CUBOMUSICA: INCUBO MUSICA

Posted on 16 marzo 2013. Filed under: internet, musica | Tag:, , , , , , |

Come cliente Alice da parecchi anni (tra parentesi, sono soddisfattissimo finora della linea internet) ho potuto usufruire gratis, per un periodo, dello streaming illimitato da Cubomusica, al termine del quale ho sottoscritto un abbonamento da 10 Euro mensili per poter avere, oltre allo streaming illimitato, anche il download di 25 brani musicali (mp3 sprotetti) ogni 30 giorni. Quella che segue è una recensione del servizio che, lo premetto subito, ho appena disdetto, come del resto il titolo di questo post avrebbe dovuto far sospettare.

Per chi non lo sapesse, Cubomusica è un servizio a pagamento di Telecom, analogo ormai a moltissimi altri, per l’ascolto di musica e l’acquisto di brani musicali. Ci sono varie forme di abbonamento: la prima, ultraeconomica, permette solo lo streaming illimitato; l’ultima, la più costosa, quella che avevo scelto io e che ho già descritto.

Non ho nulla di particolare da dire riguardo la qualità sonora dei file né l’ampiezza della scelta: gli artisti più importanti e più noti ci sono tutti, qualche problema può sorgere nel caso di musica particolare o di nicchia, ma questo credo sia valido anche per i servizi concorrenti. Da un PC desktop, sia esso Windows, Mac oppure Linux, si accede a Cubomusica tramite interfaccia Web (praticamente un sito), mentre da un dispositivo Android o comunque mobile è necessario scaricare un’app ed anche sottoscrivere un abbonamento a parte.

All’inizio l’interfaccia del sito era piuttosto minimale, ma intuitiva. Il servizio funzionava solo per gli utenti Alice ADSL quindi l’identificazione dell’utente era legata alla linea telefonica, con il positivo vantaggio di non doversi loggare e quindi non dover condividere password e/o username con gli altri membri della famiglia. A dire il vero c’è stato sempre un problema di download con certi browser, specie con Internet Explorer: cliccando sull’apposito link, anziché partire il download del brano si apriva Windows Media Player per la riproduzione. Non era un problema gravissimo perché poi da WMP si poteva salvare il brano, oppure bastava usare un browser alternativo (per esempio Firefox oppure Chrome). Nessun problema con Safari del Mac. Colpa di IE oppure dei programmatori di Cubomusica? Non lo so, penso solo che sia piuttosto strano che un servizio che si propone al grande pubblico incontri problemi proprio con il browser che la maggior parte della gente usa di default…

Ad un certo punto alla Telecom devono aver pensato che fosse controproducente limitarsi agli utenti Alice, ed hanno apportati grossi cambiamenti. Innanzitutto hanno aggiunto username e password, poi hanno introdotto le card che, acquistate, danno accesso al download di un certo numero di brani musicali, ovviamente a seconda della cifra spesa. Dulcis in fundo, hanno cambiato l’interfaccia web: ora è più moderna, ma onestamente non la trovo intuitiva, anzi mi sembra un po’ confusionaria, caotica. Non è subito chiaro dove cliccare per scaricare, dove per ascoltare, dove per individuare le novità. In una parola, non mi è piaciuta. Ma, soprattutto, non funziona.

Lo streaming sì, ma il download no. Nonostante il mio abbonamento, da parecchie settimane ogni volta che cerco di scaricare un brano la pagina mi restituisce un messaggio: download non disponibile. Si capisce che è un messaggio di errore del server. Qualcosa non va.

Dopo alcuni giorni, decido di chiamare l’assistenza al n. 800.187.800. Mi risponde un operatore dopo un’attesa tutto sommato non lunga. Una voce registrata mi da le solite opzioni: per l’assistenza bisogna cliccare sul tasto 2. Ecco più o meno il colloquio da me liberamente ricostruito, ma aderente alla realtà:

Operatore: Buonasera, in cosa posso esserle d’aiuto?
Io: Salve. Da un po’ di giorni ho un problema. Nonostante il mio abbonamento, non riesco a scaricare nessuna canzone.
Operatore (con un’incrinatura di incertezza nella voce): Non capisco, qual è il problema?
Io: Il download non funziona. Ho l’abbonamento per 25 brani musicali al mese, ma non riesco a fare nessun download. La pagina web mi restituisce sempre un errore: download non disponibile.
Operatore: Scusi, quale pagina?
Io (sospirando): Quando mi collego al sito di Cubomusica…
Operatore (sorpreso): Aaaah! Lei sta parlando di Cubomusica!

