ANDROID E IL MISTERO DELLA MEMORIA PER LE APP CHE DIMINUISCE

Posted on 30 marzo 2014. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , , , , |

Premessa: questo articolo è solo parzialmente tecnico, nel senso che viene affrontato il problema senza entrare troppo nel dettaglio per eseguire le varie operazioni. Chi vuole fare il root del proprio dispositivo, per esempio, può fare una ricerca su Google e cercare le istruzioni specifiche per il proprio modello.

Android è un sistema operativo parzialmente libero e gratuito, il cui sviluppo è portato avanti da Google, che ha interesse alla sua diffusione per ampliare il proprio business costituito da servizi e pubblicità (GMail, il motore di ricerca, Maps, Google+, e via discorrendo). Poiché non costa praticamente nulla, è ovvio che molti produttori di smartphone lo scelgano come il sistema operativo principale oppure esclusivo dei propri prodotti: ecco perché domina il mercato con una quota di circa il 70%, seguito a distanza da iOS di Apple e, con quote ancora più modeste (ma sembrerebbe in rapida crescita), Windows Phone.

Android è anche facilmente personalizzabile, per cui non è detto che due dispositivi con questo sistema operativo a prima vista sembrino uguali. Possiamo infatti trovarci di fronte a personalizzazioni più o meno riuscite, come quelle adottate da Samsung o HTC, giusto per citare due nomi. Queste personalizzazioni aggiungono in certi casi un cospicuo numero di funzionalità rilasciate come app di sistema, quindi di norma non è possibile disinstallarle perché ritenute indispensabili al funzionamento del sistema operativo. Ciò non corrisponde sempre al vero: cosa potrà mai esserci di indispensabile in un widget di Yahoo sull’andamento della borsa, oppure in un giochino? Questo è il costo di Android, che si paga non in soldi ma in servizi e app obbligatorie. Nel caso di Samsung, per esempio, oltre ai software obbligatori di Google troviamo quelli obbligatori di Samsung: ne consegue un grande spreco di prezioso spazio. Per fortuna si può rimediare, ma bisogna ricorrere a una certa dose di smanettamento, il che se da una parte può fare la gioia di certi tipi di utenti, dall’altra può essere una vera e propria tortura per altri.

Premesso ciò, a un certo punto fatalmente accade che non si riesca più ad aggiornare le app (spazio libero di memoria insufficiente) né a installarne di nuove. Allora si ricorre a spostare quante più possibili app nella scheda SD, e per un po’ il giochino funziona; ma dopo un po’ di tempo siamo da capo. La memoria continua a riempirsi inesorabilmente, e l’utente (che vede giga e giga di spazio libero e che magari ha aggiunto anche una memoria esterna di svariate giga) non comprende come ciò possa accadere. Si comincia perciò a disinstallare le app ritenute meno utili, o che si usano di meno. Niente da fare: lo spazio in memoria, stando ai messaggi, si è ridotto ancora di più, il dispositivo è lento, il sistema operativo gira pesante, i comandi vengono eseguiti dopo secondi di attesa…

E’ veramente incredibile che un sistema popolare come Android presenti problemi di questo tipo. Prima di spiegare ciò che accade, debbo fare una premessa.

Android divide in due la memoria: in una partizione, che normalmente è di due giga o meno, vengono installate le app; nello spazio restante viene gestita l’archiviazione dei contenuti (per esempio le foto o i video personali). La prima è chiamata memoria di sistema (da non confondersi ovviamente con la RAM), la seconda viene di solito nominata SD Card, da non confondersi con la eventuale scheda esterna che potremmo aver installato e che, nell’eventualità, si chiamerà External SD Card. La mia esperienza diretta è limitata a un paio di dispositivi Android, per cui non posso giurare che la terminologia usata sia sempre la stessa, ma penso di sì (più o meno).

Tornando al nostro problema, è ovvio che qualcosa va a erodere la memoria interna di sistema togliendo spazio ai nostri programmi, qualcosa di invisibile che cresce in modo smisurato… e in effetti è proprio ciò che accade. Andando alla ricerca di informazioni sui vari forum, ho finalmente compreso da cosa derivi questo assurdo meccanismo che limita la funzionalità di alcuni smartphone, di sicuro i Samsung, che sono gli Android più diffusi, ma forse anche di altri, se non di tutti.

