ANDROID E IL MISTERO DELLA MEMORIA PER LE APP CHE DIMINUISCE

Posted on 30 marzo 2014. Filed under: informatica, smartphone | Tag:, , , , , , , , , , |

Premessa: questo articolo è solo parzialmente tecnico, nel senso che viene affrontato il problema senza entrare troppo nel dettaglio per eseguire le varie operazioni. Chi vuole fare il root del proprio dispositivo, per esempio, può fare una ricerca su Google e cercare le istruzioni specifiche per il proprio modello.

Android è un sistema operativo parzialmente libero e gratuito, il cui sviluppo è portato avanti da Google, che ha interesse alla sua diffusione per ampliare il proprio business costituito da servizi e pubblicità (GMail, il motore di ricerca, Maps, Google+, e via discorrendo). Poiché non costa praticamente nulla, è ovvio che molti produttori di smartphone lo scelgano come il sistema operativo principale oppure esclusivo dei propri prodotti: ecco perché domina il mercato con una quota di circa il 70%, seguito a distanza da iOS di Apple e, con quote ancora più modeste (ma sembrerebbe in rapida crescita), Windows Phone.

Android è anche facilmente personalizzabile, per cui non è detto che due dispositivi con questo sistema operativo a prima vista sembrino uguali. Possiamo infatti trovarci di fronte a personalizzazioni più o meno riuscite, come quelle adottate da Samsung o HTC, giusto per citare due nomi. Queste personalizzazioni aggiungono in certi casi un cospicuo numero di funzionalità rilasciate come app di sistema, quindi di norma non è possibile disinstallarle perché ritenute indispensabili al funzionamento del sistema operativo. Ciò non corrisponde sempre al vero: cosa potrà mai esserci di indispensabile in un widget di Yahoo sull’andamento della borsa, oppure in un giochino? Questo è il costo di Android, che si paga non in soldi ma in servizi e app obbligatorie. Nel caso di Samsung, per esempio, oltre ai software obbligatori di Google troviamo quelli obbligatori di Samsung: ne consegue un grande spreco di prezioso spazio. Per fortuna si può rimediare, ma bisogna ricorrere a una certa dose di smanettamento, il che se da una parte può fare la gioia di certi tipi di utenti, dall’altra può essere una vera e propria tortura per altri.

Premesso ciò, a un certo punto fatalmente accade che non si riesca più ad aggiornare le app (spazio libero di memoria insufficiente) né a installarne di nuove. Allora si ricorre a spostare quante più possibili app nella scheda SD, e per un po’ il giochino funziona; ma dopo un po’ di tempo siamo da capo. La memoria continua a riempirsi inesorabilmente, e l’utente (che vede giga e giga di spazio libero e che magari ha aggiunto anche una memoria esterna di svariate giga) non comprende come ciò possa accadere. Si comincia perciò a disinstallare le app ritenute meno utili, o che si usano di meno. Niente da fare: lo spazio in memoria, stando ai messaggi, si è ridotto ancora di più, il dispositivo è lento, il sistema operativo gira pesante, i comandi vengono eseguiti dopo secondi di attesa…

E’ veramente incredibile che un sistema popolare come Android presenti problemi di questo tipo. Prima di spiegare ciò che accade, debbo fare una premessa.

Android divide in due la memoria: in una partizione, che normalmente è di due giga o meno, vengono installate le app; nello spazio restante viene gestita l’archiviazione dei contenuti (per esempio le foto o i video personali). La prima è chiamata memoria di sistema (da non confondersi ovviamente con la RAM), la seconda viene di solito nominata SD Card, da non confondersi con la eventuale scheda esterna che potremmo aver installato e che, nell’eventualità, si chiamerà External SD Card. La mia esperienza diretta è limitata a un paio di dispositivi Android, per cui non posso giurare che la terminologia usata sia sempre la stessa, ma penso di sì (più o meno).

