LIBIA: TUTTO NORMALE

Posted on 20 marzo 2011. Filed under: politica | Tag:, , , , , , |

berli_gheddE’ normale che quella parte di mondo che fa capo agli USA, e che si definisce (è) occidentale, abbia sperato fino all’ultimo che la crisi libica si concludesse come quella egiziana: in modo relativamente tranquillo e pacifico, magari con l’esercito a prendere in mano la situazione e con il dittatore di turno, nella circostanza Gheddafi, a scendere dal trono. Come sappiamo, le cose non sono andate così: anzi, le forze governative hanno cominciato a mietere successi ed a riconquistare città dopo città, grazie (sembra) ad armi e forze nettamente superiori a quelle dei ribelli. Ciò sta anche a significare che il collante che lega Gheddafi alla sua gente, almeno all’esercito, od alla maggior parte di esso, è più forte di quanto si potesse immaginare.

Ohibò, devono essersi detti Obama, la Angela tedesca, il Sarkozy francese e persino il Silvio nostrano (gli inglesi non contano, loro e gli USA sono tradizionalmente la stessa cosa): dobbiamo fare qualcosa. Dobbiamo intervenire perché i fatti, da soli, non prendono la piega auspicata. Dove è scritto auspicata deve leggersi giusta.

Il desiderio di tutti, appare fin troppo evidente, è quello di detronizzare Gheddafi. Ci possono essere mille motivi per volerlo, ma io, che non sono un politico ed osservo le cose dal punto di vista forse più banale, ne cito solo una: è un buffone, un istrione, uno che pensa solo a mantenere il proprio potere e pur di ottenere questo risultato sarebbe capace di allearsi con chiunque, con gli estremisti islamici ma anche con il Gruppo Terroristico Ateo, se esistesse. Insomma, una figura del tutto inaffidabile come alleato, del tutto imprevedibile come nemico; imprevedibilità ed inaffidabilità sono, in politica estera, caratteristiche negative come in borsa. Sui timori si vende, sempre. Nel dubbio, il leader si affonda. Adesso è il momento buono per farlo, c’è la benedizione assolutoria dell’ONU e si potranno effettuare bombardamenti chirurgici con la coscienza poco sporca.

Così, anche in questa parte di mondo, pericolosamente vicina, si scatena la guerra. Ormai i fronti di pace non si contano più. Gli aggressori (perché, diciamo la verità, di questo si tratta) raccontano ai propri popoli di combattere contro i cattivi per salvare il mondo; gli aggrediti raccontano ai propri popoli di resistere contro i cattivi per ottenere lo stesso risultato. Buoni o cattivi, non conta. A certi livelli, non è l’etica o la morale a mediare tra pensiero ed azione. In ballo c’è un sacco di altra roba, dal controllo di quel territorio strategico, al petrolio che quella terra contiene.

Per noi italiani la faccenda è spinosa: per via del passato, per via della vicinanza geografica, per il fatto che Gheddafi quando ha bisogno di esaltare la propria gente ancora rivanga la lotta contro l’Italia e Mussolini. Per via, anche, dei recenti contatti amichevoli con il pagliaccio libico, che definisco così per il suo modo di vestirsi e di atteggiarsi. Pochi mesi fa lo abbiamo accolto con tutti gli onori, e lo abbiamo lasciato recitare da primadonna, pur di ottenere la sua collaborazione nel pattugliamento delle coste e l’arginamento della immigrazione clandestina.

Ora, vediamo tutti come quella politica sia stata sfortunata ma, anche, poco lungimirante. Una politica fortemente voluta dalla Lega Nord, lo stesso movimento politico che, pur facendo parte del governo, è contrario alla nostra partecipazione alla forza di pace. Il vero discorso è che non si può fare politica internazionale guardando solo al proprio orticello, per giunta di piccole dimensioni: occorre respiro internazionale. La Lega Nord non ha neanche respiro nazionale, figuriamoci.

Per questo motivo corredo l’articolo con una foto che risale a quel periodo. Ora Berlusconi afferma che Gheddafi non è più un interlocutore affidabile. Perché, mi domando: prima lo era? No, certo che no, solo che non era in palese difficoltà interna come adesso.

Come finirà nuova guerra? Naturalmente, dopo una serie di bombardamenti estenuanti, Gheddafi cercherà di fuggire da qualche parte e salvare la vita: se non lo farà, la sua fine sarà più o meno la stessa di Saddam Hussein. Ma Gheddafi è furbo e quando gli eventi si faranno per lui pericolosi, cercherà la fuga. Il problema è dove: nel dubbio (vedasi sopra) hanno sequestrato tutte le sue ricchezze, ovunque si trovino.

Il rischio più grande è che cerchi alleanza nei gruppi (e paesi) estremisti islamici. Tenterà, Muammar Gheddafi, di incarnare il baluardo islamico contro il satana occidentale? Lo farà, lo farà. Con quale risultato, sarà tutto da verificare.

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