CALIBRE: UN PROGRAMMA PER GESTIRE LA PROPRIA BIBLIOTECA VIRTUALE

Posted on 15 dicembre 2012. Filed under: informatica, letteratura | Tag:, , , , , , , , , , , |

Premessa. Purtroppo il mercato dei libri digitali è infestato dai DRM. I DRM (Digital Right Management) sono veri e propri lucchetti, contenuti nei file, che impediscono al legittimo acquirente di godere appieno della proprietà del file e di farne quel che vuole. La (triste) storia ricorda quello che è avvenuto agli albori del mercato digitale della musica. Poiché il celeberrimo formato MP3 non era predisposto per il DRM, all’inizio tutti i negozi on line hanno cercato di porre rimedio (si fa per dire) a questo gravissimo problema (sempre per dire) e c’è stata un’esplosione di formati e lucchetti. Formati fantasiosi, che in certi casi costringevano l’utente ad usare un lettore musicale proprietario, o gli impedivano di spostare il file da un dispositivo ad un altro, oppure ancora gli consentivano di masterizzare solo una o due copie su CD… Insomma, un incredibile guazzabuglio. Volete mettere com’era più comodo scaricare un bel MP3 pirata? Nessun problema. Finché i discografici e i venditori hanno capito che si trattava di una politica sbagliata ed oggi tutta la musica che viene venduta è priva di DRM. I file musicali si possono convertire facilmente da un formato all’altro, si possono riprodurre praticamente ovunque e si possono memorizzare, copia e spostare come si vuole. Ed il mercato è sbocciato.

Facendo un parallelo, l’editoria digitale ha gli stessi mal di pancia che aveva in origine quella musicale. Tanta è la paura che vengano piratate quelle due o tre copie vendute (in Italia l’incidenza dei libri digitali sul totale è ridicola, circa l’1%) che tra editori e venditori è tutto un tripudio di DRM. Lungi dall’allargare il mercato, questa situazione crea notevole sbattimento nell’acquirente di ebook: se compro da Amazon posso leggere solo con il Kindle; se compro un ePub, il Kindle al contrario non lo legge; eccetera. La mia previsione è che presto o tardi accadrà ciò che è accaduto in ambito musicale, ossia che i DRM verranno buttati alle ortiche e in cambio si aumenterà di qualcosa (50 centesimi?) il costo di ogni ebook. Ma attualmente le cose stanno così, per cui ecco un breve elenco dei formati esistenti:

  • ePub, il più diffuso in Italia (a parte Amazon). Può essere privo di DRM ma di solito contiene un DRM sviluppato da Adobe e per poterli leggere e gestire con un PC, occorre un software specifico, Adobe Digital Edition (gratuito).
  • Mobi. Adottato da Amazon, privo di DRM.
  • AZW: è in sostanza il formato Mobi con in più un DRM sviluppato da Amazon per la protezione dei propri ebook. Per poterli leggere e gestire con un PC occorre il software Kindle (gratuito).
  • Ci sono poi alcuni formati minori sviluppati da Sony e da altri che non vale la pena di menzionare.

Perché questi formati? Perché sono “liquidi”… cioè il testo è in grado di riformattarsi automaticamente in base alle dimensioni dello schermo e delle preferenze di lettura dell’utente (tipo e dimensione del carattere). Per questo motivo i formati più tradizionali (pdf, doc e compagnia bella) non sono adatti. Il loro utilizzo su un lettore di ebook rende l’esperienza di lettura penosa.

Alcuni negozi on line, per ovviare alla triste situazione per cui l’acquirente di un ebook non ne è veramente proprietario, mettono gratuitamente a disposizione uno spazio cloud in cui vengono automaticamente salvati tutti i libri acquistati (per esempio Amazon). E’ una gran cosa: in caso di guasti, non perdiamo i nostri acquisti che potremo scaricare di nuovo senza doverli pagare due volte (o tre, o quattro…). Il tutto funzionerà finché esisterà il venditore e finché non cambierà qualcosa nella politica di vendita. In certi casi (è già successo) potrà persino accadere che venga cancellato dal venditore un ebook ovunque memorizzato (PC, cloud, lettore di ebook).

Insomma, nessuno vorrebbe farci fare la cosa più ovvia: gestirci in tranquillità la nostra biblioteca digitale, farne una copia di sicurezza, usare un solo software, un solo servizio cloud, usare il dispositivo di lettura che più ci aggrada.

calibre-screenCalibre è un software open source che ci consente di fare tutto ciò che non vorrebbero farci fare, ovvero usare un solo programma, gestire tutti i formati, convertirli da un formato ad un altro per poterne usufruire su dispositivi diversi e persino, pensate un po’, se opportunamente configurato, depurare i nostri ebook (regolarmente acquistati, lo sottolineo) dai famigerati DRM.

