Samsung Galaxy Note: iOS contro Android

Posted on 2 gennaio 2012. Filed under: smartphone | Tag:, , , , , , , |

Questa è la recensione dello smartphone con lo schermo più largo tra quelli in commercio, il Samsung Galaxy Note, ma è anche una breve comparativa tra i due sistemi operativi per sistemi mobili più diffusi: iOS e Android. Come sempre, vorrei evitare le tabelle che elencano le caratteristiche tecniche, per le quali è sufficiente andare presso i siti dei produttori oppure leggere centinaia di articoli sui siti tecnologici specializzati. In questo mio blog amatoriale preferisco fare due chiacchiere tra amici con la certezza, però, che ciò che dico deriva dalla reale esperienza SamGalNotedi utilizzatore: infatti io recensisco esclusivamente oggetti che possiedo ed uso veramente.

Sono giunto al Galaxy Note provenendo da una gratificante esperienza con un iPhone 3GS, che possiedo tuttora aggiornato alla ultima release del sistema operativo e che penso di utilizzare come secondo telefono. C’è poco da dire: l’accoppiata hardware/software dell’iPhone è quanto di meglio si possa desiderare. La grafica è coerente, l’utilizzo è facile ed intuitivo, la stabilità eccellente, la qualità delle app installabili è (tranne rari casi) elevata, a costi quasi sempre ridicoli, se si esclude l’iPhone stesso. Le app, inoltre, sono rigorosamente controllate da Apple per cui non c’è rischio di malware o software scritti male. Il prezzo da pagare per tutto questo è un ambiente asettico, dove tutto è perfetto ma dove non è consentito fare nulla che non sia rigorosamente previsto, e ciò che è consentito fare lo si fa in un modo solo, come stabilito. Naturalmente c’è sempre la soluzione jailbreack, che però costringe ad una operazione radicale: trapiantare il SO con un altro, che non presenta le stesse garanzie di sicurezza. Vale la pena? Secondo me, no.

Android (la versione del Note è quella denominata Gingerbread; non è chiaro se l’ultima, Ice Cream, verrà adottata da Samsung) non fornisce le stesse certezze, ma lascia molta più libertà e consente anche di memorizzare i propri documenti in svariate cartelle, liberamente navigabili e direttamente riconducibili, perlopiù, ai programmi installati. Insomma, Android è molto più “informatico” di iOS mentre quest’ultimo è più “consumer”, sia pure nel senso buono del termine. Il market di Android è un po’ più incasinato rispetto all’App Store ed il rischio di incappare in applicazioni di scarsa qualità è molto più elevato, perché non c’è praticamente alcun controllo sul software pubblicato. Anche il market non è detto che debba essere per forza quello di Google: per esempio sul Note c’è anche il link per quello di Samsung.

Per il resto, l’utilizzo dei due sistemi è analogo ed è evidente che si fanno la guerra e si copiano. Non saprei dire quale sia meglio: dipende dai gusti. iPhone è una gabbia dorata  e dotata di ogni comfort, Android un puledro selvaggio che corre in una prateria. Il resto sono chiacchiere tra fanboy.

Sono più di uno i motivi per cui sono passato da iOS ad Android, nessuno importante per cui non credo di essere un esempio da seguire. Come prima cosa, il semplice fatto di cambiare è, per me, elemento decisivo di scelta. Inoltre il nuovo iPhone, il 4S, non mi è sembrato un passo in avanti particolarmente significativo. Infine, sentivo il desiderio di uno schermo più grande: sotto questo profilo è indubbio che l’iPhone sia rimasto un po’ indietro. Ed allora, alla ricerca di uno schermo grande, perché non prendere in esame lo smartphone con lo schermo più largo? Una cosa è certa: dopo poche ore di utilizzo del Galaxy Note, l’iPhone vi sembrerà incredibilmente piccolo.

