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ANDROID E IL MISTERO DELLA MEMORIA PER LE APP CHE DIMINUISCE

Posted on 30 marzo 2014. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , , , , |

Premessa: questo articolo è solo parzialmente tecnico, nel senso che viene affrontato il problema senza entrare troppo nel dettaglio per eseguire le varie operazioni. Chi vuole fare il root del proprio dispositivo, per esempio, può fare una ricerca su Google e cercare le istruzioni specifiche per il proprio modello.

Android è un sistema operativo parzialmente libero e gratuito, il cui sviluppo è portato avanti da Google, che ha interesse alla sua diffusione per ampliare il proprio business costituito da servizi e pubblicità (GMail, il motore di ricerca, Maps, Google+, e via discorrendo). Poiché non costa praticamente nulla, è ovvio che molti produttori di smartphone lo scelgano come il sistema operativo principale oppure esclusivo dei propri prodotti: ecco perché domina il mercato con una quota di circa il 70%, seguito a distanza da iOS di Apple e, con quote ancora più modeste (ma sembrerebbe in rapida crescita), Windows Phone.

Android è anche facilmente personalizzabile, per cui non è detto che due dispositivi con questo sistema operativo a prima vista sembrino uguali. Possiamo infatti trovarci di fronte a personalizzazioni più o meno riuscite, come quelle adottate da Samsung o HTC, giusto per citare due nomi. Queste personalizzazioni aggiungono in certi casi un cospicuo numero di funzionalità rilasciate come app di sistema, quindi di norma non è possibile disinstallarle perché ritenute indispensabili al funzionamento del sistema operativo. Ciò non corrisponde sempre al vero: cosa potrà mai esserci di indispensabile in un widget di Yahoo sull’andamento della borsa, oppure in un giochino? Questo è il costo di Android, che si paga non in soldi ma in servizi e app obbligatorie. Nel caso di Samsung, per esempio, oltre ai software obbligatori di Google troviamo quelli obbligatori di Samsung: ne consegue un grande spreco di prezioso spazio. Per fortuna si può rimediare, ma bisogna ricorrere a una certa dose di smanettamento, il che se da una parte può fare la gioia di certi tipi di utenti, dall’altra può essere una vera e propria tortura per altri.

Premesso ciò, a un certo punto fatalmente accade che non si riesca più ad aggiornare le app (spazio libero di memoria insufficiente) né a installarne di nuove. Allora si ricorre a spostare quante più possibili app nella scheda SD, e per un po’ il giochino funziona; ma dopo un po’ di tempo siamo da capo. La memoria continua a riempirsi inesorabilmente, e l’utente (che vede giga e giga di spazio libero e che magari ha aggiunto anche una memoria esterna di svariate giga) non comprende come ciò possa accadere. Si comincia perciò a disinstallare le app ritenute meno utili, o che si usano di meno. Niente da fare: lo spazio in memoria, stando ai messaggi, si è ridotto ancora di più, il dispositivo è lento, il sistema operativo gira pesante, i comandi vengono eseguiti dopo secondi di attesa…

E’ veramente incredibile che un sistema popolare come Android presenti problemi di questo tipo. Prima di spiegare ciò che accade, debbo fare una premessa.

Android divide in due la memoria: in una partizione, che normalmente è di due giga o meno, vengono installate le app; nello spazio restante viene gestita l’archiviazione dei contenuti (per esempio le foto o i video personali). La prima è chiamata memoria di sistema (da non confondersi ovviamente con la RAM), la seconda viene di solito nominata SD Card, da non confondersi con la eventuale scheda esterna che potremmo aver installato e che, nell’eventualità, si chiamerà External SD Card. La mia esperienza diretta è limitata a un paio di dispositivi Android, per cui non posso giurare che la terminologia usata sia sempre la stessa, ma penso di sì (più o meno).

Tornando al nostro problema, è ovvio che qualcosa va a erodere la memoria interna di sistema togliendo spazio ai nostri programmi, qualcosa di invisibile che cresce in modo smisurato… e in effetti è proprio ciò che accade. Andando alla ricerca di informazioni sui vari forum, ho finalmente compreso da cosa derivi questo assurdo meccanismo che limita la funzionalità di alcuni smartphone, di sicuro i Samsung, che sono gli Android più diffusi, ma forse anche di altri, se non di tutti.

Android scrive di continuo dei file di log, ovvero dei file in cui viene tenuta traccia minuziosa di alcuni eventi, in una cartella di sistema che si trova nella directory /data, dal nome log: /data/log. Questa cartella si riempie nel tempo di migliaia di file finendo con l’occupare anche più di un giga di memoria, cioè più della metà dello spazio riservato alle app. La buona notizia è che basta cancellarne il contenuto per far tornare il ns amato telefono al primigenio splendore; la brutta notizia e che la cartella, così come tutta la partizione, non è visualizzabile se non si hanno i diritti di root che sono un po’ come i diritti di amministratore di un PC Windows o Mac, o i medesimi diritti di root di un sistema Linux. Però mentre nel caso di un pc siamo noi stessi i padroni della situazione, nel senso che possiamo acquisire tali diritti a nostro piacimento, nel caso di un telefono i diritti di root sono inaccessibili per l’utente, che pertanto si trova nell’assurda situazione di vedere deperire giorno dopo giorno il proprio terminale senza poter far nulla.