In quanto open source, Calibre è gratuito ed esiste in versione adatta per ogni sistema operativo degno di questo nome: Windows (di recente è stata rilasciata una versione a 64 bit), Mac e Linus. La lingua italiana è supportata. La prima cosa da fare, ovviamente, è di scaricare ed installare il programma. Al primo avvio, Calibre ci chiederà in quale cartella del nostro computer creare la “biblioteca” e di indicare quale è il nostro lettore di ebook (per poter fare, all’occorrenza, le necessarie conversioni di formato). Calibre ha anche un lettore incorporato che supporta tutti i formati. Attenzione: per poter funzionare al 100% delle sue possibilità, è necessario che sul PC (o sul Mac) siano presenti i programmi ufficiali, quindi Adobe Digital Edition per gli epub protetti, e Kindle per i libri acquistati su Amazon. Un controllo semplice consiste, prima di installare Calibre, di verificare se siete in grado di leggere sul PC o sul Mac o sul PC Linux gli ebook che volete gestire con Calibre. Qualora non sia possibile, bisogna installare e configurare i programmi citati in precedenza.

A questo punto, se vogliamo riacquistare i nostri pieni diritti sugli ebook acquistati al solo fine di poterne godere in assoluta libertà, occorre installare dei plugin non ufficiali che ci consentiranno di eliminare i DRM da ogni ebook importato. Proprio così: basterà importare qualsiasi ebook nella “biblioteca” e verrà automaticamente sprotetto. Basterà poi inviare il file così sprotetto ad un diverso dispositivo, e l’ebook verrà automaticamente convertito nel formato giusto. Comodo, no?

QUI (purtroppo in inglese) ci sono le istruzioni per aggiungere questa possibilità a Calibre, mentre QUI c’è il link aggiornato per scaricare l’ultima versione dei plugin. La loro installazione in Calibre non presenta alcuna difficoltà; basta seguire attentamente le istruzioni.

Calibre funziona in modo preciso e sicuro. Quando on line c’è una versione aggiornata, Calibre ci avverte consentendoci di fare l’upgrade senza perdere le impostazioni precedenti. La qualità di conversione da un formato all’altro è soddisfacente, anche se non sempre perfetta. Dipende molto dal formato di origine e da quello di destinazione: alcune conversioni sono oggettivamente molto difficili (per esempio da pdf a epub). Esiste la possibilità di affinare a mano la qualità della conversione.

Io ho installato Calibre su un PC con Windows 8, su un Mac con OSX Mountain Lion e su un PC con Linux Mint Debian.

La biblioteca è in una cartella Skydrive (legata all’omonimo servizio cloud di Microsoft) per cui è automaticamente aggiornata tra PC e Mac ed inoltre è al riparo da guasti hardware locali. Purtroppo non mi sembra esista la possibilità di usare Skydrive su Linux, se non collegandosi via web, per cui con tale sistema operativo non c’è la possibilità di sincronizzazione automatica. Ma basterebbe usare un servizio differente come, per esempio, l’ottimo DropBox.

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

KINDLE PAPERWHITE: PREGI E DIFETTI (RECENSIONE)

Posted on 1 dicembre 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , , , , |

Già possessore di un Leggo IBS, vale a dire un Pocketbook Pro 603 realizzato appositamente per il negozio on line IBS che ho recensito tempo addietro, ho acquistato ora un Kindle Paperwhite. Ad attirarmi sono state principalmente tre caratteristiche tecniche: la tecnologia dello schermo, l’illuminazione, la maggior definizione dei caratteri.

Lo schermo è dotato della più recente tecnologia e-ink, denominata appunto paperwhite, che garantisce un maggior contrasto tra il colore dello sfondo, più bianco, e quello dei caratteri, più scuro (in sostanza un maggior contrasto).

A differenza degli altri lettori di ebook, il Kindle Paperwhite è dotato di un sistema di illuminazione a led di nuovo tipo che, come vedremo, è molto importante. Lo schermo non è illuminato dal retro per trasparenza come nei comuni dispositivi con schermi LCD, quali i normali computer, smartphone o tablet; al contrario la luce è veicolata dall’alto, proprio come se stessimo illuminando la pagina di un libro tradizionale con una lampada, con il risultato che la lettura è riposante e confortevole, anzi meglio: se cambiamo posizione, non c’è variazione nell’illuminazione della pagina. La luce è diffusa dallo stesso vetro che copre lo schermo ed è originata da alcuni led situati lungo il lato inferiore della cornice.

