S COME SANREMO E COME SEPOLCRO

Posted on 17 febbraio 2011. Filed under: musica, spettacoli | Tag:, , , , , |

Non so da quanti anni, ormai, non guardo il festival di Sanremo. Se debbo basarmi su quello che si verifica a casa mia, neanche mia moglie, la più tendenzialmente a target, mostra più alcun interesse, mentre le figlie sì e no sanno che esiste. Mi meraviglio sempre, quindi, del rilievo che viene dato dalla stampa a questa manifestazione e mi meravigliano ancora di più le statistiche di ascolto quando parlano di record, boom e via dicendo. Questa mattina ho letto del bacetto saffico tra Belen e la Canalis (roba ormai vecchiotta, tra un po’ i baci saffici li vedremo anche su Diney Channel, magari tra Lizzy Mc Guire e Hanna Montana) ed ho tirato un sospiro di parziale sollievo. Ecco, il festival della canzone italiana per fare ascolto e notizia deve affidarsi a questi trucchetti da baraccone: le presentatrici gnocche e possibilmente un po’ nude, il personaggio celebre di turno possibilmente un po’ scandaloso col beneplacito del Cardinale di zona e lo sguardo compiaciuto del Direttore di rete e del Sindaco di Sanremo, il falso scoop costruito ad arte e qualche altra stronzata per un pubblico di bocca buona. Niente che riguardi quella che dovrebbe essere la vera protagonista: la musica, questa grande assente (da anni).

Che la musica, quella non dico buona, ma almeno accettabile, non abbia cittadinanza al teatro Ariston, è ormai postulato che non ha bisogno di dimostrazione. Basta sentire le cosiddette canzoni, salvo rare eccezioni quanto di peggio possa offrire il panorama italico della musica leggera. Come non ricordare epiche cavalcate musicali come il Ballo del qua qua? Oppure le profonde circonvoluzioni filosofiche di Finché la barca va? Per contro, è impossibile dimenticare i celeberrimi artisti che a Sanremo non hanno mai incontrato fortuna o addirittura non sono stati mai ammessi (uno su tutti: Lucio Battisti). Altri big si sono rifiutati di andare; ed hanno fatto bene, perché Sanremo porta una sfiga tremenda. Alcuni, dopo aver vinto il festival, hanno terminato la loro carriera artistica (per esempio i Matia Bazar).

Oggi Sanremo è un sepolcro in cui si esibiscono artisti-zombie privi di talento e di mercato. Si è arrivati a questo punto dopo anni in cui la competenza musicale, nella selezione delle canzoni, è stata tenuta attentamente alla larga. Nominare direttore artistico un Pippo Baudo, autore di capolavori come Brava brava Maria Rosa ogni cosa sai far tu, spacciatosi per esperto musicale dopo aver sposato la cantante lirica Katia Ricciarelli, è un esempio di questa incuria. Il resto secondo me lo hanno fatto e lo stanno facendo le case discografiche con la loro attività lobbistica. Le major  non hanno alcun interesse a mandare a Sanremo chi vende dischi ed ha successo, mentre sperano di cogliere l’occasione per ripresentare qualche artista tuttora sotto contratto ma che non venderebbe più un disco neanche dopo un viaggio a Lourdes. Ecco perché a calcare il  palcoscenico del teatro Ariston  sono perlopiù cantanti che con stupore, dopo anni di sparizione, vengono riesumati e presentati come big.

A tenere alto il nome del festival potrebbe essere la tradizione. Certe manifestazioni possono essere anche odiose, ma possono mantenere un certo valore perché tradizionali.  Purtroppo il festival ha toppato anche sotto questo profilo. Nel corso della sua storia ci sono stati troppi cambiamenti di formato, troppi tentativi goffi di adeguarsi alla modernità, molti dubbi sulla serietà e poche certezze sul sistema di nomina del vincitore. Ma se il conteggio dei voti, la loro provenienza e la loro genuinità destano sempre molti dubbi, non altrettanto può dirsi per il nome del vincitore, quasi sempre ampiamente previsto, per esempio dalla trasmissione satirica Striscia la notizia.

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