Android scrive di continuo dei file di log, ovvero dei file in cui viene tenuta traccia minuziosa di alcuni eventi, in una cartella di sistema che si trova nella directory /data, dal nome log: /data/log. Questa cartella si riempie nel tempo di migliaia di file finendo con l’occupare anche più di un giga di memoria, cioè più della metà dello spazio riservato alle app. La buona notizia è che basta cancellarne il contenuto per far tornare il ns amato telefono al primigenio splendore; la brutta notizia e che la cartella, così come tutta la partizione, non è visualizzabile se non si hanno i diritti di root che sono un po’ come i diritti di amministratore di un PC Windows o Mac, o i medesimi diritti di root di un sistema Linux. Però mentre nel caso di un pc siamo noi stessi i padroni della situazione, nel senso che possiamo acquisire tali diritti a nostro piacimento, nel caso di un telefono i diritti di root sono inaccessibili per l’utente, che pertanto si trova nell’assurda situazione di vedere deperire giorno dopo giorno il proprio terminale senza poter far nulla.

A questo punto, anche se è una vera e propria rottura di scatole (personalmente di uno smartphone mi piace la sua utilità, non mi va di smanettarci su, ma tant’è), bisogna fare qualcosa e questo qualcosa consiste nell’acquisire questi benedetti o maledetti diritti di root ovvero, come si legge in giro, procedere a rootare il telefono.

L’operazione in sé è piuttosto semplice, solo la preparazione è un po’ lunga. Infatti non solo i telefoni Android sono diversi tra loro, ma anche quelli identici possono avere (e spesso  hanno) installata una versione differente del sistema operativo. Bisogna quindi, per prima cosa, prendere nota del proprio modello, della versione e della build di Android presente nel nostro terminale, andare alla ricerca delle istruzioni per fare il rootaggio, fare mente locale che si perdono a quanto sembra gli aggiornamenti automatici del sistema operativo (non delle app!) e che si invalida la garanzia (ma si può sempre tentare di tornare indietro) e, dulcis in fundo, che se qualcosa va storto il nostro amato compagno di tasca potrebbe cessare di funzionare, con conseguente panico e affannosa ricerca di una soluzione.

Nel mio caso (Samsung Note 1) è stato sufficiente trovare il file giusto, scaricarlo da internet, copiarlo nella SD CARD ESTERNA, riavviare il telefono in modalità recovery tenendo premuti contemporaneamente il tasto ON, il tasto HOME e VOLUME SU, selezionare dall’apposito menù che appare la voce per applicare l’upgrade del software dalla memoria esterna, indicare il nome del file… e dopo pochi istanti avevo bello e rootato il mio dispositivo.

A questo punto si può fare veramente di tutto!

su

Come prima cosa è bene andare a controllare se tra le app si è installato un programma che si potrà chiamare Superuser, SusperSU o qualcosa del genere. Nel mio caso si è installato automaticamente; in caso contrario bisognerà scaricarlo dal Play Store. Sarà il nostro gestore dei diritti di root!

Poi dovremo scaricare un gestore dei file capace di andare a sfogliare anche la directory di sistema. Molti consigliano ES FILE EXPLORER, gratuito, che ha funzionato bene finché non c’è stato un aggiornamento del Superuser, dopodiché non è stato più capace di acquisire i diritti di root per cui l’ho sostituito, allo spaventoso prezzo di 3,59 €, con ROOT EXPLORER. Questa app, così come tutte quelle capaci di funzionare con i diritti di root, al primo avvio attiverà il nostro gestore di diritti che ci chiederà se acconsentire, se acconsentire solo per una volta, ecc… Acconsentiamo per sempre e proviamo il brivido di sfogliare la directory di root. Attenzione, l’immane potenza acquisita rootando il nostro dispositivo ci consente di fare qualsiasi danno, anche irreparabile. Ma stiamo tranquilli: andiamo alla famigerata cartella data/log e cancelliamo tutto il cancellabile! Qualcuno consiglia addirittura di cancellare tutta la cartella log (male che vada, verrà ricreata). Fatto! Avremo liberato una quantità di spazio inimmaginabile e il nostro amichetto tornerà agile e veloce! Non più odiosi messaggi di memoria esaurita! Almeno, finché il sistema non la riempirà di nuovo: ma ormai per noi, con il telefono rootato, sarà un gioco da ragazzi liberarla.