La risoluzione: i caratteri del Paperwhite sono più definiti perché lo schermo ha una risoluzione di 1024×768 pixel, contro gli 800×600 del Leggo. Le dimensioni sono uguali (6” entrambi) ma il Paperwhite è più compatto perché non ha tasti fisici lungo la cornice.

L’immagine sotto rende bene l’idea del salto generazionale tra il Leggo ed il nuovo Paperwhite; le differenze tra le dimensioni degli schermi dipendono dal fatto che sono immagini diverse affiancate senza badare troppo alle dimensioni. L’immagine l’ho realizzata io e da sinistra a destra possiamo vedere il Paperwhite con illuminazione al 100%, il Paperwhite senza illuminazione, ed infine il Leggo.

comparazione

Come si può vedere l’illuminazione integrata riveste un ruolo molto importante: il contrasto è maggiore, lo sfondo più bianco, ma anche senza illuminazione si nota una differenza di qualità a favore del nuovo Kindle (l’immagine, compressa ai fini del web, appiattisce un po’ le differenze).

Il Kindle Paperwhite arriva imballato in una confezione apposita che, seppure non si possa definire elegante, è sicuramente funzionale. Insieme al lettore c’è in dotazione solo un cavetto USB, mentre il Leggo comprendeva una custodia ed un caricabatteria. Per questo motivo insieme al lettore ho comprato anche una custodia in pelle che si comporta in modo simile alla smart cover dell’iPad (pur essendo molto differente): non appena la si apre, il Paperwhite si risveglia dallo standby, in cui ritorna immediatamente non appena la si richiude. La custodia è in pelle, di buona fattura, gradevole al tatto, e quando è chiusa avvolge completamente il lettore proteggendolo.

Alla prima accensione il Paperwhite si aziona e cerca una connessione internet per registrarsi sul sito di Amazon. Se una connessione non è disponibile, questa attività può essere bypassata. Appaiono quindi un paio di schermate che illustrano le modalità basilari di funzionamento.

Come ho già accennato, lo schermo è di tipo multitouch a due punti (capacitivo). Lungo la cornice non ci sono quindi tasti fisici, ad eccezione di un minuscolo interruttore di accensione/spegnimento sul fondo, e ciò contribuisce a rendere l’oggetto piuttosto compatto ed anche leggero. A sinistra del pulsantino di on/off ci sono la presa micro USB e un led. Nient’altro!

Le operazioni basilari si effettuano con un tap in tre diverse macroaree dello schermo.

sommarieistr

Il funzionamento è reattivo, la risposta ai comandi veloce. Ho avuto la sensazione, corroborata anche dalle linee tracciate nello schema di funzionamento che vedete pubblicato qui a lato, che i bordi estremi siano immuni da eventuali tocchi accidentali che potrebbero verificarsi nel maneggiare il Paperwhite.

Accedendo alla barra strumenti, con un tap nella parte superiore della pagina, si può regolare facilmente l’intensità dell’illuminazione ed anche settare la grandezza ed il tipo di carattere di testo, così come tornare alla schermata Home nonché accedere alle impostazioni generali.

In questa sede è inutile addentrarsi nelle gesture o in altre particolarità dell’interfaccia. Chi fosse interessato può scaricare il manuale completo in formato pdf. Io proseguirò con un breve cenno sui pregi ed un discorso più approfondito sui difetti di cui si discute in rete, per poi concludere con quello che secondo me è il vero grave difetto del Paperwhite, difetto di cui secondo me si parla troppo poco.

 

Pregi. Il sistema operativo è veloce, stabile e reattivo. Non ho riscontrato problemi di alcun genere. Lo schermo sensibile al tocco è efficace e sicuro nel funzionamento. Certamente la velocità di refresh non è paragonabile a quella di un qualsiasi schermo LCD, ma questo è insito nella tecnologia e-ink che non è studiata per visualizzare animazioni, ma per rendere lo schermo di un dispositivo elettronico il più possibile simile ad una pagina stampata. Ed è proprio sotto questo aspetto che il Paperwhite non delude: i caratteri sono molto ben leggibili, lo schermo non è prono a riflessi, lo sfondo è quasi bianco (dipende molto dall’intensità dell’illuminazione). Il cambio pagina è rapido. In sintesi, prima di proseguire nella lettura di questa mia recensione, bisogna tenere ben presente che il Kindle Paperwhite è quanto di meglio ci sia in giro in tema di ebook reader. Attualmente sembra esserci un solo vero concorrente, il Kobo Glo venduto in Italia da Mondadori, che non ho mai provato. Al termine di questo articolo farò una breve comparazione sulle differenze tra i due prodotti, così come emergono dalle specifiche tecniche.

