QUANDO CADE LA M…

Posted on 29 dicembre 2010. Filed under: politica | Tag:, , , , , , , , , , , , |

Alcuni colleghi di lavoro più anziani di me (un tempo avrei detto anziani e basta) mi raccontavano un interessante episodio. Un dirigente, mandato dalla sede centrale in periferia per verificare alcune cose, sentenziò di fronte agli esterrefatti colleghi: “Quando la merda cade, gli schizzi colpiscono tutti”. Il significato è ovvio: quando capita qualcosa di deplorevole all’interno di una cerchia di persone accomunate da qualcosa, i distinguo servono a poco, è inutile dire “non è colpa mia, è colpa sua”, perché di fronte al resto del mondo si diventa colpevoli tutti quanti. E’ quello che sta accadendo alla politica italiana, il cui livello di dibattito sta raggiungendo, temo, i minimi storici mondiali. Berlusconi va a puttane? Pensa per te, ecco qua una escort che ti accusa! Ma perché, a te non piace la gnocca? Non sarai mica un Marrazzo qualsiasi? Nessuno si discolpa, ma tutti ribattono accusando gli altri di essersi comportati allo stesso modo se non peggio. Ecco quindi un fiorire di transessuali, escort, giovani ninfette non si sa se maggiorenni, pronte a raccontare (immagino dietro lauto compenso, però potrebbe essere sufficiente anche una briciola di celebrità) quello che hanno fatto con quello e quell’altro: attività per inciso facilmente immaginabili.

Ultimamente questo andazzo, grazie soprattutto al Giornale, il manganello stampato di Berlusconi, ha avuto un brusco impennamento, sia detto senza riferimento alcuno ad erezioni di diverso tipo. Già protagonista in negativo con il caso Boffo, questo quotidiano adesso torna ad inquadrare Fini nel proprio mirino, e racconta di una escort (che si chiamerebbe Rachele, pensate un po’!) pronta a raccontare di aver fatto sesso a pagamento con il presidente della Camera. Adesso, si dice, la fanciulla sarebbe incazzata, nonostante avesse guadagnato 1.000 euro in più del dovuto, indovinate un po’ perché? Ma perché Fini le avrebbe promesso di farla partecipare al Grande Fratello, senza poi mantenere la promessa. Pensate quanto squallore umano in questa vicenda: non tanto per l’esercizio della prostituzione da parte di questa giovane donna, non tanto per le pulsioni erotiche di Gianfranco Fini, quanto per lo scoprire che  partecipare al Grande Fratello è visto da parte di qualcuno come una sorta di promozione sociale ed una garanzia per il futuro.

Ma non finisce qua. L’attuale direttore del Giornale, Belpietro, sostiene anche (compiendo un vero e proprio salto mortale triplo in dietrologia futura) che Fini ed i suoi adepti avrebbero avuto intenzione di organizzare un falso attentato ai danni del Presidente della Camera allo scopo di far ricadere la colpa su Berlusconi, in modo da togliere consensi al leader del PDL. Belpietro, a sua volta, poco tempo addietro denunciò di essere stato vittima di un attentato, storia alla quale pochi hanno creduto e credono.

C’è veramente da fare un respiro profondo e cercare di rimanere calmi. Secondo il Giornale, quindi, Fini sarebbe un puttaniere esattamente come Berlusconi e per di più sarebbe un individuo disposto a tutto, disposto persino a recitare sceneggiate pur di manipolare l’opinione pubblica, neranche fosse lui ad avere tutte quelle tv. A raccontarlo è il direttore, uno che racconta di aver subito poco prima un attentato egli stesso, lasciando forti dubbi nell’opinione pubblica di essersi inventato tutto. Ne deve avere tanta, di fantasia, il Belpietro. Nel frattempo Fini ha querelato il direttore del Giornale: ora forse vedremo se la escort, almeno quella, esiste sul serio, o se si squalglierà come neve al sole, contrariamente alle Ruby ed alle D’Addario.

Gasparri,  ex compagno di FIni… pardon, ex amico, ex camerata, ex che ne so, tanto fa lo stesso,  ora lo attacca: non è un credente, dice, i cattolici non debbono voatrlo. Ora attendiamo di vedere se salterà fuori una escort anche per lui, magari minorenne, oppure (meglio ancora, si fa per dire) un bel travestito nerboruto, con la barba.