A questo punto, anche se è una vera e propria rottura di scatole (personalmente di uno smartphone mi piace la sua utilità, non mi va di smanettarci su, ma tant’è), bisogna fare qualcosa e questo qualcosa consiste nell’acquisire questi benedetti o maledetti diritti di root ovvero, come si legge in giro, procedere a rootare il telefono.

L’operazione in sé è piuttosto semplice, solo la preparazione è un po’ lunga. Infatti non solo i telefoni Android sono diversi tra loro, ma anche quelli identici possono avere (e spesso  hanno) installata una versione differente del sistema operativo. Bisogna quindi, per prima cosa, prendere nota del proprio modello, della versione e della build di Android presente nel nostro terminale, andare alla ricerca delle istruzioni per fare il rootaggio, fare mente locale che si perdono a quanto sembra gli aggiornamenti automatici del sistema operativo (non delle app!) e che si invalida la garanzia (ma si può sempre tentare di tornare indietro) e, dulcis in fundo, che se qualcosa va storto il nostro amato compagno di tasca potrebbe cessare di funzionare, con conseguente panico e affannosa ricerca di una soluzione.

Nel mio caso (Samsung Note 1) è stato sufficiente trovare il file giusto, scaricarlo da internet, copiarlo nella SD CARD ESTERNA, riavviare il telefono in modalità recovery tenendo premuti contemporaneamente il tasto ON, il tasto HOME e VOLUME SU, selezionare dall’apposito menù che appare la voce per applicare l’upgrade del software dalla memoria esterna, indicare il nome del file… e dopo pochi istanti avevo bello e rootato il mio dispositivo.

A questo punto si può fare veramente di tutto!

su

Come prima cosa è bene andare a controllare se tra le app si è installato un programma che si potrà chiamare Superuser, SusperSU o qualcosa del genere. Nel mio caso si è installato automaticamente; in caso contrario bisognerà scaricarlo dal Play Store. Sarà il nostro gestore dei diritti di root!

Poi dovremo scaricare un gestore dei file capace di andare a sfogliare anche la directory di sistema. Molti consigliano ES FILE EXPLORER, gratuito, che ha funzionato bene finché non c’è stato un aggiornamento del Superuser, dopodiché non è stato più capace di acquisire i diritti di root per cui l’ho sostituito, allo spaventoso prezzo di 3,59 €, con ROOT EXPLORER. Questa app, così come tutte quelle capaci di funzionare con i diritti di root, al primo avvio attiverà il nostro gestore di diritti che ci chiederà se acconsentire, se acconsentire solo per una volta, ecc… Acconsentiamo per sempre e proviamo il brivido di sfogliare la directory di root. Attenzione, l’immane potenza acquisita rootando il nostro dispositivo ci consente di fare qualsiasi danno, anche irreparabile. Ma stiamo tranquilli: andiamo alla famigerata cartella data/log e cancelliamo tutto il cancellabile! Qualcuno consiglia addirittura di cancellare tutta la cartella log (male che vada, verrà ricreata). Fatto! Avremo liberato una quantità di spazio inimmaginabile e il nostro amichetto tornerà agile e veloce! Non più odiosi messaggi di memoria esaurita! Almeno, finché il sistema non la riempirà di nuovo: ma ormai per noi, con il telefono rootato, sarà un gioco da ragazzi liberarla.

A questo punto, incontentabili come siamo, possiamo anche procedere alla libidine di cancellare quelle odiose applicazioni di sistema che prima erano disinstallabili: per farlo, io ho scaricato un’app gratuita dal nome autoesplicativo ROOTAPPDELETE e ho eliminato un sacco di roba per me inutile. Vale anche qui la raccomandazione di stare attenti e di non cancellare cose indispensabili: per fortuna il programma in questione ci dà utili suggerimenti.

Infine ho installato un app dal nome SD MAID che, grazie ai diritti di root, consente di fare pulizia in modo pressoché automatico.

Infine segnalo che, pur senza acquisire i diritti di root, un risultato lo si può ottenere semplicemente digitando sul tastierino numerico *#9900#. Ma attenzione: non so se funziona solo sui Samsung. Apparirà una serie di opzioni in una schermata dal titolo SysDump, con il nostro ditino dovremo tappare la voce Delete dumpstate/logcat. Poi tappare su Esci. Certo che avere i diritti di root è tutta un’altra cosa, ma per chi non avesse voglia di sbattersi tanto…

Per concludere, trovo assurdo che un SO così diffuso e popolare, come Android, non provveda in modo automatico e trasparente alla cancellazione di semplici file di log che, proliferando incontrollati, finiscono col rendere di fatto inutilizzabile un terminale anche sofisticato e costoso.