Una piccola osservazione: alla pagina di help di Cubomusica dicono di chiamare quel numero di telefono per l’assistenza. Io ho chiamato esattamente quel numero, eppure l’operatore che risponde non capisce nemmeno di cosa si stia parlando. Bah! Gli ridico dell’abbonamento (sembra ignorare che esista l’abbonamento) e gli spiego nuovamente il problema.

Operatore: Adesso vediamo…

Passano lunghissimi istanti di silenzio, tanto che ad un certo punto ho la sensazione che la telefonata si sia interrotta. Pronto?, dico.

Operatore: Sono qui, sono qui. E’ che…
Io: Cosa?
Operatore (con la voce sotto sforzo come chi ha problemi ad andare di corpo): E’ che qui… qui non entro…
Io: Non entra dove?
Operatore: Ecco, ecco… un at-ti-moooo… è che il server non risponde.
Io: Non funziona neanche a lei?
Operatore: No, è che… rimanga in linea… ora provo ad entrare da un’altra parte…

Passano un paio di minuti senza che succeda niente. La comunicazione sembra interrotta. Chiudo e richiamo subito. Solita voce registrata, tasto 2 (assistenza), neanche tanta attesa ed ecco che parlo con un altro operatore. Spiego e riassumo la vicenda.

2° Operatore: Ho capito, ho capito tutto. Aspetti un attimo… uhmmmmmmm… Sì, 25 download. C’è già una chiamata aperta.
Io: Sarà la mia chiamata precedente.
2° Operatore: Certo. Comunque la segnalazione è partita.
Io: Che devo fare?
2° Operatore: Ha provato con altri computer? Con altri browser?

Immaginavo queste domande. Ma con me cascano male, io sono uno di quelli che hanno un sacco di computer con tutti i sistemi operativi possibili immaginabili e tutti i browser esistenti, e l’errore si presenta sempre. Glielo dico.

Io: Adesso per esempio sto utilizzando Linux.
Operatore (sbalordito): Addirittura!
Io: Penso che abbiate altre segnalazioni…
Operatore: No, a dire il vero nessuna. Ma adesso vedrà che i tecnici ci lavorano e le comunicheremo la soluzione.

Passano un paio di giorni e la situazione non cambia. Vado sul sito dell’assistenza e vedo che al mio numero di telefono corrispondono due chiamate: entrambe chiuse senza commenti. Provo a scaricare da Cubomusica, ma niente. Download non disponibile. Chiamo nuovamente l’assistenza.

3° Operatore: In cosa posso esserle utile?
Io (dopo un riepilogo breve delle puntate precedenti): Le segnalazioni risultano chiuse, ma il problema permane. Non è risolto.
3° Operatore: Vediamo un po’… (Pausa lunghissima).
Io: Pronto?
3° Operatore: Sì sì, eccomi. E’ che per di qua non si entra… (Sembra coinvolto in un’operazione di hackeraggio). Ora provo con quest’altro… (Altra pausa lunghissima). Rimanga in linea, mi raccomando!

E chi si muove. Ma non riesco a capire: a quanto pare, l’assistenza non può assistere perché i programmi di cui dispone non accedono a dove dovrebbero accedere. E’ una saga infinita di malfunzionamenti e server che non rispondono. E io dovrei meravigliarmi di non riuscire a scaricare una manciata di canzoni?

3° Operatore: Ecco, ci siamo! (Sospiro di sollievo). Le leggo cosa scrive il tecnico.
Io: Ok, grazie.
3° Operatore: Dunque, il tecnico scrive: “problema noto, in via di soluzione”.

Per fortuna mi avevano detto di non avere altre segnalazioni! Ora invece ammettono che è un “problema noto”. Mi metto l’animo in pace: lo risolveranno. Ma non potevano scriverlo sul sito dell’assistenza invece di chiudere la segnalazione senza alcun commento? Non potevano avvisare gli utenti? Non potrebbero essere più trasparenti?

Invece no, i giorni passano, pago l’abbonamento e non scarico. Negli ultimi 30 giorni ho fatto solo due download sui 25 teoricamente consentiti, dopodiché Cubomusica ha cessato di funzionare. Quando eseguo il login mi appare una pagina inesistente, quando clicco sul login una seconda volta entro ma non scarico, se clicco su un brano senza loggarmi si sente la musica e non si riesce a fermarla più.