Un altro pregio consiste nell’ecosistema Amazon, in cui il Kindle è integrato. Ogni acquisto viene memorizzato in un cloud personale da cui può essere scaricato nuovamente. Nessuna paura di perdere i propri acquisti letterari, quindi. Inoltre, in caso di guasti o problemi, debbo dire per esperienza personale che l’assistenza Amazon è semplicemente eccezionale.

Caratteristiche (difetti?) di cui si discute in rete.

  • Uniformità dell’illuminazione integrata. Nel mio esemplare è quasi perfetta, nel senso che non ci sono le macchie di colore che qualche utente ha visto nel proprio Paperwhite. A volte, leggendo al buio con l’illuminazione ridotta al minimo, ho la sensazione che una parte dello schermo sia leggerissimamente meno illuminata del resto, ma è una differenza talmente inconsistente, ammesso che ci sia veramente, da essere del tutto trascurabile. Inoltre aumentando l’intensità della luce sparisce, così come può sparire cambiando pagina. Potrebbe dipendere dal refresh o meno del cambio pagina. Mi spiego meglio: per risparmiare energia, i lettori di ebook non effettuano un refresh completo dello schermo ogni volta che si cambia pagina, ma ogni tot cambi pagina. Nel Leggo si può decidere ogni quante pagine effettuare un refresh completo, mentre nel Paperwhite si può solo attivare o disattivare il refresh completo ad ogni cambio pagina (disattivato di default). Invece, con l’illuminazione non al massimo ed in stanza buia, sono visibili dei minuscoli coni d’ombra in basso, vicino quindi ai punti luce a led, evidentemente troppo vicino per consentire un’ottimale diffusione della luce. Questi coni d’ombra (non si tratta di ombra vera e propria, ma solo di coni di luce meno illuminati) sono minuscoli e  non arrivano sino all’ultima riga della pagina, per cui in realtà non affliggono la lettura. A mio avviso non si tratta di un vero e proprio difetto. Per quanto mi riguarda, l’uniformità dell’illuminazione è buona al minimo dell’intensità, ottima al massimo. Correttamente Amazon mostra nel proprio sito la qualità dell’illuminazione in stanza buia. Il colore della luce è freddo, leggermente caldo al diminuire dell’intensità. Personalmente lo trovo molto piacevole. E’ consigliabile tenere l’illuminazione al minimo se l’ambiente è buio o poco illuminato, al massimo se siamo all’aperto oppure in una stanza molto illuminata. La regolazione può avvenire lungo una scala di valori piuttosto lunga (24 tacche!) per cui è veramente difficile non trovare un livello adeguato ai propri occhi. La lettura, secondo me, è sempre riposante, mai faticosa.
  • Assenza di funzioni multimediali. C’è poco da dire: il Paperwhite non ha altoparlanti, non ha un’uscita per cuffie, non riproduce file audio, quindi niente musica mentre si legge (a meno di non usare un altro dispositivo). Cosa che per alcuni potrebbe essere ancora più grave, nessuna voce sintetizzata che legge il testo. Si tratta di funzioni presenti del Leggo, ma che io non ho mai utilizzato e di cui non sento la mancanza. Dipende dai gusti e dalle necessità di ognuno.
  • Assenza di uno slot per schede di memoria. Un libro non occupa molto spazio, e nella memoria libera del Paperwhite, che è di 2 GB in tutto di cui 1,25 disponibili, dovrebbero entrarci circa 1.100 ebook, stima Amazon. La presenza di memoria aggiuntiva sarebbe stata utilissima, qualora fosse stato possibile ascoltare musica, per caricarci i nostri mp3 preferiti, ma in assenza di capacità multimediali non credo che si tratti di un vero e proprio difetto. Nella memoria possiamo inserire anche documenti personali e possiamo farlo inviando un’email ad un account che troviamo nel menù Impostazioni. La mancanza di memoria aggiuntiva potrebbe farsi sentire solo qualora si avesse intenzione di fare un uso massiccio di questa possibilità.
  • Epub non supportato. Il formato epub è il più diffuso in Italia, ma il Kindle Paperwhite non lo legge. Legge invece altri formati tra cui, soprattutto, l’azw, quello tipico di Amazon. Non è un problema se si acquistano i libri solo da Amazon; può esserlo se si acquistano libri in formato diverso da altri siti o se si hanno già libri in altri formati, che si vogliono leggere anche sul Paperwhite. Non si tratta di un problema irrisolvibile, ma per alcuni utenti questa storia dei diversi formati (che esistono perché si vorrebbero proteggere i testi dalla pirateria: sono infatti formati che contengono al loro interno una forma di DRM, Digital Right Management) rischia di essere un vero e proprio sbattimento. L’industria del libro sta commettendo lo stesso errore commesso all’inizio da quella musicale: il DRM, appunto. Il download legale di musica ha avuto il suo boom non appena sono spariti i famigerati DRM. Le case editrici dovrebbero fare altrettanto: concentrarsi su un paio di formati al massimo, privi di lucchetti digitali. In cambio, potrebbero aumentare il costo di ogni ebook di 0,50 Euro… Naturalmente è vero anche il contrario: chi usa un diverso lettore, non potrà usufruire dei testi in vendita su Amazon. Chi ci guadagni in questo stato di cose non lo so, certamente non gli autori, non gli editori, non i lettori che acquistano copie regolari (chi scarica copie piratate, per assurdo, non ha di questi problemi). E’ la realtà: i lucchetti digitali non aiutano nessuno, rendono solo la vita difficile agli utenti onesti spingendoli, per semplicità, verso forme illegali di download. Quanto tempo ci metteranno gli editori ed i negozi on line a capirlo? La soluzione per l’acquirente è una sola: non appena acquistato regolarmente un testo (lo sottolineo), la cosa migliore da fare è sproteggerlo per poterlo gestire e, all’occorrenza, convertirlo se necessario in un formato adatto al proprio lettore. Si può fare facilmente con Calibre, programma gratuito open source sul quale mi riservo di scrivere un post prossimamente.
  • Assenza di tasti fisici. Anche io, abituato al Leggo, avevo qualche perplessità sull’assenza di tasti fisici per il cambio pagina. Tuttavia ora mi trovo bene anche con il Paperwhite: un tocco allo schermo, a volte con il pollice, leggero e veloce, e si volta pagina. La superficie del touchscreen non è lucida e non si vedono ditate (non escludo che dopo un utilizzo più lungo sarà necessaria un po’ di pulizia). Non si tratta di un difetto, ma di gusti personali.

