ANDROID E IL MISTERO DELLA MEMORIA PER LE APP CHE DIMINUISCE

Posted on 30 marzo 2014. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , , , , |

Premessa: questo articolo è solo parzialmente tecnico, nel senso che viene affrontato il problema senza entrare troppo nel dettaglio per eseguire le varie operazioni. Chi vuole fare il root del proprio dispositivo, per esempio, può fare una ricerca su Google e cercare le istruzioni specifiche per il proprio modello.

Android è un sistema operativo parzialmente libero e gratuito, il cui sviluppo è portato avanti da Google, che ha interesse alla sua diffusione per ampliare il proprio business costituito da servizi e pubblicità (GMail, il motore di ricerca, Maps, Google+, e via discorrendo). Poiché non costa praticamente nulla, è ovvio che molti produttori di smartphone lo scelgano come il sistema operativo principale oppure esclusivo dei propri prodotti: ecco perché domina il mercato con una quota di circa il 70%, seguito a distanza da iOS di Apple e, con quote ancora più modeste (ma sembrerebbe in rapida crescita), Windows Phone.

Android è anche facilmente personalizzabile, per cui non è detto che due dispositivi con questo sistema operativo a prima vista sembrino uguali. Possiamo infatti trovarci di fronte a personalizzazioni più o meno riuscite, come quelle adottate da Samsung o HTC, giusto per citare due nomi. Queste personalizzazioni aggiungono in certi casi un cospicuo numero di funzionalità rilasciate come app di sistema, quindi di norma non è possibile disinstallarle perché ritenute indispensabili al funzionamento del sistema operativo. Ciò non corrisponde sempre al vero: cosa potrà mai esserci di indispensabile in un widget di Yahoo sull’andamento della borsa, oppure in un giochino? Questo è il costo di Android, che si paga non in soldi ma in servizi e app obbligatorie. Nel caso di Samsung, per esempio, oltre ai software obbligatori di Google troviamo quelli obbligatori di Samsung: ne consegue un grande spreco di prezioso spazio. Per fortuna si può rimediare, ma bisogna ricorrere a una certa dose di smanettamento, il che se da una parte può fare la gioia di certi tipi di utenti, dall’altra può essere una vera e propria tortura per altri.

Premesso ciò, a un certo punto fatalmente accade che non si riesca più ad aggiornare le app (spazio libero di memoria insufficiente) né a installarne di nuove. Allora si ricorre a spostare quante più possibili app nella scheda SD, e per un po’ il giochino funziona; ma dopo un po’ di tempo siamo da capo. La memoria continua a riempirsi inesorabilmente, e l’utente (che vede giga e giga di spazio libero e che magari ha aggiunto anche una memoria esterna di svariate giga) non comprende come ciò possa accadere. Si comincia perciò a disinstallare le app ritenute meno utili, o che si usano di meno. Niente da fare: lo spazio in memoria, stando ai messaggi, si è ridotto ancora di più, il dispositivo è lento, il sistema operativo gira pesante, i comandi vengono eseguiti dopo secondi di attesa…

E’ veramente incredibile che un sistema popolare come Android presenti problemi di questo tipo. Prima di spiegare ciò che accade, debbo fare una premessa.

Android divide in due la memoria: in una partizione, che normalmente è di due giga o meno, vengono installate le app; nello spazio restante viene gestita l’archiviazione dei contenuti (per esempio le foto o i video personali). La prima è chiamata memoria di sistema (da non confondersi ovviamente con la RAM), la seconda viene di solito nominata SD Card, da non confondersi con la eventuale scheda esterna che potremmo aver installato e che, nell’eventualità, si chiamerà External SD Card. La mia esperienza diretta è limitata a un paio di dispositivi Android, per cui non posso giurare che la terminologia usata sia sempre la stessa, ma penso di sì (più o meno).

Tornando al nostro problema, è ovvio che qualcosa va a erodere la memoria interna di sistema togliendo spazio ai nostri programmi, qualcosa di invisibile che cresce in modo smisurato… e in effetti è proprio ciò che accade. Andando alla ricerca di informazioni sui vari forum, ho finalmente compreso da cosa derivi questo assurdo meccanismo che limita la funzionalità di alcuni smartphone, di sicuro i Samsung, che sono gli Android più diffusi, ma forse anche di altri, se non di tutti.

