CINNAMON: UN DESKTOP ALLA CANNELLA

Posted on 6 aprile 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , |

Odiate le nuove interfacce stile Windows 8 e Gnome 3, studiate per i tablet? State osservando con disgusto la transizione di Apple OSX verso iOS che trasformerà il vostro desktop o laptop in un gigantesco iPhone? Avete un bellissimo monitor ad altissima definizione e non capite perché sprecare tutto quello spazio con icone grosse quanto un uovo sodo? Ebbene, installate Linux Mint.

Ho già avuto modo di tessere le lodi di questa distribuzione, la cui popolarità cresce di giorno in giorno. Linux Mint non è solo un’ottima distribuzione, forse la migliore: è in assoluto un ottimo sistema operativo. Scordatevi le difficoltà che potreste incontrare con Linux. Alcune distribuzioni fanno a gara per essere ostiche: Linux Mint no. Funziona tutto, subito, basta veramente un minimo di conoscenza per usarlo. Nel mio sistema gestisco tranquillamente un vecchio scanner per cui non esistono driver nemmeno sotto Windows, una stampante di rete Dell per la quale non ci sono driver Linux, una seconda stampante di rete multifunzione con scanner della Canon: funziona tutto.

E veniamo al punto: sapete come vanno le cose, tutto si evolve e niente è immutabile. Il team di Gnome ha pensato bene di abbandonare l’amatissimo Gnome 2 per passare all’odiato Gnome 3; Ubuntu è invece passato all’odiatissimo Unity. In entrambi i casi abbiamo le consuete icone cicciotte da tablet, che si possono usare con le dita. Ma su un desktop fanno veramente schifo. Io sul desktop voglio lo spazio ben organizzato e non disegni enormi che sembrano fatti per i bambini.

Per fortuna c’è Linux Mint: male che vada, useremo lui. E funziona piuttosto bene. Ed è gratis. Non ci costa una lira.

Il bravissimo team di Linux Mint cura varie versioni: alcune sono derivate da Ubuntu, e vanno reinstallate ad ogni upgrade (ma sono molto meglio di Ubuntu). Una versione che invece non deve essere reinstallata ogni volta è la Mint Debian, che è una distribuzione rolling, ovvero per la quale vengono distribuiti gli upgrade via internet esattamente come accade per gli aggiornamenti di Windows. Ed è di questa (che uso regolarmente, anche ora che sto scrivendo) che voglio parlare.

Il team di Mint si è trovato di fronte all’adozione di Unity da parte di Ubuntu ed all’abbandono di Gnome 2, destinato in breve tempo a diventare un ambiente desktop obsoleto. Non convinti della bontà, almeno su un sistema desktop, delle nuove interfacce grafiche, ha adottato nell’ultimo upgrade distribuito via internet Mate, che è una specie di Gnome 2 redivivo, ma soprattutto Cinnamon (in italiano cannella). Cinnamon è un nuovo ambiente desktop realizzato dallo stesso team di Mint e… cosa dire, è bello. E quando dico bello, dico bello. Ci troviamo di fronte ad una sottile e minimale barra delle applicazioni posta in basso, là dove secondo me deve stare. Ma, se vogliamo, possiamo spostarla facilmente in alto (stile Mac) oppure averne due, una in alto ed una in basso.

Quella che vedete sopra è la mia installazione di Linux Mint Debian con Cinnamon. Naturalmente l’immagine di sfondo è l’elaborazione di una mia fotografia, ma vorrei attirare la vostra attenzione sul sontuoso menù.

Qui sotto, invece, ecco un dettaglio del pulsante in basso a sinistra, proprio quello che Microsoft vuole far sparire in Windows 8…

Cinnamon mi sembtra già completo e piuttosto stabile; inutile dire che in futuro migliorerà ancora. Spostando il cursore nell’angolo in alto a sinistra, apparirà una schermata stile compiz per scegliere lo spazio di lavoro (ma questa funzionalità può essere ampiamente personalizzata).

Questa sera, con qualche difficoltà perché i server erano sovraccarichi, sono passato da Gnome 2 (sempre nella perfetta interpretazione di Mint) a Cinnamon, senza dover reinstallare tutto e senza perdere nemmeno un programma. E con un bellissimo ambiente desktop nuovo di zecca, Cinnamon, che vi consiglio di provare.

