IPV6: INTERNET A SEI CILINDRI

Posted on 21 maggio 2011. Filed under: informatica, internet | Tag:, , , , , , , |

Nel campo dei motori il V6 indica in genere i 6 cilindri a V, mentre in internet indica l’adozione, ormai prossima, del nuovo protocollo IP, necessaria perché gli indirizzi stanno finendo. Mi sono sbattuto un po’ a leggere, ed ecco quello che ho capito.

L’ente che assegna gli indirizzi IP, vattelapesca come si chiama, ha assegnato gli ultimi; vale a dire che si sono esauriti tutti gli indirizzi pubblici che vanno da 0.0.0.0 a 255.255.255.255. Non ci sono più indirizzi IPV4, chi arriva dopo che è stato assegnato il 255.255.255.255 si sentirà rispondere che non c’è più niente. Stop. Finito. Le combinazioni numeriche possibili sono terminate e nessuna ulteriore potrà essere associata alla mia richiesta di registrare un nuovo dominio di secondo livello.

In previsione di questo momento, già da parecchi anni è stato protocollato l’IPV6 che consente di avere un numero enorme di indirizzi. Tanti, ma tanti davvero. Un indirizzo IP per ogni oggetto esistente. Tutto connesso, o quasi. L’indirizzo IPV6 sarà formato da otto gruppi di cifre esadecimali; ogni gruppo sarà di 4 cifre. Per esempio, dico a caso, 2001:0db8:85a3:0000:1319:8a2e:0370:7344  è un valido indirizzo IPV6. I gruppi di cifre sono separati da due punti. Un gruppo di quattro zeri può essere ridotto ad un solo 0; una sequenza di zeri consecutiva può essere rappresentata con un doppio due punti (::). In sostanza, in presenza di :: dobbiamo inserire tanti gruppi di 0000, quanti ne servono per completare la lunghezza dell’indirizzo.

Il problema per noi utenti (oppure utonti che dir si voglia) finali, è che molto probabilmente alcuni apparecchi che abbiamo nella nostra rete domestica non sono compatibili con IPV6.

Ci sarà un periodo di transizione piuttosto lungo prima che IPV6 rimanga l’unico protocollo in gioco. Per un bel lasso di tempo, IPV4 e IPV6 convivranno grazie ad alcuni artifici. Innanzitutto, sarà possibile creare un tunnel IPV4 all’interno del quale far transitare i dati in formato IPV6. Windows 7 e credo anche l’ultimo MacOS creano questo tunnel automaticamente; in Linux bisognerà farlo a mano (non so come). In questo modo potremo continuare ad usare il nostro buon caro vecchio router, ma alcune funzionalità esclusivamente IPV6 offerte da alcuni siti e servizi probabilmente non funzioneranno: ecco perché il router è l’oggetto (per fortuna abbastanza economico) più a rischio di obsolescenza, in questo momento. Stando a quanto si dice, potrebbe essere sufficiente un aggiornamento del firmware per implementare la compatibilità con il nuovo protocollo, ma siccome scrivere un nuovo firmware costa e non rende niente, è facile immaginare che i produttori spingeranno verso l’acquisto di una macchina nuova (il che significa niente firmware).

Gli apparecchi, in primis i nuovi router, saranno praticamente “doppi”: laddove l’IPV6 non dovesse funzionare, useranno l’IPV4. Questo ci consentirà, probabilmente, di non dover cambiare subito altri dispositivi domestici nella nostra rete domestica, quali stampanti di rete, NAS, eccetera. Almeno così mi sembra di aver compreso.

Non cercate di trovare un elenco dei router già compatibili con IPV6: non c’è! Io almeno non l’ho trovato.

Niente panico, dunque, però è bene tenere presente che la transizione verso IPV6 sarà, anche se lenta, inesorabile.

La grande abbondanza di indirizzi IP dovrebbe consentire di eliminare i NAT, ovvero i “traduttori” tra l’indirizzo interno di un router e quello esterno, poiché non dovrebbe esserci più necessità di usare privatamente lo stesso indirizzo IP.

Poiché si va nella direzione di avere sempre più client in rete, penso che IPV6 sia una bella cosa, anche se nell’immediato rischia di crearci qualche grattacapo.

Link: IPV6 su Wikipedia.

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