MAC OSX: COSA FARE QUANDO APPARE IMPOSSIBILE CAMBIARE LO SFONDO DELLE CARTELLE

Posted on 5 ottobre 2013. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , |

Quanto segue fa riferimento a Mac OSX Mountain Lion (versione 10.8.5) ma credo sia applicabile anche a versioni precedenti.

Premessa

Il Finder del Mac, ovvero l’interfaccia per l’esplorazione dei file, è altamente personalizzabile. Tra le caratteristiche ce n’è una oggetto di questo breve articolo: la possibilità di cambiare sfondo alle cartelle. Ecco come.

E’ sufficiente aprire in una finestra la cartella desiderata ed azionare il comando [Mostra opzioni Vista] raggiungibile dal menù [Vista] del Finder (ultima voce) oppure, se avete abilitato il tasto destro del mouse come vi consiglio di fare, dall’interno della cartella stessa: un clic con il tasto destro farà apparire un menù contestuale tra le cui voci scegliere appunto [Mostra opzioni Vista].  Si aprirà una finestra di dialogo che consentirà, tra le altre cose, di scegliere tra il normale sfondo bianco, oppure di cambiare colore, ed infine di scegliere un’immagine a nostro piacimento.

Il problema

Può accadere che in alcune cartelle l’opzione per cambiare lo sfondo sia disabilitata: si presenta infatti con il classico colore grigio e non è cliccabile. Nel mio caso oltretutto l’informazione riportata era incongruente: io volevo semplicemente rimuovere un’immagine di sfondo che avevo inserito tempo addietro e risultava selezionato (ma, ripeto, non cliccabile) lo sfondo bianco pur essendo presente lo sfondo immagine. Trascinando una nuova immagine nell’apposito quadratino, il nuovo sfondo veniva regolarmente visualizzato, ma non sembrava in alcun modo possibile azionare una delle due altre opzioni, ovvero lo sfondo bianco oppure quello colorato. L’unica cosa possibile era sostituire l’immagine di sfondo con una nuova.

Ciò non accadeva con tutte le cartelle, ma solo con alcune.

Ho cercato a lungo su internet ma, pur avendo trovato cenni del problema da parte di alcuni utenti, anche su forum in lingua inglese, non ho trovato alcuna soluzione funzionante.

La soluzione: bug del sistema operativo oppure…?

In realtà la soluzione, cui sono pervenuto dopo svariati tentativi, è piuttosto semplice. Tra le varie modalità di visualizzazione dei file all’interno di una cartella, ce ne sono alcune settabili tramite il menù [Organizza per] raggiungibile con il tasto destro del mouse oppure dal menù [Vista] del Finder. Ebbene, se la modalità selezionata è diversa da [Nessuno], l’opzione per cambiare lo sfondo risulterà disabilitata. Quindi è sufficiente selezionare la voce [Nessuno] per rendere di nuovo cliccabile l’opzione e poter cambiare lo sfondo a nostro piacimento. Ricordo che lo sfondo modificato sarà visibile solo nella vista a icone e che il bottone [Usa come default] non trasformerà tutte le nostre cartelle, ma solo per le nuove cartelle che andremo a creare. Potremo vedere in “diretta” il cambiamento di stato se terremo aperta la finestra di dialogo Opzioni vista mentre modifichiamo il settaggio di Organizza per.

Non sono riuscito a capire se questo strano comportamento della funzione di modifica dello sfondo sia un bug del sistema operativo oppure se si tratti di una caratteristica voluta, di cui comunque non capisco il senso. 

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INTERNET E I PRODOTTI DIFETTOSI

Posted on 15 aprile 2012. Filed under: economia, internet | Tag:, , , , , , , , , |

A mio modo di vedere una delle poche conseguenze negative di internet è la leggerezza con cui le aziende produttrici rilasciano sul mercato prodotti difettosi o non sufficientemente testati. Tanto per fare un esempio, in questa ultima settimana abbiamo: l’ultimo modello Canon di reflex digitale, la 5D Mark III, un apparecchio da oltre 3.000 Euro, che in presenza di scarsa illuminazione ambientale lascia trafilare verso l’esposimetro interno la luce che illumina il display, modificando l’esposizione; gli iPad 3 (anzi, ufficialmente si chiama il nuovo iPad) che hanno problemi con il wifi e con il display che in alcuni casi presenta macchie gialle; il nuovo smartphone top di gamma di Nokia, il Lumia 900, non ancora disponibile in Italia, che si disconnette dalla rete mobile… Badate bene, non sono voci di corridoio, sono difetti reali confermati dalle case produttrici. Perché si verifica questo? E che c’entra internet?

