LA SENTENZA DI L’AQUILA È UN RAPACE CHE VOLA BASSO

Posted on 24 ottobre 2012. Filed under: scienza, società | Tag:, , , , , , , |

Condannati per non aver allertato in modo adeguato la popolazione e quindi, in ultima analisi, per non aver previsto il terremoto. La sentenza del tribunale penale di L’Aquila ha conquistato le prime pagine in tutto il mondo, ed è facile capire perché: o siamo sicuri che ė possibile prevedere un terremoto, ed allora ci sarebbe un senso in tutto ciò, oppure (come da sempre affermato dalla comunità scientifica con pochissime eccezioni che però hanno il sapore della cura Di Bella contro il cancro, per intenderci) non è possibile, ed allora la sentenza di condanna appare ingiusta, mediatica, populista, vendicativa e succube dell’opinione pubblica. Si tratta di suggestioni che impediscono, di norma, un’equilibrata e ponderata applicazione della giustizia.
D’ora in avanti qualsiasi scienziato o studioso che presti la propria opera presso qualsiasi struttura, in caso di pericolo anche minimo non potrà fare altro, alla luce di questo precedente, se non scatenare il panico, salvo rischiare, nel caso la catastrofe non si verifichi, un’incriminazione per procurato allarme.
Insomma, la vedo dura per gli scienziati nel nostro sempre più sciagurato Paese. Piuttosto che il rigore e l’applicazione del metodo scientifico, si chiede loro il dono della preveggenza affiancandoli così di fatto ai maghi e ai fattucchieri.
Sono considerazioni a caldo, senza aver letto la sentenza né aver esaminato gli atti del processo.
Naturalmente, le critiche a tale sentenza nulla hanno a che vedere con la solidarietà verso le vittime del sisma, cui va tutta la mia massima considerazione.

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PUSSY RIOT: SE NON CI FOSSE STATO INTERNET?

Posted on 30 agosto 2012. Filed under: musica, politica | Tag:, , , , , , , , , , |

Che sarebbe stato delle Pussy Riot, il gruppo musicale punk espressione di un collettivo femminista, politicamente impegnato contro Putin, se non fosse esistita la rete? Probabilmente si sarebbero beccate una condanna persino superiore ai due anni (dicasi anni due) per aver osato esibirsi in una chiesa ortodossa, poi di loro non si saprebbe saputo più nulla, sopraffatte dal potere (quello politico e quello religioso, che nella Russia attuale sembrano andare a braccetto).

Un momento… adesso che ci penso succede anche altrove. Penso all’Iran, per esempio, dove per un fatto del genere le simpatiche ragazze sarebbero state impiccate. Ma anche in Italia, l’ingerenza religiosa non è che sia del tutto assente…

Purtroppo, dove la democrazia è incerta, il potere è arrogante e se il potere politico stringe alleanza con quello religioso, o peggio è un tutt’uno con esso, la libertà è in serio pericolo, le leggi sono sommarie (“teppismo”, “offesa al sentimento religioso”, eccetera) e qualsiasi forma di dissenso fa fatica ad esistere.

Ora due delle tre ragazze sono fuggite in un paese dove non c’è estradizione verso la Russia. La terza, la più sfigata, a meno che la pressione internazionale non compia un miracolo, dovrà scontare i due anni di detenzione.

Nel frattempo, sfruttando l’improvvisa notorietà internazionale, il marchio “Pussy Riot” è stato registrato.

Link al sito ufficiale: http://pussy-riot.livejournal.com/

Corriere TV:

corrieretv

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AYAHOOOO!… LA CONDANNA DI YAHOO

Posted on 24 marzo 2011. Filed under: internet | Tag:, , , , , |

Yahoo è stata condannata, da un tribunale italiano, a risarcire una casa cinematografica, detentrice dei diritti di un film iraniano. Nel momento in cui scrivo non ho facile accesso ad internet, per cui mi perdonerete se sarò poco preciso: ma i dettagli di questa vicenda li trovate un po’ ovunque.

Questa casa cinematografica (o di distribuzione cinematografica, poco cambia) si è incazzata quando ha notato che il film era facilmente rintracciabile grazie al motore di ricerca di Yahoo, che linkava siti da cui poteva essere scaricato o visionato in streaming, illegalmente. Pensate un po’, un film iraniano… a parte qualche cinefilo, chi lo avrà mai visto? Quale sarà stato il danno realmente patito: un centinaio di biglietti? Ma questo film, sarebbe mai stato distribuito nelle sale? Siamo ai soliti discorsi che si fanno per il software piratato: se mille scaricano un programma che costa 100 euro a copia, la software house denuncia di aver perso 100.000 euro, senza tenere conto del fatto che, se avessero dovuto pagarlo, non tutti e mille lo avrebbero realmente acquistato; magari in dieci, in cento o trecento sì, ma mille no.

Il giudice ha riconosciuto che un motore di ricerca non può controllare (e quindi essere ritenuto responsabile di) ogni link che cataloga e mette a disposizione dei pubblico; ma quando un detentore di diritti segnala un link ad un contenuto illegale e ne richiede la rimozione, il motore di ricerca è responsabile dei danni procurati se non provvede con sufficiente rapidità. Nel caso che ci interessa, numerose erano le segnalazioni che erano state fatte a Yahoo, ma il celebre motore non aveva mai rimosso i link: ecco i motivi della condanna.

Quindi sembra prendere piede questo principio,  la reattività di fronte ad una segnalazione, e ciò tanto vale per i motori di ricerca quanto per altri siti aggreganti e di condivisione come, per esempio, YouTube.

E’ una soluzione come un’altra che, almeno, riconosce le specificità della rete e dimostra conoscenza del suo funzionamento (in passato si sono visti provvedimenti giudiziari e sentenze che tradivano invece una totale ignoranza). Solo che, solo poco tempo fa, giusto per fare un esempio, in Spagna non è stato ritenuto punibile un sito che contiene esclusivamente link a contenuti illegali.

La dimensione “mondiale” di internet, il suo esistere al di fuori delle vecchie logiche territoriali, la universalità dell’accesso rendono indispensabile, secondo me, una legiferazione sovranazionale condivisa almeno tra quei Paesi occidentali auspicabilmente non mossi da intenti censori o repressivi.

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Condannati Knox e Sollecito

Posted on 5 dicembre 2009. Filed under: società | Tag:, , , , , |

Un primo verdetto è stato emesso: Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio e condannati rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere. Il battage mediatico è subito iniziato sia qui in Italia, sia in America dove hanno sempre sostenuto l’innocenza della loro cittadina e sostenuto, parimenti, che il nostro sistema giudiziario fa cagare (qualcosa di vero, su questo punto, c’è). In realtà le chiacchiere stanno a zero: la motivazione della sentenza ancora non è stata depositata, quindi nessuno può dire, con cognizione di causa, se ed in che misura la pena comminata sia coerente con le indagini e l’istruttoria penale. Sicuramente assisteremo ad secondo grado del giudizio. Comunque vadano le cose, voglio esprimere la mia ammirazione per il contegno e la dignità espressi dai familiari della vittima, davvero civili ed esemplari pur nella dolorosissima situazione.

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