Android scrive di continuo dei file di log, ovvero dei file in cui viene tenuta traccia minuziosa di alcuni eventi, in una cartella di sistema che si trova nella directory /data, dal nome log: /data/log. Questa cartella si riempie nel tempo di migliaia di file finendo con l’occupare anche più di un giga di memoria, cioè più della metà dello spazio riservato alle app. La buona notizia è che basta cancellarne il contenuto per far tornare il ns amato telefono al primigenio splendore; la brutta notizia e che la cartella, così come tutta la partizione, non è visualizzabile se non si hanno i diritti di root che sono un po’ come i diritti di amministratore di un PC Windows o Mac, o i medesimi diritti di root di un sistema Linux. Però mentre nel caso di un pc siamo noi stessi i padroni della situazione, nel senso che possiamo acquisire tali diritti a nostro piacimento, nel caso di un telefono i diritti di root sono inaccessibili per l’utente, che pertanto si trova nell’assurda situazione di vedere deperire giorno dopo giorno il proprio terminale senza poter far nulla.

A questo punto, anche se è una vera e propria rottura di scatole (personalmente di uno smartphone mi piace la sua utilità, non mi va di smanettarci su, ma tant’è), bisogna fare qualcosa e questo qualcosa consiste nell’acquisire questi benedetti o maledetti diritti di root ovvero, come si legge in giro, procedere a rootare il telefono.

L’operazione in sé è piuttosto semplice, solo la preparazione è un po’ lunga. Infatti non solo i telefoni Android sono diversi tra loro, ma anche quelli identici possono avere (e spesso  hanno) installata una versione differente del sistema operativo. Bisogna quindi, per prima cosa, prendere nota del proprio modello, della versione e della build di Android presente nel nostro terminale, andare alla ricerca delle istruzioni per fare il rootaggio, fare mente locale che si perdono a quanto sembra gli aggiornamenti automatici del sistema operativo (non delle app!) e che si invalida la garanzia (ma si può sempre tentare di tornare indietro) e, dulcis in fundo, che se qualcosa va storto il nostro amato compagno di tasca potrebbe cessare di funzionare, con conseguente panico e affannosa ricerca di una soluzione.

Nel mio caso (Samsung Note 1) è stato sufficiente trovare il file giusto, scaricarlo da internet, copiarlo nella SD CARD ESTERNA, riavviare il telefono in modalità recovery tenendo premuti contemporaneamente il tasto ON, il tasto HOME e VOLUME SU, selezionare dall’apposito menù che appare la voce per applicare l’upgrade del software dalla memoria esterna, indicare il nome del file… e dopo pochi istanti avevo bello e rootato il mio dispositivo.

A questo punto si può fare veramente di tutto!

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Come prima cosa è bene andare a controllare se tra le app si è installato un programma che si potrà chiamare Superuser, SusperSU o qualcosa del genere. Nel mio caso si è installato automaticamente; in caso contrario bisognerà scaricarlo dal Play Store. Sarà il nostro gestore dei diritti di root!

Poi dovremo scaricare un gestore dei file capace di andare a sfogliare anche la directory di sistema. Molti consigliano ES FILE EXPLORER, gratuito, che ha funzionato bene finché non c’è stato un aggiornamento del Superuser, dopodiché non è stato più capace di acquisire i diritti di root per cui l’ho sostituito, allo spaventoso prezzo di 3,59 €, con ROOT EXPLORER. Questa app, così come tutte quelle capaci di funzionare con i diritti di root, al primo avvio attiverà il nostro gestore di diritti che ci chiederà se acconsentire, se acconsentire solo per una volta, ecc… Acconsentiamo per sempre e proviamo il brivido di sfogliare la directory di root. Attenzione, l’immane potenza acquisita rootando il nostro dispositivo ci consente di fare qualsiasi danno, anche irreparabile. Ma stiamo tranquilli: andiamo alla famigerata cartella data/log e cancelliamo tutto il cancellabile! Qualcuno consiglia addirittura di cancellare tutta la cartella log (male che vada, verrà ricreata). Fatto! Avremo liberato una quantità di spazio inimmaginabile e il nostro amichetto tornerà agile e veloce! Non più odiosi messaggi di memoria esaurita! Almeno, finché il sistema non la riempirà di nuovo: ma ormai per noi, con il telefono rootato, sarà un gioco da ragazzi liberarla.