VERO GRANDE DIFETTO DEL KINDLE PAPERWHITE: la connessione wifi. Quella del Kindle paperwhite è, secondo la mia modesta esperienza, una delle peggiori possibili. Non so se tramite un aggiornamento del firmware la situazione potrebbe migliorare. Ecco la storia completa.

Appena arrivato a casa il Paperwhite, subito dopo averlo acceso, tento di connetterlo alla rete wifi. Premetto che al mio router, ormai vecchiotto, sono connessi tramite wifi un gran numero di dispositivi, nessuno dei quali ha mai dato problemi: una stampante Canon di rete, quattro netbook, un decoder di SKY, un iPad, un certo numero di smartphone (credo in numero di 7). Forse dimentico anche qualcosa. Eppure, il Paperwhite non si connette: genera sempre due messaggi di errore, che si alternano in modo casuale: il primo dice che la password è errata (invece era quella giusta), il secondo che c’è stato un errore nella connessione. Porto un po’ in giro il lettore e scopro che non si connette a nessuna rete libera, tranne una. Stranamente, passando di fronte a un bar con wifi libero, inaspettatamente il Paperwhite si connette, si registra (!), mi scarica persino un paio di libri gratuiti che avevo scarica da Amazon per prova e che erano memorizzati nel mio cloud. Più tardi, passando di fronte allo stesso bar, ho due errori di connessione ma al terzo si connette. Insomma, ne deduco che la connessione wifi del Kindle Paperwhite segue criteri imponderabili. Telefono all’assistenza Amazon.

Apro una parentesi: l’assistenza è eccezionale. Basta inserire il proprio numero di telefono sul sito dell’assistenza, ed Amazon ti richiama a sue spese.

Parlo con una gentilissima signora che, dopo qualche domanda, e dopo essersi sincerata che fossero state fatte le cose più ovvie (riavvio del router, eliminazione temporanea della password per vedere come va eccetera), si assenta per un attimo e poi mi chiede “la lettera”. Capisco che si riferisce al protocollo di trasmissione, anche se la domanda non era chiarissima.

