JUVENTUS: LA PARTITA INFINITA

Posted on 14 marzo 2011. Filed under: sport | Tag:, , , , , , , |

La Juventus sta giocando un sacco di partite, parallele.

Una è contro gli assiomi ed i postulati di calciopoli, e si gioca a Napoli (in tribunale).  Proprio ora, mentre scrivo, sto ascoltando le insinuazioni e le recriminazioni del Parma, che ha appena giocato contro il Napoli: che sia ancora colpa di Moggi, e della sua “cupola”? Un grande nemico è la prescrizione, che incombe. C’è il serio rischio che un domani il tifoso juventino possa sentirsi dire che Moggi è stato graziato dalla prescrizione. Invece, oggi come oggi, la prescrizione metterebbe fine ad un’ipotesi di giustizia. I tifosi bianconeri temono la prescrizione peggio della peste bubbonica! Solo la conclusione del processo potrà sancire la definitiva trasformazione verso farsopoli.

La seconda partita (strettamente collegata alla prima) è contro il Palazzo, la Federcalcio. La federazione calcistica è in evidente imbarazzo dopo la pubblicazione delle intercettazioni (che dovevano rimanere nascoste, ritengo, a vantaggio di chi è evidente) di Facchetti ed altri con il designatore arbitrale e non solo, anche con gli arbitri delle partite. Dialoghi assolutamente imbarazzanti, censurati dalla Gazzetta (che figura, errori compresi, tra i capi di accusa) che dovrebbero comportare penalizzazioni ad altre squadre pari, se non superiori, a quelle comminate alla Juventus. Che intatto aspetta da quasi un anno la risposta al proprio ricorso per la restituzione di uno dei due scudetti indossati da altri.

La terza partita è contro se stessa. Essere la Juve non è facile, la maglia pesa sulle spalle di giocatori, tecnici e dirigenti. La Juve deve vincere, l’attuale scarsezza tecnica (e di risultati) deve vedersela con un passato nobile, ricco e glorioso, calciopoli o non calciopoli.

Oggi si è aperto un nuovo fronte: la Juventus ha dichiarato guerra a Tuttosport. Il comunicato lo si può leggere sul sito ufficiale della Società ed è stato ripreso, per esempio, dal sito TuttoJuve. In sostanza Tuttosport viene accusato di diffondere notizie (sul futuro allenatore: otto nomi diversi in sette giorni) del tutto destituite di ogni fondamento; la testata giornalistica, che tenterebbe di qualificarsi come quotidiano sportivo di riferimento per il tifoso juventino, in realtà non farebbe altro che sparare cazzate (il termine è mio, la Juve è molto più diplomatica), squalificando il lavoro di giocatori, tecnici e dirigenti, pur in un momento in cui i risultati sportivi non sono quelli sperati. Ora, secondo me, la notizia interessante non è nel fatto che la Juve dica che quelle di Tuttosport sono bufale: qualsiasi lettore, mi perdoni il quotidiano torinese, lo sa già e non crede più di tanto a certe notizie fantacalcistiche (il discorso vale anche per le altre testate sportive). La vera notizia è un’altra: che la Società Juventus abbia sentito il bisogno di fare un comunicato ufficiale per ribadire questo concetto. Sdraiamo a questo punto la Juve sul lettino dello psicanalista e cerchiamo di approfondire questo argomento.

Una Juventus vincente non avrebbe sentito la necessità di stilare un siffatto comunicato. Sticazzi, avrebbero pensato. Chissenefrega di quello che dice Tuttosport; anzi, meglio: che la concorrenza pensi pure che inseguiamo questo o quello, noi abbiamo le idee chiare ed andiamo per la nostra strada, alla fine regaleremo ai nostri tifosi l’acquisto di almeno un grande campione.

Una Juve in forte crisi come quella attuale, invece, è normale che veda nemici dappertutto, persino in un giornale innocuo come Tuttosport. Ma, mi si consenta il dubbio, non tanto perché viene squalificato il lavoro di giocatori, tecnici e dirigenti (a parlare chiaro sono i risultati), quanto perché si possono creare illusioni nei tifosi. Alla Juve, anche alla Juve ridimensionata di oggi, vengono accostati grandi nomi che, puntualmente, non arrivano. Non avrà inteso trasmettere, la Società bianconera, questo messaggio? Del tipo: non date retta ai sogni, non fantasticate ad occhi aperti, al massimo potranno arrivare buoni giocatori, non fuoriclasse. Al massimo potremo aspirare a qualche piazzamento, mai alla vittoria. Non date retta a Tuttosport: vi illude.