Cubomusica poteva essere una buona trovata commerciale, ma è evidente che si tratta di una piattaforma come minimo immatura, che non restituisce un’esperienza utente piacevole, che non funziona. Disdico l’abbonamento.

Operatrice: Perché lo vuole annullare?
Io: Perché non funziona.
Operatrice: Aspetti… (Pausa lunghissima).
Io: Pronto?
Operatrice: Sì, ci sono. Su questa linea non risulta alcun abbonamento.
Io: Com’è possibile? Sono abbonato sin dagli inizi.
Operatrice: Eppure non risulta niente.
Io: Per me va benissimo, basta che non mi addebitiate più il costo mensile dell’abbonamento!
Operatrice: Un istante. Ora provo da un’altra parte.

Osservazione: gli operatori dell’assistenza Cubomusica provano sempre a fare le cose, anche le più semplici, in un modo che la prima volta non funziona, e debbono regolarmente riprovare “in altro modo” oppure “di qua” o anche “di là”. Qualunque sia la soluzione scelta, i tempi di risposta sono lunghissimi.

Operatrice: Ecco, annullo l’abbonamento e le rimborso l’ultimo mese.

E’ stata dura, ma alla fine mi sono liberato di Cubomusica. Che non funziona. La piattaforma nel suo complesso sembra instabile, al punto che persino gli operatori dell’assistenza fanno una fatica boia a dialogare con il sistema anche solo per annullare un abbonamento (che non risultava esistere).

Per concludere, ora come ora, il mio giudizio su Cubomusica non può non essere negativo. Consiglio di puntare sui servizi alternativi che funzionano meglio.

Il servizio gemello di Cubomusica è Cubovision, per video e film, che non ho provato e non ho voglia di provare.

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RADIOHEAD: THE KING OF LIMBS

Posted on 30 marzo 2011. Filed under: musica | Tag:, , , |

The King Of Limbs è l’ultimo disco dei Radiohead. La band inglese ormai da anni è una delle mie preferite; anzi, se escludiamo il mondo hard rock & heavy metal, è forse la mia preferita in assoluto. Mi affascinano gli arrangiamenti inusuali, apparentemente disarmonici, infarciti di effetti elettronici ed elaborazioni al computer. Rimango incantato di fronte a percussioni che sembrano andare per conto loro rispetto alla trama musicale principale. Naturalmente sono impressioni “da primo ascolto”, perché poi, se si ha la pazienza di approfondire l’esperienza sonora che viene proposta da questo gruppo, dietro il vetro opaco dell’arrangiamento insolito si rende via via più nitida la composizione musicale, e si scopre persino che alcune canzoni possono essere fischiettate sotto la doccia oppure mentre ci si rade.

Insomma, stiamo parlando di musica con la M maiuscola, che rifugge dal facile ascolto ma che, in cambio, è in grado di assicurare un piacere ben più profondo. Del resto, come diceva Oscar Wild, i grandi piaceri bisogna saperseli conquistare.

Questa ultima loro fatica non è certamente la migliore (ritengo Kid A inarrivabile) ma è comunque un ottimo disco, superiore al precedente, che non mi aveva entusiasmato. Mi piacciono particolarmente la traccia numero 3, Little by little, una sorta di flamenco destrutturato con chitarre scordate ed una cantilena accattivante; la numero 5, Lotus Flower, che ad una grande melodia (cantata in falsetto) sovrappone un pattern sonoro pulsante e ritmico ed un ritornello (se di ritornello si può parlare) del tutto privo di enfasi, ma di grande efficacia. Codex, invece, è una ballata lenta più tradizionale, introdotta e proseguita da tastiere molto calde e liquide. Stiamo parlando, in ogni caso, di suoni straordinariamente belli, in grado di deliziare gli ascoltatori più sensibili.

Non mi piace invece il brano numero 7, Give up the ghost, che trovo noioso e ripetitivo.