Date una chance a Linux Mint, non ve ne pentirete…

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UNITY STA DISTRUGGENDO UBUNTU? LINUX MINT SCATTA IN TESTA!

Posted on 26 novembre 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , |

Un breve articolo su Punto Informatico mette in risalto la veloce discesa in classifica di Ubuntu, per popolarità, tra le distribuzioni Linux. La classifica è quella pubblicata dal sito Distrowatch.

Tale debacle non deve stupire più di tanto. La scelta di adottare Unity come desktop ha infastidito la maggior parte degli utenti, me compreso, anche se io sono un utente solo occasionale di Ubuntu. Il guaio, come ho avuto già modo di scrivere in precedenza, riguarda la (secondo me errata) convinzione che un sistema operativo nato per il desktop, o al massimo per i notebook, debba adattarsi anche ai tablet: quindi icone e pulsanti enormi che possano essere agevolmente azionati con le dita, oltre che con il tradizionale mouse. Una grafica grossolana e gigantesca che appare tanto più stupida quando visualizzata sugli attuali monitor superiosi ai 20 pollici. Unity a tutto ciò unisce una odiosa (per me) barra laterale e verticale sul lato sinistro che non può essere spostata (altrimenti io l’avrei posizionata sul fondo). Il problema, in prospettiva, non è solo di Ubuntu ma anche di Windows, che sembra seguire anche se solo in parte la medesima strada con le ormai famose piastrelle di Windows 8 ed anche di Mac OSX che sta provando a commettere gli stessi errori (od orrori): vedasi l’inutile e ridicolo Launchpad che, tanto per fare un esempio, visualizza su un iMac da 27" le icone dei programmi esattamente come avviene sul minuscolo schermo di un iPhone. Follia!

Ubuntu quindi scende in classifica dietro a Open Suse e Fedora. Al primo posto c’è quella che io considero, ormai, la migliore distribuzione Linux: Mint.

Ne ho già parlato in passato, ma Linux Mint merita ancora due parole, ed anche di più. Affidabile, con una grafica elegante, un bel menù, una barra delle applicazioni in basso come piace a me. Affidabile, molto ben scritta, completa. Mint si può scaricare, grats, in più di una versione: c’è quella derivata da Ubuntu (ma senza gli errori-orrori di Ubuntu), e quella derivata da Debian. La versione Ubuntu segue i rilasci della versione ufficiale, quindi ogni circa sei mesi c’è una nuova release stabile, mentre quella basata su Debian è una distribuzione rolling che riceve costanti aggiornamenti e non deve essere reinstallata da capo.

L’ultima versione derivata da Ubuntu non riprende l’odioso Unity, per fortuna, ma si basa su Gnome 3. Non è che Gnome 3 sia, secondo me, il massimo, ma è sempre meglio di Unity. Anche qui però abbiamo una interfaccia che non soddisfa pienamente. Cosa ti combina, allora, il team che sviluppa Linux Mint? Hanno integrato Gnome 3 con MGSE (Mint Gnome Shell Extensions), che consiste in una barra delle applicazioni a metà strada tra quella di Windows Seven e il dock di Mac OSX. Inoltre, grazie ad un fork di Gnome 2 chiamato Mate, si può agevolmente passare al tradizionale desktop di Linux Mint in qualsiasi momento. Il risultato è che Linux Mint ha staccato Ubuntu, nella classifica di Distrowatch, di parecchie lunghezze, e ciò testimonia meglio di ogni altra cosa che gli utenti desktop non vogliono assurde interfacce grafiche da tablet.

Linux Mint è la migliore distribuzione Linux attualmente esistente perché è capace di capire ed interpretare bene i desiderata degli utenti. Punto.

Attualmente io uso la versione Debian di Mint (la sto usando anche ora mentre scrivo), un po’ meno amichevole di quella derivata da Ubuntu ma che non deve essere reinstallata ogni sei mesi per avere la versione nuova.