A parte le dimensioni, a metà strada tra smartphone e tablet, c’è da dire che la qualità dello schermo del Samsung è elevatissima. Questa tecnologia Super Amoled è davvero meravigliosa: i colori sono brillanti, vivaci, piacevoli, il contrasto ottimo. Attenzione, non sto parlando di fedeltà cromatica e compagnia bella: dopotutto, chi se ne frega più di tanto in uno smartphone? Dico solo che all’occhio il display del Note fa proprio un gran bell’effetto, e ciò è sufficiente per renderne piacevole l’uso. Ciò non significa che i colori non siano riprodotti fedelmente: anzi, mi sembrano ok, ma non ho eseguito alcun controllo perché non la ritengo, in questa categoria di prodotti, una caratteristica importante.

Ma insomma, quanto è grande questo Samsung Note? Diciamolo subito, la prima volta che lo si vede e lo si prende in mano, appare veramente grosso. Dopo un po’ che lo si utilizza, il cervello comincia a pensare che non è il Note ad essere grande, sono gli altri ad essere piccoli. Questo perché le sue dimensioni, che secondo me sono state attentamente studiate a tavolino, consentono comunque di impugnarlo comodamente tra le dita di una mano e di tenerlo in tasca. Le donne ovviamente possono tenerlo senza alcuna difficoltà in una borsetta. Quindi è grande, sì, ma non eccessivamente, almeno secondo me.

La fluidità, trattandosi di un dispositivo touch, è importantissima e sotto questo aspetto il Note non delude, grazie anche al potente processore dual core da ben 1,4 Ghz di clock. La memoria poteva essere più abbondante: in dotazione ci sono “solo” 16 Giga, ma se possono aggiungere facilmente sino ad altri 32 su scheda microSD. Io ne ho aggiunti altri 16. Per inserire la memoria bisogna aprire l’apparecchio, togliere la batteria e finalmente accedere allo slot. E’ chiaro che si tratta di una espansione di memoria a tutti gli effetti, studiata per diventare parte integrante dello smartphone e restarci, non di un supporto removibile di memorizzazione. Per aprire il Note bisogna asportare il guscio posteriore facendo leva, con un’unghia, su una fessura che si trova in alto a destra. Una volta asportata, la copertura posteriore stupisce per la sua leggerezza e sottigliezza, ma una volta rimessa al suo posto torna a dare la stessa sensazione di solidità iniziale. Attenzione, bisogna controllare lungo tutto il bordo che ogni punto della copertura si sia perfettamente incastrato; se così non fosse, è sufficiente esercitare una leggera pressione. Sulla memoria si possono spostare le applicazioni installate, per liberare spazio in quella interna.

Il Samsung Galaxy Note è poco pesante (e questa è una sorpresa) ed è costruito molto bene: non ci sono scricchiolii, flessioni e/o deformazioni della scocca, neanche se lo si utilizza in modo poco attento.

Una cosa che l’iPhone non ha, ed invece il Note sì, è la radio FM incorporata. Si possono memorizzare fino a dodici stazioni preferite, ma le altre eventualmente sintonizzabili sono comunque facilmente raggiungibili: basta fare una scansione e le troveremo tutte elencate per frequenza (purtroppo non per nome, ed è strano poiché la radio è dotata di RDS). Per inciso, la scansione può salvaguardare le stazioni memorizzate come preferite, così grazie alla funzione RDS ce le possiamo ritrovare anche dopo esserci spostati. Insomma, non so se si è capito, ma la radio del Note mi è piaciuta (non so se è uguale in tutti i dispositivi Android oppure Samsung). Per poterla ascoltare è necessario inserire il cavo delle cuffie, che fa da antenna, ma anche con le cuffie inserite si può dirottare il suono verso l’altoparlantino incorporato, grazie ad una apposita voce di menù.

La fotocamera incorporata è da 8 MP e possiamo considerarla praticamente al top, parlando di smartphone (dovrebbe esserci un Nokia da 12 MP). Le immagini sono nitide, bilanciate e perfettamente esposte, il che non è poco considerato il target di riferimento, quello dello shooter occasionale e non evoluto. In dotazione c’è un programma di elaborazione delle immagini, oltre alla pletora di app scaricabili dallo store. Lo zoom è ovviamente solo digitale, con tutte le controindicazioni del caso che lo rendono di fatto inutilizzabile (almeno, a mio modo di vedere. Il discorso vale per tutti gli zoom digitali). Sulle foto scattate si possono inserire annotazioni con la penna, anzi la S-pen come viene chiamata da Samsung, il che è una cosa carina.