Questa ultima partita rischia di diventare infinita. Da una crisi tecnico-tattica come quella attuale, si può uscire solo in un modo: mettendo mani al portafoglio per acquistare grandi campioni. Si dovrebbe partire da un allenatore bravo, di esperienza, carismatico, con il quale condividere una grande campagna acquisti: la difesa, che è un colabrodo, sembrerebbe tutta da rifare, con priorità assoluta per i due terzini; a centrocampo ci vorrebbe un leader con le palle, dubito che Aquilani possa esserlo, e non sembra capace di esserlo neanche Melo, forse solo Marchisio è da tenere; in attacco, sembra buono l’acquisto di Matri, ed è da riscaqttare Quagliarella a meno che l’infortunio non ne abbia minato le capacità, mentre è da cedere l’inguardabile Iaquinta, uno scarpone come pochi del tutto privo della capacità di controllare il pallone. Insomma, un sacco di giocatori, anche profumatamente pagati, non sono da Juve.

Ma è tutto il nostro calcio che va male. E’ normale, a suo tempo chi ora vince ha scelto di affossare chi era migliore anziché percorrere la strada del proprio miglioramento. Oggi, a vincere sono i mediocri, così come mediocre è diventato il nostro campionato. Partite brutte, giocatori poco bravi: chi comprerà il nostro prodotto, all’estero? Da dove verranno i soldi necessari per risalire la china?

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UN CALCIO AL CALCIO PASSATO

Posted on 24 febbraio 2011. Filed under: sport | Tag:, , , , , , , |

Meravigliati dell’euroflop, delle tre sconfitte casalinghe su tre partite in Champions League? Io no. Non è altro che la conseguenza logica di un declino (che appare inarrestabile) del nostro movimento calcistico. Ricapitoliamo: il Milan, primo in classifica nel campionato italiano, ha perso in casa contro il Totthenam, quinto nel torneo inglese; la Roma ha perso in casa con il Fenehrbance (spero di scriverlo giusto), team turco; l’Inter ha perso in casa con il Bayern Monaco. Da queste sconfitte traggo la conferma che il nostro campionato attuale è di basso livello: le partite sono brutte, i giocatori che calpestano i nostri campi spesso sono scarsi, persino a livello tattico siamo quasi sempre inferiori alle squadre straniere non solo inglesi (è tutto dire) e spagnole, ma anche provenienti da campionati minori quali quello francese e tedesco; gli stadi sono inadeguati, il terreno di gioco pessimo; la capacità di spesa delle nostre squadre si va assottigliando per cui i campioni vanno a giocare altrove (soprattutto Spagna ed Inghilterra).

E pensare che c’è stato un periodo in cui eravamo i migliori, in cui anche un Parma, quello allenato da Scala, metteva paura alle altre squadre europee.

Ma noi siamo italiani, e siamo specialisti nel farci del male. Non siamo stati capaci di sfruttare al meglio i diritti tv (a quel tempo le partite del nostro campionato erano viste ovunque). Abbiamo denigrato sino alla morte quel cambiamento tecnico-tattico, capitanato da Sacchi ma seguito anche da altri, che aveva sin lì dato ottimi risultati, di fatto distruggendo una scuola. Abbiamo processato la Juventus in base a chiacchiere da bar, screditando di fronte al mondo il nostro calcio. Ora sono i meno mediocri a comandare, ed i risultati si vedono. Nella Juventus gioca gente che un tempo non sarebbe andata neanche in panchina. L’Inter è salita sugli allori grazie ad un tecnico bravissimo come Mourinho, ma ora sta mostrando tutti i suoi limiti. Il Milan in Italia furoreggia grazie alla versatilità e potenza di Ibrahimovic, che nel Barcellona non trovava posto in prima squadra.

Questa mediocrità di fondo fa apparire molto forti squadre che in realtà probabilmente non lo sono: Napoli, Palermo…

Riusciremo a riemergere? Può darsi. Speriamo nei corsi e controricorsi storici. Magari la prossima nidiata di calciatori nostrani vedrà crescere tra le sue fila una nuova generazione di campioni.

La strada è quella di scimmiottare il (ed imparare dal) campionato inglese: stadi comodi e di proprietà con annessi punti commerciali e servizi, gioco divertente, correttezza in campo, vendita all’estero a caro prezzo del prodotto, soldi e campioni.