A questo punto, incontentabili come siamo, possiamo anche procedere alla libidine di cancellare quelle odiose applicazioni di sistema che prima erano disinstallabili: per farlo, io ho scaricato un’app gratuita dal nome autoesplicativo ROOTAPPDELETE e ho eliminato un sacco di roba per me inutile. Vale anche qui la raccomandazione di stare attenti e di non cancellare cose indispensabili: per fortuna il programma in questione ci dà utili suggerimenti.

Infine ho installato un app dal nome SD MAID che, grazie ai diritti di root, consente di fare pulizia in modo pressoché automatico.

Infine segnalo che, pur senza acquisire i diritti di root, un risultato lo si può ottenere semplicemente digitando sul tastierino numerico *#9900#. Ma attenzione: non so se funziona solo sui Samsung. Apparirà una serie di opzioni in una schermata dal titolo SysDump, con il nostro ditino dovremo tappare la voce Delete dumpstate/logcat. Poi tappare su Esci. Certo che avere i diritti di root è tutta un’altra cosa, ma per chi non avesse voglia di sbattersi tanto…

Per concludere, trovo assurdo che un SO così diffuso e popolare, come Android, non provveda in modo automatico e trasparente alla cancellazione di semplici file di log che, proliferando incontrollati, finiscono col rendere di fatto inutilizzabile un terminale anche sofisticato e costoso.

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A PROPOSITO DEI BENCHMARK E DI SAMSUNG

Posted on 11 ottobre 2013. Filed under: informatica | Tag:, , , , , |

Alcuni hanno gridato allo scandalo perché secondo loro il processore montato sui Galaxy, in combutta con il sistema operativo, accelererebbe al massimo le proprie prestazioni quando sottoposto a stress da questo o quel benchmark. (Per chi  non sapesse di cosa stiamo parlando, si tratta di software che misurano le prestazioni di un sistema simulando gravosi carichi di lavoro). L’accusa più o meno sarebbe che Samsung doperebbe i risultati facendo registrare ai suddetti software indici prestazionali elevati, ma che l’utente finale nell’utilizzo comune non sarebbe effettivamente in grado di rilevare.

Insomma, Samsung barerebbe.

Non sono d’accordo.

Sarebbe come se un insegnante dicesse a un alunno: “Hai capito che ti avrei interrogato, quindi hai studiato. Mascalzone, hai barato!”

Oppure come se un collaudatore dicesse: “L’ultimo dodici cilindri Ferrari bara. Al banco sviluppa quasi mille cavalli, ma nessun pilota potrebbe mai sfruttarli tutti.”

Insomma, si accusa un produttore (Samsung) di essersi attrezzato al meglio in modo da dare il meglio di sé proprio quando un software lo mette alla prova. Cosa c’è di male? E cosa c’è di più normale?

Certe querelle proprio non le capisco. Vuoi vedere quanto vado veloce al massimo delle mie capacità? E io te lo mostro!

Cosa c’è di sbagliato?

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PERCHE’ MICROSOFT SI COMPRA NOKIA?

Posted on 3 settembre 2013. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , , , , , , , , |

Dunque, la notizia “bomba” di oggi è che Microsoft si comprerà Nokia, non tutta la società ma solo la parte relativa ai telefoni cellulari. Subito si sono scatenati i sospetti sul ruolo che può aver avuto il CEO di Nokia Stephen Elop, ex dirigente Microsoft e (si dice) futuro successore di Ballmer alla Microsoft. Detto in altri termini: avrà fatto apposta a mettere in crisi Nokia per consentire a Microsoft di farne un boccone solo alla “modica” cifra di 5,44 miliardi di dollari? Da commenti letti in rete sembrerebbe infatti un affarone per Microsoft, basti penare che l’acquisizione di Skype era stata più onerosa. La verità secondo me è che gli azionisti Nokia non ne potevano più della divisione smartphone in perdita, né erano convinti della partnership strategica con Microsoft e il sistema operativo Windows Phone. Allora la casa di Redmond ha detto: va bene, smettetela di frignare, compro tutto io e faccio tutto da me!