C’è un’altra ed ultima cosa che voglio dire sui Radiohead. In tempi di lotta furibonda tra le case discografiche ed i loro stessi finanziatori (gli appassionati di musica che acquistano dischi e/o file sonori), in tempi di assurde politiche di drm – digital rights management che infarciscono i file acquistati di incredibili limitazioni all’utilizzo, i Radiohead, ancora prima dell’uscita ufficiale del CD nei negozi, consentono lo scaricamento del disco dal loro stesso sito, a costi assolutamente competitivi e, udite udite, senza protezioni di nessun tipo. Io ho acquistato la versione mp3 al costo di 7 € per tutto il disco, composto di 8 tracce (quindi meno di 1 € a brano). Sono mp3 di elevata qualità, che non fanno rimpiangere troppo la versione in formato wav, senza alcun tipo di compressione, acquistabile in alternativa ad 11 €.

Cifre oneste, addirittura modeste. E’ così che la pirateria si può sconfiggere, non facendo guerra a tutto ed a tutti, senza odiare il progresso tecnologico ma anzi prendendone atto e sfruttando la tecnologia per creare nuove opportunità di business.

Un plauso ai Radiohead, alla loro musica in primis, ma anche al loro modo di porsi nei confronti del proprio pubblico.

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S COME SANREMO E COME SEPOLCRO

Posted on 17 febbraio 2011. Filed under: musica, spettacoli | Tag:, , , , , |

Non so da quanti anni, ormai, non guardo il festival di Sanremo. Se debbo basarmi su quello che si verifica a casa mia, neanche mia moglie, la più tendenzialmente a target, mostra più alcun interesse, mentre le figlie sì e no sanno che esiste. Mi meraviglio sempre, quindi, del rilievo che viene dato dalla stampa a questa manifestazione e mi meravigliano ancora di più le statistiche di ascolto quando parlano di record, boom e via dicendo. Questa mattina ho letto del bacetto saffico tra Belen e la Canalis (roba ormai vecchiotta, tra un po’ i baci saffici li vedremo anche su Diney Channel, magari tra Lizzy Mc Guire e Hanna Montana) ed ho tirato un sospiro di parziale sollievo. Ecco, il festival della canzone italiana per fare ascolto e notizia deve affidarsi a questi trucchetti da baraccone: le presentatrici gnocche e possibilmente un po’ nude, il personaggio celebre di turno possibilmente un po’ scandaloso col beneplacito del Cardinale di zona e lo sguardo compiaciuto del Direttore di rete e del Sindaco di Sanremo, il falso scoop costruito ad arte e qualche altra stronzata per un pubblico di bocca buona. Niente che riguardi quella che dovrebbe essere la vera protagonista: la musica, questa grande assente (da anni).

Che la musica, quella non dico buona, ma almeno accettabile, non abbia cittadinanza al teatro Ariston, è ormai postulato che non ha bisogno di dimostrazione. Basta sentire le cosiddette canzoni, salvo rare eccezioni quanto di peggio possa offrire il panorama italico della musica leggera. Come non ricordare epiche cavalcate musicali come il Ballo del qua qua? Oppure le profonde circonvoluzioni filosofiche di Finché la barca va? Per contro, è impossibile dimenticare i celeberrimi artisti che a Sanremo non hanno mai incontrato fortuna o addirittura non sono stati mai ammessi (uno su tutti: Lucio Battisti). Altri big si sono rifiutati di andare; ed hanno fatto bene, perché Sanremo porta una sfiga tremenda. Alcuni, dopo aver vinto il festival, hanno terminato la loro carriera artistica (per esempio i Matia Bazar).

Oggi Sanremo è un sepolcro in cui si esibiscono artisti-zombie privi di talento e di mercato. Si è arrivati a questo punto dopo anni in cui la competenza musicale, nella selezione delle canzoni, è stata tenuta attentamente alla larga. Nominare direttore artistico un Pippo Baudo, autore di capolavori come Brava brava Maria Rosa ogni cosa sai far tu, spacciatosi per esperto musicale dopo aver sposato la cantante lirica Katia Ricciarelli, è un esempio di questa incuria. Il resto secondo me lo hanno fatto e lo stanno facendo le case discografiche con la loro attività lobbistica. Le major  non hanno alcun interesse a mandare a Sanremo chi vende dischi ed ha successo, mentre sperano di cogliere l’occasione per ripresentare qualche artista tuttora sotto contratto ma che non venderebbe più un disco neanche dopo un viaggio a Lourdes. Ecco perché a calcare il  palcoscenico del teatro Ariston  sono perlopiù cantanti che con stupore, dopo anni di sparizione, vengono riesumati e presentati come big.

