la più ovvia: costringere i propri cittadini (in questo caso, sudditi) a servirsi di un unico account presso un unico fornitore (per giunta statale, quindi governativo) significa sottoporre tutta la corrispondenza privata al controllo della polizia politica. Per il regime dittatoriale iraniano è un bel colpo: non solo il filtraggio di Gmail renderà la vita più difficile ai dissidenti, ma addirittura la polizia politica sarà enormemente avvantaggiata, ed in più il governo potrà sostenere di aver fornito alla propria nazione un nuovo moderno servizio. Dobbiamo riflettere su un punto: la rete libera spaventa le dittature e chi non ama la libertà degli individui. Ricordiamocene quando, anche dalle nostre parti, qualcuno alzerà la mano per sostenere, con un pretesto qualsiasi, che Internet deve essere regolamentato e filtrato ecc…

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