NORVEGIA: ANCORA UNA STRAGE IN NOME DI DIO

Posted on 24 luglio 2011. Filed under: politica, società | Tag:, , , , , , , |

Il criminale che ha fatto esplodere una bomba nel centro di Oslo, capitale della Norvegia, è un perfetto europeo, non un arabo, oppure un palestinese. Siamo di fronte non a quel tipo di persona che nell’immaginario collettivo viene identificato come terrorista. Possiamo chiudere tutti i confini che vogliamo, possiamo fare finta che il resto del mondo non esista oppure di essere impenetrabili, ma tutto ciò non serve a niente se il terrorista è in casa, ed ha la mente sconvolta di un anti-islamico, nazionalista, cristiano.

Viviamo in un’epoca pericolosa, non solo per le bombe. Possiamo osservare come sotto ogni latitudine i governi, anche i più democratici, in nome della sicurezza tentino di adottare (e giustificare) misure repressive della libertà individuale. Eventi sanguinosi come quello accaduto in Norvegia devono farci capire quanto ci sia di pretestuoso in tali argomentazioni e come, al contrario, le paure instillate nelle menti dei cittadini (sudditi) possano lievitare sino a divenire il movente di azioni delittuose ed essere di per sé un pericolo.

Questo giovane uomo norvegese si professa, nel suo profilo facebook, nazionalista, anti-islamico, cristiano, conservatore. Un cocktail perfetto per un terrorista occidentale. Il suo motto: Una persona con un credo ha altrettanta forza di 100.000 persone che non hanno interessi. I risultati si sono visti.

Questo giovane cristiano, che secondo alcuni, ci scommetto, incarnerebbe l’orgoglio europeo, è il figlio ideale di chi porta a spasso i maiali sui terreni destinati alla costruzione delle moschee e pensa che il pezzo di terra in cui vive sia il proprio orto.

Invece, il mondo non è mai stato così piccolo, molti altri condividono lo stesso suolo sino a pestarsi i piedi, ovunque c’è un Dio minaccioso che mette bombe, ma l’umanità, cieca, vede i pericoli dove non ce ne sono ed ignora invece i segnali preoccupanti che affiorano.

L’umanità ha bisogno di meno Dio e più ragionevolezza. Di meno paure e più fiducia verso gli altri, anche estranei alla propria cultura. C’è necessità di sostituire l’opposizione con il dialogo.

O vogliamo continuare a farci del male da soli?

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