A tenere alto il nome del festival potrebbe essere la tradizione. Certe manifestazioni possono essere anche odiose, ma possono mantenere un certo valore perché tradizionali.  Purtroppo il festival ha toppato anche sotto questo profilo. Nel corso della sua storia ci sono stati troppi cambiamenti di formato, troppi tentativi goffi di adeguarsi alla modernità, molti dubbi sulla serietà e poche certezze sul sistema di nomina del vincitore. Ma se il conteggio dei voti, la loro provenienza e la loro genuinità destano sempre molti dubbi, non altrettanto può dirsi per il nome del vincitore, quasi sempre ampiamente previsto, per esempio dalla trasmissione satirica Striscia la notizia.

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DOPO SPITTY CASH, TRUCE BALDAZZI: IL RAP FAI DA TE E’ TRASH

Posted on 7 febbraio 2011. Filed under: musica | Tag:, , , , , , , |

Il rap è facile: una musichetta ripetitiva a fare da sfondo ad una filastrocca con più o meno senso. Facile??? Provate un po’ voi a vomitare un fiume di parole senza intrecciarvi mai! E’ tutt’altro che facile, e l’esperienza estetica di Truce Baldazzi (o Trucebaldazzi tutto attaccato, da qualche parte è scritto così) lo dimostra. Il nostro odia la scuola, odia gli insegnanti, odia tutti quelli che pensano positivo perché tanto è inutile: la vita è una merda. Nutre del rancore feroce verso i suoi compagni che lo prendevano in giro perché nessuno, ma proprio nessuno, ha capito che lui aveva difficoltà a comprendere… Ah sì, ce l’ha anche con la sua ex ragazza, indovinate un po’ perché?

Vendetta vera (odio la scuola)–Il “credo” di truce Baldazzi.

Sotto il profilo musicale, ovviamente, Truce Baldazzi non dice nulla di nuovo; sotto il profilo filosofico, è talmente impastato di negativismo e pessimismo da fare invidia ai Grandi Maestri del genere (lascia un po’ a desiderare quanto ad approfondimento). Ciò che a mio parere rende differente Truce Baldazzi da tutti gli altri, è la assoluta personalizzazione del suo pensiero. Lui non ce l’ha con la scuola come istituzione, no: lui ce l’ha proprio con il suo istituto, che nomina in modo esplicito mentre ci canta davanti in un video. Non ce l’ha con le donne: no, solo con la sua. Raramente va dal particolare all’universale: quando lo fa, è per prendersela con tutti coloro che vorrebbero pensare positivo, perché pensare positivo non solo è inutile, ma anche impossibile, e chi insiste nel volerlo fare lo dice ma non lo fa, e se lo dice è perché sta macchinando qualcosa nei vostri confronti, magari vuole solo rendervi ingenui.

Il “troppo odio” di Truce Baldazzi.

In precedenza un fenomeno analogo era stato quello di Spitty Cash, rapper italo-rumeno che aveva spopolato con la canzone Difficoltà nel ghetto.

Spitty Cash–“Difficoltà nel ghetto”

Nonostante le buone intenzioni, un po’ approssimative (“i bambini poveri”), Difficoltà nel ghetto è un video esilarante ed in quanto tale è stato un successone. Ecco cosa accomuna Truce Baldazzi e Spitty Cash: i loro fan sono i loro stessi detrattori. E’ tutto un fiorire di parodie, di prese in giro; naturalmente, tutto questo successo (perché di successo si tratta, in ogni caso) non sarebbe mai stato possibile senza internet e senza le piattaforme di condivisione video (in primis, You Tube).  Ci sarebbe da disquisire su come mai la rete sia in grado di portare fama  anche a chi non avrebbe mai sfondato sui media tradizionali, ma sarebbe un discorso troppo lungo e difficile da affrontare, almeno ora (dopo aver sentito Truce & Spitty).

I due comunque sono ormai delle celebrità, famosi sul versante trash, ma neanche tanto. I loro dischi, probabilmente autoprodotti, stanno per invadere il mercato. In modo particolare Spitty Cash sembra essersi affrancato dal suo esordio involontariamente comico ed ora è in grado di presentare canzoni nettamente migliori (anche la pronuncia è migliorata parecchio).

Il “nuovo” Spitty Cash.

Ed ora, se vogliamo, possiamo goderci delle interviste ai due artisti di cui abbiamo parlato. Cominciamo con quella a Spitty Cash, in due parti:

Intervista a Spitty Cash–parte 1.