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UBUNTU 11.04 – NEL NOME DI UNITY

Posted on 25 aprile 2011. Filed under: informatica | Tag:, , , , , |

UnityCnnaIl cambiamento è una cosa che non sempre piace, mentre spesso fa paura. Saper cogliere (nel cambiamento) le opportunità è una dote che non tutti hanno, ma che tutti possono sviluppare. Ad innovare, spesso nell’immediato ci si rimette, ma alla lunga può pagare. Insomma, quando c’è qualcosa di nuovo che ci sottrae al nostro sonnacchioso tran tran, che ci obbliga a cambiare sia pure di poco abitudini, modus operandi eccetera, c’è sempre qualcuno che storce il naso, che pensa era meglio prima, che tenta disperatamente di ripristinare le vecchie cose esattamente come erano.
Tutto ciò sta accadendo nel mondo Ubuntu. La celebre distribuzione Linux infatti ha deciso di adottare, come desktop attivato di default, Unity, un sottosistema grafico che finora aveva adottato solo nella versione per netbook. Innanzitutto (sto provando la beta 2, la versione definitiva sarà scaricabile tra pochi giorni e precisamente il 28 Aprile) al momento di fare il login si potrà specificare se attivare la versione tradizionale di Gnome (Ubuntu Classic) oppure Unity (Ubuntu). Come vedete il nome puro e semplice della distro è associato ad Unity, a meno che le cose non cambino nella versione definitiva. E’ un segnale forte di cambiamento su cui la comunità Linux sta discutendo in modo appassionato, con valutazioni controverse.

In sostanza Unity è una barra laterale verticale, posta a sinistra del desktop, il cui funzionamento è un misto tra la barra delle applicazioni di Windows Seven e il dock di MacOS. Le icone dei programmi si possono lasciare lì per sempre, ma solo dopo essere stati lanciati (in pratica, non si può inserire l’icona a programma disattivato, così come è invece possibile in Windows). Il programma attivo si riconosce perché a sinistra dell’icona appare una freccetta bianca. Quando la barra entra in contatto con una finestra in cui gira un programma, scompare; per farla riapparire è sufficiente portare il cursore del mouse verso il bordo destro dello schermo. Analogamente a MacOS, c’è una icona dal nome Applicazioni che apre una finestra con tutti i programmi installati sul computer. Da notare che all’interno di questa finestra è possibile attivare un sottomenù con le applicazioni suddivise per categoria; infatti Unity non ci mostra tutti i programmi installati, ma divide la schermata in tre spazi, in cui campeggiano icone piuttosto grosse, che distinguono tra applicazioni lanciate di recente, lanciate più spesso, eccetera… Occorrono altri clic per visualizzarle tutte.

Mi piace Unity? Sì e no. Da una parte sono uno che apprezza le novità, poi trovo la barra colorata e soprattutto apprezzo che sparisca da sola quando non serva… Dall’altra, ho l’impressione che stiamo parlando di una interfaccia ancora acerba, poco personalizzabile ed ancora non del tutto funzionale. Per esempio, non sembra possibile spostarla a destra, mutarne le dimensioni ed il comportamento. (Uso il condizionale perché non posso dire di averla testata veramente a fondo). Inoltre ho la netta sensazione che certe volte, per cercare un programma x, questo se ne resti ben celato nel menù ed occorrano troppi clic per raggiungerlo, ma forse è solo questione di farci l’abitudine.

Un’altra cosa importante da dire è che non c’è più la barra inferiore, quella dove andavano a ridursi ad icona le finestre aperte, sostituita in tutto e per tutto dalla barra verticale, mentre quella superiore rimane ed ha un funzionamento del tutto analogo a quella di MacOS, con i menù che cambiano in modo dinamico secondo l’applicazione attiva in quel momento; anzi, l’integrazione con il programma in corso è ancora più forte: infatti se si allarga la finestra a tutto schermo, finiscono nella suddetta barra anche i tre classici bottoni di funzionamento della finestra. Bello, brutto? Dipende. Io per esempio non sono un fan sfegatato della barra superiore stile MacOS, tutt’altro.

Gira voce che la versione definitiva tornerà ad avere Gnome come ambiente di lavoro di default. Potrebbe anche essere. Sparisce infatti la versione netbook a favore di una versione unica che permetterà di scegliere tra i due ambienti grafici.

Solo il tempo potrà dirci se Canonical (la società che gestisce Ubuntu) avrà compiuto la scelta giusta.

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SISTEMI INOPERATIVI

Posted on 27 ottobre 2010. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , |

maverick2E’ solo una battuta, un gioco di parole. Che valenza può aver un sistema inoperativo? In ambito informatico il sistema è operativo per eccellenza: gestisce un ambiente per i programmi, per gli input dell’utente, per la ricerca e la organizzazione dei file, quando è grafico (ormai la norma) gestisce le onnipresenti finestre, il drag & drop, eccetera eccetera… Un sistema inoperativo è un controsenso per eccellenza, una inutility (non utilità) all’ennesima potenza, un aborto, un non-vivo non-morto come i vampiri e gli zombie.