Internet c’entra perché con la propria diffusione, la interattività e la velocità con cui propaga le notizie, ha fatto esplodere la concorrenza soprattutto nel settore dell’elettronica di consumo, ragion per cui le aziende produttrici tentanto di bruciare la concorrenza immettendo sul mercato i prodotti prima il possibile e soprattutto prima degli altri: pur di raggiungere questo obiettivo non effettuano test approfonditi perché sarà il pubblico stesso ad effettuare i test, per giunta gratis (anzi, addirittura pagando!). Sempre grazie ad internet, per le aziende è facile venire a conoscenza dei bug e per tramite dello stesso mezzo, è facile rilasciare i firmware oppure i software di sistema aggiornati (quando il problema è software, come nella maggior parte dei casi). Quando il problema è hardware, le cose sono più complicate perché bisogna organizzare i tempi ed i modi per la riparazione gratuita oppure, ipotesi più temuta, il ritiro del prodotto, ma anche queste attività sono più facilmente attuabili che non in passato, proprio grazie ad internet.

Purtroppo tutto ciò sta diventando una cattiva abitudine da parte dei produttori, che in alcuni casi “pubblicizzano” persino i difetti e si vantano dell’efficienza degli interventi (è il caso dell’industria automobilistica che diffonde con tutti i mezzi i difetti e le campagne di “ritiro”). Naturalmente c’è il presupposto della sicurezza (si pensi a freni che… non frenano) ma niente mi toglie dalla mente che sotto sotto ci sia anche la motivazione pubblicitaria.

A casa mia, non si contano i prodotti che sono stati aggiornati via software perché al momento della loro messa in vendita presentavano difetti di funzionamento.

Naturalmente si può anche sostenere che non c’è niente di nuovo, che i prodotti difettosi ci sono sempre stati e che internet consente semplicemente di portare a conoscenza dei consumatori i difetti ed anche le politiche di riparazione delle aziende. Ma mi sembra indiscutibile che da alcuni anni a questa parte i produttori prestino meno cura nel controllo di qualità.

Ciò può dipendere anche dal fatto che molte aziende si limitano alla progettazione ed al marketing, mentre la produzione vera e propria è demandata ad altri. Nell’ambito dell’elettronica di consumo il caso più eclatante è quello di Apple, che non produce in proprio neanche una vite dell’hardware che mette in commercio. In questi casi, il controllo di qualità non può farlo chi ci mette la faccia (pardon, il marchio) ed è un mero fatto contrattuale tra Apple ed i propri fornitori.

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MAC OSX LION SE NE FREGA DEL FILE HOSTS? ECCO LA SOLUZIONE

Posted on 11 gennaio 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , |

Un bel po’ di gente, dopo l’aggiornamento a Lion effettuato on line, almeno così sembrerebbe leggendo i post nei forum e nei blog informatici, si è trovata a far fronte ad un problema misterioso: il sistema operativo prima di connettersi ad un indirizzo IP non consulta il file hosts, che nei sistemi Mac si trova nella cartella nascosta

 /private/etc/

Come è noto, il file hosts è (anche nei sistemi Windows) un semplice file di testo che, opportunamente compilato, può indirizzare il nostro computer verso un indirizzo IP senza necessità di transitare per un server DNS, oppure può impedire che venga risolto un determinato indirizzo assegnando alla URL l’indirizzo 127.0.0.1. A complicare le cose, c’è il fatto che sotto Lion editare il file Hosts è un po’ più complicato. Lo possiamo fare digitando su terminale

sudo nano /private/etc/hosts

ma l’editor nano non è così comodo da usare ed amichevole come il buon vecchio Text Editor. Dopo aver a lungo cercato su internet una soluzione, ecco come ho risolto il problema del file Hosts non funzionante usando nel contempo il Text Editor.

Il motivo per cui Hosts ad un certo punto venga ignorato dal sistema e regolarmente bypassato, non è stato scoperto con certezza. In base alla mia esperienza, è come se il file fosse corrotto e ritenuto non valido, per qualche oscuro motivo, da Lion. La cosa più conveniente è eliminare il vecchio file e ricrearne uno nuovo, rispettando qualche piccolo accorgimento. Il nuovo file funzionerà. Ecco come procedere.

Innanzitutto, è necessario lavorare con un account da amministratore, altrimenti certe operazioni saranno impossibili anche immettendo la password.

Digitiamo poi su terminale il seguente comando per rendere visibili i file nascosti:

defaults write com.apple.finder AppleShowAllFiles -boolean true;killall Finder

(potete fare copia-incolla). Il tutto potrebbe funzionare anche senza questo passaggio, ma io consiglio di farlo comunque, perché la buona riuscita è più sicura. Apriamo poi la cartella /etc per visualizzare il file Hosts. Il modo migliore per farlo è, tramite Finder, azionare il menù Vai e selezionare la voce Cartella… All’interno della finestra tipo input che compare, digitiamo il percorso /private/etc/. Individuato il file Hosts, clicchiamoci sopra col tasto destro (avete attivato il tasto destro del mouse, vero?) ed apriamolo con Text Editor. Vi accorgerete subito che il file Hosts non è modificabile, per cui il sistema ci chiederà se vogliamo lavorare su una copia. Diamo l’OK che viene richiesto e lavoriamo sulla copia che istantaneamente verrà creata. Cancelliamo senza pietà tutto il contenuto e riscriviamo da capo, con la santa pazienza, senza effettuare operazioni di copia-incolla, le righe standard che devono obbligatoriamente essere presenti:

##
# Host Database
#
# localhost is used to configure the loopback interface
# when the system is booting. Do not change this entry.
##
127.0.0.1 localhost
255.255.255.255 broadcasthost
::1 localhost
fe80::1%lo0 localhost

Ad essere sinceri le righe che iniziano con il cancelletto # si dovrebbero poter omettere, perché ignorate, però Lion è talmente schizzinoso e ci mette talmente poco a considerare corrotto un file Hosts, che io suggerisco di inserirle esattamente così come mamma Apple le ha fatte.

Dopo l’ultima riga possiamo inserire ciò che ci necessita per personalizzare il nostro Hosts. Giusto per fare un esempio, se vogliamo rendere irraggiungibile il sito http://www.nonvoglioquestosito.com aggiungeremo la riga

127.0.0.1   http://www.nonvoglioquestosito.com

avendo l’accortezza, al termine di ogni riga, di inserire un “a capo” (tasto invio). Dopo l’ultima riga, premiamo invio due volte in modo che l’ultima riga sia una riga bianca. Non è sicuro, ma sembra che Lion gradisca queste attenzioni. Da evitare invece le entrate multiple sulla stessa riga: non scrivere

33.120.56.78 eccoqui.com eccoqua.it

ma scrivere invece

33.120.56.78 eccoqui.com
33.120.56.78 eccoqua.it

A questo punto salviamo, per esempio, la nostra copia di Hosts sulla scrivania chiamandola proprio Hosts, deselezionando l’opzione per l’inserimento automatico dell’estensione txt: in altri termini, la nostra copia sulla scrivania dovrà chiamarsi semplicemente Hosts e non Hosts.txt.

Andiamo poi sulla copia originale presente nella cartella /etc, clicchiamoci sopra con il tasto destro e cambiamogli nome (per esempio, old hosts in modo da poterla facilmente riconoscere qualora dovesse servirci). Fatto ciò, trasciniamo nella cartella il file Hosts che abbiamo salvato in precedenza sulla scrivania. Sia per rinominare, sia per spostare, vi verrà richiesta la password di amministratore.

Fatto! A questo punto abbiamo inserito al suo posto il nostro file Hosts e, ciò che più conta, dovrebbe funzionare! Possiamo fare una prova con un ping ad una url indirizzata a 127.0.0.1. Per esempio, digitando a terminale il comando

ping http://www.nonvoglioquestosito.com

dovrebbero esserci restituiti i risultati all’indirizzo IP 127.0.0.1 con i ping regolarmente andati a buon fine, come se il sito fosse esistente sul serio. Altrimenti, vuol dire che qualcosa è andato storto.

Alla fine, rimettiamo ogni cosa al suo posto rendendo nuovamente invisibili i file, digitando a terminale il comando

defaults delete com.apple.finder AppleShowAllFiles;killall Finder

E’ tutto. Nel mio caso ha funzionato, dopo innumerevoli (e purtroppo inutili) tentativi di tutti i tipi e dopo aver letto moltissimi articoli sull’argomento.

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iPhone: iToppato

Posted on 2 novembre 2010. Filed under: smartphone | Tag:, , , |

Ovvero, per come dovrebbe pronunciarsi: Aifòn, Hai toppato!

Lo smartphone più evoluto… vabbe’, diciamo uno dei più evoluti, sicuramente il più modaiolo, il più ambito, il più desiderato, quello che fa più status, per certi versi il più tecnologico, quello che ci delizia con il multitouch avanzato e con l’enorme quantità di programmi installabili, ha un clamoroso bug introdotto (pare) con la versione 4.1 del sistema operativo: l’orologio si aggiorna automaticamente rispetto all’ora legale, mentre la sveglia no! Sembra incredibile, eppure il web (sui siti specializzati) è pieno di commenti di gente incazzata che ha fatto tardi al lavoro perché la sveglia dell’iPhone è suonata con un’ora di ritardo! Anche io sono solito usare l’iPhone come sveglia, ma per fortuna non sono andato a lavorare e quindi, oltre ad essermi risparmiato la brutta sorpresa, potrò prendere per il futuro adeguate contromisure, finché non aggiusteranno le cose.

Praticamente è come se la sveglia del melafonino (come viene scherzosamente chiamato) andasse per i cazzi suoi, anziché basarsi sull’orologio. Quindi che succede? Il fiducioso (fiducia mal riposta) utente Apple imposta la sveglia, poniamo, alle sette del mattino. Durante la notte, automaticamente l’orologio dell’iPhone si mette indietro di un’ora, come avvenuto alle tre di mattina dell’ultima domenica di ottobre. Il programma sveglia, invece, non si sa bene per quale motivo, suonerà un’ora dopo: nell’esempio, squillerà alle otto, regalando un’ora di sonno extra ma provocando un mezzo infarto al povero lavoratore irrimediabilmente in ritardo.

Sembra incredibile che un prodotto così sofisticato possa presentare un bug nella gestione dell’ora legale e dell’adeguamento della sveglia, uno degli aspetti più semplici ed alla portata anche di un cellulare da quattro soldi in svendita pre-natalizia.  Eppure è così.

Secondo me la Apple aggiorna continuamente il sistema operativo (la versione 4.2 dovrebbe uscire a giorni, vedremo se risolverà questo problema) non tanto per apportare miglioramenti, quanto per rendere inefficaci i vari jailbreak che ci sono in circolazione. Da quando un tribunale americano ha sancito che la pratica del jailbreak (ovvero, sostituire il sistema operativo ufficiale, blindato, con un altro che consente di fare più cose e più liberamente) è legale, perché l’hardware è di chi lo ha comprato e può farci girare ciò che vuole, è tutto un rincorrersi tra chi rilascia i tool per il jailbreak e la Apple, che aggiorna l’iOS con cambiamenti pretestuosi e minimi, che però rendono inefficaci le pratiche di jailbreak note fino a quel momento. Tutta questa frenesia comporta una certa trascuratezza nella programmazione e si verificano i casi incresciosi di malfunzionamento come questo di cui stiamo parlando.

Una vera e propria figuraccia per Apple, che ci deve far ricordare come questi apparecchi, che soprattutto per noi appassionati di tecnologia sono meravigliosi, non solo sono ben lontani dal sostituire il nostro cervello, ma talvolta non sono in grado di sostituire neanche la sveglia della nonna, quella grossa con i campanelli a martelletto sopra. Certo che se ci si dimenticava di togliere o mettere a mano l’ora legale sulla sveglia della nonna stavamo a punto e a capo, solo che lì potevamo parlare di errore umano, non di automatismo tecnologico non funzionante.

Ecco, uno spende un sacco di soldi per lo smartphone – ultimo modello – schermo multitouch – connettività internet – diario agenda – browser – email – tutto incorporato, poi quando si accorge che la sveglia non funziona, prova un senso di frustrazione e si sente tradito.

La fiducia è una cosa seria, diceva un vecchio spot. Vallo a far capire a Steve Jobs ed ai suoi adepti. Che spero non mi insultino dopo questo post: anche a me piace l’iPhone, in famiglia ne abbiamo quattro, mica uno. Però, quando si toppa si toppa, niente scuse… anzi, come va di moda adesso, è lecito e doveroso criticare senza se e senza ma.

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VERSO IL FUTURO DI BACO IN BACO: SPERIAMO IN JOHN TITOR

Posted on 13 marzo 2010. Filed under: informatica, internet | Tag:, , , , , , , , , , |

Cos’è che rende l’informatica così affascinante, almeno agli occhi di un appassionato come me? Uno che sì, insomma, da puro autodidatta ha imparato un sacco di cose, ma che nella real life si occupa di tutt’altro e che non è certo né un professionista né un hacker? Me lo sono chiesto un sacco di volte, e la risposta è che nulla come l’informatica avvicina l’uomo a Dio (o al concetto di Dio, per chi non ci crede). In quale altro campo un programmatore oppure una equipe di programmatori potrebbe creare una macchina che, dopo la creazione, è per esempio in grado di battere a scacchi gli stessi che l’hanno creata (programmata)?  Nessun altro oggetto è così convincente come dotato di una propria autonomia quanto un PC, al punto che lo si considera un affascinante ed efficiente amico quando va tutto bene, ed un mostruoso odioso nemico quando qualcosa non funziona o non si è capaci di padroneggiare qualche suo capriccio. Non ci si comporta così di fronte al guasto di un frigorifero e nemmeno del televisore. Per quanto primitiva, nel PC c’è una forma di intelligenza artificiale, non molto “sottile” ma estremamente veloce e (quasi) infallibile.