Conclusione: il mio router era configurato in modo da utilizzare la modalità N di trasmissione wifi automaticamente. E’ bastato eliminare questo automatismo (quindi, in altri router, suppongo disabilitare la modalità N) per rendere possibile la connessione con il Paperwhite che ora dialoga tranquillamente con il mio router. Tutto questo perché, mi ha riferito l’assistenza Amazon, i Kindle non sono compatibili con la modalità N. Peccato che nelle specifiche tecniche sia scritto il contrario:

cattura kindle

Il vero problema non è tanto la limitazione relativa alla N, o l’informazione errata riportata sul sito: il vero grosso problema è che il Kindle Paperwhite non si connette a tutti i router configurati in modo da supportare la modalità di connessione N.

Conclusioni. Non c’è che dire: come lettore in sé, il Paperwhite è fantastico. Ha i suoi limiti, che è bene conoscere prima di acquistarlo per valutare se e in che misura possono incidere negativamente sul tipo di utilizzo che si intende farne.

Chi viaggia molto ed intende acquistare libri usufruendo degli hotspot wifi che si trovano negli aereoporti eccetera, farebbe bene ad optare per il modello con connessione 3g integrata che costa circa 70 euro di più rispetto al modello solo wifi, perché quest’ultimo ha grossi problemi di connessione.

Kobo Glo. Il Kobo Glo, commercializzato in Italia da Mondadori per la sua linea di ebook, credo abbia la medesima tecnologia per quanto riguarda lo schermo. E’ quindi un lettore molto avanzato che costa la stessa cifra ma in più ha lo slot per una scheda di memoria esterna e supporta il formato epub (ma non il formato azw di Amazon: vedasi quanto ho detto in precedenza sui DRM). Differente è l’illuminazione (secondo alcuni quella del Kobo Glo sarebbe più uniforme, ma la colorazione da quanto ho visto è meno gradevole del Kindle) e differente dovrebbe essere la tecnologia per il touch. Ma il Kobo Glo non l’ho provato per cui lo cito solo per completezza, in quanto alternativa da valutare.

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( 6 so far )

LA LEZIONE DI PAULO COELHO

Posted on 4 febbraio 2012. Filed under: internet, società | Tag:, , , , , |

Secondo una notizia riportata, per esempio, qui, lo scrittore Paulo Coelho avrebbe acquistato una spazio pubblicitario su The Pirate Bay per invitare la gente a scaricare gratis i suoi romanzi (ed eventualmente, se gli sono piaciuti, ad acquistare il libro). Il motivo è semplice: a suo dire, la diffusione pirata dei romanzi avrebbe agito da motore per le vendite in libreria. Dopo che le sue opere si sono diffuse nel mercato "clandestino", le vendite regolari si sarebbero moltiplicate in modo esponenziale. La teoria non è nuova: da tempo le ricerche di mercato finanziate dalle case discografiche e cinematografiche, raccontano una verità che si vuole fingere di non capire: sono proprio i "pirati", gli "scariconi" o come vogliamo chiamarli, i principali acquirenti di cinema e musica. I circuiti illegali del file sharing sarebbero, quindi, un motore pubblicitario di enorme rilevanza.

Non sono stato in grado di verificare personalmente la notizia, come avrei voluto, perché come dovrebbe essere noto a tutti il sito The pirate bay è stato a suo tempo inibito ai navigatori italiani. Naturalmente è raggiungibile tramite un qualsiasi proxy gratuito (per esempio cliccando qui, il che la dice lunga sulla difficoltà di proibire qualcosa in rete), ma al momento non appare alcuno spazio a firma del noto scrittore.

L’editoria ufficiale, quella della carta stampata, sta commettendo gli stessi errori commessi a suo tempo da quella cinematografica e musicale: i tempi sono cambiati, non si può fare business nel vecchio modo. Gli attuali responsabili di queste industrie stanno facendo la figura dei parrucconi, legati come sono, per promuovere i contenuti da loro prodotti, a vecchi schemi. Per esempio, non esitano a spendere fior di quattrini per una recensione favorevole, o per un manifesto pubblicitario enorme in aereoporto oppure alla stazione Termini, mentre sono inclini a strapparsi i capelli e gridare al lupo se un ragazzino scarica abusivamente un mp3. Come definire questo comportamento?

Come Paulo Coelho ci insegna, la (eventuale) crisi delle case discografiche o cinematografiche o editoriali NON dipende da internet e dallo scambio digitale. Al contrario, queste enormi possibilità, finora sfruttate solo in minima parte o per niente, dovrebbero essere viste come formidabili opportunità.