Anche se ci mettiamo subito a  progettare il futuro, ci vorranno una decina di anni almeno prima di risalire la china.

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CALCIO: PRESIDENTI QUARACQUACQUÀ!

Posted on 21 settembre 2010. Filed under: società, sport | Tag:, , , , |

Prendo a prestito il ritornello di una nota canzone di Fabri Fibra, in cui il “quacquaracquacquà” è in realtà riferito ai politici italiani, per usarlo nei confronti dei Presidenti delle Società di calcio, a mio modo di vedere i personaggi meno professionali di tutto l’ambiente (insieme a qualche giornalista). Ebbene, il campionato è appena iniziato e questi signori, per giustificare le prestazioni opache delle proprie squadre, anziché prendere a calci in culo giocatori e tecnici strapagati, come sarebbe loro sacrosanto diritto, non sanno fare altro se non parlare male degli arbitri ed ipotizzare losche ed oscure manovre a discapito della loro formazione. Già la ricerca di un “grande vecchio” che avrebbe dovuto manovrare arbitri come burattini ha condotto ad esiti piuttosto discutibili, ma sul punto è doveroso attendere la conclusione del processo penale di Napoli contro Luciano Moggi. Quello che voglio stigmatizzare è un comportamento diffuso per cui, anziché accettare sportivamente la sconfitta, si preferisce insinuare dubbi sulla legittimità della vittoria altrui, attribuendo a cause esterne il verdetto negativo del campo.
Poi ci si lamenta se certe volte il pubblico dà in escandescenze: per forza! Dopo aver sentito il proprio Presidente fare illazioni circa presunti torti arbitrali subiti e circa minacciose trame di palazzo ai danni della squadra del cuore, può bastare un episodio anche del tutto normale e lecito, ma sfavorevole, per riscaldare gli animi e rovinare tutto.
Non abbiamo bisogno di questi personaggi demagoghi e populisti, munifici ma privi di autentico spirito sportivo.
Spero proprio che ci sia un futuro migliore per il nostro pallone, focalizzato più sulla bellezza del gesto tecnico e meno sul fallo, il rigore, il fuorigioco, l’arbitraggio, l’ammonizione e l’espulsione. Non sopporto più quei giocatori che come perdono palla si buttano per terra simulando un fallo, che quando tirano in tribuna soli davanti alla porta si guardano increduli la scarpa ed incolpano con lo sguardo le zolle di terra. Basta! Chiedo troppo? Voglio vedere stadi nuovi, belli, dove il pubblico sta comodo e seduto, dove non ci piove dentro, e sul campo atleti leali ed onesti che meritano applausi, anche quando perdono, perché non c’è dubbio alcuno che abbiano dato il massimo.
Fantascienza, utopia? Forse sì, almeno in Italia, purtroppo.

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E SE SCIOPERASSERO I TIFOSI?

Posted on 11 settembre 2010. Filed under: sport | Tag:, , , |

Pensiamoci un attimo: tanto per cominciare, le pay tv non spenderebbero più una lira per acquistare i diritti per mandare in onda le partite. Non avrebbero alcun ritorno economico con gli ascolti a zero: niente abbonamenti, zero investimenti pubblicitari, nessun guadagno. Gli stadi, vuoti, sarebbero uno spettacolo desolante. I presidenti, questi paperoni che investono nel calcio un sacco di soldi, comincerebbero a pensare che il giocattolo è troppo costoso, un lusso che non possono più permettersi. E molti giocatori, che si comportano come prime donne in preda ad isteria uterina (per dirla alla Freud), non avrebbero altra scelta se non andare a zappare la terra, considerato il loro livello intellettuale (sia detto con il massimo rispetto per chi la terra la lavora sul serio).

Queste sono le prime ed ahimé uniche considerazioni che vengono spontanee a sentire l’annuncio di uno sciopero dei calciatori il 25 e 26 settembre: un vero e proprio schiaffo in faccia ai disoccupati, a quelli che faticano ad arrivare a fine mese,  a quelli che si fanno il culo tutta la settimana e magari fanno anche gli straordinari per un pugno di euro. Dopo i calciatori possiamo aspettarci gli scioperi di altre categorie privilegiate (i parlamentari, il premier, i vincitori di lotterie, i general manager, i banchieri da non confondersi con i bancari, le fotomodelle, gli stilisti di moda,  persino i benestanti senza particolare occupazione e gli industriali), tutto questo in un paese dove c’è mediamente uno sciopero a settimana programmato in modo strategico: quando la gente è in vacanza scioperano i treni, i traghetti, gli aerei… Quando c’è qualcosa di interessante in tv scioperano i cameraman, i giornalisti…