 

Parte 2.

Dopodiché, possiamo goderci l’intervista alla star del momento, Truce Baldazzi:

Intervista a Truce Baldazzi.

A riprova del fatto che, come genere musicale, il rap sia davvero inflazionato, possiamo gustarci la fatica di Metal Carter, Pagliaccio di ghiaccio. Non si capisce se questo autore, vestito con una maglietta da giocatore di basket, voglia essere preso sul serio o no: a dispetto di un testo potenzialmente scandaloso, il risultato finale è trash come non mai e la risata è sicura. Attenzione alla prima strofa: vuole essere sul serio tremenda , oppure è solo una goliardata? L’effetto shock, comunque, non è raggiunto; musicalmente invece siamo un pochino superiori a Truce Baldazzi e Spitty Cash. Però temo che Metal Carter, nonostante le parole accuratamente scelte per fare colpo, sia troppo normale per avere successo in rete: non è così scarso come gli altri due, ma non è neanche così bravo da poter gareggiare con i rapper affermati.

“Pagliaccio di ghiaccio, lo so non ti piaccio…”
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IL TEMPO DELLE MELE

Posted on 27 novembre 2010. Filed under: informatica, musica | Tag:, , , , , , , , , , , , , |

lovestorymela

C’è una band emergente: si chiama The Beatles, e vengono da Liverpool.

La frase naturalmente ha senso solo per introdurre la notizia, che ha avuto comunque ampio risalto ovunque, che i brani della celeberrima band inglese hanno registrato un enorme numero di download il primo giorno in cui sono apparsi su iTunes, il sito della Apple per la vendita di brani musicali. Il precedente record apparteneva ai Led Zeppelin, ma sembra che i Beatles lo abbiano polverizzato. Fin qui la cronaca, ma vediamo cosa c’è dietro questo successone.

Innanzitutto voglio sottolineare come la musica dei Beatles sia ancora attuale. Questo, se da una parte è dovuto alla bravura del quartetto, dall’altra dipende dal fatto che la musica leggera nell’ultimo mezzo secolo, forse qualcosa di più, non è cambiata molto, diciamo pure quasi per niente.

Poi c’è la bravura mediatica della Apple che sarebbe capace di vendere anche Papaveri e papere. La casa di Cupertino ha creato una sorta di religione per cui è in grado di riciclare qualsiasi cosa, oggetti ed idee, riuscendo a farle apparire nuove. Riesce a presentare come pregi persino i difetti. Una settimana prima di mettere in vendita i titoli della band, sulle sue homepage internazionali ha fatto apparire una scritta gigantesca che diceva, pressappoco: collegatevi qui nei prossimi giorni, ci sarà una novità rivoluzionaria! Ora sappiamo che questa rivoluzione è la musica beat, abilmente ripescata dall’abisso del tempo.

Ma come mai le canzoni dei Beatles non erano in vendita si iTunes, prima d’ora?  Per via di un contenzioso tra la band e la Apple per l’esclusiva sulla mela (intera e verde quella dei Beatles, maliziosamente morsa in modo peccaminoso quella di Apple).  Insomma, fino ad adesso hanno litigato su chi avesse inventato prima la mela, pensate un po’. Adamo ed Eva non avrebbero mai immaginato una querelle del genere. Forse si riferivano a questa futura diatriba le proibizioni divine?

Ma adesso Apple e chi detiene i diritti dei Beatles hanno fatto pace, e finalmente i meravigliosi brani (nessuna ironia) possono essere legalmente scaricati e stipati dentro gli iPod dagli adolescenti, che scopriranno questa band “emergente”, e anche dai loro genitori, per far rivivere qualche ricordo.

Nilla Pizzi e Mina, nuova “rivoluzione” Apple su iTunes?
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FILIBERTO vs RANIA: CONFRONTO (impari) TRA MONARCHIE A SANREMO

Posted on 21 febbraio 2010. Filed under: società, spettacoli | Tag:, , , , , , , , |

Non vorrei parlare (male) del Festival di Sanremo, che non ho visto nemmeno questa volta e che non vedo da anni, deluso dal contenuto musicale. E’ risaputo come a Sanremo vengano presentate e vincano canzoncine da quattro soldi e che i protagonisti siano spesso artisti rifiutati dal mercato, che sperano nella passerella canora per qualche guadagno facile con musichette orecchiabili prive di qualsiasi valore. Per dovere di cronaca riferisco quello che ho letto sui giornali, ovvero del buon risultato in termini di ascolti e del successo personale di Antonella Clerici, nazionalpopolare come mai tra gaffe sapientemente dosate (“io adesso la do“, la Cuccarini che è una “topolona“, ecc.) e misure sovrabbondanti. Diciamo che potrebbe essere la futura protagonista di un film di Tinto Brass. Sì, lì la vedrei bene.