Tutte queste paranoie postribolari, degne di un lupanare frequentato solo da vecchi ricurvi e pettegoli, riempiono ormai da troppo tempo le pagine di cronaca politica, di fronte ad un Paese immobile, pieno di problemi reali, che inevitabilmente passano in secondo piano e di cui nessun politico si occupa. La nostra classe politica è vecchia, senza slanci ideali, incapace di capire il presente; è corrotta; fa politica per mestiere e si è abituata, nel tempo, a godere di privilegi inaccettabili che solo lei stessa non riconosce come tali; si crogiola nel banale, si riempie la bocca di frasi fatte, di slogan senza senso, convinta che tanto il popolo bue non sentorà mai l’odore di tutta questa m…

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FINI SU YOUTUBE

Posted on 26 settembre 2010. Filed under: internet, politica | Tag:, , , , |

Ho appena ascoltato il discorso di Fini in internet, per la precisione su YouTube. Mr ne sono ricordato in extremis prima di spegnere il PC e prima di andare a dormire: l’ho trovato subito. Il Presidente della Camera ha raccontato la sua versione sulla compravendita del miniappartamento a Montecarlo (55 mq) ed ha ribadito di non aver rubato nulla, di non avere beni all’estero protetti da società di comodo, di essere tranquillo, e che non urlerà contro la magistratura. Aspetterà serenamente la conclusione delle indagini perché, ha affermato, non ha commesso alcun reato ed è fiducioso che la verità salti fuori. Ha poi stigmatizzato l’uso dei media come mezzo per sputtanare (il verbo è mio) gli avversari politici, segnatamente “il Giornale” che rappresenta il manganello di Berlusconi (anche il termine “manganello” è mio). Nei suoi confronti c’è stato un efferato “dossieraggio”, parola che adesso va tanto di moda, eccetera eccetera. Personalmente trovo questa faccenda dell’appartamento monegasco la tipica notizia gonfiata frutto di smodata dietrologia, ma se potessi parlare adesso a Gianfranco Fini gli direi altre cose. Lo farei riflettere – ma forse lo ha già fatto da solo – che è grazie ad internet che ha potuto parlare e farsi ascoltare da un sacco di gente con efficacia, con audio e video, quasi come in tv, pur senza disporre di attrezzature costose e sofisticate. Se non ci fosse stata la rete, con il suo avversario principale che controlla l’emittenza privata e quella pubblica oltre a buona parte della stampa, come avrebbe potuto farsi sentire?
Guarda caso sempre più spesso si ha notizia di proposte di legge che, con la scusa di mettere ordine e legalità in internet, che sarebbe un far west, hanno in realtà lo scopo di limitare od eliminare del tutto questi spazi di libertà.
Spero che Gianfranco Fini ci pensi, e come lui tutti gli altri, perché internet non è un pericolo ma è una grande opportunità di comunicazione, di dialogo, di uguaglianza; ed i nostri politici, invece di dare questo spettacolo inverecondo fatto di sospetti, litigi e sputtanamenti vari, invece di spendere energie per la demolizione mediatica degli oppositori, dovrebbero trovare le risorse per far sì che tutti i cittadini, anche quelli che vivono nelle campagne, abbiano la possibilità di accedere con una connessione almeno decente.
Invece i nostri dittatorelli in pectore pensano solo a come zittire i blogger, a come proibire youtube, a come chiudere le pagine scomode su Facebook, a come tenere tutto sotto controllo affinché internet si trasformi in un canale tv come tutti gli altri, dove il flusso delle informazioni segue una sola direzione, da chi comanda a chi paga il canone, dal “governo ladro” al “popolo bue”.

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BURQA: LA DONNA NERA METTE PAURA AI BAMBINI, MA ANCHE AI GRANDI

Posted on 18 settembre 2010. Filed under: politica, società | Tag:, , , , , , , , , , |