Leggiamo, questi giorni, che la pirateria sarebbe l’ostacolo per lo sviluppo, nel nostro paese, dell’editoria digitale (che è in fase di boom dappertutto). Io invece dico che i parrucconi nostrani, al calduccio dietro le loro scrivanie, che sanno sì e no accendere un computer e che confondono Facebook con internet, non si sono resi conto per tempo che c’era il mercato e c’erano i lettori, ma non c’erano i libri. Ora i libri sarebbero, infine, anche arrivati, ma nel frattempo a colmare il vuoto ci hanno pensato gli appassionati. Come? Come si è sempre fatto ed è sempre accaduto: scambiandosi i libri, prestandoseli. Non c’è niente di nuovo, se non la inadeguatezza di certe persone.

Alcuni link:

  1. Paulo Coelho su Wikipedia
  2. Il sito ufficiale
  3. Il suo blog
Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

TELEFONINI: GUERRE STELLARI

Posted on 4 gennaio 2010. Filed under: informatica | Tag:, , , , , |

Ecco una immagine di Nexus One pubblicata dal sito specializzato Engadget

Nel titolo dico “telefonini” perché il termine è ormai entrato nel linguaggio comune, ma in realtà intendo parlare degli “smartphone”, ovvero quei dispositivi che fungono da assistenti personali a 360 gradi e che consentono non solo di telefonare, ma anche di navigare in internet, mandare e ricevere email, visualizzare ed editare documenti office, chattare, installare programmi, memorizzare appuntamenti e cose da fare, scattare foto e girare filmati, ecc… Ormai tutti o quasi ne abbiamo in tasca uno e quello di maggiore successo è indubbiamente l’ iPhone della Apple. In passato ho avuto smartphone della Nokia, ho avuto modo di interagire con windows mobile (non l’ultima versione però),  sono in possesso di un pc palmare (pocket pc), per cui posso azzardare di mettere per iscritto qualche opinione sull’iPhone e sulla battaglia che si sta per scatenare con Nexus One, il telefonino di Google.

Il grande successo dell’iPhone è dovuto anche all’aspetto modaiolo e un po’ elitario tipico di tutti i prodotti della Apple; però chi pensasse di ricondurlo a questo unico motivo cadrebbe in grave errore e peccherebbe di superficialità. Sull’iPhone è stato detto e scritto di tutto per cui mi limito ad elencare una serie di punti di forza: il sistema operativo veramente usabile con le sole dita, facile ed intuitivo; lo schermo grande ed eccellente; la fluidità delle animazioni (lo so, non è essenziale, ma ne rende l’utilizzo piacevole); la qualità costruttiva  elevata (appare solido come una roccia); lo schermo che non si sporca poi tanto grazie ad un rivestimento che “spurga” (non saprei come dire altrimenti) il grasso lasciato dalle dita (funziona sul serio!); l’enorme quantità di programmi installabili, perlopiù a bassissimo costo, anche meno di un euro, alcuni dei quali molto utili e ben fatti. Preciso che mi riferisco al modello 3GS, l’ultima versione del melafonino, come viene chiamato.

Naturalmente non è perfetto. Ecco i difetti: manca una videocamera sul frontale, per cui non si possono fare videochiamate; il bluetooth è piuttosto limitato (scordatevi di trasfgerire i file con altri smartphone); gli allegati email non si possono scaricare; non si accede al file system (scordatevi di aprire cartelle e memorizzare qualcosa che non sia previsto da qualche software); non c’è cestino (se cancellate una foto, è persa per sempre). I pregi sono superiori ai difetti, trattandosi di un semplice (si fa per dire) smatphone e non di un vero e proprio personal computer, altrimenti avrei ritenuto del tutto inaccettabile il non poter accedere in alcun modo al file system. Alcuni programmi per ovviare a questo problema prevedono di inviare via email il frutto di una elaborazione oppure forniscono una url da cui scaricare l’output tramite wifi. Queste limitazioni sono evidentemente volute da Apple per salvaguardare il business che c’è dietro l’iPhone ma anche l’iPod, ovvero la vendita di canzoni ed applicazioni attraverso lo store on line. Per ovviare parzialmente a questi inconvenienti si può craccare il sistema operativo installandone una versione non ufficiale meno blindata, ma a mio modo di vedere il gioco non vale la candela. Inoltre la blindatura è utile sul fronte della sicurezza mentre alcuni iPhone craccati sono stati vittima, di recente, di virus informatici che avevano preso possesso del dispositivo impedendone l’accesso al proprietario…