A ben vedere Microsoft sta cercando di fare ciò che ha fatto Apple e ciò che sta facendo Google (che ha acquisito Motorola): vendere l’hardware, cioè i telefoni, con installato il proprio sistema operativo (che nel caso di Android-Google però è gratuito senza licenza) e creare così un ecosistema per vendere non più solo software ma anche hardware, musica, libri, film… tutto in formato digitale e possibilmente proprietario così da imprigionare l’utente il più possibile e costringerlo a spendere i propri soldi nel proprio ecosistema.

Nel caso di Apple (vedasi l’iPhone e le sue insopportabili limitazioni) il giochetto ha funzionato piuttosto bene, però si sa che per alcuni la mela morsicata non è un marchio, ma una fede cui credere ciecamente: il Mac è il miglior pc, l’iPad il miglior tablet, l’iPhone il miglior telefono, eccetera. Ma la Microsoft non è Apple. Le due aziende non potrebbero essere più diverse: Microsoft ha fatto i soldi vendendo software, Apple ha in realtà sempre venduto hardware. Microsoft non è una sorta di religione, non ha fanatici al seguito. A rompere un pochino le uova nel paniere ad Apple è Google, non Microsoft. Google ha un’idea chiarissima di cos’è e di dove vuole arrivare, Android gli serve per poterci installare le sue applicazioni chiave (GMail, GDrive, le mappe, il link al motore di ricerca, eccetera…) ed è per questo che viene concesso in licenza gratuita a chiunque ne faccia richiesta: più è ampia la base di installato, più Google ed il suo ecosistema net-centrico diventa importante ed efficace.

E Microsoft? Non mi sembra che abbia le idee altrettanto chiare quanto i suoi competitors. Cosa vuole fare (e diventare) la regina del desktop? E’ evidente che Microsoft teme la crisi del PC tradizionale e che sta cercando di espandersi in tutte le direzioni indicate dal mercato: la gente usa gli smartphone? E noi gliene diamo uno. Vuole i tablet? E noi gli diamo il tablet. E via discorrendo… Il tutto sa un po’ di rincorsa affannosa. Surface è stato un fallimento, Windows RT pure. Ma chi lo vuole un tablet con la versione monca e fin qui inutile di Windows 8? E perché tutta questa spasmodica attenzione all’interfaccia touch con Windows 8 che è e rimane un OS prevalentemente desktop mentre tutti sanno che allungare un braccio verso lo schermo di un desktop non è propriamente il modo migliore di interagire?

Secondo me Microsoft dovrebbe abbandonare Windows Phone e Windows RT e fare semplicemente… Windows. Un solo nome, un solo marchio, un sistema operativo unico che si installa intelligentemente su tutto l’hardware. Windows è stato sempre così, tradizionalmente è il suo punto di forza. Su un PC desktop non servono le “mattonelle”, su un tablet e uno smartphone potrebbero rivelarsi utili. La routine di installazione dovrebbe ottimizzarsi automaticamente secondo l’hardware.

Microsoft è sinonimo di software ma le ultime scelte progettuali e concettuali denotano una crisi di identità notevole. Siamo sicuri che mettersi a fabbricare telefoni sia la scelta giusta?

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ANDROID: GLI ADD-ONS DI DOLPHIN

Posted on 14 ottobre 2012. Filed under: informatica, internet, smartphone | Tag:, , , , , |

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Ho già avuto modo di parlare di Dolphin, ovvero di quello che, secondo me, è il miglior browser esistente per Android. Se, a browser aperto, facciamo scorrere l’interfaccia verso sinistra, faremo apparire a destra lo spazio riservato agli add-ons, vale a dire a programmi aggiuntivi che ampliano le possibilità del nostro piccolo grande browser. Attenzione: se stiamo visualizzando una pagina web più grande dello schermo del nostro dispositivo mobile, il movimento verso sinistra col dito dovrà partire dal margine destro dello schermo, altrimenti  partendo dal centro muoveremo la pagina senza far apparire lo spazio con l’elenco degli add-ons. Con un tap su + andiamo su una pagina da cui poter scaricare tutti quelli che vogliamo! Ecco quelli che uso io e che quindi mi sento di poter suggerire.

Text Sizer: per ingrandire o diminuire al volo la dimensione del testo.

 

 

Web to PDF: servono spiegazioni? Trasformiamo la pagina visualizzata in un PDF!