Bene, questa cazzatina mi serve per introdurre la notizia, ampiamente presente sul web, che Ubuntu (la nota distribuzione Linux) nelle future versioni abbandonerà Gnome per utilizzare, al suo posto, Unity. Di che sto parlando? Linux ha la possibilità di cambiare a piacimento il gestore grafico del sistema e quindi potremo avere un Linux con Gnome, un altro con KDE, eccetera (solo per citare i due principali). Ma allora, mi si dirà, è solo un fatto grafico, un aspetto, una roba del tipo l’abito non fa il monaco, e allora chi se ne fotte? Non è proprio così semplice. Premesso, per fare contenti i più pignoli e facinorosi, che Unity deriva da Gnome, e che il mio preferito sarebbe KDE (forse perché ricorda Windows), tenterò di spiegare perché la scelta di Ubuntu è importante e cosa si cela dietro questo cambiamento.

Ok, premessa numero due. Io non sono un guru di Linux. Uso principalmente Windows, un po’ perché mi piace ed un altro po’ perché mi ci trovo bene. Windows 7 poi è una vera bomba e ci girano tutti i programmi che mi servono. Ma non ho il paraocchi e sono curioso: ho installato varie volte quasi tutte le distribuzioni Linux possibili immaginabili (Red Hat… chi se la ricorda? Ora si chiama Fedora, poi Mandrake che ora è Mandriva, naturalmente Ubuntu in tutte le sue varianti, Suse, Linux Mint, Debian, eccetera eccetera…). Attualmente in un vecchio portatile ho installato per sfizio Ubuntu, Kubuntu e Xubuntu. Insomma, non sono un esperto Linux, ma lo uso, lo installo, e un po’ lo conosco, anche se non intimamente.

Di Windows ammiro la coerenza dell’interfaccia, che non può dare Linux. Apprezzo la compatibilità che deriva dalla enorme diffusione, e viceversa. Ma (di nuovo) non ho il paraocchi e sono consapevole che c’è un intero mondo oltre quella finestra.

Kubuntu-10.10-desktopAllora, voglio raccontare le mie perplessità su Linux. La precedente versione di Ubuntu, la 10.04 se non vado errato, sul mio portatile non si installa. Sembra andare tutto bene ma alla fine il pc si pianta, lo schermo rimane nero, nessun comando è attivo. Poi scopro, leggendo sui vari forum, che forse alcune macchine con scheda grafica integrata potrebbero aver bisogno di inserire un parametro all’avvio, altrimenti va tutto a puttane. Ma porcaccia la miseria, penso, chi ha creato la routine di installazione, non poteva prevedere questa situazione del cazzo? E se uno (come in effetti tanti) avesse un solo pc, da chi si fa suggerire la soluzione, dalla buonanima di Maria Teresa di Calcutta, magari in sogno? E’ come se andate in garage a prendere la macchina e, se non parte, è colpa vostra perché non avete recitato a voce alta l’Eterno Riposo. Insomma, inserito il parametro giusto il sistema si avvia, poi bisogna modificare a mano (così suggeriscono gli esperti) un file inserendo in modo permanente il parametro mancante. Peccato che il file in questione non c’è, non esiste, anche se ci vuole poco per capire che in realtà il file da modificare è un altro. Per modificarlo bisogna dare il comando da superutente, altrimenti è immodificabile. Bisogna quindi lanciare l’editor di testo (ogni distribuzione ne ha uno diverso) tramite l’editor dei comandi (ogni distribuzione ne ha uno diverso) loggandosi come superutente (ogni distribuzione lo fa in modo diverso, su, sudo, e compagnia bella). Fatto. Finalmente tutto funziona, o quasi. Infatti voglio inserire un indirizzo di rete fisso al pc, ed è una operazione che durerebbe si e no venti secondi… ci metto poco a scoprire come si fa… peccato che quando vado a mettere l’indirizzo del router, le altre caselle (indirizzo del pc, maschera di rete e bla bla) si cancellano. Sì, avete capito bene, si annullano e non c’è verso, ma chi cazzo ha progettato ‘sta benedetta cosa? Alla fine, dopo innumerevoli tentativi e dopo aver scoperto sui forum che latri utenti hanno avuto lo stesso problema, finalmente riesco a farcela: inserisco prima l’ultimo dato poi tutti gli altri, spingo save all’inizio e non alla fine, insomma faccio qualcosa di autenticamente non intuitivo e finalmente, dopo un’oretta buona, ho personalizzato la connessione di rete. Con Windows avrei impiegato si e no dieci secondi, sul mio iPhone anche meno.