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iPHONE 5C: QUANDO LA NOVITÀ È SEMPLICE FORMA

Posted on 26 settembre 2013. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , |

Apple ha presentato in pompa magna e con grande enfasi, come di consueto, oltre a iOS 7, due iPhone anziché uno. La novità però è tale solo a metà poiché l’iPhone 5C in realtà non è altro che il vecchio iPhone 5, uguale in tutto e per tutto tranne che nell’aspetto esteriore. Apple, che a livello di marketing non è seconda a nessuno, piuttosto che lasciare in vendita a un prezzo più basso il vecchio modello come ha sempre fatto in passato, ha pensato bene di dargli una veste diversa, colorata e giovanile in modo da differrenziarlo dal vero nuovo modello ma soprattutto, io credo, in modo da avere un costo di produzione inferiore in virtù dei materiali meno pregiati per la scocca esterna. Pur mantenendo un prezzo abbastanza elevato, aggiungo. Ora la questione è vedere se l’iPhone 5C venderà bene oppure no, perché è evidente a tutti che il nuovo iPhone è il 5S con l’hardware più potente, la genialata del lettore di impronte digitali incorporato nel tasto home e il lusso esteriore in tre colorazioni di cui una, quella champagne, forse volutamente introvabile.
Per quanto riguarda il lettore di impronte digitali, gli organi d’informazione hanno dato molta enfasi alla tecnica di bypass del sistema di sicurezza elaborata da alcuni hacker. Piuttosto che sminuirne la validità, a mio modo di vedere questa notizia ha confemato che quello implementato nell’iPhone 5S è un vero lettore e non un giocattolino. La tecnica utilizzata dagli hacker, infatti, è la medesima per ingannare i lettori di impronte digitali utilizzati in ambiti dove la sicurezza è ben più importante ed oltre al vostro iPhone il presunto spione dovrebbe avere a disposizione anche una foto ad alta risoluzione della vostra impronta, cosa abbastanza improbabile.

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APPLE, IOS7: LA MELA PIATTA

Posted on 20 settembre 2013. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , , |

Giovedì mattina, dopo vari tentativi falliti perché i server di Apple erano irraggiungibili, come milioni di altre persone ho installato iOS7 sul mio iPad. Ho potuto così vedere le famose icone colorate e piatte che tanto hanno fatto discutere. Non voglio dire nulla o quasi sulle nuove funzioni che sarebbero presenti: non vedo reale innovazione, ma solo un modo diverso di fare le solite cose. Poi magari ci saranno nel codice grossi miglioramenti, come il supporto ai 64 bit eccetera, ma dal punto di vista dell’esperienza utente direi che il design è proprio l’aspetto più importante. Ma ciò che maggiormente mi ha interessato, è l’abbandono dello scheumorfismo.

Come ormai dovrebbe essere noto, perché se ne è discusso in tutte le salse, per scheumorfismo si intende l’imitazione della realtà da parte, per quel che ci interessa, di un software. Per esempio, se prendo un appunto sul mio smartphone, potrei vedere apparire l’immagine realistica di un blocnotes, potrei vedere i fogli a righe, o quadrettati, così come potrei vedere un’animazione voltando pagina e persino sentire il rumore della matita che scorre sul foglio. Insomma, vedrei un’imitazione della realtà ed avrei l’illusione di non usare un sofisticato prodotto tecnologico, ma un caro vecchio affidabile blocco per gli appunti.

Lo scopo dello scheumorfismo è evidente: creare un’interfaccia comprensibile che aiuti l’utente facendolo sentire a proprio agio. Sotto questo profilo lo scheumorfismo  altro non è se non un appesantimento del software. Apple è stata la regina incontrastata dello scheumorfismo, che però con iOS7 è stato quasi del tutto abbandonato.

Perché? E’ questo l’aspetto più interessante.

Il motivo di questo abbandono, cui sottintende un vero e proprio cambio di filosofia, è che l’utente medio non ne ha più bisogno. Ormai si usa più il gadget tecnologico che non l’oggetto imitato. L’utente non ha bisogno che lo smartphone imiti il blocco note, avrebbe invece bisogno che il blocco note fosse in grado di imitare lo schermo touch di un dispositivo digitale (cosa ovviamente impossibile). Siamo molto prossimi all’era in cui il lettore di un quotidiano troverà seccante l’assenza di un filmato e che le foto non scorrano se ci si passa sopra un dito.

L’abbandono dello scheumorfismo significa che siamo entrati definitivamente nell’era digitale!

Per quanto riguarda invece le famigerate icone piatte, colorate e minimaliste di iOS7, debbo dire che non le trovo tutte belle. Mi sembra bruttissima quella di Safari, il browser per navigare in internet, appena accettabile quella della fotocamera, non male le altre (ma mi riservo un giudizio più ponderato dopo un certo periodo d’uso).

Certo che tra Windows, iOS e Android, la tendenza al design minimalista la fa ormai da padrone.

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PERCHE’ MICROSOFT SI COMPRA NOKIA?