A questo punto, incontentabili come siamo, possiamo anche procedere alla libidine di cancellare quelle odiose applicazioni di sistema che prima erano disinstallabili: per farlo, io ho scaricato un’app gratuita dal nome autoesplicativo ROOTAPPDELETE e ho eliminato un sacco di roba per me inutile. Vale anche qui la raccomandazione di stare attenti e di non cancellare cose indispensabili: per fortuna il programma in questione ci dà utili suggerimenti.

Infine ho installato un app dal nome SD MAID che, grazie ai diritti di root, consente di fare pulizia in modo pressoché automatico.

Infine segnalo che, pur senza acquisire i diritti di root, un risultato lo si può ottenere semplicemente digitando sul tastierino numerico *#9900#. Ma attenzione: non so se funziona solo sui Samsung. Apparirà una serie di opzioni in una schermata dal titolo SysDump, con il nostro ditino dovremo tappare la voce Delete dumpstate/logcat. Poi tappare su Esci. Certo che avere i diritti di root è tutta un’altra cosa, ma per chi non avesse voglia di sbattersi tanto…

Per concludere, trovo assurdo che un SO così diffuso e popolare, come Android, non provveda in modo automatico e trasparente alla cancellazione di semplici file di log che, proliferando incontrollati, finiscono col rendere di fatto inutilizzabile un terminale anche sofisticato e costoso.

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WINDOWS 8: COME RENDERE DISPONIBILI LE APP AGLI ALTRI UTENTI DI UN PC CONDIVISO

Posted on 11 novembre 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , |

Chi utilizza un PC condiviso tra più utenti, come nel mio caso, con sistema operativo Windows 8, potrebbe essersi trovato di fronte al problema che le app scaricate dal Windows Store tramite un determinato profilo utente, non sono disponibili agli altri utenti. Faccio un esempio: l’utente 1 scarica sul PC il programma 1 e lo installa. L’utente 2, l’utente 3 ecc…. NON vedono elencato quel programma tra le applicazioni disponibili (sto parlando ovviamente delle applicazioni per l’interfaccia ex metro che adesso dovrebbe chiamarsi Windows 8 Style, ovvero quella “piastrellosa”). Sembrerebbe quindi che l’utente 2, per esempio, se volesse utilizzare il medesimo Programma 1, dovrebbe scaricarlo di nuovo e procedere all’installazione. Nessun problema quando si tratta di programmi gratuiti: ma quando sono a pagamento? Il medesimo programma dovrà essere pagato due volte nonostante sia stato già scaricato, pagato, e sia già presente sul PC che si sta utilizzando?

La licenza Microsoft dice che chi acquista un’app la può installare su 5 PC, e che per ogni PC non c’è limite al numero degli utenti che lo condividono. Quindi, un sistema deve esserci! Ecco come fare.

Bisogna loggarsi, tanto per proseguire con l’esempio iniziato, come utente 2. L’utente 2, ricordiamolo, è l’utente che pur condividendo il PC con utente 1 non vede il programma 1 che il medesimo utente 1 ha acquistato ed installato.

Successivamente utente 2 dovrà aprire l’applicazione Windows Store:

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Presupponiamo che utente 2 si sia già registrato presso il Windows Store ed abbia quindi un proprio username ed una propria password. Per poter condividere l’applicazione acquistata e installata da utente 1, occorrerà l’intervento (o vogliamo chiamarla autorizzazione?) di quest’ultimo che, pertanto, dall’ambiente di lavoro di utente 2 si dovrà identificare come utente 1!

In pratica, bisognerà far apparire il menù laterale di destra, denominato Charms Bar, e selezionare la voce Impostazioni e poi Il tuo account. Nella schermata che appare, l’utente deve cliccare (o fare tap) sul pulsante sotto la scritta Accedi con un altro account [Cambia utente].

Appena connesso come utente 1 allo Store, si potrà installare il programma 1 anche per utente 2. L’operazione è velocissima in quanto non si tratta di un’installazione vera e propria, ma solo di rendere disponibile il programma 1 anche all’utente 2. Al termine l’utente 1 farà bene a disconnettersi (sarà sufficiente fare clic o tap sulla scritta Ritorna a utente 2).

Questo è il meccanismo previsto da Windows 8 e, anche se può apparire macchinoso perché non rende immediatamente disponibili agli utenti di un PC condiviso i programmi acquistati da uno di essi, tutela maggiormente la privacy e mantiene più differenziati i diversi ambienti desktop. Inoltre lascia al proprietario di un’app la scelta se renderla o no disponibile agli altri.