Eccomi di nuovo ad affrontare questo spinoso argomento, in bilico tra tutela delle libertà individuali e rispetto della nostra cultura e civiltà: sono le notizie di cronaca a fornirmene, come sempre, lo spunto. Un tempo per spaventare i bambini e costringerli ad essere ubbidienti, i genitori in modo molto discutibile minacciavano di chiamare l’uomo nero, una spaventosa figura coacervo di tutte le crudeltà, che li avrebbe presi e portati via. Leggo invece che a Sonnino, in provincia di Latina, l’uomo nero si è trasformato in donna nera, e non si tratta solo di un parto della fantasia. Una mamma mussulmana accompagna infatti all’asilo il proprio figlio vestita con il burqa tradizionale, quello che permette di vedere il mondo circostante attraverso una grata, spaventando gli altri bambini che non capiscano cosa si nasconda dietro quel tendaggio minaccioso. Diciamo la verità, se non proprio paura un po’ compassione questa donna la fa: è come andare in giro circondati dalla cella di una prigione, portarsi dietro il sole a scacchi, quello che filtra debolmente attraverso le sbarre di una cella. I bambini sono terrorizzati e non vorrebbero andare all’asilo (forse un po’ ci marciano, dico io), così i genitori starebbero raccogliendo le firme per impedire a questa donna di vestirsi così, quando porta la prole all’asilo. Non siamo, noi italiani, sufficientemente maturi per accettare con disinvoltura la diversità: questo è un dato di fatto, ed è una parte del problema. Infatti il pastore evangelico della cittadina, che apprendo chiamarsi Claudio Zappalà, invita tutti a spiegare ai bambini cosa è il burqa e ad educarli ad essere rispettosi delle usanze altrui.

La donna, di cui non si conosce il volto ma nemmeno il nome, almeno stando alle letture sul web, è la moglie dell’imam della moschea locale, tale Moustafa Addi, che con pazienza e calma olimpica spiega ai giornalisti che non c’è da aver paura della donna in burqa: si tratta solo di un abito tradizionale del suo paese, non c’è nulla da temere.

Un momento, qualcosa non mi torna.

Il fatto che sia un abito tradizionale del suo paese, non me ne può fregare di meno. Non tutte le tradizioni sono buone solo per il fatto di essere appunto tradizioni: basti pensare alle mutilazioni tradizionalissime che certe popolazioni africane impongono alle figlie femmine sin da bambine (infibulazione). Anzi, voglio dirla tutta: molte tradizioni sono, secondo me, per dirla alla Fantozzi, “cagate pazzesche”.

Inoltre mi pare sintomatico di una cultura per noi inaccettabile che sia lui, il marito-prete-padrone a parlare ed a minimizzare la questione, anziché lei, la donna costretta ad andare in giro con una tenda addosso, di cui non si conosce neanche il nome: un essere umano cancellato, una faccia che non si vede, una persona che non esiste. Ma cari i miei Zappalà (il pastore evangelico) e Moustafa Addi, che ne pensa la diretta interessata? Siamo così sicuri che sia non dico orgogliosa di questa abominevole tradizione che la oscura in quanto essere, ma almeno consenziente, e non si senta invece costretta da un ginepraio di regole arcaiche, convinzioni religiose non del tutto giustificabili, dalla necessità di tutelare la pace familiare ad annullarsi e coprirsi in modo così osceno? Sì, perché per me la donna in burqa è oscena. Il mondo occidentale non può tollerare che un essere umano sia schiavizzato contro il proprio volere sino ad umiliarsi. Siamo sicuri che la donna in burqa non abbia nulla a che spartire, culturalmente parlando, con quei padri che hanno ucciso le figlie perché avevano acquisito costumi ed usanze all’occidentale? Certe persone di certi popoli non sono sufficientemente mature per vivere in occidente: questa è l’altra faccia del problema.

Insomma, l’unica persona che avrebbe diritto a parlare, a decidere, è assente ingiustificata. Proprio mentre in Europa fa notizia l’invenzione del vestito spray, che si spruzza addosso (non è body painting, è un vero tessuto) e che aderisce perfettamente alle curve del corpo, di quella modella mozzafiato (magari ritoccata con photoshop) cui stiamo pensando. Altro che burqa.

La legge introdotta in Francia, che proibisce il burqa in qualsiasi luogo pubblico pur senza mai nominare esplicitamente l’abominevole tendaggio, ha proprio questa finalità: impedire che alcune donne siano costrette ad indossarlo contro il loro volere, e pazienza se qualcuna, contenta di farlo (ma siamo sicuri che ce ne siano?), si sente limitata nella propria libertà.

Io credo che in Italia dovremmo fare una legge simile, in coerenza con quella sull’ordine pubblico del ‘75 che impedisce di andare in giro col volto coperto. Non è questione di razzismo o di limitare la libertà religiosa: è questione di emancipazione sociale. Si vuole semplicemente impedire che sopraffazioni e violenze si nascondano dietro la pratica religiosa, con cui in realtà non hanno nulla a che spartire.

Una volta tanto la nostra classe politica sembra pensarla allo stesso modo, con toni abbastanza unanimi, segno che il buonsenso qualche volta riesce a trionfare oltre la logica di partito. Così si è espresso Fini, così si sono espressi esponenti della Lega, così la PD Pollastrini. Qualche voce dubbiosa ipotizza che vietare il burqa potrebbe finire col segregare ancora di più qualche donna dentro casa. Ma cazzo, dico io, il reato di sequestro di persona è tuttora in vigore, oppure no?

Inutile dire che per rendere coerente e giustificabile il tutto, bisogna essere rigorosi sempre. Non ha senso varare leggi che spingano verso il nostro stile di vita, se poi si alza un muro invalicabile nei confronti degli “stranieri”. Non so se le parole dell’assessore capitolino alla Scuola, Laura Marsilio, siano state male riportate dai giornali oppure siano state male interpretate: mi auguro che sia così, altrimenti sarebbero di una gravità inaccettabile. Sostenere in un discorso pubblico che i figli degli immigrati, nati in Italia, non sono italiani, è assolutamente stupido (non trovo aggettivo migliore), anche perché dovrebbe essere proprio l’ambito scolastico quello principe per affermare valori di cultura e civiltà per formare i cittadini di domani, siano essi nati da italiani oppure da stranieri.

UPDATE DEL 20/09/2010 – La signora sotto velo ha deciso (non si sa se lei oppure il marito): si scoprirà il viso prima di entrare nell’asilo. Wow, che eccitazione. Nel frattempo apprendo che l’associazione italiana dei mussulmani moderati si è schierata a favore di una legge che proibisca il burqa nei luoghi pubblici. Di più: sostengono che sia veramente necessaria. Link.

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SOMARI PER COSTITUZIONE

Posted on 8 settembre 2010. Filed under: politica | Tag:, , , , , |

Stiamo assistendo davvero ad un caso più misterioso di quello del Dr. Jeckill e Mr. Hyde: ma è eccessivo scomodare una coppia così importante, basterebbe citare Stanlio e Ollio, ma anche Gianni e Pinotto. Parlo del duo Berlusconi-Bossi, gente dalla testa dura, che non ha studiato, per i quali la Costituzione è solo un mucchio di inutili formalità. Verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Che cosa vorrebbero fare i due mastri comici andando dal Presidente Napolitano (e sembra di vederli, a braccetto, mentre sbattono i tacchi alla Charlot)? Ovvio, vorrebbero cacciare Gianfranco Fini dalla Presidenza della Camera, senza sapere che il Presidente della Repubblica non ha tra le proprie prerogative quella di prendere simili provvedimenti. Ma che importa? Tanto la Carta Costituzionale non è, per questi due ragazzacci ignoranti, la legge suprema a garanzia degli equilibri di potere: è solo una rottura di coglioni. E così, Berlusconi vorrebbe licenziare, quasi fosse un suo dipendente infedele, Fini, mentre Bossi (che, c’è da capirlo, la Padania una costituzione manco ce l’ha) neanche si rende bene conto di cosa si stia parlando. Il leghista ce l’ha duro, il comprendonio; tempo fa Berlusconi si è comprato tutta la Lega grazie ad una superdonazione in soldoni e lui, Bossi, che oltretutto non sta neanche tanto bene, lo appoggerebbe anche se dicesse qualcosa in aramaico.

E così ci dobbiamo sorbettare il capo del governo–capo azienda che considera un reato di lesa maestà se qualcuno lo contraddice, che pretende di licenziare una carica istituzionale solo perché eletta anche con i voti del suo partito, che è pronto a rinfacciare mancanza di gratitudine a chiunque tenti di instaurare un minimo di contraddittorio. Ma lui, l’uomo di Arcore, vuole circondarsi solo di yes men, perché è lui a conoscere i sondaggi ed a dire quello che la gente vuole sentirsi dire, salvo poi fare solo ciò che gli pare e che gli conviene.

In tanti anni passati a seguire la politica, prima appassionato e poi annoiato, mai mi è capitato di vedere simili zoticoni a comandare. Uno ha i soldi ma la scolarità di un ripetente di terza media, l’altro anche peggio eppure pretende di riscrivere la storia.

Considerare la Costituzione come una fastidiosa palla al piede che impedisce di fare ciò che si vorrebbe impunemente e senza rispettare alcuna regola, può essere il sentimento di uno che non ha ancora capito che la Costituzione, e le regole, sono state scritte proprio per i motivi che gliele rendono così antipatiche, e che quelli che lui considera difetti ne costituiscono i principali pregi. Oltretutto la sua fortuna di imprenditore Berlusconi l’ha a suo tempo maturata proprio perché la Corte Costituzionale ritenne illegittimo il monopolio di stato riguardo alle trasmissioni radio-tv, quindi dovrebbe essere consapevole che stiamo parlando di una Carta di libertà, migliorabile di sicuro (cosa non lo è?) ma da rispettare, tutelare. Rappresenta la nostra democrazia, lì ci sono scritti i nostri diritti ed i nostri doveri ma anche i diritti e doveri dei nostri governanti; lì sono scolpite le parole dei padri fondatori della Repubblica che rappresentano il nostro passato. Perché gli attuali inquilini del palazzo ne parlano con così tanto disprezzo, mostrando così tanta insofferenza?

Bene ha fatto Fini a dire che lui non se ne va, che rimarrà ben saldo al suo posto. Non è un sottoposto di Berlusconi e Bossi. Che questi due personaggi vadano in processione dal Presidente della Repubblica dimostrando la loro incultura ed impreparazione in tema di educazione civica, facendosi ridere dietro come in effetti sta avvenendo. Somari per costituzione.

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RITORNO AL FUTURO

Posted on 6 settembre 2010. Filed under: politica | Tag:, , , , , |

E così, alla fine, Fini ha parlato e il discorso ha avuto l’onore della diretta su SKY NEWS. Curiosa parabola (nessun riferimento all’emittente satellitare) quella dell’ex missino ed ex AN, che da delfino di Almirante ed ex epigono della destra “neofascista” viene ora percepito da molti come l’unico politico che dice qualcosa di sinistra. Le solite esagerazioni: la destra italiana è stata sempre, da Mussolini in poi, più sociale che non liberale, per cui alcune prese di posizione attuali del Presidente della Camera, per esempio quelle a favore dei ceti economicamente più deboli, non debbono stupire (sono nel DNA della destra sociale), mentre semmai dovrebbero meravigliare i tanti riferimenti al liberalismo: ma nell’attuale calderone orfano di ideologie e padri presentabili ci si può attendere di tutto da tutti. Non sorprende perciò che il discorso intero possa essere riassunto in quella che a mio parere è stata la frase dal contenuto più dirompente: “il PDL non c’è più”, e se lo dice lui un minimo di credito bisogna darglielo perché stiamo parlando di uno dei cofondatori del partito (l’altro come tutti sanno è Berlusconi).
Il vero problema, e dovrebbe essere ormai sotto gli occhi di tutti, è che il PDL assomiglia sempre di più a quel “partito azienda” paventato da molti, in cui il capo non si contraddice pena la scomunica ed anzi si eseguono i suoi ordini senza discutere. Berlusconi più che da leader si sta comportando da padrone ed ha trovato fedeli alleati in quei politici ex AN che, senza porsi troppi problemi, si sono messi al servizio del proprio datore di lavoro, perché conviene: il capo è ricco, potente e la paga è buona, che si può volere di più dalla vita?
Per questo l’atteggiamento di Fini, opposto a questo andazzo, mi sembra particolarmente apprezzabile. Verrà apprezzato anche dagli elettori? Ma soprattutto, si andrà al voto? In caso di elezioni, la mia sensazione è che Fini potrebbe togliere più voti a sinistra piuttosto che riequilibrare il peso politico a destra.
Un’altra questione interessante che Fini ha sollevato è quella relativa all’importanza della Lega all’interno della coalizione di Governo. Berlusconi e la Lega sono complementari: il primo ha bisogno di voti sicuri per poter approvare le famose leggi “ad personam”, gli altri hanno bisogno di voti sicuri per portare avanti un federalismo di facciata che in realtà nasconde istinti separatisti. Berlusconi è sotto il ricatto leghista ed i leghisti sono furbi abbastanza da approfittarne. Di sicuro tra la lega e la destra sociale c’è una differenza abissale e Berlusconi non è più quel collante che è stato, anzi adesso appare più un cuneo che tanto più spinge tanto più rischia di spezzare in due la propria creatura politica. Logico che a Fini la Lega stia sulle palle, non potrebbe essere diversamente.
Forse nell’immediato non succederà nulla (il Presidente ha dichiarato che resterà nella maggioranza), ma sicuramente con il discorso di ieri Fini ha inteso lanciare una “nuova” proposta politica che odora di AN; vediamo se ci saranno le forze per portarla avanti o se il partito-azienda ed i suoi cortigiani avranno la meglio.