Posted on 3 settembre 2013. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , , , , , , , , |

Dunque, la notizia “bomba” di oggi è che Microsoft si comprerà Nokia, non tutta la società ma solo la parte relativa ai telefoni cellulari. Subito si sono scatenati i sospetti sul ruolo che può aver avuto il CEO di Nokia Stephen Elop, ex dirigente Microsoft e (si dice) futuro successore di Ballmer alla Microsoft. Detto in altri termini: avrà fatto apposta a mettere in crisi Nokia per consentire a Microsoft di farne un boccone solo alla “modica” cifra di 5,44 miliardi di dollari? Da commenti letti in rete sembrerebbe infatti un affarone per Microsoft, basti penare che l’acquisizione di Skype era stata più onerosa. La verità secondo me è che gli azionisti Nokia non ne potevano più della divisione smartphone in perdita, né erano convinti della partnership strategica con Microsoft e il sistema operativo Windows Phone. Allora la casa di Redmond ha detto: va bene, smettetela di frignare, compro tutto io e faccio tutto da me!

A ben vedere Microsoft sta cercando di fare ciò che ha fatto Apple e ciò che sta facendo Google (che ha acquisito Motorola): vendere l’hardware, cioè i telefoni, con installato il proprio sistema operativo (che nel caso di Android-Google però è gratuito senza licenza) e creare così un ecosistema per vendere non più solo software ma anche hardware, musica, libri, film… tutto in formato digitale e possibilmente proprietario così da imprigionare l’utente il più possibile e costringerlo a spendere i propri soldi nel proprio ecosistema.

Nel caso di Apple (vedasi l’iPhone e le sue insopportabili limitazioni) il giochetto ha funzionato piuttosto bene, però si sa che per alcuni la mela morsicata non è un marchio, ma una fede cui credere ciecamente: il Mac è il miglior pc, l’iPad il miglior tablet, l’iPhone il miglior telefono, eccetera. Ma la Microsoft non è Apple. Le due aziende non potrebbero essere più diverse: Microsoft ha fatto i soldi vendendo software, Apple ha in realtà sempre venduto hardware. Microsoft non è una sorta di religione, non ha fanatici al seguito. A rompere un pochino le uova nel paniere ad Apple è Google, non Microsoft. Google ha un’idea chiarissima di cos’è e di dove vuole arrivare, Android gli serve per poterci installare le sue applicazioni chiave (GMail, GDrive, le mappe, il link al motore di ricerca, eccetera…) ed è per questo che viene concesso in licenza gratuita a chiunque ne faccia richiesta: più è ampia la base di installato, più Google ed il suo ecosistema net-centrico diventa importante ed efficace.

E Microsoft? Non mi sembra che abbia le idee altrettanto chiare quanto i suoi competitors. Cosa vuole fare (e diventare) la regina del desktop? E’ evidente che Microsoft teme la crisi del PC tradizionale e che sta cercando di espandersi in tutte le direzioni indicate dal mercato: la gente usa gli smartphone? E noi gliene diamo uno. Vuole i tablet? E noi gli diamo il tablet. E via discorrendo… Il tutto sa un po’ di rincorsa affannosa. Surface è stato un fallimento, Windows RT pure. Ma chi lo vuole un tablet con la versione monca e fin qui inutile di Windows 8? E perché tutta questa spasmodica attenzione all’interfaccia touch con Windows 8 che è e rimane un OS prevalentemente desktop mentre tutti sanno che allungare un braccio verso lo schermo di un desktop non è propriamente il modo migliore di interagire?

Secondo me Microsoft dovrebbe abbandonare Windows Phone e Windows RT e fare semplicemente… Windows. Un solo nome, un solo marchio, un sistema operativo unico che si installa intelligentemente su tutto l’hardware. Windows è stato sempre così, tradizionalmente è il suo punto di forza. Su un PC desktop non servono le “mattonelle”, su un tablet e uno smartphone potrebbero rivelarsi utili. La routine di installazione dovrebbe ottimizzarsi automaticamente secondo l’hardware.

Microsoft è sinonimo di software ma le ultime scelte progettuali e concettuali denotano una crisi di identità notevole. Siamo sicuri che mettersi a fabbricare telefoni sia la scelta giusta?

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SAMSUNG GALAXY NOTE: LO SCHERMO CHE SFARFALLA E LE BATTERIE NON ORIGINALI

Posted on 26 maggio 2013. Filed under: smartphone | Tag:, , , , , , , , , , |

In rete, nei forum specializzati, si possono trovare varie discussioni che riguardano il Samsung Galaxy Note (nel mio caso il primo, non il II°), lo schermo che “sfarfalla” e la durata della batteria. Dopo aver letto svariati articoli ed aver constatato che c’è un po’ di confusione, e dopo aver sperimentato di persona sia il problema sia la soluzione, ho pensato di scrivere questo articolo che ad alcune certezze unisce anche qualche incertezza, come vedremo. Non so se quanto mi appresto a scrivere possa essere di qualche utilità anche ai possessori di altri smartphone. Cominciamo a parlare del sintomo:

Durante l’utilizzo del Samsung Galaxy Note, ad un certo punto lo schermo comincia a “sfarfallare” (flickering) e poi il terminale si spegne all’improvviso, senza effettuare la corretta procedura. Il bello è che ciò accade anche mentre viene rilevata una carica elevata della batteria (pari al 40-30%). Per inciso, la durata della batteria è pessima (poche ore). Inoltre, se mettiamo il terminale sotto carica, dopo pochi minuti la batteria risulta essere già, poniamo, al 70%!

