scienza

MAURO BIGLINO E L’INTERPRETAZIONE LETTERALE DELLA BIBBIA

Posted on 25 novembre 2012. Filed under: letteratura, scienza | Tag:, , , , , , , , , , , |

Il 25/11/2012 mi sono recato a Senigallia per assistere ad una conferenza di Mauro Biglino. Ma chi è Mauro Biglino?

Per chi non lo sapesse, è uno studioso di lingue antiche (in primis l’ebraico) che per lunghi anni ha tradotto i codici cosiddetti “sacri” per le Edizioni Paoline, ovvero la più importante casa editrice di stampo cristiano/cattolica, per mettersi poi a fare lo “scrittore”, come egli stesso si definisce. Per raccontare cosa? Il suo approccio è semplice: operare una traduzione letterale della Bibbia, depurata da secoli di convinzioni religiose ed 2012-11-24-17.50elaborazioni filosofico-teologiche, per vedere cosa davvero ci viene raccontato. Impresa comunque non semplice per tutta una serie di motivi che ci vengono spiegati in modo sintetico ma convincente: innanzitutto perché il testo originale è privo di vocali (infatti siamo in presenza di una lingua consonantica) e senza spazi tra le parole; poi perché ad un certo punto vennero inserite le vocali ma va’ a sapere se sono state inserite quelle giuste… pensate per esempio di inserire le vocali ad una semplice coppia di consonanti come MR: potremmo ottenere mare, Mauro, Mario, muro, mira, mora, Moira, mirra, marea, e chi più ne ha più ne metta! Infine perché, come vedremo, gli antichissimi scrittori avrebbero cercato di descrivere, con il vocabolario a disposizione dell’epoca, macchine per loro incomprensibili e perciò sarebbero stati costretti a ricorrere a perifrasi complicate e analogie ardite (immaginate di dover descrivere un aereo senza avere a disposizione il vocabolo stesso così come tutte i termini connessi al concetto di aviazione).

Subito dopo Biglino ha messo alcune cose in chiaro: lui non si occupa di teologia, non nega l’esistenza di un Dio, non si occupa di religione, ma solo di traduzione. In modo arguto, sottolinea come non ci sia nulla da temere da ciò che sta per dire, perché lui non è depositario di alcuna verità mentre le persone pericolose sono quelle che dicono di possedere la verità, soprattutto se questa verità viene dedotta da un libro talmente incasinato, incongruente, contraddittorio e ripetutamente modificato nel tempo come la Bibbia (il termine incasinato è una mia esemplificazione, non la parola letterale usata da Biglino, mi sembra doveroso precisarlo).

Insomma, a furia di traduzioni Mauro Biglino si è reso conto che, tradotta in modo letterale, la Bibbia (che per semplicità chiamiamo così anche se in realtà l’analisi di Biglino è limitata al vecchio testamento) racconta una storia ben diversa da quella che ci viene normalmente riferita; non solo, ma la traduzione letterale rende coerente il tutto e, per quanto le conclusioni cui Biglino perviene possano sembrare incredibili (e per certi versi lo sono), diventano spiegabili anche alcuni passaggi biblici altrimenti incomprensibili.

Per il dettaglio vi rimando alla lettura dei suoi libri, del suo blog e di altre risorse in rete facilmente trovabili tramite Google.

In sintesi, Biglino ci spiega che, secondo lui:

  • il termine elohim che viene tradotto in Dio, Signore eccetera, è in realtà plurale, il che da sé metterebbe in crisi qualsiasi approccio monoteista;
  • che il capo supremo degli elohim, tale Elyon, spartì la terra in zone comandate ognuna da un elohim;
  • in molti versetti biblici si trova conferma che gli elohim erano più di uno;
  • che i cherubini descritti nella Bibbia non hanno nulla a che vedere con gli angeli, ma erano macchine, alcune delle quali volanti e venivano cavalcate dagli elohim per spostarsi;
  • che gli angeli (diversi dai cherubini) erano messaggeri degli elohim;
  • che i sacerdoti erano esseri umani al servizio degli elohim (una specie di servitù);
  • che gli elohim erano extraterrestri inviati sulla terra per qualche motivo sconosciuto. La terra poteva persino essere una sorta di colonia penale cui erano stati condannati;
  • che gli elohim, pur vivendo in media molto più a lungo degli umani, erano comunque mortali e non erano di certo “buoni”, anzi erano guerrieri, gelosi e vendicativi;
  • che gli elohim crearono l’adam (l’uomo) grazie all’ingegneria genetica incrociando il loro DNA con quello degli ominidi già presenti sul pianeta;
  • eccetera…