Bene, sarebbe ora che scioperassero i consumatori, gli automobilisti, i tifosi, gli spettatori, insomma tutti coloro che normalmente sono i soggetti passivi degli scioperi e ne subiscono le conseguenze negative. Nel limite del possibile: senza mangiare non ci si può stare, ma se non compro il vestito, il cd, il DVD, non vado al cinema, a teatro, non viaggio e così via, qualcuno ne risentirà. Per carità, il diritto di sciopero è sacrosanto e molte categorie di lavoratori hanno giuste rivendicazioni da portare avanti, ma ho la convinzione che di questo diritto se ne stia abusando, soprattutto quando sono certe categorie come minimo benestanti a proclamarlo.

Torniamo ai calciatori. Hanno un bel dire che il loro sciopero è a tutela dei colleghi più deboli, ma se un orbo è invidiabile in terra di ciechi, un “povero” calciatore da 400.000 euro l’hanno come vogliamo considerarlo di fronte all’operaio da 1.100 euro al mese ed al travet da 1.500 sì e no?

I calciatori faranno bene a tornare coi piedi per terra, proprio loro che solcano campi erbosi. Ritengono di essere i protagonisti di un mondo ricco, luccicante e dorato, ma si sbagliano: sono i tifosi, gli appassionati ad essere i veri padroni della baracca. E se questi ultimi dovessero scioperare, e lo sciopero dovesse protrarsi per alcune settimane, i ricchi signori della domenica pedatoria dovrebbero chiedere ospitalità ai campetti parrocchiali, tornando là da dove provengono in larga misura, e dare fondo ai propri (pingui) risparmi per tirare a campare.

Non sto facendo del facile moralismo: non mi sono scandalizzato quando a Marlon Brando vennero dati un sacco di soldi per pochi minuti nel film Superman, non mi scandalizzo se un fuoriclasse guadagna un milione di euro al mese. Alla base di questi guadagni stratosferici ci sono logiche di mercato e c’è soprattutto un mare di gente che smuove soldi pur di vedere i propri beniamini, provare un’emozione, divertirsi.

Ma quando sono loro a scioperare, i ricchi, i superpagati, i coccolati, i privilegiati… quando questa gente qua si comporta come un usciere di banca, come un minatore o come un metalmeccanico, seguendo le stesse logiche… be’, qualcosa mi si rivolta dentro.

UPGRADE del 12/09/2010

Il “sindacalista” Massimo Oddo dichiara alla Gazzetta dello Sport che sono stati violati i diritti umani e che i calciatori sono lavoratori normali. Il senso del ridicolo non deve essere molto spiccato in Massimo Oddo. Se i calciatori sono lavoratori normali, dovrebbero essere retribuiti con stipendi normali.

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ALCUNE BANALITA’ SUL CALCIO

Posted on 27 giugno 2010. Filed under: sport | Tag:, , , , , |

Pur dopo la ingloriosa eliminazione della bollita squadra di calcio italiana, sto continuando a seguire le partite del campionato mondiale che, proprio questo pomeriggio, ha esibito GERMANIA – INGHILTERRA, un piatto succulento. Ora sto scrivendo nell’intervallo di ARGENTINA – MESSICO. Quale migliore occasione per sparare un paio di banalità sul calcio? So che quando si toccano certi argomenti sul mondo del pallone si fnisce per forza col suscitare la suscettibilità di qualcuno, ma vorrei subito mettere le mani avanti: non ho la minima intenzione di denigrare nessuno o, al contrario, lodare nessuno. Giusto un paio di banalità che non è possibile fare al bar, quando il contraddittorio acceso e la passione impediscono di essere pacati e sereni.