 

 

Save to Pocket: per salvare il contenuto visualizzato su Pocket, un servizio cloud che utilizzo e che serve a leggere le pagine anche offline. Ovviamente è necessario avere un account (gratuito).

 

Idem come sopra, ma per DropBox.

 

 

Idem come sopra, ma per Evernote.

 

 

Idem come sopra, ma per Box.

 

 

Screen cut, per ritagliare una parte di una pagina web.

 

 

Dolphin Reader: per leggere il testo più comodamente. Settabile in tre diverse modalità.

 

 

Desktop Toggles: in una parola, bellissimo. Con un solo tap potete far credere al server cui siete collegati che non state utilizzando un dispositivo mobile, ma un desktop. Va benissimo soprattutto per i dispositivi dotati di schermo grande (ovvio) e utilissimo per quei siti gratuiti su desktop, a pagamento su mobile…

 

Dolphin Jetpack

Jetpack: questo add-on non figurerà nello spazio visivo di cui stiamo parlando, ma dovrà essere attivato o disattivato tramite la voce Settings del menù More. Che cos’è? Semplice, mettiamo i razzi a Dolphin e velocizziamo al massimo la navigazione. Funziona!

 

 

Tutti gli add-ons disponibili li trovate qui.

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IL PORTATILE PROSSIMO VENTURO: L’IBRIDO

Posted on 18 settembre 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , |

Smartphone a parte, che fanno categoria a sé avendo occupato lo spazio che un tempo era proprio delle agendine elettroniche e dei cellulari, il mobile computing vede attualmente presenti, sulla scena, una pluralità di protagonisti: tablet, netbook, laptop, ultrabook.
TABLET: sono la moda del momento. Leggeri, potenti a sufficienza per la multimedialità, sono il massimo della comodità per navigare su internet. L’autonomia tra una ricarica e l’altra è generalmente notevole. Vanno bene anche per scrivere piccoli appunti di testo. Non vanno bene per scrivere testi lunghi: in questo caso si avverte la mancanza di una tastiera. Questa categoria è attualmente dominata dall’iPad di Apple, ma stanno per irrompere sul mercato molti concorrenti con a bordo Windows 8. Tra di essi il Surface di Microsoft, con un interessante copri schermo che incorpora anche una tastiera. Esistono anche alternative economiche con Android, ma hanno una penetrazione di mercato assai inferiore, fatta eccezione per il Kindle di Amazon. Un difetto dei tablet è la scarsa quantità di memoria a bordo, cui si dovrebbe supplire grazie ai numerosi servizi cloud esistenti. Per esempio, un tablet dotato di un bello schermo sarebbe l’ideale per vedere foto… Ma quante foto in alta risoluzione entrano in 16 giga? Anche con 32 o 64, se togliamo lo spazio occupato dalle app e dai file personali, dai video dagli mp3 eccetera, non è che le cose migliorino molto, almeno per chi (e siamo sempre di più) digitalizza buona parte della propria vita. Ok il cloud, ma se siamo senza connessione o in presenza di una connessione lenta…
NETBOOK: piccoli, poco potenti, lenti. Hanno avuto il loro momento di gloria ma sono a rischio di estinzione.
LAPTOP (detti anche NOTEBOOK): belli, potenti, capaci, efficienti. Il loro grosso difetto è l’autonomia, ben lontana da una giornata lavorativa e di solito ridotta ad un paio d’ore.
ULTRABOOK: il primo è stato il MacBook Air di Apple. Leggerissimi, potenti, con disco Ssd, hanno autonomia migliore rispetto ai laptop. Il difetto principale è il costo, che sale in modo vertiginoso non appena cresce la capienza del disco Ssd.
E il futuro? Tutto lascia prevedere che ci troveremo di fronte a dispositivi dotati delle seguenti caratteristiche: processori potenti, chassis sottili e leggeri, almeno 4 GB di RAM, disco Ssd o misto Ssd/magnetico, tastiera ed in più schermo touch. Sistema operativo avviabile in un batter d’occhi dall’accensione e la possibilità di essere usato sia come laptop sia come tablet. Autonomia operativa lontano dalla presa della corrente almeno 8 ore. Connettività internet estesa tramite wifi e scheda SIM.
Tra qualche mese sugli scaffali dei negozi!