Cominciamo subito col dire che il problema sopra descritto non ha nulla a che vedere con guasti hardware. Quasi sicuramente (non si può mai dire, per cui concediamoci un piccolo margine di dubbio) il problema consiste solo nella batteria, che non va. Se si tratta di una batteria originale, ha perso la sua efficacia. Se si tratta di una batteria non originale, probabilmente non rispetta le specifiche necessarie per il corretto funzionamento del Galaxy Note.

E questo è il secondo problema: come riconoscere una batteria non originale da una originale? Non è affatto facile. Nel mio caso, dopo che la batteria in dotazione al mio Note ha cominciato a presentare i difetti in precedenza descritti, mi sono messo alla ricerca di un’altra batteria, supponendo che il problema consistesse in quell’elemento e non in un guasto hardware. La batteria era quella fornita in dotazione con il Note, quindi suppongo che fosse quella originale. Eppure, dopo circa un anno, sono cominciati i difetti. Purtroppo l’ho buttata via e non posso esibire una sua fotografia; al suo posto troverete comunque la fotografia di un’altra batteria originale di un altro Note.

Fatta una ricerca in rete, ho trovato una batteria molto economica su Amazon (circa 10 Euro). La batteria ha funzionato discretamente bene per qualche mese, poi sono ricomparsi i soliti problemi, per cui ho cominciato a sospettare che il problema fosse hardware. Ho fatto un’ulteriore prova comprando un’altra batteria da un sito, di cui poi parlerò, e finalmente ne ho trovata una che funziona splendidamente: lo schermo non sfarfalla mai, la durata supera tranquillamente le 12 ore anche utilizzando con una certa intensità il terminale!

Esaminiamo ora le tre batterie: la prima a sinistra è quella originale ovvero fornita in dotazione ad un Samsung Note nuovo; la seconda è quella che ho comprato per ultima; la terza è quella ultra economica che ho acquistato per 10 euro circa su Amazon (debbo correttamente specificare che non è venduta direttamente da Amazon, ma da un negozio affiliato, che la spaccia per originale. Su Amazon sono in vendita altre batterie “originali” più costose che non ho provato).

faccia 2

La riproduzione fotografica, ottimizzata per il web, diminuisce le differenze, però possiamo notare che la batteria acquistata per 10 Euro su Amazon (l’ultima a destra) presenta le scritte molto più brillanti delle altre due, che invece risultano più opache. Trovare altre differenze è onestamente molto difficile. Vediamo il retro:

faccia 1

La prima, quella sicuramente originale, presenta la scritta “MADE IN JAPAN / FINISHED IN KOREA”, mentre nella seconda, alla stessa riga, c’è scritto “CELL MADE IN CHINA, ASSEMBLED IN KOREA”, ed infine nell’ultima c’è scritto “MADE IN CHINA / FINISHED IN CHINA”. Questa scritta è in contraddizione con la riga sotto, in francese: “FABRIQUE’ AU CHINA / FINITION EN COREE”. Sappiamo tutti che la Cina è la patria delle contraffazioni. Possiamo dire quindi con certezza che la terza batteria, purtroppo quella più economica, con le scritte più brillanti ed anche incongruenti, è contraffatta, costa poco ma è di bassa qualità. Un altro elemento di differenziazione lo troviamo nella parte superiore:

sopra

A parte altre piccolissime differenze, che pure ci sono, possiamo notare che la terza batteria ha un piccolo adesivo che le altre due non hanno. Per cui la presenza dell’adesivo, unitamente alle scritte più brillanti, oltreché incongruenti, insieme al costo aggressivo, devono far sospettare che ci troviamo di fronte ad una contraffazione.

Più sottili le differenze tra la prima (originale) e la seconda. Non sono sicuro che la seconda batteria sia originale pur se fabbricata in Cina, oppure sia un’altra contraffazione. Fatto sta che però funziona perfettamente, come ho già avuto modo di dire; il negozio on line dove l’ho acquistata assicura di vendere solo accessori originali (ma anche quello su Amazon diceva la stessa cosa…).

Prima di procedere oltre, formuliamo alcune ipotesi sui motivi degli strani sintomi presentati dal Samsung Galaxy Note I° in presenza di una batteria inefficiente. Innanzitutto, la batteria (perché logora se originale oppure inefficiente se contraffatta) non ha una buona capacità di immagazzinare energia, e ciò spiega la scarsa durata. Inoltre, quando il livello di carica comincia a scendere, non è capace di erogare la tensione giusta, e ciò provoca il flickering dello schermo e lo spegnimento improvviso del terminale, nonostante venga segnalato un livello di carica ancora elevato (nel mio caso, persino 40%). Infine, per gli stessi motivi dopo pochi minuti di ricarica la percentuale schizza subito al 70%-80% e raggiunge in poco tempo il 100%. La batteria, se vecchia è da sostituire con una nuova; se nuova, siamo incappati in un pessimo clone di quella originale, e non resta da fare altro che sbarazzarsene, sperando almeno di averla pagata poco.

