BLOG: NON È STAMPA CLANDESTINA

Posted on 26 settembre 2012. Filed under: internet, politica | Tag:, , , , , , , , |

Ci sono storie davvero paurose, peggio di Cappuccetto Rosso, che le mamme ma anche i babbi dovrebbero raccontare ai loro bambini, come si faceva una volta prima che arrivasse la tv. Perché sono molto istruttive. Per fortuna, come nelle migliori fiabe, il finale ė a lieto fine. Ma la paura e lo sgomento rimangono. Dunque…
C’era una volta un blogger siciliano, di nome Carlo. Indovinate un po’ cosa faceva questo blogger? Non è difficile: scriveva in un blog. Proprio così. Esattamente come un sacco di gente fa tutti i giorni. È facile, ci sono tante piattaforme già predisposte per l’uso. Bastano pochi clic per registrarsi e personalizzare un po’ l’aspetto, e si è pronti per riempire di contenuti uno spazio altrimenti vuoto. Ed è qui che arriva il bello, o forse il brutto (ma anche il cattivo).
Il bello è quel coriandolo di libertà che internet ha regalato all’umanità.
Il brutto è che il blogger può dare fastidio a qualcuno. A chi? Dipende proprio (bambino mio) da ciò che ci si scrive. Nella nostra storia un bel giorno qualcuno sbotta: “quel blogger ha proprio scassato la minchia!” (Lo so, non è linguaggio da favola, ma ha la sua ragion d’essere). E che ti succede? La cosa più brutta, bambino mio. Invece di confutare il contenuto e le accuse contenute nel blog, come sarebbe stato ovvio, il lupo cattivo, travestito da magistrato, sequestra il blog perché… è stampa clandestina!
Sembra incredibile. Ma te l’immagini, bambino mio, una cosa del genere accadere in un paese civile dove la democrazia è consolidata? Ma la nostra favola si svolge nella repubblica delle banane, dove possono accadere anche le cose più incredibili, per esempio che in un periodo di crisi economica, in cui si chiedono gravosi sacrifici ai cittadini, un manipolo di politici biscazzieri spenda cifre folli in festini e banchetti oltre che per tornaconto personale.
Il lupo cattivo sostiene che il blog è una forma di stampa, in quanto tale soggetta agli obblighi di legge tra cui la registrazione della testata e la nomina di un direttore responsabile, in più (credo) tenuta al pagamento di qualche immancabile bollo. “Ma tu” dice minaccioso il lupo cattivo a Carlo “non hai adempiuto a questi obblighi, perciò sei colpevole!” Eh sì, colpevole, perché la stampa clandestina è un reato, mica una semplice questione burocratica.
Per fortuna Carlo è un tipo tosto. Sopravvive a due condanne penali (notare bene che qualsiasi blogger, a quel punto, avrebbe potuto essere processato e condannato per il medesimo reato, nella repubblica delle banane) ed infine ottiene la vittoria in Cassazione. La suprema corte, bambino mio, dove i giudici sono più potenti, finalmente riconosce che un blog non è stampa e non è un prodotto editoriale, perciò non può trovare applicazione quella vecchia legge del 1948 (!) varata quando non esistevano i computer, internet e i blog e non erano neanche nati la tua mamma e il tuo babbo.
Intanto, però, per lunghi otto anni Carlo non ha potuto scrivere sul suo blog e chi voleva farlo tacere ha raggiunto comunque il proprio scopo, per non parlare delle spese che sarà stato costretto a sostenere e del disagio che avrà provato nel sentirsi trattato come un criminale per tutto questo tempo.
Questa, bambino mio, per quanto incredibile ė una storia vera.
Il blogger si chiama Carlo Ruta, ed è siciliano (ecco perché, a un certo punto, mi sono permesso di scrivere minchia). Il pubblico ministero è il procuratore di Ragusa, tale Agostino Fera.
Non entro nel merito dei contenuti del blog, che francamente non conosco. Mi sembra però scandaloso che si sia arrivati ad una censura di fatto appellandosi ad una obsoleta (per quanto mai abrogata, quindi in vigore) legge del 1948.

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