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CONTRO LA PIRATERIA, AGCOM APPROVA IL SUO “REGOLAMENTO”…

Posted on 14 dicembre 2013. Filed under: internet, politica, società | Tag:, , , , , , , , |

Purtroppo è tutto vero, in Italia le libertà digitali sono in grave pericolo, la “normativa” è stata data in pasto all’attività lobbistica di faccendieri che non perseguono alcun interesse collettivo ma solo quelli personali. In breve tempo la nostra internet, quella cui potranno accedere gli internauti italiani, sarà peggio di un groviera: piena di buchi, di messaggi di errore, di pagine irraggiungibili, esattamente come ho potuto provare di persona alcuni anni fa durante una vacanza a Istanbul, in Turchia. Ogni clic su un link era un errore. Una tragedia. Ora raggiungeremo in breve tempo quei (bassissimi) livelli. Individuiamo ora i responsabili di questa situazione e ricordiamocene, quando sarà il momento di andare a votare. Un cotale scempio avviene proprio in concomitanza all’aumento del balzello sui pc, tablet, supporti digitali eccetera per risanare i debiti della SIAE, capitanata da Gino Paoli.

Prima dei link di approfondimento, cui rimando, una breve nota: nonostante le belle parole dell’AGCOM, nonostante almeno per ora i provider non siano stati trasformati in guardiani della rete (era questo il rischio più grande), si è di fatto aperto un varco al di fuori della legge e della legalità in generale, per cui chi è portatore di un interesse privato può avere a sua disposizione un’agenzia che tutela i suoi interessi bypassando le procedure standard che disciplinano il diritto. Inoltre permangono le ambiguità testuali che mirano a confondere tra downloader e uploader: solo le violazioni massive dovrebbero essere perseguite, solo i grandi uploader e non l’utente finale… Peccato che i programmi più efficienti e più usati, per esempio quelli che usano il protocollo bit torrent, trasformino ogni downloader in uploader, e la legge… scusate, la regolamentazione da far west privato che è stata emanata, nell’individuare la figura dell’uploader parla al singolare: chiunque…

http://punto-informatico.it/3956367/PI/News/agcom-approva-regolamento-sul-diritto-autore.aspx

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/14/bye-bye-internet-la-settimana-nera-delle-nuove-tecnologie/813385/

http://punto-informatico.it/3954812/PI/News/equo-compenso-siae-vuole-piu.aspx

http://www.wired.it/attualita/2013/12/13/nuovo-regolamento-agcom-ovvero-regalo-di-natale-alle-grandi-lobby-dellintrattenimento/

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AGCOM L’AMMAZZA-INTERNET: A VOLTE RITORNANO

Posted on 31 luglio 2013. Filed under: internet | Tag:, , , , , |

Come i peggiori incubi, i tentativi ammazza-internet periodicamente ritornano. L’ineffabile AGCOM, che come ormai pare chiaro è preda inerme di alcune potenti lobby, ha proposto un pessimo “regolamento” per tutelare il cosiddetto “diritto d’autore”. Di fatto una legge emanata da chi non ha il potere di legiferare, per garantire i proventi economici di pochi (certamente non gli autori) in totale spregio dei diritti fondamentali di tutti. Vedi link sotto che rimanda ad un illuminante/illuminato articolo di Guido Scorza su “Il fatto quotidiano”:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/26/diritto-dautore-online-tra-dire-e-fare/667934/

È un vero e proprio coacervo delle ipotesi peggiori che nel tempo si sono avvicendate: provider costretti a monitorare il traffico degli utenti e a inibire l’accesso a un sito anche a seguito di una sola segnalazione di “violazione”. Sarà una strage…

L’unica speranza è che questo vero e proprio stupidario liberticida, che per esteso (e per assurdo) potrebbe costringere le edicole a controllare il contenuto dei quotidiani e delle riviste in vendita allo scopo di praticare una censura preventiva 😉 , non venga infine approvato. Nel frattempo sarebbe bene che la protesta si levasse forte e poderosa.

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“REGOLAMENTARE IL WEB”: QUANDO IL RIMEDIO E’ PEGGIO DEL MALE

Posted on 4 maggio 2013. Filed under: internet, politica | Tag:, , , , , , , , , , , |

Ci risiamo! Gli aspiranti censori che vivacchiano nel nostro Paese hanno ripreso fiato e affermano ai quattro venti che è necessario “regolamentare il web”.

Già l’espressione “regolamentare il web” la dice lunga: per questi personaggi, probabilmente, internet è solo il web, facebook e poco altro. Ah sì, è anche un posto orribile dove si insulta la gente e si rubano le canzoni.

Poveri noi… adesso dobbiamo sorbirci anche i “dolori” della Presidente della Camera, Laura Boldrini, che afferma di aver ricevuto minacce, insulti, eccetera eccetera. Per cui, ovvio, bisogna impedire che ciò accada di nuovo. Vigilare, reprimere, in una parola “censurare”.

Perché l’idea che le leggi ci siano già, non sfiora queste menti eccelse. E’ dai tempi di “arbitro cornuto”, epiteto ormai entrato a far parte della storia, insulto che oggi come oggi può far solo sorridere, che si sbeffeggiano i potenti, che si “esorcizzano”. Si può aggiungere la frase “piove governo ladro” per passare a locuzioni ancor più ingiuriose e in certi casi veramente rivoltanti. Come quando, per restare in tema calcistico, si leggono negli stadi striscioni che inneggiano alle tragedie altrui: Superga, l’Heysel… è vero, c’è in giro gente balorda, o cattiva. Spesso il pessimo gusto di certi sfottò lascia basiti. Possibile, ci sarebbe da domandarsi, che in giro ci sia gente così becera, ma anche così cretina?

Infatti il problema non è la lamentela della Presidente Boldrini, sono tutti coloro che ne prendono spunto per invocare leggi speciali per il web. Che non servono, perché ha ragione Grillo: esiste un codice penale, esistono  i reati, e se un reato viene commesso tramite internet si fanno le indagini, si trova il colpevole e lo si punisce. Stop. Invece no, si vorrebbe “prevenire”, ma “prevenire” è una foglia di fico sotto cui si nasconde la vergogna della censura.

Internet, in modo semplicistico individuato come “il web”, quando suscita le lamentele di qualche personaggio “importante” che si sente preso di mira, altro non è se non un Pasquino moderno. Un Pasquino elettronico. Da Wikipedia:

Pasquino è la più celebre statua parlante di Roma, divenuta figura caratteristica della città fra il XVI ed il XIX secolo. Ai piedi della statua, ma più spesso al collo, si appendevano nella notte fogli contenenti satire in versi, dirette a pungere anonimamente i personaggi pubblici più importanti. Erano le cosiddette "pasquinate", dalle quali emergeva, non senza un certo spirito di sfida, il malumore popolare nei confronti del potere e l’avversione alla corruzione ed all’arroganza dei suoi rappresentanti.

In Italia abbiamo vissuto gli anni di piombo. C’è gente che è stata uccisa, gambizzata… Francamente, se confrontiamo ciò con quanto può essere capitato alla Presidente Boldrini (non conosco i dettagli), credo che possiamo ricondurre i fatti di cui stiamo parlando al loro reale ordine di grandezza. Né mi sembra che il fenomeno si possa additare come esempio di un pensiero sessista generalizzato: nei confronti di soggetti maschi (perlopiù politici, ma anche sportivi, attori, cantanti e/o semplici frequentatori di newsgroup o di forum) ho letto cose davvero terrificanti.

Naturalmente non voglio sminuire la gravità di nulla, né sostenere che gli auspici per un mondo migliore (anche virtuale) siano inutili: però sostengo che è meglio un po’ più di libertà anche a scapito del politically correct, piuttosto che il contrario.

Ve l’immaginate se, ai tempi di Pasquino, avessero pensato di “regolamentare” le statue?

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CUBOMUSICA: INCUBO MUSICA

Posted on 16 marzo 2013. Filed under: internet, musica | Tag:, , , , , , |

Come cliente Alice da parecchi anni (tra parentesi, sono soddisfattissimo finora della linea internet) ho potuto usufruire gratis, per un periodo, dello streaming illimitato da Cubomusica, al termine del quale ho sottoscritto un abbonamento da 10 Euro mensili per poter avere, oltre allo streaming illimitato, anche il download di 25 brani musicali (mp3 sprotetti) ogni 30 giorni. Quella che segue è una recensione del servizio che, lo premetto subito, ho appena disdetto, come del resto il titolo di questo post avrebbe dovuto far sospettare.

Per chi non lo sapesse, Cubomusica è un servizio a pagamento di Telecom, analogo ormai a moltissimi altri, per l’ascolto di musica e l’acquisto di brani musicali. Ci sono varie forme di abbonamento: la prima, ultraeconomica, permette solo lo streaming illimitato; l’ultima, la più costosa, quella che avevo scelto io e che ho già descritto.

Non ho nulla di particolare da dire riguardo la qualità sonora dei file né l’ampiezza della scelta: gli artisti più importanti e più noti ci sono tutti, qualche problema può sorgere nel caso di musica particolare o di nicchia, ma questo credo sia valido anche per i servizi concorrenti. Da un PC desktop, sia esso Windows, Mac oppure Linux, si accede a Cubomusica tramite interfaccia Web (praticamente un sito), mentre da un dispositivo Android o comunque mobile è necessario scaricare un’app ed anche sottoscrivere un abbonamento a parte.

All’inizio l’interfaccia del sito era piuttosto minimale, ma intuitiva. Il servizio funzionava solo per gli utenti Alice ADSL quindi l’identificazione dell’utente era legata alla linea telefonica, con il positivo vantaggio di non doversi loggare e quindi non dover condividere password e/o username con gli altri membri della famiglia. A dire il vero c’è stato sempre un problema di download con certi browser, specie con Internet Explorer: cliccando sull’apposito link, anziché partire il download del brano si apriva Windows Media Player per la riproduzione. Non era un problema gravissimo perché poi da WMP si poteva salvare il brano, oppure bastava usare un browser alternativo (per esempio Firefox oppure Chrome). Nessun problema con Safari del Mac. Colpa di IE oppure dei programmatori di Cubomusica? Non lo so, penso solo che sia piuttosto strano che un servizio che si propone al grande pubblico incontri problemi proprio con il browser che la maggior parte della gente usa di default…

Ad un certo punto alla Telecom devono aver pensato che fosse controproducente limitarsi agli utenti Alice, ed hanno apportati grossi cambiamenti. Innanzitutto hanno aggiunto username e password, poi hanno introdotto le card che, acquistate, danno accesso al download di un certo numero di brani musicali, ovviamente a seconda della cifra spesa. Dulcis in fundo, hanno cambiato l’interfaccia web: ora è più moderna, ma onestamente non la trovo intuitiva, anzi mi sembra un po’ confusionaria, caotica. Non è subito chiaro dove cliccare per scaricare, dove per ascoltare, dove per individuare le novità. In una parola, non mi è piaciuta. Ma, soprattutto, non funziona.

Lo streaming sì, ma il download no. Nonostante il mio abbonamento, da parecchie settimane ogni volta che cerco di scaricare un brano la pagina mi restituisce un messaggio: download non disponibile. Si capisce che è un messaggio di errore del server. Qualcosa non va.

Dopo alcuni giorni, decido di chiamare l’assistenza al n. 800.187.800. Mi risponde un operatore dopo un’attesa tutto sommato non lunga. Una voce registrata mi da le solite opzioni: per l’assistenza bisogna cliccare sul tasto 2. Ecco più o meno il colloquio da me liberamente ricostruito, ma aderente alla realtà:

Operatore: Buonasera, in cosa posso esserle d’aiuto?
Io: Salve. Da un po’ di giorni ho un problema. Nonostante il mio abbonamento, non riesco a scaricare nessuna canzone.
Operatore (con un’incrinatura di incertezza nella voce): Non capisco, qual è il problema?
Io: Il download non funziona. Ho l’abbonamento per 25 brani musicali al mese, ma non riesco a fare nessun download. La pagina web mi restituisce sempre un errore: download non disponibile.
Operatore: Scusi, quale pagina?
Io (sospirando): Quando mi collego al sito di Cubomusica…
Operatore (sorpreso): Aaaah! Lei sta parlando di Cubomusica!

Una piccola osservazione: alla pagina di help di Cubomusica dicono di chiamare quel numero di telefono per l’assistenza. Io ho chiamato esattamente quel numero, eppure l’operatore che risponde non capisce nemmeno di cosa si stia parlando. Bah! Gli ridico dell’abbonamento (sembra ignorare che esista l’abbonamento) e gli spiego nuovamente il problema.

Operatore: Adesso vediamo…

Passano lunghissimi istanti di silenzio, tanto che ad un certo punto ho la sensazione che la telefonata si sia interrotta. Pronto?, dico.

Operatore: Sono qui, sono qui. E’ che…
Io: Cosa?
Operatore (con la voce sotto sforzo come chi ha problemi ad andare di corpo): E’ che qui… qui non entro…
Io: Non entra dove?
Operatore: Ecco, ecco… un at-ti-moooo… è che il server non risponde.
Io: Non funziona neanche a lei?
Operatore: No, è che… rimanga in linea… ora provo ad entrare da un’altra parte…

Passano un paio di minuti senza che succeda niente. La comunicazione sembra interrotta. Chiudo e richiamo subito. Solita voce registrata, tasto 2 (assistenza), neanche tanta attesa ed ecco che parlo con un altro operatore. Spiego e riassumo la vicenda.

2° Operatore: Ho capito, ho capito tutto. Aspetti un attimo… uhmmmmmmm… Sì, 25 download. C’è già una chiamata aperta.
Io: Sarà la mia chiamata precedente.
2° Operatore: Certo. Comunque la segnalazione è partita.
Io: Che devo fare?
2° Operatore: Ha provato con altri computer? Con altri browser?

Immaginavo queste domande. Ma con me cascano male, io sono uno di quelli che hanno un sacco di computer con tutti i sistemi operativi possibili immaginabili e tutti i browser esistenti, e l’errore si presenta sempre. Glielo dico.

Io: Adesso per esempio sto utilizzando Linux.
Operatore (sbalordito): Addirittura!
Io: Penso che abbiate altre segnalazioni…
Operatore: No, a dire il vero nessuna. Ma adesso vedrà che i tecnici ci lavorano e le comunicheremo la soluzione.

Passano un paio di giorni e la situazione non cambia. Vado sul sito dell’assistenza e vedo che al mio numero di telefono corrispondono due chiamate: entrambe chiuse senza commenti. Provo a scaricare da Cubomusica, ma niente. Download non disponibile. Chiamo nuovamente l’assistenza.

3° Operatore: In cosa posso esserle utile?
Io (dopo un riepilogo breve delle puntate precedenti): Le segnalazioni risultano chiuse, ma il problema permane. Non è risolto.
3° Operatore: Vediamo un po’… (Pausa lunghissima).
Io: Pronto?
3° Operatore: Sì sì, eccomi. E’ che per di qua non si entra… (Sembra coinvolto in un’operazione di hackeraggio). Ora provo con quest’altro… (Altra pausa lunghissima). Rimanga in linea, mi raccomando!

E chi si muove. Ma non riesco a capire: a quanto pare, l’assistenza non può assistere perché i programmi di cui dispone non accedono a dove dovrebbero accedere. E’ una saga infinita di malfunzionamenti e server che non rispondono. E io dovrei meravigliarmi di non riuscire a scaricare una manciata di canzoni?

3° Operatore: Ecco, ci siamo! (Sospiro di sollievo). Le leggo cosa scrive il tecnico.
Io: Ok, grazie.
3° Operatore: Dunque, il tecnico scrive: “problema noto, in via di soluzione”.

Per fortuna mi avevano detto di non avere altre segnalazioni! Ora invece ammettono che è un “problema noto”. Mi metto l’animo in pace: lo risolveranno. Ma non potevano scriverlo sul sito dell’assistenza invece di chiudere la segnalazione senza alcun commento? Non potevano avvisare gli utenti? Non potrebbero essere più trasparenti?

Invece no, i giorni passano, pago l’abbonamento e non scarico. Negli ultimi 30 giorni ho fatto solo due download sui 25 teoricamente consentiti, dopodiché Cubomusica ha cessato di funzionare. Quando eseguo il login mi appare una pagina inesistente, quando clicco sul login una seconda volta entro ma non scarico, se clicco su un brano senza loggarmi si sente la musica e non si riesce a fermarla più.

Cubomusica poteva essere una buona trovata commerciale, ma è evidente che si tratta di una piattaforma come minimo immatura, che non restituisce un’esperienza utente piacevole, che non funziona. Disdico l’abbonamento.

Operatrice: Perché lo vuole annullare?
Io: Perché non funziona.
Operatrice: Aspetti… (Pausa lunghissima).
Io: Pronto?
Operatrice: Sì, ci sono. Su questa linea non risulta alcun abbonamento.
Io: Com’è possibile? Sono abbonato sin dagli inizi.
Operatrice: Eppure non risulta niente.
Io: Per me va benissimo, basta che non mi addebitiate più il costo mensile dell’abbonamento!
Operatrice: Un istante. Ora provo da un’altra parte.

Osservazione: gli operatori dell’assistenza Cubomusica provano sempre a fare le cose, anche le più semplici, in un modo che la prima volta non funziona, e debbono regolarmente riprovare “in altro modo” oppure “di qua” o anche “di là”. Qualunque sia la soluzione scelta, i tempi di risposta sono lunghissimi.

Operatrice: Ecco, annullo l’abbonamento e le rimborso l’ultimo mese.

E’ stata dura, ma alla fine mi sono liberato di Cubomusica. Che non funziona. La piattaforma nel suo complesso sembra instabile, al punto che persino gli operatori dell’assistenza fanno una fatica boia a dialogare con il sistema anche solo per annullare un abbonamento (che non risultava esistere).

Per concludere, ora come ora, il mio giudizio su Cubomusica non può non essere negativo. Consiglio di puntare sui servizi alternativi che funzionano meglio.

Il servizio gemello di Cubomusica è Cubovision, per video e film, che non ho provato e non ho voglia di provare.

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ANDROID: GLI ADD-ONS DI DOLPHIN

Posted on 14 ottobre 2012. Filed under: informatica, internet, smartphone | Tag:, , , , , |

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Ho già avuto modo di parlare di Dolphin, ovvero di quello che, secondo me, è il miglior browser esistente per Android. Se, a browser aperto, facciamo scorrere l’interfaccia verso sinistra, faremo apparire a destra lo spazio riservato agli add-ons, vale a dire a programmi aggiuntivi che ampliano le possibilità del nostro piccolo grande browser. Attenzione: se stiamo visualizzando una pagina web più grande dello schermo del nostro dispositivo mobile, il movimento verso sinistra col dito dovrà partire dal margine destro dello schermo, altrimenti  partendo dal centro muoveremo la pagina senza far apparire lo spazio con l’elenco degli add-ons. Con un tap su + andiamo su una pagina da cui poter scaricare tutti quelli che vogliamo! Ecco quelli che uso io e che quindi mi sento di poter suggerire.

Text Sizer: per ingrandire o diminuire al volo la dimensione del testo.

 

 

Web to PDF: servono spiegazioni? Trasformiamo la pagina visualizzata in un PDF!

 

 

Save to Pocket: per salvare il contenuto visualizzato su Pocket, un servizio cloud che utilizzo e che serve a leggere le pagine anche offline. Ovviamente è necessario avere un account (gratuito).

 

Idem come sopra, ma per DropBox.

 

 

Idem come sopra, ma per Evernote.

 

 

Idem come sopra, ma per Box.

 

 

Screen cut, per ritagliare una parte di una pagina web.

 

 

Dolphin Reader: per leggere il testo più comodamente. Settabile in tre diverse modalità.

 

 

Desktop Toggles: in una parola, bellissimo. Con un solo tap potete far credere al server cui siete collegati che non state utilizzando un dispositivo mobile, ma un desktop. Va benissimo soprattutto per i dispositivi dotati di schermo grande (ovvio) e utilissimo per quei siti gratuiti su desktop, a pagamento su mobile…

 

Dolphin Jetpack

Jetpack: questo add-on non figurerà nello spazio visivo di cui stiamo parlando, ma dovrà essere attivato o disattivato tramite la voce Settings del menù More. Che cos’è? Semplice, mettiamo i razzi a Dolphin e velocizziamo al massimo la navigazione. Funziona!

 

 

Tutti gli add-ons disponibili li trovate qui.

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BLOG: NON È STAMPA CLANDESTINA

Posted on 26 settembre 2012. Filed under: internet, politica | Tag:, , , , , , , , |

Ci sono storie davvero paurose, peggio di Cappuccetto Rosso, che le mamme ma anche i babbi dovrebbero raccontare ai loro bambini, come si faceva una volta prima che arrivasse la tv. Perché sono molto istruttive. Per fortuna, come nelle migliori fiabe, il finale ė a lieto fine. Ma la paura e lo sgomento rimangono. Dunque…
C’era una volta un blogger siciliano, di nome Carlo. Indovinate un po’ cosa faceva questo blogger? Non è difficile: scriveva in un blog. Proprio così. Esattamente come un sacco di gente fa tutti i giorni. È facile, ci sono tante piattaforme già predisposte per l’uso. Bastano pochi clic per registrarsi e personalizzare un po’ l’aspetto, e si è pronti per riempire di contenuti uno spazio altrimenti vuoto. Ed è qui che arriva il bello, o forse il brutto (ma anche il cattivo).
Il bello è quel coriandolo di libertà che internet ha regalato all’umanità.
Il brutto è che il blogger può dare fastidio a qualcuno. A chi? Dipende proprio (bambino mio) da ciò che ci si scrive. Nella nostra storia un bel giorno qualcuno sbotta: “quel blogger ha proprio scassato la minchia!” (Lo so, non è linguaggio da favola, ma ha la sua ragion d’essere). E che ti succede? La cosa più brutta, bambino mio. Invece di confutare il contenuto e le accuse contenute nel blog, come sarebbe stato ovvio, il lupo cattivo, travestito da magistrato, sequestra il blog perché… è stampa clandestina!
Sembra incredibile. Ma te l’immagini, bambino mio, una cosa del genere accadere in un paese civile dove la democrazia è consolidata? Ma la nostra favola si svolge nella repubblica delle banane, dove possono accadere anche le cose più incredibili, per esempio che in un periodo di crisi economica, in cui si chiedono gravosi sacrifici ai cittadini, un manipolo di politici biscazzieri spenda cifre folli in festini e banchetti oltre che per tornaconto personale.
Il lupo cattivo sostiene che il blog è una forma di stampa, in quanto tale soggetta agli obblighi di legge tra cui la registrazione della testata e la nomina di un direttore responsabile, in più (credo) tenuta al pagamento di qualche immancabile bollo. “Ma tu” dice minaccioso il lupo cattivo a Carlo “non hai adempiuto a questi obblighi, perciò sei colpevole!” Eh sì, colpevole, perché la stampa clandestina è un reato, mica una semplice questione burocratica.
Per fortuna Carlo è un tipo tosto. Sopravvive a due condanne penali (notare bene che qualsiasi blogger, a quel punto, avrebbe potuto essere processato e condannato per il medesimo reato, nella repubblica delle banane) ed infine ottiene la vittoria in Cassazione. La suprema corte, bambino mio, dove i giudici sono più potenti, finalmente riconosce che un blog non è stampa e non è un prodotto editoriale, perciò non può trovare applicazione quella vecchia legge del 1948 (!) varata quando non esistevano i computer, internet e i blog e non erano neanche nati la tua mamma e il tuo babbo.
Intanto, però, per lunghi otto anni Carlo non ha potuto scrivere sul suo blog e chi voleva farlo tacere ha raggiunto comunque il proprio scopo, per non parlare delle spese che sarà stato costretto a sostenere e del disagio che avrà provato nel sentirsi trattato come un criminale per tutto questo tempo.
Questa, bambino mio, per quanto incredibile ė una storia vera.
Il blogger si chiama Carlo Ruta, ed è siciliano (ecco perché, a un certo punto, mi sono permesso di scrivere minchia). Il pubblico ministero è il procuratore di Ragusa, tale Agostino Fera.
Non entro nel merito dei contenuti del blog, che francamente non conosco. Mi sembra però scandaloso che si sia arrivati ad una censura di fatto appellandosi ad una obsoleta (per quanto mai abrogata, quindi in vigore) legge del 1948.

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IL GENIO DEL WEB ECCETERA

Posted on 18 luglio 2012. Filed under: informatica, internet, scienza | Tag:, , , , , , , |

Akinator si autoproclama il genio del web. Pensi un personaggio, poi rispondi alle domande e lui lo indovina praticamente sempre, a meno che tu non bari, cioè non rispondi correttamente alle domande (ma in tal caso non vale). C’è anche un altro sito simile che indovina  il nome di qualsiasi oggetto. Il risultato è strabiliante. Siamo o non siamo di fronte a vera intelligenza? Sgombriamo subito il campo da alcune banalità: so benissimo che dall’altra parte c’è un computer che esegue un algoritmo che va per esclusione, che ogni domanda è finalizzata ad eliminare alcune tra le risposte possibili sino a che non ne rimane una sola, probabilmente quella giusta, e che un computer  non è altro che un cretino ad alta velocità, come qualcuno ha detto in modo arguto; ma concentriamoci esclusivamente  sul risultato. Akinator riesce con estrema efficacia ed in pochi istanti ad intuire, ed indovinare, ciò che una mente umana ha pensato. Se si tratti di vera intelligenza o no dal mio punto di vista poco importa, possiamo tranquillamente definirla intelligenza artificiale quale in effetti è e come viene comunemente chiamata.
Il fatto rilevante è che questa intelligenza si interfaccia, almeno nel presente periodo storico-tecnologico, in modo molto limitato con l’esterno. Non ha propaggini fisiche se non molto grossolane e primitive. Non ha dispositivi di input sofisticati come quelli di cui godono gli esseri viventi: non ha occhi, orecchie, naso. Ma è solo questione di tempo.
Il mio ragionamento è questo: immaginiamo di dotare le enormi capacità di calcolo e memorizzazione di Akinator e simili di un corpo. Diamogli gambe, braccia, occhi, mani… Ci troveremmo di fronte ad una macchina molto più dotata di un essere umano (o se preferite diversamente dotata), incapace di provare dolore fisico, con organi intercambiabili e rinnovabili a piacere, immune alle malattie, difficile da distruggere, quasi impossibile da sconfiggere se non da un suo pari.
Ci troveremmo di fronte al servitore perfetto, all’elettrodomestico definitivo, ma ahimè anche dinanzi all’arma più letale mai concepita. Anzi, già che ci siamo facciamola volare con un paio di ali, diamogli un raggio laser, la possibilità di vedere attraverso i muri, un gps in modo da poter andare ovunque, un radar, perché no una bomba oppure (meglio) un set di bombe. Diamogli un compito: distruggere i nemici.

Questa, signori, piaccia o non piaccia, è la robotica prossima futura. Immaginiamo robot capaci di autoorganizzarsi, di riprodursi (cioè di fabbricare propri simili, magari migliori). Non avranno bisogno di aria, di cibo, di niente: solo di energia. La stessa energia che serve anche agli umani per stare caldi o freschi, far andare le macchine, illuminare quando fa buio.

Immaginiamo che questi automi del futuro, programmati per autoproteggersi, vogliano l’energia tutta per loro…

Scemenze? Fantascienza? Cazzate? Può darsi. Però…

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INTERNET E I PRODOTTI DIFETTOSI

Posted on 15 aprile 2012. Filed under: economia, internet | Tag:, , , , , , , , , |

A mio modo di vedere una delle poche conseguenze negative di internet è la leggerezza con cui le aziende produttrici rilasciano sul mercato prodotti difettosi o non sufficientemente testati. Tanto per fare un esempio, in questa ultima settimana abbiamo: l’ultimo modello Canon di reflex digitale, la 5D Mark III, un apparecchio da oltre 3.000 Euro, che in presenza di scarsa illuminazione ambientale lascia trafilare verso l’esposimetro interno la luce che illumina il display, modificando l’esposizione; gli iPad 3 (anzi, ufficialmente si chiama il nuovo iPad) che hanno problemi con il wifi e con il display che in alcuni casi presenta macchie gialle; il nuovo smartphone top di gamma di Nokia, il Lumia 900, non ancora disponibile in Italia, che si disconnette dalla rete mobile… Badate bene, non sono voci di corridoio, sono difetti reali confermati dalle case produttrici. Perché si verifica questo? E che c’entra internet?

Internet c’entra perché con la propria diffusione, la interattività e la velocità con cui propaga le notizie, ha fatto esplodere la concorrenza soprattutto nel settore dell’elettronica di consumo, ragion per cui le aziende produttrici tentanto di bruciare la concorrenza immettendo sul mercato i prodotti prima il possibile e soprattutto prima degli altri: pur di raggiungere questo obiettivo non effettuano test approfonditi perché sarà il pubblico stesso ad effettuare i test, per giunta gratis (anzi, addirittura pagando!). Sempre grazie ad internet, per le aziende è facile venire a conoscenza dei bug e per tramite dello stesso mezzo, è facile rilasciare i firmware oppure i software di sistema aggiornati (quando il problema è software, come nella maggior parte dei casi). Quando il problema è hardware, le cose sono più complicate perché bisogna organizzare i tempi ed i modi per la riparazione gratuita oppure, ipotesi più temuta, il ritiro del prodotto, ma anche queste attività sono più facilmente attuabili che non in passato, proprio grazie ad internet.

Purtroppo tutto ciò sta diventando una cattiva abitudine da parte dei produttori, che in alcuni casi “pubblicizzano” persino i difetti e si vantano dell’efficienza degli interventi (è il caso dell’industria automobilistica che diffonde con tutti i mezzi i difetti e le campagne di “ritiro”). Naturalmente c’è il presupposto della sicurezza (si pensi a freni che… non frenano) ma niente mi toglie dalla mente che sotto sotto ci sia anche la motivazione pubblicitaria.

A casa mia, non si contano i prodotti che sono stati aggiornati via software perché al momento della loro messa in vendita presentavano difetti di funzionamento.

Naturalmente si può anche sostenere che non c’è niente di nuovo, che i prodotti difettosi ci sono sempre stati e che internet consente semplicemente di portare a conoscenza dei consumatori i difetti ed anche le politiche di riparazione delle aziende. Ma mi sembra indiscutibile che da alcuni anni a questa parte i produttori prestino meno cura nel controllo di qualità.

Ciò può dipendere anche dal fatto che molte aziende si limitano alla progettazione ed al marketing, mentre la produzione vera e propria è demandata ad altri. Nell’ambito dell’elettronica di consumo il caso più eclatante è quello di Apple, che non produce in proprio neanche una vite dell’hardware che mette in commercio. In questi casi, il controllo di qualità non può farlo chi ci mette la faccia (pardon, il marchio) ed è un mero fatto contrattuale tra Apple ed i propri fornitori.

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BUTTI, SPORCHI E CATTIVI

Posted on 27 febbraio 2012. Filed under: internet | Tag:, , , |

Cito il celebre film di Ettore Scola per il titolo di questo post. Il Butti al posto di Brutti si riferisce all’omonimo senatore PDL che ha presentato un disegno di legge secondo il quale ogni link o riferimento a testate di News on Line dovrebbe essere soggetto ad una sorta di diritto d’autore. Nessuna libertà di citare notizie riportate da altri, quindi, se non a seguito di accordi con gli editori (a pagamento, si suppone). Siamo di fronte all’ultima fesseria in materia di proposte di legge che riguardano internet, ed ultimamente ce n’è davvero una al giorno. Vediamo perché.
Prendiamo esempio da questo mio articolo: è evidente che io la notizia devo averla letta da qualche parte, altrimenti come potrei conoscerla? Ed allora, secondo Butti, non avrei dovuto commentata? Ma da che mondo è mondo, dico io, le notizie vengono lette e poi discusse, tanto in internet quanto al bar. Inoltre non capisco proprio questo divieto di link: chi avvantaggia? Non si rende conto, il Butti, che un link può costituire un moltiplicatore di visite? Piuttosto avrei visto di buon occhio un obbligo di citare la fonte e di mettere il link, questo sì.
Questa fesseria, diciamolo subito, ê stata presentata per compiacere qualche lobbista stile Murdoch che vuole imporre il modello delle News a pagamento e poco sopporta i motori di ricerca e gli aggregatori di notizie tipo Google News.
Una norma come quella propugnata da Butti favorirebbe forse (ma ne dubito) il business di qualcuno, a discapito però della libertà in rete di tutti gli utenti e della libertà di informazione. Infatti, per non pagare i diritti, potrebbe verificarsi la sistematica sparizione dei link: chi potrebbe dire da dove ê stata presa una notizia? Come potrebbe mai funzionare il modello previsto da Butti se le News non fossero a pagamento? Ci troveremmo di fronte, quindi, ad una rete dove a fare informazione sono i pochi soliti noti, ossia gli imprenditori della carta stampata e delle TV,
Per tutti gli altri… Proibito, censura!

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DOLPHIN BROWSER HD: IL MIGLIORE PER ANDROID, GRATIS!

Posted on 26 febbraio 2012. Filed under: informatica, internet, smartphone | Tag:, , , , , , |

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Pur essendo complessivamente molto contento del mio Samsung Galaxy Note, ho subito notato la non entusiasmante (a mio avviso) efficienza del browser incorporato (Android Gingerbread 2.3.6). Sono andato quindi alla ricerca di qualcosa di meglio ed ho trovato un autentico campione, un bellissimo software, per giunta gratuito: il Dolphin Browser HD. Nell’immagina vedete una schermata del browser in questione indirizzato sulla versione mobile di questo sito. Si notano subito le tab e la pulizia grafica. Si può notare anche, nell’angolo in basso a sinistra, una manina semitrasparente che serve per gestire le gesture, di cui parlerò tra poco. Ciò che non si può notare, invece, è la velocità di caricamento e composizione delle pagine, nettamente migliore rispetto al browser di default. Per quello che ho potuto vedere, sembra completa la compatibilità con tutti i più famosi plug-in: non ho avuto, finora, alcun problema con flash ed animazioni video di altro genere.

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Trascinando la pagina verso destra (o, se preferite, effettuando uno swipe orizzontale verso destra) facciamo comparire la barra dei segnalibri. E’ molto ben fatta e ci consente di tenere in perfetto ordine i nostri bookmark grazie alla possibilità di suddividerli in cartelle. Per crearne di nuove, occorre fare tap su Quick access, quindi su Preferiti, ed infine sul tasto predefinito per i menù contestuali. Apparirà così l’opzione per creare nuove cartelle. Questa è l’unica feature che ho trovato poco immediata, annidata all’interno di altri comandi. Ma è un piccolo appunto del tutto trascurabile a fronte dei grandi pregi di questo piccolo software.

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Ecco cosa appare quando si apre una nuova tab:

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Possiamo inserire qui alcuni segnalibri che usiamo più di frequente, in modo da averli sempre pronti quando apriamo un nuovo tab. Ne possiamo aggiungere altri con un tap sul bottone [ + ] mentre, per cancellare o modificare una singola voce, è sufficiente fare un tap prolungato. Come si può vedere ci sono due “sottotab”: selezionando Webzine possiamo accedere velocemente ai social network tipo Twitter e Facebook.

export_02 Attualmente sono riportati solo quelli elencati, quindi niente Google +, almeno così sembrerebbe.

Effettuando invece uno swipe da destra verso sinistra (ovvero, trascinando la finestra del browser verso sinistra) facciamo apparire una piccola toolbar che contiene tre pulsanti:

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Il primo serve ad ingigantire la pagina a tutto schermo; il secondo, per gestire gli add-on ed i temi (caratteristica che non ho ancora testato); il terzo abilita un’anteprima di tutti i tab aperti:

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In questa schermata possiamo chiudere i tab, così come possiamo aprirne altri.

Infine, con un tap nella icona semitrasparente nell’angolo in basso a sinistra, attiviamo le gesture cui accennavo all’inizio:

SC20120226-125201 Lo schermo diviene più scuro e possiamo tracciare un disegno (contraddistinto da una linea gialla) che ci manda ad un sito web. Ci sono alcune gesture predefinite, ma possiamo crearne di nuove.

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Insomma, credo che lo si sia intuito, questo browser per Android mi piace tantissimo. Veloce, stabile, ricco di feature che fanno invidia ai fratelli più grandi studiati per il desktop. Almeno, sul mio Samsung Galaxy Note funziona alla grande e l’ho impostato come browser di default al posto di quello standard, che non rimpiango proprio per niente (è comunque a disposizione tra le app, perché non l’ho cancellato).

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Per concludere, ne consiglio a chiunque il download e l’installazione.

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