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CAUSA CONTRO SAMSUNG: AUTOGOL DI APPLE?

Posted on 3 settembre 2012. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , |

La causa stravinta da Apple contro Samsung potrebbe rivelarsi un clamoroso autogol per la casa della mela morsicata. Anche se la sentenza non è definitiva, anche se un’analoga vertenza in Giappone ha dato esito del tutto diverso, Apple sta chiedendo alle autorità americane di proibire a Samsung di commercializzare sul mercato USA una decina di prodotti di grande successo. Queste difficoltà, legate all’adozione della piattaforma Android, potrebbero spingere la casa coreana verso una piattaforma alternativa, precisamente Windows Phone 8.
Prossimamente infatti dovrebbe essere presentato uno smartphone Samsung con questo sistema operativo.
Intanto stiamo aspettando di vedere, tra pochissimi giorni, i nuovi dispositivi Nokia.
Insomma, così come è stato per Nokia, anche Samsung potrebbe optare per un sistema operativo al riparo dalle iniziative legali di Apple ed altrettanto potrebbero fare altri produttori, che temono di vedersi citati in giudizio a loro volta da Apple.
Pertanto la vittoriosa (in USA ) sentenza ottenuta da Apple potrebbe essere un’ottima occasione per Winows Phone, che potrebbe finalmente acquisire importanti quote di mercato, per la gioia di Microsoft. Sappiamo tutti come, in ambito desktop, Microsoft abbia una penetrazione enormemente superiore ad Apple e credo che quest’ultima farebbe bene a temere la capacità del colosso del software di imporsi.
Per quanto riguarda Android, che comunque continuerà ad essere il sistema operativo di riferimento per tanti produttori (per il momento, Samsung inclusa), è probabile che Google ed Apple trovino un accordo che però, per il momento, non è all’orizzonte.

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SAMSUNG GALAXY CAMERA: ANCORA UN PASSO AVANTI VERSO L’INTEGRAZIONE TRA FOTOCAMERA E SMARTPHONE

Posted on 29 agosto 2012. Filed under: fotografia, informatica, smartphone | Tag:, , , , , |

Non ho fatto in tempo a commentare la nuova Nikon Coolpix S800c, sottolineando che a mio avviso era un peccato non avesse la connessione 3G, che Samsung (una delle case più innovative del momento, checché ne dicano i giudici USA) tira fuori dal cilindro questa Galaxy Camera. Non può telefonare, a meno di installare Skype o altri software VoiP simili come Viber (ma il microfono c’è?), però è dotata anche di connessione dati tramite rete 3G e, ove disponibile, persino 4G. Anche in questo caso il sistema operativo è Android nell’ultima versione Jelly Bean.

Si tratta, praticamente, di un Galaxy S3 unito ad una fotocamera con zoom 23-483 mm (equivalenti 35 mm). La maggiore potenza elaborativa, la connettività 3G ed in generale l’hardware superiore, la rendono a mio avviso di gran lunga preferibile alla Nikon, sempre che non si abbiano esigenze fotografiche di particolare qualità.

La vedo perfetta per chi vuole una compatta, dotata di un versatile zoom ottico stabilizzato, avente la possibilità di effettuare l’upload immediato delle immagini verso i social network preferiti ed un backup in tempo reale grazie ad un servizio cloud di storage predisposto dalla stessa Samsung.

Strano a dirsi, lo schermo non è un superamoled come quello del Galaxy S3, ma è un LCD.

La denominazione Galaxy avvicina idealmente questa fotocamera più agli smartphone che non alle macchine fotografiche vere e proprie, anche se come abbiamo visto siamo in presenza, in realtà, di una macchina fotografica a tutti gli effetti (seppur iperconnessa).

Altro vantaggio enorme (almeno a livello molto dilettantesco) di una simile fotocamera, è quello di poter installare le numerosissime app esistenti per l’elaborazione di immagini e, perché no, di personalizzazione ed ampiamento software della macchina stessa.

Leggendo qua e là, ci sono perplessità per la mancanza di un vero flash e circa la durata della batteria. (UPDATE: in realtà il flash c’è!).

Ora aspettiamo la prossima mossa: la possibilità di telefonare. Quando verrà incorporata anche questa caratteristica, la bizzarra ed un tempo imprevedibile unione tra telefono e macchina fotografica sarà completata.