Ieri sera girando per il web ho letto parecchi articoli di cronaca sul festival e sono andato a vedermi dei pezzetti su Youtube, per cui eccomi parzialmente legittimato ad esprimere un parere non sul contenuto artistico, che penso di poter tranquillamente ignorare, ma su due personaggi che in vesti totalmente diverse sono apparsi sugli schermi, la regina Rania di Giordania ed il principe Emanuele Filiberto di Savoia che ha cantato in coppia con Pupo, ed un’altra persona di cui non ricordo nemmeno il nome, una canzone piuttosto scialba dedicata all’Italia, sì proprio lo stesso paese cui la ex famiglia reale, dopo essere rientrata nel territorio grazie ad una legge ad hoc, ha chiesto un risarcimento danni miliardario per le conseguenze economiche del referendum del 1946. Per la cronaca lo sgangherato trio era stato eliminato, poi sarebbe stato ripescato dopo il voto popolare (che sua maestà si accontenti di ciò come rivincita del referendum?), ed infine, tra lo sdegno del pubblico e degli orchestrali che avrebbero addirittura stracciato gli spartiti, è arrivato secondo. Insomma, ha rischiato di vincere una persona che in contemporanea non è due cose: non è re e non è nemmeno cantante. La prima cosa era risaputa, la seconda solo sospettata, ora però confermata dal festival. Il nostro Filiberto sembra essersi tuffato in pieno nel calderone mediatico del cattivo gusto: immagino che lo vedremo protagonista di reality tipo L’isola dei famosi o una futuribile La reggia degli sfigati (se la fanno sul serio voglio i diritti d’autore!). Almeno una cosa è certa: è un italiano medio in tutto e per tutto, oppure è molto intelligente ed ha capito come vivere bene in Italia con poca fatica: facendo il pagliaccio ed il buffone in tv.

Di ben diverso spessore la regina Rania di Giordania. Potete trovare la sua apparizione al Festival su Youtube, in tre spezzoni. Molto elegante, austera ma semplice, disinvolta, molto bella ma di una bellezza assolutamente non volgare, ha davvero elevato il tono di una manifestazione altrimenti inutile come quella sanremese. E non lo dico solo perché è una bella gnocca (lo è), credetemi. Lo dico perché ho apprezzato veramente il suo modo di porsi, la sua semplicità, l’intelligenza che traspare da ciò che dice, in modo particolare quando ha parlato dell’Islam e della religione islamica dicendo ciò che è ovvio ma che molti ignoriamo, ovvero che l’Islam non deve terrorizzare, che i mussulmani non sono tutti terroristi e che sono alcune organizzazioni criminali ad aver stravolto quella religione per i propri scopi. Su Wikipedia la Giordania risulta essere una monarchia costituzionale ma alquanto indietro a democrazia: i partiti ci sono, sono tanti, la popolazione è poca (5 milioni di persone o giù di lì), un solo partito rappresentato in parlamento, con pochi poteri di controllo sul re. Peccato per l’area medio-orientale perennemente instabile ed a rischio, ma la Giordania sarebbe veramente un paese da visitare: ci sono bellissimi siti archeologici (Petra su tutti), c’è il deserto, c’è la gente che è molto cordiale e capace di invitarti a prendere un tè in casa senza volerti vendere un tappeto e c’è la certezza di ritrovare le tue cose se te le perdi.

Alla fine delle mie googleate sul festival, sulla Giordania, su Filiberto e Rania, il confronto tra l’ex futuro monarca italiano e l’attuale regina giordana mi è sorto spontaneo. La seconda mi ha fatto venire la voglia di visitare il suo paese, e penso che sia un merito non da poco; il secondo invece con la sua pietosa esibizione farebbe venire la voglia di scappare dall’Italia. A ben vedere, le due cose non sono in contrasto tra loro, almeno per qualche giorno: basterebbe trovare il tempo ed il coraggio per una vacanza in Giordania…

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