Quasi.

Infatti proprio gli “imprevedibili” sviluppi degli algoritmi fanno sì che in certi frangenti i nostri inossidabili amici si comportino in modo del tutto inaspettato: sono i cosiddetti bugs o, per dirla in italiano, “bachi” della programmazione, che non si è riusciti a prevedere al momento di scrivere il software e che invece saltano fuori all’improvviso, quando meno te l’aspetti. Il più famoso è quello noto con il nome di baco del millennio: tutti ricorderanno le previsioni catastrofiche relative all’avvento dell’anno 2000. Poiché un tempo la memoria di cui disponevano le macchine era molto limitata rispetto ad oggi, i programmatori per risparmiare spazio avevano scritto programmi in cui nella data l’anno era memorizzato solo con le due cifre finali, per esempio 97 invece di 1997, con il risultato che, superato il 1999, l’anno successivo ritornava ad essere 00. Peccato che, per i computer, 00 significasse non 2000 ma 1900: un salto all’indietro di un secolo. Problema considerato talmente grave che, per esempio, tutte le polizze assicurative stipulate da una certa data in poi contenevano una clausola che escludeva dalla copertura tutti i danni o i malfunzionamenti che si sarebbero potuti verificare a causa di ciò. Poi sappiamo tutti come è andata: nulla di veramente grave è successo, ma il culetto si è strizzato ad un sacco di gente.

Anche nel 2010 si è verificato un bachetto: tutte le PlayStation 3 della Sony hanno smesso di funzionare il 1° marzo del 2010. La Sony (a fatto ormai avvenuto) ha dovuto suggerire a tutti gli utenti di non accendere la Playstation finché il problema non fosse stato risolto. Non potevano pensarci prima e prevenire?

Il prossimo grave baco di cui si vocifera è quello del 19 gennaio 2038. Dopo la mezzanotte del giorno prima, infatti, tutti i computer con sistema operativo Unix (e sono uno scatafascio) non saranno in grado di memorizzare la nuova data. Sarà la catastrofe? Niente paura: dal futuro, e precisamente dal 2036, il soldato John Titor è tornato indietro nel tempo per recuperare un esemplare funzionante di un vecchio PC IBM 5100 che è  (era) in grado di operare con due differenti linguaggi macchina e verrà usato, nel futuro, per tradurre i vecchi software. Stupidaggine?

Probabilmente (anzi, diciamo pure sicuramente) la storia di John Titor non è altro che una bufala, ovvero una invenzione, che sfrutta internet come cassa di risonanza per una storia da sfruttare a fini commerciali qualora se ne voglia trarre un film, vendere un libro, eccetera. Il sedicente soldato proveniente dal futuro è apparso intorno all’anno 2000 su un forum americano, destando enorme scalpore. Alcune sue previsoni si sono rivelate azzeccate, alcune capacità segrete dell’IBM 5100 si sono rivelate veritiere nonostante siano state sempre tenute nascoste dalla stessa IBM; altre previsioni si sono invece dimostrate infondate, ma a tutto c’è una spiegazione: il futuro è fatto di linee di sviluppo parallele, John Titor tornando indietro ha modificato sia pure di poco il corso degli eventi e l’umanità potrebbe evitare alcune sciagure da lui previste, tra cui una disastrosa terza guerra mondiale. Finché un bel giorno John Titor ha scritto che doveva ritornare nel futuro, e non ha mandato più messaggi. Ha affermato di essere nato nel 1998 e di essersi visto bambino, ma chi l’ha cercato non l’ha trovato… E’ stata trovata invece una società che detiene i diritti sulla vicenda, che sembrerebbe fondata dalla madre di John Titor, ma si riesce a risalire solo ad un avvocato…

Qui sotto c’è la prima parte (in tutto sono sei) dello special su John Titor realizzato dalla trasmissione RAI Voyager. Su YouTube è facile trovare le altre 5 parti.

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