Ho assistito alla umiliazione della nazionale inglese, che era arrivata con l’obiettivo di spaccare il mondo e mostrare a tutti che la superiorità della Premier League non è solo un fatto di vendita dei diritti televisivi nelle ex colonie e/o nei peasi di lingua inglese, e nemmeno un cocktail più o meno ben amalgamato di manodopera straniera, ma una effettiva esplosione di talenti calcistici inglesi. La generazione d’oro, come pomposamente li ha definiti la stampa anglosassone. Ma è veramente così? Io non credo e la sconfitta di larga misura contro la esuberante Germania mi dà ragione. Dove stanno tutti questi talenti inglesi? Io sono disposto a riconoscerne non più di tre (Rooney, Lampard, Gerrard), mentre il resto è fuffa. La difesa è addirittura imbarazzante e questo spiega perché in Premier ci siano così tanti gol. Non vi è mai capitato, nel vedere le sintesi delle partite di campionato inglesi, di avere la sensazione che certi gol siano ridicoli? A me sì, spessissimo. Mi sono preso la briga di spulciare i risultati di quest’anno ed ho contato, in 38 giornate di campionato, ben quindici 4-0, sei 5-0, quattro 5-1, tre 6-1, due 5-2; una volta solo sono usciti punteggi eclatanti quali 6-2, 9-1, 5-3, 7-2, 7-1, 7-0, 8-0… e badate bene che ho omesso volontariamente di contare altri risultati con gol a grappoli quali i 4-3, per esempio. Questi risultati possono significare solo due cose: 1. nel campionato inglese ci sono attaccanti formidabili; oppure, 2. nel campionato inglese ci sono difese ridicole e c’è un grande divario tra le squadre forti e quelle deboli. Io propendo per la soluzione numero 2, e la disfatta mondiale ne è la prova. La nazionale inglese ha mostrato una difesa a dir poco imbarazzante in cui i tedeschi penetravano facilmente, da tutte le parti (per non parlare dei portieri…).

Il calcio si presta ad enfasi ed esagerazioni. Oggi ne ho ascoltate un bel po’ da parte dei commentatori SKY che esaltavano la Germania multietnica. Per carità, squadra sicuramente da tenere d’occhio con qualche individualità notevole (tra tutte, il turco Oezil), ma non possiamo dimenticare che ha battuto con facilità una modesta squadra inglese che a malapena aveva superato il girone eliminatorio e che lasciava ampi spazi in retroguardia, dove i tedeschi hanno avuto vita facile giocando in contropiede. Troppo poco per dire che la Germania è una squadra fenomenale. Magari sì, vincerà il mondiale, ma io sono pronto a scommettere che non sono così forti. Ci si dimentica troppo spesso che un giocatore in forma sembra un fuoriclasse, mentre lo stesso giocatore fuori forma può apparire un brocco. Ci si dimentica facilmente che una squadra mediocre in ottime condizioni psicofisiche e ben organizzata può battere una squadra di fuoriclasse individualisti e fuori condizione. Ci si dimentica che si appare tanto più forti quanto più gli avversari sono deboli, e viceversa.

Nel frattempo l’Argentina ha battuto il Messico, dopo essere passata in vantaggio grazie ad un gol palesemente in fuorigioco che la terna arbitrale italiana non ha visto. L’arbitro, Rosetti, è andato a parlare con il guardalinee e sono stati a confabulare un bel po’, coprendosi la bocca con la mano, gli sguardi smarriti di chi deve decidere senza essere sicuro di aver visto e valutato bene. Un ottimo spot a favore della moviola in campo che Blatter, un trafficone che non mi è mai piaciuto, si ostina a non volere, e tanta ostinazione comincia ad essere sospetta.  Poche ore prima, all’Inghilterra non era stato concesso un gol regolare. Scommettiamo che nei prossimi anni cominceremo a vedere aperture verso la tecnologia? Per il rispetto dello sport e dei valori in campo.

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ECCO DA COSA E’ FUGGITO MOURINHO

Posted on 31 maggio 2010. Filed under: sport | Tag:, , , , , , |

Oggi voglio commentare, in ritardo, la dipartita di Mourinho verso il Real Madrid e scrivere un commento sulla vicenda. In ritardo, perché confesso che avrei voluto scriverlo molto prima, addirittura prima che vincesse la Champions e che la notizia dell’abbandono dell’Inter fosse ufficiale: perché ero sicuro, al 100%, che se ne sarebbe andato. Di per sé la migrazione spagnola del bravo tecnico non mi rende triste, non sono interista e di Mourinho non me ne frega niente, calcisticamente parlando. Ma il personaggio merita due parole.

