POLIFEMO, IL TERZO OCCHIO E IL MISTERO DEI CONTI CHE NON TORNANO

Posted on 2 maggio 2013. Filed under: società | Tag:, , , , , , |


Siamo in un negozio di scarpe. Dopo aver a lungo provato e riprovato i modelli di nostro interesse, dopo esserci informati sui prezzi, facciamo la nostra scelta: cento euro il paio, ci dice il commesso. Andiamo tutti contenti a pagare alla cassa, ma notiamo con disappunto che il prezzo da pagare è 150. Chiediamo spiegazioni. Ci era stato detto 100… Cento il paio, ci conferma il cassiere. Però la ditta confeziona le scarpe a gruppi di tre, per cui sono da pagare 150. Naturalmente trasecoliamo: come sarebbe, confezioni da tre? Non abbiamo mica tre piedi, ma solo due! Impassibile, il commesso ci chiede: ne vuole due destre e una sinistra, oppure due sinistre e una destra?
Sembra un raccontino surreale, vero? Eppure la confezione delle lenti a contatto Pure vision 2, prodotto che uso da tempo e di cui non posso che parlare bene, è in confezione da tre. Tre lenti che a  Polifemo, dotato di un solo occhio, durerebbe tre mesi (sono lenti mensili), mentre a qualche sensitivo dotato del mitico “terzo occhio” durerebbero un mese solo. Già, ma una persona normale con due occhi standard, che ci fa con tre lenti? Qualcuno potrebbe obiettare che non è detto che i due occhi abbiano lo stesso grado di miopia, per cui è scontato che si comprino due scatole, una per occhio. A parte il fatto che la mia miopia è identica per entrambi gli occhi, l’obiezione non regge perché il discorso delle due scatole sarebbe valido per qualsiasi numero di lenti, perciò la scelta di confezionarne insieme tre va considerata per quello  che è: bizzarra.
Non è l’unico caso. Prendiamo per esempio le medicine. Mi è capitato molto spesso di acquistare antibiotici in confezione (sempre per esempio) da 5 compresse. Ti vai a leggere la posologia, volgarmente detta anche “istruzioni per l’uso”, ed apprendi che la dose minima, per evitare ricadute, è di una pasticca al giorno per sette giorni. Allora non puoi fare a meno di chiederti chi sia quel genio del marketing che ha studiato la confezione da cinque. Pensateci bene: anziché vendere sette pillole, per un ciclo di cura te ne fanno pagare dieci, senza considerare lo spreco, la doppia confezione, eccetera.
Queste incongruenze tra utilizzo e quantità hanno un solo scopo: metterla in quel posto al consumatore e fargli spendere più del dovuto. Mi chiedo perché tra tante leggi (alcune delle quali inutili o addirittura dannose) i nostri parlamentari non abbiano trovato mai il tempo di vararne una che sanzioni questo tipo di comportamenti commerciali scorretti.

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