Tornando al nostro problema, è ovvio che qualcosa va a erodere la memoria interna di sistema togliendo spazio ai nostri programmi, qualcosa di invisibile che cresce in modo smisurato… e in effetti è proprio ciò che accade. Andando alla ricerca di informazioni sui vari forum, ho finalmente compreso da cosa derivi questo assurdo meccanismo che limita la funzionalità di alcuni smartphone, di sicuro i Samsung, che sono gli Android più diffusi, ma forse anche di altri, se non di tutti.

Android scrive di continuo dei file di log, ovvero dei file in cui viene tenuta traccia minuziosa di alcuni eventi, in una cartella di sistema che si trova nella directory /data, dal nome log: /data/log. Questa cartella si riempie nel tempo di migliaia di file finendo con l’occupare anche più di un giga di memoria, cioè più della metà dello spazio riservato alle app. La buona notizia è che basta cancellarne il contenuto per far tornare il ns amato telefono al primigenio splendore; la brutta notizia e che la cartella, così come tutta la partizione, non è visualizzabile se non si hanno i diritti di root che sono un po’ come i diritti di amministratore di un PC Windows o Mac, o i medesimi diritti di root di un sistema Linux. Però mentre nel caso di un pc siamo noi stessi i padroni della situazione, nel senso che possiamo acquisire tali diritti a nostro piacimento, nel caso di un telefono i diritti di root sono inaccessibili per l’utente, che pertanto si trova nell’assurda situazione di vedere deperire giorno dopo giorno il proprio terminale senza poter far nulla.

A questo punto, anche se è una vera e propria rottura di scatole (personalmente di uno smartphone mi piace la sua utilità, non mi va di smanettarci su, ma tant’è), bisogna fare qualcosa e questo qualcosa consiste nell’acquisire questi benedetti o maledetti diritti di root ovvero, come si legge in giro, procedere a rootare il telefono.

L’operazione in sé è piuttosto semplice, solo la preparazione è un po’ lunga. Infatti non solo i telefoni Android sono diversi tra loro, ma anche quelli identici possono avere (e spesso  hanno) installata una versione differente del sistema operativo. Bisogna quindi, per prima cosa, prendere nota del proprio modello, della versione e della build di Android presente nel nostro terminale, andare alla ricerca delle istruzioni per fare il rootaggio, fare mente locale che si perdono a quanto sembra gli aggiornamenti automatici del sistema operativo (non delle app!) e che si invalida la garanzia (ma si può sempre tentare di tornare indietro) e, dulcis in fundo, che se qualcosa va storto il nostro amato compagno di tasca potrebbe cessare di funzionare, con conseguente panico e affannosa ricerca di una soluzione.

Nel mio caso (Samsung Note 1) è stato sufficiente trovare il file giusto, scaricarlo da internet, copiarlo nella SD CARD ESTERNA, riavviare il telefono in modalità recovery tenendo premuti contemporaneamente il tasto ON, il tasto HOME e VOLUME SU, selezionare dall’apposito menù che appare la voce per applicare l’upgrade del software dalla memoria esterna, indicare il nome del file… e dopo pochi istanti avevo bello e rootato il mio dispositivo.

A questo punto si può fare veramente di tutto!

su

Come prima cosa è bene andare a controllare se tra le app si è installato un programma che si potrà chiamare Superuser, SusperSU o qualcosa del genere. Nel mio caso si è installato automaticamente; in caso contrario bisognerà scaricarlo dal Play Store. Sarà il nostro gestore dei diritti di root!