Sicuramente, il nostro amico (si fa per dire) è un leader, e per dirla tutta è una sorta di leader carismatico, visionario, il tipo di leader che ogni azienda vorrebbe trovare. Le conferenze stampa di Mourinho sono in realtà prediche evangeliche, di stampo messianico-religioso. E’ come se ad ogni frase anteponesse: “In verità vi dico…”

Non ha paura di essere antipatico, non cerca di essere simpatico. E’ come una divinità: bisogna credere in lui, ciecamente, senza riserve, mettendo da parte l’istinto e la ragione, altrimenti non si va in campo e neanche in panchina: ci si accomoda in tribuna. Se c’è una polemica da fare, è lui a farla. Se c’è da gesticolare, è lui che gesticola. I giocatori, la società, sono entità amorfe che restano tranquille sullo sfondo: seguitemi, sembra dire, penserò a tutto io. Indubbiamente, sotto questo profilo, Mourinho è un talento naturale, perché non credo che abbia fatto particolari studi di psicologia oppure di leadership. Magari sbaglio, ma la penso così. Ad impressionarmi, tra i tanti episodi, quando in barba al regolamento si è fiondato verso un monitor per verificare se una azione della sua squadra fosse veramente in fuorigioco. Un gesto esibito, voluto, lui che si getta a guardare dentro un monitor ben sapendo che in un gioco infinito di rimandi elettronici è lui a finire dentro infiniti altri monitor, ed ecco il messaggio ai suoi giocatori in campo: tranquilli, io sono qua. Penso a tutto io. Sono io che controllo tutto. Voi non dovete preoccuparvi di nulla. Pensate solo a giocare ed a farlo bene: non vi chiedo niente altro. Poche volte ho visto squadre giocare così ordinate e composte come l’Inter di Mourinho, anche quando la posta in palio era altissima, anche quando la Roma ha effettuato un temporaneo sorpasso in classifica.

Un personaggio così può temere solo una cosa: se stesso. Ed è da se stesso che Mourinho è fuggito. Quante possiblità ci sono, per l’Inter, di centrare ancora una volta la grandiosa tripletta  coppa-scudetto-champions? Poche. Perché quindi gareggiare contro se stessi, contro la propria immagine superomistica e vincente? Meglio andare da quei frustrati del Real Madrid che non vincono niente da un sacco di tempo nonostante gli investimenti faraonici e “rischiare” di fare per l’ennesima volta bella figura. Ecco, il salvatore è arrivato, colui che farà di un’accozzaglia di costosi campioni una vera squadra. Lo vedete? E’ lui che ha fatto fare ad Eto’ il terzino, sì lui, quell’omino piccolo.

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TRANSIZIONE DA CALCIOPOLI A FARSOPOLI

Posted on 4 aprile 2010. Filed under: sport | Tag:, , , , , , |

Da juventino quale sono, sin dalla nascita, ho avuto sempre pudore a parlare di “calciopoli”, della presunta cupola stile mafioso che Luciano Moggi, e quindi la Juventus, avrebbero messo in atto per condizionare pesantemente il campionato di calcio e persino il calciomercato. Ora che la cosiddetta “giustizia sportiva” ha fatto il suo corso, approfittando del vuoto di potere in ambito juventino e della inesperienza della nuova proprietà, dopo la morte di Giovanni ed Umberto Agnelli, ora che il procedimento penale a carico di Moggi è in pieno corso, mi sento di poter dire che  “calciopoli” si sta inesorabilmente trasformando in “farsopoli”. Le accuse a Lucianone sembrano fondate su chiacchiere da bar all’ombra rosa della Gazzetta, con un fiasco di vino sul tavolino. Coincidenze tra partite da giocare e ammonizioni o squalifiche di giocatori avversari la fanno da padrone, e poco dovrebbero importare le coincidenze contrarie, nulla lo scudetto perso nell’acquitrino di Perugia e le coincidenze a favore di altre squadre. Ora scopriamo che le accuse contro Moggi in alcuni casi sono risibili (per esempio, colpi di tosse durante il sorteggio degli arbitri), mentre sta venendo fuori che le indagini sono state eseguite alla carlona ed a senso unico, senza cercare riscontri oggettivi, prendendo per buoni i datti della Gazzetta anche quando gli stessi si sono rivelati sbagliati (è successo). Stanno saltando fuori, inoltre, tantissime telefonate di Moratti al designatore arbitrale Bergamo, ed anche altre di Galliani, e chissà quante altre ne salteranno fuori: è inquietante notare che mentre quelle usabili contro Moggi e la Juventus sono state portate alla luce del sole, queste altre siano state tenute nascoste. Se pensiamo che l’Inter ha razziato, dopo la tempesta calciopoli, il parco giocatori Juventino, se consideriamo che la condanna è stata inflitta da un ex dirigente interista, se pensiamo che gli scudetti tolti ai bianconeri sono stati due mentre le indagini riguardavano un solo campionato, se pensiamo che le intercettazioni Telecom possono essere state influenzate da Tronchetti Provera, se pensiamo che Mancini, a quel tempo allenatore dell’Inter, in una celebre intervista lasciò chiaramente intendere di essere a conoscenza delle indagini di cui tutti ignoravano l’esistenza… non voglio aggiungere altro.