Un’altra cosa importante è la data di fabbricazione della batteria. Più recente è meglio è, nel senso che una batteria fabbricata da poco avrà prestazioni migliori e risulterà più longeva. Il negozio on line dove ho acquistato la seconda batteria garantisce una recente data di fabbricazione, indicata chiaramente sul sito, e mette in guardia gli acquirenti sostenendo che altrove vengono vendute batterie sì originali, ma vecchie. La data di fabbricazione, fermo restando che se una batteria è contraffatta anche la data di fabbricazione può essere non veritiera, è indicata qui:

databatt

Riassumendo:

  • se il vostro Sansung Galaxy Note presenta gli strani sintomi descritti, al 99% non si tratta di un problema hardware ma solo di sostituire la batteria;
  • trovare in rete una batteria sicuramente originale ed efficiente non è facile. In rete si dice che quelle originali siano vendute solamente in blister e siano fabbricate solamente i Giappone: in tal caso la batteria che ho acquistato al prezzo di circa 25 euro, che però funziona (almeno per ora) veramente bene, non è originale nonostante il negozio on line da cui l’ho acquistata giuri e spergiuri di vendere solo ed esclusivamente accessori originali.

Spero di essere stato di qualche utilità… non metto il link del negozio da cui ho acquistato la batteria che funziona per non essere accusato di fare pubblicità. Semmai mettete un commento e chiedete.

Update del 23.07.2013: non riesco a gestire tutte le richieste che stanno pervenendo, per cui ho deciso di inserire il link del negozio. Ci tengo a sottolineare che:
1) non ho alcun interesse a pubblicizzare questo sito;
2) non posso garantire che la batteria sia originale;
3) confermo che la batteria da me acquistata si sta comportando in modo eccellente;
4) se volete potete inserire come commento la vs. impressione sulla qualità della batteria, del servizio e perché no, anche eventuali alternative a miglior prezzo.
E infine, ecco il link:
http://www.cellulareaccessori.com/samsung-eb615268vu-batteria-2500-mah-originale-p-2500.html

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ANDROID: GLI ADD-ONS DI DOLPHIN

Posted on 14 ottobre 2012. Filed under: informatica, internet, smartphone | Tag:, , , , , |

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Ho già avuto modo di parlare di Dolphin, ovvero di quello che, secondo me, è il miglior browser esistente per Android. Se, a browser aperto, facciamo scorrere l’interfaccia verso sinistra, faremo apparire a destra lo spazio riservato agli add-ons, vale a dire a programmi aggiuntivi che ampliano le possibilità del nostro piccolo grande browser. Attenzione: se stiamo visualizzando una pagina web più grande dello schermo del nostro dispositivo mobile, il movimento verso sinistra col dito dovrà partire dal margine destro dello schermo, altrimenti  partendo dal centro muoveremo la pagina senza far apparire lo spazio con l’elenco degli add-ons. Con un tap su + andiamo su una pagina da cui poter scaricare tutti quelli che vogliamo! Ecco quelli che uso io e che quindi mi sento di poter suggerire.

Text Sizer: per ingrandire o diminuire al volo la dimensione del testo.

 

 

Web to PDF: servono spiegazioni? Trasformiamo la pagina visualizzata in un PDF!

 

 

Save to Pocket: per salvare il contenuto visualizzato su Pocket, un servizio cloud che utilizzo e che serve a leggere le pagine anche offline. Ovviamente è necessario avere un account (gratuito).

 

Idem come sopra, ma per DropBox.

 

 

Idem come sopra, ma per Evernote.

 

 

Idem come sopra, ma per Box.

 

 

Screen cut, per ritagliare una parte di una pagina web.

 

 

Dolphin Reader: per leggere il testo più comodamente. Settabile in tre diverse modalità.

 

 

Desktop Toggles: in una parola, bellissimo. Con un solo tap potete far credere al server cui siete collegati che non state utilizzando un dispositivo mobile, ma un desktop. Va benissimo soprattutto per i dispositivi dotati di schermo grande (ovvio) e utilissimo per quei siti gratuiti su desktop, a pagamento su mobile…

 

Dolphin Jetpack

Jetpack: questo add-on non figurerà nello spazio visivo di cui stiamo parlando, ma dovrà essere attivato o disattivato tramite la voce Settings del menù More. Che cos’è? Semplice, mettiamo i razzi a Dolphin e velocizziamo al massimo la navigazione. Funziona!

 

 

Tutti gli add-ons disponibili li trovate qui.