La S-pen è la caratteristica principale del Note, insieme all’ampiezza dello schermo. Sgombriamo subito il campo da un equivoco: lo smartphone è perfettamente utilizzabile con le sole dita, ed il pennino (che poi non è un semplice pennino) è un qualcosa di più, una feature aggiuntiva che entra in ballo quando occorre una precisione di tocco superiore, oppure per attivare funzioni particolari. Per esempio, tenendo premuta la S-pen per qualche istante sullo schermo con il tastino premuto (sì, a lato del pennino c’è un tasto), si cattura lo schermo. Operazione che sull’iPhone si effettua facilmente premendo contemporaneamente il tasto home ed il tasto on/off, ma che sui sistemi operativi Android non è altrettanto semplice. Ecco, con la S-pen si ovvia a questo problema, ma è solo un esempio. La penna si può usare anche come una penna vera e propria grazie ad un software che tramuta il Note in un blocnotes, un taccuino sempre pronto che si attiva facendo doppio tap con il pennino ed il tasto premuto. Si può scegliere il tipo di foglio, lo sfondo, il colore e lo spessore del tratto. Inoltre dall’appstore della Samsung si possono scaricare alcune app gratuite che si integrano perfettamente con la S-pen per disegnare.

Come telefono non c’è niente da dire, la sensibilità mi sembra ottima e la qualità del parlato è eccellente. All’inizio sembra strano portarsi all’orecchio una “tavoletta” così ampia, ma poi ci si accorge che è molto comoda e non ci si fa più caso.

La connessione wi-fi è buona, ma con il problema (comune del resto a Windows) che se si setta la connessione con gli IP fissi, c’è poi qualche problema di troppo nel connettersi ad una rete pubblica, oppure ad un’’altra rete privata, perché gli IP fissi rimangono tali anche se si cambia la connessione. Ciò non accade, invece, nell’iPhone. Nel mio caso me ne sono subito accorto perché a casa ho una rete con tutti gli IP fissi, mentre quando vai in giro è comodo avere l’impostazione settata su “automatico” in modo da consentire al nostro Note di dialogare con il router e farsi assegnare un IP dinamico. La soluzione è installare un piccolo programma gratuito che in base al nome della rete regola l’IP senza alcun intervento manuale da parte nostra: WiFi Statico, questo il suo nome, e passa la paura.

Come sempre nel caso di questi aggeggi, la durata della batteria dipende da quanto si giochicchia con il nostro amato dispositivo. Android presenta una schermata da cui si apprende che è lo schermo a consumare la maggior quantità di energia, e viste le sue dimensioni non era difficile immaginarlo. Posso dire, però, che la batteria dura abbastanza con un utilizzo medio (circa 8 ore, forse anche di più). A mio modo di vedere, l’autonomia è superiore nel Samsung rispetto all’iPhone. Anche il tempo di ricarica è notevolmente più lungo.

Il collegamento con il PC avviene tramite cavo oppure tramite wifi grazie all’applicativo Kies Air. Funziona così: si lancia l’applicativo sullo smartphone, poi si apre un browser e ci si collega all’indirizzo IP che viene mostrato sullo schermo del Note. Potremo scaricare i nostri documenti (foto, video e qualsiasi altra cosa) oppure uploadare ciò che vogliamo. Molto meglio del cervellotico, pesante ed elefantiaco iTunes.

Per concludere: il Samsung Galaxy Note è un bellissimo oggetto tecnologico, perfetto da tenere in mano. Un super-smartphone, un quasi tablet divertente da utilizzare. Non si sa ancora se Samsung fornirà, nel corso di quest’anno (2012), una versione aggiornata di Android per portare Ice Cream sul Note. Ma anche così, resta un gran bel “telefonino”, consigliato a chi non teme di andare un po’ oltre gli schemi.

UPDATE: Sembra proprio che il Samsung Galaxy Note riceverà molto presto un aggiornamento ufficiale ad Ice Cream Sandwich. Stando a quanto comunicato ufficialmente, l’aggiornamento dovrebbe essere disponibile nel primo trimestre di quest’anno (2012).

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