Non voglio bastonare Linux: è fantastico, hai tutto gratis, quando lo installi ti ritrovi non solo il sistema operativo ma anche tutto quello che può servirti. Peccato che installare altri programmi non è così agevole, ogni distribuzione lo fa in modo diverso; le ultime versioni però hanno un sistema automatico che rende veramente tutto molto semplice, sempre che l’installazione funzioni. Più volte, infatti, mi è capitato di installare programmi che poi non partono.

ubuntu-unityQuanto sopra serve per tornare a bomba sull’argomento topico: Ubuntu abbandona Gnome e passa ad Unity. Sembra infatti che siano sorte insanabili divergenze su come debba essere l’ambiente desktop del futuro tra la community di Gnome e Canonical, la società che produce Ubuntu. Canonical, ci vuole poco a capirlo, vuole rendere le cose più semplici all’utente e per farlo non c’è altra scelta se non rendere Linux più somigliante a Windows oppure a Mac OS, se non nella grafica almeno nella filosofia: tutto deve funzionare senza intoppi, i pulsanti debbono stare là dove uno pensa di trovarli, se il drag & drop funziona in una finestra deve funzionare in tutte (su Linux non è sempre detto). Se per confermare le opzioni settate in una finestra debbo cliccare Ok, in tutte le finestre simili devo trovare OK e non Chiudi  oppure atre scritte ancora più fantasiose. Il problema secondo me è che Linux è ideato da appassionati di informatica che non tengono nel debito conto certe esigenze di interfaccia. Ecco perché Ubuntu abbandonerà Gnome  per passare ad una interfaccia (Unity) progettata in proprio e da migliorare nel tempo secondo le linee guida della società, che è famosa per aver creato una distribuzione Linux abbastanza user friendly (ma non perfetta, come ho detto) e che ha proprio la mission di diffondere una versione di Linux facile da usare, bella da vedere ed affidabile.

L’utente finale, sia pure utonto come i fan boy di Linux definiscono l’utilizzatore medio di Windows, ha tutto da guadagnare se il panorama dei sistemi operativi si arricchirà di un contendente reale e non solo teorico. La concorrenza fa bene… Avremmo così Windows a caro prezzo, Mac OS a prezzo carissimo e con in dotazione hardware sovrapprezzo nonostante i processori di penultima generazione, e Linux Ubuntu facile da usare e gratuito. Gratuito? Pensiamoci bene. Sì, il sistema operativo non lo pagheremo, ma Canonical vorrà venderci la musica ed altri servizi… La parola gratis ha la brutta tendenza ad estinguersi… Ci sarà persino l’icona del carrello sulla barra delle finestre!

Capisco perfettamente  i motivi per cui la distro Linux più famosa e diffusa abbia pianificato questo cambiamento epocale,  e capisco perfettamente perché alcuni affezionati linari disprezzino Ubuntu definendola la peggiore distribuzione Linux. E’ tutta questione di attese, aspettative, obiettivi e tendenze.

Ma se per caso Ubuntu con Unity dovesse avere successo, e se avrà successo il futuro sistema operativo di Google, e se Mac dovesse aumentare la propria quota di mercato a discapito di Windows (come in parte sta accadendo), allora ci troveremmo di fronte ad una concorrenza di sistemi operativi per desktop come non avremmo mai sperato. L’alternativa è stare arroccati sulle vecchie posizioni per accontentare lo zoccolo duro (per quanto sparuto) degli affezionati, oppure attaccare la concorrenza proprio sugli aspetti in cui è migliore. Windows lo sta facendo sul fronte della sicurezza e stabilità, Linux lo deve fare sul fronte della piacevolezza e facilità d’uso.

Guardiamo per esempio cosa sta succedendo nel settore dei sistemi operativi per smartphone, dove non c’è un dominatore del mercato e numerosi contendenti contribuiscono a rendere sempre migliori i prodotti e le loro funzionalità.

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