FILM: LA GRANDE BELLEZZA

Posted on 2 giugno 2013. Filed under: spettacoli | Tag:, , , , , , , , |

Di questo film se ne sono dette di tutti i colori: da "capolavoro" a "schifezza", sino all’accostamento blasfemo con il Maestro Fellini e quel monumento che è La Dolce Vita. Ma insomma, che film è La Grande Bellezza? Sono un appassionato di cinema, ho il dovere di dare una risposta a questo interrogativo.

Lo dico subito, a rischio di apparire banale: è un bel film. Diverte, io almeno mi sono divertito, e non stanca nonostante la lunghezza (due ore e mezza). Ma non è un capolavoro e l’accostamento con il mostro sacro Fellini non aiuta a essere benevoli nel giudizio. Qualcosa di felliniano c’è: ci sono i personaggi grotteschi (la santa, il cardinale appassionato di cucina che fornisce solo ricette e schiva qualsiasi altro argomento, il misterioso custode che porta sempre con sé in una valigetta le chiavi dei palazzi antichi, la spogliarellista più che quarantenne malata, i nobili decaduti che sbarcano il lunario apparendo a pagamento alle feste) e ci sono alcune situazioni sorprendenti, come la santa che raduna sulla terrazza del protagonista uno stormo di fenicotteri rosa ("Io conosco il nome di ognuno di questi uccelli") e poi con un soffio li fa volare via.

Ho citato il protagonista: Jep Gambardella, un intellettuale che ha scritto un solo libro e poi si è fermato, travolto dalla mondanità. Il film comincia proprio con una rutilante festa di compleanno: Jep compie 65 anni. Il sound da discoteca, le danze sguaiate dei personaggi esplodono all’improvviso: se si escludono questi momenti di confusione, per il resto assistiamo ad una Roma silenziosa, bellissima e decadente così come sono decadenti e profondamente inutili i personaggi che animano la scena.

Una vera e propria trama non c’è e Jep Gambardella, che per vivere (piuttosto bene, si direbbe) fa il giornalista e il critico d’arte, è il perno attorno al quale ruotano tutti gli altri. Persone che riempiono salotti, che si parlano addosso con aria annoiata, che sanno di essere inutili e di tanto in tanto se lo dicono in faccia.

Persone decadute e dacedenti come Roma, una città che è come una donna bellissima, ma vecchia. Jep Gambardella va in giro per la città vestito come un dandy, consapevole dell’inutilità propria e di quella altrui, del disfacimento in atto. Il tempo passa, si invecchia, la città pur sempre eterna non è più quella di una volta, è più barbara e cafona.

Tony Servillo è un Gambardella convincente. Carlo Verdone recita bene la parte di un giornalista che vorrebbe vedere rappresentato in teatro un suo lavoro e che spera nell’amore di una donna imprescrutabile che lo vessa. In più, e lo dico senza ironia, è la prima volta che vedo recitare bene Sabrina Ferilli.

La regia di Sorrentino è ricca di movimenti della macchina di ripresa. Ci sono dei buoni piani sequenza, seppure non magistrali. Altre volte lo zoom va avanti e indietro senza troppo significato. Ma la fotografia è bella, a tratti calligrafica, piena di magia.

Quello che manca, secondo me, a La Grande Bellezza per essere un vero e proprio capolavoro è quell’intima coerenza tra significato e forma che contraddistingue ogni opera d’arte, quel senso di compiutezza in grado di soddisfare lo spettatore. Rimane la sensazione di un qualcosa di non approfondito, di incompleto, di involuto.

"Perché non ha scritto più niente?" chiede la santa a Jep.

"Perché cercavo la grande bellezza" risponde.

Il film termina con l’inizio del nuovo romanzo: Jep Gambardella riprenderà a scrivere. E che la storia abbia inizio: La Grande Bellezza sta per cominciare.

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Condivido alla lettera quanto ta lei scritto. Bravo!


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