ALTRO ATTACCO ALLA COSTITUZIONE

Posted on 21 aprile 2011. Filed under: politica | Tag:, , , , , , |

Ci risiamo, la Costituzione continua a (pre)occupare i pensieri di alcuni uomini politici, soprattutto di quelli delle forze di governo. Questa è la volta del pidiellino Remigio Cerioni, rappresentante per le Marche del PDL, che vorrebbe modificare l’art. 1 per dare più potere al parlamento e meno al Capo dello Stato, e meno ancora alla magistratura. Insomma, vorrebbe mettere mano pesantemente al principio della separazione dei poteri (almeno per quanto riguarda due componenti, l’esecutivo bontà sua lo ha lasciato fuori) e modificare il saggio equilibrio tra funzioni che hanno voluto i padri fondatori.

E’ abbastanza buffa questa insofferenza nei confronti delle leggi, delle prerogative, delle funzioni, eccetera, manifestata ad intervalli regolari. La magistratura rompe? Modifichiamo le leggi ed i regolamenti. Il Capo dello Stato rompe? Modifichiamo la Costituzione. Berlusconi potrebbe essere condannato per aver avuto rapporti sessuali a pagamento con una minorenne? Riduciamo la maggiore età a 17 anni! E via discorrendo.

Naturalmente questo modo di ragionare è buffo, e ci sarebbe da ridere, se non fosse anche pericoloso. Sono proprio questi equilibri, che si vorrebbe (cor)rompere, a garantire il funzionamento democratico delle istituzioni. Il fastidio nei confronti del Presidente della Repubblica, che ha di fatto poteri limitatissimi ed esclusivamente di rappresentanza e/o formali, ha dell’incredibile. Probabilmente gli si vorrebbe impedire di commentare le leggi approvate dal parlamento e di usufruire della facoltà di rimandarle indietro per un approfondimento senza promulgarle; facoltà che può essere esercitata una tantum, per cui se il testo di legge viene presentato una seconda volta tale e quale, il Presidente è obbligato alla firma. Pensate un po’ quale grave problema!

Eventuali modifiche al testo costituzionale dovranno essere ben ponderate e tese a migliorare il funzionamento delle istituzioni senza stravolgerne i principi, e dovranno essere valutate alla luce dell’interesse generale, non di una sola categoria di persone o, peggio, di una singola persona.

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