LA PROGRESSIVA SMATERIALIZZAZIONE DELLA NOSTRA VITA

Posted on 6 ottobre 2013. Filed under: società | Tag:, , , , , , , , |

No (lo dico subito), non c’è niente di preoccupante! Anzi…

La prima cosa che si sta smaterializzando, e che anzi si è quasi del tutto smaterializzata, sono i contenuti multimediali. Niente più CD, niente più supporto cartaceo per le foto, nessun filmino. Al loro posto semplici file che si possono facilmente condividere sul web, inviare per email oppure tramite whatsapp e similari, oppure mostrare al bar grazie all’immancabile smartphone oppure un tablet (o un notebook, perché no?).

L’altra cosa che si è già quasi del tutto smaterializzata è la posta. Ormai per via tradizionale arriva solo pubblicità oppure multe e/o altre brutte notizie. Certo anche lo spam via email non è che manchi… per carità, non ne parliamo.

Si sta smaterializzando anche il denaro, e questa è una cosa buonissima se non fosse per una certa resistenza alla totale smaterializzazione che ogni tanto affiora nella società (in)civile: un po’ per nostalgia verso la consistenza materiale del bene, un altro po’ perché è più difficile tenere i conti dei pagamenti fatti con carta di credito (ma c’è sempre il bancomat), ma soprattutto perché il pagamento effettuato contanti alla mano spesso permette di evadere l’IVA o comunque alleggerire la pressione fiscale che, lo sappiamo tutti, è troppo alta.

Ciò che invece non si sta smaterializzando o purtroppo si sta smaterializzando troppo poco è la burocrazia. Questo è un campo in cui siamo costretti quasi sempre a recarci di persona avanti un certo sportello, fare una certa fila, procurarci un certo documento di carta con su appiccicata una concretissima marca da bollo, e via discorrendo. Gli uffici burocratici sono inestricabili labirinti costosi percorsi da tonnellate di cartaccia, fatta circolare lentamente da personale svogliato e sonnacchioso per il quale il massimo della tecnologia è il fax: “mi faccia un fax” è la terribile frase che annacqua anni di progresso tecnologico. Il fax è il trionfo della materialità: tramite una pigra linea telefonica ti mando una fotocopia di un documento, così raddoppiamo esattamente la carta. Un foglio io e un foglio tu, così siamo pari.

Il motivo per cui la burocrazia fatichi a scrollarsi di dosso la carta non è uno, ma credo siano molteplici. Un po’ la mentalità attuale del burocrate tipo per cui va messo il timbro, va siglato il visto, va rubricato il documento, protocollata la lettera, eccetera. Tutte attività che si potrebbero compiere con un solo clic ma lui, il burocrate tipo, è da anni abituato a fare diversamente e con i suoi tempi, volete mettere? Un altro motivo è la pigrizia. Sia quella mentale (bisognerebbe acquisire dimestichezza con un nuovo tipo di iter informatico) sia quella lavorativa, nel senso vero della parola. Il documento di carta, a dispetto della materialità, non è facilmente tracciabile. Perché non va avanti? Sarà sepolto sotto la montagna di carte sulla scrivania di Tizio, o quella di Caio? Una rigorosa procedura informatica sarebbe impietosa nei confronti degli impiegati scarsamente efficienti, magari assunti grazie ad un voto di scambio…

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O LA BORSA O LA SFIGA!

Posted on 8 maggio 2010. Filed under: economia | Tag:, , , , , , , , , , |

Vabbe’, sto parafrasando la nota intimazione “o la borsa o la vita”, però questa qua, assonanza a parte, mi sembra una variante piuttosto in linea con i tempi. La nostra borsa, ma anche le altre, perché oggi più che mai tutto il mondo è paese (alla faccia dei no global), vivacchia striminzita sullo status quo, al massimo con piccoli miglioramenti, ma quando cede… cade di brutto, meno cinque, meno sei per cento… Ogni pretesto è buono. Le società di rating, che spesso fanno capo ai maggiori responsabili della crisi, ovvero quegli istituti bancari che hanno messo in circolo titoli spazzatura per “scaricare” sui risparmiatori crediti sospesi impossibili da riscuotere, sono tuttora in grado di influenzare il mercato con i loro giudizi. Basta che un impiegato qualsiasi, per esempio di Moody’s, o di Standard & Poor’s, aggrotti perplesso le sopracciglia, per scatenare ondate di vendite e causare danni incommensurabili ad interi sistemi economici. Vediamo, per esempio, quanto sta accadendo alla zona euro. Gli allarmi si susseguono incessanti: dalla Islanda, il cui elevatissimo tenore di vita era fondato sui debiti, alla Grecia, che ha addirittura fasificato i propri bilanci e che per rifinanziare il proprio debito dovrà farne altri ed è costretta a vendere le proprie obbligazioni promettendo un rendimento pari al 20% (una enormità, ma chi le compra?), al Portogallo, alla Spagna, all’Inghilterra… con il sospetto che questi “report” siano ad esclusivo servigio degli speculatori, anziché del mercato. Anche l’Italia ha accusato pesantissime perdite solo perché Moody ha detto che “anche le banche italiane potrebbero risentire della crisi…”, o qualcosa del genere. Una semplice ipotesi pessimistica è stata tradotta dal mercato in una ondata di vendite. A vantaggio di chi? Chi ha comprato ottimi titoli a prezzi di saldo? Chi specula sull’euro? Ma ancora: perché tutta questa fragilità, che favorisce gli intenti speculativi? Risposta: perché gli speculatori sono agili e pronti a sfruttare ogni occasione, mentre gli stati ed i governi sono lenti, hanno strutture elefantiache, debbono per forza scendere a compromessi, debbono obbligatoriamente consultarsi l’un con l’altro.

Ed ecco il vero problema: è stata creata l’europa della moneta unica, del mercato unico, ma non è stata realizzata per niente l’unione politica, mentre per risolvere la crisi attuale gli strumenti finanziari non sono sufficienti, anzi sono insufficienti del tutto, mentre un’azione politica priva di ondeggiamenti ed amiguità potrebbe essere molto efficace. In questo scenario basta poco per scatenare la paura ed il panico, la certezza che non ci sarà un’azione politica aumenta la diffidenza ed anche il solo sospetto di una crisetta fa sì che gli investitori dismettano i titoli, i quali a loro volta, raggiunto un livello minimo, provocheranno ad effetto valanga uno tsunami di vendite automatiche da parte dei sistemi computerizzati. Ma non diamo la colpa alla tecnologia: vedasi quello che è successo alla borsa di New York, dove proprio un errore manuale da parte di un operatore ha provocato un caos incredibile!

La verità è che quando c’è nervosismo, ogni minimo dettaglio viene passato al setaccio e le reazioni spesso sono inconsulte e spropositate, come il calcio in culo di Totti a Balotelli.

L’europa dei mercanti è vittima dei mercanti, mentre quella dei cittadini ancora funziona troppo poco, o per niente.

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