Ed ora ecco a voi il G-Fonino, Nexus One, lo smartphone di Google che tra breve verrà messo in commercio. Google allunga i suoi tentacoli sui dispositivi mobili progettando un dispositivo e facendolo costruire da altri: esattamente ciò che fa Apple. Infatti né Apple né Google hanno fabbriche. Lo scopo dichiarato della grande G è proprio quello di creare una vera alternativa all’iPhone e quindi di essere, per il dispositivo della Apple, un temibile concorrente. Ci riuscirà? Uno dei punti di forza potrebbe essere il sistema operativo, Android, sviluppato da Google proprio per essere usato sui dispositivi mobili e libero da licenze (qualsiasi produttore può utilizzarlo senza dover pagare royalties). La versione di Android sul Nexus One dovrebbe essere personalizzata da Google in modo da renderne l’esperienza di utilizzo ancora migliore. Tra pochissimo verrà presentato ufficialmente e se ne saprà di più. Entro la fine di gennaio dovrebbe comparire nei negozi.

A mio modo di vedere, per poter essere veramente alternativo all’iPhone, Nexus One dovrà seguire una strada diversa: più aperto, meno blindato, più smanettabile. Se invece cercherà di calcarne le orme e seguirne la strada, sarà una copia dell’iPhone, probabilmente mal riuscita. Quello degli smartphone è un settore in cui o si è fortemente innovativi, o ci si confonde tra prodotti simili.

Il tutto in attesa delle prossime avvincenti sfide, prima tra tutte quella degli eBook. E’ noto il successo di Kindle di Amazon; quest’anno Apple dovrebbe uscire con un suo tablet e l’esperienza insegna che spesso Apple finisce col fare tendenza. Gli altri non staranno a guardare e per noi appassionati di tecnologia, c’è un futuro tutto da gustare (e, ahimé, pieno di spese future!).

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

eBook: ci siamo, forse, quasi

Posted on 29 dicembre 2009. Filed under: economia, internet, società | Tag:, , , , |

Come avrete letto da tutte le parti, sotto Natale c’è stato un boom di vendite di ebook e di libri elettronici. In particolare il colosso Amazon ha fornito cifre impressionanti riguardo al suo Kindle, ma soprattutto ha riferito che per la prima volta i libri elettronici hanno superato, nelle vendite, quelli cartacei. E ben si spiega: i nuovi display con inchiostro elettronico sono riposanti alla vista ed hanno un aspetto molto simile, per non dire identico, alla tradizionale carta stampata. Volete poi mettere la comodità di portarsi dietro tutta una libreria in pochi grmi di peso? I lettori di ebook non sono solo leggeri, sono anche molto sottili per cui si tengono bene tra le mani e sono sufficientemente ampi (i caratteri si possono ingrandire o rimpicciolire, cosa impossibile con un libro di carta). Il costo di questi dispositivi, oggi come oggi, non è alto (siamo intorno ai 200 euro, più o meno). Tutto bene, allora? Siamo veramente all’inizio dell’editoria elettronica? Io nell’immediato vedo alcuni problemi, pur essendo convinto che il futuro sia questo.
Innanzitutto gli attuali ebook sono in bianco e nero, e se questo non è un problema nella lettura di un romanzo o di solo testo, lo è invece qualora si stia sfogliando, per esempio, una rivista illustrata. Inoltre in italiano, così come in molte altre lingue, si trova ben poco da leggere, quindi per adesso il successo è limitato ai mercati di lingua inglese. La colpa di ciò è degli editori nostrani che temono la tipica riproducibilità dei file digitali e quindi la pirateria, in modo analogo a ciò che accade nel settore musicale e multimediale. Praticamente gli editori, almeno quelli nostrani, stanno commettendo lo stesso errore commesso inizialmente dalle case discografiche: stanno alla finestra ad aspettare che il mercato decolli da solo, ma così facendo rischiano di perdere il treno della innovazione tecnologica e lasciano il campo alla pirateria, già attiva nei circuiti di file sharing con copie digitalizzate illegali di vari testi.

Leggi l'articolo intero | Make a Comment ( None so far )

  • I’m thinking, please do not disturb!

  • Il mio spazio su Smugmug

  • Immetti il tuo indirizzo di posta elettronica per essere tenuto aggiornato sui nuovi post.

    Segui assieme ad altri 19 follower

  • NO ALLA CENSURA ED ALLE LEGGI SPECIALI PER INTERNET

  • Meta

Liked it here?
Why not try sites on the blogroll...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: