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IL GIRO DI CAMPO DI DEL PIERO

Posted on 14 maggio 2012. Filed under: calcio, sport | Tag:, , , , , , , , , |

È facile celebrare Alessandro Del Piero. Meno facile è spiegare ai non juventini cosa rappresenti questo calciatore, ne sono testimonianza i commenti stupiti dei telecronisti alle immagini di tifosi in lacrime allo Juventus Stadium in occasione della partita contro l’Atalanta, ultima di campionato.
Del Piero è una bandiera, questo lo sanno tutti. Ed oggi come oggi le bandiere sono merce rara. Basterebbe questo a spiegare tante cose.
Del Piero ha seguito (insieme ad altri campioni del suo calibro) la Juventus in serie B a causa del pasticcio calciopoli: non ha tradito la maglia, i tifosi. E quando, l’anno scorso, era in trattativa con la società per il rinnovo del contratto, rinnovo che tardava ad arrivare, proprio quando sulla stampa cominciavano a dipingerlo come uno che non firmava perché, a 37 anni, pretendeva troppi soldi, annunciò pubblicamente che avrebbe firmato in bianco qualsiasi contratto gli sarebbe stato sottoposto. Ditemi voi come può, un tifoso, non amare uno così.
Ma anche a non essere tifosi, Del Piero è sinonimo di classe, eleganza, intelligenza, professionalità, lealtà, educazione e compostezza. Quelli come lui nascono ogni tanto ma poi buttano via lo stampo, come si suol dire.
Alex Del Piero tanto ha dato alla Juventus ma tanto ha ricevuto, anche. In ciò non c’è niente di male e non è certo il caso di abbandonarsi a facili moralismi. Piuttosto, sono convinto che Alex sia uno di quelli che ha sempre pagato le tasse fino in fondo, perché è una persona seria.
Tutto questo pensavo mentre ieri sera, in tv, l’ho visto fare il giro di campo durante la partita, evento che ha oscurato ciò che stava accadendo sul terreno di gioco: gli occhi dei presenti, e gli obiettivi delle telecamere, erano tutti per lui. In quel giro di campo, nel giro di campo di Del Piero, nel giorno della festa scudetto, c’è stata una perfetta sintesi di gioia e tristezza, felicità e malinconia, un’atmosfera magica a volte raggiunta solo dai grandi del nostro cinema. Ma ieri sera non eravamo di fronte a un film.
Probabilmente in futuro lo vedremo all’estero, con un’altra maglia, ma lui resterà comunque, ora e sempre, il nostro capitano.
Grazie Alex.

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LA BRUTTA (bella) FAVOLA

Posted on 5 aprile 2011. Filed under: sport | Tag:, , , , |

C’era il Principe, c’era anche la Ranocchia… ma la favola è stata scritta in tedesco!

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JUVENTUS: LA PARTITA INFINITA

Posted on 14 marzo 2011. Filed under: sport | Tag:, , , , , , , |

La Juventus sta giocando un sacco di partite, parallele.

Una è contro gli assiomi ed i postulati di calciopoli, e si gioca a Napoli (in tribunale).  Proprio ora, mentre scrivo, sto ascoltando le insinuazioni e le recriminazioni del Parma, che ha appena giocato contro il Napoli: che sia ancora colpa di Moggi, e della sua “cupola”? Un grande nemico è la prescrizione, che incombe. C’è il serio rischio che un domani il tifoso juventino possa sentirsi dire che Moggi è stato graziato dalla prescrizione. Invece, oggi come oggi, la prescrizione metterebbe fine ad un’ipotesi di giustizia. I tifosi bianconeri temono la prescrizione peggio della peste bubbonica! Solo la conclusione del processo potrà sancire la definitiva trasformazione verso farsopoli.

La seconda partita (strettamente collegata alla prima) è contro il Palazzo, la Federcalcio. La federazione calcistica è in evidente imbarazzo dopo la pubblicazione delle intercettazioni (che dovevano rimanere nascoste, ritengo, a vantaggio di chi è evidente) di Facchetti ed altri con il designatore arbitrale e non solo, anche con gli arbitri delle partite. Dialoghi assolutamente imbarazzanti, censurati dalla Gazzetta (che figura, errori compresi, tra i capi di accusa) che dovrebbero comportare penalizzazioni ad altre squadre pari, se non superiori, a quelle comminate alla Juventus. Che intatto aspetta da quasi un anno la risposta al proprio ricorso per la restituzione di uno dei due scudetti indossati da altri.

La terza partita è contro se stessa. Essere la Juve non è facile, la maglia pesa sulle spalle di giocatori, tecnici e dirigenti. La Juve deve vincere, l’attuale scarsezza tecnica (e di risultati) deve vedersela con un passato nobile, ricco e glorioso, calciopoli o non calciopoli.

Oggi si è aperto un nuovo fronte: la Juventus ha dichiarato guerra a Tuttosport. Il comunicato lo si può leggere sul sito ufficiale della Società ed è stato ripreso, per esempio, dal sito TuttoJuve. In sostanza Tuttosport viene accusato di diffondere notizie (sul futuro allenatore: otto nomi diversi in sette giorni) del tutto destituite di ogni fondamento; la testata giornalistica, che tenterebbe di qualificarsi come quotidiano sportivo di riferimento per il tifoso juventino, in realtà non farebbe altro che sparare cazzate (il termine è mio, la Juve è molto più diplomatica), squalificando il lavoro di giocatori, tecnici e dirigenti, pur in un momento in cui i risultati sportivi non sono quelli sperati. Ora, secondo me, la notizia interessante non è nel fatto che la Juve dica che quelle di Tuttosport sono bufale: qualsiasi lettore, mi perdoni il quotidiano torinese, lo sa già e non crede più di tanto a certe notizie fantacalcistiche (il discorso vale anche per le altre testate sportive). La vera notizia è un’altra: che la Società Juventus abbia sentito il bisogno di fare un comunicato ufficiale per ribadire questo concetto. Sdraiamo a questo punto la Juve sul lettino dello psicanalista e cerchiamo di approfondire questo argomento.

Una Juventus vincente non avrebbe sentito la necessità di stilare un siffatto comunicato. Sticazzi, avrebbero pensato. Chissenefrega di quello che dice Tuttosport; anzi, meglio: che la concorrenza pensi pure che inseguiamo questo o quello, noi abbiamo le idee chiare ed andiamo per la nostra strada, alla fine regaleremo ai nostri tifosi l’acquisto di almeno un grande campione.

Una Juve in forte crisi come quella attuale, invece, è normale che veda nemici dappertutto, persino in un giornale innocuo come Tuttosport. Ma, mi si consenta il dubbio, non tanto perché viene squalificato il lavoro di giocatori, tecnici e dirigenti (a parlare chiaro sono i risultati), quanto perché si possono creare illusioni nei tifosi. Alla Juve, anche alla Juve ridimensionata di oggi, vengono accostati grandi nomi che, puntualmente, non arrivano. Non avrà inteso trasmettere, la Società bianconera, questo messaggio? Del tipo: non date retta ai sogni, non fantasticate ad occhi aperti, al massimo potranno arrivare buoni giocatori, non fuoriclasse. Al massimo potremo aspirare a qualche piazzamento, mai alla vittoria. Non date retta a Tuttosport: vi illude.

Questa ultima partita rischia di diventare infinita. Da una crisi tecnico-tattica come quella attuale, si può uscire solo in un modo: mettendo mani al portafoglio per acquistare grandi campioni. Si dovrebbe partire da un allenatore bravo, di esperienza, carismatico, con il quale condividere una grande campagna acquisti: la difesa, che è un colabrodo, sembrerebbe tutta da rifare, con priorità assoluta per i due terzini; a centrocampo ci vorrebbe un leader con le palle, dubito che Aquilani possa esserlo, e non sembra capace di esserlo neanche Melo, forse solo Marchisio è da tenere; in attacco, sembra buono l’acquisto di Matri, ed è da riscaqttare Quagliarella a meno che l’infortunio non ne abbia minato le capacità, mentre è da cedere l’inguardabile Iaquinta, uno scarpone come pochi del tutto privo della capacità di controllare il pallone. Insomma, un sacco di giocatori, anche profumatamente pagati, non sono da Juve.

Ma è tutto il nostro calcio che va male. E’ normale, a suo tempo chi ora vince ha scelto di affossare chi era migliore anziché percorrere la strada del proprio miglioramento. Oggi, a vincere sono i mediocri, così come mediocre è diventato il nostro campionato. Partite brutte, giocatori poco bravi: chi comprerà il nostro prodotto, all’estero? Da dove verranno i soldi necessari per risalire la china?

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UN CALCIO AL CALCIO PASSATO

Posted on 24 febbraio 2011. Filed under: sport | Tag:, , , , , , , |

Meravigliati dell’euroflop, delle tre sconfitte casalinghe su tre partite in Champions League? Io no. Non è altro che la conseguenza logica di un declino (che appare inarrestabile) del nostro movimento calcistico. Ricapitoliamo: il Milan, primo in classifica nel campionato italiano, ha perso in casa contro il Totthenam, quinto nel torneo inglese; la Roma ha perso in casa con il Fenehrbance (spero di scriverlo giusto), team turco; l’Inter ha perso in casa con il Bayern Monaco. Da queste sconfitte traggo la conferma che il nostro campionato attuale è di basso livello: le partite sono brutte, i giocatori che calpestano i nostri campi spesso sono scarsi, persino a livello tattico siamo quasi sempre inferiori alle squadre straniere non solo inglesi (è tutto dire) e spagnole, ma anche provenienti da campionati minori quali quello francese e tedesco; gli stadi sono inadeguati, il terreno di gioco pessimo; la capacità di spesa delle nostre squadre si va assottigliando per cui i campioni vanno a giocare altrove (soprattutto Spagna ed Inghilterra).

E pensare che c’è stato un periodo in cui eravamo i migliori, in cui anche un Parma, quello allenato da Scala, metteva paura alle altre squadre europee.

Ma noi siamo italiani, e siamo specialisti nel farci del male. Non siamo stati capaci di sfruttare al meglio i diritti tv (a quel tempo le partite del nostro campionato erano viste ovunque). Abbiamo denigrato sino alla morte quel cambiamento tecnico-tattico, capitanato da Sacchi ma seguito anche da altri, che aveva sin lì dato ottimi risultati, di fatto distruggendo una scuola. Abbiamo processato la Juventus in base a chiacchiere da bar, screditando di fronte al mondo il nostro calcio. Ora sono i meno mediocri a comandare, ed i risultati si vedono. Nella Juventus gioca gente che un tempo non sarebbe andata neanche in panchina. L’Inter è salita sugli allori grazie ad un tecnico bravissimo come Mourinho, ma ora sta mostrando tutti i suoi limiti. Il Milan in Italia furoreggia grazie alla versatilità e potenza di Ibrahimovic, che nel Barcellona non trovava posto in prima squadra.

Questa mediocrità di fondo fa apparire molto forti squadre che in realtà probabilmente non lo sono: Napoli, Palermo…

Riusciremo a riemergere? Può darsi. Speriamo nei corsi e controricorsi storici. Magari la prossima nidiata di calciatori nostrani vedrà crescere tra le sue fila una nuova generazione di campioni.

La strada è quella di scimmiottare il (ed imparare dal) campionato inglese: stadi comodi e di proprietà con annessi punti commerciali e servizi, gioco divertente, correttezza in campo, vendita all’estero a caro prezzo del prodotto, soldi e campioni.

Anche se ci mettiamo subito a  progettare il futuro, ci vorranno una decina di anni almeno prima di risalire la china.

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PRANDELLI FOR PRESIDENT

Posted on 18 novembre 2010. Filed under: politica, società, sport | Tag:, , , , |

Come allenatore, Prandelli mi è sempre piaciuto. Adesso, dopo la partita tutt’altro che eccezionale contro la Romania, ho capito che il nostro Paese ha finalmente trovato uno che pensa le cose giuste e le dice chiaramente. Imbarbariti da una tv facile per palati di bocca molto buona e che esiste solo come pretesto per mandare in onda gli spot pubblicitari, sia quelli evidenti sia quelli occulti destinati a compiacere il partito politico di appartenenza; imbarbariti da una classe politica priva di cultura, di valori e di slanci idealistici, ricurva narcisisticamente su se stessa per organizzare festini ed incontri con prostitute o transessuali; imbarbariti da un celodurismo leghista antistorico e decadente, del tutto inadeguato a capire e gestire lo spirito dei tempi moderni… Ecco che tra tanta nebbia finalmente l’allenatore della nazionale di calcio esterna un paio di verità sacrosante: la prima, che l’Italia è un Paese multietnico e che chi non se ne è accorto è in malafede oppure è un bamboccio. La seconda, che chiunque abbia un passaporto italiano è italiano (ed in quanto tale, se merita, possa giocare in nazionale). Vorrei altrettanta capacità di sintesi ed altrettanta chiarezza ed altrettanta intelligenza da qualcuno degli attuali leader politici.
Ottimo Prandelli, dunque. Ottimo per l’abbraccio simbolico a Balotelli, colpito dai soliti “buuuu” di qualche imbecille, probabilmente gli stessi che hanno esposto uno striscione (in italiano) dai contenuti razzisti. Prandelli ha detto che lui quella gente non la conosce e non la vuole nemmeno conoscere. Lui vive a Brescia, ha spiegato, ed è sufficiente vivere a Brescia per rendersi conto che il mondo è cambiato e che anche l’Italia è cambiata. Niente di diverso da quanto è accaduto un po’ dappertutto.
Nel proprio orticello, aggiungo io, c’è sempre meno spazio per le verdure di casa.
Dobbiamo passare (o meglio deve farlo chi ancora non ha capito per che verso gira il mondo) da una cultura di emarginazione dello straniero ad una di integrazione. Abbiamo bisogno di calciatori così come di artigiani, professionisti, gente giovane in genere. Abbiamo bisogno di forze nuove per un popolo vecchio e dobbiamo imporre solo la legalità, non il capriccio di un Berlusconi e tanto meno il razzismo strisciante delle camicie verdi, ma neanche il buonismo assistenzialista e di facciata della sinistra.
Prandelli for President!

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SERBI DELLA GLEBA

Posted on 14 ottobre 2010. Filed under: sport | Tag:, , , , |

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Il protagonista assoluto di Italia – Serbia, la non-partita di Genova, si chiama Ivan Bogdanov, ed è tutto fuorché un eroe. Tutti abbiamo ancora in mente questo tizio corpulento che, con un passamontagna in testa per non farsi riconoscere, si è messo a cavalcioni su una struttura dello stadio tagliando reti di protezione e gesticolando in modo inconsulto. Spesse volte persone differenti osservando la stessa scena hanno una percezione diversa di ciò che accade: io ho avuto l’impressione che questo tizio fosse come un bambino su un cavallo a dondolo, altro che rappresentante di una minoranza politica. Sembrava fare il rodeo sopra una sbarra, una sorta di lapdance grossolanamente mascolina. Che poi gli altri serbi, perlomeno alcuni di loro, si siano divertiti a rompere paratie in vetro, lanciare fumogeni e divellere seggiolini, è un altro discorso. Lui, il bambinone bamboccione, dopo aver fatto il gradasso ha cercato di fuggire nascondendosi nel bagagliaio di un autobus, tra le valigie. Naturalmente la polizia lo ha trovato subito, anche perché il nostro intelligentone si è coperto il volto, ma ha mostrato in mondovisione tutto il proprio repertorio di tatuaggi, per cui identificarlo è stato facilissimo. Oggi leggo sulla stampa che il leone serbo si è trasformato in agnellino: macché messaggi politici, era solo ubriaco. Troppe birre, burp. L’Italia? L’Italia gli piace un casino, è un paese bellissimo, lui ama l’Italia… chissà se sarà dello stesso parere dopo aver provato il nostro carcere, se mai lo proverà. Insomma, un bamboccione vero, altro che quelli di Tommaso Padoa-Schioppa e Brunetta.

I media possono rendere personaggio anche un salsiccione di tal fatta, magari possono anche renderlo celebre. Non credo che finirà in galera, noi in Italia non teniamo dentro neanche gli assassini di bambini, figuriamoci se ospiteremo questo citrullo ubriacone. Penso però che, tornato in Serbia, risolta qualche piccola grana, il nostro possa diventare una star dei talkshow e persino fare pubblicità ai produttori di passamontagna, di tronchesi, ed aprire un negozio di fuochi artificiali che in prossimità del capodanno farà faville, in tutti i sensi.

Il nostro antieroe è un Fantozzi che fa l’operaio edile in un piccolo centro, senza contratto. Vive con la madre, è single (forse ora troverà moglie), ha perso il padre sei mesi fa. Difficile trovare altrettanta umile banalità.

QUI un articolo interessante sul quotidiano on line Blitz.

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CALCIO: PRESIDENTI QUARACQUACQUÀ!

Posted on 21 settembre 2010. Filed under: società, sport | Tag:, , , , |

Prendo a prestito il ritornello di una nota canzone di Fabri Fibra, in cui il “quacquaracquacquà” è in realtà riferito ai politici italiani, per usarlo nei confronti dei Presidenti delle Società di calcio, a mio modo di vedere i personaggi meno professionali di tutto l’ambiente (insieme a qualche giornalista). Ebbene, il campionato è appena iniziato e questi signori, per giustificare le prestazioni opache delle proprie squadre, anziché prendere a calci in culo giocatori e tecnici strapagati, come sarebbe loro sacrosanto diritto, non sanno fare altro se non parlare male degli arbitri ed ipotizzare losche ed oscure manovre a discapito della loro formazione. Già la ricerca di un “grande vecchio” che avrebbe dovuto manovrare arbitri come burattini ha condotto ad esiti piuttosto discutibili, ma sul punto è doveroso attendere la conclusione del processo penale di Napoli contro Luciano Moggi. Quello che voglio stigmatizzare è un comportamento diffuso per cui, anziché accettare sportivamente la sconfitta, si preferisce insinuare dubbi sulla legittimità della vittoria altrui, attribuendo a cause esterne il verdetto negativo del campo.
Poi ci si lamenta se certe volte il pubblico dà in escandescenze: per forza! Dopo aver sentito il proprio Presidente fare illazioni circa presunti torti arbitrali subiti e circa minacciose trame di palazzo ai danni della squadra del cuore, può bastare un episodio anche del tutto normale e lecito, ma sfavorevole, per riscaldare gli animi e rovinare tutto.
Non abbiamo bisogno di questi personaggi demagoghi e populisti, munifici ma privi di autentico spirito sportivo.
Spero proprio che ci sia un futuro migliore per il nostro pallone, focalizzato più sulla bellezza del gesto tecnico e meno sul fallo, il rigore, il fuorigioco, l’arbitraggio, l’ammonizione e l’espulsione. Non sopporto più quei giocatori che come perdono palla si buttano per terra simulando un fallo, che quando tirano in tribuna soli davanti alla porta si guardano increduli la scarpa ed incolpano con lo sguardo le zolle di terra. Basta! Chiedo troppo? Voglio vedere stadi nuovi, belli, dove il pubblico sta comodo e seduto, dove non ci piove dentro, e sul campo atleti leali ed onesti che meritano applausi, anche quando perdono, perché non c’è dubbio alcuno che abbiano dato il massimo.
Fantascienza, utopia? Forse sì, almeno in Italia, purtroppo.

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E SE SCIOPERASSERO I TIFOSI?

Posted on 11 settembre 2010. Filed under: sport | Tag:, , , |

Pensiamoci un attimo: tanto per cominciare, le pay tv non spenderebbero più una lira per acquistare i diritti per mandare in onda le partite. Non avrebbero alcun ritorno economico con gli ascolti a zero: niente abbonamenti, zero investimenti pubblicitari, nessun guadagno. Gli stadi, vuoti, sarebbero uno spettacolo desolante. I presidenti, questi paperoni che investono nel calcio un sacco di soldi, comincerebbero a pensare che il giocattolo è troppo costoso, un lusso che non possono più permettersi. E molti giocatori, che si comportano come prime donne in preda ad isteria uterina (per dirla alla Freud), non avrebbero altra scelta se non andare a zappare la terra, considerato il loro livello intellettuale (sia detto con il massimo rispetto per chi la terra la lavora sul serio).

Queste sono le prime ed ahimé uniche considerazioni che vengono spontanee a sentire l’annuncio di uno sciopero dei calciatori il 25 e 26 settembre: un vero e proprio schiaffo in faccia ai disoccupati, a quelli che faticano ad arrivare a fine mese,  a quelli che si fanno il culo tutta la settimana e magari fanno anche gli straordinari per un pugno di euro. Dopo i calciatori possiamo aspettarci gli scioperi di altre categorie privilegiate (i parlamentari, il premier, i vincitori di lotterie, i general manager, i banchieri da non confondersi con i bancari, le fotomodelle, gli stilisti di moda,  persino i benestanti senza particolare occupazione e gli industriali), tutto questo in un paese dove c’è mediamente uno sciopero a settimana programmato in modo strategico: quando la gente è in vacanza scioperano i treni, i traghetti, gli aerei… Quando c’è qualcosa di interessante in tv scioperano i cameraman, i giornalisti…

Bene, sarebbe ora che scioperassero i consumatori, gli automobilisti, i tifosi, gli spettatori, insomma tutti coloro che normalmente sono i soggetti passivi degli scioperi e ne subiscono le conseguenze negative. Nel limite del possibile: senza mangiare non ci si può stare, ma se non compro il vestito, il cd, il DVD, non vado al cinema, a teatro, non viaggio e così via, qualcuno ne risentirà. Per carità, il diritto di sciopero è sacrosanto e molte categorie di lavoratori hanno giuste rivendicazioni da portare avanti, ma ho la convinzione che di questo diritto se ne stia abusando, soprattutto quando sono certe categorie come minimo benestanti a proclamarlo.

Torniamo ai calciatori. Hanno un bel dire che il loro sciopero è a tutela dei colleghi più deboli, ma se un orbo è invidiabile in terra di ciechi, un “povero” calciatore da 400.000 euro l’hanno come vogliamo considerarlo di fronte all’operaio da 1.100 euro al mese ed al travet da 1.500 sì e no?

I calciatori faranno bene a tornare coi piedi per terra, proprio loro che solcano campi erbosi. Ritengono di essere i protagonisti di un mondo ricco, luccicante e dorato, ma si sbagliano: sono i tifosi, gli appassionati ad essere i veri padroni della baracca. E se questi ultimi dovessero scioperare, e lo sciopero dovesse protrarsi per alcune settimane, i ricchi signori della domenica pedatoria dovrebbero chiedere ospitalità ai campetti parrocchiali, tornando là da dove provengono in larga misura, e dare fondo ai propri (pingui) risparmi per tirare a campare.

Non sto facendo del facile moralismo: non mi sono scandalizzato quando a Marlon Brando vennero dati un sacco di soldi per pochi minuti nel film Superman, non mi scandalizzo se un fuoriclasse guadagna un milione di euro al mese. Alla base di questi guadagni stratosferici ci sono logiche di mercato e c’è soprattutto un mare di gente che smuove soldi pur di vedere i propri beniamini, provare un’emozione, divertirsi.

Ma quando sono loro a scioperare, i ricchi, i superpagati, i coccolati, i privilegiati… quando questa gente qua si comporta come un usciere di banca, come un minatore o come un metalmeccanico, seguendo le stesse logiche… be’, qualcosa mi si rivolta dentro.

UPGRADE del 12/09/2010

Il “sindacalista” Massimo Oddo dichiara alla Gazzetta dello Sport che sono stati violati i diritti umani e che i calciatori sono lavoratori normali. Il senso del ridicolo non deve essere molto spiccato in Massimo Oddo. Se i calciatori sono lavoratori normali, dovrebbero essere retribuiti con stipendi normali.

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IL FASCINO INDISCRETO DELLE VUVUZELAS

Posted on 2 settembre 2010. Filed under: sport | Tag:, , , , , , |

La UEFA, con una nota, avrebbe proibito l’uso delle noiose vuvuzelas negli stadi europei. La notizia è senz’altro vera, ma ho usato il condizionale perché non ho avuto modo di approfondirla (l’ho sentita poco fa alla radio) e quindi non so spiegare bene l’atto (disposizione inderogabile? ordinanza? semplice raccomandazione?) né a chi è indirizzato (immagino le singole federazioni europee). Come si farà a far rispettare questo editto che vorrebbe interdire alle petulanti trombette gli stadi, quando nei medesimi entra di tutto (petardi, mortaretti, spranghe, catene, molotov)?
Bah.
E perché considerare le vuvuzelas più pericolose o più fastidiose dei cori razzisti, degli slogan beceri, delle abominevoli indecenze demenziali che abitualmente piovono dalle curve ed anche dalle tribune?
Bah.
Per radio, a commento della notizia, hanno ipotizzato che siano state le tv, che sborsano fior di quattrini per mandare in diretta le partite, a fare pressioni sull’UEFA affinché prendesse questo provvedimento; ufficialmente il comunicato parlerebbe di “suoni” lontani dalla nostra cultura sportiva (sic!) e quindi tali da alterare il vissuto agonistico e spettacolare (più o meno il senso è questo, le parole esatte non le ricordo).
Bah.
Io credo che senza questo monito dell’UEFA, noi europei avremmo presto dimenticato queste trombette spernacchianti, tranne forse a carnevale. Invece ora, come tutto ciò che è proibito, acquisteranno un fascino particolare e l’ultras che va allo stadio munito di petardi, manganelli, spranghe, catene, bottiglie di vetro e coltelli, l’ultras pronto a ricordare all’arbitro che è un deficiente venduto e cornuto, l’ultras che minaccia di morte gli avversari, non potrà fare a meno di aggiungere un paio di vuvuzelas alla propria cassetta degli attrezzi. Tutto sommato bene, se per fare spazio alla trombetta lascerà a casa uno degli altri strumenti di offesa.
Proibire è sempre un brutto gesto che spesso ottiene effetti contrari a quanto voluto, specie quando la proibizione prende di mira comportamenti del tutto innocenti in luoghi dove di solito accade ben di peggio.

UPGRADE: neanche a farlo apposta, oggi un tifoso della Roma è finito in gravi condizioni in un Pronto Soccorso della capitale, accompagnato (sembra) da un amico / complice che si è poi defilato per non essere identificato, a causa dello scoppio di una bomba carta che stava preparando a casa per portarla allo stadio. Una vuvuzela sarebbe stata meno pericolosa…

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MOVIOLA: L’INIZIO DELLA FINE (finalmente)

Posted on 27 luglio 2010. Filed under: spettacoli, sport | Tag:, , , |

Ho letto di buoni propositi da parte della RAI: abolire finalmente la moviola (non del tutto: saranno esaminati solo tre casi per ogni giornata di campionato), e vorrei tanto che anche Mediaset, ma soprattutto SKY, per fare un salto di qualità, la eliminassero in toto od almeno facessero altrettanto. Invece rischiamo, su quelle frequenze, di assistere ancora a strenui dibattiti rigore/non rigore, fuorigioco/posizione regolare, e via discorrendo, con il codazzo di perdenti che si sentono “defraudati”, “derubati”, di vincenti che al contrario lodano la terna arbitrale come minimo “attenta”, “che non si è fatta sfuggire la partita di mano”, che nonostante le provocazioni della squadra avversaria ha mantenuto “serenità di giudizio”.
Non sarei del tutto contrario alla moviola, se non si fosse trasformata nel mostro attuale. Per esempio, ricorrere alla moviola per valutare il fuorigioco è quasi sempre decisivo; idem per quanto concerne il tipico gol-non gol, ovvero valutare se il pallone ha superato o meno la linea di porta.
Pollice verso, invece, in tutti gli altri casi, per esempio valutare se un fallo è da ammonizione, espulsione, rigore. Questo perché l’immagine rallentata è spesso ingannevole: sottrae a chi guarda ogni informazione riguardo la forza impressa nell’azione, la velocità, la cattiveria. Certi frangenti di gioco andrebbero sempre rivisti a velocità normale, non rallentati. Ma anche a velocità normale entrano in ballo altri fattori che sconsigliano l’impiego della moviola: in genere si tratta di riprese effettuate con lunghi teleobiettivi (non potrebbe essere diversamente) che, come dovrebbe essere noto ad ogni appassionato di fotografia, appiattiscono la prospettiva dell’immagine ripresa. Detto in altre parole, due giocatori che corrono affiancati a distanza di mezzo metro l’uno dall’altro, se ripresi di lato possono sembrare toccarsi, spingersi, sgomitare. Ma si tratterebbe solo di un’illusione ottica. In questi casi la moviola non solo non aiuta per niente, ma addirittura può essere foriera di errori interpretativi.
Ma non basta. La moviola è diventato, secondo me, un cancro che via via si è espanso in metastasi sino ad invadere ogni spazio. A farne le spese sono stati in primis proprio i momenti di approfondimento prettamente sportivi. I dopo partita e le altre trasmissioni si sono trasformati in un pianto greco di sconfitti astiosi e garruli che passano al setaccio ogni episodio, anche i più insignificanti, per giustificare la sconfitta ed addossare le colpe all’arbitro. E non finisce qui: entrano in scena i sedicenti esperti che sulla base delle sentenze “moviolistiche” stilano classifiche personalizzate, declamano i campionati “falsati”, incitano all’odio le tifoserie e provocano i tecnici, i giocatori, i presidenti, alla ricerca spasmodica dello scoop, della polemica, del titolone. Sorprende ma non del tutto che in questo clima e in base alle asserzioni di questa stampa sia maturato “calciopoli”, ormai sempre più chiamato “farsopoli”. Calciopoli è figlio legittimo e naturale al contempo della moviola tv e dell’uso improprio che ne è stato fatto.
Eliminare, sia pure parzialmente, questo mostro è segno di coraggio e lungimiranza. Il mio plauso alla RAI, che spero premiata dagli indici di ascolto in modo che anche gli altri competitor siano stimolati a fare scelte altrettanto importanti (e giuste).

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