Da questa impostazione ne consegue, per coerenza, che quando un utente disinstalla un’app essa non viene automaticamente disinstallata dal sistema, nel senso che rimarrà disponibile per gli altri utenti, a meno che non procedano anch’essi alla disinstallazione.

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DOLPHIN BROWSER HD: IL MIGLIORE PER ANDROID, GRATIS!

Posted on 26 febbraio 2012. Filed under: informatica, internet, smartphone | Tag:, , , , , , |

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Pur essendo complessivamente molto contento del mio Samsung Galaxy Note, ho subito notato la non entusiasmante (a mio avviso) efficienza del browser incorporato (Android Gingerbread 2.3.6). Sono andato quindi alla ricerca di qualcosa di meglio ed ho trovato un autentico campione, un bellissimo software, per giunta gratuito: il Dolphin Browser HD. Nell’immagina vedete una schermata del browser in questione indirizzato sulla versione mobile di questo sito. Si notano subito le tab e la pulizia grafica. Si può notare anche, nell’angolo in basso a sinistra, una manina semitrasparente che serve per gestire le gesture, di cui parlerò tra poco. Ciò che non si può notare, invece, è la velocità di caricamento e composizione delle pagine, nettamente migliore rispetto al browser di default. Per quello che ho potuto vedere, sembra completa la compatibilità con tutti i più famosi plug-in: non ho avuto, finora, alcun problema con flash ed animazioni video di altro genere.

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Trascinando la pagina verso destra (o, se preferite, effettuando uno swipe orizzontale verso destra) facciamo comparire la barra dei segnalibri. E’ molto ben fatta e ci consente di tenere in perfetto ordine i nostri bookmark grazie alla possibilità di suddividerli in cartelle. Per crearne di nuove, occorre fare tap su Quick access, quindi su Preferiti, ed infine sul tasto predefinito per i menù contestuali. Apparirà così l’opzione per creare nuove cartelle. Questa è l’unica feature che ho trovato poco immediata, annidata all’interno di altri comandi. Ma è un piccolo appunto del tutto trascurabile a fronte dei grandi pregi di questo piccolo software.

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Ecco cosa appare quando si apre una nuova tab:

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Possiamo inserire qui alcuni segnalibri che usiamo più di frequente, in modo da averli sempre pronti quando apriamo un nuovo tab. Ne possiamo aggiungere altri con un tap sul bottone [ + ] mentre, per cancellare o modificare una singola voce, è sufficiente fare un tap prolungato. Come si può vedere ci sono due “sottotab”: selezionando Webzine possiamo accedere velocemente ai social network tipo Twitter e Facebook.

export_02 Attualmente sono riportati solo quelli elencati, quindi niente Google +, almeno così sembrerebbe.

Effettuando invece uno swipe da destra verso sinistra (ovvero, trascinando la finestra del browser verso sinistra) facciamo apparire una piccola toolbar che contiene tre pulsanti:

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Il primo serve ad ingigantire la pagina a tutto schermo; il secondo, per gestire gli add-on ed i temi (caratteristica che non ho ancora testato); il terzo abilita un’anteprima di tutti i tab aperti:

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In questa schermata possiamo chiudere i tab, così come possiamo aprirne altri.

Infine, con un tap nella icona semitrasparente nell’angolo in basso a sinistra, attiviamo le gesture cui accennavo all’inizio:

SC20120226-125201 Lo schermo diviene più scuro e possiamo tracciare un disegno (contraddistinto da una linea gialla) che ci manda ad un sito web. Ci sono alcune gesture predefinite, ma possiamo crearne di nuove.

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Insomma, credo che lo si sia intuito, questo browser per Android mi piace tantissimo. Veloce, stabile, ricco di feature che fanno invidia ai fratelli più grandi studiati per il desktop. Almeno, sul mio Samsung Galaxy Note funziona alla grande e l’ho impostato come browser di default al posto di quello standard, che non rimpiango proprio per niente (è comunque a disposizione tra le app, perché non l’ho cancellato).

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Per concludere, ne consiglio a chiunque il download e l’installazione.

