IL SILENZIO DELL’INNOCENZA RELIGIOSA

Posted on 12 settembre 2012. Filed under: società, spettacoli | Tag:, , , , , , , |

L’innocenza religiosa è in silenzio perché… Perché non esiste, e ciò che non esiste non può parlare. Ancora una volta l’intolleranza religiosa esplode uccidendo quattro persone colpevoli solo di avere la stessa nazionalità dell’autore di un film ritenuto offensivo, perché raffigura Maometto come un donnaiolo ed un truffatore. Ancora una volta le autorità politiche di alcuni Paesi, in combutta o addirittura tutt’uno con quelle religiose, approfittano della stupidità umana di gente rozza ed ignorante, che crede ciecamente, per imporre censure e mantenere in vita dittature oppressive ed oscurantiste (Afganistan, Iran).
Il bello è che molti pensano: che c’entra, la mia religione è buona, sono le altre ad essere cattive. A queste persone ricordo che ogni religione sostiene di essere buona, e che sono le altre ad essere cattive. A queste persone ricordo che ogni religione sostiene di dire, anzi di rappresentare la verità, mentre tutte le altre sarebbero bugiarde.
Tutte le religioni sono bugiarde e sono cattive.
Nessuna religione persegue la felicità dell’uomo, ma solo la sua schiavitù.
Il mondo sarebbe un posto di gran lunga migliore se non esistessero le religioni.
La libertà religiosa non va confusa con l’arroganza religiosa, ovvero la pretesa di decidere anche per i non credenti cosa sia bello e cosa sia giusto, cosa vedere e cosa non vedere, cosa leggere e cosa non leggere, quale partito votare e quale no, quali gusti sessuali siano leciti e quali punibili persino con la morte, quali esseri umani siano superiori o inferiori agli altri, cosa mangiare e cosa non mangiare, eccetera eccetera.
Le religioni sono in combutta tra loro: il Vaticano ha condannato le violenze (e ci mancherebbe), però ha condannato anche le offese.
Come se un film, ed una tesi personale liberamente e legittimamente espressa, possano essere messe sullo stesso piano di un assassinio.

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GHEDDAFI CAMBIA CIRCO

Posted on 23 febbraio 2011. Filed under: politica | Tag:, , , , , |

Chi non ha mai accostato Gheddafi ad un pagliaccio, alzi la mano. Basti pensare al modo di vestirsi (soprattutto nelle apparizioni internazionali), di atteggiarsi, di parlare. Basti pensare al contenuto dei suoi discorsi. Mi sono sempre chiesto come abbia fatto il popolo libico a dare credito ad una simile grottesca figura. Forse qui viene fuori la mia ignoranza in tema di storia: appena posso mi faccio un giro su Wikipedia (nel momento in cui scrivo non ho connessione internet). Fatto sta che ora per il (o ex) leader della Libia sembra proprio finita. L’esercito, o comunque buona parte di esso, si è schierato con i rivoltosi; le rappresentanze diplomatiche fanno a gara a chi si dichiara primo a tagliare il cordone ombelicale con il dittatore (che però le ha stipendiate fino al giorno prima).

Apro una parentesi e la richiudo subito, alla Totò-Peppino oppure Benigni-Troisi: cosa avranno pensato i libici di noi italiani, che abbiamo accolto il loro dittatore con tutti gli onori? Qualche mese fa ho sentito per radio l’intervista ad una nobildonna italiana (purtroppo non ricordo il nome) che si è detta amica della famiglia Gheddafi, ed in quanto tale spesso ospite  loro in Libia. A sentire le parole di questa signora, il consenso del popolo libico intorno a Gheddafi sarebbe stato totale e la mancanza di libertà una pura invenzione della stampa occidentale. Sempre secondo questa illuminata esperta di cose libiche, le condizioni storico-sociali di quel Paese avevano trovato una guida sicura proprio nel dittatore-pagliaccio. L’ospitalità poi, ah quella sì, veramente di alto livello: la venivano persino a prendere in elicottero all’aeroporto. Pensate un po’ questa matrona quali contatti poteva avere con la vera gente di quel posto; pensate un po’, ma che cazzo ne poteva sapere di quella che era la vera vita del signor Rossi libico, di ciò che pensava, di ciò che voleva. Purtroppo chi vive una vita privilegiata tende a distaccarsi dalla realtà di tutti i giorni, e quando si riaprono gli occhi, rimangono sbarrati di fronte al baratro. Mi piacerebbe sentirla nuovamente adesso.

La Libia è solo l’ultimo (per ora) stato nord africano in rivolta, dopo la Tunisia e l’Egitto. Anche qui sarà l’esercito, immagino, a prendere il potere. Il grande interrogativo è cosa accadrà dopo.  Speriamo non debbano rimpiangere il pagliaccio…

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ROMPIAMO I MARONI ALL’EUROPA

Posted on 14 febbraio 2011. Filed under: politica | Tag:, , , , , , , |

Questo non è e non vuole essere un articolo di stampo razzista: il razzismo proprio non è nelle mie corde. Penso che una grande civiltà non possa prescindere da una ampia apertura verso i cittadini stranieri e le culture diverse dalla propria, per quanto possano apparire alternative. Lo straniero va accolto, va invitato a capire la nostra società ed a rispettare le nostre leggi, gli va garantita libertà e benessere senza discriminazione. In modo analogo va rifiutato l’atteggiamento politically correct per cui allo straniero, ma sarebbe da precisare all’extracomunitario, tutto vada perdonato e consentito.

Chiarito quanto sopra per sgombrare il campo da equivoci e dubbi, sono d’accordo con il ministro Maroni che la crisi tunisina (e forse anche quella egiziana) potrebbero provocare uno sbarco di clandestini senza precedenti. Clandestini che non potrebbero essere respinti (non voglio qui entrare nel merito della politica dei respingimenti) perché si tratterebbe di gente che fugge da Paesi allo sbando: in particolare, le cronache raccontano che in Tunisia non c’è più governo, non c’è polizia, non c’è più organizzazione civile, mentre le violenze da parte di bande armate sarebbero all’ordine del giorno. Questa gente, quindi, in base ai trattati internazionali, ha diritto di essere accolta. Figuriamoci cosa potrebbe accadere se la rivolta egiziana dovesse prendere una piega autoritaria sgradita alla popolazione (attualmente governa l’esercito che ha sospeso la Costituzione e sciolto il Parlamento per sei mesi, in attesa di poter organizzare libere elezioni… vedremo se sarà così), oppure se la crisi socio-politica dovesse estendersi ad altri Paesi nordafricani. La nostra capacità ricettiva sarebbe messa a durissima prova, sia sotto il profilo organizzativo sia sotto il profilo della tolleranza sociale (di noi italiani, ma anche dei clandestini: ricordiamoci le recenti proteste e rivolte nei centri di assistenza prima che gli accordi bilaterali con la Libia provocassero una netta diminuzione  degli sbarchi).

Maroni fa bene a rompere i… maroni all’Europa perché molti di questi extracomunitari sbarcano in Italia per poi  dirigersi in altri Paesi: facile immaginare, per esempio, che i tunisini siano diretti in Francia. In modo analogo, molti altri avranno come meta la Germania, oppure l’Inghilterra, anche per potersi ricongiungere con parenti emigrati in precedenza. Per cui, qualunque sia la politica che si vuole perseguire, avrà riflessi diretti ed immediati nei confronti dei partner comunitari ed è giusto che queste Nazioni diano il loro contributo organizzativo (strutture e/o uomini) oppure economico (soldi).

Altrimenti, se io fossi Maroni, chiederei ad ogni gruppo di clandestini appena sbarcati dove siano diretti, e li accompagnerei immediatamente al confine dove, grazie a Schengen, potrebbero senza difficoltà dilagare per l’Europa comunitaria.

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MA CHE RIVOLUZIONE D’EGITTO!

Posted on 9 febbraio 2011. Filed under: politica | Tag:, , , , |

L’espressione d’Egitto viene comunemente usata per negare l’esistenza di una cosa o per diminuirne l’importanza. Circostanza troppo ghiotta per non farne uso nel titolo di questo post in cui voglio esprimere i mie due centesimi di pensiero sulle proteste antigovernative egiziane.

Una cosa che non sono riuscito a capire, perché forse non c’è risposta, è come i dimostranti vogliano ottenere un miglioramento delle proprie condizioni di vita. Mi spiego meglio: l’unica cosa chiara è che il sollevamento popolare trae origine e si alimenta a causa del malcontento derivante dalle precarie condizioni economiche in cui si trova la maggior parte degli egiziani. Il motore economico nelle rivoluzioni è ed è sempre stato potentissimo, per cui sotto questo profilo ci siamo. Quando sono andato in  visita presso alcune città della ex Germania dell’est, a muro già caduto, la guida del posto ci spiegò che la popolazione avrebbe sopportato tutto, anche la mancanza di un po’ di libertà in cambio di una elevata sicurezza sociale; quello che fece realmente scoppiare la rivoluzione, e portò alla caduta del muro, fu il ristagno dell’economia. I soldi non giravano, le merci non si trovavano, i negozi erano vuoti. Il regime comunista non riuscì a far girare l’economia e questo scatenò, alla lunga, la rivolta.

La differenza che mi sembra evidente tra la situazione che fu dell’est europeo e quella egiziana attuale, è che i popoli dell’est Europa sapevano quale tipo di cambiamento politico e sociale doveva essere posto in atto. Il modello era chiarissimo, largamente condiviso, ed era quello delle democrazie occidentali rappresentative. Al riguardo non c’erano dubbi, i popoli (la gente) era simile, le differenze minime, nel caso della Germania divisa artificialmente in due erano proprio inesistenti. Logico quindi che alla rivoluzione ed alla caduta dei regimi comunisti abbiano fatto seguito  libere elezioni con una pluralità di partiti politici e di candidati in lizza.

L’Egitto invece è uno di quei Paesi perennemente in bilico tra oriente ed occidente. Potrei sbagliarmi, ma ad unire i dimostranti è solo il malcontento, senza alcuna condivisione sul futuro politico e sociale. Credo che tra i dimostranti ci sia chi guarda ad occidente, ma anche chi vorrebbe l’instaurazione di una repubblica islamica. Per questo motivo penso che l’attuale regime, in base alla legge non scritta del divide et impera, avrà tutto il tempo di varare qualche misura per tenere buona la maggior parte della popolazione e continuare a governare. Insomma, non credo che la rivoluzione ci sarà, perché al governo di Mubarak non c’è alternativa praticabile: o lui, oppure il caos, che non piace e non conviene a nessuno.

Ecco, ho speso i mei due centesimi…

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L’IMMAGINE (TAROCCATA) E’ TUTTO

Posted on 18 settembre 2010. Filed under: fotografia, informatica, politica, società | Tag:, , , |

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La foto a lato con evidenziato il taroccamento, l’ho presa dal sito del Corriere della Sera. Giusto per dare a Cesare quel che è di Cesare.

Viviamo in un epoca in cui l’immagine è tutto. Un’immagine al posto giusto, scattata nel momento giusto, vale più di mille parole. Ci sono un sacco di popstar la cui musica non vale niente e che vendono grazie alla loro immagine. Si esiste solo se si appare in tv, altrimenti è come essere morti. Apparire è tutto, il vecchio proverbio L’abito non fa il monaco è stato smentito dai tempi moderni, refrattari all’introspezione ed all’indagine intima delle cose, ma facilmente impressionabili dai lustrini & cotillons dei giorni nostri. Peccato che qualche volta il taroccamento non riesce e l’effetto che si ottiene è contrario a quello che si voleva ottenere: per chi non l’avesse capito, siamo sul piano dello sputtanamento puro. Circa un annetto fa il governo iraniano aveva ritoccato una foto in cui si vedevano partire simultaneamente quattro o cinque missili: peccato che almeno un paio delle rampe di lancio erano state “clonate”, vale a dire erano l’esatta copia delle altre presenti nello stesso fotogramma, fumo compreso. Chi conosce Photoshop, anche un pochino, mi capisce al volo.

Questa volta è toccato al Presidente egiziano Mubarak ad essere colto con le mani nel vasetto della marmellata: un quotidiano filogovernativo fin troppo ossequioso ha pensato bene di conferirgli quel carisma che probabilmente non ha. Ecco così che viene pubblicata una foto scattata in occasione dei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi, che ritrae Mubarak insieme ad altri capi di stato, tra cui spicca Obama, in cui il nostro eroe sta avanti a tutti e sembra essere davvero un leader, colui che traina tutto il gruppo. Peccato che, nella foto vera, Mubarak stia invece defilato, ultimo e di lato, sembrando proprio l’ultima ruota del carro.  Se si confrontano attentamente le due immagini, si vede come la figura di Mubarak sia stata ritagliata e ribaltata orizzontalmente, poi incollata avanti a tutti; successivamente è stato ricostruito il tappeto rosso e lo sfondo, et voilà, l’omaggio al potere è bello e pronto. Così i sudditi-lettori avranno la sensazione che il loro capo non è uno stronzo qualunque, ma uno che, quando cammina, trascina persino il presidente degli Stati Uniti.

A divulgare il banale taroccamento è stato un blogger, presumo egiziano: WaElk. Andateci e, mi raccomando, leggete attentamente, è tutto molto chiaro…

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SEMMAI, PIU’ IMBECILLI CHE RAZZISTI

Posted on 12 gennaio 2010. Filed under: politica, società | Tag:, , , , , , , |

Gli egiziani ci accusano di razzismo perché trattiamo male gli extracomunitari; il Papa dice che siamo razzisti “dentro” e che lui, che è tedesco perciò se ne intende, se ne è accorto quasi subito. Forse qualcosa di vero c’è, può darsi pure che una parte della popolazione nutra sentimenti razzisti e la nascita ed il prosperare di movimenti politici come la Lega Nord potrebbe essere proprio il frutto di vedute così miopi. Però leggo anche un’altra notizia che forse col razzismo non c’entra niente, però io un legame ce lo vedo ed è l’atteggiamento nei confronti della diversità in generale. Forse non è proprio razzismo ma come minimo ne è l’anticamera, o il retrobottega, non saprei. Leggo quindi che a Treviso (molto molto lontano da Rosarno), in una pizzeria, un signore infastidito da una bambina down che giocava nei pressi del suo tavolino abbia esternato dicendo, a voce alta, che se uno ha i figli mongoli avrebbe dovuto avere la decenza di starsene a casa. Ecco, ho pensato, forse non siamo razzisti, siamo semplicemente un popolo di imbecilli o, a volerla dire tutta, di stronzi.

Sì, sinceramente penso che siamo (non tutti, per carità: escluso chi scrive per presunzione e chi legge per fiducia) più imbecilli che razzisti, a tutti i livelli. Leggo infatti che il Papa si è scagliato contro le future leggi contro l’omofobia: a tutela, quindi, della legittimità di ogni comportamento omofobo.

Tra i miei ormai pallidi ricordi di giurisprudenza c’è anche la lettura di un testo (probabilmente diritto costituzionale) in cui veniva spiegato che, certe volte, le leggi potevano promuovere il progresso civile di una società. Chi si scaglia contro quel tipo di leggi, di conseguenza, rema contro l’evolversi civile del tessuto sociale ed appare in stridente contraddizione con se stesso quando si erge a paladino degli oppressi e degli extracomunitari definendo noi, cittadini italiani, “razzisti”. Il rispetto della persona dovrebbe essere senza “se” e senza “ma”, o lo si accetta in blocco o lo si rifiuta, non mi sembra possibile fare dei distinguo basati sul pregiudizio (che si tratti di razza, orientamento religioso, preferenze sessuali, e chi più ne ha più ne metta).

O no?

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