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PRESENTAZIONE LITURGICA DEL NUOVO IPHONE

Posted on 13 settembre 2012. Filed under: smartphone | Tag:, , , , , , , |

E siamo alla versione 5, mentre il sistema operativo è alla versione 6. Un pasticcio a livello di comunicazione che il maestro Jobs avrebbe probabilmente evitato (del resto l’ipad 3 non è stato chiamato, semplicemente, il nuovo ipad?). Ecco, potevano creare il nuovo iphone con iOS versione 6 e si sarebbe evitata questa confusione e cacofonia numerica. Ma veniamo al sodo.
Come sempre è stata posta grande enfasi su aspetti risibili e poco importanti: abbiamo più lunghezza in cambio di meno spessore, qualche grammo di meno di peso, una risoluzione strana dello schermo che ha la medesima larghezza del precedente però, udite udite!, grazie alla maggiore lunghezza si potranno leggere due righe in più di un’email e ci sarà più spazio per le iconcine in home screen. La fotocamera sembra identica alla precedente però ora le lenti sarebbero perfettamente allineate (prima non lo erano?) e ricoperte da un vetro migliore e più robusto. Meraviglia delle meraviglie, si possono fare foto panoramiche senza ricorrere ad app di terze parti. La fotocamera anteriore adesso è HD… E le cuffiette? Ora si chiamano earpod, il loro studio sarebbe durato tre anni per veicolare il suono direttamente nelle orecchie dei consumatori e questa straordinaria innovazione tecnologica costerà meno di tenta dollari: conoscendo la politica Apple dei prezzi, queste cuffie esoteriche (si fa per dire) avranno un valore di circa 9 euro.
Il nuovo iphone 5 sarà dotato di connessione dati veloce LTE, ma non è chiaro se tra le frequenze supportate ci saranno quelle italiane. C’è chi dice sì e chi dice no. Non si tratta in ogni caso di una caratteristica rivoluzionaria, tutti i prossimi terminali ne saranno dotati non appena gli operatori telefonici  saranno pronti.
Ma il processore A6 è a 2 o 4 core? E la RAM, quant’è la RAM? Apple non lo dice, però si dilunga a illustrare i canoni estetici che hanno ispirato il look. E a presentare il nuovo connettore, che si può infilare senza dover indovinare il verso giusto (questo è comodo). Ma non dovevano adottare tutti la mini/micro USB?
Comunque sia, aspetto di vedere e toccare con mano il nuovo oggetto. Probabilmente sarà piacevole al tatto e alla vista, perché Apple certe cose le cura in modo maniacale e le sa fare bene. Rimane però la sensazione negativa che l’iphone abbia intrapreso una strada conservativa piuttosto che innovativa e ciò suona come una resa di fronte all’esuberanza tecnologica del mondo Android.
Probabilmente i dati di vendita saranno entusiasmanti per quello che viene definito, in modo liturgico, il miglior iphone di sempre, ma la sensazione mia è che una parte di magia sia svanita  e che Apple in questa occasione  sia stata meno abile di altre volte a circondare di un’aura di sofisticatezza (e sofisticazione) il suo prodotto di punta.

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CAUSA CONTRO SAMSUNG: AUTOGOL DI APPLE?

Posted on 3 settembre 2012. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , |

La causa stravinta da Apple contro Samsung potrebbe rivelarsi un clamoroso autogol per la casa della mela morsicata. Anche se la sentenza non è definitiva, anche se un’analoga vertenza in Giappone ha dato esito del tutto diverso, Apple sta chiedendo alle autorità americane di proibire a Samsung di commercializzare sul mercato USA una decina di prodotti di grande successo. Queste difficoltà, legate all’adozione della piattaforma Android, potrebbero spingere la casa coreana verso una piattaforma alternativa, precisamente Windows Phone 8.
Prossimamente infatti dovrebbe essere presentato uno smartphone Samsung con questo sistema operativo.
Intanto stiamo aspettando di vedere, tra pochissimi giorni, i nuovi dispositivi Nokia.
Insomma, così come è stato per Nokia, anche Samsung potrebbe optare per un sistema operativo al riparo dalle iniziative legali di Apple ed altrettanto potrebbero fare altri produttori, che temono di vedersi citati in giudizio a loro volta da Apple.
Pertanto la vittoriosa (in USA ) sentenza ottenuta da Apple potrebbe essere un’ottima occasione per Winows Phone, che potrebbe finalmente acquisire importanti quote di mercato, per la gioia di Microsoft. Sappiamo tutti come, in ambito desktop, Microsoft abbia una penetrazione enormemente superiore ad Apple e credo che quest’ultima farebbe bene a temere la capacità del colosso del software di imporsi.
Per quanto riguarda Android, che comunque continuerà ad essere il sistema operativo di riferimento per tanti produttori (per il momento, Samsung inclusa), è probabile che Google ed Apple trovino un accordo che però, per il momento, non è all’orizzonte.

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SAMSUNG GALAXY CAMERA: ANCORA UN PASSO AVANTI VERSO L’INTEGRAZIONE TRA FOTOCAMERA E SMARTPHONE

Posted on 29 agosto 2012. Filed under: fotografia, informatica, smartphone | Tag:, , , , , |

Non ho fatto in tempo a commentare la nuova Nikon Coolpix S800c, sottolineando che a mio avviso era un peccato non avesse la connessione 3G, che Samsung (una delle case più innovative del momento, checché ne dicano i giudici USA) tira fuori dal cilindro questa Galaxy Camera. Non può telefonare, a meno di installare Skype o altri software VoiP simili come Viber (ma il microfono c’è?), però è dotata anche di connessione dati tramite rete 3G e, ove disponibile, persino 4G. Anche in questo caso il sistema operativo è Android nell’ultima versione Jelly Bean.