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IL BOOM DEL SOFTWARE ON LINE

Posted on 16 febbraio 2011. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , , , , , |

La prima è stata la Apple. Insieme all’iPhone, la casa statunitense ha messo a disposizione degli sviluppatori non solo un kit per la produzione di programmi compatibili con iOS, ma anche una piattaforma di vendita: l’AppStore. Come credo sia ormai universalmente noto, dall’AppStore si possono scaricare facilmente, in modo sicuro ed a prezzo conveniente, una miriade di applicazioni che rendono l’iPhone il miglior smartphone in commercio. Non solo: altri vantaggi consistono nel fatto che il sistema segnala in modo autonomo ed automatico eventuali aggiornamenti ed in più, se vi capita di perdere i programmi installati… nessuna paura! L’AppStore ricorda il vostro acquisto e li reinstalla senza farli pagare una seconda volta. Aggiungo che l’installazione è totalmente automatica e che ogni software disponibile ha superato l’esame di Apple per cui dovrebbe non solo essere sicuro, ma anche non creare casi di incompatibilità con altri programmi installati. Questa politica da parte di Apple a dire il vero ogni tanto suscita qualche polemica poiché c’è il sospetto che non vengano ammesse applicazioni che, pur tecnicamente perfette, “disturbino” il business della stessa Apple o di qualcuno dei suoi partner forti. Ma, al di là di questa pur non trascurabile obiezione, è chiaro come per l’utente comune i vantaggi siano di gran lunga superiori agli svantaggi. Per coloro che proprio vogliono svincolarsi, ci sono le famose/famigerate procedure di jailbreack e lo store alternativo di Cydia.

Questo modello è talmente buono che ora lo stanno copiando tutti. Android ha il suo store, anche se i programmi scaricabili non sono così accuratamente selezionati e testati come nel caso di Apple. Per restare in ambito smartphone, Nokia ha tentato la stessa strada con OVI, il suo negozio on line, ed altrettanto hanno fatto altri sistemi operativi meno diffusi e la stessa cosa sta facendo il nuovo sistema operativo Windows Phone di Microsoft.

Insomma, l’idea è buona e se è buona per i telefonini, perché non può essere valida anche per i computer?

Detto fatto: Apple, ancora una volta prima, ha aperto da un mesetto circa il MacStore per la vendita e la installazione automatica dei programmi sui propri iMac e MacBook. In questo modo io ho acquistato ed installato il programma di ritocco fotografico Aperture ad un prezzo scontatissimo.

Il futuro Windows 8 avrà il suo store on line e se avete avuto la ventura di installare una delle ultime distribuzioni Linux, Ubuntu in testa, vi sarete accorti che la installazione di nuovo software avviene più o meno alla stesso modo, anche se gratis ed attraverso una interfaccia molto più spartana.

Insomma, la strada è segnata. Ed è giusto che lo sia, perché questo sistema, che prevede un punto vendita virtuale ed una procedura automatica di installazione, è vincente sotto tutti i punti di vista e soprattutto non impedisce di continuare ad usare i canali e le procedure tradizionali. Per la cronaca, sembra che le varie distribuzioni Linux vogliano unire gli sforzi per presentare uno store on line unico per tutti… sarebbe, a mio modo di vedere, una gran bella cosa!

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iPHONE: LE MIGLIORI APPLICAZIONI FOTOGRAFICHE

Posted on 3 ottobre 2010. Filed under: fotografia, informatica | Tag:, , , , , , |

Le applicazioni per iPhone sono centinaia di migliaia, se non milioni, per cui è impossibile conoscerle tutte. Perciò intitolare questo post Le migliori applicazioni fotografiche è probabilmente presuntuoso da parte mia, ma un titolo bisogna pur metterlo… E potete stare sicuri che questi programmi li ho provati tutti sul serio e risiedono stabilmente sul mio iPhone 3GS. Se qualcuno conosce qualche programma migliore (a suo parere) di quelli qui recensiti, può sempre inserire un commento, che pubblicherò più che volentieri

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Photogene – € 1,59 – La migliore applicazione di fotoritocco. Ci sono tutte le regolazioni classiche (colore, esposizione, contrasto, luminosità, ritaglio, rotazione, e chi più ne ha più ne metta) oltre ad una nutrita collezione di cornici e persino di fumetti da inserire all’interno delle immagini. Assolutamente da avere, un vero e proprio Photoshop in miniatura dentro il tuo iPhone!

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Fotokasten – Photofunia (entrambe gratuite) – Due applicazioni simili che consentono, con pochissima fatica, di effettuare simpatici fotomontaggi. D’effetto, anche se alla lunga possono stancare, ma i template sono tanti e vengono aggiornati spesso, e poi sono gratuite. Occhio che per funzionare hanno bisogno di una connessione internet attiva: in pratica le immagini vengono inviate ad un server, dove vengono elaborate e poi scaricate di nuovo. Il tutto funziona velocemente e senza intoppi.

