politica

CONTRO LA PIRATERIA, AGCOM APPROVA IL SUO “REGOLAMENTO”…

Posted on 14 dicembre 2013. Filed under: internet, politica, società | Tag:, , , , , , , , |

Purtroppo è tutto vero, in Italia le libertà digitali sono in grave pericolo, la “normativa” è stata data in pasto all’attività lobbistica di faccendieri che non perseguono alcun interesse collettivo ma solo quelli personali. In breve tempo la nostra internet, quella cui potranno accedere gli internauti italiani, sarà peggio di un groviera: piena di buchi, di messaggi di errore, di pagine irraggiungibili, esattamente come ho potuto provare di persona alcuni anni fa durante una vacanza a Istanbul, in Turchia. Ogni clic su un link era un errore. Una tragedia. Ora raggiungeremo in breve tempo quei (bassissimi) livelli. Individuiamo ora i responsabili di questa situazione e ricordiamocene, quando sarà il momento di andare a votare. Un cotale scempio avviene proprio in concomitanza all’aumento del balzello sui pc, tablet, supporti digitali eccetera per risanare i debiti della SIAE, capitanata da Gino Paoli.

Prima dei link di approfondimento, cui rimando, una breve nota: nonostante le belle parole dell’AGCOM, nonostante almeno per ora i provider non siano stati trasformati in guardiani della rete (era questo il rischio più grande), si è di fatto aperto un varco al di fuori della legge e della legalità in generale, per cui chi è portatore di un interesse privato può avere a sua disposizione un’agenzia che tutela i suoi interessi bypassando le procedure standard che disciplinano il diritto. Inoltre permangono le ambiguità testuali che mirano a confondere tra downloader e uploader: solo le violazioni massive dovrebbero essere perseguite, solo i grandi uploader e non l’utente finale… Peccato che i programmi più efficienti e più usati, per esempio quelli che usano il protocollo bit torrent, trasformino ogni downloader in uploader, e la legge… scusate, la regolamentazione da far west privato che è stata emanata, nell’individuare la figura dell’uploader parla al singolare: chiunque…

http://punto-informatico.it/3956367/PI/News/agcom-approva-regolamento-sul-diritto-autore.aspx

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/14/bye-bye-internet-la-settimana-nera-delle-nuove-tecnologie/813385/

http://punto-informatico.it/3954812/PI/News/equo-compenso-siae-vuole-piu.aspx

http://www.wired.it/attualita/2013/12/13/nuovo-regolamento-agcom-ovvero-regalo-di-natale-alle-grandi-lobby-dellintrattenimento/

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VORREI CANCELLARE (POLITICAMENTE) LA CANCELLIERI E TUTTI QUELLI COME LEI

Posted on 3 novembre 2013. Filed under: politica | Tag:, , , , , , , , , |

Il ministro Anna Maria Cancellieri sta dichiarando ai quattro venti che, per motivi umanitari, aveva il dovere di preoccuparsi delle condizioni di salute di Giulia Ligresti, perché la poverina in carcere non mangiava. Forse il cibo non era di suo gradimento… per non parlare della location: roba da togliere in effetti l’appetito. Chissà quanti carcerati rinuncerebbero per qualche giorno ad un pasto che ritengo non proprio eccellente, pur di poter uscire di prigione. Ma non tutti, ahimè, hanno il numero personale della ministra. Qualcuno sì, gli altri no. La gente normale no, qualche riccastro (oppure ex tale) sì. E lei, il ministro della giustizia, promette l’aiuto a chi pagò una lauta buonuscita al figlio: puoi contare su di me. Ma a chi sospetta un atteggiamento di favore di un potente (potente = colui che può) verso un altro potente, la sig.ra Cancellieri dà del matto

Ebbene, anch’io sono matto. Trovo disgustosa la vicenda e ancora più spiacevole la difesa del ministro, che dovrebbe avere il buongusto di dimettersi, altro che raccontare baggianate. 

Siamo di fronte alla figura di una persona (la sig.ra Cancellieri) assai distante dalla realtà del Paese, questa è la verità. Talmente distante da non rendersi conto della gravità del proprio comportamento. In carcere c’è gente che muore, che si toglie la vita, che consuma droga e si trasmette l’AIDS… e lei si preoccupa di Giulia Ligresti che non mangia e la fa uscire di galera. Per sfamarsi, certo. Le budella della sig.ra Ligresti erano e sono speciali, il rancio offerto dalle patrie galere non era consono, ed anche i gabinetti non sono un granché: tutto sommato non mettersi nella condizione di doverli usare può essere una valida scelta, tanto più se poi si può andare a piagnucolare sulla spalla del ministro che, grande e grossa com’è, con quella vociona impastata, deve avere un cuore altrettanto grande, un cuore di mamma.

Quella che stiamo vivendo è l’ennesima farsa di una classe politica che, anziché preoccuparsi del bene del Paese, si preoccupa solo degli affari propri e degli affari degli amici, che poi sono anche affari propri. E che si indigna se qualcuno le ricorda che così non ci si può comportare. Sono queste persone, abituate a vivere di privilegi e nel privilegio, a considerarsi superiori a tutti e a tutto, che alzano le tasse, impongono sacrifici, taglieggiano le pensioni e ammoniscono i cittadini su cosa deve essere fatto.

Dagli altri, non da loro.

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“REGOLAMENTARE IL WEB”: QUANDO IL RIMEDIO E’ PEGGIO DEL MALE

Posted on 4 maggio 2013. Filed under: internet, politica | Tag:, , , , , , , , , , , |

Ci risiamo! Gli aspiranti censori che vivacchiano nel nostro Paese hanno ripreso fiato e affermano ai quattro venti che è necessario “regolamentare il web”.

Già l’espressione “regolamentare il web” la dice lunga: per questi personaggi, probabilmente, internet è solo il web, facebook e poco altro. Ah sì, è anche un posto orribile dove si insulta la gente e si rubano le canzoni.

Poveri noi… adesso dobbiamo sorbirci anche i “dolori” della Presidente della Camera, Laura Boldrini, che afferma di aver ricevuto minacce, insulti, eccetera eccetera. Per cui, ovvio, bisogna impedire che ciò accada di nuovo. Vigilare, reprimere, in una parola “censurare”.

Perché l’idea che le leggi ci siano già, non sfiora queste menti eccelse. E’ dai tempi di “arbitro cornuto”, epiteto ormai entrato a far parte della storia, insulto che oggi come oggi può far solo sorridere, che si sbeffeggiano i potenti, che si “esorcizzano”. Si può aggiungere la frase “piove governo ladro” per passare a locuzioni ancor più ingiuriose e in certi casi veramente rivoltanti. Come quando, per restare in tema calcistico, si leggono negli stadi striscioni che inneggiano alle tragedie altrui: Superga, l’Heysel… è vero, c’è in giro gente balorda, o cattiva. Spesso il pessimo gusto di certi sfottò lascia basiti. Possibile, ci sarebbe da domandarsi, che in giro ci sia gente così becera, ma anche così cretina?

Infatti il problema non è la lamentela della Presidente Boldrini, sono tutti coloro che ne prendono spunto per invocare leggi speciali per il web. Che non servono, perché ha ragione Grillo: esiste un codice penale, esistono  i reati, e se un reato viene commesso tramite internet si fanno le indagini, si trova il colpevole e lo si punisce. Stop. Invece no, si vorrebbe “prevenire”, ma “prevenire” è una foglia di fico sotto cui si nasconde la vergogna della censura.

Internet, in modo semplicistico individuato come “il web”, quando suscita le lamentele di qualche personaggio “importante” che si sente preso di mira, altro non è se non un Pasquino moderno. Un Pasquino elettronico. Da Wikipedia:

Pasquino è la più celebre statua parlante di Roma, divenuta figura caratteristica della città fra il XVI ed il XIX secolo. Ai piedi della statua, ma più spesso al collo, si appendevano nella notte fogli contenenti satire in versi, dirette a pungere anonimamente i personaggi pubblici più importanti. Erano le cosiddette "pasquinate", dalle quali emergeva, non senza un certo spirito di sfida, il malumore popolare nei confronti del potere e l’avversione alla corruzione ed all’arroganza dei suoi rappresentanti.

In Italia abbiamo vissuto gli anni di piombo. C’è gente che è stata uccisa, gambizzata… Francamente, se confrontiamo ciò con quanto può essere capitato alla Presidente Boldrini (non conosco i dettagli), credo che possiamo ricondurre i fatti di cui stiamo parlando al loro reale ordine di grandezza. Né mi sembra che il fenomeno si possa additare come esempio di un pensiero sessista generalizzato: nei confronti di soggetti maschi (perlopiù politici, ma anche sportivi, attori, cantanti e/o semplici frequentatori di newsgroup o di forum) ho letto cose davvero terrificanti.

Naturalmente non voglio sminuire la gravità di nulla, né sostenere che gli auspici per un mondo migliore (anche virtuale) siano inutili: però sostengo che è meglio un po’ più di libertà anche a scapito del politically correct, piuttosto che il contrario.

Ve l’immaginate se, ai tempi di Pasquino, avessero pensato di “regolamentare” le statue?

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POLITICA, ELEZIONI PROSSIME VENTURE: DOPO LA CADUTA DEL MURO, LE CADUTE DI STILE

Posted on 17 febbraio 2013. Filed under: politica | Tag:, , , , , , , |

Insieme al muro di Berlino sono crollate le grandi ideologie, quelle che distinguevano i partiti l’uno dall’altro. C’erano i comunisti, c’erano i liberali, c’erano i socialisti, i socialdemocratici, c’erano anche i fascisti o post fascisti. Tutto era abbastanza chiaro, perché questi movimenti politici erano nati da qualcosa ed erano portatori della loro visione dello stato, dell’economia, delle classi sociali, della democrazia o della dittatura. Quando si parlava di politica, al bar come dal barbiere, si parlava di massimi sistemi e di come il mondo potesse essere, o sarebbe potuto essere.

Crollato il muro, le ideologie sono sparite, ma non sono state sostituite da niente. I comunisti cinesi hanno inventato una sorta di capitalismo di stato, la Russia (che non c’è più) ha creato un divario enorme tra la popolazione ricca e quella povera. In entrambi i due Paesi, sembrerebbe che il concetto di democrazia sia alquanto vago, se non del tutto inesistente.

In occidente, anche, non c’è niente di nuovo. E’ evaporato anche lo spauracchio del comunismo, così i leader occidentali possono finalmente concentrare la propria attenzione su ciò che più sta loro a cuore: l’economia, il vero collante/scollante attuale dei popoli.

E in Italia? Caduto il muro, è caduto anche lo stile. Nessuno vuole fare più la rivoluzione (ammesso e non concesso che volessero farla anche prima), così di cosa si può mai parlare? Ci sarebbe da occuparsi di un migliaio di problemi concreti, ma è molto più facile fare altro: al primo posto, il dileggiamento dell’avversario. Al secondo posto, comportarsi in modo che il dileggiamento avversario trovi terreno fertile. Badate bene, potrebbe essere un piano davvero diabolico per rifuggire dalla realtà.

Così abbiamo il comico demagogo e il riccone sporcaccione, i cattocomunisti a metà strada tra la casa del popolo e la chiesa, i comunisti cattolici che sono nella medesima metà della strada ma provenienti dalla direzione opposta, i tesorieri che hanno rubato tanti di quei soldi da pagarci lo stipendio ai cassintegrati per chissà quanti anni, eccetera. C’è il gay (lo dico con il massimo rispetto) che vorrebbe sposarsi, quelli che non vogliono che si sposi, quelli che vorrebbero farlo sposare prima di subito. Ci sono quelli che hanno aumentato le tasse ma la colpa è di quelli che c’erano prima, che avevano già deciso gli aumenti, mentre quelli che c’erano prima dicono che non è vero, sono quelli che sono venuti dopo ad aver messo le mani nelle tasche degli italiani. La cosa ridicola è che quelli che sono venuti dopo sono stati appoggiati da quelli che c’erano prima: basterebbe questo a svelare la pochezza e la finzione del dibattito, la speranza è che nessuno tra gli elettori se ne ricordi. Ci sono quelli che vorrebbero fare il territorio a pezzetti, quelli che vorrebbero uscire dall’Euro, quelli che pur di non uscire dall’Euro è meglio morire di fame perché l’Euro non si tocca. Quelli che gridavano alle ruberie altrui, salvo accorgersi che chi rubava ce l’avevano in casa.

Purtroppo, tra tutti quanti, non ce n’è neanche uno che meriti la mia fiducia e quindi il mio voto. Non vedo lo statista di polso, il leader carismatico, il politico serio. Non vedo lo straccio di un progetto. Vedo una massa di imbonitori senza arte né parte, che gridano slogan vuoti, così generici da non significare niente. Mi spiegate che significa fare le riforme senza precisare il contenuto, i tempi ed i modi di queste riforme e senza neanche dire cosa si vorrebbe riformare? Ma una riforma fatta male sarebbe comunque migliore rispetto a lasciare le cose così come stanno?

Non so cosa farò al momento del voto. Il voto è un diritto/dovere, esprimerò comunque una preferenza.

Ma non sarà facile individuare non dico il migliore, ma il meno peggiore.

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BLOG: NON È STAMPA CLANDESTINA

Posted on 26 settembre 2012. Filed under: internet, politica | Tag:, , , , , , , , |

Ci sono storie davvero paurose, peggio di Cappuccetto Rosso, che le mamme ma anche i babbi dovrebbero raccontare ai loro bambini, come si faceva una volta prima che arrivasse la tv. Perché sono molto istruttive. Per fortuna, come nelle migliori fiabe, il finale ė a lieto fine. Ma la paura e lo sgomento rimangono. Dunque…
C’era una volta un blogger siciliano, di nome Carlo. Indovinate un po’ cosa faceva questo blogger? Non è difficile: scriveva in un blog. Proprio così. Esattamente come un sacco di gente fa tutti i giorni. È facile, ci sono tante piattaforme già predisposte per l’uso. Bastano pochi clic per registrarsi e personalizzare un po’ l’aspetto, e si è pronti per riempire di contenuti uno spazio altrimenti vuoto. Ed è qui che arriva il bello, o forse il brutto (ma anche il cattivo).
Il bello è quel coriandolo di libertà che internet ha regalato all’umanità.
Il brutto è che il blogger può dare fastidio a qualcuno. A chi? Dipende proprio (bambino mio) da ciò che ci si scrive. Nella nostra storia un bel giorno qualcuno sbotta: “quel blogger ha proprio scassato la minchia!” (Lo so, non è linguaggio da favola, ma ha la sua ragion d’essere). E che ti succede? La cosa più brutta, bambino mio. Invece di confutare il contenuto e le accuse contenute nel blog, come sarebbe stato ovvio, il lupo cattivo, travestito da magistrato, sequestra il blog perché… è stampa clandestina!
Sembra incredibile. Ma te l’immagini, bambino mio, una cosa del genere accadere in un paese civile dove la democrazia è consolidata? Ma la nostra favola si svolge nella repubblica delle banane, dove possono accadere anche le cose più incredibili, per esempio che in un periodo di crisi economica, in cui si chiedono gravosi sacrifici ai cittadini, un manipolo di politici biscazzieri spenda cifre folli in festini e banchetti oltre che per tornaconto personale.
Il lupo cattivo sostiene che il blog è una forma di stampa, in quanto tale soggetta agli obblighi di legge tra cui la registrazione della testata e la nomina di un direttore responsabile, in più (credo) tenuta al pagamento di qualche immancabile bollo. “Ma tu” dice minaccioso il lupo cattivo a Carlo “non hai adempiuto a questi obblighi, perciò sei colpevole!” Eh sì, colpevole, perché la stampa clandestina è un reato, mica una semplice questione burocratica.
Per fortuna Carlo è un tipo tosto. Sopravvive a due condanne penali (notare bene che qualsiasi blogger, a quel punto, avrebbe potuto essere processato e condannato per il medesimo reato, nella repubblica delle banane) ed infine ottiene la vittoria in Cassazione. La suprema corte, bambino mio, dove i giudici sono più potenti, finalmente riconosce che un blog non è stampa e non è un prodotto editoriale, perciò non può trovare applicazione quella vecchia legge del 1948 (!) varata quando non esistevano i computer, internet e i blog e non erano neanche nati la tua mamma e il tuo babbo.
Intanto, però, per lunghi otto anni Carlo non ha potuto scrivere sul suo blog e chi voleva farlo tacere ha raggiunto comunque il proprio scopo, per non parlare delle spese che sarà stato costretto a sostenere e del disagio che avrà provato nel sentirsi trattato come un criminale per tutto questo tempo.
Questa, bambino mio, per quanto incredibile ė una storia vera.
Il blogger si chiama Carlo Ruta, ed è siciliano (ecco perché, a un certo punto, mi sono permesso di scrivere minchia). Il pubblico ministero è il procuratore di Ragusa, tale Agostino Fera.
Non entro nel merito dei contenuti del blog, che francamente non conosco. Mi sembra però scandaloso che si sia arrivati ad una censura di fatto appellandosi ad una obsoleta (per quanto mai abrogata, quindi in vigore) legge del 1948.

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LIBERTÀ RELIGIOSA E LIBERTÀ DI PAROLA

Posted on 21 settembre 2012. Filed under: politica, società | Tag:, , , |

Dopo il film (anche se definirlo tale è un insulto all’arte cinematografica) su Maometto, ora alla ribalta assurge un periodico satirico francese che ha pubblicato alcune vignette che ritraggono il profeta. Se prima nel mirino degli integralisti e purtroppo terroristi islamici c’erano gli USA, ora c’è anche la Francia.
I casi sono due. Uno: se lo scopo è quello di fare casino e basta, allora ogni pretesto è buono, come direbbe la vecchia zia di chiunque, e le chiacchiere finiscono qua.
Altrimenti, è evidente un “dislivello” culturale tra le democrazie occidentali, che sanciscono con strumenti giuridici sofisticati la libertà di parola e quella di stampa, e che non esercitano forme di censura sui contenuti, e alcuni dei Paesi islamici che identificano ciò che avviene all’interno di uno Stato ad opera di liberi cittadini, come lo Stato stesso.
Ma cosa c’entrano gli Stati Uniti se un’accolita di personaggi rozzi e ignoranti realizza un film offensivo? Perché prendersela con la Francia intera (o addirittura con tutto il mondo occidentale) se una rivista qualsiasi pubblica vignette “sacrileghe”? Cari amici musulmani, imparate ad essere tolleranti! In occidente abbiamo faticato tanto per conquistare le nostre libertà che proprio non saremmo capaci di rinunciarci. Non potete pretendere che Google elimini il trailer di un film solo perché non è gradito da qualcuno: se così fosse, YouTube sarebbe ben presto svuotato di ogni contenuto. Sono da rispettare le vostre critiche, ma altrettanto vale per gli altri. Se il governo francese non sequestra il giornaletto in questione e non ha fatto nulla per impedirne la pubblicazione, non è per fare uno sgarbo alla vostra religione: semplicemente, le leggi di quel Paese non lo consentono.
Il mondo ha bisogno di più tolleranza e meno religione.
Guai a limitare la libertà per garantire un culto oppure una superstizione.

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PAKISTAN: UN BEL POSTO DOVE VIVERE (L’IRONIA MI SEMBRA OVVIA)

Posted on 31 agosto 2012. Filed under: politica, società | Tag: |

Bel posto il Pakistan, uno stato civile e moderno dove la blasfemia è punita con la pena di morte.

Sarebbe un bel posto dove vivere: uno Stato capace di condannare a morte una bambina minorenne, per giunta ritardata mentale, “colpevole” (si fa per dire) di aver strappato alcune pagine da una copia del Corano. Un imam locale (l’equivalente di un parroco? di un vescovo?) ha incitato i fedeli contro questa bambina di una famiglia cristiana ed ora la situazione sembrerebbe essere ulteriormente degradata a livello di guerra di religione. Da una parte i mussulmani, dall’altra i cristiani.

E’ veramente ora che l’umanità dica basta a queste stupide credenze che approfittano della credulità popolare (e dell’ignoranza di larghe fette di popolazione) per i propri bassi scopi. Un imam, un prete, un vescovo, un papa o sono in cattiva fede, ed allora sono persone malvagie, oppure sono in buona fede, ed allora sono persone sciocche. In entrambi i casi sono persone pericolose, capaci di portare a risultati come quello di cui ci stiamo occupando.

On line, si può firmare questa petizione.

Articolo del Corsera da cui si evince che il presidente del Pakistan, cui è diretta la petizione, avrebbe preso a cuore la faccenda in uno slancio irrefrenabile ed audace di progressismo.

AGGIORNAMENTO DEL 02/09/2012: clamorosa e ottima notizia. Sembra che l’imam accusatore sia stato a sua volta accusato da un testimone di aver falsato le prove. Avrebbe aggiunto di proposito altre pagine del corano bruciacchiate (da lui stesso?) per aggravare la posizione della ragazzina che, ricordo, fa parte di una famiglia cristiana. La mia percezione del Pakistan migliora leggermente alla luce di questa notizia, che però conferma anche come le religioni possano stravolgere le menti (il bello è che uno alla fine pensa addirittura di essere nel giusto e di avere un Dio buono dalla sua parte).

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PUSSY RIOT: SE NON CI FOSSE STATO INTERNET?

Posted on 30 agosto 2012. Filed under: musica, politica | Tag:, , , , , , , , , , |

Che sarebbe stato delle Pussy Riot, il gruppo musicale punk espressione di un collettivo femminista, politicamente impegnato contro Putin, se non fosse esistita la rete? Probabilmente si sarebbero beccate una condanna persino superiore ai due anni (dicasi anni due) per aver osato esibirsi in una chiesa ortodossa, poi di loro non si saprebbe saputo più nulla, sopraffatte dal potere (quello politico e quello religioso, che nella Russia attuale sembrano andare a braccetto).

Un momento… adesso che ci penso succede anche altrove. Penso all’Iran, per esempio, dove per un fatto del genere le simpatiche ragazze sarebbero state impiccate. Ma anche in Italia, l’ingerenza religiosa non è che sia del tutto assente…

Purtroppo, dove la democrazia è incerta, il potere è arrogante e se il potere politico stringe alleanza con quello religioso, o peggio è un tutt’uno con esso, la libertà è in serio pericolo, le leggi sono sommarie (“teppismo”, “offesa al sentimento religioso”, eccetera) e qualsiasi forma di dissenso fa fatica ad esistere.

Ora due delle tre ragazze sono fuggite in un paese dove non c’è estradizione verso la Russia. La terza, la più sfigata, a meno che la pressione internazionale non compia un miracolo, dovrà scontare i due anni di detenzione.

Nel frattempo, sfruttando l’improvvisa notorietà internazionale, il marchio “Pussy Riot” è stato registrato.

Link al sito ufficiale: http://pussy-riot.livejournal.com/

Corriere TV:

corrieretv

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FERIE 2012: LE STRANE IDEE DI UN GOVERNO TECNICO

Posted on 24 giugno 2012. Filed under: economia, politica | Tag:, , , , , , , , , , , |

Eccola qua, l’ennesima trovata geniale sparata, questa volta, dal sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Gianfranco Polillo: ridurre le ferie (naturalmente, dei lavoratori dipendenti) di ben 7 (sette) giorni. Il vantaggio, secondo questo augusto pensatore nonché sopraffino economista, sarebbe quello di aumentare di ben un punto percentuale il PIL di questo sciagurato Paese.

Diciamolo subito, l’idea è semplicemente vomitevole, e non solo perché le ferie sono sacrosante, meritate e sudate e comunque dal mio punto di vista sempre troppo poche, ma anche per altri motivi che vado a illustrare.

Come riportato dalla stampa, il nostro genio di turno avrebbe spiegato che “per aumentare la produttività del Paese lo shock può avvenire dall’aumento dell’input di lavoro, senza variazioni di costo”. Un attimo, fermi tutti… Questa storia del senza variazioni di costo me la devono spiegare proprio bene. Ogni cosa ha un costo. Se io (e sottolineo io) lavoro di più a parità di stipendio, sono io (e sottolineo nuovamente io) a sostenere il costo di questa ipotetica sciagurata operazione di puro maquillage economico-finanziario. A pagare il trucco, sono io, ovvero sarebbero tutti i lavoratori dipendenti che già sostengono il 90% delle entrate grazie al saccheggio mensile delle loro buste paga, saccheggio che consente agli evasori fiscali di mantenere un tenore di vita più alto a nostre spese. Detto in altri termini, a pagare sarebbero sempre i soliti, a tutto vantaggio degli altri. Questa ipotetica riduzione di ferie senza aumento della retribuzione non sarebbe altro che l’ennesima tassa fatta pagare al popolo dei lavoratori dipendenti.

Inoltre: perché l’eccellentissimo economista geniale sopraffino pensatore non fa la stessa proposta ai lavoratori autonomi, ai professionisti, insomma a tutti quelli che non godono (si fa per dire) delle gioie e dei dolori della busta paga? Ma perché questi signori, qualora decidessero di fare una settimana di ferie in meno, lo farebbero per il proprio tornaconto, fosse quello di risparmiare oppure semplicemente di guadagnare di più. Non lo farebbero mica per il Paese, per aumentare il PIL dell’uno per cento. Che gli frega a loro del PIL? Tanto le tasse le pagano in misura fortemente ridotta. L’aumento del PIL non ci sarebbe, ci sarebbe solo l’aumento di qualche conto corrente. Invece no, bisogna far lavorare di più i lavoratori dipendenti, perché quei somari lo farebbero gratis a parità di costo, con vantaggio per tutti.

Eh no caro sottosegretario dei miei stivali, così non va! Non ci siamo! La proposta (che non saprei come altrimenti definire, vorrei evitare il turpiloquio) raggiunge vette elevatissime di ridicolo quando leggo la seguente frase virgolettata: “Se noi rinunciassimo ad una settimana di vacanza avremmo un impatto sul PIL immediato di circa un punto.”

Quel noi ricorda tanto un’infinita serie di barzellette e battute, la più famosa delle quali viene attribuita a Mussolini (ma forse è un falso storico): armiamoci e partite.

E’ come se Paolillo avesse detto: rimbocchiamoci le maniche e lavorate.

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IL COMPROMESSO STORICO RISORGE PER ARRAFFARE I SOLDI DEI CONTRIBUENTI

Posted on 17 aprile 2012. Filed under: politica | Tag:, , , , , , , , , , |

Eccoli lì tutti e tre, per una volta perfettamente d’accordo: ABC, come sono stati soprannominati, ovvero Alfano Bersani Casini. Destra – centro – sinistra perfettamente allineati. Però, chi pensasse che questo storico accordo sia stato messo in piedi per varare chissà quale importantissima riforma o provvedimento, rimarrebbe deluso. Signori, svuotate le tasche e liberate la mente: i tre personaggi in questione (ed i rispettivi partiti) si sono trovati d’accordo su una cosa sola, arraffare i soldi dei contribuenti. Rinunciarvi, hanno detto, sarebbe un errore madornale. Sai le lobby altrimenti come avrebbero vita facile, hanno spiegato.

E così, proprio quando ai cittadini si chiedono sacrifici, proprio quando gli scandali circa l’utilizzo improprio di questi soldi (ex finanziamento, ora rimborso) sono all’ordine del giorno, queste facce di bronzo (per non dire di peggio) reclamano il loro diritto a requisire centinaia di milioni di euro ed hanno l’ardire di cercare di convincerci che lo stanno facendo per il nostro bene. Nonostante un referendum popolare abbia stabilito il contrario.

Per la cronaca, gli unici che rinunceranno sono la Lega (ci credo, dopo il ciclone Belsito) e l’Italia dei Valori di Di Pietro.

NO COMMENT…

http://www.ilgiornale.it/interni/finanziamenti_partiti_alfano-bersani-casiniabolirlo_sarebbe_errore_drammatico/finanziamento_partiti-soldi_partiti-bersani-alfano-casini/16-04-2012/articolo-id=583325-page=0-comments=1

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