Si tratta, praticamente, di un Galaxy S3 unito ad una fotocamera con zoom 23-483 mm (equivalenti 35 mm). La maggiore potenza elaborativa, la connettività 3G ed in generale l’hardware superiore, la rendono a mio avviso di gran lunga preferibile alla Nikon, sempre che non si abbiano esigenze fotografiche di particolare qualità.

La vedo perfetta per chi vuole una compatta, dotata di un versatile zoom ottico stabilizzato, avente la possibilità di effettuare l’upload immediato delle immagini verso i social network preferiti ed un backup in tempo reale grazie ad un servizio cloud di storage predisposto dalla stessa Samsung.

Strano a dirsi, lo schermo non è un superamoled come quello del Galaxy S3, ma è un LCD.

La denominazione Galaxy avvicina idealmente questa fotocamera più agli smartphone che non alle macchine fotografiche vere e proprie, anche se come abbiamo visto siamo in presenza, in realtà, di una macchina fotografica a tutti gli effetti (seppur iperconnessa).

Altro vantaggio enorme (almeno a livello molto dilettantesco) di una simile fotocamera, è quello di poter installare le numerosissime app esistenti per l’elaborazione di immagini e, perché no, di personalizzazione ed ampiamento software della macchina stessa.

Leggendo qua e là, ci sono perplessità per la mancanza di un vero flash e circa la durata della batteria. (UPDATE: in realtà il flash c’è!).

Ora aspettiamo la prossima mossa: la possibilità di telefonare. Quando verrà incorporata anche questa caratteristica, la bizzarra ed un tempo imprevedibile unione tra telefono e macchina fotografica sarà completata.

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APPLE VS. SAMSUNG: L’AUTO CON LE RUOTE QUADRATE

Posted on 27 agosto 2012. Filed under: economia, informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , |

La sentenza della causa Apple vs Samsung, che ha condannato la casa coreana a pagare un miliardo di dollari di risarcimento per violazione di brevetti detenuti dalla “mela”, si presta ad alcune considerazioni.
La prima: com’è veloce la giustizia americana. Una causa di simile complessità, in Italia, sarebbe durata almeno una decina di anni. Il giudice USA è arrivato a minacciare pesanti sanzioni ai due contendenti se non avessero ridotto la documentazione da esaminare (ritenuta ridondante) ed il numero di testimoni (ritenuti eccessivi). Per noi italiani, roba da fantascienza.
La seconda: ormai in USA si brevetta di tutto e di più. Si accettano, secondo me, brevetti con troppa facilità su aspetti marginali e secondari, tipo una “gesture” (ovvero un movimento con una o più dita sullo schermo sensibile al tocco) oppure il meccanismo software di sblocco dello schermo.
La terza: che succede ora? Quali saranno le conseguenze per i consumatori ed il mercato? Premesso che Samsung ricorrerà in appello, per cui l’attuale sentenza potrebbe essere riformata in un senso o nell’altro, anche in peggio (o in meglio, dipende dai punti di vista), sicuramente non vedo vantaggi tali da promuovere o favorire l’innovazione. Anzi, tutto il contrario. Lo scopo più o meno dichiarato di Apple è quello di avere una sorta di monopolio nel settore degli smartphone ed una simile sentenza, che ha ritenuto validi i brevetti, la incoraggerà a promuovere altre cause nei confronti di altri soggetti. Credo, insomma, che Samsung sia solo l’inizio e che il vero obiettivo sia Android, inteso come sistema. Obiettivo difficile, perché Android, sviluppato da un colosso come Google, è praticamente gratuito.
Mi chiedo, per esempio, cosa sarebbe successo se il primo fabbricante di autovetture (forse Ford?) avesse potuto brevettare la forma rotonda delle ruote, quella cilindrica dei cilindri, la “gesture” di ruotare il volante per sterzare, eccetera eccetera. Penso che l’Industria automobilistica non si sarebbe sviluppata come invece è avvenuto. Nessuno è stato costretto a realizzare una (improbabile) auto con le ruote quadrate e pulsanti o leve al posto del volante.
Cosa succederà ora? Staremo a vedere. Certo Samsung, che non è un’aziendina da quattro soldi ma un colosso, poteva anche prestare un po’ più di attenzione. Insomma, se vuoi operare in un paese devi rispettarne le leggi e se gli USA permettono di brevettare anche il modo di scaccolarsi il naso, ne devi tenere conto, ti piaccia o non ti piaccia.

UPDATE: interessanti considerazioni possono essere lette in questo articolo.

Update del 3/09/2012: una analoga causa in Giappone è stata invece vinta da Samsung contro Apple. A dimostrazione di come sia incerta la questione brevetti.

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