L’unica cosa che mi turba veramente, e lo dico in tutta sincerità, sono le schede telefoniche che Moggi regalava agli arbitri e che sembrano essere un canale di comunicazione fin troppo evidente. Ma a chi dice che servivano a tenere segrete le telefonate, rispondo che tecnicamente è impossibile, in quanto le suddette schede avrebbero comunque dovuto funzionare in roaming e quindi transitare per i ripetitori presenti sul territorio italiano. Ed aggiungo che non sono nulla rispetto, per esempio, agli orologi d’oro regalati dalla Roma agli arbitri , eppure quella volta non accadde nulla.

La Juve nelle chiacchiere da bar è sempre stata definita, dai tifosi avversari, una squadra che ruba e corrompe gli arbitri. Me lo ricordo, con grande nitidezza, sin dalle elementari, quando collezionavo le figurine. Ora il sospetto è che le medesime chiacchiere, avvalorate da una stampa nemica (rosa), si siano trasferite nei tribunali, dove però dovranno scontrarsi con la realtà. Ed è qui che sta venendo fuori farsopoli: tra un po’ ne vedremo delle belle, ed a farne le spese, questa volta, saranno coloro che in un primo momento ne hanno tratto vantaggio.

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JUVENTUS: TRAGHETTO O COMANDO

Posted on 25 gennaio 2010. Filed under: sport | Tag:, , , , , , |

Parto da un concetto: quella di Ferrara era una scommessa che si poteva anche fare. I primi risultati lasciavano ben sperare, dopo la noia-Ranieri (parlo del Campionato scorso) la somministrazione di piccole dosi di Ferrara avevano rivitalizzato la squadra consentendo la qualificazione per la munifica Champions League. Anche l’inizio dell’attuale campionato non era stato male. Poi… Inizialmente si è percepito qualche scricchiolio, quindi il disastro completo: squadra assolutamente disorganizzata, senza fisionomia, giocatori che vagano per il campo in preda alla più assoluta anarchia, assenza di schemi. Risultato: contro la Juve tutti sembrano fenomeni, mentre i nostri sembrano essere tutti dei brocchi. Vedo giocare l’Inter e vedo grandi spazi attorno ad ogni giocatore. Nessuno riceve palloni spalle alla porta. Vedo giocare la Juve ed i suoi giocatori sono circondati regolarmente da almeno tre avversari, e sono regolarmente con la porta avversaria alle spalle. E’ evidente che la scommessa Ferrara, forse fatta pensando a Guardiola o forse per compiacere Lippi, come alcuni affermano, è stata persa. Niente di male, le scommesse si possono anche perdere, del resto chi non risica non rosica, ma sarebbe assurdo perseverare a puntare su un cavallo che si sa perdente.

Adesso sento dire, dopo l’ennesima sconfitta, quella contro la Roma,  che Ferrara anche se manca la ufficialità è di fatto esonerato, e che la dirigenza – fin qui dimostratasi del tutto inetta… quanto rimpiango la Triade! – starebbe soppesando il nome del nuovo allenatore ma, prima ancora del nome, la sua tipologia: un traghettatore da qui a fine stagione, quindi un Vialli, un Trap, uno Zoff, uno Zaccheroni, oppure un grande allenatore tipo Hiddink o Benitez la cui nomina vorrebbe dire, però, la rinuncia al progetto che vedeva Lippi direttore generale, direttore sportivo, insomma qualcosa di importante nella futura Juve.

A me l’ipotesi traghettatore non piace. Perdiamo solo tempo. Non mi entusiasma neanche l’ipotesi Lippi dirigente, perché secondo me si tratta senza dubbio di un grande allenatore, ma da parecchio tempo allena la Nazionale di calcio, squadra per forza di cose con pochi automatismi che affronta altre squadre con pochi automatismi. Ferrara è stato il secondo di Lippi e guarda caso ha creato una Juve del tutto priva di automatismi, che gioca come se fosse una nazionale di calcio ma, ahimé, affronta invece squadre molto ben organizzate sul piano del gioco.