Poi dovremo scaricare un gestore dei file capace di andare a sfogliare anche la directory di sistema. Molti consigliano ES FILE EXPLORER, gratuito, che ha funzionato bene finché non c’è stato un aggiornamento del Superuser, dopodiché non è stato più capace di acquisire i diritti di root per cui l’ho sostituito, allo spaventoso prezzo di 3,59 €, con ROOT EXPLORER. Questa app, così come tutte quelle capaci di funzionare con i diritti di root, al primo avvio attiverà il nostro gestore di diritti che ci chiederà se acconsentire, se acconsentire solo per una volta, ecc… Acconsentiamo per sempre e proviamo il brivido di sfogliare la directory di root. Attenzione, l’immane potenza acquisita rootando il nostro dispositivo ci consente di fare qualsiasi danno, anche irreparabile. Ma stiamo tranquilli: andiamo alla famigerata cartella data/log e cancelliamo tutto il cancellabile! Qualcuno consiglia addirittura di cancellare tutta la cartella log (male che vada, verrà ricreata). Fatto! Avremo liberato una quantità di spazio inimmaginabile e il nostro amichetto tornerà agile e veloce! Non più odiosi messaggi di memoria esaurita! Almeno, finché il sistema non la riempirà di nuovo: ma ormai per noi, con il telefono rootato, sarà un gioco da ragazzi liberarla.

A questo punto, incontentabili come siamo, possiamo anche procedere alla libidine di cancellare quelle odiose applicazioni di sistema che prima erano disinstallabili: per farlo, io ho scaricato un’app gratuita dal nome autoesplicativo ROOTAPPDELETE e ho eliminato un sacco di roba per me inutile. Vale anche qui la raccomandazione di stare attenti e di non cancellare cose indispensabili: per fortuna il programma in questione ci dà utili suggerimenti.

Infine ho installato un app dal nome SD MAID che, grazie ai diritti di root, consente di fare pulizia in modo pressoché automatico.

Infine segnalo che, pur senza acquisire i diritti di root, un risultato lo si può ottenere semplicemente digitando sul tastierino numerico *#9900#. Ma attenzione: non so se funziona solo sui Samsung. Apparirà una serie di opzioni in una schermata dal titolo SysDump, con il nostro ditino dovremo tappare la voce Delete dumpstate/logcat. Poi tappare su Esci. Certo che avere i diritti di root è tutta un’altra cosa, ma per chi non avesse voglia di sbattersi tanto…

Per concludere, trovo assurdo che un SO così diffuso e popolare, come Android, non provveda in modo automatico e trasparente alla cancellazione di semplici file di log che, proliferando incontrollati, finiscono col rendere di fatto inutilizzabile un terminale anche sofisticato e costoso.

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6 Risposte to “ANDROID E IL MISTERO DELLA MEMORIA PER LE APP CHE DIMINUISCE”

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Grazie!!!

Fatto sino all’installazione di Es File Explorer ma la situazione rimane invariata: nessuna app in Superuser, nessuna app visualizzabile nel gestore applicazioni di Es (salvo la stessa ES F.E. che è l’unica installata da me) e nessuna possibilità di visualizzare la cartella data/log (ho spuntato anche “visualizza file nascosti”. Visibili solo le cartelle: com.cooliris. e com.estrongs.). Forse il modello di smartphone è troppo vecchio (Samsung GT-i5500)?

Grazie, molto utile e di semplice comprensione

Ciao e complimenti per la spiegazione semplice ma efficace..

Ho un galaxy note 1 anche io…posso sapere dove hai trovato il file giusto da scaricare per avviare poi la procedura di root in modo cosi automatico?

Grazie

Ciao Simone, scrivimi all’indirizzo redelmiosilenzio@live.it e ti do le informazioni necessarie🙂

Utile spiegazione. Ho un galaxy tab pro 8.4, ho fatto il root e scaricato, anzi comprato, root explorer. Ho eliminato la cartella di log. Tutto ok. Ma sapresti dirmi come liberare la ram, o quali processi devo terminare (senza che mi si ricreino) per liberarla? Scarico app addette…ma ho sempre poca ram.Nonostante il root continuo ad averne liberi solo 500 mb ( su 2 gb totali ), ti prego aiutami grazie :o)


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