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INTOLLERANZE ELEMENTARI

Posted on 15 agosto 2010. Filed under: politica, società | Tag:, , , , , , , , |

Dal faceto al tragico, dalla stampa pigra di Ferragosto ecco a voi una serie di riflessioni poco serie (la ripetizione è voluta) su fatti di cronaca tra loro comparabili, anche se con un po’ di fantasia e grazie a qualche forzatura logica (la mia specialità). Che l’intolleranza regni sovrana, come mi sembra dica Battiato in una sua celebre canzone, è noto e fuori discussione: ecco che il rapper Brusco canta in Puglia, alle 5 di mattina, una canzone dedicata alla squadra di calcio della Roma, e subito il pubblico, tifoso di squadre diverse, gli intima di smettere. Lui giustamente si rifiuta: eccheccazzo, potrò cantare e tifare per chi mi pare, o no? Ma l’intollerantissimo pubblico schiamazza e qualcuno arriva persino a dargli uno schiaffone. Complimenti, penso: sono le cinque di mattina, ma non potevi andare a dormire prima? Ecco il link all’articolo sul Il Messaggero.

Diciamocelo francamente: Brusco non è un artista vero e proprio e richiamarci alla libertà di espressione è eccessivo (sarebbe come mettere fianco a fianco l’acqua minerale ed un single malt scozzese), ma non inutile. Inoltre anche l’argomento è futile, il tifo calcistico. Ma l’episodio è secondo me sintomatico della più grave e pericolosa delle maleducazioni, l’intolleranza al prossimo, la pretesa di zittire chi dice cose con le quali non si ritiene di concordare anziché limitarsi a dissentire. Un po’ come il Presidente del Consiglio con la triste legge bavaglio: anche lui avrebbe schiaffeggiato Brusco, forse. Per la serie: il popolo si ritrova il governo che merita (e che ha votato).

Abbandoniamo senza rimpianti Brusco e parliamo del tragico evento che vide suo malgrado protagonista Saana, la ragazza pakistana sgozzata dal padre perché viveva all’occidentale. Ebbene, è uscita la sentenza da cui apprendiamo che il padre ha agito con premeditazione, con estrema ferocia e gusto sadico. Ma (è questo che ci interessa) apprendiamo anche la religione islamica non c’entra niente. Questo padre… scusate: questo aguzzino, preoccupato dei giudizi che avrebbero potuto dare alcuni connazionali suoi conoscenti, ha escogitato l’omicidio per impedire che la figlia andasse a convivere more uxorio con il fidanzato, pratica tollerata ampiamente nel mondo occidentale e che comunque il buonsenso, che nella fattispecie deve essere uscito di casa, suggerirebbe di tollerare. Ma no, il bravo padre ha agito diversamente ed in modo irreparabile. Dalla sentenza apprendiamo anche che questo signore non era religioso praticante, che anzi aveva appreso alcune discutibili abitudini occidentali come andare a puttane e sperperare il denaro al gioco. Tipico degli intolleranti: la figlia no, lui sì. Lui sì che poteva comportarsi all’occidentale, ma la figlia no, doveva rimanere a fare la calzetta in casa travestita da bella statuina. Propongo Saana santa subito.

Ora parlare della intolleranza politica verso Fini e della campagna di stampa orchestrata dal Giornale di regime, è persino inutile. Leggo che i leghisti, pur di liberare la Padania (ma si può liberare una cosa che non esiste? Prima bisognerebbe crearla) minacciano di nuovo la secessione. Calderoli, con la signorilità che lo contraddistingue, avrebbe dichiarato che pur di liberare la Padania tromberebbe anche con il diavolo. Facile assist per una battuta: bisogna vedere se il diavolo tromberebbe con lui. Io ne dubito fortemente: è una persona, a mio modesto parere, assai sgradevole, che porta a spasso i maiali per farli defecare sui terreni destinati alla costruzione di moschee. Povera Italia, cosa abbiamo fatto per meritarci una simile rappresentanza politica? Mentre Calderoli porta a spasso i maiali, Obama negli USA dice sì ad una moschea nei pressi ground zero, ove vennero abbattute le torri gemelle. Queste le parole del Presidente USA:

Con la massima chiarezza, in quanto cittadino, in quanto presidente, sono convinto che i musulmani abbiano lo stesso diritto di praticare la propria religione come qualsiasi altra persone in questo Paese. Ciò comprende il diritto di costruire un luogo di culto e un centro per la comunità su una proprietà privata a Lower Manhattan, nel rispetto delle leggi e delle ordinanze locali.

Questa è l’America, e il nostro impegno per la libertà religiosa deve essere incrollabile. Il principio in base al quale i popoli di tutte le fedi sono benvenuti in questo Paese, e che non verranno trattati in maniera diversa dal loro governo, è essenziale per quello che siamo. La volontà dei nostri fondatori deve essere rispettata.

Che differenza abissale, culturale e politica, con le farneticazioni che siamo costretti a sentire dalle parti nostre. E che lezione: ma gli scolaretti che dovrebbero apprenderla sono troppo impegnati a portare a spasso maiali ed assoldare escort. Chi ha letto altri miei post sa che non sono per nulla tenero con le religioni, la nostra in particolare e tutte in generale; ma la libertà religiosa è garantita dalla Costituzione ed è un bene che sia così. Anzi, affinché le religioni possano essere ugualmente tutelate andrebbero aboliti i patti lateranensi (stipulati dall’ex socialista Mussolini e rinnovati dal socialista Craxi) e rafforzata la laicità dello Stato.

Ma da noi non si può, siamo un Paese di baciapreti e parcheggiatori di suini, ossequiosi di fronte al clero e arroganti con gli altri. Siamo gentaccia.

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FINI STRATEGIE

Posted on 30 luglio 2010. Filed under: politica | Tag:, , , , , |

La rottura tra Fini e Berlusconi appare sempre più insanabile. È notizia di oggi che con molte probabilità i finiani formeranno un gruppo autonomo, uscendo dal PDL, di cui si starebbe già cercando il nome. Da parte sua Berlusconi, facendo buon viso a cattivo gioco, per salvare il salvabile e non far cadere il governo si è affrettato a dire che non c’è crisi e che non avrà alcun problema a lavorare con i ministri finiani, che resteranno al loro posto “perché stanno lavorando bene”: in questo modo, però, ha di fatto sancito ed ufficializzato la separazione politica con il cofondatore del PDL.
La parabola di Fini merita la massima attenzione. Il Presidente della Camera si è reso conto (del resto, non ci voleva molto) che la posizione di Berlusconi, e le posizioni da lui assunte, sono ormai insostenibili. Le “voglie” vagamente dittatoriali del Presidente del Consiglio, la continua e forzosa vis polemica del medesimo, lo fanno assomigliare sempre più al protagonista di quel detto secondo il quale un dittatore è un uomo che cavalca una tigre ed è costretto a cavalcarla per sempre perché, qualora decidesse di fermarsi e scendere, la tigre lo divorerebbe. Berlusconi è ormai prigioniero del suo stesso cliché, è un uomo stanco che deve passare tutto il tempo a difendersi da attacchi continui, alcuni giustificati altri meno, ed ha necessità che il “suo” partito azienda ubbidisca ed i “suoi” uomini si comportino da veri yes-men. Tutto ciò non può andare bene ad un politico navigato come Fini che, ci scommetterei, non vede di buon occhio neanche il forte sodalizio con la Lega.
In più Fini da tempo su argomenti anche scottanti ha operato una vera e propria svolta in senso laico e liberale, incontrando – ironia della sorte – i favori della sinistra, lui che fino a poco tempo fa era bollato come “neo-fascista”.
Ecco il paradosso della situazione: Fini ha operato ai danni di Lega e PDL un vero e proprio sorpasso a sinistra, ed in un momento storico in cui tutti tendono a raggrupparsi il più possibile al centro per motivi elettorali, non si tratta di una impresa da poco. Il neo-movimento finiano, comunque si chiamerà, sarà più al centro di PDL e Lega e potrà raccogliere i favori di PD e UDC, aprendo scenari tanto suggestivi quanto inconsueti. Fantapolitica? Staremo a vedere.

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