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FX Photo Studio – € 0,79 – Molte meno regolazioni rispetto a Photogene, ma costa la metà ed ha un sacco di effetti preimpostati. Dopo aver selezionato o scattato la foto da elaborare, basta davvero il tocco di un dito per applicare l’effetto desiderato. Spesso i risultati sono sorprendenti! Va bene a chi vuole elaborare con facilità una foto senza perdersi tra tante regolazioni e infiniti comandi.

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Adobe Photoshop Express – gratis – E’ l’applicazione ufficiale di Adobe per l’iPhone e porta un nome veramente importante, quello di Photoshop! Naturalmente il paragone con il fratellone che gira sui PC e sui Mac è impietoso, però abbiamo tutte le regolazioni più importanti ed una serie (modesta) di effetti speciali. Questa applicazione è inferiore, sia pure di poco, a Photogene, però teniamo presente che non costa niente! Per cui è assolutamente da avere, inoltre sono sicuro che Adobe non cesserà di migliorarla sino a farla diventare la migliore.

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Hipstamatic – € 1,59 – Con questo programmino avete a disposizione una serie di macchine fotografiche economiche del passato, e di pellicole, per simularne il risultato tramite l’iPhone. Non solo: potete mischiare i singoli elementi per ottenere risultati in realtà impossibili, per esempio utilizzando l’ottica di una tal macchina, il flash di un’altra, e via discorrendo… Attenzione che per sbloccare alcune opzioni bisogna pagarle, quindi se volete Hipstamatic pienamente funzionale il costo d’acquisto è destinato a crescere. Tuttavia è un programma estremamente creativo che, a differenza degli altri, non serve a modificare fotografie già scattate, ma a scattarne di nuove.

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Polarize – gratis – Nostalgia della Polaroid e del look delle sue immagini a sviluppo istantaneo? Ecco la soluzione. Un programma semplice semplice, dal costo zero, che fa quel che dice. C’è anche un gruppo su Flickr per gli appassionati di questa applicazione.

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Color Splash – € 0,79 – Con questo programma potete ridurre una immagine in bianco e nero lasciando colorata solo una parte (per esempio un oggetto). E’ ben studiata e si riesce a fare il lavoretto con una certa facilità.

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Color Magic Deluxe – € 0,79 – Bella applicazione che trasforma ogni immagine in bianco e nero, sulla quale poi poter dipingere scegliendo colore, pennello, trasparenza, con infinite possibilità di regolazione. Molto creativa, è anche divertente. Per provarla si può scaricare una versione lite che ha funzionalità ridotte, ma non costa niente.

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Tiltshift generator – € 0,79 – Sapete cosa sono le ottiche decentrabili che si possono montare sulle reflex? Servono a correggere le distorsioni prospettiche nelle foto di architettura, per esempio; ma ad un livello puramente creativo si possono usare per ottenere immagini con i piani di fuoco totalmente falsati ed “impossibili”. Altro utilizzo è quello di far sembrare la ripresa di un panorama come se fosse la ripresa di un modellino in miniatura. Questo programma simula la presenza sul vostro iPhone di un’ottica decentrabile, oltre ad introdurre volutamente altri difetti tipo la vignettatura, ovvero l’oscuramento degli angoli. E’ uno dei programmi più creativi e le sue possibilità sono tutte da esplorare. Si trova anche in versione gratuita, privo di alcune feature.

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Picture Show – € 1,59 – Altro programma ben fatto, mix di template predefiniti e di regolazioni totalmente manuali. Offre molte possibilità creative ed inaspettate, da scoprire man mano che lo si usa.

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Symmetry – € 1,59 – Forse un po’ cara (anche se parliamo sempre di spicciolame!), questa applicazione assai semplice rende simmetriche le due metà di ogni immagine, facendo scorrere in verticale od in orizzontale il dito sullo schermo dell’iPhone. I risultati sono sorprendenti, soprattutto con i volti delle persone, provare per credere!

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Romantic Photo – € 1,59 – Una grande varietà di effetti “romantici” per trasformare una foto qualunque in un capolavoro pieno di suggestione! Non esageriamo… Ci sono un sacco di effetti predefiniti, all’occorrenza cumulabili tra loro, per dare un tocco di mistero e di fascino alle vostre immagini!

Per oggi basta così. Appena avrò tempo scriverò la recensione di altri tipi di programmi, per esempio quelli che io ho definito “grafici” ma che, spesso, sconfinano con quelli “fotografici”.

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