CRISI ECONOMICA: COSE CHE NON CAPISCO

Posted on 6 gennaio 2012. Filed under: economia, politica | Tag:, , , , , , , , , , , |

Non c’è peggior ignoranza che credere di sapere tutto. Lo diceva Socrate, mica uno qualunque. Quindi è con sollievo che posso confidare di non aver capito alcune cose, anzi molte cose che riguardano l’attuale crisi economica mondiale. Il bello è che le risposte non si trovano da nessuna parte, almeno così sembra.

  • Non capisco perché le Borse mondiali siano affette da una forma di nevrosi così profonda che Freud non avrebbe esitato a definire “isteria uterina”. Secondo lui, l’utero femminile sarebbe la causa più importante di isteria. Non sapevo che le borse avessero l’utero. E’ sufficiente che da qualche politico esca una frase di troppo, che qualche agenzia di rating alzi un sopracciglio per esprimere perplessità, per far sì che tutti si mettano a vendere, facendo crollare i listini.
  • Non capisco perché le agenzie di rating abbiano acquisito un potere così forte da sostituirsi a… a tutti. Nessuno guarda a come vadano le cose in realtà, invece tutti guardano alle triple A, ai segni più e meno dispensati da questi signori che passano il tempo a rifare i conti altrui. Bello, tu rompi il cazzo a tutti e fai le pulci a tutti, mentre nessuno di preoccupa di giudicare quello che fai tu. Vorrei vedere un rating delle agenzie di rating. Secondo me, le agenzie di rating sono piene di gente che specula in borsa. Ho in portafoglio troppe azioni di X, e me ne voglio sbarazzare? Basta fare un bel report positivo, e quelle azioni saliranno come per magia. Un qualcosa di simile al Verbo biblico: parole che diventano fatti.
  • Non capisco perché, in questo clima di Verbo biblico, di parole che diventano fatti, di Borse affette da isteria uterina, molti primi attori non ci pensino almeno due volte prima di esternare con toni apocalittici e catastrofici. Assistiamo ormai quotidianamente a politici, economisti, direttori e/o presidenti di banche centrali che non esitano a rilasciare alla stampa frasi tipo: “euro sull’orlo della catastrofe”, “il peggio della crisi deve ancora arrivare”, “zona euro a rischio fallimento”, eccetera. Poi ci meravigliamo che la gente si precipiti a ritirare i soldi dalle banche ed a vendere i titoli.
  • Non capisco perché dobbiamo essere tutti succubi della Germania (la Francia di Sarkozy mi sembra faccia fatica a stare sulla punta delle dita per mostrarsi alla stessa altezza della Germania di Merkel). Quando siamo passati all’Euro, la Germania che aveva una moneta “forte”, il Marco, è quella che ne ha tratto i benefici maggiori (non a caso la Confindustria tedesca era un grosso sponsor dell’Euro). La nostra povera italietta, invece, che era solita procedere a svalutazioni della lira per sostenere le esportazioni, con l’Euro comune non ha più potuto fare questo giochetto, ed i risultati si vedono.
  • Non capisco perché i sacrifici che dobbiamo fare, che siamo chiamati a fare, li dobbiamo fare “per salvare l’Euro”. Chissenefrega dell’Euro, se per salvarlo ci dobbiamo dare martellate sui coglioni.
  • Non capisco perché i politici europei abbiano voluto fare l’Europa dei commercianti, anziché l’Europa dei popoli. Hanno pensato, illusi, di poter unire con ciò che maggiormente divide, i soldi. Poi non meravigliamoci se chi ha di più vuole avere sempre di più, a discapito di chi ha meno e dovrebbe avere sempre meno per consentire ai più ricchi (parlo di stati) di arricchire ancora di più od almeno mantenere il proprio livello di benessere. L’Europa dei mercati, o dei mercaNti, è alla base dell’atteggiamento per cui se uno stato è in crisi, nessuno degli altri è disposto ad aiutarlo.
  • Non capisco perché l’Europa della moneta unica si sia dotata di una Banca Centrale che non batte moneta e quindi incapace di realizzare una minima politica economica degna di questo nome.
  • Non capisco perché in Italia ci sia voluto un governo “tecnico” per fare una manovra tipica dei governi politici precedenti: bastonate a pensionati e lavoratori dipendenti.
  • Non capisco perché lo Stato non adotti il criterio del buon padre di famiglia: se i soldi non bastano, si tagliano le spese.
  • Non capisco come ci si possa meravigliare del crollo del mercato dell’auto: ma vi rendete conto di quanto costa un litro di carburante? E il bollo? E l’assicurazione? Parliamoci chiaro: sono quasi tutte tasse. Tasse sui carburanti (le famigerate “accise”, di recente aumentate), tassa è il bollo, tassa è buona parte del costo dell’assicurazione.
  • Non capisco come ci si possa meravigliare del crollo dei consumi. Ma se la gente ha sempre meno soldi in tasca, chi la tira su l’economia?
  • Non capisco perché in questo Paese non ci sia un movimento trasversale che curi gli interessi dei lavoratori dipendenti: gli unici che non evadono, gli unici che pagano, e pagano anche i servizi degli altri.
  • Non capisco perché non si aboliscono tutti i privilegi di categoria che non sono utili alla collettività.
  • Non capisco perché il PDL, partito che si dichiara di destra liberale, non abbia fatto nulla di liberale. Non capisco perché il PD, partito di origine comunista, reclami a gran voce la necessità di riforme di stampo liberale.
  • Non capisco (ma questo in realtà lo capisco) perché i nostri partiti politici non abbiano avuto la forza e il coraggio di aumentare le tasse, così come hanno fatto gli “scienziati” bocconiani del governo Monti.

Ci sono un sacco di altre cose che non capisco, ma l’elenco è già lungo e mi fermo qui.

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