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APPLE VS. SAMSUNG: L’AUTO CON LE RUOTE QUADRATE

Posted on 27 agosto 2012. Filed under: economia, informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , |

La sentenza della causa Apple vs Samsung, che ha condannato la casa coreana a pagare un miliardo di dollari di risarcimento per violazione di brevetti detenuti dalla “mela”, si presta ad alcune considerazioni.
La prima: com’è veloce la giustizia americana. Una causa di simile complessità, in Italia, sarebbe durata almeno una decina di anni. Il giudice USA è arrivato a minacciare pesanti sanzioni ai due contendenti se non avessero ridotto la documentazione da esaminare (ritenuta ridondante) ed il numero di testimoni (ritenuti eccessivi). Per noi italiani, roba da fantascienza.
La seconda: ormai in USA si brevetta di tutto e di più. Si accettano, secondo me, brevetti con troppa facilità su aspetti marginali e secondari, tipo una “gesture” (ovvero un movimento con una o più dita sullo schermo sensibile al tocco) oppure il meccanismo software di sblocco dello schermo.
La terza: che succede ora? Quali saranno le conseguenze per i consumatori ed il mercato? Premesso che Samsung ricorrerà in appello, per cui l’attuale sentenza potrebbe essere riformata in un senso o nell’altro, anche in peggio (o in meglio, dipende dai punti di vista), sicuramente non vedo vantaggi tali da promuovere o favorire l’innovazione. Anzi, tutto il contrario. Lo scopo più o meno dichiarato di Apple è quello di avere una sorta di monopolio nel settore degli smartphone ed una simile sentenza, che ha ritenuto validi i brevetti, la incoraggerà a promuovere altre cause nei confronti di altri soggetti. Credo, insomma, che Samsung sia solo l’inizio e che il vero obiettivo sia Android, inteso come sistema. Obiettivo difficile, perché Android, sviluppato da un colosso come Google, è praticamente gratuito.
Mi chiedo, per esempio, cosa sarebbe successo se il primo fabbricante di autovetture (forse Ford?) avesse potuto brevettare la forma rotonda delle ruote, quella cilindrica dei cilindri, la “gesture” di ruotare il volante per sterzare, eccetera eccetera. Penso che l’Industria automobilistica non si sarebbe sviluppata come invece è avvenuto. Nessuno è stato costretto a realizzare una (improbabile) auto con le ruote quadrate e pulsanti o leve al posto del volante.
Cosa succederà ora? Staremo a vedere. Certo Samsung, che non è un’aziendina da quattro soldi ma un colosso, poteva anche prestare un po’ più di attenzione. Insomma, se vuoi operare in un paese devi rispettarne le leggi e se gli USA permettono di brevettare anche il modo di scaccolarsi il naso, ne devi tenere conto, ti piaccia o non ti piaccia.

UPDATE: interessanti considerazioni possono essere lette in questo articolo.

Update del 3/09/2012: una analoga causa in Giappone è stata invece vinta da Samsung contro Apple. A dimostrazione di come sia incerta la questione brevetti.

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NIKON S800C: IL ROBOTTINO (ANDROID) NELLA FOTOCAMERA

Posted on 24 agosto 2012. Filed under: fotografia, informatica | Tag:, , |

Nikon ha presentato la S800c, una fotocamera compatta superzoom (25-250 mm equivalenti) dotata di sistema operativo Android. Non è un’idea originale in assoluto, visto e considerato che è da un po’ di tempo che tra gli appassionati si ipotizzava l’arrivo di una macchina del genere e c’era solo da attendere la prima mossa da parte di qualche costruttore; però è comunque un evento importante che va nella direzione della sempre più stringente convergenza tra telefonia mobile e fotografia, almeno quella senza pretese e dilettantesca. Finora la convergenza era stata, per così dire, monodirezionale: erano stati gli smartphone a montare ottiche sempre più performanti, sensori con sempre più megapixel, possibilità di installare applicazioni (oh, scusate: apps!) dedicate alla facile elaborazione delle immagini. Ora invece è un apparecchio fotografico a mutuare alcune delle caratteristiche di uno smartphone: connettività wifi, sistema operativo Android, possibilità di installare apps. Quando un attrezzo del genere potrà anche telefonare, la convergenza sarà completa.