Biglino (di cui avevo già letto un libro) dice molto altro che per mancanza di tempo e spazio non è possibile riportare, ma ribadisco che ciò che stupisce è l’estrema coerenza della traduzione da lui effettuata e del quadro complessivo che ne viene fuori. Rimane il dubbio, per me irrisolvibile, circa la qualità della sua traduzione. In rete alcuni demoliscono totalmente il suo lavoro (ci sarebbe stato da stupirsi del contrario).

Sentendo Biglino, mi viene in mente la religione raeliana e le sue bizzarre teorie circa la nascita della vita sulla terra, teorie abbastanza in linea con la traduzione letterale della Bibbia (rectius: vecchio testamento) effettuata dal nostro autore.

Al termine della conferenza, piuttosto lunga ed articolata, che curiosamente si è basata sul testo della Bibbia che ognuno ha in casa senza mai citare traduzioni alternative, ci sono state parecchie domande da parte del numeroso pubblico che affollava lo spazio messo a disposizione dal Comune di Senigallia.

Le teorie di Biglino sono alquanto strane, ma non poi così strampalate; e a chi obietta che sono inverosimili, si può tranquillamente ribattere dicendo che anche l’interpretazione religiosa ufficiale non è poi così verosimile. Quale poi? Quella cristiana, quella ortodossa, quella greca, quella copta…

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LA SENTENZA DI L’AQUILA È UN RAPACE CHE VOLA BASSO

Posted on 24 ottobre 2012. Filed under: scienza, società | Tag:, , , , , , , |

Condannati per non aver allertato in modo adeguato la popolazione e quindi, in ultima analisi, per non aver previsto il terremoto. La sentenza del tribunale penale di L’Aquila ha conquistato le prime pagine in tutto il mondo, ed è facile capire perché: o siamo sicuri che ė possibile prevedere un terremoto, ed allora ci sarebbe un senso in tutto ciò, oppure (come da sempre affermato dalla comunità scientifica con pochissime eccezioni che però hanno il sapore della cura Di Bella contro il cancro, per intenderci) non è possibile, ed allora la sentenza di condanna appare ingiusta, mediatica, populista, vendicativa e succube dell’opinione pubblica. Si tratta di suggestioni che impediscono, di norma, un’equilibrata e ponderata applicazione della giustizia.
D’ora in avanti qualsiasi scienziato o studioso che presti la propria opera presso qualsiasi struttura, in caso di pericolo anche minimo non potrà fare altro, alla luce di questo precedente, se non scatenare il panico, salvo rischiare, nel caso la catastrofe non si verifichi, un’incriminazione per procurato allarme.
Insomma, la vedo dura per gli scienziati nel nostro sempre più sciagurato Paese. Piuttosto che il rigore e l’applicazione del metodo scientifico, si chiede loro il dono della preveggenza affiancandoli così di fatto ai maghi e ai fattucchieri.
Sono considerazioni a caldo, senza aver letto la sentenza né aver esaminato gli atti del processo.
Naturalmente, le critiche a tale sentenza nulla hanno a che vedere con la solidarietà verso le vittime del sisma, cui va tutta la mia massima considerazione.

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IL GENIO DEL WEB ECCETERA

Posted on 18 luglio 2012. Filed under: informatica, internet, scienza | Tag:, , , , , , , |

Akinator si autoproclama il genio del web. Pensi un personaggio, poi rispondi alle domande e lui lo indovina praticamente sempre, a meno che tu non bari, cioè non rispondi correttamente alle domande (ma in tal caso non vale). C’è anche un altro sito simile che indovina  il nome di qualsiasi oggetto. Il risultato è strabiliante. Siamo o non siamo di fronte a vera intelligenza? Sgombriamo subito il campo da alcune banalità: so benissimo che dall’altra parte c’è un computer che esegue un algoritmo che va per esclusione, che ogni domanda è finalizzata ad eliminare alcune tra le risposte possibili sino a che non ne rimane una sola, probabilmente quella giusta, e che un computer  non è altro che un cretino ad alta velocità, come qualcuno ha detto in modo arguto; ma concentriamoci esclusivamente  sul risultato. Akinator riesce con estrema efficacia ed in pochi istanti ad intuire, ed indovinare, ciò che una mente umana ha pensato. Se si tratti di vera intelligenza o no dal mio punto di vista poco importa, possiamo tranquillamente definirla intelligenza artificiale quale in effetti è e come viene comunemente chiamata.
Il fatto rilevante è che questa intelligenza si interfaccia, almeno nel presente periodo storico-tecnologico, in modo molto limitato con l’esterno. Non ha propaggini fisiche se non molto grossolane e primitive. Non ha dispositivi di input sofisticati come quelli di cui godono gli esseri viventi: non ha occhi, orecchie, naso. Ma è solo questione di tempo.
Il mio ragionamento è questo: immaginiamo di dotare le enormi capacità di calcolo e memorizzazione di Akinator e simili di un corpo. Diamogli gambe, braccia, occhi, mani… Ci troveremmo di fronte ad una macchina molto più dotata di un essere umano (o se preferite diversamente dotata), incapace di provare dolore fisico, con organi intercambiabili e rinnovabili a piacere, immune alle malattie, difficile da distruggere, quasi impossibile da sconfiggere se non da un suo pari.
Ci troveremmo di fronte al servitore perfetto, all’elettrodomestico definitivo, ma ahimè anche dinanzi all’arma più letale mai concepita. Anzi, già che ci siamo facciamola volare con un paio di ali, diamogli un raggio laser, la possibilità di vedere attraverso i muri, un gps in modo da poter andare ovunque, un radar, perché no una bomba oppure (meglio) un set di bombe. Diamogli un compito: distruggere i nemici.

Questa, signori, piaccia o non piaccia, è la robotica prossima futura. Immaginiamo robot capaci di autoorganizzarsi, di riprodursi (cioè di fabbricare propri simili, magari migliori). Non avranno bisogno di aria, di cibo, di niente: solo di energia. La stessa energia che serve anche agli umani per stare caldi o freschi, far andare le macchine, illuminare quando fa buio.

Immaginiamo che questi automi del futuro, programmati per autoproteggersi, vogliano l’energia tutta per loro…

Scemenze? Fantascienza? Cazzate? Può darsi. Però…

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LO SCIENZIATO SUPERSTIZIOSO

Posted on 7 aprile 2011. Filed under: scienza | Tag:, , , , , , |

Ho già avuto modo, nel post Radio Maria Radio Magia, di commentare le sconcertanti affermazioni di Roberto De Mattei, vicepresidente del CNR, secondo cui le catastrofi naturali sarebbero la “voce terribile ma paterna della bontà di Dio”. Ho anche chiarito che le considerazioni riportate non erano le sue, bensì quelle di un arcivescovo ad inizio ‘900; sottolineando però come il nostro amico, leggendole con la propria voce di scienziato, abbia conferito loro autorevolezza e prestigio, anziché relegarle nel ciarpame della superstizione. Premesso che ognuno è libero di dire e di pensarla come vuole, vorrei esporre alcune considerazioni sulla figura dello scienziato e sulla compatibilità della scienza con una fede così forte da racchiudere in sé tutte le risposte. Lo spunto me lo dà ancora una volta il De Mattei che, sempre dal pulpito di Radio Maria, riferisce le parole di un altro autore cristiano del V° secolo, secondo il quale, tanto per fare un esempio, l’impero romano sarebbe caduto per colpa degli omosessuali che lo infestavano, puniti dai barbari invasori.

Mi domando: può, un uomo di scienza, vedere la mano di Dio dappertutto? Ha senso lo studio dei fenomeni se si è convinti che sia Dio a volere ogni cosa? Che motivo ci sarebbe di tentare di curare il cancro o l’AIDS se possiamo pensare, anche solo per un attimo, che tali malattie siano un giusto castigo divino e che il malato se le sia meritate? Secondo me l’essere scienziati (e non il credersi scienziati, che è una cosa diversa) è incompatibile con la fede religiosa. Cosa farebbe un uomo come il De Mattei se scoprisse come prevenire gli tsunami? Avvertirebbe le popolazioni coinvolte salvando migliaia di vite umane, oppure tacerebbe per consentire alla voce terribile di Dio, pur se paterna, di farsi udire? Perché, seguendo il suo ragionamento, salvare le vite umane sarebbe come mettersi contro Dio.

Il Dio delle persone come De Mattei è capriccioso e volubile, come le antiche divinità greco-romane. Molto umano, direi, nella sua volontà vendicativa e punitiva.

Ed è un Dio sessuofobo che punisce solo un certo tipo di immoralità, quella legata alle pratiche sessuali, mentre sembra fregarsene altamente di altre immoralità che una coscienza moderna giudica ben più importanti: la corruzione politica, i regimi dittatoriali, il lavoro minorile, eccetera. Di queste cose il DIo di De Mattei se ne strafrega, ma è pronto a scatenare terremoti per punire un manipolo di sodomiti e onanisti. Mah!

Ed infine: può il vicepresidente del CNR ragionare in questo modo? Secondo me no, sarebbe meglio che non lo facesse. Io credo che uno scienziato debba essere mosso dalla curiosità, dalla voglia di sapere, di capire, di scoprire; e che dovrebbe fuggire da ogni spiegazione precostituita come, appunto, quella offerta su un piatto d’argento dai pregiudizi e dalla superstizione religiosa.

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LO SQUINTERNO DELL’ASSE TERRESTRE

Posted on 14 marzo 2011. Filed under: scienza | Tag:, , , , |

Lo confesso subito: la parola squinterno non esiste. Il Devoto-Oli riporta squinternare, squinternato, squinternatura; il titolo quindi avrebbe dovuto essere La squinternatura dell’asse terrestre, troppo lungo e di poco impatto. Esiste invece il quinterno, senza la s davanti, ed è l’insieme di cinque pagine piegate a libretto, l’una dentro l’altra. I quinterni, rilegati, formano il libro. Un libro squinternato è un libro la cui rilegatura è andata a puttane; la rovina della rilegatura, che tiene le pagine in ordine e dà senso compiuto all’insieme, comporta confusione, ed ecco che in senso lato lo squinternato è una persona con qualche rotella in meno, oppure in stato confusionale. A me è venuto in mente il dorso di un libro squinternato: obliquo, piegato da una parte, col vuoto dentro perché alcune pagine oppure interi quinterni non sono più al loro posto. Non so se tutto questo può giustificare un titolo come il mio: ma sapere che l’asse terrestre, dopo il sisma giapponese, si è spostato di dieci centimetri (o forse inclinato… ma allora la misura non dovrebbe essere in gradi?) mi ha fatto subito venire in mente questa parola inventata, lo squinterno (marchio brevettato, tutti i diritti riservati).

Tralascio le parole di convenienza nei confronti del popolo giapponese. Il mio cordoglio è sincero, consideratelo riportato qui e dategli la forma che preferite. E’ che io ho voglia di parlare d’altro.

Dunque, il nostro pianeta si muove non solo perché viaggia in orbita attorno al sole, non solo perché ruota su se stesso, ma anche perché dentro di sé ha dei rigurgiti di potenza incommensurabile e può tentare una specie di capriola. E’ tanto grosso e pesante che la capriola è stata appena abbozzata, dieci centimetri di rotolamento extra su se stesso, ma c’è comunque stata. Questa per me è stata una scoperta, frutto dell’ignoranza, certo, ma comunque una scoperta. Ho capito che il pianeta su cui viviamo non deve temere solo minacce esterne, tipo meteoriti provenienti dallo spazio, ma anche tumulti interni che possono fargli molto male. Non mi riferisco naturalmente ai pur gravissimi danni dello tsunami: mi riferisco proprio allo squinterno. Questa volta è stato piccolo, forse insignificante per la vita nostra di tutti i giorni, ma un domani nulla ci dice che non possa essercene un altro, magari più consistente, e poi un altro ancora, ed ancora, ed ancora… fino ad ipotizzare che potrebbe essercene uno così grave, un colpo di tosse così forte, uno spasmo così tremendo, un contorcersi di viscere così feroce da spaccare, letteralmente, il mondo in due, far sprofondare montagne, annegare interi continenti, e così via, di catastrofe in catastrofe.

Il pianeta, insomma, è vivo e lo è non nel modo bucolico tuttobuonista, ma lo è come può esserlo un corpo malato, con contrazioni muscolari involontarie, conati di vomito, rigurgiti di stomaco, ulcere gastriche e tumori sotterranei.

Tutto ciò è semplicemente terrificante. Potrebbe davvero mancarci, da un momento all’altro, la terra sotto i piedi.

Tutto ciò, anche, ci rammenta la nostra pochezza. Noi esseri viventi siamo cacchette al cospetto dell’urlo spaventoso di ciò che è scaturito da una spinta iniziale così forte da durare ancora con effetti imprevisti, ed imprevedibili, sia che l’energia l’abbia creata Dio, sia che provenga da un’esplosione iniziale in cui tutte le cose erano, mi si conceda, zippate in un’unica cartella.

All’inizio era il verbo, dicono le sacre scritture.

Poi venne il caos.

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SPAURACCHI VECCHI E NUOVI

Posted on 24 gennaio 2011. Filed under: economia, scienza | Tag:, , , , , , , , , |

Il nuovo spauracchio si chiama NDM-1. Dietro questo nome da robot di guerre stellari si cela un batterio resistente a qualsiasi antibiotico esistente ad oggi, per cui l’unica cura praticabile sembrerebbe consistere in un cocktail di medicinali, e che Dio ce la mandi buona.
Il nostro nuovo nemico pubblico sanitario viene principalmente dall’India ed è stato portato in Europa da cittadini britannici che sono andati a farsi curare da quelle parti per spendere poco (ecco con quali risultati). Sembra che la sua diffusione sia rapidissima e che tra breve varcherà i confini italici.
Il problema dei batteri resistenti agli antibiotici è reale e prima o poi l’umanità dovrà farci i conti: da una parte una sorta di mutazione fa sì che i nuovi batteri sviluppino doti di resistenza agli antibiotici; dall’altra l’industria farmaceutica è restia a sviluppare soluzioni definitive, che rendono poco, preferendo concentrarsi sulle malattie “incurabili” che però possono essere tenute sotto controllo grazie ad una somministrazione continua di medicine, preferibilmente più di una e costose. Per cui lo studio e la produzione di nuovi antibiotici langue.
Ecco che il quadro si fa completo, per cui sorgono spontanei i primi interrogativi: questa volta il pericolo è reale, o sarà l’ennesimo tentativo di speculazione da parte dell’industria farmaceutica mondiale, come le passate “pandemie” insegnano? Ed ancora: possibile che la medesima industria farmaceutica nasconda vaccini e/o antibiotici (soluzioni che conducono alla guarigione completa) per propinarci cure temporanee o palliative che durano una vita (con tutti i rischi collaterali che la continua assunzione di un farmaco può comportare)?
Forse il vero virus pestifero dei nostri tempi non è un batterio o chissà cosa, forse sono i meccanismi socioeconomici che muovono la ricerca, il commercio e la produzione dei farmaci. La ricerca deve trovare la cura ai malanni, ma la cura deve portare soldi, tanti. Un farmaco che guarisca subito un malanno, come può coprire i costi di una ricerca lunga e complessa?
Piuttosto che guarire dal cancro, o dall’AIDS, è meglio trovare una soluzione alternativa che allunghi la vita del paziente trasformandolo in un consumatore continuo di medicine.
È questo che mi fa paura più di tutto.

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ORA L’ANTIBIOTICO FA FLOP

Posted on 11 novembre 2010. Filed under: scienza | Tag:, , , , , , |

È allarme antibiotico, e questa volta pare che i timori siano fondati (non come le ultime pandemie flop, tanto per intenderci). Da quando i primi antibiotici sono apparsi sul mercato facendo stragi di batteri, questi ultimi hanno lentamente cominciato a mutare sviluppando resistenza ai farmaci. L’industria allora ha elaborato antibiotici ancora più potenti, ma di nuovo i batteri un po’ alla volta hanno sviluppato ulteriori capacità di sopravvivenza. Oggi come oggi sembra che siano in aumento vertiginoso i casi in cui alcune infezioni si rivelano resistenti ad ogni farmaco in commercio, e c’è già chi teme che in un futuro non lontano si tornerà a morire a causa, per esempio, di una polmonite.
Quali sono le cause di tutto ciò?
Una causa consiste nell’uso smodato. Il pubblico ha cominciato ad assumere antibiotici per guarire rapidamente anche da una banale influenza. A causa dei ritmi imposti dalla vita moderna, quasi nessuno può permettersi di passare 15 giorni a letto per un po’ di febbre. I batteri sopravvissuti alla strage si riproducono creando altri batteri più resistenti al farmaco usato.
Un’altra causa è di natura prettamente economica: sviluppare nuovi farmaci costa e l’industria farmaceutica preferisce investire in prodotti che si usano per periodi prolungati di tempo anziché per gli antibiotici, che si assumono per pochi giorni e basta. Infatti negli ultimi anni il numero dei nuovi antibiotici immessi sul mercato è calato considerevolmente. Questo aspetto mi preoccupa non poco. Temo che l’industria farmaceutica un domani, se non oggi, preferirà commercializzare prodotti “di mantenimento” piuttosto che di guarigione: vedi cosa sta accadendo con la cura dell’AIDS, che prevede un cocktail di farmaci, e penso cosa potremmo aspettarsi in futuro per il cancro ed altre malattie ora incurabili come, giusto per esempio, la sclerosi multipla.

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L’ABORTO IN VITRO DEL VATICANO

Posted on 5 ottobre 2010. Filed under: scienza, società | Tag:, , , , , , |

Giudizio negativo del Vaticano sul premio Nobel dato ad Edwards, padre della fecondazione artificiale in vitro. Si reputa che grazie alla tecnica messa a punto da Edwards, poi applicata da molti altri, siano nate circa 4 milioni di persone e rese genitori non si sa quante coppie, altrimenti sterili. Meriti insufficienti secondo le autorità ecclesiastiche, che pongono l’accento su problemi morali quali l’esistenza di embrioni congelati (molti dei quali potrebbero andare distrutti), il mercato degli ovociti, le nonne madri e i cosiddetti “uteri in affitto”.
A me sembra evidente come il fine perseguito da Edwards sia altamente positivo, far nascere nuove vite anche quando la natura lo renderebbe impossibile, per cui non condivido le preoccupazioni vaticane di cui, comunque, non mi meraviglio affatto. Sono infatti figlie di una cultura oscurantista che nel corso dei secoli si è contraddistinta per la persecuzione di scienziati e pensatori del calibro di Edwards, per cui è la storia a ripetersi solo che per fortuna oggi la chiesa non ha lo stesso potere temporale di allora: niente roghi, nessun testo all’indice. Stupisce comunque l’auspicio, nascosto tra le pieghe della condanna, di una sorta di aborto in vitro che avrebbe dovuto non far nascere tutte quelle vite che hanno beneficiato delle scoperte di Edwards.
Scoperte i cui meriti, tra parentesi, vanno oltre i pur importanti risultati legati alle gravidanze. Infatti dono stati indagati a fondo i meccanismi che governano le funzioni di alcune cellule, aprendo la strada allo studio delle cellule staminali, che opportunamente gestite (o dovrei scrivere manipolate?) potrebbero fornire la chiave per la guarigione di malattie oggi incurabili e per chissà quante altre scoperte. Non è un caso che il governo italiano, pressato dall’attività lobbistica della Santa Sede, abbia varato in materia una tra le peggiori e più restrittive leggi nel mondo occidentale, una legge che lo stesso Edwards ha giudicato negativamente.

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SCACCO A DIO?

Posted on 8 settembre 2010. Filed under: scienza | Tag:, , , , , |

Stephen Hawking è l’astrofisico più famoso al mondo. Noto non soltanto agli addetti ai lavori ma anche al grande pubblico grazie ad alcuni libri di successo, è anche presente nell’immaginario collettivo grazie alla formidabile simbiosi tra un corpo disastrato ed una mente che definire brillante è poco.
Pochi giorni fa il nostro genio ha presentato il suo ultimo libro e giustamente ha pensato di creare un po’ di risonanza mediatica anticipandone uno dei contenuti “forti”: Dio non sarebbe necessario per spiegare la nascita dell’universo, le leggi della fisica possono spiegare tutto. A questo punto non vedo l’ora di leggere questo libro non appena uscirà la traduzione italiana (obiettivo raggiunto, vero, Stephen?); nel frattempo l’occasione è troppo ghiotta per non coglierla e fare un paio di considerazioni.
Nel mio piccolo, anzi piccolissimo, ho sempre pensato che l’idea-Dio fosse un tentativo improbabile di spiegare l’impossibile. Mi spiego meglio: l’argomentazione preferita dai credenti è che tutto ciò che esiste, tutto ciò che vediamo, deve pur avere un’origine, un padre. E quale padre meglio del Padre con la P maiuscola? Chi se non un Dio può aver compiuto un’opera così grande? La contraddizione logica presente in questo ragionamento è talmente evidente da confinare questa argomentazione nella discarica intellettuale delle leggende metropolitane. Prima si afferma che il tutto deve per forza aver avuto un’origine, poi si spiega che ad aver creato tutto è un Dio che è sempre esistito e non è a sua volta stato creato da nessuno. Bella coerenza. Per forza, mi si potrebbe dire, l’universo è naturale e materiale mentre Dio è immateriale e soprannaturale. Ma io sarei pronto a ribattere: perché voler credere a ciò che non si vede e non si sente piuttosto che fare il contrario, cioè credere che l’universo sia sempre esistito? Cosa cambia? I grandi misteri sull’origine delle cose rimangono intatti, ma almeno abbiamo qualcosa di concreto su cui ragionare, qualcosa che si misura col metro, si pesa con la bilancia e si ingrandisce al microscopio, e si esplora col cannocchiale…
Probabilmente è proprio questo il nodo cruciale: Hawking non ci sta indirizzando verso un rigurgito panteista, ci sta dicendo che la legge che spiega tutto, da cui derivano tutte le altre leggi della fisica, da qualche parte c’è, e prima o poi l’umanità la scoprirà. Il nulla prima del big bang deve essere stata una situazione precaria ed instabile, e la gravità ha fatto sì che l’universo si sia creato da solo.
Una cosa è certa: chi crede in Dio continuerà a farlo, non saranno certo le equazioni astrofisiche ad impedirglielo. Ma il vero significato di tutto questo è che scienza e fede sono incompatibili, lo hanno ribadito poco tempo fa scienziati di assoluto spessore quali Margherita Hack e Umberto Veronesi. Per dirla con Hawking: “C’è una fondamentale differenza tra la religione, che è basata sull’autorità, e la scienza, che è basata su osservazione e ragionamento. E la scienza vincerà perché funziona”.

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PRESTO LA FINE DEL MONDO? NON CI CREDO

Posted on 22 giugno 2010. Filed under: scienza | Tag:, , , , , , , , , |

Non bastassero i testimoni di Geova, che ogni due tre anni prevedono la fine del mondo; non bastasse la leggenda atzeca secondo cui tutto finirà nel 2012; ora ci si mette anche il ben più credibile professor Frank Fenner, scienziato di fama internazionale, a pronosticare che la razza umana si estinguerà probabilmente nei prossimi 100 anni. Roba da far drizzare i capelli sulla testa, anche se chi scrive (e tutti quelli che leggono, diciamo la verità) non hanno di fronte a sé una strada così lunga. Però, porca miseria… che tutto debba finire entro un misero secolo… Mi sono tranquillizzato quando ho letto cosa avrebbe causato una siffatta catastrofe: ebbene, cari signori, a spazzare via il genere umano nei prossimi 100 anni sarebbero i mutamenti climatici. Insomma, roba tipo non ci sono più le mezze stagioni, non è mai stato così freddo, non è mai stato così caldo, e compagnia bella. Una sorta di manualetto di conversazione di altri tempi. Il fatto è che quando sento parlare di mutamenti climatici, in me subentra il più grande scetticismo: non ci credo. Non  credo che il clima stia cambiando in modo così notevole e veloce, non credo che faccia sempre più caldo, non credo al cosiddetto riscaldamento globale. Secondo me l’umanità è in grado di monitorare questi eventi, in modo scientifico e paragonabile, solo da poco tempo, diciamo da un secolo… troppo poco per trarre informazioni valide e trarre speculazioni di così vasta portata su cosa accadrà nel futuro. Questo non significa, ovviamente, che non si debba combattere l’inquinamento: voglio dire semplicemente che non ci credo che stiamo messi così male (nonostante la ferita in fondo all’oceano che erutta petrolio in continuazione). Siamo a rischio di disastro ambientale, questo sì. Ma che le attività umane, anche quelle più insiospettabili, stiano conducendo ai cosiddetti mutamenti climatici, io ci credo poco. Anzi, non ci credo per niente. Ma chi è che mette in giro simili voci?

L’ultima volta che è stato in Italia, anche il Principe Carlo d’Inghilterra, cui do molta meno fiducia che non allo scienziato Frank Fenner, si è espresso in termini analoghi, anzi ancor più pessimistici: nel suo caso, rimarrebbero 99 mesi. Molto meno di quanto annunciato dallo scienziato, che però potrebbe aver arrotondato per eccesso di ottimismo (mettiamola così). C’è da chiedersi come abbia fatto Carlo ad essere così preciso: novantanove mesi, non uno di più né uno di meno. Che si sia messo lui a fare calcoli e previsioni, non ci crederei neanche se lo avessi visto: ergo, qualcuno deve aver bisbigliato la notizia dentro quelle grandi orecchie, e sua maestà ci ha creduto subito.

Del resto, il sospetto che dietro questa storia dei mutamenti climatici e del riscaldamento globale si celi una bufala, cominciano ad essere in molti a pensarlo.  Ma perché qualcuno dovrebbe inventarsi una catastrofe prossima ventura? Quali interessi ci sono dietro? Chi manovra tutto? C’è un burattinaio? In sincerità, non lo so. Ma di catastrofi prossime venture ne sentiremo parecchie, ed altre sono già dimenticate.

Chi ricorda la fine prossima del petrolio? Qualcuno pronosticava, molti anni fa, che il petrolio presto sarebbe finito, con conseguenze catastrofiche. Ebbene, non solo non è finito, ma continua ad essere estratto in quantità enormi e le riserve non accennano ad esaurirsi. Adesso si dice che il 2010 sarà l’anno dell’inizio della fine, nel senso che negli anni successivi non si riuscirà ad estrarre la stessa quantità di petrolio, che proprio nel 2010 avrebbe raggiunto il massimo, e che la fine delle riserve si verificherà nel 2040, o forse nel 2070.

Non credo a queste Cassandre. Temo che dietro queste sparate, mai avveratesi in passato, ci siano lobby ed interessi mostruosamente alti.

Comunque, in inglese: ecco chi è Frank Fenner

Articolo del Corsera su le dichiarazioni di Fenner

Ciò che disse il principe Carlo

I dubbi sul riscaldamento globale: articolo su il Foglio e su Punto Informatico

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