IL PORNOWEB NON VUOLE LA TRIPLA X

Posted on 23 marzo 2011. Filed under: internet | Tag:, , , , , , , |

Come credo ormai sappiano tutti, i domini internet di primo livello (per intenderci la parte finale di una URL dopo il punto: .it, .com, .org., eccetera) sono fissi e non possono essere registrati come invece accade per i domini di secondo livello, per i quali l’unico limite è la fantasia e l’unico requisito la mancanza di una registrazione identica precedente da parte di qualcun altro. Esiste un ente privato no profit per la loro gestione, l’ ICANN, ed ogni tanto viene introdotto un nuovo dominio. Tempo fa si scatenò una guerra per accaparrarsi il dominio .tv, che geograficamente apparteneva ad un gruppo di isole ma faceva gola alle emittenti televisive (pensate per esempio a http://www.rai.it che sarebbe diventato http://www.rai.tv). Recentemente si è istituito il dominio .xxx destinato al mondo del porno. L’introduzione di questo dominio di primo livello, di cui si discute da tanto tempo, è stata propugnata da alcune lobby e fortemente osteggiata da altre. Si narra che l’ICANN abbia dovuto fronteggiare numerosi assalti pro o contro l’introduzione di questo dominio. Vediamo perché.

Ora che la tripla x è una realtà, tutti i siti porno dovrebbero migrare al nuovo dominio specializzato. La registrazione sembra sarà riservata agli operatori professionali del settore che potranno in questo modo essere immediatamente riconoscibili e tutelare con più efficacia le loro proprietà intellettuali. Il dominio .xxx è di fatto un riconoscimento ufficiale del pornobusiness, ma rappresenta anche la sua ghettizzazione. Ecco perché l’industria del porno si è schierata contro.

Innanzitutto, l’operazione avrà dei costi. Ogni URL che passerà dal dominio originario al nuovo, comporterà l’esborso di circa sette Euro. Spiccioli… Ma bisogna considerare che il porno in rete è costituito da moltissime URL registrate solo per rimandare al sito principale, per cui questi 7 euro vanno moltiplicati moltissime volte. Ma non è questo il motivo principale del malcontento.

Circoscrivere tutto il porno sotto un unico dominio di primo livello significa anche offrire, a chiunque sia interessato, un formidabile strumento di controllo. Pensate ad una azienda: basterebbe davvero poco impedire l’accesso ai siti pornografici da parte dei dipendenti. Basterebbe settare i router in modo da impedire il traffico verso i siti .xxx, ed il gioco sarebbe fatto. Pensate a qualche governo in preda ad istinti censori. Pensate a tutte le situazioni possibili ed immaginabili, e capirete perché il pornoweb, abituato a farsi largo dove meno te lo aspetti con popup pubblicitari ed immagini allusive che attirano clic, tema un considerevole calo degli utili.

Nel momento in cui scrivo non sono chiari alcuni aspetti: la migrazione del porno verso .xxx diverrà obbligatoria? E cosa accadrà a quei siti che non effettueranno la migrazione nei tempi previsti?

Penso che su questo argomento la parola fine non sia stata ancora scritta.

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