Cosa manca a questa Nikon? Ecco, su due piedi direi la capacità di connessione dati 3G (per intenderci, tramite SIM) in modo da non essere dipendente dalla presenza di un hotspot wifi.

Le prossime mosse? Sono sicuro che vedremo numerose altre fotocamere simili, in massima parte con sistema operativo Android perché, come è noto, è open source e non costa praticamente niente, oltre ad avere il supporto di un colosso come Google. Subito dopo (ci scommetterei) arriverà una fotocamera marchiata Apple con iOS. E poi…

Un’anteprima della Nikon S800c può essere vista qui (in inglese).

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BOOM DEL CLOUD: CON LA TESTA TRA LE NUVOLE

Posted on 26 aprile 2012. Filed under: informatica | Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , |

Un tempo con la testa tra le nuvole significava essere sbadati, poco concreti, portati a fantasticare, distratti. Adesso invece, in informatica, avere i dati sulle nuvole significa esattamente l’opposto: avere a disposizione i propri file sempre,  in qualunque momento, indipendentemente dal dispositivo con cui ci si connette in internet.
Aumentano quindi di giorno in giorno i fornitori di servizi cloud (che in inglese significa appunto nuvola) e se si pensa che ognuno di essi offre gratis alcuni giga di spazio, ecco che usandone più di uno contemporaneamente potremo usufruire della nostra nuvola personale senza spendere un euro (certo, andremo incontro ad una frammentazione dei nostri file, alcuni da una parte ed altri dall’altra, ma basterà un po’ di organizzazione: per esempio tutti i file di testo in una nuvola, i fogli Excel in un’altra, le immagini in un’altra ancora, e così via).
L’ultimo arrivato è Google Drive di cui si vociferava da tempo e che ora è diventato realtà. Offre 5 GB gratuiti, la sincronizzazione dei file tra tutti i nostri dispositivi e la possibilità nativa di aprire alcuni tipi di documenti senza doverli scaricare. Al momento in cui scrivo non ho ancora potuto testare la proposta di Google perché non mi è ancora consentito l’accesso. Infatti il mio dispositivo Android ha scaricato automaticamente l’app da Google Market, ma non è stato possibile fare la stessa cosa dal PC o dal Mac. Un aspetto positivo consiste nel fatto che, a quanto pare, Google Drive (che sostituisce di sana pianta Google Documents) avrà un’app dedicata per Mac, per Windows, per Linux e per iPhone (di Android vi ho già detto). E Windows Phone? Non so.

Comunque le alternative non mancano: i sistemi più famosi sono Dropbox (2 GB gratis), Fiabee, Box… e come dimenticare Windows Skydrive di Microsoft che offre gratis ben 25 GB di spazio (ultimamente ridotti a 7 per i nuovi utenti)? Skydrive però è solo un servizio basato sul web che non sincronizza automaticamente i contenuti. Per fare ciò Microsoft ha Live Mesh, 5GB, disponibile sia per Windows sia per Mac (niente Linux e dispositivi mobili!). La versione Mac però, debbo dire, dopo gli ultimi aggiornamenti del sistema operativo non funziona più. (AGGIORNAMENTO: adesso anche Skydrive ha un’app per Windows, Mac, iPhone/iPad, Windows Phone. Sembrerebbe niente Android e, ovviamente, niente Linux).

Leggermente differente è Evernote, che come dice il nome consente di salvare appunti per ritrovarseli belli e pronti sullo smartphone, sul Mac, sui PC, sull’iPhone, e persino su Linux grazie ad un programma open source compatibile.

Infine, senza avere la pretesa di essere esaustivo, vorrei citare Live Drive, un servizio sulla carta molto interessante che però ho abbandonato perché ha un bug nel salvataggio delle immagini in formato jpg, che non è mai stato risolto.

Salvare i propri documenti nelle nuvole ha indubbi vantaggi, ma anche svantaggi: senza connessione internet la nuvola è irraggiungibile ed anche la privacy potrebbe risentirne. In altre parole, bisogna avere fiducia nel gestore della nuvola.

Per concludere, ecco alcuni link:

Google Drive

Fiabee

Dropbox

Box

Livedrive

Skydrive

Live Mesh  (fa parte della suite gratuita Live Essential di Microsoft)

Evernote

NixNote (Evernote per Linux)

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