Il traghettatore non serve a niente. Molto meglio ammettere il fallimento di un progetto varato con troppa superficialità (il cosiddetto progetto-Lippi) ed affidarsi ad un allenatore bravo ed esperto, in grado di dialogare con l’unico che nella Juve attuale ne capisce di calcio, Bettega.

Così la vedo io.

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Juventus: l’insostenibile leggerezza dell’inesistenza

Posted on 20 dicembre 2009. Filed under: sport | Tag:, , , , , , |

Ennesima debacle della Juve che dimostra come il calcio sia uno sport popolare e semplice solo sulla carta. In realtà allestire una squadra vincente richiede grande preparazione, sintesi di esperienza, conoscenza, capacità, autorevolezza. La squadra bianconera, distrutta da calciopoli ma, ancora di più, dalla incapacità della proprietà di far fronte in modo adeguato al ciclone giudiziario, è governata da ottimi amministratori (notevole il lavoro di Blanc per il nuovo stadio) ma da pessimi conoscitori di calcio. Il progetto sportivo fa acqua da tutte le parti ed i risultati a dir poco negativi sono sotto gli occhi di tutti: gioco inesistente, squadra in difficoltà contro qualsiasi avversario, giocatori sfiduciati e vogliosi di andarsene; capitale umano enormemente svalutato, tutti fanno la figura dei brocchi anche contro avversari modesti (il Catania è ultimo in classifica e abbiamo giocato in casa). Blanc deve fare meno il galletto: è presuntuoso e non vuole ammettere le carenze societarie. Deve tornare dietro una scrivania a fare il contabile e lasciare la gestione sportiva agli uomini di sport: in questo senso il probabile ritorno di Bettega è un’ottima notizia. Secco non ha mai dato, da parte sua, la sensazione di essere un grande del mercato: acquisti fallimentari a peso d’oro fatti senza riuscire ad individuare le reali necessità della squadra, e cessioni improvvide di ottimi giocatori quasi regalati (uno per tutti, Criscito, giubilato solo per aver subito un colpo di Judo da parte di Totti). Ferrara è in evidente stato confusionale ma, cosa ancora più grave, non appare lucido nell’analisi dei problemi e quindi non in grado di imprimere una svolta. A questo punto bisogna avere il coraggio di ammettere il fallimento della conduzione tecnica, intesa nel suo complesso, e correre ai ripari: occorre in primis un allenatore-manager esperto sul modello di quello che vediamo nelle squadre inglesi, affiancato da un Direttore Tecnico o Direttore Sportivo in gamba. Insisto nel dire che, secondo me, i giocatori ci sono, è tutto il resto che manca: gioco, schemi, conduzione tecnica efficace, società completa in tutti gli organici con uomini di valore e provata capacità.

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Leonardo, Ferrara, Mourinho: il buono, il brutto ed il cattivo.

Posted on 14 dicembre 2009. Filed under: sport | Tag:, , , , , , |

Leonardo è il buono: sempre gentile e cortese nei modi, disponibile, educato. Certo che non è del tutto adeguato ad allenare una grande squadra, ma sta studiando per diventarlo. Alle spalle ha una Società robusta e rodata che lo consiglia, lo protegge, lo sostiene, anche se tutto ciò non basta ad evitare sconfitte interne come quella contro il Palermo. Attualmente è un mediocre allenatore dilettante.

Ferrara: il brutto del trio. La sua squadra ha un gioco talmente brutto da essere inguardabile ed i risultati sono ridicoli, soprattutto se messi a confonto con gli sforzi economici societari. A differenza di Leonardo, non ha alle spalle nessuno: la Juve non ha un Direttore Sportivo né una struttura adeguata, nonostante Blanc sostenga il contrario. Né Blanc né Ferrara sembrano avere una lucida visione dei problemi esistenti, figuriamoci delle soluzioni. Ferrara, scommessa persa, è anche lui, come Leonardo, un mediocre allenatore dilettante.

Mourinho: qui siamo di fronte ad un bravo allenatore, ma anche ad una pessima persona. Ieri ha insultato e messo le mani addosso ad un giornalista. I suoi rapporti con la stampa ed il pubblico sono pessimi; forse cominciano a scricchiolare anche quelli con l’Inter. È sempre in guerra contro qualcuno, deve esserlo, altrimenti potrebbe perdere grinta ed efficacia. Forse lo fa apposta per essere cacciato e tornarsene, con un sacco di soldi in più, in Inghilterra.

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